Divertissement 1; Frasi letali: “sono pronta” & affini

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché: per esempio, perché ci sono frasi che se pronunciate da un uomo risultano normali e invece, da una donna, più arcane

litigare

del significato del Manoscritto Voynich? (dai cercatevelo da soli, non ho voglia, ci son quarantatré gradi, ecchediamnine!). Prendiamo una delle frasi letali per eccellenza:

<< Sono pronta. >>

Fermi! Alt! Dietro front!

Se un uomo dice:

<< Sono pronto >>

Non c’è da “interpretare”: è pronto, fine, punto. Si va.

O meglio, si dovrebbe andare.

D’estate, con queste temperature sahariane, che cosa vuoi che si metta un uomo: pantaloni leggeri – se li ha e ci si trova bene – scarpe da tennis, una polo, boh.

Sei pulito, ti sei lavato e rasato, amen.

Hai già controllato se hai il portafoglio e l’inseparabile propaggine elettronica (smartphone), le chiavi di casa e della macchina, bon, fine, siamo pronti, si va.

Naaaaaaaahhhh.

Tu sei pronto.

Lei ha detto << Sono pronta >> ma mica si può applicare il corretto significato del presente indicativo alla mente femminile, no. Non si può. È severamente proibito dalla Corte di Ginevra che, guarda caso, è femmina pure lei. Il “sono pronta” femminile non è una frase: è un rito di passaggio da un universo ad un altro, ma non comprende necessariamente l’ uscire di casa e/o simili per noi/voi/tu uomini/uomo ferocemente agognato, naaaaah. Questa regina delle frasi letali arriva dopo circa un’ora, un’ora e mezzo della sua sorellina

<< Cosa mi metto? >>

che è stato il sottofondo della vostra lei mentre voi – ammettiamolo – vi facevate i … Vostri, cioè spesso un bel niente, rincoglioniti davanti alla tv col dito che preme in automatico i tasti del telecomando, finendo quasi sempre sul canale delle pentole o delle aste d’arte… Spezziamo però una lancia in onore della categoria – di cui anch’io faccio parte – ribadendo il concetto: rincoglioniti sì, ma in eroica attesa. Questo ci consente di non giunger del tutto impreparati al comparire di un’altra frase letale e temutissima, proposta in due versioni:

<< Come sto? >> ( normal version)

E/o

<< Come mi sta? >> (suoer version, come la benzina senza piombo)

Non c’è scampo, sappiatelo: non esiste la risposta giusta a queste domande.

Al vostro “Bene” o “Benissimo” sarà invariabilmente replicato un lapidario:

<< Non è vero. Me lo dici solo per farmi piacere. Sono grassa, avanti, dimmelo, abbi almeno quel coraggio. L’ho visto che non mi guardi più come una volta, come invece hai guardato la cassiera del supermercato, lo so, me ne sono accorta, mi credi una cretina, guarda che quella è una sciaquetta che la da via come il pane … >>

Il problema è che voi non siete soltanto assolutamente innocente, oltre che innamoratissimo come sempre, ma avete anche un alibi di ferro, perché chi vi ha servito alla cassa l’ultima volta che siete andati al supermercato insieme era un uomo.

Se riuscite, nell’infinitesimo spazio che la vostra amatissima – forse-  lascia tra una virgola e l’altra in quel fiume di parole che vi sta vomitando addosso, a farle notare quanto sopra, ella non si scoraggia (non si scoraggiano mai, fidatevi …) e replica pronta, prontissima:

<< Non ti sto dicendo dell’ultima  volta ma di quella precedente. Lo vedi che non mi ascolti? >>

Punto, set, game, match.

Non c’è storia, ma non è finita. Perché lei non si sa come (quando vogliono sanno essere più veloci della luce) è riuscita a cambiarsi ancora una volta d’abito (stava davvero benissimo anche prima, ma… Vedi sopra) e ti spara:

<< Ti piace questo completo ecrù?>>

Il meccanismo mentale maschile va ora riportato tra parentesi, in quanto, memori della precedente e cocente sconfitta, quei due o tre neuroni che ancora funzionano parlano tra loro (“i “neuroni, sono maschi, comunicano come tali, un po’ volgarotti, ma si capiscono)

Insomma, tu e i neuroni, nella tua testa, vi chiedete:

<< Ecrù? Ma che cazzo di colore è “ecrù”? Mi sembra bianco, ma se lo dico son finito. Quindi che faccio, tergiverso? Non so neanche cosa vuol dire, “tergiverso”, mi fa pensare a “tergicristallo”! E allora cosa faccio, mica posso restare qui impalato come uno stoccafisso (che credo sia il baccalà, ma va là!) … >>

Qui scatta il cogitatio interruptus, l’interruzione del tuo pensiero, perché lei, non si sa come ma ci riesce, te l’ha letto e sentenzia:

<< Rispondimi! Non restare lì impalato come uno stoccafisso che sembri un baccalà! Allora? >>

A questo punto o ti butti sotto la prima macchina che passa (se riesci ad uscire di casa, of course…) o rispondi qualsiasi cosa, o taci. In ogni caso avrai perso non una partita ma l’intero campionato, perché nel frattempo ( e ci credo, Pippo Baudo era giovane quando è iniziata questa discussione e la tv era ancora in bianco e nero! ) lei è riuscita ( le sanno fare, quando vogliono, dalle tre alle dodici cose insieme ) a decidere come vestirsi (non farle notare che dopo due ore e mezzo di tentativi è tornata – come tutte le altre santissime volte – alla prima scelta … ) a vestirsi, superarti, raggiungere la macchina ( aspettare che tu le apra la portiera, perché emancipazione o no alle donne fa sempre piacere questo gesto … ) e urlarti a denti stretti:

<< M-u-o-v-i-t-i. S-i-a-m-o-i-n-r-i-t-a-r-d-o-c-o-m-e-a-l-s-o-l-i-t-o-c-o-m-e-s-e-m-p-r-e-p-e-r-c-o-l-p-a-t-u-a-l-e-f-i-g-u-r-e-c-h-e-m-i-f-a-i-f-a-r-e!>>

Un fischio acuto lacera l’aria e, proveniente da chissà dove compare un arbitro vestito da arbitro che ti sventola sotto il naso un cartellino rosso…

Davide De Vita

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