Perché scrivere?

Buonasera e chiediamoci un perché: questo è un blog, quindi mi concedo anche qualche passaggscrivere-libroio – come dire – un po’ più personale.

La domanda è molto cara ai miei amici e colleghi dell’Associazione Liberi di Volare – Scrittori Iglesienti, di cui faccio parte e che saluto, ma qui esporrò il mio punto di vista, che potrebbe anche divergere dal loro almeno sotto alcuni aspetti.

Da dove cominciamo?

Per me scrivere è un’esigenza, quasi fisica: se non lo faccio, a causa dei motivi più diversi, dopo un po’ mi rendo conto di non stare bene, mi manca qualcosa, fingo che non sia quello ma… Lo è.

Non è vero che si scrive per sé stessi: o meglio, lo si fa anche per quello, ma anche la persona più introversa del mondo, quella che tiene chiuso a chiave in un cassetto il proprio diario o quaderno dei sogni proibiti, desidera che prima o poi qualcuno legga ciò che ha scritto.

E’ stato dimostrato da innumerevoli studi psicologici e psichiatrici, non è più il caso di negarlo.

In questo esatto momento, per esempio, sto scrivendo per te, gentile lettrice, o per te, gentile lettore; a volte provo ad immaginarvi, sconosciuti dall’altra parte dello schermo che perdono il loro tempo per star dietro alle mie scempiaggini…

Il tempo è un fattore determinante, nello scrivere: è necessario averne, la passione brucia, consuma, si rinuncia ad altro, per essa, quindi si crea il tempo che magari, prima, si pensava di non avere.

Si conferma perciò l’antico adagio secondo il quale se si vuole, si può.

Credeteci o meno, ma stamattina, preso com’ero dalla realizzazione di un nuovo video pubblicitario per il mio ultimo romanzo, beh… Mi sono letteralmente dimenticato di mangiare; dovevo andare a lavoro, tempo non ne avevo più, amen.

Non sono esattamente un fuscello, chi mi conosce lo sa, quindi magari mi ha anche fatto bene!

Proseguendo “a braccio”: scrivo, falsa modestia a parte, perché lo so fare. Non è una forma di presunzione, ma un dato di fatto. Può darsi che sia tra le poche cose che so fare, ma è così.

Lo faccio da quand’ero bambino, per me è terapeutico, gratificante, necessario.

In tanti anni ho avuto la fortuna di seguire uno dei primi corsi di scrittura creativa, ho commesso un’infinità di errori e probabilmente ne commetterò molti altri, ma sempre meno.

Mi sono messo in gioco sempre, ho partecipato a concorsi e premi letterari, mi sono sentito umiliato e sconfitto molte volte, ma ho anche salito i gradini del podio, fino a quello più alto, una volta.

Persone molto più brave di me mi hanno insegnato la tecnica e i trucchi del mestiere, come costruire un dialogo efficace o dipingere con pochi tratti il carattere psicologico dei vari personaggi, giusto per citarne alcuni, ma preponderante, debordante, impossibile per me da fermare se la ritengo buona, è la storia.

Non so se può essere chiamata ispirazione, gli antichi si rifacevano alle Muse, ma forse, davvero, esiste una sorta di “coscienza cosmica” alla quale in pochi riusciamo ad attingere e da lì peschiamo le storie, per metterci sopra, dopo, il “cappello” della nostra firma.

Lo so, è un concetto da filosofia orientale che piacerebbe al mio amico Pietro e/o al suo compare Cris ( ciao Immorali! ) ma chi sono io per dire che non è così?

Ancora, chi scrive gioca ad essere e fare Dio ( con rispetto parlando, s’intende), creando per ogni storia un universo a parte, dove sue sono le regole, sue le anime dei personaggi, suo il tutto.

Il migliore, insuperabile, “videogioco” possibile, gratis, ecologico ( ormai si scrive quasi esclusivamente sul pc e anche i libri sono di carta riciclata, o almeno ci si sta muovendo in quella direzione) e – più o meno – alla portata di tutti.

Altra regola, condizione indispensabile per scrivere, prima di scrivere: leggere, leggere, leggere, leggere tantissimo fin quasi a consumarsi la vista… Va beh, è un eccesso da evitare, ma… Per capirci.

In conclusione, questi sono alcuni dei motivi per i quali io scrivo, ma chissà quanti altri ce ne saranno e… Non finiranno mai.

Scusate il disturbo, la lunghezza del post ma… Mi andava di scriverlo!

Davide De Vita

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