Recensioni: “Il conte Ugolino” di Cristiano Niedojadko

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Questa recensione è stata pubblicata in precedenza su TeleGM24, quindi sulla pagina Facebook << De Vita autore>> ed è ora recuperata per l’archivio personale dello stesso autore. 

Buongiorno e chiediamoci un perché: per esempio, perché ad Iglesias ormai da decenni siamo affascinati dal Medioevo?

Perché ci piacerebbe avere, storicamente, un passato illustre e, dunque, nobili origini, come si usa dire.

Il vostro umile scrivano non entrerà nel merito, riconosce di non averne la capacità né la preparazione, ma qualcun altro sì, eccome se ce l’ha, unita alla dote innata del saper raccontare storie.

“Il conte Ugolino” di Cristiano Niedojadko è un bellissimo esempio, una sintesi di quanto appena scritto, con la piacevole aggiunta di uno stile di scrittura del tutto personale.

Per chi conosce un minimo di Storia il più noto (grazie o a causa dei celebri versi danteschi, presenti in appendice) dei Donoratico della Gherardesca potrebbe apparire privo di sorprese o fascino, invece non è così.

Quello dipinto con maestria da Niedojadko è un uomo del suo tempo, quel tredicesimo secolo fecondo di avvenimenti e sconvolgimenti che avrebbero posto le basi, in Italia e non solo, di moltissime e travagliate vicende.

Partendo dal presente in mountain bike, di cui l’autore è appassionato, dalla valle del Cixerri o dalle grotte di san Giovanni presso Domusnovas, i due ruote diventa una sorta di macchina del tempo, il suddetto Cixerri torna ad essere l’antico Sigerro, Iglesias Villa Ecclesiae.

Si diceva della Storia: i dettagli, le armi e i luoghi, i particolari architettonici o il nome di determinate formazioni da battaglia sono citati, senza pedanteria inutile, al momento giusto e senza intralciare la storia, quella di Ugolino appunto e della sua umanità.

Piena di pregi e difetti, forse condannabile con gli occhi del presente, ma perfettamente inquadrata e plausibile in quel contesto, sia storico sia sociale: ecco così le pulsioni primordiali e la brama di potere, il sospetto e l’intrigo, i rovesciamenti di fronte e i cambi di “casacca”, ghibellino che parteggia per i guelfi, prima con l’imperatore e poi col Papa, a stringere alleanze con alti prelati che si riveleranno più maligni del demonio stesso…

La famiglia, i figli, i nipoti, i figliastri, Pisa e la lotta senza quartiere contro Genova sfociata nella disfatta della battaglia della Meloria, anche questa mostrata con taglio quasi cinematografico.

Niedojadko racconta, mostra, fa vedere e non annoia, mai, fino all’epilogo quasi epico.

Ci offre uno spaccato di vita medievale originalissimo, in un crescendo che lascia sempre in primo piano le storie di uomini e donne, a cominciare certamente dallo stesso Ugolino, con la Storia a far da cornice, senza “ingombrare” o pesare.

Un libro da gustare come un buon vino, che ad Iglesias, legati come siamo a quella Storia e a quelle storie, dovremmo proprio leggere.

Il romanzo è disponibile previo contatto con l’autore.

Davide De Vita

Siria, USA, Russia: can che abbaia…

Siria aprile 2018

(foto ANSA)

Salve, come va? È un po’ che non ci si legge, eh? Beh, ero – e sono – impegnato a scrivere anche altro 😉

Venti di guerra, ancora una volta e tanto per cambiare in Medio Oriente, sì sì, la Siria ovviamente.

Partiamo con la nostra piccola riflessione, dunque: buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché – credo – difficilmente una guerra indiretta tra Stati Uniti e Russia ci sarà davvero?

Perché, come si usava dire un tempo facendo i semplici conti della serva, una guerra guerreggiata in grande stile, con missili e bombardamenti ulteriori, costa, costerebbe moltissimo.

Trump è prima di tutto un uomo d’affari, per cui l’ultima delle cose che vuole è perdere soldi, nonostante il suo sbraitare a destra e a manca.

Sull’altro fronte, Putin è tatticamente parecchio in vantaggio: da tempo non solo si è dichiaratamente schierato accanto ad Assad, ma ha anche impiegato sul campo uomini e mezzi, sul terreno e sullo spazio aereo, favorito dal palese disinteresse della comunità internazionale riguardo al massacro dei siriani – in primis l’inesistente, insignificante Europa – che muoiono (non è più il caso, dopo sette anni di combattimenti e bombe di ogni genere, in una nazione frammentata e in mano non si sa più bene a chi tante sono le fazioni e i gruppi in campo, filo Assad, ribelli, Isis o simpatizzanti e/o fiancheggiatori dell’uno o degli altri, di scrivere “sopravvivono”) ad ogni minuto, mentre noi assistiamo tranquilli a cose estremamente più importanti come la rabbia di Buffon dopo la sconfitta in Champion League della Juventus, o l’italianissimo e gattopardesco – quanto inutile – giro di valzer dei nuovi capi politici “vincenti” alle elezioni del 4 marzo intorno al povero Mattarella e, a parole, ci diciamo indignati quando tra una pubblicità di cibo per gatti e una di materassi a memoria di forma c’imbattiamo nell’ennesima immagine di un padre con in braccio il proprio bambino, morto smembrato da una bomba, una delle innumerevoli che da sette anni, nella nostra totale, reale indifferenza (le chiacchiere tali restano e sempre resteranno) esplodono e uccidono in Siria.

Possiamo sempre cambiare canale però, infatti lo facciamo e non ci pensiamo più.

Torniamo alla possibile, ma improbabile secondo chi scrive, guerra tra le due superpotenze nucleari, rimaste tali insieme alla Cina in questa fine primo ventennio del ventunesimo secolo: le forze armate russe sono più o meno pubblicamente già sul posto da tempo, conoscono sicuramente meglio di altri eventuali futuri attori come stanno davvero le cose e, nonostante una soluzione di qualsiasi tipo appaia ancora lontana, hanno sicuramente molto tempo e territorio di vantaggio.

