Orfani di futuro.

guardare lontano

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, ad esempio, non riusciamo ancora ad immaginare un “dopo – Salvini”, (su scala mondiale potrebbe essere un “dopo – Trump”, fatte salve le ovvie “percentuali di importanza” sia dei due individui sia dei rispettivi ruoli) concentrati come siamo, complici tv e media, su quanto dice e/o dice di fare?

Scorrono sugli schermi – oggi diciotto luglio duemila diciotto – immagini crude, impietose di profughi salvati ( o non salvati… ) in mare che ci guardano con occhi sgranati e loro, quelli sì, più di ogni altro, chiedono:

<< Perché? >>

Qui – sempre a modestissimo parere di chi scrive – non si tratta del “PD” o di quel che ne resta, per non parlare delle macerie di quella che una volta si chiamava “sinistra”, ma anche di ciò che si intende per “destra moderata” (ammesso che esista o possa esistere) oppure dell’area centrista e/o liberale (vedi altre macerie, Forza Italia e zone limitrofe), ma di provare ad immaginare un futuro credibile e sostenibile per questo malandato Paese.

Non si tratta nemmeno e/o soltanto di Europa che – lo riconosco – si è sempre lavata le mani di questo problema/ fenomeno che la geografia prima di tutto ha sbattuto in faccia all’Italia o per essere più precisi al suo Sud (come se questo non avesse già abbastanza problema…), no.

Si tratta dell’assenza di una visione, dell’incapacità di guardare lontano e ancora più lontano.

Qualche decennio fa ci si esaltava (risultati: pochi, forse zero) con slogan come << Fantasia al potere >> o anche << Immaginazione al potere >>.

Beh, nel 2018 in Italia (o in Europa) si può affermare di tutto tranne che al potere ci sia un briciolo di fantasia…

Forse è proprio questo l’errore.

Continuiamo a focalizzare l’attenzione sul presente – drammatico purtroppo sotto molti aspetti – senza sforzarci di provare almeno ad immaginare un futuro alternativo.

Ci manca – abbiamo perduto? – la forza rivoluzionaria della “visione”, di quell’Utopia irraggiungibile per sua stessa natura, ma in direzione della quale si potrebbe invece mettersi in marcia, << andare verso >>.

Abbiamo spento e teniamo spente fin troppe menti, oppure quelle che potrebbero creare questa nuova visione preferiscono impegnare la propria energia in altri campi, lontano dalla politica quando non anche – lo sappiamo bene – da questo stesso Paese.

Ci mancano,  insomma,  teste pensanti e visionarie proiettate nel futuro, capaci di “tracciare una rotta”.

Così il presente invece incombe e ci sommerge, attanaglia, incatena all’oggi e a tutti i problemi ad esso connessi che, per carità, sono certamente da affrontare, ma manca la prospettiva a lungo termine.

In un’epoca definita post – ideologica, manca tanto un ago di bussola ben calamitato e regna dunque la confusione, nella quale chi urla di più è – purtroppo – il più seguito in quanto facilissimo da seguire…

Ecco, vedete?

Ci sono ricascato: il presente domina, obnubila per usare un termine un po’ inconsueto e per il quale sarò di nuovo etichettato come radical chic

Che grande fesseria, sia l’essere etichettati sia etichettare, peccato spero veniale nel quale spesso e volentieri incorro anch’io e per il quale – mi è stato fatto notare con garbo ma anche giusta fermezza – chiedo pubblicamente scusa e – come i bambini – prometto di non farlo più o almeno di provarci …

In conclusione, temo seriamente che, al momento, da qualsiasi angolazione ci si voglia osservare, siamo …

Orfani di futuro.

Davide De Vita

Questione di scelte. Sempre.

scelte

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Questa volta il perché più che altro me lo chiedo io, quindi questa può passare, se volete, come riflessione personale, per cui come sempre se avete di meglio da fare piuttosto che leggere queste righe… Fate pure, non mi offendo! 

Ah. Ci siete ancora? Okay…

Perché, dunque, a poco meno di sessant’anni ho scelto di schierarmi, di dichiarare pubblicamente “da che parte sto” piuttosto che restare passivamente a guardare?

L’ho già scritto altre volte, perché lo ritengo necessario, perché il rimorso (“ho fatto qualcosa, anche se magari sbagliata, ma ho agito”) è sempre meglio del rimpianto (“non ho fatto nulla, ah, se avessi fatto così o cosà…”), perché mi sento di farlo, perché il mio vissuto pare indicare, qui e ora, proprio quella strada e/o quel percorso, perché lo posso fare, da uomo libero.

Consapevole di non avere la verità assoluta in tasca, di cavalcare un’idea, forse un ideale ma non un’ideologia, nonostante ci siano ancora in giro le macerie della stessa…

Il senso è dunque: forse sbaglio, ma ci provo.

Solo chi non fa, non sbaglia.

Sapete, di recente un mio carissimo amico (che ha tutta la mia più incondizionata stima, anzi, forse anche di più proprio per questo) dopo un mio azzardato commento su qualcosa che aveva più che legittimamente scritto, m’ha chiamato con un termine che non riporto, ma che lui capirà.

Beh, un po’ e forse più di un po’ devo dargli ragione, intanto perché è una testa pensante, ragiona, argomenta e non butta giù concetti “random” come tanti altri, nonostante su tante cose la vediamo diversamente (inoltre scrive benissimo e qui c’è più di una punta d’invidia da parte mia…), poi perché spesso assumo davvero questo atteggiamento saccente e, francamente, piuttosto antipatico.

Chiedo scusa a tutti e ringrazio lui che, dopo Rita che con amore e dolcezza ha provato a farmelo capire in tutti i modi, ha ribadito il concetto centrando probabilmente il bersaglio o andandoci vicinissimo.

Fin qui la parte propriamente personale, l’analisi del mio modus operandi sia verbale sia scritto, ma torniamo a bomba – solo per modo di dire, per carità! – e affrontiamo ciò che c’è da affrontare.

Partiamo da quella che ormai è diventata una sorta di battuta:

<< E allora il PD? >>

Esattamente.

Chiariamo: non sono innamorato di questo partito che, siamo oggettivi, rischia davvero l’estinzione.

Mi piacciono, invece, alcune figure emergenti, giovani, che stanno provando – credo – a fare un vero e proprio refresh.

Sono ragazze e ragazzi che potrebbero essere miei figli e nelle quali e nei quali, sarò l’ultimo degli idealisti come ho ripetuto più volte, nutro moltissime speranze.

Perché?

Perché ora o mai più, perché se è vero che il PD in quanto tale com’era e com’è ancora  (e non mi piace) se non si dà una bella strigliata è a rischio estinzione, è anche vero, sempre secondo me, che ha un’occasione unica, storica, per reinventarsi e imbroccare finalmente la strada giusta.

Come?

Il mezzo o i mezzi.

Il Movimento 5 Stelle, che non è il demonio assoluto, ha mostrato come si può usare il mezzo simbolo di quest’epoca: Internet.

