Fake news: pigrizia mentale?

 

Buongiorno e chiediamoci un perché: stamattina chiediamoci come mai la nipote della signora “sbranata dal cane” affida – per il momento – la sua ira alle pagine di Facebook, puntando il dito con sdegno contro un fenomeno che ci riguarda tutti, in quanto nessuno può dirsene immune.huffington-post-1

Grazie a queste diavolerie hi-tech senza le quali sembra non riusciamo più a vivere (confesso “a Dio e voi fratelli” di far parte – eccome – della categoria) siamo “sempre connessi” e ahimè sommersi da tonnellate di quelle che presuntuosamente definiamo informazioni.

Il problema è che questa mole incessante di metadati (figa sta doppia parola, eh? Okay, state calmi, ecco qua: i metadati sono ad esempio la data di creazione di un documento ed il suo autore, l’argomento od il riassunto e permettono di avere i risultati migliori nelle ricerche e rendono possibile una catalogazione omogenea dei file disposti per tipologia. Va bene?) e “dati semplici”, non è affatto semplice, invece,  distinguere tra le poche informazioni e/o notizie autentiche e utili e l’immensità delle fesserie (per usare un termine gentile) che purtroppo le seppelliscono.

È una legge antichissima, valida anche nel mondo digitale che “abitiamo” oggi: la quantità va sempre a discapito della qualità.

Così è normale che la nipote della signora “sbranata” dal cane, consapevole in quanto davvero informata dei fatti, di cosa sia realmente successo, abbia tutte le ragioni del mondo per indignarsi.

Il “giornalista” non ha verificato proprio un bel niente, lasciandosi invece ammaliare dal “colpo a sensazione” che la notizia (falsa, una “fake new”, appunto) della donna “sbranata” avrebbe e ha prodotto.

Il problema è che “notizie” come queste ci piovono addosso ogni giorno e le condividiamo pure, quasi in automatico… Perché non abbiamo tempo, voglia, di verificare, approfondire, mentre avere un maggior numero di visualizzazioni sul nostro profilo (di nuovo sono il primo …) ci gratifica, ci dà la sensazione di “esistere di più”, di “essere più vivi”.

La nostra personalissima versione della “realtà aumentata”.

La regola aurea dovrebbe quindi essere

Pensa, prima di condividere.

In quanto i diffusori di bufale fanno conto proprio su questo nostro istinto.

Ricordo una lezione di diritto di tanto tempo fa: il professore ci fece l’esempio di un ragazzo che era stato visto correre con una borsa in mano davanti ad una signora più anziana che lo seguiva, chiedendo poi a noi studentelli imberbi del primo anno di esprimerci su quanto era davvero accaduto.

Tutti, naturalmente, pensammo al più classico degli scippi, ma…

C’è sempre un ma.

Il professore ci spiegò che avevamo una visione preconfezionata dei fatti, oltre a non averne il quadro completo.

Venne fuori, infatti, che in precedenza, solo pochi minuti prima, altri testimoni avevano visto la signora anziana scippare con destrezza il ragazzo, fatto questo sì altamente improbabile, ma non impossibile.

Il ragazzo scappava, dopo essersi ripreso la sua borsa, spaventato dalla diabolica vecchina.

Bisognerebbe quindi vincere la pigrizia mentale che manda ogni volta in soffitta il nostro spirito critico e provare a verificare, soprattutto quelle notizie che cominciano con “il mondo deve sapere” o “non si può continuare così” e via dicendo, come insegna l’ottimo sito “Butac” (Bufale un tanto al chilo).

Il problema, ancora e di nuovo, è che comportandoci in questo modo il numero dei nostri amici, reali e virtuali, diminuirà sensibilmente, in quanto mettere in discussione sempre tutto e tutti non è simpatico, per usare un francesismo “rompe abbastanza i coglioni”, quasi come la… Verità.

C’erano una volta fior di giornalisti “vecchia scuola” come Indro Montanelli e/o Enzo Biagi che, avendolo fatto per primi, esigevano da quanti – fortunati – lavoravano con loro che si fosse sul posto, si parlasse con le persone, si respirasse l’aria della vicenda, prima di raccontarla.

Tant’è che girava la battuta “Enzo Biagi il miglior giornalista d’Italia dopo… Enzo Biagi”, oppure, in periodo di lottizzazioni selvagge delle principali testate giornalistiche da parte della Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista, la storiella diffusa forse dallo stesso Biagi:

“Hanno preso in Rai un democristiano, un comunista, un socialista e uno bravo. Spero di essere il quarto.”

Altri tempi.

Per risollevarci il morale riporto una notiziola (speriamo sia autentica) in merito a come siamo messi in Italia rispetto alle bufale e alle fake news.

Bene, sentite qua:

secondo l’ultimo studio dell’Università di Oxford e della Michigan State University gli internauti italiani sono i meno creduloni e non si lasciano facilmente trasportare dalla disinformazione online. Oltre il 61% di loro verifica ‘spesso’ (42.5%) o “molto spesso” (18,8%) l’accuratezza delle notizie.

Dai, c’è speranza, possiamo ancora farcela!

Davide De Vita

Fonte:

http://www.corriereuniv.it/cms/2017/05/fake-news-gli-italiani-non-ci-cascano/

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