In guerra, fondamentale.

Negli scacchi, anche.

Potremmo chiamarlo in entrambi i casi vantaggio tattico, ricordando che Putin è tra le altre cose, anche uno scacchista più che discreto, in grado di giocare simultanee (per i non scacchisti: un giocatore affronta contemporaneamente più avversari).

Il biondo che twitta, invece, ha parecchio da perdere in un’eventuale – che purtroppo però non possiamo escludere – guerra: soldi prima di tutto, anche se non sono i suoi ma dei cittadini degli Stati Uniti; l’amicizia – vera o presunta, poiché il Russia-gate è stato solo congelato, ma tornerà a galla presto – con lo stesso Putin e gli innumerevoli e reciproci interessi commerciali di entrambi; il rischio di una pericolosissima escalation del conflitto, come in tanti hanno scritto, dagli esiti finali più che incerti.

Cos’ha da perdere l’inquilino numero uno della Casa Bianca?

Il prestigio – ammesso che l’abbia mai avuto – sulla scena internazionale: lasciare al neo zar lo sbocco siriano sul Mediterraneo sarebbe non solo uno smacco per lui ma anche uno schiaffo parecchio potente contro gli amici e alleati storici di Israele, che si vedrebbero minacciati ancora di più di quanto non lo siano adesso; questa – ripeto purtroppo – potrebbe essere una spinta notevole verso l’impiego della forza, ma il mondo si augura che non vada a finire così…

A questo punto l’unica certezza è… Il dubbio.

Se fosse un mondo diverso, non basato sul profitto e la sopraffazione dell’uno sull’altro, a partire dagli individui per finire con i vari Paesi, sarebbe bello poter credere che sia possibile la via del diritto, indicata e auspicata chiaramente in Italia solo da Emma Bonino, secondo la quale ciò che è accaduto e accade in Siria sarebbe da sottoporre all’attenzione della Corte Internazionale per i Crimini di Guerra e Contro l’Umanità, creata tempo fa proprio per dirimere pacificamente simili atrocità.

La stessa Bonino però, realtà premendo, ha dichiarato che, in caso di conflitto, dovremmo stare gioco – forza dalla parte euro-atlantica, cioè col biondo di cui sopra.

Questo anche per ragioni meramente storiche – lo ricordo ancora una volta poi concludo – che dimentichiamo sempre molto facilmente e comodamente: comunque la si pensi, l’Italia è uscita sconfitta e con le pezze al culo (scusate il francesismo…) dalla Seconda Guerra Mondiale ed è riuscita a rimettersi in piedi solo grazie all’aiuto e all’interessamento degli Stati Uniti d’America.

Per questo siamo diventati una loro enorme portaerei e base missilistica diffusa: era il prezzo da pagare, che stiamo pagando e sempre pagheremo, per quante manifestazioni si facciano contro questo o quello, di qualsiasi colore siano tinte, chiunque sia a danzare quel valzer di cui sopra: siamo colonia d’impero e… Obbediremo agli ordini più o meno velati dell’imperatore di turno.

Certo, nel nostro piccolo e insignificante vissuto quotidiano continueremo a credere di essere uno Stato sovrano (che belle parole…) e i “grandi” ce lo lasceranno credere, proprio come si fa coi bambini che giocano in cortile, ma da lì non possono uscire, mentre loro, appunto, si occuperanno delle cose da grandi, a noi precluse.

Come la Champions League.

Davide De Vita

P.S.: con un tempismo incredibile, pochi minuti dopo la chiusura di questo pezzo è stata diffusa la notizia dell’attacco – reale, niente più ipotesi – congiunto Usa, Francia e Gran Bretagna, ordinato da Trump senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU.

 

Dal “percorso Hébert” all’ “Obstacle Race”: “Miners Obstacle Race 2.0”.

atleti miners obstacle race

Salve e chiediamoci un perché.

Chiediamocelo più avanti, anzi, in quanto è necessaria come sempre una doverosa premessa. Chi è stato scout (o lo è ancora), quando sente parlare di Hébert, hebertismo, “percorso Hebert” sa di cosa si parla, ricordando tra le attività più emblematiche il “ponte tibetano” o la “carrucola”; tutto ciò si deve all’intuizione di monsieur Georges Hébert ( 1 ), che mise a punto questa forma di allenamento del corpo all’inizio del novecento, focalizzata sull’ottenimento di uno

<< sviluppo fisico completo attraverso un ritorno ragionato alle condizioni naturali di vita>>;

per lo stesso, il cui motto coniato da Hébert è << essere forti per essere utili>> questo insegnante di educazione fisica e ufficiale della Marina Francese, descrisse le dieci attività fondamentali: arrampicata, corsa, equilibrismo, lancio, lotta, marcia, marcia quadrupede, salto, trasporto, nuoto. Questo metodo è stato adottato dallo scoutismo prima in Francia, poi in Belgio e infine in Italia; secondo alcune fonti rappresenterebbe la prima forma di parkour. (2)

Torniamo ora al nostro perché iniziale, cioè perché organizzare un evento simile e perché parteciparvi: giro la domanda a Dany Basciu, presidente e portavoce della A.S.D. Is Cresias, nonché organizzatrice della seconda edizione che per esteso si chiama

Miners Obstacle Race 2.0”.

