Germania: coalizione Giamaica.

Presentation of a new German commemorative 2-Euro coin

Buongiorno e chiediamoci un perché. Perché, nel giorno che molti giornali definiscono una specie di “Day After”, la Germania e il suo futuro ci fanno più paura?

Intanto, affermare questo, in Europa, è già inquietante di suo, visti i trascorsi storici tristemente noti.

L’oggi però è facilmente traducibile e interpretabile nei numeri e, nello specifico, nel numero di seggi effettivamente assegnati.

I dati ufficiali e definitivi si avranno solo nelle prossime settimane, ma il quadro generale è già molto chiaro.

Per questo una delle definizioni che da stamattina presto si sente ripetere più spesso o si legge è la cosiddetta Coalizione Giamaica.

Cosa vuol dire?

Stando ai dati appunto quasi definitivi delle elezioni diffuse poche ore fa, le percentuali danno, nel Bunderstag, il Parlamento tedesco, la maggioranza relativa al partito di Angela Merkel; spieghiamoci meglio: la maggioranza è di 353 (trecento cinquantatré) deputati su 705 (settecento cinque) e l’ipotesi della coalizione Giamaica (cosiddetta dai colori, nero, giallo, verde), cioè appunto il nero di Cdu (1) /Csu (2), il giallo dei liberali (3)

 e il verde dei Gruenen, arriverebbe a 389 (trecento ottantanove) seggi. Le posizioni di Verdi e Liberali sono però molto distanti su molti punti, a cominciare dall’Unione Europea e l’economia; l’altra opzione, esclusa però (al momento) dal leader Spd Schulz, vedrebbe una maggioranza più ampia se si realizzasse una seconda “Grande Coalizione”.

Chi è che invece fa tanta paura?

L’Afd. (4)

Euroscettici, fortemente nazionalisti, pericolosamente di destra, hanno comunque raggiunto un notevolissimo risultato in queste ultime elezioni ed avranno ben 95 (novantacinque) seggi al Parlamento tedesco.

Percepiti come l’ombra scura, nera che si affaccia (o riaffaccia) in Germania e in Europa, fanno paura a tutti, ma nel loro successo non c’è proprio nulla di illegale o forzoso: hanno raccolto un mare di voti, tutto qui.

Il fascismo si affermò in Italia in quanto faceva comodo a molti, senza che nessuno (tranne il povero  Matteotti che ne denunciò coraggiosamente e pericolosamente – per lui, infatti finì ammazzato –  i rischi per il Paese in Parlamento e guardando in faccia Mussolini) provasse seriamente ad opporglisi, mentre in Germania, proprio sull’onda del successo dello stesso fascismo italiano, un ometto basso e dai baffetti improponibili fece nascere in una birreria il Partito Nazionalsocialista (nazista), anche quello, all’epoca, enormemente sottovalutato.

Chi scrive non crede ai corsi e ricorsi storici, ma lo scontento generale, la paura del futuro e l’errata percezione del fenomeno migratorio – esagerata ad arte per creare paura, terrore a meri fini politici e propagandistici – unita ad un’Unione Europea sempre più fragile e irrilevante per i destini del mondo, non fanno altro che alimentare questi fuochi, che forse con troppa ipocrisia continuiamo a chiamare populismi mentre – forse – nascondono fantasmi già orribilmente noti…

Esisteva un tempo e non solo a sinistra una certa intellighenzia (passatemi il termine desueto) attiva e reattiva che studiava, analizzava, metteva in guardia in tempo utile da certi fenomeni; si ha proprio l’impressione che, se ancora esiste qualcosa del genere, sia distratta da altro o non ritenga il fenomeno abbastanza allarmante da preoccuparsene.

Non credo proprio di farne parte, a volte metto in dubbio la mia stessa, semplice intelligenza, sono un umile scrivano che come tante persone normalissime prova a guardarsi intorno, osserva per riportare qui i propri pensieri e però sì, come tale, sono preoccupato e lo scrivo.

Lo devo ai miei nipotini.

Davide De Vita

(1): CDU Christlich Demokratische Union Deutschlands, abbreviato in CDU) è un partito politico tedesco di orientamento democratico cristiano, conservatore; in italiano Unione Cristiano – Democratica, è il partito della Merkel, che ne è la presidente.

(2): CSU: Unione Cristiano Sociale

(3): Il Partito Democratico Libero (in tedesco: Freie Demokratische Partei, FDP) è un partito politico tedesco di orientamento liberale. È l’erede dei partiti liberali storici Partito Popolare Tedesco, Partito Democratico Tedesco e Partito Liberale Nazionale. Dopo la sua fondazione nel 1948 è stato, fino all’avvento dei Verdi, il terzo partito tedesco ed ago della bilancia fra l’Unione CDU/CSU ed il Partito Socialdemocratico.

(4): Alternativa per la Germania (in tedesco Alternative für Deutschland, abbreviato AfD) è un partito politico tedesco di estrema destra ed euroscettico fondato nel febbraio del 2013 da Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all’Università di Amburgo

Fonte:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Germania-elezioni-bundestag-2017-cdu-angela-merkel-vince-crolla-spd-estrema-destra-AFD-terzo-partito

Di Maio? No, grazie.

Di Maio candidato premier per i 5 Stelle

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché. Me lo chiedo io, ci metto la faccia, come si usa dire, ribadendo per l’ennesima volta che solo della mia opinione si tratta.

Perché, fuori dai denti, non mi fido di Di Maio?

Perché, sottolineo ancora che solo del mio pensiero si tratta, è l’espressione di un movimento viscerale (di pancia) che periodicamente in Italia appare, dati storici alla mano, quasi ciclicamente, con nomi diversi e colori pure.

Se poi vogliamo spaccare il capello in quattro, visti i dati numerici ufficiali forniti dallo stesso movimento, egli è – in sostanza – l’espressione di una parte minoritaria di questo auto definitosi non partito.

Che le cose in Italia non siano paradisiache lo sanno anche le pietre, così come è risaputa l’assenza di santi in tutte le compagini politiche.

Ci sono però, indiscutibili anche se minimi, segnali di ripresa vera: parliamo di zerovirgola, ma sono i primi di segno positivo dopo dieci anni. Addirittura le stime sono migliori di quanto previsto, per cui permetteranno al governo in carica un più ampio spazio di manovra (qui si parla di economia pura, più che di politica, ma le materie si fondono una nell’altra; potrebbero addirittura crearsi, udite udite, nuovi e veri posti di lavoro!) nella prossima e inevitabile finanziaria.

