Parola alla difesa… “Siciliana”.

Legittima difesa

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Premesso che non mi piace per niente quella che sta per diventare legge dello Stato (se già non lo è diventata, mentre scrivo può essere successo) in merito alla legittima difesa; che ritengo il solo fatto di tenere un’arma in casa un fattore di rischio enorme per chiunque, non solo per l’eventuale ladro, aggressore e via discorrendo; che dovrebbe essere lo Stato a difendere i cittadini, magari avendo più attenzione concreta alle politiche di prevenzione del crimine piuttosto che alla sua repressione, magari facendo in modo che uomini, mezzi e salari delle Forze dell’Ordine fossero adeguati ai tempi in numero e qualità. 

Premesso che ci dovrebbe essere una politica più attenta, molto più attenta, alle problematiche del lavoro e della disoccupazione, oltre che naturalmente se non prima di tutto all’istruzione e all’educazione. 

Considerato che, come in tanti hanno fatto notare, va a farsi benedire il principio di proporzionalità della reazione, per cui – se non ho capito male – sarà considerata sempre “legittima difesa”, tendendo a renderci tutti una schiera di “giustizieri della notte”, quindi assassini autorizzati da quello stesso Stato che demanda ai cittadini un compito che dovrebbe svolgere, visto che incassa fior di quattrini dalle tasse e dalle tasche e dovrebbe, in cambio, fornire servizi.

Assodato che ove sono povertà e ignoranza la criminalità regna sovrana in assenza dello Stato suddetto ( e questa, ahimè, purtroppo NON è un’opinione), bene, fatte tutte queste premesse e considerazioni come al solito doverose, provo a sdrammatizzare.

Sono convinto, infatti,  che l’ironia possa infine condurre da qualche parte, essere utile a migliorarci la vita.

Se non altro, a non pensare per qualche minuto ai problemi quotidiani di ciascuno,  a regalare un sorriso…

Okay. 

Supponiamo che, per qualche oscura ragione, il sottoscritto abbia ottenuto il porto d’armi…

Mi immagino, una notte, durante la quale sento – oppure ho l’impressione di sentire, che già ho qualche problema anche d’udito… – qualcuno entrare furtivamente in casa.

Sono a letto accanto a mia moglie, ma mi sveglio io e penso:

<< C’è qualcuno in casa. >>

Sì, ma sono armato, ho la pistola nel comodino.

Sicuro?

Sicuro sicuro sicuro?

Non è che l’ho spostata pensando che magari la potessi prendere per sbaglio e commettere una sciocchezza?

Sì, forse è da qualche altra parte.

Il problema è che sono immensamente miope, senza occhiali non vedo proprio nulla, quindi prima della pistola, dovrei – magari – trovare gli occhiali…

E dove? Non posso svegliare mia moglie per chiederglielo, sarebbe veramente troppo, dopo che oggi non trovavo le chiavi della macchina nonostante le avessi nella tasca del giubbotto che… Indossavo.

Mi alzo piano, per miracolo metto le mani proprio sugli occhiali, che per un altro miracolo – oggi ci dev’essere un tre per due… – non rompo.

Altri rumori da un’altra stanza, non so bene quale, non so neanche se i rumori sono veri o li immagino.

Flash della memoria: ho messo la pistola in frigo, avvolta in una busta, convinto che lì sarebbe stata più difficile da raggiungere…

Peccato che dovrebbe essere più facile, da raggiungere…

Se attraverso la casa il ladro o chiunque sia mi vedrà?

Mi aggredirà?

Ma ho una pistola, mi potrò difendere!

Ah no, la pistola è in frigo…

Arrivo al frigo, lo apro, prendo la pistola o meglio la busta intorno alla quale l’ho avvolta: ho l’impressione, nel silenzio della notte, che questa faccia un fracasso infernale e forse è proprio così.

Finalmente ho l’arma in pugno, sono un cittadino che – “gravemente turbato” – può finalmente sparare contro l’intruso, per difendere sé stesso e la sua proprietà, parapaponzi ponzi pà!

Certo, se la pistola fosse carica.

E dove li ho messi i proiettili?

Vediamo, la seconda volta che m’è caduto il caricatore perché non riuscivo ad incastrarlo nella sua sede, uno è rotolato sotto il divano, uno proprio sotto il frigo, gli altri verso destinazioni ignote…

Certo, ho il porto d’armi eccetera, ma in caso di “grave turbamento” è tutto diverso, non ne va bene una…

Il ladro, o l’intruso, o quello che è ha seguito tutta la scena seduto comodamente sul mio divano, s’è acceso anche una sigaretta, badando di non sporcare troppo e continua a guardarmi.

Non dice una parola e scuote la testa, commiserandomi.

So che ha ragione, ma quel briciolo di dignità che devo avere da qualche parte, forse sotto il frigo insieme ad uno dei proiettili perduti, mi impedisce di farglielo capire.

Lui però non ne ha bisogno, si alza, si guarda intorno e capisce che da portar via c’è davvero poco, spegne educatamente la sigaretta nel portacenere (che in casa nostra si usa raramente perché nessuno fuma, quindi è pulitissimo) poi sempre scuotendo la testa si mette una mano nella tasca e tira fuori il suo portafogli, quindi una banconota da cinquanta euro, che infila sotto il portacenere.