<< Perché >> risponde la presidente << Mi sono sempre piaciute le cose estreme, pensando però fossero impossibili da realizzare, a cominciare dalle mie possibilità fisiche, invece documentandomi sui social ho scoperto che poteva non essere vero. Ho scoperto così che le varie Obstacle Race si svolgono in Italia da almeno cinque anni in diverse regioni, mentre in Sardegna sono state portate da Pierpaolo Sanna, presidente della “Run for Joy”, che organizza la “Villasimius Natura Race”. Nell’Iglesiente invece l’abbiamo portata la mia associazione ed io, organizzando la prima edizione l’anno scorso, che ha visto la partecipazione di duecento trenta atleti, mentre per quest’anno ne prevediamo quattrocento. >>

<< In cosa consiste nello specifico questa corsa? >>

<< Si tratta di una corsa lungo la quale sono disseminati degli ostacoli artificiali, con tratti di arrampicata, equilibrismo e così via, sulla falsariga del percorso “Hébert” caro agli scout, di cui è un’evoluzione, ma che strizza anche l’occhio ai percorsi di addestramento dei Marines; proprio per questo possono partecipare solo ragazzi e ragazze dai sedici anni in su, nel “primo anello” da 6 km, mentre uomini e donne maggiorenni nel “secondo anello”, assolutamente provvisti di certificato medico sportivo, senza il quale nemmeno si parte. Il percorso ricalca sia un tratto dello spettacolare “Sentiero Blu” sia uno del “Cammino Minerario di Santa Barbara”, affacciandosi sul litorale unico al mondo che va da Nebida a Masua. Per fare un esempio, uno di questi ostacoli artificiali di cui parlavamo è un muro di legno alto due metri e trenta che va superato in velocità, ma nel percorso è previsto anche il lancio del giavellotto. Poiché quest’attività sportiva sta crescendo sia a livello nazionale che internazionale, si pensa di irrobustire la Federazione – FIOCR (3) – già esistente che riconosca questo sport se non proprio a livello olimpico almeno a quello agonistico. Vi aspettiamo quindi domenica 27 maggio 2018 per la “Miners Obstacle Race 2.0.>>

 Davide De Vita

 (1): Georges Hébert (Parigi, 27 aprile 1875 – Tourgéville, 2 agosto 1957) è stato un insegnante francese, specializzato in educazione fisica sia teorica che applicata.

Ufficiale nella Marina francese prima della Grande Guerra, Hébert fu di stanza nella città di Saint-Pierre, nella Martinica. Nel 1902 la città fu vittima di una catastrofica eruzione vulcanica e Hébert coordinò eroicamente l’evacuazione e il soccorso di centinaia di persone. Questa esperienza ebbe profondi effetti su di lui e rafforzò la sua convinzione che le capacità fisiche e atletiche andassero combinate con le qualità del coraggio e dell’altruismo. Egli sintetizzò la propria etica nel motto: “Essere forti per essere utili”.

(2) Il parkour (/paʁ.ˈkuʁ/), è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘90. Consiste nell’eseguire un percorso, superando qualsiasi genere di ostacolo con la maggior efficienza, velocità e semplicità di movimento possibile, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante, naturale o urbano, attraverso corsa, salti, equilibrio, scalate, arrampicate, ecc.

I primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento furono «arte dello spostamento» (art du déplacement) e «percorso» (parcours).
Il termine parkour, coniato da David Belle e Hubert Koundé nel 1998, deriva invece da parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare proposto da Georges Hébert. Alla parola parcours, Koundé sostituì la «c» con la «k», per suggerire aggressività, ed eliminò la «s» muta perché contrastava con l’idea di efficienza del parkour.

(3) La Federazione Italiana OCR riunisce le associazioni, le società e le realtà sportive che si occupano o sono interessate alla diffusione e allo sviluppo della disciplina delle corse con ostacoli, dette Obstacle Course Race (OCR) o MudRun.

La FIOCR fa parte della Alleanza Europea OCR (OCR Europe Alliance) che l’8 aprile 2017 ha costituito l’EOSF – European Obstacle Sports Federation.

 

 

INRI 2018

Gesù crocifisso

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Beh, quello di oggi è proprio impegnativo, visto che da circa due millenni ce lo stiamo chiedendo.

Per un credente cristiano la risposta è facile: Gesù è morto in croce e poi risorto per la nostra salvezza.

Paradossale, fuori dalla logica umana come tutto ciò che ne sta al di sopra, ma in questo caso si parla di fede e qui non vado oltre, ognuno conosce o prova a conoscere il proprio io più nascosto e con quello farà i conti, oppure, se come si diceva prima si è credenti, col Capo in testa quando giungerà il momento.

Fatto sta che comunque uno la pensi questa figura, quest’uomo vissuto in Medio Oriente grosso modo duemila anni fa e finito così tragicamente, tutto fa tranne lasciare indifferenti.

Nella cultura occidentale, di matrice giudaico – cristiana, il tempo stesso parte, comincia dall’esistenza di quell’uomo, c’è un prima e un dopo, quella breve vita fa da spartiacque.

Non c’è nessun altro personaggio, se mi si passa il termine, sul quale si sia scritto tanto e non si finirà mai di scrivere.

L’attuale Chiesa Cattolica è davvero ciò che quell’uomo immaginava?

Non lo so, non sono nessuno per rispondere a questa domanda: mi sono sempre risposto che anche la Chiesa è fatta di uomini (e donne) e per questo gli errori commessi, anche gravi, gravissimi, compresi i peggiori sono così tanti.

Ci sono però anche tante (tantissime) cose positive, ma quelle hanno sempre fatto molto meno rumore, sapete, come il vecchio detto, no?

Fa molto più chiasso un albero che cade, rispetto ai miliardi di foglie che crescono…

Così, io ultimo, peccatore, lontanissimo dalla santità, mi sono concentrato su quella figura errante nel deserto, che non ha mai lasciato nulla di scritto, i cui detti e le sue opere sono però state prima tramandate e poi raccolte in quei quattro libretti che chiamiamo Vangeli.

Certo, ce n’erano altri, tantissimi, ma quelli che per alterne vicende sono giunti fino a noi sono quelli che conosciamo tutti.

E che ci troviamo, in sintesi?

Che l’uomo, qualsiasi uomo, può amare e compiere il bene, non solo essere buono, che quello non basta, non è mai bastato e mai basterà.

Una follia ancora oggi, dove tutto il pianeta sanguina e urla di disperazione.

Pure, quel messaggio, quella vita, sono un esempio, un “guardate che si può vivere anche diversamente, in pace, amando non solo il prossimo ma anche il proprio nemico”.

Follia, appunto, però dopo duemila anni siamo ancora qui a parlarne, a scriverne io e a leggerne, se vi aggrada, voi.