Nasce nel e sul web, grazie a questo, streaming dopo streaming, è arrivato al potere, in quello stesso “palazzo” che ha sempre affermato di voler “rivoltare come un calzino”.

Sono “lassù” da poche settimane, sarà la Storia a scrivere il giudizio sul loro operato, ma che sappiano e abbiano saputo usare questo mezzo meglio di chiunque altro è indubbio.

Non c’è naturalmente solo la rete, esistono ancora la carta stampata, la tv, la radio, ma sono sempre più interconnessi alla rete stessa, quindi bisogna migliorarsi, perfezionarsi proprio in questo campo.

I contenuti.

La Storia, la tradizione, i grandi uomini che hanno trasmesso idee e proposte in quello che era prima il PCI e poi è diventato tante altre cose, non possono andare perdute, lo scrivo da persona che non ha mai avuto quella tessera in tasca – non ne ho mai avuto di nessun partito o politiche in genere – ma andrebbero ristudiate, ri – analizzate alla luce del XXI secolo e di chi ci vive; un altro dei concetti sbandierati proprio dai 5 stelle (ma non so, all’atto pratico, quanto realizzato nella vita di tutti i giorni) è che siamo in un’epoca post – ideologica.

Forse.

Fatto sta che, a prescindere dalla provenienza, dall’etnia, dalla religione, dalla fede politica, c’è gente, migliaia, milioni di persone che provengono dal Sud del mondo (non necessariamente geografico) e hanno fame, sete, non hanno accesso non dico ad Internet ma all’istruzione di base, alla medicina di base e via di questo passo.

La rappresentanza.

Chi rappresentare?

Di recente qualcuno ha spiegato che la parola “partito” significa appunto “rappresentare una parte”; bisogna capire quale; sempre secondo il mio modestissimo parere, bisogna ricominciare, per essere nuovamente credibili, a rappresentare gli ultimi, coloro che hanno più bisogno degli altri, che hanno più bisogno di noi.

Italiani, congolesi, coreani, cileni, argentini, ecuadoregni, quello che vi pare.

Persone bisognose, vedi proprio parabola del buon samaritano.

Ribadisco, urlo, scrivo, ripeto: prima le persone.

Cosa c’entra questo con l’essere di sinistra?

Forse, una volta per tutte, proprio questo è essere di sinistra, così come è essere cristiano nella pratica e non a parole, ve lo dice un peccatore che spesso davanti allo specchio ha dovuto abbassare lo sguardo.

Due estremi che si incontrano? Forse. Magari non sono due estremi ma i due volti della stessa, classica medaglia.

Insomma, questione di scelte e… Grazie, amico mio (tu sai chi sei 😉) per avermi dato l’input per questo pezzo!

Davide De Vita

 

Vedo “nero”: appello a chi ha già letto almeno dai cinquanta libri … In su.

atlete italiane staffetta

Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo, oro italiano nella 4 x 400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Sì, ma non restiamocene seduti qui davanti, al sicuro dietro lo schermo del pc o dello smartphone o dell’i-phone o quello che vi pare.

Chiediamoci non solo

Salvini: perché?

ma anche

Questo mondo: perché?”.

O anche:

perché una foto come quella postata in apertura fa ancora notizia, quando dovrebbe essere assolutamente normale e avere solo connotati sportivi, tra l’altro encomiabili?

Perché anche noi siamo responsabili, dove per “noi” intendo persone che nella vita hanno letto almeno dai cinquanta ai cento libri.

In su.

Siamo responsabili – fatte naturalmente le debite eccezioni, ci sono persone che non hanno mai smesso di impegnarsi e bisogna dargliene atto – di questo imbarbarimento globale, di questo impoverimento culturale, di questa regressione che altri chiamano “progresso” e/o “cambiamento” e invece non è altro che il trionfo assoluto della mediocrità.

Come sempre è la mia opinione personale, sempre opinabile, ma i presupposti perché vada sempre peggio ci sono tutti e noi, io per primo, siamo rimasti a guardare, naturalmente, come già scritto, ma lo ribadisco,  fatte le debite eccezioni.

Sono stato additato come intellettuale (mah…) schierato, “signor Ovvio” e tante altre belle cose, ci stanno tutte e le accetto, ma una parte di me, che prima sussurrava, ora grida:

<< Ti sei svegliato tardi, ora forse è addirittura troppo tardi. >>

Spero di no, ma decisamente adesso è impossibile restare a guardare, impassibili.

Mi ero scelto un ruolo passivo di osservatore, poi mi sono schierato, apertamente, liberamente e democraticamente.

Spero, nel piccolo, non troppo tardi.

Per questo bisogna scrivere non solo qui ma cercare il contatto diretto con le persone che la pensano diversamente e tentare il dialogo, sempre.

Chiedere addirittura scusa (già fatto più volte), se serve: il fine ultimo è troppo più importante del nostro piccolo orgoglio personale.

Perché, se non proviamo a contrastare l’onda ignorante, retrograda, xenofoba, neanche troppo cripto-autarchica ci ritroveremo in una situazione che ahimè non solo questo Paese ma l’Europa intera ha già conosciuto; e già l’Europa come idea stessa sta scricchiolando parecchio …

Come si fa?

Bella domanda.

Una delle prime idee che mi è venuta in mente è: bisogna indossare il saio dell’umiltà – chi già lo indossa ne indossi uno ancora più “efficace” e cerchi di avere infinita pazienza… – e cerchi, usando le parole più semplici di cui è capace, di diffondere la cultura accumulata in tanti anni e che non può e non deve essere fine a sé stessa, ma appunto condivisa, un po’ come il pane evangelico.

Bisogna arrivare a far capire alle persone che l’ignoranza non è una cosa bella ma un’arma con la quale i leader attuali non stanno facendo altro – come sempre nella Storia – che prenderle per il culo in modo da mantenere il potere il più a lungo possibile, a loro stesso danno.

Com’è stato già detto e scritto più e più volte,

l’ignoranza è proprio la più grande e pericolosa arma di distrazione di massa

mai concepita dall’uomo, fin dalle origini della civiltà.

Contrastarla è quindi, oggi, compito sempre più ingrato e difficile, ma ora o mai più.

Ci costerà dunque abbandonare il linguaggio un po’ snob che – confessiamolo – utilizziamo spesso e ci fa sentire tanto superiori, ma adesso siamo fuori moda, adesso c’è un ministro che si vanta di non leggere da tre anni…

A me non va giù che continuino a morire centinaia, migliaia di persone nel Mediterraneo così come non va giù che ci siano più di cinque milioni di persone di nazionalità italiana al di sotto della soglia di povertà, ma non credo assolutamente che il primo problema sia la causa del secondo, non c’è riscontro nemmeno temporale in questo.

Non mi va giù lo stesso, per esempio, che non sia riconosciuto il reato di tortura, ma nemmeno che la Polizia e le forze dell’Ordine non abbiano personale e mezzi adeguati: come in tutte le cose, a mio modo di vedere, manca equilibrio nelle scelte e nelle decisioni, ai vari livelli.

