Il pericolo tramonta a oriente

Buongiorno e chiediamoci un perché. Oggi è un perché apparentemente lontano, di sicuro geograficamente lontano, migliaia e migliaia di chilometri da noi: riguarda, infatti, la penisola coreana e la crisi che da mesi la interessa.

Perché però, secondo il vostro umile scrivano ( ma non solo, pare ) una guerra tra gli Stati Uniti (o Donald Trump, se preferite) e la Repubblica Nord Coreana ( o Kim Jong Un, sempre se preferite) non scoppierà?

Per motivi molteplici.

Primi fra tutti, quelli economici commerciali, in quanto da che mondo e mondo una guerra oggi, alla fine del primo ventennio del ventunesimo secolo, costerebbe troppo e non converrebbe a nessuno.

Parliamo di forze enormi che dovrebbero essere messe in campo, con esiti non del tutto scontati e conseguenze sul panorama geopolitico imprevedibili.

Alcune sono già schierate e note: da immagini satellitari diffuse dal sito specializzato “38 north” risulterebbe, infatti, che Pyongyang si preparerebbe a testare missili balistici lanciati da un sottomarino. Secondo gli analisti il regime di Kim avrebbe sviluppato una versione più avanzata del proprio missile balistico mare-terra Pukguksong-1, già sperimentato con successo nell’agosto del 2016 e con una gittata di almeno 500 chilometri. Ancora: un ci sarebbe un esercito di tre milioni e mezzo di volontari pronti ad arruolarsi e combattere in caso di attacco da parte degli Stati Uniti. Il giornale ufficiale, Rodong Sinmun, spiega che a migliaia hanno chiesto di entrare a far parte dell’Armata del Popolo dopo che il governo ha pubblicato una dichiarazione di condanna delle nuove sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro i test missilistici nordcoreani.

Di fronte alla penisola coreana, il Giappone ha finito di installare il proprio sistema di difesa antimissilistico da utilizzare nel caso la Corea del Nord dia seguito alla minaccia di lanciare in direzione dell’isola americana di Guam, e dunque sorvolando il territorio nipponico, quattro razzi balistici. Il sistema Patriot Advanced Capability-3 (PAC-3), riferisce l’agenzia di stampa Kyodo, è stato messo i piedi nelle prefetture di Shimane, Hiroshima, Kochi, e Ehime. La Marina nipponica ha piazzato un cacciatorpediniere nel mar del Giappone armato con tecnologie Aegis, fatte di intercettori e radar per rintracciare i vettori.

“Farò di tutto, al meglio delle mie abilità, per proteggere la sicurezza e i beni del popolo nipponico”, dice il premier giapponese Shinzo Abe

Il vero – anche se fino a pochi giorni fa – ago della bilancia in questa situazione è però il colosso cinese; nonostante non siamo più nel medioevo, la migliore definizione del rapporto tra Nord Corea e quello che fu il Celeste Impero è stato vassallo – stato sovrano. Questo ancora una volta perché Kim Jong Un e il suo paese dipendono totalmente – per quanto riguarda gli sbocchi dell’ormai sconquassata economia – appunto dalla Cina.

Un altro episodio importante accaduto nei giorni scorsi, ma di cui si è saputo solo nelle ultime ore, è la telefonata occorsa tra Trump e Xi Jinping (attuale leader cinese). In quella, è stato lasciato abilmente trapelare, gli Usa hanno minacciato indagini severe sulle continue violazioni dei copyright e del know-how americani compiute dalle aziende cinesi.

Traduzione: queste ultime rubano e copiano idee e tecnologie originali statunitensi, di fatto e non solo per il classico si dice.

Un braccio di ferro, commerciale o – Dio non voglia – militare tra le due super potenze non conviene a nessuno, per cui ora il governo cinese ha pubblicamente intimato al suo irrequieto vassallo di smetterla con le provocazioni.

Nel complicato e non sempre comprensibile (per noi) modo di fare e di dire orientale, una simile affermazione è molto più importante di quanto potrebbe apparire e potrebbe sortire effetti sorprendenti.

Altri interesse comune a Cina e Stati Uniti – importantissimo dal punto di vista strategico e militare – è la futura e possibile denuclearizzazione dell’intera area. Se, infatti, la Cina riuscisse ( e potrebbe farlo ) a ricondurre alla ragione Kim, fino a fargli ritirare i missili, per controbattuta gli Stati Uniti potrebbero ritirare quelli presenti a Guam, isola del Pacifico a nord delle Marianne paragonabile ad una sorta di avamposto americano e spesso indicato come obiettivo dal leader nord coreano.

Questo – se avvenisse – contribuirebbe ad allentare la tensione nella zona e renderebbe di nuovo più facili le relazioni internazionali.

Il fatto che se ne parli è, in ogni caso, di buon auspicio.

La guerra?

Non s’ha da fa.

Davide De Vita

Fonte:

http://www.repubblica.it/esteri/2017/08/12/news/usa_corea_nord_cina_giappone-172900273/

 

 

 

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