Mi dice, infine, con una calma che gli invidio maledettamente:

<< Prendetevi una pizza, lei e sua moglie. E quell’arnese lì, mi dia retta, lo rivenda, prima che si faccia male qualcuno. Non si disturbi ad accompagnarmi, conosco la strada. >>

Se ne va quindi uscendo dalla porta blindata, che però io nella mia infinita distrazione, avevo lasciato aperta…

***

Tutto questo, ovviamente, in un mondo ideale e quasi perfetto, da “famiglia del Mulino Bianco” e quindi inesistente, l’opposto della realtà.

In conclusione, tenendo sempre ben saldo il principio che chi entra in casa d’altri non invitato, di giorno o di notte non importa, ma con cattive intenzioni è palesemente dalla parte del torto, tranne casi rarissimi e da analizzare a fondo uno per uno l’unica “difesa” che apprezzo, come immagino tanti miei amici scacchisti, è quella “siciliana” nella magnifica variante del “Dragone”.

Ciò che temo, nella realtà vera, è invece lo spargimento di sangue innocente dentro, fuori e intorno alle case.

Ci sarà.

Questo sì che mi terrorizza, senza alcuna ironia.

Davide De Vita

Elezioni Sardegna 2019: i nostri errori.

Zedda Solinas

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Ce lo stiamo chiedendo in tanti, ed è giusto che sia così, però smettiamola di stracciarci le vesti come prefiche di antica memoria: hanno vinto, abbiamo perso.

Ho sentito le prime parole di Christian Solinas davanti alle telecamere e qualche riflessione l’ho fatta, a malincuore, ma per battere un avversario bisogna conoscerlo.

Primo errore: averlo sottovalutato, o quanto meno aver sottovalutato la sua strategia, rivelatasi nei fatti vincente.

Attenzione: continuo a non condividere i contenuti della sua politica e dei suoi alleati, ma mi trovo, come tanti altri, in minoranza.

La democrazia è questa: se l’accetto, devo accettare la sconfitta con dignità, altrimenti non sono più credibile.

Secondo errore: la presunzione mia e di molta parte della coalizione di centro sinistra sarda.

Spiego: siamo stati così presi dalla battaglia sui social network oppure in tv, dove non abbiamo perso occasione di sottolineare l’assenza di Solinas dai vari confronti, arrivando ad un soffio dall’insultarlo, da non renderci conto che invece lui stava adottando una strategia che – dati e voti alla mano – s’è rivelata vincente.

Era in giro per la Sardegna a parlare faccia a faccia con le persone e – cito testualmente – “stringere mani”.

Strategia antica, non l’ha certo inventata lui, ma nell’era dei social rivelatasi modernissima e vincente.

E’ dura da mandar giù, certo, ma come una medicina amarissima, il nostro più temibile avversario e il suo super sponsor Salvini ci hanno fatto vedere ancora una volta come si vince.

Signori, bisogna avere il coraggio di ammetterlo: oggi si fa così.

Potrei ripetere: si faceva così anche molti anni fa, però a sinistra l’abbiamo proprio dimenticato.

Il felpato si vanta di essere in vantaggio per sei a zero: ragazzi, ha ragione, è così.

Prima ci rendiamo conto della distanza che ci separa dalle persone – anche se bisogna pure riconoscere il merito di Massimo Zedda di aver ricompattato una coalizione che almeno se l’è giocata e di averci provato, lui sì e gliene va dato atto, a riprendere i contatti con le persone – meglio sarà se vogliamo arrivare combattivi (in senso politico, si badi bene) e competitivi alla prossima sfida.

In tanti ce ne siamo resi conto e lo diciamo e scriviamo da tempo, purtroppo sempre inascoltati, può darsi che finalmente comincino a pensarci pure nella segreteria di quel partito lì, sì, quello, quello di “e allora il PD?”.

E allora il PD perché non si sveglia, se non vuole morire?

Zedda è andato avanti fin dove ha potuto senza una tessera in tasca, mettendo in gioco il proprio consenso personale, non grazie al PD.

Il centro sinistra ha molte anime e devono essere ascoltate tutte, adesso: deve però capire le lezioni impartite a ceffoni dalle ultime sconfitte, altrimenti ne seguiranno molte altre.

La speranza però è in tante persone normali, teste pensanti, che non si arrendono alla deriva e anche stavolta, coraggiosamente, si sono messe in gioco e ci hanno provato.

Come ho scritto – così ora lo spiego meglio – se Salvini attualmente è Napoleone ( va beh, con tutti i distinguo del caso, non me ne vogliano i “puristi” della Storia, lo sto scrivendo per amor di metafora), ricordo che dopo Austerliz, che fu una delle più grandi vittorie del parvenu corso, ci volle del tempo, ma arrivò Waterloo.

Dipende solo da noi.

Davide De Vita

Centomila coriandoli

coriandoli nel cielo

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché mi pesa addosso questa tristezza, oggi che è l’ennesima notte prima degli esami, esami che riguardano un’isola e un popolo, che nemmeno sa di esserlo…?

Ho la mia idea, so a chi andrà il mio voto, so chi è “il mio uomo”.

Non sarà un santo, non farà miracoli, ma ci ha messo la faccia, mi è parso preparato, l’ho sentito parlare, l’ho ascoltato, m’è piaciuto, amen.

Mia opinione, mio voto.

