#Ero straniero

Ero straniero locandina

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ci sono idee che non si ammantano di nessun colore e forse proprio per questo piacciono in maniera – come si dice spesso oggi – trasversale.

Soprattutto alle persone normali, comuni, che sanno guardare negli occhi senza pregiudizi o preconcetti altre persone come loro, come noi, a prescindere da etnia, ceto sociale, religione e riconoscendo la disperazione per quella che è, quando autentica.

Premesso quindi che come in qualsiasi contesto e ad ogni latitudine ci sono bestie che (senza offesa per gli animali che non hanno colpa, ma si fa per dire) come tali andrebbero trattate per il male che fanno a quanti stanno loro intorno, come ho già scritto più volte, credo che questa sia una delle poche ma concrete proposte – iniziative tendenti se non a risolvere quanto meno ad affrontare il problema del flusso migratorio con un certo criterio ed una notevole serietà..

Il fatto stesso che sia condivisa dai Radicali (proponenti) fino alla Caritas e allo stesso Papa Francesco, passando per l’ Arci e tantissime altre realtà come anticipavo trasversali,  la dice già lunga su come e quanto una simile proposta sia percepita dal basso.

Che non vuol dire necessariamente inferiore, ma anzi, vista la pochezza e la tristezza di ciò che c’è attualmente, politicamente in alto in Italia, potrebbe significare invece molto di più, qualcosa senza prezzo ma di altissimo valore.

Cosa si propone in sintesi questa campagna di raccolta firme che partirà domani in moltissimi comuni d’Italia?

Come riportato nei manifesti, sul web, nei volantini, spiegato in conferenza stampa, si vuole arrivare ad una legge che, superando la Bossi – Fini,  regolamenti:

  • Accoglienza diffusa in realtà di piccole dimensioni, sul modello Sprar[1], investendo su integrazione e lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare servizi per il lavoro e politiche attive per tutti, da finanziare con fondi europei;
  • Regolarizzazione su base individuale degli stranieri integrati, anche nel caso di richiedenti asilo diniegati, a fronte di un’attività lavorativa o di formazione, di legami familiari, sul modello spagnolo del “radicamento”
  • Canali diversificati di ingresso per lavoro, a partire dall’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione.

Questi, in estrema sintesi, i punti salienti della proposta; per saperne di più e magari lasciare la vostra firma, avvicinatevi ai tavolini di raccolta presenti in tutta Italia – anche ad Iglesias al Teatro Electra o nelle immediate vicinanze – ricordandovi che probabilmente questa non sarà la migliore delle risposte possibili, ma è comunque propositiva e largamente condivisa come scrivevo in apertura.

Se poi ci ricordiamo tutti, come cantava Gaber, che libertà è partecipazione, non sarebbe male…

Oppure, se preferite… 

«Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

 MT 25, 34-35

Davide De Vita

[1] Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) costituisce una rete di centri c.d. di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale.

Esso non è dunque finalizzato (come i CDA o i CARA) ad un’assistenza immediata delle persone che arrivano sul territorio italiano ma, originariamente, all’integrazione sociale ed economica di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale (rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o umanitaria). Nei primi anni di attività, tuttavia, lo SPRAR ha dovuto supplire alle carenze del sistema “primario” di accoglienza, con una quota decrescente di posti assegnati anche ai richiedenti protezione (passati dall’80% nel 2004 al 28% nel 2011).

Lo SPRAR si propone due obiettivi principali: (a) offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario; (b) favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.

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