Quindi è il momento, se già non è troppo tardi, ripeto, di usare ciò che sappiamo per cambiare il mondo sul serio, cominciando pezzettino per pezzettino, persona per persona, a spiegare con pazienza ciò che sta realmente accadendo; cito il grandioso film “Philadelphia”:

spiegarlo come se si fosse davanti ad un bambino di quattro anni”.

Potrebbe essere l’ultimo tentativo di salvarci tutti: dopo, sarò pure l’ennesima “Cassandra”, ma vedo nero, in tutti i sensi, tranne quello odiato dal leader leghista.

Con la forte speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

Conoscenze di base? Zero. (la bufala della “prossima introduzione” delle cifre arabe che, invece, usiamo già da secoli)

Zero

Buongiorno e chiediamoci un perché.

So di non essere letto da molti che dovrebbero essere i veri destinatari di questi pezzi, però scrivo lo stesso nella speranza che qualcuno, di voi che mi leggete e ringrazio infinitamente per il tempo che mi dedicate, conosca qualcun altro che non mi legge, gliene parli, questi lo dica a qualcun altro e così via, fino a…

Raggiungere i suddetti soggetti.

Certo, recita un vecchio adagio che chi vive sperando non muoia proprio benissimo, però ci provo lo stesso, che volete, sarò l’ultimo dei romantici o dei sognatori, o tutt’e due, chi lo sa, fate voi.

Arriviamo al dunque: perché un esagerato numero di persone, tutti evidentemente tastieristi (da pc e/o smartphone) compulsivi e con tanto tempo a disposizione, ha sfogato la propria rabbia repressa quando un buontempone ha postato su un social (non ricordo quale) la “sconvolgente” notizia che a breve a scuola si sarebbero introdotti i… Numeri arabi?

Semplice: perché, purtroppo, l’ignoranza è sempre più diffusa, dannosa, insensibile allo spirito critico e anche al semplice buon senso.

Probabilmente avete già sentito parlare di questa storia, in ogni caso ne ha scritto Gramellini stamattina e il suo articolo è stato riportato da Radio24, la radio de ilSole24ore.

Fatto sta, lo ricordiamo ma sono cose che – un tempo era così, oggi non ne sono sicuro – si dovrebbero sapere dalle elementari, usiamo normalmente i numeri o cifre arabe sempre, tutti i giorni fin dal …

Decimo secolo, quando le imparammo da loro.

Come sempre (la ricerca mi è costata “addirittura” dieci secondi… Anche se ricordavo che la mia maestra ce lo insegnò a suo tempo, ma meglio fugare ogni eventuale dubbio) riportiamo cosa scrive mamma Wiki; ricordo ancora una volta, non mi stancherò mai di ripeterlo, che queste informazioni a loro volta sono presenti in quegli oggetti strani, fatti di carta, dimenticati, di forma rettangolare e pieni di cose scritte chiamati “libri” …

numeri arabi, anche conosciuti come numeri indo-arabici, sono la rappresentazione simbolica delle entità numeriche più comune al mondo. Sono considerati una pietra miliare nello sviluppo della matematica.

Si può distinguere tra il sistema posizionale utilizzato, conosciuto anche come sistema numerico indo-arabo, ed il preciso glifo utilizzato. I glifi più comunemente usati in associazione all’alfabeto latino sin dai tempi dell’era moderna sono 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9.

I numeri nacquero in India tra il 400 a.C. ed il 400 d.C. Furono trasmessi prima nell’Asia occidentale, dove trovano menzione nel IX secolo, ed in seguito in Europa nel X secolo. Poiché la conoscenza di tali numeri raggiunse l’Europa attraverso il lavoro di matematici ed astronomi arabi, i numeri vennero chiamati “numeri arabi“.

C’è di più: anche il concetto di “zero”, prima sconosciuto in Europa, ce lo insegnarono loro.

Lo zero (cf. arabo (sefr), ebraico אפס (éfes), sanscrito शून्य (śūnya), neol. greco μηδέν [inteso come nulla, niente]) è il numero che precede uno e gli altri interi positivi e segue i numeri negativi.

Dalla parola araba “sefr” o “sifr” secondo altre fonti, deriva la parola “cifra” tuttora in uso.

Purtroppo, questa ovvia ricerca – che dovrebbe essere superflua in un Paese che si ritiene alfabetizzato almeno per quanto riguarda le nozioni basilari della conoscenza – non è stata fatta dai signori di cui sopra, allarmati innanzitutto dalla “terribile” parola “arabi”.

Non è affatto un bel segnale, significa che un numero sempre maggiore di persone, in Italia,  non solo non ha più le minime conoscenze di base ma, ahimè, letteralmente non è più in grado di ragionareNon posso fare a meno di aggiungere che queste stesse persone hanno votato, votano e voteranno. 

Ancora, parafrasando un leit – motif molto usato ultimamente,  forse sarebbe meglio non solo “prima l’Italiano (inteso come lingua, anche quella assassinata quotidianamente da spietati serial killer di grammatica e ortografia)” ma anche tutte le altre materie andrebbero proprio come minimo… 

Ripassate.

Alla cultura araba dobbiamo anche, invece – è Storia, non un parere o un’opinione – le nozioni di base, tra le tante, dell’astronomia o dell’anatomia umana, per esempio…

Ricordarlo però – vabbé, saperlo proprio forse è chiedere troppo… – oggi non è di moda, non fa tendenza.

Sarà perché…

È vero?

Davide De Vita

 

 

Crollo PD nazionale: capolinea?

crollo PD

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché la sinistra e più nello specifico il PD è andato incontro all’ennesima disfatta a livello nazionale, perdendo anche quelle che da sempre erano considerate roccaforti rosse, come si usa dire?

Perché, come sempre a mio modestissimo parere, ha perso l’anima.

L’ha persa – non sono il primo che l’afferma ma concordo – nei salotti della Roma bene e nelle << apericene >>, disdegnando le persone comuni con un’alzata di sopracciglio e/o di baffo sdegnato alla D’Alema o con l’arroganza e il presenzialismo – protagonismo di un Renzi fin troppo simile al modello berlusconiano.

Il PD spocchioso e altezzoso è distante anni luce dai problemi quotidiani della povera gente, delle persone comuni che non sanno come fare a mettere insieme il pranzo con la cena che, sentendosi tradite e abbandonate, votano Lega e Salvini, perché lui c’è sempre in tv, parla alla loro pancia e sembra uno determinato a risolvere i problemi.

Sembra – badate bene – perché poi la Storia ci dirà ciò che ha fatto davvero o non ha fatto, ma in questo mondo dominato dall’immagine, creato e lasciatoci in eredità proprio dal berlusconismo più rampante, fatto di culi, tette & spot in quantità industriale come in Italia prima non s’era mai visto, unito ad un’ignoranza dilagante e spaventosa a più livelli, in questo mondo dominato dall’immagine dicevo, ciò che “sembra” diventa, per quello che una volta si chiamava “popolo bue” e oggi “utente finale” ( cit. Beppe Severgnini) ciò che “ è”.

In questo modo, la menzogna ripetuta mille volte diventa realtà e pure condivisa migliaia, milioni di volte, in quanto Internet, purtroppo, è anche un enorme amplificatore di… Ignoranza.

