Eh, gli scout, signora mia…

tenda-sopraelevata

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Per esempio perché, alla fine del primo ventennio del XXI secolo, credo ancora che la proposta educativa fornita dallo scoutismo (che ha più di cent’anni) sia ancora valida?

Un argomento che mi sta molto a cuore, devo moltissimo allo scoutismo e ne faccio ancora parte, nonostante il poco tempo che attualmente posso dedicargli.

Premessa doverosa: parlo assolutamente a titolo personale, la mia probabilmente in qualche punto potrebbe differire dalla posizione ufficiale dell’Agesci (di cui faccio parte, nella quale mi riconosco e che ha ben altri canali per farsi sentire), ma sui temi di fondo, sulle cose veramente importanti direi che sì, ci siamo.

Bene, perché allora è ancora valida questa proposta?

Intanto, proprio perché di proposta si tratta: non va e non deve mai essere imposta, altrimenti stiamo già partendo col piede sbagliato, signora mia.

I miei occhi hanno visto un padre prendere letteralmente a calci nel sedere (dal padre, ahimè…) un ragazzino che non voleva far parte degli scout…

Il ragazzino voleva fare altro, forse calcio, forse qualche altro sport, in ogni caso non gli scout, non gli piacevano.

Ed era giustissimo così: recita un vecchio adagio che lo scoutismo è per tutti, ma non tutti sono per lo scoutismo.

Aggiungo: questo non deve diventare discriminante: noi non siamo i migliori del mondo, come tutti gli esseri umani siamo fallaci e perfettibili, semplicemente facciamo o tentiamo di fare… Del nostro meglio.

E cosa facciamo, nello specifico?

Proviamo ad insegnare ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti di entrambi i sessi, gradualmente, a cavarsela da soli, poi a ragionare con la propria testa, quindi a compiere delle scelte. Nello stesso tempo proviamo ad insegnare loro che anche la spiritualità può essere un’avventura terribilmente affascinante. 

Quelli che hanno studiato la chiamano autoeducazione, con varie fasi molto ben classificate a seconda di ogni singolo bambino, ragazzo, adolescente e delle varie fasi della sua crescita.

Sì, in più di un secolo ci siamo un tantino evoluti anche noi… Signora mia.

Non starò qui a fare un trattato, altri l’hanno fatto, di sicuro meglio di me, ma cercherò invece di puntare il dito (amichevolmente, che non si accusa nessuno) su alcune situazioni scaturite da… Incomprensioni.

Non siamo allenatori di qualche squadra, signora mia.

Non siamo nemmeno parcheggiatori di bambini, così come non siamo semplicemente degli animatori, nonostante in questo campo siamo – dicono – piuttosto bravi.

Non siamo nemmeno – non lo vogliamo, non è il nostro ruolo – i sostituti dei genitori, dei professori, dei sacerdoti.

E allora cosa siamo?

Siamo dei volontari (sì, signora mia, non ci paga nessuno, lo facciamo gratis e per passione, tantissima passione) che si occupano di educazione e si sono presi a cuore un determinato gruppo di ragazzi (o bambini o adolescenti) nel quale ci sono Luigino, Alessia, Paolino, Elena eccetera eccetera eccetera, ognuno con la sua piccola grande storia, con la sua voglia di gioco e/o di avventura, e/o di strada.

Beh, si dà il caso che c’interessi, tanto, ognuna di queste piccole grandi storie, per cui facciamo del nostro meglio, come si diceva all’inizio, per viverle insieme accompagnando il Luigino di turno lasciando però nei limiti del possibile che il protagonista sia sempre e soltanto lui.

Per questo, signora mia, se si fida anche solo un poco di noi, quando le diciamo che non si deve preoccupare beh…

Non dovrebbe proprio preoccuparsi.

Ancora, signora mia, se vuole che Luigino, suo figlio, il suo diletto, impari presto a cavarsela da solo, beh…

Non dovrebbe essere lei a fargli lo zaino, tanto per dirne una.

Proprio no: lo lasci, invece, libero di sbagliare.

La prima volta non ci riuscirà, avrà o troppo o troppo poco al campo, ma la seconda volta andrà meglio e la terza ancora di più.