Questo al Di Maio e al di lui Movimento ( con l’immancabile supervisione, parole sue, del padre protettore Grillo, che fa un passo indietro ma continua a percepirsi come colui che tira i fili, vedi ambigua e fumosa ultima vicenda Fico, giusto per citarne una) non può andar bene: hanno predicato e urlato che l’attuale governo non ne ha fatta una giusta, invece l’Istat o chi per lui, carte alla mano, dati ufficiali incontrovertibili, si permette di dire addirittura che proprio l’attuale governo, certo lentissimamente, è proprio quello che ha compiuto il primo, vero, gracile passo in avanti in direzione dell’uscita dalla crisi e quindi della ripresa.

Come lo si spiega questo alla pancia degli italiani?

Si prosegue con il già noto e abusato << Cambieremo l’Italia a suon di milioni di voti >> pronunciato ieri dal palco dallo stesso Di Maio dall’alto delle sue trentamila (e noccioline) preferenze.

Per la cronaca, secondo quanto detto dallo stesso Movimento qualche giorno fa, avevano diritto di voto cento sessantamila, cento settantamila iscritto, uno più, uno meno. Hanno votato in trentasettemila, quindi anche tra questi ce n’erano diverse migliaia ai quali il Di Maio andava stretto o non andava giù per niente.

Sono le normali dinamiche interne di un partito…

Dicono.

Sì, ma non eravate un non partito?

Chiedo io.

Intendiamoci: non è che veda chissà quali rosei orizzonti nel centro sinistra, nello stesso PD o dall’altra parte, destra o centro destra che dir si voglia.

Sarò l’ultimo degli elettori esigenti, ma mi piacerebbe tanto essere rappresentato da un uomo politico vero, preparato, onesto (vabbé, qui scantoniamo nella fantascienza …) e almeno di spessore.

Non dico un De Gasperi, un Aldo Moro, un Enrico Berlinguer (che già sarebbe veramente tanto…) ma almeno che un pochino somigli ad uno di loro o quanto meno gli si ispiri o sappia chi erano e cos’hanno fatto.

Perché mi sa che in tanti, troppi, ne abbiamo proprio perduto memoria, ahinoi.

D’altra parte, finché sarà ancora permesso, il popolo è sovrano, ergo se continuiamo a voltare la testa dall’altra parte e lasciare che a decidere e scegliere (traduzione: votare) siano solo e sempre gli altri, ci meritiamo qualsiasi cosa arrivi dalle urne.

Amen.

Davide De Vita

Sinottica politica

Sinottica politica

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ciò che offrono il presente e l’immediato futuro della politica italiana lascia chi scrive quanto meno perplesso.

Solita e doverosa premessa: nell’assoluto rispetto dell’opinione (e del diritto – dovere di voto) di tutti e di ciascuno, mi assumo come sempre la totale responsabilità di quanto sto per scrivere, rivendicandone l’assoluta indipendenza e proprietà intellettuale.

Per quanto complesso, proverò a non scendere nella politica partitica, ma a mettere invece insieme, uno accanto all’altro, gli attuali candidati all’incarico di Presidente del Consiglio, riportando solo uno stralcio delle loro biografie gentilmente fornite da mamma Wikipedia.

Sinotticamente, come i tre vangeli cosiddetti. 

Okay, che vuol dire “sinottici” ? 

I tre vangeli di Matteo, Marco e Luca sono detti sinottici in quanto, per le analogie dei loro contenuti, permetterebbero, se allineati su colonne parallele, una “visione d’insieme” (in greco sýnopsis): dei 661 versetti di cui è composto il testo di Marco, 600 ritornano in Matteo e 350 in Luca; questo è l’esempio più famoso e classico, da cui il concetto di quadro, prospetto sinottico, dove la materia è compendiata in poche ed essenziali notizie schematiche disposte in modo da essere facilmente raffrontate fra loro.

Poiché qui, invece, si parla in ogni caso di comuni mortali, esprimerò esclusivamente a mio rischio e pericolo, alcune personalissime considerazioni.

Vado, in rigoroso ordine alfabetico.

Berlusconi, Silvio.

Milano, 29 settembre 1936. Ha iniziato la sua attività imprenditoriale nel campo dell’edilizia. (n.d.a.: dubbi e perplessità sull’origine dei fondi che gli permisero di cominciare sono stati espressi in numerosi libri, a cominciare da “Il venditore” di Giuseppe Fiori per arrivare agli innumerevoli attacchi di Marco Travaglio)  Nel 1975 costituì la società finanziaria Fininvest e nel 1993 la società di produzione multimediale Mediaset, nelle quali convergono altre società come Arnoldo Mondadori Editore e Silvio Berlusconi Communications. Fondatore di Forza Italia, strutturatasi nel gennaio successivo e confluita nel 2008 ne Il Popolo della Libertà;  poi rifondato nel 2013. segnando la vita politica italiana dalla metà degli anni novanta in poi con un atteggiamento tipico che è stato definito berlusconismo, ampiamente sostenuto dai suoi seguaci ed elettori, ma suscitando anche un duro antiberlusconismo da parte degli oppositori, che ne hanno più volte sottolineato il conflitto di interesse a causa dell’emanazione di leggi ad personam. (*)

Eletto alla Camera dei deputati nel marzo 1994, è stato confermato nelle successive quattro legislature, mentre nella XVII, a seguito delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, è stato eletto per la prima volta senatore a Palazzo Madama. Ha ottenuto quattro incarichi da presidente del Consiglio: il primo nella XII legislatura (1994), due consecutivi nella XIV (2001-2005 e 2005-2006), e infine nella XVI (2008-2011). Con 3340 giorni complessivi (corrispondenti ad oltre nove anni), è il politico che è rimasto in carica più a lungo nel ruolo di presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana.

Secondo la rivista americana Forbes, con un patrimonio personale stimato in 7,6 miliardi di dollari USA (circa 6,7 miliardi di euro) Berlusconi era nel 2015 il quinto uomo più ricco d’Italia e il 179º più ricco del mondo. Nel 2009, Forbes lo classificò 12º nella sua lista delle persone più potenti del mondo per via della sua dominazione della politica italiana.

È stato imputato in oltre venti procedimenti giudiziari. Il 1º agosto 2013 è stato condannato a quattro anni di reclusione (con tre anni condonati dall’indulto del 2006) per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel cosiddetto “processo Mediaset“. Il 19 ottobre dello stesso anno gli è stata irrogata la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici per due anni a seguito dello stesso processo.

