Incendi perché: verità scomode.

Buongiorno e chiediamoci un perché: stavolta è uno bello grosso, al quale si cerca di rispondere da decenni, con alterne fortune, cioè perché divampano gli incendi in Sardegna, soprattutto nel Sud Italia, ma non solo?

Scrivo mentre in tv scorrono le immagini dei disastrosi roghi siciliani di Messina, ma anche qui ad Iglesias sarà veramente difficile dimenticare il disastro di Monteponi dello scorso ventisei giugno.

Chi scrive ammette di saperne poco o nulla, per cui cede la parola ad una persona esperta, un addetto ai lavori di lungo corso che ha scelto di mantenere l’anonimato, nonostante la sua comprovata competenza in materia ed esperienza “sul campo”.

<< Non c’è un solo motivo, ma tanti e differenti tra loro. Una volta era la pastorizia transumante che si allargava i pascoli eliminando il sottobosco e la macchia. Poi fu la speculazione edilizia. Entrambe disincentivate da leggi che vietarono qualsiasi modifica d’uso delle zone percorse dal fuoco e da qualche migliaio di forestali che resero effettivi questi divieti. Dopo furono le spinte occupazionali degli stessi operai stagionali che appiccavano il fuoco per allungare la campagna antincendio. Più avanti comparve sulla scena il volontariato forte e organizzato che fece perdere motivazione a quella causa.  Ad oggi >> prosegue l’addetto ai lavori << gli incendi si dividono in tre gruppi: il primo è quello delle cause colpose, come abbruciamenti e arrosti fuori controllo, fiamme libere (saldatrici, smerigli, cannelli adoperati vicino ad erba secca; oppure marmitte arroventate o, come abbiamo visto poche settimane fa, cavi elettrici).

Il secondo gruppo è quello doloso, spesso “giustificato” da vendette e/o truffe assicurative.

Il terzo è quello che comprende il vandalismo, il boicottaggio, la malattia mentale. >>

<< A questi tre gruppi principali >> prosegue l’esperto << Dobbiamo aggiungere i danni causati dalla mancata manutenzione dei boschi, delle cunette, delle fasce antincendio e dalla insufficiente attività di bonifica degli incendi, per non parlare della maleducazione tutta italiana da ripartire cominciando dal piccolo proprietario risalendo fino ai più grandi enti pubblici. >>

Afferma sempre l’esperto (mentre un’inchiesta è in corso, riguardo all’incendio del 26 giugno, per stabilire a norma di legge le responsabilità dell’accaduto, N.d.A.):

<< Il caso Igea è emblematico: duecentoventi persone dotate di mezzi e attrezzature non sono state capaci di scongiurare un disastro abbondantemente prevedibile; vanno fatte qui alcune premesse: sotto le linee di alta tensione, semplicemente, alberi non ce ne devono essere.

L’ENEL ha in organico dei “verificatori” che percorrono regolarmente tutte le linee per controllare la permanenza delle zone di rispetto; addirittura quest’operazione si fa in elicottero, dal quale si filma per poi mostrare i filmati a tecnici esperti.

Attenzione alla cronologia degli eventi: nonostante in casi come questo prima tagli l’albero (che comunque non è nato il 14 giugno …) e poi chiedi il permesso, questo stesso permesso viene chiesto il 15. La Forestale, per rispondere che in caso di messa in sicurezza il permesso o l’autorizzazione non sono necessari, lo fa il 21.

Si decide di effettuare il taglio il 23, poi lo si sposta al 26 e lo stesso giorno scoppia l’incendio. Non basta ancora: la Forestale ha dato prescrizioni in merito? Ha avvisato il Sindaco e il Prefetto? Ha fatto creare un’area tagliafuoco? E Igea? Ha messo una squadra a presidio? Ha fatto passare una ruspa? E quanti abitano lì, hanno avvisato del pericolo? Hanno tagliato l’erba intorno alla casa e alle case come previsto dalla legge? >>

Sono tutte domande scomode e quasi dolorose, ma che bisogna avere il coraggio di fare e porsi, per capire, altrimenti da questo pericolosissimo circolo vizioso non usciremo mai.

C’è un altro aspetto legato a questa vicenda che spesso è volutamente ignorato o comunque passato sotto silenzio; l’esperto ne parla con amarezza ma, appunto, ne parla.

<< All’interno di un’organizzazione fortemente organizzata, ben strutturata e specializzata nonostante nata e composta da volontari che, in quanto senza etichette di alcun genere, dava “fastidio” anche agli stessi Vigili del Fuoco o ai cacciatori, ai barracelli, ai pastori, per non parlare dei politici di turno che assumevano amici e parenti (spesso tossici, etilisti o semplici fannulloni), un anno furono assegnati una decina di queste persone. Cominciarono col chiedere equipaggiamenti spaziali per stare in base radio o in vedetta; poi a domandare ai volontari chi glielo facesse fare, quindi a marcare visita, chiudersi in bagno per ore o “farsi venire” attacchi di claustrofobia. Dopo una decina di giorni queste persone furono rispedite al mittente. >>

Si conclude qui quest’amara ma schietta e sincera analisi di un addetto ai lavori che in mezzo alle fiamme c’è stato tante volte, per scelta e amore verso il territorio e la città, nei fatti e non a chiacchiere.

Nel frattempo, oggi undici luglio alle ore tredici e cinquanta arrivano notizie, foto e video di un nuovo rogo a Gonnesa, mentre anche in troppe altre zone d’Italia il fuoco divampa e distrugge.

Davide De VitaIncendio a Gonnesa undici luglio

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