La sinistra – fatte le debite eccezioni, ma in termini elettorali, dati alla mano, queste son pari allo zero virgola o quasi … – e di nuovo nello specifico il PD, davanti a tutto ciò sembra proprio sia stata a guardare, quando non a contemplarsi l’ombelico o peggio ancora a fare danni in multilevel.

Tutto ciò agli elettori non piace, forse è il caso di prenderne atto.

Tutto ciò mentre la gente di Salvini fa suo il vecchio metodo “PCI” di ascoltare il malcontento delle persone e riprendersi le piazze, regione per regione, comune per comune.

Temo che i signoroni del Partito Democratico debbano farsi un enorme esame di coscienza e…

Ripartire da zero o comunque scendere dai vari piedistalli e tornare… Raso terra.

Badate, come già detto, scritto e ripetuto più volte, mai avuto tessere politiche in tasca, non ne ho nemmeno adesso, però mi dispiace, mi preoccupa vedere l’Italia in mano alla destra o meglio alla Lega, a questa Lega che non ha bisogno di altre definizioni, bastano le dichiarazioni quotidiane del suo leader…

Mi dispiace, dicevo, perché credo che qualche “portatore sano” di idee concrete e realizzabili ci sia ancora nel PD, nonostante tutto e soprattutto tra le ragazze e i ragazzi che si sono, bontà loro, voluti impegnare concretamente proprio in un momento così difficile, oppure proprio per questo e perché non hanno paura di affrontare nuove sfide.

Giovani nei quali credo moltissimo e ho sempre creduto.

La mia vita da uomo libero ne è testimonianza.

Davide De Vita.

 

 

Mauro Usai è il sindaco di Iglesias

Mauro Usai campagna elettorale ballottaggio San Benedetto giugno 2018

Buongiorno (o quel che vi pare, non so a che ora leggerete) e chiediamoci un perché.

Perché Mauro Usai è il nuovo sindaco di Iglesias? 

Dopo una campagna elettorale aspra ed un turno di ballottaggio molto più combattuto di quanto ci si potesse aspettare, Mauro Usai è il nuovo sindaco di Iglesias (52,08% contro il 47,92% di Valentina Pistis); molto triste il dato sull’enorme numero di astenuti, in pratica più del doppio dei votanti: undicimila cento quindici su ventiquattromila aventi diritto in città. Sono cifre allarmanti che testimoniano l’incontestabile disaffezione di tantissimi per la politica a vari livelli, cominciando proprio dal più vicino… Alla porta di casa.

Comunque sia la maggioranza di chi ha votato (ricordiamo che nel ballottaggio sarebbe bastato anche un solo, singolo voto in più dell’avversario per vincere) ha eletto Mauro Usai, che è il più che legittimo nuovo sindaco di Iglesias.

Ho il piacere e l’onore di riproporre qui un’intervista che mi rilasciò circa un anno e mezzo fa, in tempi assolutamente non sospetti, quando non gli passava nemmeno per la testa un’eventuale candidatura alla carica di primo cittadino di Iglesias.

Nonostante questo, rileggere oggi le sue parole non fa che confermare la coerenza di questo ragazzo, chiamato a misurarsi con problemi gravissimi – che non ha mai negato – per provare a risolvere i quali ha comunque le idee chiare e progetti concreti.

L’intervista.

È impegnato, Mauro, nel senso che il termine aveva negli anni settanta, quando lo erano anche i cantautori. Però vive, studia ed è politicamente attivo nel presente, nel “qui ed ora” come ribadirà spesso durante la nostra chiacchierata. Mauro è Mauro Usai, ventottenne presidente del consiglio comunale di Iglesias da due anni e mezzo (consigliere comunale più votato in assoluto) e da più d tre anni segretario regionale dei giovani del Partito Democratico. Impegnato, si diceva, ma anche molto disponibile: l’appuntamento è fuori dalla sede del Partito, all’interno della quale lo vedo parlare di rientro dal viaggio a Roma, dove ha reso omaggio alla salma di Pietro Ingrao. Da fuori non si sente ciò che dice – ne avrò un esauriente riassunto poco più tardi – ma l’atteggiamento, la determinazione e la convinzione del suo argomentare sono palesi. Ci “crede” e si vede.

Puntuale, lascia la sezione e mi raggiunge, quindi cominciamo, anzi, comincia lui.

<< Una volta si sarebbe detto che sono “nato in una sezione” >>

attacca, facendo riferimento al fatto che il padre, Siro, attivissimo in politica, prima col Partito Radicale, poi dirigente dei Democratici di Sinistra, persona molto nota ed apprezzata ad Iglesias, fece respirare quell’aria a lui e a suo fratello Fabio fino alla sua prematura scomparsa nel duemilauno.

<< Sì, in un certo senso posso definirmi “figlio d’arte”, ma in quel periodo ho avuto un grande sostegno anche dallo scoutismo i cui principi, per esempio quello del “servizio” o “cercare di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” ho cercato di non dimenticare, anche in politica. >>

La domanda successiva è inevitabile:

<< Come Renzi? >>

<< No, Renzi non mi piace, ho votato per Bersani a suo tempo, mi sembrava e lo considero ancora molto più serio. Però è innegabile che Renzi, con tutti i pro e i contro, abbia restituito prestigio e credibilità all’Italia nel panorama europeo oltre aver ridato un minimo di speranza al Paese, gli ultimi dati stanno confermando un – seppur minimo – accenno di ripresa. >>

In teoria l’argomento avrebbe dovuto essere “il futuro dei giovani”, ma arginare Mauro è difficile. Mi spiega che è “molto adirato” (ha usato un altro termine, più diretto …) con i suoi coetanei, perché in tanti, troppi, percepiscono la politica come la somma di inciuci, manfrine e compromessi, mentre per lui significa

<< coniugare le istanze di tutti per raggiungere il bene comune.>>

Aggiunge che la politica

<< È una sola, dove servono l’esempio, l’umiltà e la conoscenza degli argomenti che si intendono affrontare. Per questo ho qualche perplessità ad accettare frasi come quella di Grillo nella quale si afferma che anche una casalinga può fare la contabile del Parlamento. >>

Si spinge oltre, questo giovane politico al quale, pochi mesi fa, hanno incendiato l’auto dopo una lunga serie di minacce a lui e al fratello, a scopo palesemente intimidatorio.

