#Ero straniero

Ero straniero locandina

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ci sono idee che non si ammantano di nessun colore e forse proprio per questo piacciono in maniera – come si dice spesso oggi – trasversale.

Soprattutto alle persone normali, comuni, che sanno guardare negli occhi senza pregiudizi o preconcetti altre persone come loro, come noi, a prescindere da etnia, ceto sociale, religione e riconoscendo la disperazione per quella che è, quando autentica.

Premesso quindi che come in qualsiasi contesto e ad ogni latitudine ci sono bestie che (senza offesa per gli animali che non hanno colpa, ma si fa per dire) come tali andrebbero trattate per il male che fanno a quanti stanno loro intorno, come ho già scritto più volte, credo che questa sia una delle poche ma concrete proposte – iniziative tendenti se non a risolvere quanto meno ad affrontare il problema del flusso migratorio con un certo criterio ed una notevole serietà..

Il fatto stesso che sia condivisa dai Radicali (proponenti) fino alla Caritas e allo stesso Papa Francesco, passando per l’ Arci e tantissime altre realtà come anticipavo trasversali,  la dice già lunga su come e quanto una simile proposta sia percepita dal basso.

Che non vuol dire necessariamente inferiore, ma anzi, vista la pochezza e la tristezza di ciò che c’è attualmente, politicamente in alto in Italia, potrebbe significare invece molto di più, qualcosa senza prezzo ma di altissimo valore.

Cosa si propone in sintesi questa campagna di raccolta firme che partirà domani in moltissimi comuni d’Italia?

Come riportato nei manifesti, sul web, nei volantini, spiegato in conferenza stampa, si vuole arrivare ad una legge che, superando la Bossi – Fini,  regolamenti:

  • Accoglienza diffusa in realtà di piccole dimensioni, sul modello Sprar[1], investendo su integrazione e lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare servizi per il lavoro e politiche attive per tutti, da finanziare con fondi europei;
  • Regolarizzazione su base individuale degli stranieri integrati, anche nel caso di richiedenti asilo diniegati, a fronte di un’attività lavorativa o di formazione, di legami familiari, sul modello spagnolo del “radicamento”
  • Canali diversificati di ingresso per lavoro, a partire dall’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione.

Questi, in estrema sintesi, i punti salienti della proposta; per saperne di più e magari lasciare la vostra firma, avvicinatevi ai tavolini di raccolta presenti in tutta Italia – anche ad Iglesias al Teatro Electra o nelle immediate vicinanze – ricordandovi che probabilmente questa non sarà la migliore delle risposte possibili, ma è comunque propositiva e largamente condivisa come scrivevo in apertura.

Se poi ci ricordiamo tutti, come cantava Gaber, che libertà è partecipazione, non sarebbe male…

Oppure, se preferite… 

«Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

 MT 25, 34-35

Davide De Vita

[1] Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) costituisce una rete di centri c.d. di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale.

Esso non è dunque finalizzato (come i CDA o i CARA) ad un’assistenza immediata delle persone che arrivano sul territorio italiano ma, originariamente, all’integrazione sociale ed economica di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale (rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o umanitaria). Nei primi anni di attività, tuttavia, lo SPRAR ha dovuto supplire alle carenze del sistema “primario” di accoglienza, con una quota decrescente di posti assegnati anche ai richiedenti protezione (passati dall’80% nel 2004 al 28% nel 2011).

Lo SPRAR si propone due obiettivi principali: (a) offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario; (b) favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.

Il paradiso della brugola?

Il paradiso della brugola

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Oggi ci vado leggero, sperando di strapparvi un sorriso, come ho cercato di fare con… Me stesso.

Premesso che il tutto, se ci riusciamo, sarebbe da prendere con ironia e che sono ben consapevole di andare ad utilizzare – proprio solo a questo scopo – cliché e pregiudizi, andiamo a cominciare.

Oggi è un giorno di riposo, per me, o una mezza giornata, ergo mi sono autocostretto a montare un tavolino porta tv arrivato ieri.

Non ci sarebbe niente di strano, non è neppure dell’Ikea, ma…

Appunto, “ma”.

Il tavolino in questione è made in Germany.

Molto made in Germany.

Invece, io, sono italiano, molto italiano e…

Proprio non sono, invece,  né un ingegnere né un meccanico della Ferrari…

Che dovrò affrontare la teutonica precisione me ne accorgo subito, già dall’imballaggio: è perfetto, non so come ci siano riusciti, ma anche il parallelepipedo non presenta irregolarità, sembra quello di “2001: odissea nello spazio” e forse lo è davvero.

Comincio ad intimorirmi già aprendo il cartone: ho proprio paura.

Continuo ad averne quando comincio a tirar fuori i pezzi: sono tanti.

Penso che ci riuscirò lo stesso, che ci vorrà, poi trovo la bustina con le viti, le ruote, gli spessori eccetera eccetera eccetera.

L’immagine di me che perdo una vite, naturalmente la più importante, si forma nella mia mente, in formato sedici noni.

Non vedo il foglio delle istruzioni, penso che l’abbiano dimenticato, ma mi ripeto che ce la farò lo stesso, mi ingegnerò.

Tiro fuori un altro pezzo, e il foglio delle istruzioni è lì che m’aspetta, senza una sola piega, posizionato, ovviamente, con teutonica precisione.

Mi faccio più piccolo, mentre ho l’impressione di sentire il rumore di un motore di un sidecar della seconda guerra mondiale che normalmente precedeva il classico

<< Achtung! >> seguito dal suono del caricatore innestato nel mitra.

Guardo bene le istruzioni, corredate da illustrazioni a prova di stupido, dove ogni singolo pezzo è ben indicato, classificato, nominato.

Vorrei urlare, ma mi accingo.

Dopo dieci, quindici minuti, mi son già perso e ho perso pezzi, quindi chiedo a mia moglie:

<< Dov’è … >> e lei mi tronca sul nascere:

<< Guarda, non lo so, non ho visto niente. Non c’ero quando hai aperto il pacco e anche se c’ero e guardavo… Piangevo. >>

Perché mia moglie è lungimirante, mentre io sono un disastro.