Altri la pensano diversamente, la democrazia è questa, ma in questa terra scolpita dal Maestrale siamo come centomila e più coriandoli, ognuno di un colore se non una sfumatura diversa.

Avrei dovuto scrivere “un milione e mezzo”, ma “centomila” è più poetico, poi il concetto è lo stesso.

Divisi, come sempre nei secoli dei secoli.

I fatti dicono che a stare uniti non ci riusciamo, non ce la facciamo.

Così altri governano e ci governano, dai proconsoli fino ad oggi.

Spero che cambi?

Certo, altrimenti a votare nemmeno c’andrei.

La tristezza rimane però, eccome se rimane.

Mi pulisco gli occhiali con un fazzoletto prima di riprendere a scrivere e mi torna in mente la scena di un film, nel quale Gian Maria Volonté interpreta Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse.

Moro è in maniche di camicia come lo sarà nelle foto storiche della sua prigionia, si pulisce gli occhiali, poi guarda in faccia i suoi aguzzini, mostra la sua umanità perché ha paura di morire com’è naturale, ma si preoccupa della sua famiglia, alla quale era legatissimo.

Moro scrive delle verità scomodissime che verranno fatte passare come ispirate dalla sua prostrazione, dalla sua condizione di prigioniero, quindi da non prendere troppo sul serio.

Moro però fu quello che cominciò a dialogare con Berlinguer …

Ho sempre pensato che uno dei motivi per cui fu ammazzato fosse proprio quello.

Moro, Berlinguer, lo stesso Andreotti per quanto male se ne parlasse: giganti in confronto ai nani e alle comparse di oggi…

Avevamo loro, abbiamo questi.

Avevamo persone in grado di stare in equilibrio tra arabi e israeliani durante le crisi peggiori.

Oggi ci si vuol far credere che Abdul venuto dal mare cercando di non affogare è il Male Supremo…

La recessione e i debiti inimmaginabili ci daranno una sveglia tremenda, la peggiore possibile, ma i responsabili diranno che “è colpa degli altri, di chi c’era prima”.

Noi, centomila coriandoli tutti diversi, alla fine avremo perso comunque, chiunque canti vittoria come il gallo di san Pietro quando rinnegò Gesù.

Ecco il perché della mia tristezza di stasera, notte prima degli esami elettorali di domani…

Siamo in Carnevale e i coriandoli ci stanno pure bene ma…

Di nuovo soffierà il Maestrale e spazzerà via tutto, preparando spazio e palchi per il prossimo giro di giostra…

Davide De Vita

Piangeremo.

sardegna trafitta dalla spada di Alberto da Giussano

Piangeremo quando ci accorgeremo di essere stati venduti all’ennesimo padrone.

Piangeremo quando capiremo di essere stati trattati – ancora una volta – come quell’angolo di terrazzino – d’Italia – dove si lascia la spazzatura.

Piangeremo quando capiremo di aver salutato come salvatore dell’isola uno che non ha avuto il coraggio di mettere la propria faccia sui manifesti, obbedendo al burattinaio di turno che gli ha imposto la sua.

Piangeremo quando nuove colate di cemento proseguiranno a stuprare le nostre coste, che questo si vuol fare, nient’altro, alla faccia di promesse e impegni che col futuro dei sardi e della Sardegna niente hanno a che fare.

Piangeremo quando per l’ennesima volta avremo la conferma che non contiamo un cazzo, che siamo un milione e mezzo scarso comprese le povere pecore che colpa non hanno, tenuti divisi a bella posta così rompiamo meno i coglioni e ci si può ricordare di noi giusto per ogni tornata elettorale.

Piangeremo quando ci saranno le elezioni europee e saremo già stati dimenticati, perché stando su quelle poltrone (o fingendo di starci) si guadagna molto, moltissimo di più, ma questo è, questo e nient’altro.

Piangeremo già a giugno, quando tutti i nodi verranno al pettine, quando saremo in recessione vera e non più soltanto tecnica e ci sarà da pagare, ancora, di più e come sempre…

Piangeremo di fronte a nuove tasse e balzelli vari, che chiameranno con nomi diversi ma sempre quelli saranno.

Piangeremo per il latte versato e…

Più che parzialmente strumentalizzato.

Piangeremo perché avremmo potuto evitare o cominciare a combattere seriamente tutto questo ma…

Non l’avremo fatto, non avremo fatto niente, quand’era il momento e ne avevamo l’occasione.

E non ci sarà nessuno ad asciugare le nostre lacrime.

Davide De Vita

Perché Massimo Zedda

Massimo Zedda candidato presidente regione Sardegna 2019

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché votare Massimo Zedda e chi lo sostiene, per esempio?

Sarebbe facile rubargli lo slogan e scrivere

<< perché è tutta un’altra storia >>

Ma sarebbe troppo e rischierei il plagio.

Come sempre, invece, alcune doverose premesse.

Massimo Zedda non è il salvatore della patria, o dell’isola, così come non lo è stato nessun altro fino adesso e di sicuro non fa miracoli, però è attualmente colui che esprime idee, progetti e programmi che più si avvicinano a come la penso.

La coalizione che lo sostiene ha tante anime, come capita spesso, così tante che, come sanno i diretti interessati, ho avuto e avrò difficoltà nell’esprimere le mie preferenze, a causa delle regole del voto disgiunto e altre leggi che, se infrante, inficerebbero il mio voto.

Mi limiterò quindi ad una sola, chi mi conosce e la diretta interessata lo sanno.