A causa della suddetta condanna il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica ha votato a favore della sua decadenza dalla carica di senatore. Attualmente attende la decisiva sentenza della Corte Europea in seguito al cui esito, se positivo per lui, potrebbe ricandidarsi.

(*) La locuzione latina lex ad personam o legge ad personam, indica, una legge o un atto normativo, avente forza di legge, emanato con lo specifico intento di favorire direttamente o indirettamente (o anche sfavorire) un cittadino, un’azienda o un ristretto gruppo di soggetti (ad personam)

Fin qui la scheda, brevissima per ragioni di spazio; comunque la si pensi, Berlusconi ha segnato, nel bene e nel male, almeno un ventennio (triste parola evocante ombre scure…) della politica italiana. Così, mentre per la sua prima “discesa in campo” si poteva ancora parlare di lui come di un corpo “estraneo” alla politica, questo non è assolutamente più possibile oggi. Figura – per moltissimi, voti alla mano – carismatica, potrebbe ancora riservare sorprese, vista l’imprevedibilità degli italiani.

Di Maio, Luigi

Avellino, 6 luglio 1986. Deputato della XVII legislatura della Repubblica Italiana con il Movimento 5 Stelle. Vicepresidente della Camera dei deputati dal 21 marzo 2013, il più giovane nella storia della Repubblica a ricoprire tale carica.

Residente a Pomigliano d’Arco, è il maggiore di tre fratelli. La madre è un’insegnante di italiano e latino mentre il padre Antonio è stato dirigente prima del Movimento Sociale Italiano e in seguito di Alleanza Nazionale.

Dopo il diploma di liceo classico, conseguito con il massimo dei voti si iscrive all’università. Sceglie dapprima la facoltà di ingegneria per poi trasferirsi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II, senza tuttavia completare gli studi.

Giornalista pubblicista dal 2007, ha lavorato per un breve periodo come webmaster, per poi lanciarsi in politica candidandosi nel Movimento 5 Stelle.

Ha dichiarato d’aver lavorato come steward allo Stadio San Paolo di Napoli, di aver maturato esperienze lavorative nel campo della regia (in qualità di assistente), dell’assistenza tecnica informatica e della riparazione hardware e di aver inoltre lavorato come agente commerciale, manovale edile e cameriere.

Fin qui la breve scheda, ancora ridotta sempre per motivi di spazio

Questo è quanto, per il volto scelto dai pentastellati (o da chi ha scelto per loro, dicono i maligni, ma chi scrive si astiene…) come candidato alla seconda carica dello Stato. Dovrebbe essere (e per moltissimi lo è, ancora una volta voti alla mano) il vero “nuovo che avanza”, ma solo le urne lo confermeranno o meno.

Salvini, Matteo

Milano, 9 marzo 1973.  Deputato ed europarlamentare, dal dicembre 2013 è segretario federale della Lega Nord. Iscrittosi alla Lega Nord nel 1990, nel 1993 viene eletto consigliere comunale nella sua città, Milano, carica che ha mantenuto fino al 2012. Salvini ha ricoperto vari ruoli all’interno del partito, fino ad essere eletto segretario federale nel dicembre 2013 in seguito alle primarie del partito.

 Nel 1997 inizia l’attività giornalistica: lavora come cronista per il quotidiano la Padania, di cui dichiara: «Un’esperienza affascinante»; dal 1999 lavora inoltre sull’emittente radiofonica leghista Radio Padania Libera. Nel luglio 2003 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti nell’elenco dei giornalisti professionisti.

Anche in questo caso, questo è quanto.

Innegabile il successo personale del “Matteo del Nord”, nonostante la recentissima (ieri) e palese esclusione dal palco (probabilmente anche dal partito, a breve) di Umberto Bossi, che la Lega la pensò e la creò. Personale considerazione (ribadisco, opinione mia): pur dichiarandosi quasi “non politico”, il fiuto di Salvini nel percepire ciò che piace alla “pancia” del paese o da una parte di esso è indubbiamente notevole e non dovrebbe essere sottovalutato, proprio nell’attuale contesto.

Saviano, Roberto

Napoli, 22 settembre 1979.  Scrittore e saggista italiano. Nei suoi scritti, articoli e nel suo libro Gomorra (il suo romanzo d’esordio che lo ha portato alla notorietà) utilizza la letteratura e il reportage per raccontare la realtà economica, di territorio e d’impresa della Camorra e della criminalità organizzata in senso più generale.

Dalle prime minacce di morte del 2006 da parte dei cartelli camorristici del clan dei casalesi, denunciati nel suo esposto e nella piazza di Casal di Principe durante una manifestazione per la legalità, è sottoposto a un protocollo di protezione che dal 13 ottobre 2006 ne prevede la scorta. Per le proprie posizioni è stato destinatario di appelli alle istituzioni da parte di scrittori e altri personaggi della cultura.

Numerose le sue collaborazioni con testate giornalistiche italiane e internazionali. Attualmente in Italia collabora con L’EspressoLa Repubblica, negli Stati Uniti con il Washington Post, il New York TimesNewsweek e il TIME, in Spagna con El País, in Germania con Die Zeit e Der Spiegel, in Svezia con Expressen e in Gran Bretagna con il The Guardian e il The Times.

Poiché la candidatura, sempre nel M5S, per sua stessa ammissione altro non è che una mera provocazione, mi astengo da qualsiasi commento.

In conclusione, un tantino stupisce e brilla per la sua assenza, la casella vuota lasciata al momento dal Centro Sinistra mentre, nella sostanza, al momento al via abbiamo un anziano imprenditore, due giornalisti, uno scrittore. 

Chiamati tutti a risolvere i problemi enormi del Paese.

Mi astengo dal commentare oltre, ma conservo la mia perplessità espressa in apertura.

Staremo a vedere.

Con osservanza e massimo rispetto (lo ribadisco) per qualsiasi opinione e/o posizione civilmente espressa, un saluto dal vostro umile scrivano

Davide De Vita

 

Eh, gli scout, signora mia…

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Buongiorno e chiediamoci un perché.

Per esempio perché, alla fine del primo ventennio del XXI secolo, credo ancora che la proposta educativa fornita dallo scoutismo (che ha più di cent’anni) sia ancora valida?