Perché in quella follia c’è la speranza, spesso l’unica che ci consente di andare avanti tra i tormenti, i problemi, le angosce della nostra vita quotidiana.

La speranza e la preghiera, quell’alzare imploranti lo sguardo al cielo in cerca d’aiuto, conforto, vie d’uscita.

Ripeto, non sono nessuno, tanto meno un sacerdote, però lo voglio scrivere lo stesso che tante volte la preghiera mi ha aiutato, eccome se mi ha aiutato, non c’è niente di cui vergognarsi, con tutti i miei enormi limiti e difetti sono un cristiano.

Sì, lo sono.

Con un oceano di dubbi, cadute e momenti in cui faticosamente mi sono alzato, ma lo sono e da tempo non ho alcuna remora a dirmi tale.

Non lo impongo agli altri però, questo no.

Quella vita là, quella di cui parlavamo prima e di cui parleremo ancora per chissà quanto altro tempo, quella è la proposta: folle, fuori dal nostro vissuto quotidiano?

Forse, o forse no.

Forse, se proprio oggi riuscissimo a spegnere tutti gli aggeggi elettronici diventati le nostre protesi irrinunciabili e – tacendo – ascoltassimo un po’ di più quell’io profondo di cui anche parlavamo prima, chi lo sa, magari davvero potremmo anche riuscire a trovare la … Sintonia del Cielo.

Perdonate lo sfogo del vostro umile scrivano, ma oggi è Venerdì Santo e mi andava così.

Amen.

Davide De Vita.

Fine marzo 2018: breve sguardo sul mondo e dintorni.

stazione spaziale cinese fuori controllo

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché il nostro immediato futuro è davvero difficile da interpretare, ammesso sia mai stato davvero possibile?

Perché non siamo a dirla tutta molto abili neppure a capire il presente?

Questo sarà un post leggero, che magari si appesantirà riga dopo riga, chi lo sa, siamo in Settimana Santa e la speranza dovrebbe essere diffusa, anche se…

Già, anche se.

Da dove cominciamo?

Dal cielo.

Non in senso religioso, ma proprio fisico, così fisico che di più non si può. Avete visto, per caso, il bel film “Gravity” con Sandra Bullock e George Clooney?

No?

Beh, se ne avrete occasione, guardatelo,  merita.

Lo cito in quanto in questo esatto momento, più o meno sulle nostre teste o di quelle di chiunque si arrabatti a vivere su questa palla di fango che chiamiamo “nostro pianeta” gravitano (appunto) i rottami di una stazione spaziale cinese. Si chiama “Tangong (o Tiangong a seconda della trascrizione) 1” e, ammesso che ne rimanga qualcosa dopo l’incandescente attraversamento dell’atmosfera terrestre, la probabilità che cada in testa a qualcuno di noi è pari allo 0,2%. Come hanno più volte ripetuto su “SkyTG24”, per capirci, questa probabilità è dieci milioni di volte (dieci milioni!) inferiore a quella che, nel corso di un anno, esiste di essere colpiti da un fulmine.

Si parla insomma del nulla, ma perché lo si fa?

Per riempire da tre ai quattro minuti di notiziario: ora, se lo fa Sky, perché non farlo anch’io?

Fatto.

Scendendo un po’ più terra terra, qui nel nostro italico stivale si va sempre più concretizzando (il neologismo è di Crozza, onore al merito) l’affermazione del partito (o non partito, come volete) “Movimento 5 Leghe” e direi che è pure giusto così, visto che gli italiani così si sono espressi nelle urne gli italiani…

Che ci sono andati.

Comunque la pensiate (la pensiamo), così è e non se vi pare, ma proprio così e basta.

Nel frattempo, tutti a scandalizzarci – ancora! – perché Google o Facebook sanno tutto di noi e di queste informazioni fanno ciò che vogliono…

Ripeto per la miliardesima volta che siamo innanzitutto noi a fornire una mole pazzesca di dati, più o meno consapevolmente (come ha già scritto qualcuno, c’è chi scrive, per farlo sapere al mondo, anche quante volte va al cesso, non lesinando dettagli in merito…), poi ci indigniamo per lo stesso motivo.

Eh già, siamo strani in questo XXI secolo…

Non che prima fossimo proprio a posto, ma la tecnologia aiuta.

A peggiorarci, se non altro si fa molto più presto.

Proseguiamo il nostro volo a macchia di leopardo, tanto Bersani dice di averlo già smacchiato…

Ah! Per quella che fu la par condicio: il suo esatto coetaneo ( se non sbaglio) ma di idee parecchio differenti, tanto per cambiare è di nuovo alle prese con gli strascichi del processo “Ruby – ter” ma a questo punto della telenovela, di nuovo come hanno già detto in tantissimi, prendersela ancora con lui equivarrebbe a sparare sulla Croce e sulla Luna rosse messe insieme… 

Guardiamo un po’ al di là del nostro naso, dunque.

Di là dall’Atlantico Trump continua a fare Trump, fregandosene come ha sempre fatto, o quasi, del “Russia – gate” o come l’hanno chiamato, mentre dall’altra parte Putin dice che non c’entra niente con le spie doppiogiochiste fatte uccidere – a proposito, ma sono ancora vive o no che non si capisce nemmeno quello? – a Londra ( avete mai sentito una spia o, peggio, uno dei loro capi, dire la verità?) e l’uomo meglio pettinato del mondo ( sì va beh, insieme al suddetto Trump… ), il giocherellone Kim Jong Un per una volta smette di sollazzarsi coi missili balistici nucleari e va in visita in Cina…

Tralascio gli innumerevoli conflitti in corso ovunque (non c’è solo la Siria, ma tanto ormai non ce ne frega niente manco di quella… ), catastrofi naturali e non (vedi quanto appena accaduto in Siberia… ), folli che si svegliano sempre più spesso la mattina e se ne vanno in giro (bene armati, quello sì, armatissimi… ) ad ammazzare chiunque capiti loro a tiro, perché questo è il progresso, amici miei, il trionfo dell’intelligenza e della ragione…

Sì, va beh, ci sono anche le solite,  tragiche storie infinite dei migranti, oppure l’ottantacinquenne che a dieci anni era riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento ed è stata torturata ed arsa forse viva, ma che volete che sia, son sciocchezze queste, in confronto al “nuovo che avanza” …

Ah! Quasi dimenticavo: in una città di una provincia che ora ha come sigla il contrario di “giù”, situata in un luogo diametralmente opposto al nord est, a brevissimo, pare, ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Come prima (più di prima, t’amerò…), anche di questo che volete che ce ne importi a noi che cambiamo il mondo dalla tastiera e al sicuro dietro lo schermo, in maniera – molto gattopardesca – che non cambi mai assolutamente nulla?