Non credo che i gravissimi problemi che da troppo tempo stritolano la Sardegna saranno risolti dall’oggi al domani (dalla recentissima e ancora in discussione “questione latte”, alla spaventosa situazione della sanità (bisogna avere il coraggio di ammetterlo), all’altrettanto tremenda questione lavoro – che non c’è – ai trasporti inadeguati, alla NON continuità territoriale, alla questione scuola mettendoci dentro tutto, non solo per quanto riguarda gli studenti, ma anche i docenti, i precari, gli stessi edifici e aggiungete quello che sappiamo tutti e forse qui, in questo momento mi sfugge) come qualcuno ha millantato dall’altra parte ultimamente, ma penso ci si possa muovere meglio e proprio sulla scia di quanto Zedda ha fatto a e per Cagliari. 

Ci sono, inoltre, delle potenzialità inespresse – o quasi – che ancora non siamo riusciti a far esplodere come in tanti avremmo voluto, il primo tema che mi viene in mente è quello del turismo sostenibile col quale stiamo facendo i primi, timidi passi qui nella macro-provincia del Sud Sardegna, che in sigla è “SU” ma in realtà, ancora, sa tanto di “GIU’”.

Non ci saranno miracoli, dunque, però credo che la strada, la direzione, la rotta che Massimo Zedda una volta eletto seguirà vada nella giusta direzione.

Un altro dei motivi che mi spingono a votare e votare in questo modo è che ho gli anni che ho (57) e per troppo tempo durante la mia vita sono rimasto a guardare, lasciando che altri decidessero per me: non mi va più, non è giusto, ho una mente che grazie al Cielo funziona ancora, la uso e la userò finché mi sarà possibile.

Agli amici del PD: voterò una donna espressione sì del partito, ma per la persona in sé, non per la sua tessera.

Così come voterò Massimo Zedda anche perché NON è espressione del PD attuale.

Questo vorrei fosse chiaro, perché ahimè non vedo ancora (perdete voti ovunque per questo motivo) quel bagno d’umiltà che le persone vi chiedono. 

So che il parlar semplice l’avete dimenticato, ma vi si chiede, in buona sostanza e poiché pare non lo vogliate capire,  di andare in pubblico e dire:

<< avete ragione, in molte cose abbiamo SBAGLIATO e ci siamo allontanati da voi >>

Questo, in parole semplici, vi chiede l’elettorato e vi chiedo anch’io, ma mai “orecchie da mercante” furono più emblematiche delle vostre. 

Credo proprio dovreste farlo, riprendendo ad usare non solo il linguaggio delle persone semplici, ma tornando tra loro, ad ascoltarle sul serio facendovi carico dei problemi reali, di ogni giorno.

Non continuando a rinchiudervi in anguste stanze – o salotti sempre più borghesi, per usare un termine a voi noto, dove vi ritrovate sempre in meno ad usare paroloni che capite solo voi mentre vi rimirate l’ombelico.

Mi permetto di dirvi questo proprio perché vi ho votato spesso, ma la deriva l’ho cominciata a denunciare anni fa, in tempi non sospetti e mentre tante delle mie aspettative venivano puntualmente deluse.

Certo, non ho un gran nome e la redazione di un prestigioso giornale o una grossa casa editrice alle spalle, ma sono un elettore come tanti altri, quindi penso, parlo e scrivo.

Scelta vostra dunque, altrimenti io e altri milioni di elettori – come è già successo – letteralmente continueremo a

Lasciarvi perdere.

Con la speranza, invece, che davvero questa volta, sia …

Tutta un’altra storia.

In bocca al lupo a tutti noi.

Davide De Vita.

 

Recensioni: “Il ponte del diavolo”, di Cristiano Niedojadko

Coperttina Il Ponte del Diavolo

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché leggere “Il ponte del diavolo – I fenomeni del diavolo”, ultima fatica letteraria appena data alle stampe dall’autore Cristiano Niedojadko?

Intanto, perché è un bellissimo romanzo.

Cerchiamo di capirci ancora meglio: prendete dallo scaffale, se li avete, “I pilastri della Terra” di Ken Follett e “Il codice da Vinci” di Dan Brown, più qualche “giallo” a scelta di Michael Connelly.

Fatto?

Bene, ora rimetteteli pure sullo scaffale, ma teneteli in mente.

Perché questo non è un semplice romanzo, quali che siano i vostri gusti di lettrice o lettore. 

Avrete tra le mani, infatti, una vera e propria macchina del tempo a quattro corsie, correlate sì l’una con l’altra, ma indipendenti tra loro. 

Attraverserete i secoli, partendo dall’epoca dell’incredibile, ma assolutamente vera Matilde di Canossa, passando poi per il XV e sorvolando con maestria le vicende italiane legate alla Seconda Guerra Mondiale, l’occupazione nazista e la resistenza partigiana, per atterrare magistralmente ai giorni nostri.  

La vicenda, o le vicende, si snodano lungo un intreccio apparentemente molto complesso, ma piacevole da districare pagina dopo pagina.  

Niedojadko mette moltissima carne al fuoco, sommergendo il lettore fin dall’inizio di indizi più o meno criptici, ma raggiunge pagina dopo pagina livelli che ricordano molto da vicino gli autori più sopra citati, senza mai rinunciare però al suo personalissimo stile, grazie al quale i personaggi balzano fuori da queste pagine in tutta la loro umanità. 