Procedo, imperterrito, mentre chissà come il mobiletto cresce tra le mie mani; ad un certo punto un pezzo che dovrebbe incastrarne un altro… Non lo fa.

Guardo meglio, nel pezzo in questione c’è disegnata una freccia che indica come metterlo.

Non immagino, ma sento proprio l’SS dal sidecar che mi urla contro:

<< Unfähig, Italienisch! >> italiano incapace, al che replico

<< Stronzo! >> e stringo ciò che dev’essere stretto, avvito ciò che dev’essere avvitato, finché arrivo ad un punto in cui è necessario utilizzare una chiave a brugola.

Mi aspetto di trovarla, ma non così: perché la sua forma è davvero inquietante, ha davvero l’aspetto di una mezza svastica e mi procura un brivido per la schiena, mentre di nuovo odo il sidecar sgommare.

Va bene il pregiudizio, va bene il cliché, ma questo è davvero troppo.

Evoco lo spirito di Matilde di Canossa, capace di umiliare addirittura l’imperatore Enrico IV, tedeschissimo, poi ricordo i milioni di emigrati italiani che hanno dato un enorme contributo a ricostruirla, la Germania, quindi, poiché sono appunto anch’io molto, ma molto italiano, richiamo alla mente: l’immortale Italia – Germania 4-3 del 1970, la finale mondiale del 1982, la semifinale, giocata a casa loro, dei mondiali 2006 e, mentre finisco di montare con successo il tavolino, esplodo in un italianissimo e liberatorio

<< Ma vaffanculo! >>

e sono felice mentre il sidecar sparisce sgommando.

Davide De Vita

 

Il fattore Emme

Emme con bordi larghi neri

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi, permettetemi, sarà molto personale e, credo, molto dovuto.

Allora, perché sono molto contento, oltre che davvero soddisfatto?

Per il successo del mio romanzo “Emme”.

Non posso negarlo, care lettrici, cari lettori che da eventuali come scrivevo una volta, sognando ciò che ora sto vivendo, siete diventate e diventati veri, reali, in carne ed ossa, idee sentimenti ed opinioni.

Scrivo oggi, 27 settembre 2017, in quanto il 30 si conosceranno i finalisti al concorso nazionale di letteratura “ilmioesordio”, organizzato dal sito “ilmiolibro.it” e ad oggi, non so ancora se il romanzo sarà tra quei titoli, ma volevo ringraziarvi tutte e tutti lo stesso, prima di quella data.

Certo, è ovvio che spero “Emme” sia tra loro, ma se così non dovesse essere non ne farò un dramma (credo…) perché le soddisfazioni che questo libro m’ha già dato sono tantissime.

Si è trattato di un lavoro lungo e faticoso, come credo debba essere per qualsiasi opera alla quale teniamo davvero, dall’idea chiamiamola primordiale alle prime tre, quattro stesure, alla ricerca di documentazione il più possibile precisa per ogni scenario, alle varie e preziosissime – tutte – collaborazioni.

Mi sono divertito moltissimo a scriverlo e riscriverlo forse una dozzina di volte, con Rita che ha dovuto – bontà sua! – sopportare per mesi e mesi questa follia e ancora un po’ lo sta facendo.

Vi chiedo scusa per avervi bombardato di notizie e commenti che riguardavano questo libro, ma almeno un pochino mettetevi nei miei panni e cercate di capirmi…

In conclusione, comunque vada, siete tutte invitate e tutti invitati, se vi andrà, venerdì sera 15 dicembre 2017, presso i locali della Biblioteca Nicolò Canelles di Iglesias, per la presentazione ufficiale.

Che altro dire se non un enorme GRAZIE a tutti?

Oh, certo, di nuovo benvenute e benvenuti nel numerosissimo club di coloro che ora sanno…

Unire i puntini! 😉

Davide De Vita

Germania: coalizione Giamaica.

Presentation of a new German commemorative 2-Euro coin

Buongiorno e chiediamoci un perché. Perché, nel giorno che molti giornali definiscono una specie di “Day After”, la Germania e il suo futuro ci fanno più paura?

Intanto, affermare questo, in Europa, è già inquietante di suo, visti i trascorsi storici tristemente noti.

L’oggi però è facilmente traducibile e interpretabile nei numeri e, nello specifico, nel numero di seggi effettivamente assegnati.

I dati ufficiali e definitivi si avranno solo nelle prossime settimane, ma il quadro generale è già molto chiaro.

Per questo una delle definizioni che da stamattina presto si sente ripetere più spesso o si legge è la cosiddetta Coalizione Giamaica.

Cosa vuol dire?

Stando ai dati appunto quasi definitivi delle elezioni diffuse poche ore fa, le percentuali danno, nel Bunderstag, il Parlamento tedesco, la maggioranza relativa al partito di Angela Merkel; spieghiamoci meglio: la maggioranza è di 353 (trecento cinquantatré) deputati su 705 (settecento cinque) e l’ipotesi della coalizione Giamaica (cosiddetta dai colori, nero, giallo, verde), cioè appunto il nero di Cdu (1) /Csu (2), il giallo dei liberali (3)

 e il verde dei Gruenen, arriverebbe a 389 (trecento ottantanove) seggi. Le posizioni di Verdi e Liberali sono però molto distanti su molti punti, a cominciare dall’Unione Europea e l’economia; l’altra opzione, esclusa però (al momento) dal leader Spd Schulz, vedrebbe una maggioranza più ampia se si realizzasse una seconda “Grande Coalizione”.

Chi è che invece fa tanta paura?

L’Afd. (4)

Euroscettici, fortemente nazionalisti, pericolosamente di destra, hanno comunque raggiunto un notevolissimo risultato in queste ultime elezioni ed avranno ben 95 (novantacinque) seggi al Parlamento tedesco.