Un argomento che mi sta molto a cuore, devo moltissimo allo scoutismo e ne faccio ancora parte, nonostante il poco tempo che attualmente posso dedicargli.

Premessa doverosa: parlo assolutamente a titolo personale, la mia probabilmente in qualche punto potrebbe differire dalla posizione ufficiale dell’Agesci (di cui faccio parte, nella quale mi riconosco e che ha ben altri canali per farsi sentire), ma sui temi di fondo, sulle cose veramente importanti direi che sì, ci siamo.

Bene, perché allora è ancora valida questa proposta?

Intanto, proprio perché di proposta si tratta: non va e non deve mai essere imposta, altrimenti stiamo già partendo col piede sbagliato, signora mia.

I miei occhi hanno visto un padre prendere letteralmente a calci nel sedere (dal padre, ahimè…) un ragazzino che non voleva far parte degli scout…

Il ragazzino voleva fare altro, forse calcio, forse qualche altro sport, in ogni caso non gli scout, non gli piacevano.

Ed era giustissimo così: recita un vecchio adagio che lo scoutismo è per tutti, ma non tutti sono per lo scoutismo.

Aggiungo: questo non deve diventare discriminante: noi non siamo i migliori del mondo, come tutti gli esseri umani siamo fallaci e perfettibili, semplicemente facciamo o tentiamo di fare… Del nostro meglio.

E cosa facciamo, nello specifico?

Proviamo ad insegnare ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti di entrambi i sessi, gradualmente, a cavarsela da soli, poi a ragionare con la propria testa, quindi a compiere delle scelte. Nello stesso tempo proviamo ad insegnare loro che anche la spiritualità può essere un’avventura terribilmente affascinante. 

Quelli che hanno studiato la chiamano autoeducazione, con varie fasi molto ben classificate a seconda di ogni singolo bambino, ragazzo, adolescente e delle varie fasi della sua crescita.

Sì, in più di un secolo ci siamo un tantino evoluti anche noi… Signora mia.

Non starò qui a fare un trattato, altri l’hanno fatto, di sicuro meglio di me, ma cercherò invece di puntare il dito (amichevolmente, che non si accusa nessuno) su alcune situazioni scaturite da… Incomprensioni.

Non siamo allenatori di qualche squadra, signora mia.

Non siamo nemmeno parcheggiatori di bambini, così come non siamo semplicemente degli animatori, nonostante in questo campo siamo – dicono – piuttosto bravi.

Non siamo nemmeno – non lo vogliamo, non è il nostro ruolo – i sostituti dei genitori, dei professori, dei sacerdoti.

E allora cosa siamo?

Siamo dei volontari (sì, signora mia, non ci paga nessuno, lo facciamo gratis e per passione, tantissima passione) che si occupano di educazione e si sono presi a cuore un determinato gruppo di ragazzi (o bambini o adolescenti) nel quale ci sono Luigino, Alessia, Paolino, Elena eccetera eccetera eccetera, ognuno con la sua piccola grande storia, con la sua voglia di gioco e/o di avventura, e/o di strada.

Beh, si dà il caso che c’interessi, tanto, ognuna di queste piccole grandi storie, per cui facciamo del nostro meglio, come si diceva all’inizio, per viverle insieme accompagnando il Luigino di turno lasciando però nei limiti del possibile che il protagonista sia sempre e soltanto lui.

Per questo, signora mia, se si fida anche solo un poco di noi, quando le diciamo che non si deve preoccupare beh…

Non dovrebbe proprio preoccuparsi.

Ancora, signora mia, se vuole che Luigino, suo figlio, il suo diletto, impari presto a cavarsela da solo, beh…

Non dovrebbe essere lei a fargli lo zaino, tanto per dirne una.

Proprio no: lo lasci, invece, libero di sbagliare.

La prima volta non ci riuscirà, avrà o troppo o troppo poco al campo, ma la seconda volta andrà meglio e la terza ancora di più.

Si chiama “imparare facendo”, dove nel fare è compreso nel prezzo anche l’errare, che d’altra parte è molto… Umano.

Un altro esempio, caratteristico.

Una volta era più facile avere il permesso per accendere fuochi da cucina nei boschi, ora non è più possibile, ma in tantissimi abbiamo imparato che se non c’è abbastanza legna, secca, buona, quello stesso fuoco non parte, quindi non si può cucinare, quindi non si mangia.

Non è mai morto nessuno per questo, anzi. Di solito, per mandar giù la lezione bastava un giorno: se non ci si era riusciti per pranzo, la fame faceva compiere miracoli e la sera… Si riusciva a mangiare.

Sono piccoli esempi che possono apparire estremi, ma a mio modo di vedere fanno ancora parte del metodo; se, invece,  risolviamo i problemi dei nostri ragazzi al loro posto, per quanto stupidi o insignificanti possano sembrarci, quand’è che impareranno a risolverseli da soli, loro?

Eh, che dice, signora mia?

Portiamo i più grandi in mezzo alle montagne, in quello che potrebbe apparire un insensato nulla e invece è la meraviglia del Creato: arriviamo sfiniti come loro alla meta di ogni giorno ma, quando il corpo non ce la fa più o quasi, l’anima prende il sopravvento e vien fuori il meglio. Provare per credere, alcuni la chiamano magia della Strada.

Oppure prendiamo i più piccoli e gradualmente, con amore (sì, con amore) insegniamo loro che possono farcela da soli, anche a superare ostacoli immensi come… Riuscire ad allacciarsi le scarpe. E che – guarda guarda – con gli altri bambini e le altre bambine si può pure giocare, divertirsi, imparare.

Sempre facendo.

Lo so bene, signora mia, i tempi sono cambiati, i ragazzi hanno una o più vite virtuali su Instagram, Facebook, Twitter e via dicendo, sono impegnatissimi in mille e una attività eppure, sotto sotto, sempre ragazzi sono, se l’immagina?

Le piazze sono virtuali, ci si può nascondere dietro i monitor, gli smartphone, profili falsi, ma tutto questo non è altro che l’armamentario fornito dalla nostra epoca frenetica. Sono utensili, strumenti, che di per sé non hanno proprio niente di perverso o demoniaco. Dipende esclusivamente dall’uso – o abuso – che se ne fa: un martello può essere usato per piantare un chiodo o fracassare un cranio, scusi la brutalità, signora mia, ma la colpa non sarà mai del martello.