Una o più cacce al tesoro, omicidi ed esorcismi, sette segrete e monaci dalla fede incrollabile che le contrastano e le combattono con ogni mezzo, “male inferiore per bene superiore”: questo e molto altro è il “Ponte del diavolo”, un romanzo incantato che ti ghermisce pian piano paragrafo dopo paragrafo, fino a non mollarti più perché sarai con gli eroi delle varie storie nascosto su un carro in compagnia della reliquia di un santo e di un gatto enigmatico, oppure in un sotterraneo inseguito da feroci nazisti come nella migliore tradizione di “Indiana Jones”. Nel “Ponte” c’è azione, ricerca, filosofia, storia, passione, il tutto ben mescolato con sapiente maestria da chi l’ha saputo scrivere con autentica passione. 

Svelare altro di questo romanzo sorprendente sarebbe sacrilegio: vale la pena, perciò,  vivere personalmente quest’avventura che attraversa e intreccia tempo, Storia, enigmi, passioni e molto altro.

Il volume, presto in libreria ad Iglesias, al momento può essere richiesto direttamente all’autore.

Davide De Vita

Il governo del cambia… Vento.

vento

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché per esempio c’è da temere il peggio?

Perché l’abbiamo già raggiunto e superato ma ahimè come dice il detto “al peggio non c’è mai fine”.

L’arma di distrAzione di massa del puntare i riflettori sul falsamente “gravissimo” (rispetto ad altri problemi italiani come la disoccupazione o il debito pubblico) problema dei migranti, oltre a mostrare il volto disumano della politica, distribuire chissà dove persone che si stavano integrando o addirittura già integrate, chiudere centri dove lavoravano italiani (vedi centro di S. Angelo, Fluminimaggiore, in merito al quale riporto un bello scritto[1] del dottor Mauro Liggi apparso sulla sua pagina Facebook, oppure il CARA di Palese, Bari, a forte rischio chiusura stando alle notizie che circolano in queste ore ) e creare più disoccupati proprio dove davvero ne avremmo fatto a meno,  non ha impedito a questo Paese – ripetiamo dal debito pubblico spaventoso – con un Prodotto Interno Lordo molto al di sotto delle aspettative, di scivolare in recessione.

Mi fermo un attimo. 

Poiché parliamo di “casa nostra”, proprio qui vicino, raccolgo e riporto le parole di una – ormai ex – dipendente del centro di Sant’Angelo:

<< La nostra politica è sempre stata di lavorare nel silenzio. Non abbiamo mai pubblicizzato le tante iniziative realizzate coi ragazzi nel territorio, così come non abbiamo nemmeno risposto alle assurde e infondate accuse rivolteci da un noto politico sardo di gestire un centro di prostituzione al suo interno. In realtà da noi il processo di integrazione non solo era già avviato ma procedeva sempre meglio: avevamo ragazzi che seguivano la scuola qui e altri ospiti che lavoravano ad Iglesias. Purtroppo insieme a me perdono il lavoro circa quaranta persone, nonostante ci sia stato detto che centri come il nostro, che funzionano, se ne vedano raramente. >>

Il centro chiude, per parlare “semplice” in quanto i “famosi” € 35 che, lo ripetiamo fino allo sfinimento NON vanno in mano al migrante o al rifugiato, ma alla struttura che poi li amministra, (purtroppo non nego che ci sia stato e ci sia chi su questo ha speculato e speculi, ma sempre sulla pelle dei migranti) siano stati ridotti a € 19 per decreto di questo governo. Altra faccenduola di non poca importanza è che

l’Italia NON conteggia le spese per i migranti nel computo del debito e del disavanzo pubblico, perché l’Unione Europea le riconosce come straordinarie“. [2]

Tornando a noi, si diceva della recessione, confermata “a destra e a manca”.

La chiamano “tecnica”, ma sempre recessione è.

Fermi tutti: non sto “assolvendo” i governi precedenti, che diverse colpe le hanno comunque, ma ciò non mi impedisce di affermare che questo sia peggio e che, nella migliore delle ipotesi,  ci aspettino ancora e sempre “lacrime e sangue”.

Tradotto: nell’immediato futuro saranno più che probabili un peggioramento dell’economia, una manovra “correttiva” tra i cinque e i sei miliardi di euro (a star bassi) quindi tagli alla spesa pubblica e nuove tasse.

Come, se non peggio, di chi questo governo l’ha preceduto.

L’attuale è quindi, per me, un governo del cambia… Vento.

Ci doveva essere il nuovo “boom economico”, ricordate?

Guarda un po’, siamo in recessione.

Perché, così come cambia il vento è cambiata,  a seconda dell’occasione e della convenienza (leggi “come ottengo più consenso elettorale”?) la linea politica dell’esecutivo, dettata – questo è innegabile – da Salvini, che oltre ad aumentare il proprio (consenso) già altissimo, erode ora dopo ora, giorno dopo giorno quello del sempre più smarrito Di Maio e dell’intero M5S.

L’ultimo degli esempi:

<< Sono pronto a farmi processare. >>

<< Ma anche no. >>

Col M5S la cui base è in fermento, tradita in non so più quanti temi – sfruttati alla grande in campagna elettorale – dal signor Di Maio, di fatto maggiordomo di Salvini.

Conte?