Sì, ragazzi, questo è lo sguardo sul mondo di questa settimana santa del 2018.

Ammesso ne abbia ancora voglia, che Dio ci aiuti.

Davide De Vita

Signor Pinotto: un ricordo per la festa del papà.

Pinotto a Milano

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Tanti auguri a tutti i papà, o babbi che dir si voglia, intanto.

Il perché di oggi è abbastanza personale, ma non troppo: m’è venuta voglia, infatti, di parlare di mio padre, che non c’è più dal 2010, data la ricorrenza.

Uno – dei tanti perché che potrei citare – è che ogni mattina guardandomi allo specchio, vedo riflessa la sua faccia; un altro è che la mia sta assumendo espressioni che erano le sue, così come sempre più spesso mi ritrovo a dire cose che diceva, a volte frasi intere.

Sarebbe fin troppo facile scrivere qui dei motivi che crearono dissapori tra noi durante i suoi ultimi anni, ma sono cose molto private, per cui non lo farò.

Il tempo poi ammorbidisce, smussa gli angoli e ancora una volta prova a farci capire che non siamo in grado – né in dovere – di giudicare nessuno, tanto meno chi ci ha messo al mondo.

Non ho mai dimenticato una frase, in merito, di un amico del Bangladesh, col quale iniziammo l’avventura dei nostri rispettivi esercizi commerciali presso il mercato. Si chiamava Rana, ci frequentavamo quotidianamente per cui parlavamo anche dei nostri problemi. Gli parlai di quel che accadeva tra me e mio padre e lui, lapidario, mi rispose:

<< Non importa. Non importa proprio niente: è tuo padre. >>

Appunto.

Così eccomi a ricordarti e rivolgerti un pensiero scevro da rancore, signor Pinotto, ovunque tu sia…

Eri diventato una specie di istituzione ad Iglesias, camminare con te per le vie del centro era impossibile, in quanto mancava poco ti fermassi – o ti fermassero loro – a chiacchierare anche con… Le mattonelle della pavimentazione stradale, tanto eri conosciuto.

Un uomo che lavorava dalle sei del mattino a mezzanotte, un’infinità di volte, per quel negozio (per i più giovani: era dove adesso c’è la Vodafone) parte di te e che in città era una sorta di punto di riferimento e di incontro.

Attento ai cambiamenti del tempo, alle innovazioni tecnologiche, il primo a portare ad Iglesias i televisori a colori, i computer, i cellulari, senza però afferrarne in pieno (come la stragrande maggioranza di tutti noi …) l’inimmaginabile futuro che oggi è il nostro presente.

Nei tempi d’oro, più di una lavatrice venduta e consegnata, al giorno, in un anno, per non dire dei televisori, da registrare nel tuo personalissimo “ruolino di marcia”, roba da far impallidire qualsiasi grande distribuzione di oggi, fermi restando i tempi diversi e la realtà sociale ed economica locale di allora.

Per chi ha qualche anno in più, ricordo signor Nino con l’Ape per le consegne e, tornando ancora più indietro nel tempo, signor Gori insieme al quale lo stesso signor Nino salivano sui tetti (misure di sicurezza: zero…) a montare le prime antenne, mentre Videolina (diventato poi il soprannome dello stesso signor Nino) muoveva i primi passi…

Poi ancora signor Pinotto e le sue barzellette, i viaggi, l’incredibile voglia di vivere…

La sua fascinazione politica per Craxi prima e per il primissimo Berlusconi, ma anche l’enorme impegno, in cambio di nulla, per la campagna elettorale e la prima amministrazione Pili.

Amavi Iglesias, signor Pinotto, questo non lo potrà mai negare nessuno, ti spendevi eccome, per essa.

La visione del possibile sviluppo in chiave turistica di tutta quest’area, decenni prima che se ne tornasse a parlare un po’ più seriamente.

Il rifugiarti nella pittura quando le cose non andavano bene e cominciavi a non capire più il mondo che ti circondava e aveva preso a correre troppo in fretta per te, anche se non l’avresti mai ammesso.

Eri questo e tante altre cose, signor Pinotto nonché padre mio e di mia sorella, l’unica capace di tenerti testa sempre e comunque!

Non sono questi però, come già detto, luogo e tempo di rancori e/o rivendicazioni: è invece solo un piccolo pensiero per te, ovunque tu sia.

Ciao signor Pinotto 😊

Davide De Vita

Il passato, il presente e il futuro attraverso il caso Moro.

Aldo_Moro_br

 

 

Buongiorno e chiediamoci un perché.  

Perché, per esempio, risulta così difficile leggere – nel senso di comprendere – il periodo storico che stiamo vivendo, da qualunque angolazione lo si voglia osservare.  

Abbiamo appena commemorato, ieri sedici marzo, il quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani, un tragico episodio della storia italiana sul quale gravano ancora, dopo tanto tempo, innumerevoli “lati oscuri”, a discapito – tanto per cambiare – di quella verità agognata prima di tutto dai familiari delle vittime.  

Non entro in merito alla polemica sulla presenza in tv di alcuni ex brigatisti rossi, ripetendo invece – come faccio da anni – che preferisco sperare piuttosto che sparare, onde per cui non potrò mai accettare la lotta armata come strumento di cambiamento.  