Così noi ci crediamo e proviamo a fare del nostro meglio, signora mia, perciò se anche lei, quando glielo chiediamo con la massima gentilezza e ricordandole la fiducia che c’ha accordato, facesse un passettino indietro sempre per il bene e nell’interesse di suo figlio, non sarebbe malissimo, uh?

Grazie, sapevo di incontrare la sua comprensione, signora mia.

Conclusione: l’ho buttata un po’ sull’ironia (beh, lo spero!), ci sono tantissimi genitori, padri e madri, che ci danno ben più di una mano d’aiuto e hanno compreso fino in fondo il nostro spirito e il nostro modo di fare ma come si dice, ridendo e scherzando Arlecchino si confessava…

Questo pezzo è dedicato a tutti gli scout d’Italia ed in particolar modo a tutti quelli della Zona Agesci del Sulcis Iglesiente.

Davide De Vita

 

L’Italia che va giù.

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Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, è altamente probabile che catastrofi mortali come quella di Livorno si ripetano e anche tra non troppo tempo, visto che andiamo incontro alla stagione delle piogge, se così si può dire?

Non affermo nulla di nuovo, gli ambientalisti seri e coerenti lo denunciano  da tempo: facciamo di tutto per trattare malissimo il nostro paese, dal patrimonio boschivo ai letti dei fiumi, dai litorali marittimi alle semplici aiuole davanti casa, via via devastando.

Sporchiamo (noi, non altri) senza renderci conto che anche una sola, prima, singola cartaccia che gettiamo per terra con noncuranza, aumenta il degrado ambientale.

Siamo sessanta milioni di persone circa, fate due conti, moltiplicate quell’unica cartaccia (quando non è una busta intera piena di spazzatura, lasciata su un albero o gettata in mare o a tappare un tombino…) per quel numero, o quasi, e vedrete che cominceremo – tutti, come sempre io per primo – a capire le reali dimensioni del problema.

Questo per quanto riguarda il nostro malcostume diffuso e la non – educazione al rispetto dell’ambiente che, guarda un po’, continua ad essere la nostra casa comune.

Poi, o meglio prima, in quanto parliamo anche di centinaia di milioni di anni, c’è l’alto rischio idrogeologico che corre sempre il nostro Bel Paese.

La mappa in apertura (fornita da Lega Ambiente e risalente al 2016, ma tuttora validissima) illustra bene ciò di cui parliamo.

Come purtroppo sappiamo, questa penisola è soggetta non solo a frane e alluvioni, ma anche a terremoti di notevole potenza.

Sempre.

Non solo (se e quando) scatta l’emergenza o l’allerta, qualunque sia il colore, per citare una delle polemiche di questi giorni.

Il problema è che…

Non ci entra in testa, non ci vuole entrare.

Non ci pensiamo, aspettiamo la prossima sciagura, il prossimo conto delle vittime, la prossima stima dei danni… Che puntualmente arriva, senza sconti.

Nel frattempo, costruiamo ovunque in maniera selvaggia, magari proprio nei letti dei fiumi o a ridosso degli argini, con materiali scadenti e sempre più in fretta in nome del profitto, nonostante siano stati stanziati miliardi per la prevenzione dei suddetti rischi e poi – come si starebbe verificando in queste ore – si scopra che se ne sono spesi solo briciole.

Nel frattempo le case crollano, le persone muoiono, prosegue la conta delle vittime e la stima dei danni, fino alla prossima annunciatissima catastrofe.

Si dice: eh, state bene in Sardegna, non avete vulcani, niente terremoti…

Beh, signora o signor mio, non abbiamo neanche lavoro, se proprio vogliamo scendere nel dettaglio.

Inoltre, qui in Sardegna ci impegniamo, ogni estate, a bruciare quel poco che resta di area boschiva: visti gli ettari andati in fumo negli ultimi dieci anni, direi che siamo molto vicini, viste anche le altissime temperature raggiunte dal pianeta, al raggiungimento dell’obiettivo, la totale desertificazione dell’isola.

Se questo non bastasse, ancora esiste la possibilità, visto che nei secoli da queste parti l’attività estrattiva ha reso il sottosuolo simile ad un gigantesco groviera, che lo stesso sottosuolo sia utilizzato come pattumiera per le scorie nucleari, magari non solo italiane…

Così, per non farci mancare niente.

Questo, al dodici settembre duemila diciassette è lo stato dell’arte.

Come si usa dire, ai posteri l’ardua sentenza.

Ammesso di riuscire ad averne, posteri.

Davide De Vita

 

 

Cronache domestiche puntata “boh”.

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Buongiorno e chiediamoci un perché.

Tranquilli, oggi ci vado leggero, ogni tanto è bello farlo e poterlo fare. Chiediamoci, ad esempio, come mai noi uomini nel senso di maschietti non siamo esattamente al top in materia di ordine e faccende di casa…

Okay, okay, parlo per me, d’accordo.

(Però almeno io l’ammetto, eh, fringuelli…)

Cominciamo col dire che sono un casinista puro, campione mondiale della categoria, cintura nera del caos domestico.

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che lascio tutto in giro – sì, lo so, mi faccio schifo da solo – e quindi chi vive con me, mi sopporta (mi ama, ci amiamo, ma questo vuol essere un post ironico, quindi procediamo…), trattenendosi a volte a stento dal buttarmi giù dal balcone insieme all’umido il venerdì sera.

D’accordo, stiamo al primo piano, sono tutto tranne che leggero e vorrei proprio vederla l’amore della mia vita sollevarmi e lanciarmi, ma questo è un altro discorso, che riguarda i nutrizionisti e/o presunti tali.

L’ordine, dicevamo: sono un creativo (beh, ho la presunzione di esserlo…) ergo l’ordine non solo non lo conosco, mi dà proprio fastidio.

Ella no, ella ama l’ordine.

Il suo.

Esempio: nel mio casino creativo, trovo e ritrovo le mie cose (sempre stupidaggini, lo ammetto, come un particolare fazzolettino di carta – ma cosa potrà mai avere di particolare un fazzolettino di carta? È un fazzolettino di carta, accidenti a me! – o una penna o un rotolo di nastro adesivo o un cavetto per pc o stampante e via di questo passo che gli smanettoni mi capiranno…), ma la sua idea di riportare ordine nel caos primordiale è diversa.

Purtroppo, muta anche di giorno in giorno e/o a seconda della luna calante o crescente.

Ne consegue che non esiste il posto giusto (e stabile, definitivo) di un oggetto, ma il posto giusto del mercoledì, del giovedì eccetera eccetera eccetera.