Si chiama “imparare facendo”, dove nel fare è compreso nel prezzo anche l’errare, che d’altra parte è molto… Umano.

Un altro esempio, caratteristico.

Una volta era più facile avere il permesso per accendere fuochi da cucina nei boschi, ora non è più possibile, ma in tantissimi abbiamo imparato che se non c’è abbastanza legna, secca, buona, quello stesso fuoco non parte, quindi non si può cucinare, quindi non si mangia.

Non è mai morto nessuno per questo, anzi. Di solito, per mandar giù la lezione bastava un giorno: se non ci si era riusciti per pranzo, la fame faceva compiere miracoli e la sera… Si riusciva a mangiare.

Sono piccoli esempi che possono apparire estremi, ma a mio modo di vedere fanno ancora parte del metodo; se, invece,  risolviamo i problemi dei nostri ragazzi al loro posto, per quanto stupidi o insignificanti possano sembrarci, quand’è che impareranno a risolverseli da soli, loro?

Eh, che dice, signora mia?

Portiamo i più grandi in mezzo alle montagne, in quello che potrebbe apparire un insensato nulla e invece è la meraviglia del Creato: arriviamo sfiniti come loro alla meta di ogni giorno ma, quando il corpo non ce la fa più o quasi, l’anima prende il sopravvento e vien fuori il meglio. Provare per credere, alcuni la chiamano magia della Strada.

Oppure prendiamo i più piccoli e gradualmente, con amore (sì, con amore) insegniamo loro che possono farcela da soli, anche a superare ostacoli immensi come… Riuscire ad allacciarsi le scarpe. E che – guarda guarda – con gli altri bambini e le altre bambine si può pure giocare, divertirsi, imparare.

Sempre facendo.

Lo so bene, signora mia, i tempi sono cambiati, i ragazzi hanno una o più vite virtuali su Instagram, Facebook, Twitter e via dicendo, sono impegnatissimi in mille e una attività eppure, sotto sotto, sempre ragazzi sono, se l’immagina?

Le piazze sono virtuali, ci si può nascondere dietro i monitor, gli smartphone, profili falsi, ma tutto questo non è altro che l’armamentario fornito dalla nostra epoca frenetica. Sono utensili, strumenti, che di per sé non hanno proprio niente di perverso o demoniaco. Dipende esclusivamente dall’uso – o abuso – che se ne fa: un martello può essere usato per piantare un chiodo o fracassare un cranio, scusi la brutalità, signora mia, ma la colpa non sarà mai del martello.

Così noi ci crediamo e proviamo a fare del nostro meglio, signora mia, perciò se anche lei, quando glielo chiediamo con la massima gentilezza e ricordandole la fiducia che c’ha accordato, facesse un passettino indietro sempre per il bene e nell’interesse di suo figlio, non sarebbe malissimo, uh?

Grazie, sapevo di incontrare la sua comprensione, signora mia.

Conclusione: l’ho buttata un po’ sull’ironia (beh, lo spero!), ci sono tantissimi genitori, padri e madri, che ci danno ben più di una mano d’aiuto e hanno compreso fino in fondo il nostro spirito e il nostro modo di fare ma come si dice, ridendo e scherzando Arlecchino si confessava…

Questo pezzo è dedicato a tutti gli scout d’Italia ed in particolar modo a tutti quelli della Zona Agesci del Sulcis Iglesiente.

Davide De Vita

 

6 pensieri su “Eh, gli scout, signora mia…

  1. Pingback: Eh, gli scout, signora mia… | Maurizio Marzano Blog

  2. Pingback: Un altro anno scout sta iniziando – Emozioni & razionalità

  3. Quest’anno alle VDB un lupetto del primo anno non voleva mangiare niente che non conoscesse già. Per una settimana abbiamo alternato tutti i vecchi lupi, tutte le tecniche educative e gli strumenti in nostro possesso. Con calma e pazienza a fine settimana mangiava con gusto.
    Io, in lacrime, ho ringraziato la nostra proposta: non sarà l’unica è nemmeno la migliore, ma funziona e fa e fa stare benissimo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...