Percepiti come l’ombra scura, nera che si affaccia (o riaffaccia) in Germania e in Europa, fanno paura a tutti, ma nel loro successo non c’è proprio nulla di illegale o forzoso: hanno raccolto un mare di voti, tutto qui.

Il fascismo si affermò in Italia in quanto faceva comodo a molti, senza che nessuno (tranne il povero  Matteotti che ne denunciò coraggiosamente e pericolosamente – per lui, infatti finì ammazzato –  i rischi per il Paese in Parlamento e guardando in faccia Mussolini) provasse seriamente ad opporglisi, mentre in Germania, proprio sull’onda del successo dello stesso fascismo italiano, un ometto basso e dai baffetti improponibili fece nascere in una birreria il Partito Nazionalsocialista (nazista), anche quello, all’epoca, enormemente sottovalutato.

Chi scrive non crede ai corsi e ricorsi storici, ma lo scontento generale, la paura del futuro e l’errata percezione del fenomeno migratorio – esagerata ad arte per creare paura, terrore a meri fini politici e propagandistici – unita ad un’Unione Europea sempre più fragile e irrilevante per i destini del mondo, non fanno altro che alimentare questi fuochi, che forse con troppa ipocrisia continuiamo a chiamare populismi mentre – forse – nascondono fantasmi già orribilmente noti…

Esisteva un tempo e non solo a sinistra una certa intellighenzia (passatemi il termine desueto) attiva e reattiva che studiava, analizzava, metteva in guardia in tempo utile da certi fenomeni; si ha proprio l’impressione che, se ancora esiste qualcosa del genere, sia distratta da altro o non ritenga il fenomeno abbastanza allarmante da preoccuparsene.

Non credo proprio di farne parte, a volte metto in dubbio la mia stessa, semplice intelligenza, sono un umile scrivano che come tante persone normalissime prova a guardarsi intorno, osserva per riportare qui i propri pensieri e però sì, come tale, sono preoccupato e lo scrivo.

Lo devo ai miei nipotini.

Davide De Vita

(1): CDU Christlich Demokratische Union Deutschlands, abbreviato in CDU) è un partito politico tedesco di orientamento democratico cristiano, conservatore; in italiano Unione Cristiano – Democratica, è il partito della Merkel, che ne è la presidente.

(2): CSU: Unione Cristiano Sociale

(3): Il Partito Democratico Libero (in tedesco: Freie Demokratische Partei, FDP) è un partito politico tedesco di orientamento liberale. È l’erede dei partiti liberali storici Partito Popolare Tedesco, Partito Democratico Tedesco e Partito Liberale Nazionale. Dopo la sua fondazione nel 1948 è stato, fino all’avvento dei Verdi, il terzo partito tedesco ed ago della bilancia fra l’Unione CDU/CSU ed il Partito Socialdemocratico.

(4): Alternativa per la Germania (in tedesco Alternative für Deutschland, abbreviato AfD) è un partito politico tedesco di estrema destra ed euroscettico fondato nel febbraio del 2013 da Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all’Università di Amburgo

Fonte:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Germania-elezioni-bundestag-2017-cdu-angela-merkel-vince-crolla-spd-estrema-destra-AFD-terzo-partito

Di Maio? No, grazie.

Di Maio candidato premier per i 5 Stelle

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché. Me lo chiedo io, ci metto la faccia, come si usa dire, ribadendo per l’ennesima volta che solo della mia opinione si tratta.

Perché, fuori dai denti, non mi fido di Di Maio?

Perché, sottolineo ancora che solo del mio pensiero si tratta, è l’espressione di un movimento viscerale (di pancia) che periodicamente in Italia appare, dati storici alla mano, quasi ciclicamente, con nomi diversi e colori pure.

Se poi vogliamo spaccare il capello in quattro, visti i dati numerici ufficiali forniti dallo stesso movimento, egli è – in sostanza – l’espressione di una parte minoritaria di questo auto definitosi non partito.

Che le cose in Italia non siano paradisiache lo sanno anche le pietre, così come è risaputa l’assenza di santi in tutte le compagini politiche.

Ci sono però, indiscutibili anche se minimi, segnali di ripresa vera: parliamo di zerovirgola, ma sono i primi di segno positivo dopo dieci anni. Addirittura le stime sono migliori di quanto previsto, per cui permetteranno al governo in carica un più ampio spazio di manovra (qui si parla di economia pura, più che di politica, ma le materie si fondono una nell’altra; potrebbero addirittura crearsi, udite udite, nuovi e veri posti di lavoro!) nella prossima e inevitabile finanziaria.

Questo al Di Maio e al di lui Movimento ( con l’immancabile supervisione, parole sue, del padre protettore Grillo, che fa un passo indietro ma continua a percepirsi come colui che tira i fili, vedi ambigua e fumosa ultima vicenda Fico, giusto per citarne una) non può andar bene: hanno predicato e urlato che l’attuale governo non ne ha fatta una giusta, invece l’Istat o chi per lui, carte alla mano, dati ufficiali incontrovertibili, si permette di dire addirittura che proprio l’attuale governo, certo lentissimamente, è proprio quello che ha compiuto il primo, vero, gracile passo in avanti in direzione dell’uscita dalla crisi e quindi della ripresa.

Come lo si spiega questo alla pancia degli italiani?

Si prosegue con il già noto e abusato << Cambieremo l’Italia a suon di milioni di voti >> pronunciato ieri dal palco dallo stesso Di Maio dall’alto delle sue trentamila (e noccioline) preferenze.

Per la cronaca, secondo quanto detto dallo stesso Movimento qualche giorno fa, avevano diritto di voto cento sessantamila, cento settantamila iscritto, uno più, uno meno. Hanno votato in trentasettemila, quindi anche tra questi ce n’erano diverse migliaia ai quali il Di Maio andava stretto o non andava giù per niente.

Sono le normali dinamiche interne di un partito…

Dicono.

Sì, ma non eravate un non partito?

Chiedo io.

Intendiamoci: non è che veda chissà quali rosei orizzonti nel centro sinistra, nello stesso PD o dall’altra parte, destra o centro destra che dir si voglia.