Dunque, anche il suo è un ordine creativo, ma, per assioma (tutto femminile) più…

Versatile.

Facciamo un esempio di vita vissuta.

Diciamo che io stia cercando i sandali, magari di mercoledì.

Lo scambio di battute più o meno risulta il seguente:

<< Dove sono i sandali? >>

<<Di nuovo? Non trovi davvero mai niente! >>

<< Sì, è vero, non trovo mai niente, ma dove sono?>>

<< Al loro posto. >>

<< E qual è (sono tentatissimo di aggiungere oggi, ma riesco a trattenermi)?>>

<< Non me lo ricordo, ma li ho messi a posto. >>

Ecco.

Versatilità allo stato puro.

Amo questa donna.

Ribadisco e sottolineo che ella si fa carico di un’immane mole di lavoro domestico che tende a sottovalutare e che invece ogni gentil signora che sta leggendo queste righe potrà facilmente immaginare, oltre, come avrete capito, sopportare un disastro come me.

Nota seria: ribadisco che questo è o vorrebbe essere un post ironico, perciò nella realtà, se capita, com’è capitato, che uno dei due lavori fuori casa, indifferentemente da chi sia, chi c’è fa quello che c’è da fare.

E se non ci credete, potete gentilmente andare a …

Dai, si scherza!

Davide De Vita

Santi & orsacchiotti.

orsetto di peluche

Buonasera e chiediamoci un perché.

Chiediamoci stasera, io per primo, come mai quando incontriamo la santità o potremmo percepirne il profumo, non ce accorgiamo mai, se non dopo che questa come sabbia tra le dita è svanita e difficilmente la incontreremo ancora.

La prima volta che incontrai quest’uomo, scendeva da una vecchia cinquecento gialla che lui chiamava Mariolina, come “Mariolina Cannuli”, annunciatrice tv dei tempi che furono.

Forse confondo il nome con quello di qualche altra annunciatrice, ma la Cinquecento gialla no, quella era proprio così.

Lui era simpatico, di poche parole, brevi ma incisive.

Semplice e diretto in maniera disarmante.

Arrivava da Paulilatino, ma era stato anche a Cagliari e in altri posti, prima di essere trasferito ad Iglesias.

Non da lui, ma da altre persone, seppi che a Cagliari, per tentare in qualche modo di aiutare come poteva delle famiglie di disperati che stavano per essere sfrattate, apparecchiò un tavolino e si mise a dire messa, così, su due piedi, davanti a chi doveva eseguire l’ordine di sgombero e quindi ritardando lo stesso e facendo scudo, in qualche modo, a quegli stessi disperati.

Non so se fosse una leggenda, ma ce n’erano tante che lo accompagnavano, alle quali lui non accennava mai.

Poi c’era il mio vissuto personale: non ho mai capito come facesse, ma c’era sempre, sempre, quando… Ne avevo bisogno, quando ero veramente a terra, quando pensavo che proprio non ce l’avrei fatta, quando non sapevo come andare avanti, come arrivare al giorno dopo.

Prima del giorno dopo, ripeto, sempre, arrivava lui, o di persona o magari con una telefonata.

Lo so, sembra una storia inventata, eppure non è così: non me ne può importare di meno che ci crediate o no.

Prima di conoscere quest’uomo conobbi quella che sarebbe diventata la donna della mia vita, il mio amore più grande in assoluto (e lo è ancora e lo sarà per sempre); mi capitò di parlarle di quest’uomo.

Lei se lo ricordava, l’aveva conosciuto a Cagliari e, spinta da chissà che, nonostante tutti le dicessero di non farlo, una volta che ne ebbe la possibilità, da bambina, corse ad abbracciarlo.

Il destino volle che tutt’e tre ricordammo insieme quell’episodio, lui finse di non ricordarlo, ma luoghi e date corrispondevano.

Successero altre cose, pesanti e tristi nella mia vita, durante le quali lui si manifestò in punta di piedi e sempre, accidenti, sempre al momento giusto e con poche, semplici parole.

Chiedendo inoltre a me (molto prima che papa Francesco usasse la stessa espressione) di pregare per lui.

Le cose per me e per la mia metà migliore (come la chiamo sempre) cominciarono ad andare un pochino meglio e, non ricordo quando, quell’uomo mi diede un orsacchiotto spelacchiato, al quale mancava pure un occhio, che teneva appeso nella Cinquecento.

<< Tieni, dallo alla tua bella. >> mi disse.

Lo feci e ancora oggi per noi quell’orsacchiotto vale più di mille diamanti.

Cominciò a star male, il paulesu conch’e ferru (nativo di Paulilatino testa di ferro, testardo) come si definiva scherzosamente; riuscii ad andarlo a trovare un paio di volte, accorgendomi che peggiorava, nonostante non ci facesse troppo caso.

Poi fu trasferito, ma avevo ancora il suo numero di cellulare, per cui riuscii a chiamarlo qualche mese fa per fargli sapere che le cose per me e per la mia bella andavano davvero meglio e ci tenevo, oltre a sapere come stava, a farglielo sapere.

Ne fu sorpreso e felice.

Anch’io.

Può darsi che chi di dovere non ne faccia mai davvero un santo come tutti gli altri, ma noi siamo stati fortunati, l’abbiamo conosciuto e se non lo era poco ci mancava davvero.

Per noi, nella maniera più semplice possibile, lo è stato e lo sarà per sempre.

Quell’uomo o la sua anima ora sono certo abiti in una suite dei piani proprio alti, senza più sofferenze ma con ciò che desiderava.

Lascio ai teologi o altri esperti del settore le disquisizioni in merito.

A me, ripeto, basta aver avuto la fortuna di averlo conosciuto.

Quell’uomo era un frate.

Oggi m’è arrivata la tristissima notizia che non c’è più, su questa terra.

Si chiamava padre Alfonso.

Davide De Vita

 

Irma, per niente dolce, i suoi fratelli e…Noi.

Uragano Irma

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Lo abbiamo visto in tutti i telegiornali, lo vedremo nei prossimi giorni, mesi, anni: si sono formati e si formeranno uragani di dimensioni apocalittiche, come Irma che si prepara a devastare la ricca Florida dopo aver distrutto luoghi meno… Floridi (perdonate il triste gioco di parole) come le Antille e Puerto Rico, preparando la strada ad un altro che gli esperti hanno battezzato Josè.

Perché si formano fenomeni così impressionanti, degni dei più famosi disaster movies?

