Ipotesi Qatar

QatarBuongiorno, dov’eravamo rimasti? Ah sì, chiediamoci un perché! Chiediamoci, per esempio, cosa potrebbe succedere da oggi, 5 luglio, in Qatar.

Guardate, sono il primo a consigliarvelo: se pensate che il Qatar sia uno sciroppo per la tosse, oppure un posto troppo lontano per avere – per noi – il benché minimo interesse, non leggete questo post, fate altro, impiegate meglio il vostro tempo.

Se invece, come me, ritenete che ciò che accade laggiù – o potrebbe accadere – sia molto importante per tutto ciò che accadrà – o potrebbe accadere – nel mondo, beh, allora andate, anzi andiamo avanti.

Ricordiamo: secondo molti analisti, il Qatar sarebbe lo stato che più di ogni altro non solo appoggia ma proprio finanzia il terrorismo radicalizzato di matrice islamica. Non una cosetta da niente, dunque.

Oggi scade (scadrebbe?) la data limite imposta dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati al Qatar per accettare le richieste “non negoziabili “che però lo stato in questione rigetta in quanto “ricordano l’atteggiamento di stati arroganti che storicamente hanno sempre portato alla guerra”.

La data di oggi era già stata prorogata, a dimostrazione del fatto che quegli stessi “stati arroganti” non hanno proprio le idee chiare sul da farsi.

Quindi che succede?

L’Arabia Saudita invaderà il Qatar?

Potrebbe farlo: il Qatar ha un decimo della popolazione saudita, un confine di terra privo di difese e un esercito di piccole dimensioni, ma non solo: il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha il sostegno di Donald Trump (non quello del dipartimento di stato degli Stati Uniti) nella sua opera d’isolamento del Qatar e potrebbe convincere Trump ad accettare un’invasione. Sempre Salman ha spinto l’esercito saudita a scatenare la terribile guerra civile in Yemen per il semplice (e ampiamente infondato) sospetto che l’Iran stesse fornendo aiuto militare ai ribelli.

Piccolo appunto (i commenti di qualsiasi genere li lascio ad altri, qui riporto solo fatti): noi, Italia, esportiamo bombe prodotte in Sardegna, nello Yemen, giusto per capire quanto queste vicende non siano poi così tanto “lontane” dal nostro vissuto quotidiano…

 Le richieste impossibili

Secondo Salman il Qatar dovrebbe allinearsi “militarmente, politicamente, socialmente ed economicamente, oltre che finanziariamente” con l’Arabia Saudita e i suoi alleati.

Tradotto: niente più politica estera indipendente, controlli più serrati in patria.

Poi: chiudere completamente il gruppo d’informazione Al Jazeera, che ha sede in Qatar e il cui network televisivo satellitare è la testata d’informazione meno censurata e più affidabile del mondo arabo.

Interrompere ogni contatto coi Fratelli musulmani, un movimento islamico perlopiù non violento e democratico, che era stato tra le forze propulsive delle primavere arabe nel 2010 e 2011. Avrebbe dovuto smettere di sostenere i gruppi ribelli islamisti radicali siriani, in particolare l’organizzazione nota fino alla fine dello scorso anno come Fronte al nusra (prima che cambiasse nome per occultare i suoi legami con Al Qaeda).

Consegnare tutti gli individui accusati di “terrorismo” (un termine molto ampio nei quattro paesi che sostengono il blocco).

Espellere tutti i cittadini di questi paesi che vivono oggi in Qatar (presumibilmente per evitare che fossero contaminati dal clima sociale e politico relativamente aperto che vige nel paese).

Interrompere tutti i contatti diplomatici e commerciali con l’Iran, nonostante quasi tutte le sue entrate derivino dagli enormi giacimenti di gas che condivide con questo stato.

Non basta: pagare dei risarcimenti per il disturbo arrecato e accettare un regolare monitoraggio che verificasse il suo rispetto di queste condizioni nei prossimi dieci anni.

I quattro paesi che sostengono il blocco (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, rispettivamente tre monarchie assolute e una dittatura militare) stanno in realtà tentando di sopprimere le idee democratiche nella regione. L’accusa secondo cui il Qatar “sostiene il terrorismo” sarebbe più convincente se l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non stessero facendo esattamente la stessa cosa.

Entrambi i paesi hanno finanziato il Fronte al nusra e chiuso un occhio sui suoi legami con Al Qaeda, dal momento che stava combattendo il regime del presidente siriano Bashar al Assad, dominato dagli sciiti.

Il denaro è stato spesso consegnato in borse piene di contante depositate in alberghi turchi, quindi è probabile che parte di esso sia arrivato nelle mani del gruppo Stato islamico (ISIS).

L’ipotesi più probabile.

Il Qatar importa quasi tutto il cibo che consuma e in futuro dovrà farlo arrivare per via marittima o aerea, visto che il confine di terra con l’Arabia Saudita sarà chiuso in maniera permanente. Ma il Qatar è abbastanza ricco da pagare questo prezzo. L’Arabia Saudita (il principe Salman) si limiterà quindi in buona sostanza a usare le proprie risorse finanziarie per impedire agli altri di commerciare con lo stato isolato.

In conclusione non ci sarà un’invasione saudita: i diecimila soldati statunitensi stanziati nel piccolo stato non garantiscono protezione “politica” in quanto gli USA preferiranno sempre l’Arabia Saudita; le poche centinaia di soldati turchi presenti però lo difenderebbero:

 “Non ci serve il permesso di nessuno per creare delle basi militari tra paesi partner”

ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

“Sosteniamo e apprezziamo la posizione del Qatar nei confronti delle 13 richieste. Si tratta di un modo estremamente sgradevole di cercare d’interferire con i nostri accordi”

Dice al Guardian l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Russia Omar Ghobash:

“una possibilità sarebbe imporre alcune condizioni ai nostri partner commerciali e dirgli che se vogliono collaborare con noi dovranno fare una scelta commerciale”

boicottando il Qatar.

Ma dai… Ma no… Ma vuoi vedere che … No… Non ditemi che, magari, dietro a tutta questa faccenda che sta insanguinando il mondo da anni, ci sono enormi interessi commerciali e finanziari e il fanatismo religioso è un’ottima copertura?

Non ci posso – QUASI – credere!

Davide De Vita

Fonte:

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/07/04/resa-dei-conti-in-qatar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte:

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/07/04/resa-dei-conti-in-qatar

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