Sarò l’ultimo degli elettori esigenti, ma mi piacerebbe tanto essere rappresentato da un uomo politico vero, preparato, onesto (vabbé, qui scantoniamo nella fantascienza …) e almeno di spessore.

Non dico un De Gasperi, un Aldo Moro, un Enrico Berlinguer (che già sarebbe veramente tanto…) ma almeno che un pochino somigli ad uno di loro o quanto meno gli si ispiri o sappia chi erano e cos’hanno fatto.

Perché mi sa che in tanti, troppi, ne abbiamo proprio perduto memoria, ahinoi.

D’altra parte, finché sarà ancora permesso, il popolo è sovrano, ergo se continuiamo a voltare la testa dall’altra parte e lasciare che a decidere e scegliere (traduzione: votare) siano solo e sempre gli altri, ci meritiamo qualsiasi cosa arrivi dalle urne.

Amen.

Davide De Vita

Sinottica politica

Sinottica politica

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ciò che offrono il presente e l’immediato futuro della politica italiana lascia chi scrive quanto meno perplesso.

Solita e doverosa premessa: nell’assoluto rispetto dell’opinione (e del diritto – dovere di voto) di tutti e di ciascuno, mi assumo come sempre la totale responsabilità di quanto sto per scrivere, rivendicandone l’assoluta indipendenza e proprietà intellettuale.

Per quanto complesso, proverò a non scendere nella politica partitica, ma a mettere invece insieme, uno accanto all’altro, gli attuali candidati all’incarico di Presidente del Consiglio, riportando solo uno stralcio delle loro biografie gentilmente fornite da mamma Wikipedia.

Sinotticamente, come i tre vangeli cosiddetti. 

Okay, che vuol dire “sinottici” ? 

I tre vangeli di Matteo, Marco e Luca sono detti sinottici in quanto, per le analogie dei loro contenuti, permetterebbero, se allineati su colonne parallele, una “visione d’insieme” (in greco sýnopsis): dei 661 versetti di cui è composto il testo di Marco, 600 ritornano in Matteo e 350 in Luca; questo è l’esempio più famoso e classico, da cui il concetto di quadro, prospetto sinottico, dove la materia è compendiata in poche ed essenziali notizie schematiche disposte in modo da essere facilmente raffrontate fra loro.

Poiché qui, invece, si parla in ogni caso di comuni mortali, esprimerò esclusivamente a mio rischio e pericolo, alcune personalissime considerazioni.

Vado, in rigoroso ordine alfabetico.

Berlusconi, Silvio.

Milano, 29 settembre 1936. Ha iniziato la sua attività imprenditoriale nel campo dell’edilizia. (n.d.a.: dubbi e perplessità sull’origine dei fondi che gli permisero di cominciare sono stati espressi in numerosi libri, a cominciare da “Il venditore” di Giuseppe Fiori per arrivare agli innumerevoli attacchi di Marco Travaglio)  Nel 1975 costituì la società finanziaria Fininvest e nel 1993 la società di produzione multimediale Mediaset, nelle quali convergono altre società come Arnoldo Mondadori Editore e Silvio Berlusconi Communications. Fondatore di Forza Italia, strutturatasi nel gennaio successivo e confluita nel 2008 ne Il Popolo della Libertà;  poi rifondato nel 2013. segnando la vita politica italiana dalla metà degli anni novanta in poi con un atteggiamento tipico che è stato definito berlusconismo, ampiamente sostenuto dai suoi seguaci ed elettori, ma suscitando anche un duro antiberlusconismo da parte degli oppositori, che ne hanno più volte sottolineato il conflitto di interesse a causa dell’emanazione di leggi ad personam. (*)

Eletto alla Camera dei deputati nel marzo 1994, è stato confermato nelle successive quattro legislature, mentre nella XVII, a seguito delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, è stato eletto per la prima volta senatore a Palazzo Madama. Ha ottenuto quattro incarichi da presidente del Consiglio: il primo nella XII legislatura (1994), due consecutivi nella XIV (2001-2005 e 2005-2006), e infine nella XVI (2008-2011). Con 3340 giorni complessivi (corrispondenti ad oltre nove anni), è il politico che è rimasto in carica più a lungo nel ruolo di presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana.

Secondo la rivista americana Forbes, con un patrimonio personale stimato in 7,6 miliardi di dollari USA (circa 6,7 miliardi di euro) Berlusconi era nel 2015 il quinto uomo più ricco d’Italia e il 179º più ricco del mondo. Nel 2009, Forbes lo classificò 12º nella sua lista delle persone più potenti del mondo per via della sua dominazione della politica italiana.

È stato imputato in oltre venti procedimenti giudiziari. Il 1º agosto 2013 è stato condannato a quattro anni di reclusione (con tre anni condonati dall’indulto del 2006) per frode fiscale con sentenza passata in giudicato nel cosiddetto “processo Mediaset“. Il 19 ottobre dello stesso anno gli è stata irrogata la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici per due anni a seguito dello stesso processo.

A causa della suddetta condanna il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica ha votato a favore della sua decadenza dalla carica di senatore. Attualmente attende la decisiva sentenza della Corte Europea in seguito al cui esito, se positivo per lui, potrebbe ricandidarsi.

(*) La locuzione latina lex ad personam o legge ad personam, indica, una legge o un atto normativo, avente forza di legge, emanato con lo specifico intento di favorire direttamente o indirettamente (o anche sfavorire) un cittadino, un’azienda o un ristretto gruppo di soggetti (ad personam)

Fin qui la scheda, brevissima per ragioni di spazio; comunque la si pensi, Berlusconi ha segnato, nel bene e nel male, almeno un ventennio (triste parola evocante ombre scure…) della politica italiana. Così, mentre per la sua prima “discesa in campo” si poteva ancora parlare di lui come di un corpo “estraneo” alla politica, questo non è assolutamente più possibile oggi. Figura – per moltissimi, voti alla mano – carismatica, potrebbe ancora riservare sorprese, vista l’imprevedibilità degli italiani.

