Recensioni: “Fill’e fortuna”, Giorgia Loi

copertina fill e fortuna

Che un libro possa essere, tra le tante altre cose, anche una macchina del tempo molto particolare, sicuramente non è il sottoscritto ad affermarlo per primo.

Che “Fill’ e fortuna”, di Giorgia Loi, abbia un fascino particolare per chi, come me, pur non essendoci propriamente nato ha comunque vissuto “ai piedi di Marganai” è invece, a fine lettura, indubbio.

Queste pagine scritte con maestria e passione ci riportano agli anni sessanta, durante i quali le sofferenze e la durezza della miniera, madre e matrigna di tutta l’area del sud ovest sardo, si riflettono sul vivere del protagonista, i cui ricordi ce lo presentano prima bambino e poi adolescente in quel “collegio” Enaoli che, come ben spiegato nel testo, era molto più di questo e nel quale si sperimentarono intuizioni educative e pedagogiche all’avanguardia per quei tempi.

Il mondo di allora è quindi visto attraverso gli occhi del protagonista e dei suoi compagni, con un richiamo – a parere di chi scrive – al “Cuore” di De Amicis ma rivisto, aggiornato, modernizzato e naturalmente e fortemente contestualizzato.

Le pagine di “Fill’e Fortuna” sanno di lentischio, proprio lo stesso che s’incontra per i ripidi sentieri del Marganai, prima che fosse preso d’assalto dai fuori strada, dai SUV, dai “quod” e da altri mezzi meccanici ad alta tecnologia (fatte salve le bici e i cavalli) che, non per colpa loro in quanto meri strumenti, portano chi li guida, forse, ad ignorarne la poesia e la magia.

Sanno anche di un tempo in cui, ancora forse, i rapporti umani, nel bene e nel male, avevano ancora un fortissimo valore, così come gli strettissimi legami familiari, grazie ai quali i ragazzi avevano dei validissimi punti di riferimento e un ceffone dato al momento giusto non faceva automaticamente una denuncia per maltrattamenti… Già, altri tempi davvero.

L’autrice ci conduce quindi, sempre insieme ad Antonio, il protagonista al quale l’appellativo del titolo è attribuito (non sveleremo naturalmente qui il perché) lungo i percorsi della vita di questo “enaolino” strappato alla sua famiglia per cause di forza maggiore e…

Credo i puntini siano doverosi: pur non trattandosi di un giallo, “Fill’e Fortuna” riserva non poche sorprese al lettore che si troverà sempre più coinvolto, capitolo dopo capitolo, nelle vicende dello stesso Antonio e della sua comunità così particolare e allo stesso tempo così intimamente legata ad Iglesias, dintorni e suoi trascorsi, non solo minerari, di nuovo nel bene e nel male.

Apprezzabilissimo anche per il minuzioso e certosino lavoro di documentazione che traspare da ogni riga, “Fill’e Fortuna” ci regala uno spaccato di storia “nostra” (l’autore di questa recensione si rivolge in particolar modo a chi si sente indissolubilmente legato alla terra del Sulcis Iglesiente, ma il libro è godibilissimo da chiunque) che forse rischiava di essere dimenticata o confinata all’oblio.

Giorgia Loi ha impedito che ciò avvenisse, gliene siamo davvero molto grati.

“Fill’e Fortuna”, Giorgia Loi, edizioni il Ciliegio, disponibile in libreria e nei principali store on line.

Giorgia Loi è nata ad Iglesias (CI) il 17 giugno 1972 e risiede a Gonnesa (CI); laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Cagliari nel 1999; nel 2010 pubblica “Lettera a Helena”, Albatros editrice; nel 2014 il romanzo storico “Cristalli di Quarzo”, il Ciliegio Edizioni, Como. Attualmente insegna letteratura italiana e storia nella scuola superiore. È tra le fondatrici dell’Associazione “Liberi di volare – Scrittori Iglesienti”

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