Il cerchio della vita

Buongiorno, buon Ferragosto e chiediamoci un perché. Perché, ad esempio, se dopo tanti testardi tentativi di non farlo riusciamo (o riuscissimo), infine, ad accettarci per ciò che siamo, età-limiti-difetti-capricci-vizietti-imperfezioni ma anche qualche (piccola) virtù e qualità, viviamo (o vivremmo) di sicuro meglio, molto meglio.

Premessa (lo so, a volte son noioso con queste premesse, ma per me son doverose): non sono il nonno biologico dei bambini di cui vi scriverò, a lui va tutto il mio rispetto, ma mi sarebbe piaciuto tanto esserlo, ve l’assicuro.

Ciò detto, mi son ritrovato, con grande felicità perché lo desideravo da anni, se non decenni, a ricoprire quel ruolo, ammesso che questo riduttivo termine possa considerarsi appropriato.

Sì sì, me lo sono appena detto anch’io:

<< Eh Davide ma quanto la fai lunga, vieni al dunque! >>

Insomma capita e sta ancora capitando di avere graditissimi ospiti a casa due fagottini di tre anni e mezzo e un anno e mezzo, insieme alla loro mamma, che con la loro innocenza, purezza e trasparenza ti insegnano, o ti ricordano, un mucchio di cose belle che le tue primavere t’hanno portato a smarrire per strada.

Sto scrivendo delle ovvietà?

Chi se ne importa, le sto vivendo, mi va di raccontarle.

Se avete (o avete avuto) figli piccoli, non devo dirvi nulla, sapete già tutto e godete della mia più grande stima e ammirazione.

Panoramica: dietro di me c’è un bustone pieno di giocattoli dal quale spuntano gli stivali rossi di un Capitan America, pronto ad entrare in azione tra non molto (sono le sette del mattino adesso che scrivo) e altri numerosissimi oggetti di cui a malapena conosco il nome e che, a brevissimo, saranno cosparsi per la casa, random. Questo è il minimo, perché il mini – uomo che al momento, dopo il sonno regular e una colazione spero abbondante, s’è riaddormentato nel divano qui accanto, ma si sveglierà, oh se si sveglierà…

Gli voglio un bene dell’anima, ma a volte, vedendolo in azione, penso non sia un bambino ma… L’arma segreta anti – Isis.

Ah! Credo funzioni a batterie al platino – iridio di durata… Illimitata.

Ciò detto, l’ometto (che con la sua famiglia vive a Londra per la maggior parte dell’anno, il papà arriverà a giorni) è piuttosto sveglio: m’ha inquadrato con quattro semplici, disarmanti parole:

<< Pancia grande, mangia tanto.>>

Dopo le quali ho dovuto, giocoforza, alzare bandiera bianca.

Confesso, m’aveva conquistato anche da prima, da quando ha cominciato a dire bene il mio nome o con la sua manina ha cominciato a cercare la mia, dalle prime volte che mi ha sorriso con quel musetto furbo e da tante altre piccole cose che pensavo di aver dimenticato o perso per sempre.

Abbiamo portato tutt’e tre a vedere il Corteo Medievale, due giorni fa: me lo son messo a cavallino e sentirlo dire, mentre passavano i cavalieri, gli sbandieratori, i soldati, i tamburini:

<< Calieri! …Tori! Soldiers! … Mburi!>> in quel misto di italiano – inglese – bambinese inimitabile, mi ha commosso.

Forse c’è ancora posto per la tenerezza, nel mio cuore che ha più di mezzo secolo e se non è così, ci sto lavorando.

La bimba ti conquista invece con lo sguardo tra lo smeraldo e il turchese, il gattonare ovunque per casa, il camminare incerto, il cadere e il rialzarsi con ammirevole determinazione, un sorriso davanti al quale tu – o chiunque – ti sciogli, ti sciogli e basta.

Certo, sono bambini e piangono, fanno i capricci, a fine giornata ti riducono la casa un campo di battaglia che quello di Sanluri (o di Hastings, visto che provengono dalla perfida Albione, che poi perfida non lo è per niente) sembra un campo di golf in confronto, ma questa è la vita, ragazzi.

Poi vedi lo sguardo – felice – della loro mamma che gioca con loro in spiaggia e li vede altrettanto felici e pensi che, almeno un po’, insieme alla compagna della tua vita e di altre mille e mille battaglie hai contribuito a tutto questo e ti senti appagato, hai la conferma che questo è l’ordine naturale delle cose, che il cerchio della vita sta girando nel verso giusto e che, anche se speri, se il cielo vorrà, di camminare in salute ancora a lungo su questa terra, loro due, questa mini donna e questo mini uomo già cittadini del mondo, nati all’alba del terzo millennio, sono il futuro, che hai avuto e hai ancora il privilegio di vedere con i tuoi occhi.

Il futuro e la speranza.

Si apre la porta della loro stanza, ne vien fuori un piccolo caliere che si stropiccia gli occhi, ancora semichiusi, ormai sa dove andare, la nonna lo prende in braccio e lui – pragmatico – biascica:

<< Bicotti. >>

Un altro giorno inizia, buongiorno a tutti 😊

Davide De Vita

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