Di Maio, Luigi

Avellino, 6 luglio 1986. Deputato della XVII legislatura della Repubblica Italiana con il Movimento 5 Stelle. Vicepresidente della Camera dei deputati dal 21 marzo 2013, il più giovane nella storia della Repubblica a ricoprire tale carica.

Residente a Pomigliano d’Arco, è il maggiore di tre fratelli. La madre è un’insegnante di italiano e latino mentre il padre Antonio è stato dirigente prima del Movimento Sociale Italiano e in seguito di Alleanza Nazionale.

Dopo il diploma di liceo classico, conseguito con il massimo dei voti si iscrive all’università. Sceglie dapprima la facoltà di ingegneria per poi trasferirsi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II, senza tuttavia completare gli studi.

Giornalista pubblicista dal 2007, ha lavorato per un breve periodo come webmaster, per poi lanciarsi in politica candidandosi nel Movimento 5 Stelle.

Ha dichiarato d’aver lavorato come steward allo Stadio San Paolo di Napoli, di aver maturato esperienze lavorative nel campo della regia (in qualità di assistente), dell’assistenza tecnica informatica e della riparazione hardware e di aver inoltre lavorato come agente commerciale, manovale edile e cameriere.

Fin qui la breve scheda, ancora ridotta sempre per motivi di spazio

Questo è quanto, per il volto scelto dai pentastellati (o da chi ha scelto per loro, dicono i maligni, ma chi scrive si astiene…) come candidato alla seconda carica dello Stato. Dovrebbe essere (e per moltissimi lo è, ancora una volta voti alla mano) il vero “nuovo che avanza”, ma solo le urne lo confermeranno o meno.

Salvini, Matteo

Milano, 9 marzo 1973.  Deputato ed europarlamentare, dal dicembre 2013 è segretario federale della Lega Nord. Iscrittosi alla Lega Nord nel 1990, nel 1993 viene eletto consigliere comunale nella sua città, Milano, carica che ha mantenuto fino al 2012. Salvini ha ricoperto vari ruoli all’interno del partito, fino ad essere eletto segretario federale nel dicembre 2013 in seguito alle primarie del partito.

 Nel 1997 inizia l’attività giornalistica: lavora come cronista per il quotidiano la Padania, di cui dichiara: «Un’esperienza affascinante»; dal 1999 lavora inoltre sull’emittente radiofonica leghista Radio Padania Libera. Nel luglio 2003 ottiene l’iscrizione all’Albo dei giornalisti nell’elenco dei giornalisti professionisti.

Anche in questo caso, questo è quanto.

Innegabile il successo personale del “Matteo del Nord”, nonostante la recentissima (ieri) e palese esclusione dal palco (probabilmente anche dal partito, a breve) di Umberto Bossi, che la Lega la pensò e la creò. Personale considerazione (ribadisco, opinione mia): pur dichiarandosi quasi “non politico”, il fiuto di Salvini nel percepire ciò che piace alla “pancia” del paese o da una parte di esso è indubbiamente notevole e non dovrebbe essere sottovalutato, proprio nell’attuale contesto.

Saviano, Roberto

Napoli, 22 settembre 1979.  Scrittore e saggista italiano. Nei suoi scritti, articoli e nel suo libro Gomorra (il suo romanzo d’esordio che lo ha portato alla notorietà) utilizza la letteratura e il reportage per raccontare la realtà economica, di territorio e d’impresa della Camorra e della criminalità organizzata in senso più generale.

Dalle prime minacce di morte del 2006 da parte dei cartelli camorristici del clan dei casalesi, denunciati nel suo esposto e nella piazza di Casal di Principe durante una manifestazione per la legalità, è sottoposto a un protocollo di protezione che dal 13 ottobre 2006 ne prevede la scorta. Per le proprie posizioni è stato destinatario di appelli alle istituzioni da parte di scrittori e altri personaggi della cultura.

Numerose le sue collaborazioni con testate giornalistiche italiane e internazionali. Attualmente in Italia collabora con L’EspressoLa Repubblica, negli Stati Uniti con il Washington Post, il New York TimesNewsweek e il TIME, in Spagna con El País, in Germania con Die Zeit e Der Spiegel, in Svezia con Expressen e in Gran Bretagna con il The Guardian e il The Times.

Poiché la candidatura, sempre nel M5S, per sua stessa ammissione altro non è che una mera provocazione, mi astengo da qualsiasi commento.

In conclusione, un tantino stupisce e brilla per la sua assenza, la casella vuota lasciata al momento dal Centro Sinistra mentre, nella sostanza, al momento al via abbiamo un anziano imprenditore, due giornalisti, uno scrittore. 

Chiamati tutti a risolvere i problemi enormi del Paese.

Mi astengo dal commentare oltre, ma conservo la mia perplessità espressa in apertura.

Staremo a vedere.

Con osservanza e massimo rispetto (lo ribadisco) per qualsiasi opinione e/o posizione civilmente espressa, un saluto dal vostro umile scrivano

Davide De Vita

 

Eh, gli scout, signora mia…

tenda-sopraelevata

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Per esempio perché, alla fine del primo ventennio del XXI secolo, credo ancora che la proposta educativa fornita dallo scoutismo (che ha più di cent’anni) sia ancora valida?

Un argomento che mi sta molto a cuore, devo moltissimo allo scoutismo e ne faccio ancora parte, nonostante il poco tempo che attualmente posso dedicargli.

Premessa doverosa: parlo assolutamente a titolo personale, la mia probabilmente in qualche punto potrebbe differire dalla posizione ufficiale dell’Agesci (di cui faccio parte, nella quale mi riconosco e che ha ben altri canali per farsi sentire), ma sui temi di fondo, sulle cose veramente importanti direi che sì, ci siamo.

Bene, perché allora è ancora valida questa proposta?

Intanto, proprio perché di proposta si tratta: non va e non deve mai essere imposta, altrimenti stiamo già partendo col piede sbagliato, signora mia.

