Energia “nuova e diversa” ad Iglesias

Buongiorno e chiediamoci un perché. Stavolta uno che ci tocca tutti da vicino, molto da vicino e che, prendendo il coraggio a quattro mani, mi son deciso ad affrontare.

Il perché di oggi è il seguente: perché ad Iglesias potremmo essere migliori, tutti?

Perché, rubando una frase che ho sentito poco fa in un bar ( sì, in un bar, dove si può anche parlare di argomenti diversi dal calcio… ) da qualche anno si percepisce un’energia diversa.

Doverose premesse, come sempre: NON sto pensando alla politica o a candidarmi (non credo di avere le capacità e/o i requisiti necessari e in ogni caso NON MI INTERESSA) ma ad Iglesias, nel suo insieme, come comunità.

Altra doverosa premessa: questo pezzo non vuole ( e non è ) l’apologia dell’attuale amministrazione.

Sono anch’io convinto che le strade dovrebbero essere in condizioni migliori, l’illuminazione – ovunque – dovrebbe funzionare a dovere, così come i diversi servizi ( tutti ) a cominciare dalla distribuzione dell’acqua potabile, forse, potrebbero essere meglio gestiti, giusto per parlare di qualcosa che, dopo l’incendio terribile del 26 giugno sta creando così tanti disagi, unito alle temperature assurde di questi ultimi giorni.

Detto ciò, non mi sento ugualmente di puntare il dito “armato” contro la stessa amministrazione: non è la migliore possibile, non viviamo di “assolutismi” ma – sempre e solo a mio modestissimo parere – nemmeno la peggiore.

In ogni caso, per chiudere le doverose premesse, presto ci saranno nuove elezioni, perciò prego, chi si sentirà pronto a mettersi in gioco si faccia avanti.

Energia diversa” si diceva in apertura: è vero, c’è. La si percepisce nei ragazzi e nelle ragazze che si propongono e propongono quanto creano ( i primi che mi vengono in mente sono quelli di “Trevessu” e i loro artistici portacenere, ma sempre loro sono i realizzatori della “Bibliocabina” davanti al mercato), nel riconoscimento dato alla città di “Città che legge”, nelle tante, tantissime iniziative di cui magari si parla poco e che invece andrebbero conosciute, rese più visibili, maggiormente pubblicizzate. Mi riferisco alle decine se non centinaia di associazioni sia sportive sia culturali, ognuna molto attiva nel suo settore, presenti in città, ma anche a singole persone che per esempio, si prendono cura – senza che nessuno l’ abbia loro chiesto – dell’aiuola davanti casa.

Può sembrare una sciocchezza, ma ai miei occhi è sintomo di educazione e civiltà.

C’è fermento nelle parrocchie, dove ci si muove, ci si organizza e si fa, penso alle prime che mi vengono in mente, san Pio X a Serra Perdosa e san Paolo in regione Palmari, alle loro rispettive feste e/o sagre che le hanno accompagnate. Tanto di cappello ai parroci sensibili alle esigenze della popolazione, delle singole persone, non solo a quelli delle due parrocchie citate ma anche agli altri che ben più di quanto si pensi si spendono ( in tutti i sensi ) per aiutare chi ha bisogno, in tempi disgraziati come questi dove ad “aver bisogno” sono in tanti, troppi. 

Ad Iglesias però si crea e si fa musica, teatro, si scrive, si presentano libri e rassegne cinematografiche e fotografiche, da tempo si è molto attenti al recupero del nostro patrimonio storico e culturale che definire immenso è, forse, paradossalmente riduttivo.

Non si tratta di “qualcosa che forse si farà”: si fa, lo si è già fatto, lo si continua a fare.

Negare che ciò esista significa avere il prosciutto negli occhi, scusate il paragone da pizzicagnolo. (Saluto tutti i salumieri!)

Si tratta certo di un processo lento, ma sono convinto che tutto ciò possa creare, se già non lo fa, anche occupazione. 

Ribadisco, cose da fare, da migliorare, ce ne sono tante, tantissime, però proviamo – proviamo almeno una volta – a riconoscere quanto di bello e di buono c’è già, qui in città.

So,  come tutti,  che una piaga endemica è quella dell’assenza di lavoro, ma credo che ci sia la potenzialità in ciascuno di noi – in tutti, perché se abbiamo l’energia di protestare allora ce l’abbiamo anche per proporre e in ogni caso siamo ancora “vivi” – per affrontarla col coraggio (quando ci vuole anche la rabbia) che – Storia alla mano – ci ha sempre distinto. 

Sono convinto – chi mi conosce sa che si tratta di un concetto espresso da decenni, in tempi “non sospetti” – che le carte da giocare, anche per quanto riguarda l’occupazione, siano quelle del turismo come si usa dire oggi “sostenibile” e della cultura ad esso legata, nonostante forse – per motivi anagrafici . non vedrò quella che spero diventi una vera e propria “esplosione” della città.

Ehi! Se invece accadesse prima, va benissimo! 

In conclusione, diversi anni fa un gruppetto musicale di ragazzi (poi fischiato e contestatissimo) aveva proposto un brano intitolato “Iglesias città morta”, interrotto a metà proprio dalle proteste del pubblico.

Perdonate quest’umilissimo scrivano, che riconosce di non essere assolutamente nessuno, ma non la penso così, non più.

Sono del parere, oggi, che questa città e i suoi abitanti abbiano potenzialità enormi.   Vedo che grazie al cielo stanno finalmente emergendo e credo che sì, ci sia davvero quell’ “energia diversa” di cui si accennava in apertura.

Oppure sono solo un inguaribile ottimista che spera nello slancio delle nuove generazioni, chi lo sa…

D’altra parte, dipende solo da noi.

Da tutti noi.

Grazie per l’attenzione, Iglesias.

Davide De Vita

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