L’Italia che va giù.

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Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, è altamente probabile che catastrofi mortali come quella di Livorno si ripetano e anche tra non troppo tempo, visto che andiamo incontro alla stagione delle piogge, se così si può dire?

Non affermo nulla di nuovo, gli ambientalisti seri e coerenti lo denunciano  da tempo: facciamo di tutto per trattare malissimo il nostro paese, dal patrimonio boschivo ai letti dei fiumi, dai litorali marittimi alle semplici aiuole davanti casa, via via devastando.

Sporchiamo (noi, non altri) senza renderci conto che anche una sola, prima, singola cartaccia che gettiamo per terra con noncuranza, aumenta il degrado ambientale.

Siamo sessanta milioni di persone circa, fate due conti, moltiplicate quell’unica cartaccia (quando non è una busta intera piena di spazzatura, lasciata su un albero o gettata in mare o a tappare un tombino…) per quel numero, o quasi, e vedrete che cominceremo – tutti, come sempre io per primo – a capire le reali dimensioni del problema.

Questo per quanto riguarda il nostro malcostume diffuso e la non – educazione al rispetto dell’ambiente che, guarda un po’, continua ad essere la nostra casa comune.

Poi, o meglio prima, in quanto parliamo anche di centinaia di milioni di anni, c’è l’alto rischio idrogeologico che corre sempre il nostro Bel Paese.

La mappa in apertura (fornita da Lega Ambiente e risalente al 2016, ma tuttora validissima) illustra bene ciò di cui parliamo.

Come purtroppo sappiamo, questa penisola è soggetta non solo a frane e alluvioni, ma anche a terremoti di notevole potenza.

Sempre.

Non solo (se e quando) scatta l’emergenza o l’allerta, qualunque sia il colore, per citare una delle polemiche di questi giorni.

Il problema è che…

Non ci entra in testa, non ci vuole entrare.

Non ci pensiamo, aspettiamo la prossima sciagura, il prossimo conto delle vittime, la prossima stima dei danni… Che puntualmente arriva, senza sconti.

Nel frattempo, costruiamo ovunque in maniera selvaggia, magari proprio nei letti dei fiumi o a ridosso degli argini, con materiali scadenti e sempre più in fretta in nome del profitto, nonostante siano stati stanziati miliardi per la prevenzione dei suddetti rischi e poi – come si starebbe verificando in queste ore – si scopra che se ne sono spesi solo briciole.

Nel frattempo le case crollano, le persone muoiono, prosegue la conta delle vittime e la stima dei danni, fino alla prossima annunciatissima catastrofe.

Si dice: eh, state bene in Sardegna, non avete vulcani, niente terremoti…

Beh, signora o signor mio, non abbiamo neanche lavoro, se proprio vogliamo scendere nel dettaglio.

Inoltre, qui in Sardegna ci impegniamo, ogni estate, a bruciare quel poco che resta di area boschiva: visti gli ettari andati in fumo negli ultimi dieci anni, direi che siamo molto vicini, viste anche le altissime temperature raggiunte dal pianeta, al raggiungimento dell’obiettivo, la totale desertificazione dell’isola.

Se questo non bastasse, ancora esiste la possibilità, visto che nei secoli da queste parti l’attività estrattiva ha reso il sottosuolo simile ad un gigantesco groviera, che lo stesso sottosuolo sia utilizzato come pattumiera per le scorie nucleari, magari non solo italiane…

Così, per non farci mancare niente.

Questo, al dodici settembre duemila diciassette è lo stato dell’arte.

Come si usa dire, ai posteri l’ardua sentenza.

Ammesso di riuscire ad averne, posteri.

Davide De Vita

 

 

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