I miei occhi hanno visto un padre prendere letteralmente a calci nel sedere (dal padre, ahimè…) un ragazzino che non voleva far parte degli scout…

Il ragazzino voleva fare altro, forse calcio, forse qualche altro sport, in ogni caso non gli scout, non gli piacevano.

Ed era giustissimo così: recita un vecchio adagio che lo scoutismo è per tutti, ma non tutti sono per lo scoutismo.

Aggiungo: questo non deve diventare discriminante: noi non siamo i migliori del mondo, come tutti gli esseri umani siamo fallaci e perfettibili, semplicemente facciamo o tentiamo di fare… Del nostro meglio.

E cosa facciamo, nello specifico?

Proviamo ad insegnare ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti di entrambi i sessi, gradualmente, a cavarsela da soli, poi a ragionare con la propria testa, quindi a compiere delle scelte. Nello stesso tempo proviamo ad insegnare loro che anche la spiritualità può essere un’avventura terribilmente affascinante. 

Quelli che hanno studiato la chiamano autoeducazione, con varie fasi molto ben classificate a seconda di ogni singolo bambino, ragazzo, adolescente e delle varie fasi della sua crescita.

Sì, in più di un secolo ci siamo un tantino evoluti anche noi… Signora mia.

Non starò qui a fare un trattato, altri l’hanno fatto, di sicuro meglio di me, ma cercherò invece di puntare il dito (amichevolmente, che non si accusa nessuno) su alcune situazioni scaturite da… Incomprensioni.

Non siamo allenatori di qualche squadra, signora mia.

Non siamo nemmeno parcheggiatori di bambini, così come non siamo semplicemente degli animatori, nonostante in questo campo siamo – dicono – piuttosto bravi.

Non siamo nemmeno – non lo vogliamo, non è il nostro ruolo – i sostituti dei genitori, dei professori, dei sacerdoti.

E allora cosa siamo?

Siamo dei volontari (sì, signora mia, non ci paga nessuno, lo facciamo gratis e per passione, tantissima passione) che si occupano di educazione e si sono presi a cuore un determinato gruppo di ragazzi (o bambini o adolescenti) nel quale ci sono Luigino, Alessia, Paolino, Elena eccetera eccetera eccetera, ognuno con la sua piccola grande storia, con la sua voglia di gioco e/o di avventura, e/o di strada.

Beh, si dà il caso che c’interessi, tanto, ognuna di queste piccole grandi storie, per cui facciamo del nostro meglio, come si diceva all’inizio, per viverle insieme accompagnando il Luigino di turno lasciando però nei limiti del possibile che il protagonista sia sempre e soltanto lui.

Per questo, signora mia, se si fida anche solo un poco di noi, quando le diciamo che non si deve preoccupare beh…

Non dovrebbe proprio preoccuparsi.

Ancora, signora mia, se vuole che Luigino, suo figlio, il suo diletto, impari presto a cavarsela da solo, beh…

Non dovrebbe essere lei a fargli lo zaino, tanto per dirne una.

Proprio no: lo lasci, invece, libero di sbagliare.

La prima volta non ci riuscirà, avrà o troppo o troppo poco al campo, ma la seconda volta andrà meglio e la terza ancora di più.

Si chiama “imparare facendo”, dove nel fare è compreso nel prezzo anche l’errare, che d’altra parte è molto… Umano.

Un altro esempio, caratteristico.

Una volta era più facile avere il permesso per accendere fuochi da cucina nei boschi, ora non è più possibile, ma in tantissimi abbiamo imparato che se non c’è abbastanza legna, secca, buona, quello stesso fuoco non parte, quindi non si può cucinare, quindi non si mangia.

Non è mai morto nessuno per questo, anzi. Di solito, per mandar giù la lezione bastava un giorno: se non ci si era riusciti per pranzo, la fame faceva compiere miracoli e la sera… Si riusciva a mangiare.

Sono piccoli esempi che possono apparire estremi, ma a mio modo di vedere fanno ancora parte del metodo; se, invece,  risolviamo i problemi dei nostri ragazzi al loro posto, per quanto stupidi o insignificanti possano sembrarci, quand’è che impareranno a risolverseli da soli, loro?

Eh, che dice, signora mia?

Portiamo i più grandi in mezzo alle montagne, in quello che potrebbe apparire un insensato nulla e invece è la meraviglia del Creato: arriviamo sfiniti come loro alla meta di ogni giorno ma, quando il corpo non ce la fa più o quasi, l’anima prende il sopravvento e vien fuori il meglio. Provare per credere, alcuni la chiamano magia della Strada.

Oppure prendiamo i più piccoli e gradualmente, con amore (sì, con amore) insegniamo loro che possono farcela da soli, anche a superare ostacoli immensi come… Riuscire ad allacciarsi le scarpe. E che – guarda guarda – con gli altri bambini e le altre bambine si può pure giocare, divertirsi, imparare.

Sempre facendo.

Lo so bene, signora mia, i tempi sono cambiati, i ragazzi hanno una o più vite virtuali su Instagram, Facebook, Twitter e via dicendo, sono impegnatissimi in mille e una attività eppure, sotto sotto, sempre ragazzi sono, se l’immagina?

Le piazze sono virtuali, ci si può nascondere dietro i monitor, gli smartphone, profili falsi, ma tutto questo non è altro che l’armamentario fornito dalla nostra epoca frenetica. Sono utensili, strumenti, che di per sé non hanno proprio niente di perverso o demoniaco. Dipende esclusivamente dall’uso – o abuso – che se ne fa: un martello può essere usato per piantare un chiodo o fracassare un cranio, scusi la brutalità, signora mia, ma la colpa non sarà mai del martello.

Così noi ci crediamo e proviamo a fare del nostro meglio, signora mia, perciò se anche lei, quando glielo chiediamo con la massima gentilezza e ricordandole la fiducia che c’ha accordato, facesse un passettino indietro sempre per il bene e nell’interesse di suo figlio, non sarebbe malissimo, uh?

Grazie, sapevo di incontrare la sua comprensione, signora mia.