Ah già, il terzier

Ooops, scusate, volevo dire “premier”, ma le dita sulla tastiera devono essere scivolate, un lapsus…

Conclusione: già dalla prima metà di quest’anno, ma dopo le elezioni europee, comunque vadano, quando finalmente ci si sarà resi conto che anche solo “accedere” a quello che sarà rimasto del reddito di cittadinanza è e sarà impresa più che ardua, quando si conteranno, a migliaia se non più, i “furbetti del redditino”, mentre lo spread sarà risalito imperiosamente e saremo COSTRETTI a ridurre drasticamente le spese, lievitate ben oltre ciò che s’era pattuito con Bruxelles, anzi, che s’era strappato a Bruxelles, beh forse anche altri si accorgeranno finalmente che

il re è nudo”.

Peccato però che a gelare saremo noi, tutti noi.

Con la speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

[1]  Lo scritto del dottor Liggi.

Io non posso tacere. Da oggi il Centro di Sant’Angelo a Fluminimaggiore che ospitava allo stato 145 migranti, esseri umani con storie atroci alle spalle, uomini, donne, ragazzi, bambini è stato evacuato. La convenzione scadeva il 31/12/2018. Di molti uomini, in assenza di permesso umanitario abolito dal DL Salvini, non si sa sorte, destino, destinazione: verso la macchia, la criminalità, costretti a vivere in strutture di fortuna, nei campi, al gelo. Ad ogni migrante è stato fornito un codice fiscale solo numerico che ne impedisce l’accesso alle cure sanitarie. Non possono avere carta d’identità e quindi non possono aspirare ad alcuna forma di lavoro che non sia sfruttamento. La presenza del centro generava per il piccolo comune uno straordinario indotto per l’acquisto di pane, verdura, lenzuola, cibo, beni di prima necessità, oltre a finanziamenti copiosi. I 50 operatori assunti a tempo indeterminato sono ora licenziati, a casa. Immolati sull’altare del razzismo imperante. I percorsi di inserimento, istruzione, integrazione, cura, interrotti in un crescente clima di ostilità, razzismo, intolleranza. Volevo ringraziare gli operatori per il loro impegno tenace. Dal cuore. Vorrei chiedere scusa a 145 fratelli che abitavano vicino a me e non ho saputo proteggere. Mi dicono che non conviene parlare di questi argomenti. Ma io non posso tacere. Da uomo e da uomo di sinistra. E non lo farò. Perché la mia coscienza non me lo permette. Perché i valori in gioco sono troppo alti. Perché una vita umana, ogni vita umana, vale più di voto. Vale te stesso.

Mauro Liggi (per gentile concessione)

[2] https://www.agi.it/fact-checking/migranti_salvini_spese_accoglienza-3990982/news/2018-06-05/

[3] https://www.pugliain.net/75192-migranti-cara-palese-chiusura-abaterusso/

Simboli.

nave simbolo paleocristiana

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché cercare un simbolo, coi tanti che già ci sono in giro?

Mi riferisco ad un simbolo che, pur testimoniando la contrarietà a ciò che viviamo in questi ultimi tempi, non sia “contro” nessuno ma invece proposito e promotore di speranza, proprio perché pare ce ne sia sempre meno.

Perché non voglio restare indifferente e voglio che si sappia che non lo sono. Perché ho provato a cercarne già pronti in rete, ma non mi convincevano.

Perché ne ho parlato con Rita e ci siamo trovati d’accordo sul cercarne uno il più semplice possibile e comprensibile da tutti.

Allora mi sono ricordato della Storia.

La cito in continuazione, quindi è ora di usarla e proporla.

La metto in collegamento con l’attualità, perché non ignoro la strage di cristiani nelle Filippine, da condannare senza se e senza ma, però non cado nel facilissimo tranello dell’affermare “sono stati i mussulmani” perché non è esatto, non è corretto. È stato il Daesh a rivendicare l’attentato, cioè l’Isis, cioè la peggiore estremizzazione dell’Isis. NON “i mussulmani”. Esempio: le Brigate Rosse rapirono ed uccisero Moro, non è la stessa cosa di “gli italiani rapirono ed uccisero Moro”.

Ecco perché sono importanti non solo i simboli, i loro significati e il loro significante, ma la loro corretta interpretazione e comprensione.

La bandiera nera dell’Isis, tristemente famosa, NON è il simbolo dell’Islam.

Okay, mi fermo un momento: intanto, vediamo che ci dice mamma Wiki sul significato del termine “simbolo”:

Il simbolo è un elemento della comunicazione, che esprime contenuti di significato ideale dei quali esso diventa il significante[1] Tale elemento, sia esso un segno, gesto, oggetto o altra entità, è in grado di evocare alla mente dell’osservatore un concetto diverso da ciò che il simbolo è fisicamente, grazie a una convenzione prestabilita (es. la croce è il simbolo del Cristianesimo) o a un aspetto che lo caratterizza (es. il leone è il simbolo della forza).  

Tornando a noi, al nostro piccolo mondo, ho pensato, dicevo, alla Storia; mi sono ricordato dei primi cristiani, o paleocristiani o protocristiani, i quali, non potendo professare pubblicamente la propria fede (a Roma) si servivano di simboli, estremamente forti ed efficaci, per promuoverla. Moltissimi di questi sono visibili nelle catacombe. C’è stato poi il disegno di un bambino, che circola in questi giorni, che raffigura una nave… Il collegamento è stato immediato: doveva essere quello, doveva essere semplice come il disegno di un bambino e – si spera – altrettanto efficace.