<< A proposito di soldi, sono anche favorevole al finanziamento pubblico ai partiti, ma questi dovrebbero impegnarsi a fare “formazione”, come faceva il vecchio PCI quando, nelle sezioni, insegnava a leggere e a scrivere agli operai. >>

Gli faccio notare che quanto afferma potrebbe essere considerata una visione “antica” ma lui ribatte che è il suo pensiero, anzi si spinge oltre e, tornando all’argomento che sarebbe dovuto essere il filo conduttore della chiacchierata, aggiunge

<< Non cedo all’odierna visione distorta della politica: il peggio che un ragazzo oggi possa fare è farsi manovrare, non pensare con la propria testa. Dicono, a me e ai miei coetanei, che “siamo il futuro”: non lo accetto, questo significa solo rimandare. Siamo il presente, dobbiamo agire qui ed ora. Il risorgimento, l’unità d’Italia, l’hanno fatto ragazzi anche più giovani di noi, nel loro presente. Aspiro all’“armonia”, nel senso di mettere ognuno nelle condizioni di avere le stesse occasioni. Anche per questo ho promosso ed è nata la “Consulta dei Giovani”, una specie di “Consiglio Comunale dei Giovani”, alla quale partecipano già circa un centinaio di persone, istituita con statuto e istituzione ufficiale del Comune di Iglesias. Tra i suoi scopi la promozione delle politiche giovanili. Tra le manifestazioni invece mi preme ricordare la N2Week, cioè la settimana della “Numero 2” (è una scuola con un cortile purtroppo abbandonato per anni al degrado, n.d.c.) dove i ragazzi organizzano una settimana di sport, cultura, musica, arte (writers) con crescente successo. >>

L’ultimo, cruciale argomento, è il lavoro, che da queste parti proprio non c’è. Tra industria e turismo, come possibili fonti di occupazione, non sceglie ma abbraccia entrambi, anzi sottolinea che

<< Anche quella del turismo è un’industria, ma attenzione, non esiste un paese senza industrie. Quelle “tradizionali” però dovrebbero a mio avviso, magari sotto la spinta delle forze sindacali, investire molto di più sulla ricerca, ispirandosi, per esempio, ad alcune acciaierie tedesche che sono immerse nel verde. Ancora, sono per la compartecipazione degli operai agli utili delle industrie, proprio sul modello statunitense. >>

Mi dice tante altre cose, Mauro, che sconfinano nel troppo personale ed entrambi non riteniamo giusto riportare.

Sì, è proprio cresciuto, questo ragazzo, che agisce, vive e studia nel “qui ed ora”, ma mi perdonerà se, parlandoci, ho avuto la sensazione che lo stia comunque costruendo, un pezzettino di futuro.

Oggi, nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2018, Mauro Usai è stato eletto nuovo sindaco di Iglesias.

Auguri, signor sindaco e… Buon lavoro!

Davide De Vita

Le PERSONE e… Quell’uomo lì.

Salvini nero

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché mi sono rotto di ciò che vedo e sento ormai ogni giorno?

Non solo in tv o in rete, ahimè, ma anche per strada, nella vita di tutti i giorni.

Intanto, perché i veri destinatari di questo pezzo probabilmente non lo leggeranno, ma pazienza, lo scrivo lo stesso, potrebbe essere una goccia nell’Oceano, ma c’è stato qualcuno che ha detto che quello stesso Oceano potrebbe sentirne la mancanza, di quella goccia…

Poi perché c’è ormai il rischio che sia una totale perdita di tempo provare – con enorme pazienza – a spiegare a persone ahimè temo un tantino ottuse che si stanno difendendo i diritti delle persone, compreso il loro di sparare minchiate senza fondamento, seppur messe loro in testa e poi in bocca dal capo che dice ciò che vogliono sentire, per meri fini elettorali, chi se ne frega non hanno un minimo di fondamento.

Già, perché come stanno cominciando a capire in molti – non sono certo il primo che ci riflette – quell’uomo lì che ricopre una delle più importanti cariche istituzionali non fa altro che cavalcare l’onda restando sempre in campagna elettorale, illudendo i suoi di aver fatto chissà che, quando non un decreto dicasi uno, o quasi, è stato approvato dall’attuale governo in carica.

Poiché però sono una persona umana e come tale posso sbagliarmi, se invece qualche decreto è stato approvato in merito vi sarò grato se me lo citerete con precisione prima e data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale poi.

Perché pare che le cose funzionino così, sembra esistano delle regole.

Nel frattempo, oggi in tutto il pianeta che è casa nostra, di tutte le PERSONE che compongono l’umanità, è la

Giornata Mondiale del Rifugiato (1); rimandandovi alla lettura dell’articolo che riporta dati e statistiche aggiornate, riporto un estratto:

Perché è una giornata importante.

La Giornata mondiale del rifugiato serve a ricordare a tutti noi, che una casa e una nazione l’abbiamo e che consideriamo questi diritti scontati e inviolabili, che non applicare le norme sul diritto d’asilo significa delegittimare la legislazione internazionale e, nel nostro Paese, disattendere un principio sancito dalla Costituzione (Antonio Vargas, responsabile per l’alimentazione e la salute di “Azione contro la fame”)

Anche alla luce di questi dati aggiornati rischia di essere del tutto vano ricordare che non è in atto alcuna invasione se non nella testa di quell’uomo lì e di riflesso in quella dei suoi seguaci (se preferite “followers”, ma visto che va tanto di moda il “prima gli italiani”, magari cominciamo dal “prima l’italiano”, inteso come lingua, uh?) che, ahimè, salvo alcune eccezioni (evidentemente molto ben nascoste…) appaiono per la stragrande maggioranza, non c’è altro termine, ignoranti e anche parecchio.

Se pensate che li/vi stia offendendo, vi rimando a tutto ciò che la gente di quell’uomo e lui in persona ha detto, scritto e postato (su Internet resta tutto, lo … Ignoravate?) contro la gente del Sud alla quale mi onoro di appartenere, perciò sappiate che qualsiasi offesa, ingiuria, insulto o altro che possa venirvi in mente mi è già stata rivolta o rivolto.

Ecco, lì sì che ha messo in pratica il “prima gli italiani”: ha offeso in ogni modo, insultato in tutte le maniere possibili e immaginabili campani, calabresi, siciliani, sardi e son sicuro che qualcuno me lo sono dimenticato.

Non starò più zitto – forse non lo sono mai stato, spero anzi di non esserlo mai stato – su queste cose, non le tollero: come ho già affermato più volte in Italia esiste una Costituzione sulla quale quell’uomo lì ha pure giurato davanti alle telecamere: che la usi come carta igienica a me non sta bene.

Non mi sta bene neppure – qui raccolgo l’osservazione di un mio caro amico – che la prima carica dello Stato, che di quella Costituzione s’è sempre dichiarato garante, non proferisca parola in merito, così anche su questo staremo a vedere, ma finché mi sarà concesso la mia la dico e la scrivo.

Così come scrivo “quell’uomo lì” senza specificare il cognome, visto com’è già stato usato a Caserta, dove solo perché forse sono state usate armi ad aria compressa non c’è scappato un altro morto, come Sacko Soumayla, lui sì ammazzato come un cane a fucilate pochi giorni fa.

Non è che “potrebbe succedere” o “sta succedendo”: è già accaduto.

Ancora: quando mi confronto con ignoranti – non è un’offesa, è un dato di fatto – me ne accorgo, così come se ne accorgono tutte le persone che, non essendolo, vi leggono e mi leggono.

Guardate, non è presunzione ma nuovamente la constatazione di un dato di fatto.