Conclusione: l’ho buttata un po’ sull’ironia (beh, lo spero!), ci sono tantissimi genitori, padri e madri, che ci danno ben più di una mano d’aiuto e hanno compreso fino in fondo il nostro spirito e il nostro modo di fare ma come si dice, ridendo e scherzando Arlecchino si confessava…

Questo pezzo è dedicato a tutti gli scout d’Italia ed in particolar modo a tutti quelli della Zona Agesci del Sulcis Iglesiente.

Davide De Vita

 

L’Italia che va giù.

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Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, è altamente probabile che catastrofi mortali come quella di Livorno si ripetano e anche tra non troppo tempo, visto che andiamo incontro alla stagione delle piogge, se così si può dire?

Non affermo nulla di nuovo, gli ambientalisti seri e coerenti lo denunciano  da tempo: facciamo di tutto per trattare malissimo il nostro paese, dal patrimonio boschivo ai letti dei fiumi, dai litorali marittimi alle semplici aiuole davanti casa, via via devastando.

Sporchiamo (noi, non altri) senza renderci conto che anche una sola, prima, singola cartaccia che gettiamo per terra con noncuranza, aumenta il degrado ambientale.

Siamo sessanta milioni di persone circa, fate due conti, moltiplicate quell’unica cartaccia (quando non è una busta intera piena di spazzatura, lasciata su un albero o gettata in mare o a tappare un tombino…) per quel numero, o quasi, e vedrete che cominceremo – tutti, come sempre io per primo – a capire le reali dimensioni del problema.

Questo per quanto riguarda il nostro malcostume diffuso e la non – educazione al rispetto dell’ambiente che, guarda un po’, continua ad essere la nostra casa comune.

Poi, o meglio prima, in quanto parliamo anche di centinaia di milioni di anni, c’è l’alto rischio idrogeologico che corre sempre il nostro Bel Paese.

La mappa in apertura (fornita da Lega Ambiente e risalente al 2016, ma tuttora validissima) illustra bene ciò di cui parliamo.

Come purtroppo sappiamo, questa penisola è soggetta non solo a frane e alluvioni, ma anche a terremoti di notevole potenza.

Sempre.

Non solo (se e quando) scatta l’emergenza o l’allerta, qualunque sia il colore, per citare una delle polemiche di questi giorni.

Il problema è che…

Non ci entra in testa, non ci vuole entrare.

Non ci pensiamo, aspettiamo la prossima sciagura, il prossimo conto delle vittime, la prossima stima dei danni… Che puntualmente arriva, senza sconti.

Nel frattempo, costruiamo ovunque in maniera selvaggia, magari proprio nei letti dei fiumi o a ridosso degli argini, con materiali scadenti e sempre più in fretta in nome del profitto, nonostante siano stati stanziati miliardi per la prevenzione dei suddetti rischi e poi – come si starebbe verificando in queste ore – si scopra che se ne sono spesi solo briciole.

Nel frattempo le case crollano, le persone muoiono, prosegue la conta delle vittime e la stima dei danni, fino alla prossima annunciatissima catastrofe.

Si dice: eh, state bene in Sardegna, non avete vulcani, niente terremoti…

Beh, signora o signor mio, non abbiamo neanche lavoro, se proprio vogliamo scendere nel dettaglio.

Inoltre, qui in Sardegna ci impegniamo, ogni estate, a bruciare quel poco che resta di area boschiva: visti gli ettari andati in fumo negli ultimi dieci anni, direi che siamo molto vicini, viste anche le altissime temperature raggiunte dal pianeta, al raggiungimento dell’obiettivo, la totale desertificazione dell’isola.

Se questo non bastasse, ancora esiste la possibilità, visto che nei secoli da queste parti l’attività estrattiva ha reso il sottosuolo simile ad un gigantesco groviera, che lo stesso sottosuolo sia utilizzato come pattumiera per le scorie nucleari, magari non solo italiane…

Così, per non farci mancare niente.

Questo, al dodici settembre duemila diciassette è lo stato dell’arte.

Come si usa dire, ai posteri l’ardua sentenza.

Ammesso di riuscire ad averne, posteri.

Davide De Vita

 

 

Cronache domestiche puntata “boh”.

chi-e-andy-capp-7

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Tranquilli, oggi ci vado leggero, ogni tanto è bello farlo e poterlo fare. Chiediamoci, ad esempio, come mai noi uomini nel senso di maschietti non siamo esattamente al top in materia di ordine e faccende di casa…

Okay, okay, parlo per me, d’accordo.

(Però almeno io l’ammetto, eh, fringuelli…)

Cominciamo col dire che sono un casinista puro, campione mondiale della categoria, cintura nera del caos domestico.

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che lascio tutto in giro – sì, lo so, mi faccio schifo da solo – e quindi chi vive con me, mi sopporta (mi ama, ci amiamo, ma questo vuol essere un post ironico, quindi procediamo…), trattenendosi a volte a stento dal buttarmi giù dal balcone insieme all’umido il venerdì sera.

D’accordo, stiamo al primo piano, sono tutto tranne che leggero e vorrei proprio vederla l’amore della mia vita sollevarmi e lanciarmi, ma questo è un altro discorso, che riguarda i nutrizionisti e/o presunti tali.

L’ordine, dicevamo: sono un creativo (beh, ho la presunzione di esserlo…) ergo l’ordine non solo non lo conosco, mi dà proprio fastidio.

Ella no, ella ama l’ordine.

Il suo.

Esempio: nel mio casino creativo, trovo e ritrovo le mie cose (sempre stupidaggini, lo ammetto, come un particolare fazzolettino di carta – ma cosa potrà mai avere di particolare un fazzolettino di carta? È un fazzolettino di carta, accidenti a me! – o una penna o un rotolo di nastro adesivo o un cavetto per pc o stampante e via di questo passo che gli smanettoni mi capiranno…), ma la sua idea di riportare ordine nel caos primordiale è diversa.

Purtroppo, muta anche di giorno in giorno e/o a seconda della luna calante o crescente.