Non è sempre stato così però: nel ’78 ero un ragazzino – anche piuttosto antipatico, a rivedermi ora – di sedici anni che, volendo primeggiare in italiano e avendo come professore uno che si dichiarava apertamente marxista – leninista (in classe, allora non era inconsueto), mi ritrovai a difendere durante un’assemblea d’istituto prontamente indetta (anche questa molto frequente in quegli anni estremamente politicizzati) a poche ore, se non minuti, dal sequestro, l’operato delle BR.  

Nulla sapevo, poco me ne importava – bisogna dirlo, altrimenti se nessuno ha colpa non se ne esce – delle vittime, dei loro familiari, del sangue versato.  

Poliziotti e carabinieri sottopagati immolati in un sacrificio che, alla luce della Storia successiva, non portò a nulla.  

Se non alla coesione delle forze politiche contro le BR e alla loro sconfitta, da attribuire in prima persona alla mente del generale Dalla Chiesa, poi comodamente fatto fuori dalla mafia…  

Cose italiane, come sempre…  

Se vogliamo, possiamo cogliere anche la vicinanza – che strana coincidenza! – della data del sedici marzo col quindici, tradizionalmente ricordata come le << idi di marzo >, giorno in cui fu ucciso Cesare.  

Non è il caso qui di elencare tutti gli omicidi politici – o le stragi – di cui è costellata la Storia italiana, ma di quel sangue siamo eredi.  

Lo dimentichiamo spesso, ma è così.  

Per quanto riguarda il presente – o se vogliamo il futuro, dove timorosi ci stiamo affacciando – non è affatto semplice. 

Sappiamo tutti che, nonostante due siano chiaramente i vincitori delle elezioni (Di Maio e Salvini), da soli non possono avere la maggioranza.  

Col PD fortemente all’opposizione dopo essere finito ai minimi storici, gli scenari sempre più probabili, mentre l’orologio ticchetta inesorabilmente, sono un governo Cinque Stelle – Lega o un governo di scopo, cioè con l’unico obiettivo di modificare la legge elettorale e tornare quindi al voto; qui come al solito gli immancabili analisti danno nuovamente trionfanti i Cinque Stelle e, modestamente, sono d’accordo con loro, la fase storica è quella e non può cambiare in poche settimane o mesi.  

Come legare l’Italia del sequestro Moro a quella di oggi?  

Non si può, o… Quasi.

Sono due pianeti infinitamente distanti, non sovrapponibili, nonostante quella di oggi sia nipote di quella del 1978.  

Allora – non dobbiamo dimenticarlo – esistevano ancora, prepotentemente da entrambe le parti, i due blocchi contrapposti USA – URSS e, per quanto paradossale potesse sembrare, il deterrente nucleare teneva il mondo non in pace (non lo è MAI stato, purtroppo… ) ma almeno lontano da una Terza Guerra Mondiale.

Le due superpotenze si erano spartite le diverse aree di influenza, dove agivano con mezzi leciti e/o illeciti, con una prevalenza neanche troppo occulta dei secondi… Questa è la Storia, ragazzi, santi ce ne sono davvero pochi … 

Anche se non soprattutto in questo contesto va letta la vicenda Moro e la decisione di sacrificare la sua vita in nome del bene superiore dello Stato.

Pure, a rileggere la Storia senza la pretesa di riscriverla secondo il proprio orientamento politico (cosa assai difficile se non impossibile), dovremmo almeno riflettere sullo spessore – e la serietà – degli uomini dello Stato di allora e quelli di oggi.  

Nel bene e nel male, naturalmente.  

Non solo.  

Forse un legame lo si può trovare, anche se in negativo.  

Abbiamo perso, tutti, quell’abitudine al riconoscimento dei nostri errori – quindi all’ammissione delle nostre responsabilità – che forse prima avevamo e che, indubbiamente, ci faceva crescere.  

Oggi conta solo il vincente, che sfiora la sopraffazione.  

Mi riferisco anche – come potrei farne a meno? – ai ragazzi e quindi alla scuola, dove pare che, per tanti genitori – non tutti, grazie al Cielo… – sia fondamentale la promozione a tutti i costi, a discapito della reale preparazione dei propri figli.  

Non mi risultano miei coetanei morti per essere stati rimandati o essere stati bocciati, mentre moltissimi di loro sono persone validissime che godono, per quello che conta, del mio massimo rispetto e della mia stima.  

Oggi, forse anche per ciò che ho appena scritto, c’è il rischio reale che un o una adolescente si suicidi (purtroppo è già successo) per un brutto voto o una nota.  

Non credo questo aiuti a formare donne e uomini nuovi…  

Il futuro, quindi? 

Una grande nebulosa, dove tutto e il contrario di tutto è ahimè possibile.  

Alla prossima, grazie per avermi letto fin qui, chiunque siate e comunque la pensiate.  

Davide De Vita 

La spocchia.

Renzi triste sconfitta 2018

 

 

Buonasera e chiediamoci un perché.

O meglio, continuiamo a chiedercelo, tanto quest’anno ai Mondiali di Calcio non c’andiamo quindi le chiacchiere da bar – come ripeto può essere definita questa – da qualcosa dovranno pur essere alimentate.

La spocchia, dunque.

Temo di non esserne esente nemmeno io, puntiglioso come sono, ai limiti ed oltre l’antipatia, sull’uso di verbi e congiuntivi come la buonanima della mia maestra (la più severa ma valida tra tutte e tutti gli insegnanti che abbia mai avuto) m’aveva appunto insegnato, oppure con citazioni storiche e sfoggio di cultura…

Beh, ragazzi, dati alla mano, nel 2018 queste cose non pagano.

La spocchia di certi alti dirigenti della cosiddetta sinistra o centro sinistra o quello che vi pare, mister D’ Alema in primis, proprio cintura nera in materia, ma Renzi, il mattacchione di Firenze non gli è da meno, beh, a lungo andare, all’elettore che prima ancora un pochino ci credeva, ha proprio rotto il c***o.

E di nuovo scusate il francesismo.

Per quanto continui a non condividerne le idee, non posso continuare a mancare di rispetto ai Cinque Stelle: Di Battista era in piazza Sella, qui ad Iglesias, solo pochi giorni fa, dopo aver girato innumerevoli altre piazze, mentre Di Maio mostrava il volto morbido e “istituzionale” del Movimento.