Non ve ne rendete conto, ma per tantissimi è come se aveste un’enorme insegna in fronte con su scritto a caratteri cubitali:

<< Sono un ignorante e poiché non ho argomenti con i quali controbattere scrivo orrori d’ortografia e riempio le righe di insulti, perché sono incapace di esprimermi diversamente. >>

Questo compare, non ve ne accorgete (come potreste?) ma sappiate, ve lo ripeto ancora una volta, che in rete resta tutto, se cancellate resterà da qualche altra parte in quanto condiviso, perciò lo leggeranno i vostri figli – se già non l’hanno fatto – e i vostri nipoti, molti dei quali si vergogneranno di voi, se già non si vergognano adesso.

Temo inoltre che in alcuni casi non abbiate proprio abbastanza intelligenza per capire quanta ve ne manca…

Se state ancora riflettendo sul significato di questa frase …

Ahi! Ahi! Ahi!

Ho già spiegato che rinuncio ad altro per tenere in piedi questo blog, pago perché ciò prosegua, perché per me scrivere è una passione e se non lo facessi mi sentirei incompleto.

Pago io, << comprende >>?

Sono l’editore di me stesso, non mi paga nessuno e quindi scrivo ciò che penso, finché mi sarà permesso.

Facciamo un altro esempio per ribadire il concetto: si andrà avanti – è già successo, se conosceste la Storia lo sapreste – fino a << prima il nostro condominio perché è esposto a nord – est >>, poi si restringerà il campo ai dirimpettai di pianerottolo, quindi i vostri figli, sì, proprio loro, educati da voi, ricordatevelo bene, siete voi il tristissimo esempio, entreranno in casa vostra, vi spareranno in testa senza tanti complimenti perché vi riterranno inutili e dannosi per loro e la loro economia.

Poi si spareranno tra loro.

Questo è il mondo e il futuro che state costruendo per voi, i vostri figli e i vostri nipoti col vostro fulgido esempio, non sorprendetevi quando (quando, non “se”) accadrà, siete stati avvertiti, oh se lo siete stati!

Figli e nipoti che, nonostante tutto, per me continueranno ad essere persone.

Non aggettivi.

Insomma, avete rotto.

Davide De Vita

(1): http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2018/06/19/news/giornata_mondiale_del_rifugiato-199384495/

Fonte:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/06/19/news/spari_contro_immigrati_al_grido_salvini_salvini_-199404541/

Modalità: mente inserita e funzionante.

 

Progetto

Buonasera e chiediamoci un perché, visto che da un po’ non lo facevamo.

Come va in questo giugno che sembra ottobre?

Sì, anch’io lo chiamo giugnembre e mi piacerebbe tanto poter andare al mare ma al momento, meteorologicamente parlando, non è consigliabile.

Arriverà, l’estate, magari a Natale, ma arriverà, dicono.

Scusate, divagavo.

Perché, dicevo, personalmente preferisco chi espone le sue idee, le sue opinioni, i suoi progetti con calma e sicuro della fondatezza del suo ragionamento piuttosto che chi tenta di sopraffare l’avversario con urla, strepiti se non addirittura con l’insulto?

Forse perché sono fuori moda, ho ricevuto una certa educazione, di cui sono grato e infine perché nonostante ne abbia già letti migliaia spero di poter continuare a leggere libri finché campo.

Anche questo, vista l’aria che tira, non è di moda, anzi, scusate, non è << trendy >>, di tendenza, oppure << cool >>, fico.

Mi hanno dato dell’intellettuale (ripeto che non credo proprio di esserlo, non mi ci sento, non sono laureato e quello che so deriva dai libri letti e da una gigantesca curiosità nei confronti del sapere in generale) ma non sapevo e non so tuttora se prenderlo come un complimento o mettermi a ridere, però scrivere no, scrivere non smetto: è una delle cose che riesco a fare meglio e mi piace moltissimo, perciò eccomi di nuovo.

Mi piacciono le persone che ragionano per molti motivi, forse c’entrano anche gli scacchi, nei quali  si analizza un problema, si ragiona su come affrontarlo, si studia una strategia e poi si mettono in atto le tattiche per raggiungere un determinato obiettivo, lo scacco matto, la vittoria, oppure la resa dell’avversario che, se sportivo, abbandona riconoscendo la manifesta inferiorità.

Questo sulla scacchiera, come sanno i miei amici che praticano il nobil giuoco, ma nella vita reale non è molto diverso.

Partiamo dalle parole, che come diceva quello là, sono importanti.

Dunque, cos’è il ragionamento?

Un procedimento mentale volto a dimostrare una verità, a risolvere un problema; è un’argomentazione ed è sinonimo di riflessione.

Risolvere un problema: questa cosa mi piace, riporta a ciò che scrivevo sopra.

Non basta: ci troviamo di fronte ad un problema, di qualsiasi natura, ma per risolverlo dobbiamo avere degli strumenti, ammesso che sia nostra precisa volontà risolverlo, naturalmente!

Poniamo il caso che il nostro problema sia, per esempio,  l’assenza di un bene o di un servizio oppure la necessità di migliorare quelli già esistenti: come si procede?

Uno degli strumenti è il progetto.

Cos’è il progetto?

Un progetto consiste, in senso generale, nell’organizzazione di azioni nel tempo per il perseguimento di uno scopo predefinito, attraverso le varie fasi di progettazione da parte di uno o più progettisti. Scopo finale è la realizzazione di un bene o servizio il cui ciclo di sviluppo è gestito tipicamente attraverso tecniche di project management.

Ah già, gli anglicismi. Okay, okay, cos’è il project management?

In ingegneria gestionale ed economia aziendale, con l’espressione project management (in italiano gestione di progetto) si intende l’insieme delle attività di back office e front office aziendale, svolte tipicamente da una o più figure dedicate e specializzate dette project manager, volte all’analisi, progettazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di un progetto, gestendolo in tutte le sue caratteristiche e fasi evolutive, nel rispetto di precisi vincoli (tempi, costi, risorse, scopi, qualità).

Sì, sì, tranqui che me li sono cercati anch’io, ma vi risparmio la fatica:

back office:

Nell’organizzazione aziendale il back office (letteralmente dietro ufficio, nel significato di retro-ufficio) è quella parte di un’azienda (o di un’organizzazione) che comprende tutte le attività proprie dell’azienda che contribuiscono alla sua gestione operativa, come il sistema di produzione o la gestione.

Ci siete?

E’ in soldoni, tutta quella parte del lavoro che non si vede ma non per questo è meno importante.

front office:

Nell’organizzazione aziendale il termine front office (letteralmente “ufficio davanti“), indica l’insieme delle strutture di un’organizzazione che gestiscono l’interazione con il cliente. Si contrappone al back office che rappresenta invece il motore aziendale.

Il front office può essere chiamato anche sportello, sistema di facciata o accoglienza clienti.

Chiaro? Ciò che si vede del lavoro fatto, dalla commessa al supermercato che vi vende la merendina, all’impiegato allo sportello di un’azienda, una banca, un ufficio compresi quelli della pubblica amministrazione, nel bene e nel male.