Per quegli strani “corto circuiti” della Storia, un simbolo proveniente da secoli fa potrebbe, a nostro avviso, essere addirittura più progressista di quelli attualmente in circolazione.

In ogni caso, da persone normalissime, ci proviamo.

Per questo, per non restare indifferenti, perché si sappia che Rita ed io non lo siamo, proveremo a dipingere su un lenzuolo questo semplice simbolo e lo esporremo dal nostro balcone, magari sabato e magari ce lo lasceremo pure finché lo riterremo opportuno. Un piccolo segno, senza dubbio, non siamo grafici, ma lo vogliamo fare da uomo e donna liberi, finché ci è ancora permesso.

Se poi ci vorrete imitare, ci farà piacere.

Davide De Vita

Con Rita Cao

Fonte:

Fonte:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/filippine-strage-davanti-alla-chiesa

[1]  In linguistica con significante si indica il piano dell’espressione, correlato al significato, o piano del contenuto, all’interno di un segno. Il significante è la forma, che rinvia a un contenuto

 

Dal basso.

dal basso immagini

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, nonostante tutto, nonostante l’aria che tira c’è ancora speranza per questo Paese e per l’umanità che – per impegno civile e sociale, fortuna o grazie a Dio, fate voi – in molti di noi è rimasta e insorge di fronte alle storture?

Perché ci sono finalmente dei segnali di vita provenienti dalle più diverse esperienze e realtà ma con un fortissimo denominatore comune: restare umani.

Nel 2017 un ragazzo, uno studente di Pistoia, Bernard Dika, ha fatto ad Auschwitz un discorso degno di uno statista; postato da pochi giorni su Facebook,  il video[1] sta girando e ha già superato le seicentomila visualizzazioni; è lo stesso ragazzo che, durante l’Assemblea Nazionale PD ha chiesto ai troppi volti del partito una linea politica unica e chiara[2]; a Castelnuovo di Porto, proprio quello del CARA sgomberato con l’esercito, famiglie e persone normalissime accolgono i profughi nelle loro case: sì, l’hanno fatto, è stato fatto; a Salerno, purtroppo la notizia m’è arrivata per caso e solo via Internet, c’è stato un corteo anti decreto “(IN)sicurezza” e contro Salvini organizzata dal movimento “Potere al popolo[3] e al quale hanno partecipato CGIL, Arci, Legambiente, studenti e associazioni; il senatore Luigi Manconi, dei Radicali Italiani, ha scritto un appello sulla base della lettera straziante di una migrante, intitolato “Non siamo pesci”[4] al quale hanno aderito, per ora, circa seicento tra rappresentanti dell’arte e della cultura in generale, in vista di un presidio davanti a Montecitorio previsto per lunedì. Queste sono solo alcune delle cose di cui m’è giunta notizia tramite la rete; sono sicuro che ci sono state, ci sono e ci saranno altre iniziative e manifestazioni in ogni parte d’Italia, come la lettera dell’ex allenatore della nazionale di pallavolo (che ho riportato anch’io) sia di singoli che di associazioni e movimenti, tranne… Uno. Anche se, a dire il vero, cominciano ad essere parecchi i “pentiti” e i “disillusi” di… Quel movimento lì. Su Gino Strada, per esempio, che loro stessi avevano proposto come candidato Presidente della Repubblica e ora, poiché è inviso a Salvini, per i “capoccia” è diventato il nemico dall’oggi al domani…

Chiacchiere da Facebook o altro social a scelta che dir si voglia, ma non è così, non può e non deve più essere così.

Questo è un mezzo, uno strumento e come tale va usato: se serve a far circolare le idee ben venga, ma come diceva un mio caro amico, “alle idee servono gambe e braccia, altrimenti sono inutili”.

Appunto.

Potendo scenderei in piazza, ma non senza un coordinamento, che è proprio quello che manca.

Un coordinamento una volta tanto (o come si usava dire una volta) “dal basso”.

Perché a scrivere e leggerci siamo tanti, molti di più di quanto forse noi stessi immaginiamo, ma non siamo coordinati, ognuno coltiva un po’ il proprio orticello e gli altri, gli avversari (attenzione: sempre “avversari”, mai nemici, i nemici sono in guerra e l’ultima cosa di cui questo Paese ha bisogno è una guerra civile, pur possibile secondo molti analisti) vincono. Non è un trucco, è una regola vecchia quanto l’umanità: dividi et impera. D’altra parte, uniti si vince. Due regole DIMENTICATE da ciò che resta della sinistra, questo bisogna che ce lo diciamo e lo metabolizziamo, insieme al fatto che nelle stanze ovattate delle segreterie di partito, sempre più simili a consigli d’amministrazione, ci si è dimenticati anche del significato e dell’importanza di quel “dal basso”. Dove, infatti, gli “altri” hanno trovato terreno fertilissimo e fatto man bassa di voti. Sperando che non sia già troppo tardi è il momento di reagire, perché non è questa l’Italia che speravamo. Bisogna che si sappia chi, come, dove e quando sta facendo qualcosa, da promuovere e pubblicizzare proprio qui perché gli altri mezzi di comunicazione come sempre in mano ai potenti di turno snobberanno quelle notizie, cercheranno di oscurarle in qualsiasi modo.