Una strategia dimostratasi vincente, ma roba nella quale e per la quale, raccontano gli anziani, il “vecchio” Partito Comunista non era secondo a nessuno…

Come hanno già scritto in tanti, i cosiddetti radical chic hanno mollato – per usare un termine gentile – il popolo preferendogli i salotti bene e gli studi televisivi: chiaro che il popolo, che non è fesso, s’incazzi.

Magari ci mette anni a far capire che così non va bene, le persone impoverite si stufano di ascoltare promesse – precedenti a quelle di quest’anno – su promesse, mai mantenute mentre lo stipendio (e i “benedetti” vitalizi) di deputati e senatori venivano nel frattempo messi al sicuro, blindati…

Se poi ci si mette anche Renzi a fare il piccolo Berlusconi, attirandosi l’antipatia anche dai sistemi solari vicini, sordo a chiunque gli dicesse che stava sbagliando tutto, con un’arroganza e una prepotenza che forse nemmeno l’<< originale > ha mai avuto o quasi, beh, non è che si possa dire: non ce l’aspettavamo.

Certo, anche gli altri “soloni” frantumando quel che restava del Partito Democratico hanno messo del loro, dimostrando di interessarsi molto di più delle beghe interne e delle rese dei conti incrociati piuttosto che dei problemi veri delle persone, quella <<gggente >> che, sentendosi tradita, non poteva che guardare e rivolgersi altrove.

Si dice che ai funerali di Almirante ci fosse la moglie di Berlinguer e che a quelli di quest’ultimo vi fosse la vedova del primo: non so se sia vero, ma l’aneddoto ricorda uomini di uno spessore completamente diverso, avversari politici ma mai nemici, con un rispetto reciproco ch’è proprio andato perso.

Mi si dirà che questi sono altri tempi, completamente diversi e incredibilmente più veloci, mi si accuserà di nostalgia e forse è proprio così, ma ho dei nipotini in Gran Bretagna e, a malincuore, devo affermare che sono felice siano già cittadini inglesi (sì, solo per essere nati lì) e si apprestino a vivere la propria vita lontano da questo Paese dal futuro invece parecchio incerto.

Non ho la sfera di cristallo quindi non posso prevedere il futuro, magari mi sbaglio e questo <<nuovo ch’è arrivato>> mi stupirà con meraviglie ed effetti speciali, se accadrà tanto meglio per tutti, ma al momento se permettete mi tengo tutta quanta la mia perplessità.

Può darsi, come è stato detto e ripetuto, che il tempo delle ideologie sia terminato, forse viviamo un periodo storico che solo quei bambini di cui sopra riusciranno a capire una volta adulti, con mezzi e tecnologie che oggi non possiamo nemmeno immaginare; intanto, su un concetto sono d’accordo: benvenuti nella Terza Repubblica e…

Che Dio ce la mandi buona.

Davide De Vita

 

Italia a cinque stelle.

 

Vittoria del M5S

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Se lo staranno sicuramente chiedendo in molte segreterie di partito, stamattina, davanti alla palese, indiscutibile vittoria del Movimento 5 Stelle che raggiunge – l’hanno fatto notare in molti – percentuali democristiane diventando il primo partito in Italia.

Non ho votato per loro, faccio parte degli sconfitti, però in democrazia il dato dei voti (nonostante non sia ancora completo, non credo cambierà la sostanza) è inoppugnabile e, come nel calcio, chi segna di più vince.

Orfani del calcio come siamo per la scomparsa del povero Davide Astori (tra parentesi che tristezza morire a trentun anni nel pieno della carriera) mi trovo a commentare, come immagino in tutti i bar d’ Italia – isole comprese – il voto di ieri.

Non è mia abitudine salire sul carro dei vincitori, per cui non lo farò, puntando invece l’attenzione sugli sconfitti.

Tra questi, come sempre a mio modestissimo parere, ci sono senz’altro Renzi e il “suo” PD, ma anche gli illusi Bersani, Grasso e C., dove  per “C” si intende fortemente lo spocchioso D’Alema.

A destra, come profeticamente ha sbandierato (per usare un eufemismo…) la << Femen>> presentatasi al seggio dove ha votato Berlusconi, lo sconfitto, lo “scaduto” è proprio lui, con la peggiore performance di Forza Italia di sempre, superata dalla pimpante Lega di Salvini.

Male anche, tra gli altri <<minori>>, la Bonino con il suo << + Europa>>: l’appello << Amatemi meno, votatemi di più. >> non è stato evidentemente ascoltato.

Ora, come riportano tutti i giornali e gli immancabili analisti – ripeto: personalmente mi colloco all’altezza … Del bancone del bar, un caffè caldissimo e una pasta qualsiasi con marmellata, grazie. – sarà un rompicapo pazzesco creare una maggioranza stabile, in quanto l’unica possibile, << pallottoliere>> alla mano, sembrerebbe proprio M5S + Lega, che raggiungerebbe e supererebbe la fatidica soglia dei 316 seggi (alla camera, se non ho capito male).

Questa la politica di queste ore, ma ci sono molte altre sfide che la Storia pone di fronte a vincitori e vinti.

Come detto, del M5S parleranno tanto e in tanti, ma… Che fine ha fatto la sinistra? Esiste ancora? Ha un senso? E, se esiste, non si rende conto di essersi allontanata tantissimo da quello che una volta si chiamava paese reale?

Non solo: questa è una ennesima spallata all’Europa e all’idea stessa che se ne ha, ma come un cane che si morde la coda, così come stanno le cose oggi, proprio con quella stessa Europa il futuro governo – qualunque futuro governo – dovrà fare i conti. 

I problemi di ogni giorno – perché di questo si tratta, non di altro, stringi stringi – li conosciamo benissimo tutti, ahimè, terrorizzati come siamo da qualunque cosa diversa da un volantino pubblicitario si manifesti nella nostra cassetta delle lettere (quella vera, non della posta elettronica…).