Perché la terra è surriscaldata e la responsabilità di questo, se non tutta in buona parte, ce l’abbiamo noi. 

E’ il conto che il pianeta ci sta presentando dopo secoli di sfruttamento selvaggio delle sue risorse (a cominciare dai combustibili fossili) che, non mi stancherò mai di ripeterlo, non sono infinite e, infatti, sono terminate o stanno finendo. 

Certo, ci sono anche scienziati che sostengono che la causa di tutto questo non siamo noi o noi soltanto, ma il presente è quello che è: caldissimo.

Lo profetizzavano, inascoltati, pochi scienziati lungimiranti già trenta, quaranta anni fa.

Ce ne siamo tutti sbattuti il c…, scusate il francesismo e, nei fatti, continuiamo con questo atteggiamento.

Guardate che non è qualcosa che riguarda solo l’Atlantico o altri luoghi relativamente lontani: solo tre giorni fa c’è stato un tornado nel nord Sardegna, tra Olbia e Porto Torres.

Il calore è energia, l’energia in qualche modo deve trovare sfogo, i fenomeni naturali di imponenti dimensioni non sono altro che tale sfogo.

Avete una pentola a pressione in casa?

Bene, fatevi un minestrone o quel che preferite, poi osservate ciò che succede: poi pensate che abbiamo trasformato, noi umanità affamata di energia, il pianeta in un enorme pentola a pressione.

Peccato che, sul cosiddetto globo terracqueo, valvole di sfogo costruite apposta non ce ne siano.

Stiamo bollendo, dopo aver acceso un fuoco che non siamo stati – e ancora non siamo, nonostante tutti gli accordi internazionali sul clima, rimasti di nuovo, nei fatti, lettera morta – di controllare o utilizzare con un minimo di criterio.

La storia di Prometeo, evidentemente, non c’ha insegnato proprio nulla.

Così continueremo ad assistere indifferenti allo scioglimento dei ghiacciai, al formarsi di uragani come Irma, Josè e chissà quanti altri; vedremo, in Italia, alluvioni e frane con lo scatenarsi di nubifragi (che ormai è diventato più cool chiamare bombe d’acqua), che causeranno danni ingenti e – speriamo di no ma purtroppo è probabile – morti, ampiamente prevedibili e quindi evitabili.

Mi spiace apparire come profeta di sventura, ma qui non ci vuole la sfera di cristallo, bastano le statistiche e il dubbio pesante: siamo sicuri che, dopo i tanti disastri accaduti negli anni passati, terremoti compresi, siano state davvero adottate tutte le misure di sicurezza e prevenzione necessarie?

In Italia?

Dai, come scritto e ripetuto più volte, in Italia ora ci si occupa di cose molto più importanti come il campionato di calcio, l’elezione di miss Italia, le prossime elezioni di ogni ordine, numero, genere e grado.

Visto il drammatico, inadeguato, confuso modo in cui soprattutto la classe politica – la stima e l’ammirazione di chi scrive per chi invece affronta il problema sul campo, in trincea, ora dopo ora, giorno dopo giorno, è massima, fatti salvi i casi accertati di illeciti non giustificati – affronta e non solo in Italia il fenomeno del flusso migratorio, c’è ancora una volta da chiedersi: ma a qualcuno frega ancora qualcosa non solo della nostra casa comune, appunto il pianeta di cui sopra, ma proprio del prossimo suo?

Prima di puntare il dito armato contro chiunque, passiamo davanti ad uno specchio e soffermiamoci qualche istante…

Davide De Vita

 

Oltre l’infinito: ascoltare le stelle.

universo vista

Buongiorno e chiediamoci un perché. Oggi, per esempio, chiediamoci per la milionesima volta come mai, quando sembra non ci sia più speranza o via di fuga, l’uomo volge lo sguardo al cielo, sia per fede (qualsiasi fede) sia per innata curiosità scientifica, come faremo in questo pezzo, sempre con tutti i limiti e le carenze che chi scrive sa di possedere.

Partiamo.

Stephen Hawking, per quei pochi che ancora non lo sapessero, è il più grande astrofisico vivente; una delle maggiori menti del XX secolo e di questo primo ventennio del XXI. Nonostante la sua disabilità fisica, per capirci quest’uomo ha confutato, calcoli alla mano dimostratisi esatti, alcune teorie di tale Albert Einstein.

La concezione attuale dell’Universo si basa per la maggior parte, quindi, proprio sulle idee e sui calcoli di Hawking.

Yuri Milner invece, è un uomo d’affari russo. Ha… Tutto. Anche di più, cercatelo e vedete di non impressionarvi troppo: quest’uomo ha i… Fantastiliardi. Una sorta di Donald Trump anche prima che diventasse POTUS (sigla ormai nota che sta per Presidenti Of The United States), o di Silvio Berlusconi ma moltiplicato per mille. Beh, quest’uomo qui ha cacciato fuori di tasca propria, per finanziare il progetto Breakthrough Listen, cento milioni di dollari. Così, neanche fossero noccioline.

Di che si tratta?

Sintonizzandosi su dieci miliardi di frequenze diverse, gli scienziati stanno esaminando le cento galassie più vicine (in senso astronomico) a noi con l’aiuto di nove milioni di volontari che in tutto il mondo mettono a disposizione il loro computer (o una parte di esso) per aiutare il centro di ricerca ad esaminare quest’immensa mole di dati.

Esattamente ciò che faceva il progetto seti@home, di cui Breakthrough Listen può a tutti gli effetti considerarsi figlio o successore.

Prendendo la notizia con le pinze, pare che siano stati captati almeno quindici segnali misteriosi (o interessanti, fate voi) dal Green Bank Telescope situato in West Virginia e collegato al progetto.

A questo proposito, lo stesso Hawking ci riporta, per così dire, coi piedi per terra e alle nostre miserie e piccolezze umane; nonostante la scoperta che da una galassia nana distante tre miliardi di anni luce arrivino quindici nuovi e non ancora identificati segnali radio, che potrebbero essere stati emessi da una civiltà aliena, infatti, lo scienziato ribadisce:

<< Nessun contatto. Gli ipotetici alieni avrebbero per noi lo stesso interesse che abbiamo noi per i batteri. Se ci andasse bene ci tratterebbero come Colombo trattò gli indigeni incontrati nel nuovo mondo. >>

Frase attualissima, visto quanto sta accadendo in questi giorni, durante i quali gli antisuprematisti bianchi (mamma mia come siamo bravi ad etichettare e classificare tutto!) stanno decapitando simbolicamente proprio le statue del navigatore genovese, ritenuto la causa principale del successivo sterminio delle popolazioni che poi, presuntuosamente, la Storia ha chiamato proprio pre-colombiane.