Mi si dirà: il M5S è nato proprio così.

Benissimo, ci hanno fatto vedere come si fa: facciamolo meglio.

Sono piccole idee di un signor nessuno, il sottoscritto, pensate in quest’angolo quasi dimenticato del Sud Ovest sardo, ma le voglio offrire, proporre lo stesso, perché non c’è più un solo istante da sprecare in indifferenza.

Un’indifferenza che uccide, chiedere al Mar Mediterraneo.

Davide De Vita.

[1] 

[2] https://www.youtube.com/watch?v=Q3ANYVUVfS0&ab_channel=VictorioNovikos

[3]https://www.ottopagine.it/sa/attualita/175556/decreto-sicurezza-salerno-in-corteo-contro-salvini.shtml

[4] https://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/non-siamo-pesci_a_23652421/

“Signore da chi andremo?” (sullo sgombero del CARA di Castelnuovo di Porto)

signore dove andremo

Buon pomeriggio e continuiamo a chiederci uno, dieci, cento, mille perché.

Perché oggi raddoppio coi post? Perché è necessario, indispensabile, è un modo non violento di combattere, di resistere, di pensare, di NON rimanere indifferente a tutto ciò che vedo, sento, leggo.

Perché ieri ho rivisto con Rita un bellissimo documentario su un “signore” che si chiamava Martin Luther King Jr ed è morto ammazzato per le sue idee e per la sua gente.

Perché siamo nella Settimana della Memoria ma pare che un sacco, troppa gente non ricordi proprio nulla, non voglia ricordare, si rifiuti di imparare la lezione durissima della Storia.

Perché oggi Salvini – grazie Mattarella o chiunque c’ abbia pensato – è stato accolto da un corazziere di colore, ma chi se ne frega del colore, siamo nel duemila diciannove e quel ragazzone alto più di due metri è un italiano come me, come voi e a me sta proprio benissimo.

Perché ho ricevuto da una chat una lettera disperata che non posso non postare, per quel poco che possa contare e perché m’hanno insegnato certi valori e con tutti i miei limiti provo ad insegnarli, con l’esempio e la testimonianza prima di tutto, ad altri.

Perché non ho figli ma se ne avessi non vorrei mai arrivare, un giorno, a dovermi sentir dire, vergognandomi:

<< Succedevano tutte queste cose e non hai fatto niente? Sai scrivere, perché non hai scritto nulla? Avevi Internet, perché non hai diffuso le tue idee, anche se scomode, anche se i tempi non erano tra quelli più favorevoli? >>

Ecco perché posto due volte oggi e posto anche la lettera, che è la seguente:

Messaggio di Linda Bussotti impiegata del Comune di Castenuovo di Porto (RM)

“Salve. Mi trovo in una situazione incredibile. Lavoro nel Comune di Castelnuovo di Porto, dove c’è il secondo centro rifugiati più grande d’Italia. Martedì 22.01.2019 il Ministero dell’Interno manderà l’esercito (?) a sgomberare il centro rifugiati che si trova nel Comune dove lavoro. Verranno portate via 320 persone. Sono stati divisi per uomini, donne e bambini…….mi ricorda qualcosa……Nessuno sa che fine faranno, né sindaco né Comune, né i rifugiati stessi. Non hanno voluto dircelo. Non c’è stata nessuna comunicazione. Il tutto è stato organizzato in 24 h. Sappiamo solo che i ragazzi verranno dislocati in altre Regioni, ma non sappiamo dove li ricollocheranno, in quale città, in che tipo di struttura… I migranti sono stati avvisati solo oggi che domani mattina alle 09:00 verranno portati via, dopo anni di integrazione, e dovranno lasciare i loro alloggi. Molti non hanno nemmeno la valigia. Qui erano stati fatti progetti di integrazione che avevano funzionato benissimo. I bambini dovranno interrompere gli studi (c’è chi era arrivato alle seconda media). Chi aveva trovato lavoro dovrà lasciarlo. Ci sono donne che sono state vittime di ogni sorta di abuso e di Violenza e molte hanno un bimbo con sé. Chi verrà portato via perderà il diritto di difendersi perché l’avvocato è di nomina regionale e cambiando Regione…… Verranno sul tg24 e Rai tre in mattinata. Domani sarà l’unico giorno in cui i riflettori saranno accesi anche su chi non è d’accordo. Stiamo organizzando una marcia silenziosa che partirà alle 17:00 dalla Chiesa di Santa Lucia, Via Tiberina Km 14 (sul navigatore si può mettere piazzale Santa Lucia). La marcia silenziosa non ha nessun colore politico, NESSUNO. Parteciperà il parroco. Il vescovo è già venuto qui a passare il Natale. Per capirci questo centro è quello dove il Papa si è recato a fare la lavanda dei piedi a Pasqua di qualche anno fa. Vi sarei grata se qualcuno partecipasse e volesse coinvolgere altri perché sarà l’unica volta in cui avremo l’occasione di comunicare il profondo dolore nel vedere esseri umani trattati come bestie. Ribadisco la marcia sarà silenziosa e senza nessun simbolo distintivo di appartenenza a qualche gruppo.”

Lo sgombro purtroppo è avvenuto nel quasi silenzio totale delle TV.

Aiutatemi a condividere questa lettera.

Commentato e riportato da

Davide De Vita