Più semplice ancora: voi od io ci accorgiamo che a casa mancano il pane, il latte e il limone; la nostra analisi nel back office ci porta a concludere che sì, è un problema da risolvere in quanto questi beni mancano in dispensa e in frigorifero; indossiamo i panni del project manager domestico (vanno bene anche i jeans e una maglietta o una camicia, se preferite), studiamo un progetto poi lo mettiamo per iscritto. Sì, lo so, si può chiamare anche “lista della spesa”, ma volete mettere? 

Poi passiamo all’azione, ci rechiamo nel market sotto casa o nel super market un po’ più lontano – a seconda della strategia e delle tattiche scelte – quindi, nel nostro front office di destinazione ( leggi << cassa del supermercato, lato cliente >> ) poiché abbiamo calcolato in precedenza il nostro budget ( leggi << ho preso abbastanza soldi e li ho messi nel portafoglio, oppure uso la carta di credito o la prepagata, ora non sottilizziamo >>) paghiamo la merce, la ritiriamo, torniamo a casa, rimpinguiamo (non usavo questa parola dal ’73 ! ) la dispensa e abbiamo risolto il nostro problema. 

Torniamo un pochino seri, ma spero l’esempio precedente non sia stato troppo fuorviante… 

Ora è chiaro che la perfezione non appartiene a questo mondo, ma c’è una notevole differenza, a parer mio, tra il mettere in piedi strategie a medio e lungo termine atte quanto meno a tentare di risolvere il problema in essere – spesso riuscendoci – rispetto a chi, non avendo argomenti altrettanto seri, ragionati e discussi, pretende di risolvere quello stesso problema con le suddette urla e/o strepiti, pretendendo di avere ragione solo per la quantità di decibel utilizzati.

Fino, come detto, ad utilizzare l’insulto come ultima risorsa.

Per par condicio, riporto anche la definizione di insulto:

Grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di una persona (per estensione anche a istituzioni,  cose astratte), arrecata con parole ingiuriose, con atti di spregio volgare (come per esempio. lo sputo, un gesto sconcio, ecc.) o anche con un contegno intenzionalmente offensivo e umiliante.

C’è chi – liberissimo di farlo, questione di scelte – preferisce quest’ultimo modo di affrontare i problemi.

Beh, io no.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.treccani.it/vocabolario/insulto/

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/ragionamento.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto

 

 

 

 

 

 

Italia giugno 2018 Fahreneheit 451

Italy Fahreneheit

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, se non l’abbiamo già fatto, è necessario prepararci a sopravvivere al periodo appena iniziato che qualcuno ha appena pomposamente definito “Terza Repubblica”?

Perché,  intanto,  non lo è affatto: bisognerà prima vedere se i cosiddetti cambiamenti avverranno sul serio (un esempio su tutti: il celeberrimo reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5 Stelle, ammesso che vada tutto come loro sperano non nascerà prima del 2020 e sarà molto più limitato di quanto l’immaginario collettivo pensava o pensasse, oltre ad essere già condito da tanti di quei “se” e “ma” che ne ridurranno comunque l’eventuale impatto sociale) e se si troveranno (dove? come? Nello specifico e nel dettaglio, grazie…) le decine e decine di miliardi di euro necessari alla sua realizzazione, per prima cosa e per citare uno dei tanti capitoli del bellissimo << libro dei sogni >> illustrato ieri dal neo presidente del consiglio Conte.

Secondo: tira brutta aria per chi come il sottoscritto crede ancora nonostante tutto nel valore imprescindibile della cultura, dell’educazione, della formazione non soltanto scolastica delle persone e dei ruoli.

Per chi come il sottoscritto s’è innamorato dei libri già in giovane età e farà di tutto per difenderli, a costo di impararne qualcuno a memoria (come appunto in “Fahrenheit 451”, eccezionale e quanto mai profetico romanzo distopico di Ray Bradbury, da me citato molto spesso) pur di garantirne la sopravvivenza.

Per chi – e credo siamo più di quanto si pensi – ha sempre più difficoltà a confrontarsi sui social o nella vita reale con chi è palesemente ignorante (non nel senso dell’insulto, ma semplicemente in quello letterale della parola, cioè “ignora”, “non conosce”, “non ha studiato” o almeno letto qualcosa sull’argomento sul quale pretende pure di aver ragione, purtroppo grazie a strepiti e urla (che possono essere rappresentati anche per iscritto) piuttosto che in seguito ad un ordinato ragionamento.

Ebbene pare che di questi tempi tutto ciò non abbia più alcun valore: “vince” chi urla più forte, fino all’assurdo (per me) che

<<se non la pensi come me, se sei in qualche modo diverso e non omologato alla moda del momento, ti sparo addosso e risolvo>>.

 Spero e mi auguro che le mie siano solo esagerate paure, però il vento che tira è questo e anch’io, anch’io prima di tutti gli altri devo sentirmene responsabile: cos’ho fatto, con tutta la mia cultura, infatti, perché questo, tutto questo non avvenisse?

Cos’ho fatto, con tutta la mia presunzione e la mia superbia (sono difetti che ho, inutile nasconderli) per evitarlo?

Ho sbagliato e tanto, quindi prima cosa individuarli e ammettere gli errori, poi lavorare tanto, per non commetterli più.

Schierandomi, magari, partecipando, mettendoci ancora di più la faccia e la firma, che non è più tempo di stare solo a guardare, anche se non ho figli, oppure proprio perché, interessato come sono da sempre al futuro, penso a quelli e ai nipoti degli altri, insomma alle future generazioni, che voglio immaginare preparate, colte, forti e soprattutto, soprattutto libere (nel senso migliore del termine) di pensiero.

Consapevole di poter sbagliare ancora ma preferendo il rimorso (pentirsi di aver fatto qualcosa) al rimpianto (pentirsi di non aver fatto qualcosa) ma non solo.

Consapevole di dovermi confrontare sempre più spesso con (non voglio cadere nella facile trappola dell’insulto gratuito, ma sono veramente molto tentato…) “persone di cui sopra” rischiando che alla fine non si noti la differenza

Oppure con altre (questa m’è sempre piaciuta…) che non hanno abbastanza intelligenza per capire quanta gliene manca…

Bene, ribadisco che non ce l’ho con nessuno in particolare e sì, stavolta ho generalizzato, ma la mia Resistenza Fahrenheit prosegue e proseguirà!

Davide De Vita

 

 

Tandem nos habere imperium

Governo Conte 31 maggio 2018Buonasera – o buongiorno e chiediamoci un perché.

Ce lo chiederemo per mesi, per anni, dei poveri disgraziati di studenti del futuro lo studieranno a scuola (forse…) e non ci capiranno niente lo stesso, ma… È finita, quest’interminabile, grottesca, folle, costosissima telenovela che in molti hanno definito semplicemente “caos governo” è finita. Ce l’abbiamo, un governo, da circa un’ora al momento in cui scrivo.

A proposito, la frase in latino del titolo significa appunto 

<< finalmente abbiamo un governo >>

Abbiamo visto in diretta Mattarella soddisfatto e sorridente uscire da quel portone con ai lati i due imponenti corazzieri (unici ad essere per disciplina rimasti seri e austeri in tutto questo guazzabuglio) e dire che sì, il governo ora c’è, il Presidente del Consiglio, professor Conte e i suoi ministri giureranno domani (forse oggi per chi leggerà queste righe il primo di giugno) alle quattro del pomeriggio.