Tornando all’aspetto puramente scientifico della ricerca, così si esprime Vishal Gajjar, del Berkley Research Centre:

<< Ci sono solo trenta sorgenti di questi segnali nell’Universo e una sola che si ripete. Dobbiamo studiarla ancora. >>

Nel frattempo si ipotizza che i segnali in questione potrebbero essere dovuti a fonti di energia utilizzate dagli alieni per muovere i loro mezzi di trasporto, ma è più accreditata invece la teoria che provengano, invece, da una stella di neutroni, uno dei corpi celesti più strani e affascinanti dell’Universo.

Permettetemi un piccolo vezzo, nonché moto d’orgoglio: chi scrive ha trattato esattamente gli stessi argomenti qualche anno fa nel romanzo “Arecibo: storia di un errore”, anticipando queste tematiche ma incentrando la storia (di pura fantasia nonostante i presupposti scientifici) intorno al radiotelescopio “NAIC” di Arecibo, Puerto Rico.

Per concludere, nonostante ce lo ripetiamo da millenni, quando impareremo che questa piccola, periferica palla di fango che vagabonda nello spazio è la nostra (e per nostra intendo dell’umanità intera) casa comune, forse riusciremo a salvarci.

Ah! Lo so, non l’ho detto io ma mi piace ribadirlo: dallo spazio, sulla terra, non si vedono confini.

Davide De Vita

 

Un particolare ringraziamento a Rita Cao per lo splendido input e, sì, vali moltissimo.

Fonte:

http://www.huffingtonpost.it/2017/09/03/captati-15-segnali-misteriosi-attenzione-a-rispondere-gli-alieni-ci-tratterebbero-come-colombo-con-gli-indiani_a_23195204/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

 

Restare saldi. Forse.

 

(“stupro”, foto Marcio Freitas, Copacabana, Rio de Janeiro)

Buongiorno e chiediamoci un perché: stavolta, perdonate, non sarò tanto leggero.

Perché restare saldi, come ho scritto nel titolo per alcuni potrà essere facile, per altri, me per primo, no.

Dove per restare saldi s’intende nelle proprie idee, convinzioni, modo di vivere, con coerenza e non con il comodo e praticissimo interruttore dell’ipocrisia a comando.

Per questo ritengo di essere abbastanza lontano dalla santità per poter dire che forse – ammesso esista l’inferno o qualcosa che gli somigli – ho già una suite prenotata in qualche girone, ma non sta a me stabilire la destinazione finale…

Ciò detto, siamo a settembre duemila diciassette, dunque.

Caldo e siccità non abbandonano l’Italia e buona parte dell’Europa.

Crudeltà, abusi, violenze, anche.

Attenzione: non parlo solo di quelle che sono state sparate sulle prime pagine dei giornali e/o telegiornali, no, proviamo ad andare un poco più avanti, dentro le statistiche.

Parliamo, per esempio, dei dati accertati su quell’abominio che chiamiamo stupro.

Un delitto commesso nella stragrande maggioranza dei casi a danno delle donne, quando non dei minori.

Allora, attenzione una, due, dieci, cento volte: nonostante sia diminuito il numero dei casi denunciati, ne restano sempre undici.

Al giorno.

Di nuovo, estrema attenzione: di questi undici, solo quattro sono imputati a presunti colpevoli non italiani o assimilabili a stranieri.

Ancora attenzione: sempre di bestie (senza per questo voler offendere gli animali, quasi sempre molto più umani di noi), secondo chi scrive, si tratta, siano bianchi, neri, rossi, gialli, verdi, a strisce eccetera eccetera eccetera…

Tornando alle statistiche, gli altri sette casi denunciati (al giorno, ricordiamolo) riguardano stupri e/o abusi commessi all’interno delle mura domestiche italiane.

Purtroppo (e anche questo dovremmo avere finalmente il coraggio di ammetterlo) proprio all’interno di quelle famiglie che dovrebbero essere il luogo più sicuro per tutti.

Non si vuole qui giustificare nulla e nessuno, lo stupro o qualsiasi abuso sessuale compiuto su altri esseri umani è, per chi scrive, assimilabile all’omicidio (si uccide la dignità umana della persona, la si annulla e si innesca – come dimostrato da innumerevoli studi – un perverso percorso psicologico secondo il quale, paradossalmente, è la stessa vittima a sentirsi in colpa) ed i responsabili accertati dovrebbero subire pene adeguate, ma si vuole qui osservare quanto spesso ci si focalizzi solo su aspetti parziali di fenomeni molto più ampi.

Per tornare al titolo d’apertura, non voglio atteggiarmi a profeta di sventura, ma è facile prevedere – stanno già verificandosi – gravi danni per le prossime precipitazioni (il termine “bombe d’acqua” sarà utilizzato a dismisura) in tutto il Paese, dove ci si accorgerà ancora una volta che i canali non sono stati puliti in tempo utile, che le case sono state costruite dove non dovevano essere edificate, che tanti errori sono stati commessi mentre “chi di dovere” chiudeva uno o tutt’e due gli occhi.

Ripeto inoltre che non sono nessuno e anch’stupro arteio spesso ho voltato (e volto) la testa da un’altra parte quando vedo che qualcosa non va: sono quindi il primo a non “restare saldo” sulle mie belle convinzioni da computer e/o da tavolino.

Succederà di tutto, da qui in avanti, riempiremo pagine di Facebook e degli altri social, ma avremo sempre la fortuna (chi l’avrà) di avere un lavoro, un tetto, cibo, acqua, qualche euro, tempo libero per scrivere qui le nostre cazzate.

Senza mai renderci conto, appunto, dell’immensa fortuna di essere nati e vivere comunque in uno degli angoli meno sfortunati del pianeta.

Stando qui, è virtualmente molto più facile “restare saldi”, come scrivevo.

Tanto oggi c’è Spagna – Italia, il campionato è già cominciato subito dopo Ferragosto, a breve per un paio di giorni parleremo di miss Italia, della scuola e dei vaccini stiamo già parlando …

Come diceva una vecchissima canzone, poco conosciuta “tanto a morire sono sempre gli altri”, per il resto…

Panem et circenses. Semper.

Davide De Vita