La crisi economica che non sembra affatto terminata nonostante i proclami, la disoccupazione giovanile ma non solo, il lavoro nero e in nero, la corruzione senza confini e senza colori, giusto per citare le prime – da decenni sempre le stesse… – cose che vengono in mente, sono tutti temi che, perdonate il francesismo, fanno girare i coglioni a chiunque.

La sensazione, dopo decenni di vita malvissuta, è che gli italiani abbiano pensato:

<< Proviamo con questi che almeno il computer lo sanno usare. >>

Però, come dicevo, è solo la mia solita e magari sbagliata opinione.

Il resto è fatto di politici di professione – sconfitti – che pur mostrandosi sorridenti davanti alle telecamere, si leccano le ferite e si stracciano le vesti nelle segrete segreterie dei loro partiti…

Speriamo di salvarci, tutti.

Davide De Vita

La squadriglia Scoiattoli e il giornalismo

 

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Buongiorno e chiediamoci un perché?

Premessa & avvertenza: questo sarà un pezzo molto “scout”, quindi … Siatene consapevoli, vi ho avvisato prima!

Il << perché>> di oggi sarà, di conseguenza, abbastanza personale, ma mi va di scriverlo (così eviterò di parlare di elezioni…) e quindi partiamo.

È capitato che mi abbia cercato un amico e capo scout di Carbonia, chiedendomi se fossi disposto a dare una mano ad una sua squadriglia femminile impegnata nella conquista della specialità di squadriglia di giornalismo.

Ora io non sono ufficialmente un giornalista (ho sfiorato più volte il raggiungimento della tessera di pubblicista ma… M’è sempre sfuggita all’ultimo momento) ma pare che – a detta di molti – qualche esperienza nel campo ce l’abbia, per cui ho accettato con grande piacere.

<< Non fare il modesto >>

M’ha detto al telefono Matteo, l’amico capo scout di Carbonia, per cui nel giro di pochi giorni Rita ed io abbiamo potuto accogliere la squadriglia Scoiattoli femminile in casa nostra.

Sono arrivate in uniforme, queste ragazze curiose di sapere qualcosa da me che per l’occasione mi son sentito quasi importante. Ho pensato anche che per loro, fascia d’età compresa tra i dodici e i quindici anni, dovevo apparire come  una sorta di alieno proveniente da un altro spazio e soprattutto da un altro tempo, passato, molto passato.

In qualche modo una sorta di contatto verbale si è stabilito, così qualche prima timida domanda sono riuscite a farmela, queste giovani future donne, tutte – ahimè per me che non lo sono per niente – native digitali, nate e completamente appartenenti a questo XXI sec.

Non al mio quindi, che senza tema di smentita, è il…

Secolo scorso.

Ho provato comunque a dare loro alcuni consigli, o meglio a parlare delle mie esperienze di cronista per varie testate cartacee e/o on line, senza omettere gravi errori di cui ancora mi vergogno e dai quali ho cercato di metterle in guardia.

Non gliene faccio una colpa, ma sono rimasto abbastanza male quando, chiedendo qual era l’ultimo libro che avevano letto m’hanno risposto:

<< Non me lo ricordo >>

Oppure:

<< Ne ho iniziato diversi ma non ricordo di averne finito qualcuno di recente… >>

O anche:

<< Quello che ho dovuto leggere a scuola… >>

Dovuto, capite?

Per qualcuna la lettura di un libro è stata un’imposizione, il modo peggiore di far amare la lettura.

È andata molto meglio, invece, quando ho chiesto loro quali serie tv seguissero: su tutte hanno fatto la parte del leone “Greys anatomy”, che non ha bisogno di presentazioni e Tredici”, di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza.

Ho chiesto a loro e poi sono andato a cercare di che si tratta; ecco le prime righe riportate al solito da mamma Wiky:

Tredici (13 Reasons Why, reso graficamente TH1RTEEN R3ASONS WHY) è una serie televisiva statunitense creata da Brian Yorkey basata sul romanzo 13 di Jay Asher. La storia ruota attorno alle vicende che seguono il suicidio dell’adolescente Hannah Baker, la quale ha registrato i tredici motivi che l’hanno spinta a suicidarsi.

Non sono un sociologo e non voglio fingere di esserlo, ma il fatto che una serie simile riscuota grande successo sulle – e sugli – adolescenti dovrebbe, quanto meno, far riflettere parecchio noi adulti sempre tanto presi da noi stessi e dai nostri apparentemente molto più importanti problemi…

Per la serie:

<< non siamo riusciti ad individuare o riconoscere alcun segno o segnale di disagio giovanile… >>

Ah no?

Va beh…

Non drammatizziamo e torniamo alle ragazze “Scoiattoli” che, timidezza a parte, ma ci stava tutta, voglia di vivere e sperimentare nuove e sane avventure ne avevano e ne hanno tantissima, non lo scrivo per tranquillizzare chi legge ma per riportare ciò che i miei occhi hanno visto e le mie orecchie hanno sentito.

Per i tempi in cui viviamo, infatti, queste ragazze – pur accompagnate all’andata e al ritorno da Iglesias dai loro capi, meglio sottolinearlo – hanno comunque dimostrato intraprendenza e voglia di conoscere il mondo un po’ più da vicino e non soltanto attraverso i soliti social, insomma – ripeto non mi pare cosa da poco – andando a vedere “di persona”, fatto questo – come ho provato a dire loro – che ritengo fondamentale per il giornalismo vero e non infarcito di  oggi tanto di moda.

In conclusione, nel ringraziare queste ragazze – e i loro capi – per essere venute a trovare Rita e me e aver impiegato un bel po’ del loro tempo a chiacchierare con chi ai loro occhi probabilmente appariva come una sorta di dinosauro parlante, faccio anche gli auguri perché raggiungano presto il loro obiettivo, ma sono certissimo che conquisteranno/rinnoveranno la specialità di squadriglia di giornalismo, spero grazie anche al mio piccolo e modesto contributo.

Ve l’ho scritto in apertura, care lettrici e cari lettori: cose da scout ma, forse, non solo…

Alla prossima.

Davide De Vita