Ne consegue che non esiste il posto giusto (e stabile, definitivo) di un oggetto, ma il posto giusto del mercoledì, del giovedì eccetera eccetera eccetera.

Dunque, anche il suo è un ordine creativo, ma, per assioma (tutto femminile) più…

Versatile.

Facciamo un esempio di vita vissuta.

Diciamo che io stia cercando i sandali, magari di mercoledì.

Lo scambio di battute più o meno risulta il seguente:

<< Dove sono i sandali? >>

<<Di nuovo? Non trovi davvero mai niente! >>

<< Sì, è vero, non trovo mai niente, ma dove sono?>>

<< Al loro posto. >>

<< E qual è (sono tentatissimo di aggiungere oggi, ma riesco a trattenermi)?>>

<< Non me lo ricordo, ma li ho messi a posto. >>

Ecco.

Versatilità allo stato puro.

Amo questa donna.

Ribadisco e sottolineo che ella si fa carico di un’immane mole di lavoro domestico che tende a sottovalutare e che invece ogni gentil signora che sta leggendo queste righe potrà facilmente immaginare, oltre, come avrete capito, sopportare un disastro come me.

Nota seria: ribadisco che questo è o vorrebbe essere un post ironico, perciò nella realtà, se capita, com’è capitato, che uno dei due lavori fuori casa, indifferentemente da chi sia, chi c’è fa quello che c’è da fare.

E se non ci credete, potete gentilmente andare a …

Dai, si scherza!

Davide De Vita

Santi & orsacchiotti.

orsetto di peluche

Buonasera e chiediamoci un perché.

Chiediamoci stasera, io per primo, come mai quando incontriamo la santità o potremmo percepirne il profumo, non ce accorgiamo mai, se non dopo che questa come sabbia tra le dita è svanita e difficilmente la incontreremo ancora.

La prima volta che incontrai quest’uomo, scendeva da una vecchia cinquecento gialla che lui chiamava Mariolina, come “Mariolina Cannuli”, annunciatrice tv dei tempi che furono.

Forse confondo il nome con quello di qualche altra annunciatrice, ma la Cinquecento gialla no, quella era proprio così.

Lui era simpatico, di poche parole, brevi ma incisive.

Semplice e diretto in maniera disarmante.

Arrivava da Paulilatino, ma era stato anche a Cagliari e in altri posti, prima di essere trasferito ad Iglesias.

Non da lui, ma da altre persone, seppi che a Cagliari, per tentare in qualche modo di aiutare come poteva delle famiglie di disperati che stavano per essere sfrattate, apparecchiò un tavolino e si mise a dire messa, così, su due piedi, davanti a chi doveva eseguire l’ordine di sgombero e quindi ritardando lo stesso e facendo scudo, in qualche modo, a quegli stessi disperati.

Non so se fosse una leggenda, ma ce n’erano tante che lo accompagnavano, alle quali lui non accennava mai.

Poi c’era il mio vissuto personale: non ho mai capito come facesse, ma c’era sempre, sempre, quando… Ne avevo bisogno, quando ero veramente a terra, quando pensavo che proprio non ce l’avrei fatta, quando non sapevo come andare avanti, come arrivare al giorno dopo.

Prima del giorno dopo, ripeto, sempre, arrivava lui, o di persona o magari con una telefonata.

Lo so, sembra una storia inventata, eppure non è così: non me ne può importare di meno che ci crediate o no.

Prima di conoscere quest’uomo conobbi quella che sarebbe diventata la donna della mia vita, il mio amore più grande in assoluto (e lo è ancora e lo sarà per sempre); mi capitò di parlarle di quest’uomo.

Lei se lo ricordava, l’aveva conosciuto a Cagliari e, spinta da chissà che, nonostante tutti le dicessero di non farlo, una volta che ne ebbe la possibilità, da bambina, corse ad abbracciarlo.

Il destino volle che tutt’e tre ricordammo insieme quell’episodio, lui finse di non ricordarlo, ma luoghi e date corrispondevano.

Successero altre cose, pesanti e tristi nella mia vita, durante le quali lui si manifestò in punta di piedi e sempre, accidenti, sempre al momento giusto e con poche, semplici parole.

Chiedendo inoltre a me (molto prima che papa Francesco usasse la stessa espressione) di pregare per lui.

Le cose per me e per la mia metà migliore (come la chiamo sempre) cominciarono ad andare un pochino meglio e, non ricordo quando, quell’uomo mi diede un orsacchiotto spelacchiato, al quale mancava pure un occhio, che teneva appeso nella Cinquecento.

<< Tieni, dallo alla tua bella. >> mi disse.

Lo feci e ancora oggi per noi quell’orsacchiotto vale più di mille diamanti.

Cominciò a star male, il paulesu conch’e ferru (nativo di Paulilatino testa di ferro, testardo) come si definiva scherzosamente; riuscii ad andarlo a trovare un paio di volte, accorgendomi che peggiorava, nonostante non ci facesse troppo caso.

Poi fu trasferito, ma avevo ancora il suo numero di cellulare, per cui riuscii a chiamarlo qualche mese fa per fargli sapere che le cose per me e per la mia bella andavano davvero meglio e ci tenevo, oltre a sapere come stava, a farglielo sapere.

Ne fu sorpreso e felice.

Anch’io.

Può darsi che chi di dovere non ne faccia mai davvero un santo come tutti gli altri, ma noi siamo stati fortunati, l’abbiamo conosciuto e se non lo era poco ci mancava davvero.

Per noi, nella maniera più semplice possibile, lo è stato e lo sarà per sempre.

Quell’uomo o la sua anima ora sono certo abiti in una suite dei piani proprio alti, senza più sofferenze ma con ciò che desiderava.

Lascio ai teologi o altri esperti del settore le disquisizioni in merito.

A me, ripeto, basta aver avuto la fortuna di averlo conosciuto.

Quell’uomo era un frate.

Oggi m’è arrivata la tristissima notizia che non c’è più, su questa terra.

Si chiamava padre Alfonso.

Davide De Vita