Poi tutti a casa che è venerdì e sabato è la festa della Repubblica o di quel che ne rimane, a seconda dei punti di vista…

A prescindere dai punti di vista, invece, questi quasi tre mesi di non-si-sa-bene-che-cosa, con quel tackle-in-scivolata dello stesso Mattarella contro gli stinchi del professor Savona che per alcuni è un capolavoro politico e per altri un’incomprensibile follia, sono costati e costeranno all’Italia cifre iperastronomiche, si parla già di decine di miliardi bruciati a causa dell’enorme perdita di tempo.

Perché, di nuovo da qualunque parte la si guardi, è con l’economia prima di tutto che, scusate il forzato e forzoso gioco di parole, bisogna fare i conti, signor Conte appena (di nuovo) incaricato…

Traduco per tutti: se ho a malapena i soldi per acquistare una Fiat Duna (la più brutta macchina che sia mai stata disegnata …) di quindicesima mano, non posso nemmeno pensarci, alla… Ferrari di Vettel!

Di più: se arrivo a fatica non a fine mese, non a fine settimana, ma a fine giornata e non so cosa mangerò domani, non è che abbia proprio tutta questa voglia di andare a leggere (e capire…) cos’è la Costituzione e cosa dice in merito…

Fatta questa più che doverosa premessa che in qualche modo ci ricorda che esiste – eccome se esiste – quello che “quelli bravi e competenti” chiamano il “paese reale”, abbiamo assistito (quando non partecipato in prima persona) ad un interesse per le cose della politica che difficilmente s’era visto prima. Complici le tv ma soprattutto i media, i social e – so di ripeterlo in continuazione, ma è così, siamo fatti così, soprattutto i maschietti, col pallone e quell’altra cosa sempre in testa … – con il “lutto” non ancora metabolizzato dell’esclusione dai Mondiali di Calcio al sorgere di migliaia, milioni di improvvisati, ma proprio tanto super esperti di Costituzione …

Ora, ragazzi, ho già scritto che esami di diritto ne ho dato solo due e quindi proprio non sono un costituzionalista, ma il signor Sergio Mattarella, comunque la si pensi, dice Mamma Wiki che …

 nel 1964 si laureò in giurisprudenza presso l’università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi su “La funzione dell’indirizzo politico”.

Poi… 

 intraprese la carriera accademica presso l’Istituto di Diritto Pubblico dell’Università di Palermo, come collaboratore di Pietro Virga, divenendo nel 1965 assistente di diritto costituzionale, e poi professore associato, insegnando diritto parlamentare sino al 1983,

che sembrerebbero cose buone, giuste ed encomiabili, ma fu sempre lui che …

…curò il progetto di riforma complessiva della scuola elementare che dopo alcuni anni di sperimentazione, con la legge 148 del 23 maggio 1990, rese universale il modulo dei tre insegnanti su due classi portando al superamento del tradizionale maestro unico…

Di cui si discute ancora, così come di quanto segue:

Nel corso dell’XI legislatura fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l’esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria sia pure mitigata dall’attribuzione, con il sistema proporzionale, del 25% dei seggi. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l’appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001. Mattarella, inoltre, fu componente della commissione bicamerale per le riforme costituzionali, della quale per pochi mesi ricoprì l’incarico di vicepresidente…

Insomma quest’uomo, questo democristiano (non svaniranno mai, è una pia illusione che scompaiano… ) che ha cavalcato i decenni e – massima e assoluta solidarietà per questo, senza se e senza ma – ha raccolto tra le proprie braccia il fratello morente assassinato dalla mafia, è cresciuto a “pane e costituzione” per cui è lecito pensare che fosse ben consapevole di ciò che faceva… 

Il resto è storia recentissima se non cronaca degli ultimi giorni e delle ultime ore, ma il succo del discorso qual è: di sicuro il Presidente la Costituzione la conosce…

Vogliamo dire, per tenerci bassi, almeno meglio di me?

Che poi il suo gran rifiuto dell’euroscettico Paolo Savona sia stata una grande mossa o… No (non voglio essere volgare), credo sarà appunto la Storia e soltanto quella a giudicarla.

Nel frattempo, votatissimi e come è giusto che sia in democrazia, Luigi e Matteo, facendo un passettino di lato a testa e rinunciando entrambi alla carica di premier (da quel che ho appena letto faranno entrambi i vicepremier e i ministri di ministeri importantissimi, lavoro e politiche sociali il primo, interno il secondo) a favore di Conte, si godranno da domani un grande momento di popolarità molto vicino al trionfo.

Poi certo arriverà anche per loro la dura realtà e i conti che bisognerà far tornare, di qualsiasi colore sia la “casacca” indossata e l’ideologia (o post – ideologia) propugnata e promossa fino adesso, ma quella è un’altra storia, per qualche giorno può aspettare.

Personalmente non mi piace questo governo, non mi ci sento rappresentato per nulla, credo che il Movimento 5 stelle sia molto simile (seppur figlio di questi tempi e non di quelli) al Partito dell’Uomo Qualunque di qualche tempo fa, con in più robusti innesti tecnologici e frasi fatte o slogan molto simili a quelli che si possono leggere in certi uffici dove alle pareti sono appesi dei “poster motivazionali”…

Questo però è solo il mio parere e chi la pensa come me le elezioni le ha perse.

Non mi piace nemmeno la Lega, mi fa quasi paura per le sue nemmeno troppo celate idee quasi autarchiche e pericolosamente più destrorse di quanto non sembri, non mi piace Salvini ma gli riconosco una capacità affabulatoria fuori dal comune: sa parlare alla “sua” gente (anche Di Maio lo sa fare, riconosciamoglielo) dicendo ciò che la sua gente vuol sentirsi dire, ma, lo ripeto ancora una volta, vediamolo – vediamoli – alle prese con la dura responsabilità di governare.

Sapete che mi piace moltissimo la Storia, quindi sono andato a rispolverare la figura di un De Gasperi o del povero Moro, ricordato di recente, ma anche di un Berlinguer che come minimo diceva cose di sinistra: uomini, guarda un po’, con una robusta, solidissima preparazione di base prima e politica poi, statisti, persone che non pensavano alle prossime elezioni ma ai prossimi decenni, quelli che stiamo vivendo non esattamente benissimo e nei quali classe dirigente e politica (da noi eletta, si badi bene, noi che  sempre di più sembra abbiamo dimenticato il valore della competenza, della formazione, della preparazione reale nei vari ambiti) tendono o hanno paurosamente raggiunto la…

Mediocrità.

Ciò detto e ripetendo per la miliardesima volta che queste sono solo mie considerazioni personali, quindi sempre opinabili, ma di cui rivendico l’unica e sola proprietà e responsabilità intellettuale, auguri al nuovo governo, auguri Italia e…

Che Dio ci aiuti!

Davide De Vita