La sventura di Ventura: Italia calcistica fuori dai Mondiali di Russia

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Buongiorno e chiediamoci un perché.

Con la solita prima premessa di essere ben consapevole che le vere tragedie sono assolutamente altre, stavolta sarò nazional – popolare (chi se ne frega, il blog è mio e lo gestisco io!) unendomi ai circa sessanta milioni di italiani che se lo stanno chiedendo da ieri sera, da quel triplice fischio dell’arbitro che, determinando la fine della partita di ritorno Italia – Svezia, ultima chance per l’Italia calcistica di qualificarsi per i Mondiali di Russia, ha decretato invece l’eliminazione del nostro Paese dagli stessi. In seconda battuta, premetto di non essere un esperto di calcio, anzi ammetto che da ragazzino il mio ruolo e le mie perfomance erano paragonate a quelle di un … Sanitario in porcellana dove spesso si legge “Ideal Standard” e di aver segnato un solo gol in tutta la mia vita perché una volta il pallone mi era rimbalzato su un ginocchio, acquistando una traiettoria imprevedibile per il portiere ma, appunto, ammetto tutto ciò. 

Altri, invece, da stanotte scrivono e scriveranno ancora per molto tempo con molta più competenza, su testate prestigiose e non, ma una cosetta semplice semplice, nonostante tutto, credo di averla capita.

Nel calcio, vince chi segna più gol, anche uno solo, possibilmente nella porta della squadra avversaria.

Questo ha fatto la Svezia ed è stato sufficiente.

Fine, tutto qui.

Poi il 4-3-3, le tattiche, le marcature a uomo o a zona, sono tutti bei discorsi filosofici (per dirla col mio buon amico Pietro) che, dati e statistiche alla mano, non sempre danno i risultati sperati.

La Svezia calcistica vista ieri, sempre secondo me, non era quel po’ po’ di squadra che si potesse pensare, ma i suoi giocatori erano molto, ma molto più preparati fisicamente, correvano come disperati (cosa che gli italiani, sempre, non solo in quest’occasione, fanno invece con estrema parsimonia, quasi avessero insita in sé la “modalità minimo sindacale” per quanto riguarda la fatica fisica, pura e semplice…) e infinitamente più motivati. Loro forse hanno giocato “all’ italiana” (traduzione: “primo non prenderle”) mentre i nostri strapagatissimi ragazzotti rimediavano la peggiore figura sportiva (per usare un eufemismo) dal 1958, come si sta ripetendo ovunque.

Da profano, credo che anche sulla motivazione ci sia da lavorare parecchio: i giocatori attuali, tutti o quasi tatuati e pettinati come modelli, forse un po’ troppo presenti più sui media, sulle copertine delle riviste patinate e sugli immancabili social piuttosto che sui campi di calcio e soprattutto alle sedute di allenamento, non hanno più in nazionale ( minuscolo come minuscola è stata la prestazione e la figura di queste ultime settimane ) quella motivazione ( tradotto: milioni di euro ) che hanno invece, eccome, nelle squadre dei club di appartenenza dalle quali, se seguite un po’ di queste vicende, migrano ormai con velocità sorprendente, attaccati come sono ad una breve sigla che tutti li accomuna: l’ IBAN.

Soldi per l’ingaggio, soldi per i diritti televisivi, soldi per il biglietto allo stadio, soldi per fare da testimonial ad uno shampoo o alla carta igienica firmata, soldi per qualsiasi cosa, con tanti saluti allo spirito originario di questo e di moltissimi altri sport, non solo il calcio.

Guardate che la colpa, se di colpa vogliamo parlare, mentre si crocifiggono Ventura e Tavecchio (anche lui parecchio ma parecchio responsabile, sempre secondo il voster semper voster humilissimus scrivano …) è anche, se non soprattutto, nostra.

Noi guardiamo le partite, paghiamo per vederle in tv o allo stadio, quando ancora ce lo possiamo permettere, noi trasformiamo con la nostra immaginazione questi uomini in mutande in semi divinità che (that’s incredible!) non sono e non saranno mai.

Media e stampa in generale ci danno un enorme mano in questo, perché ‘sta roba fa sempre vendere più copie e gli inserzionisti pubblicitari pagano fior di quattrini, ma siamo noi i primi artefici di questo pazzesco circo.

Perché – diciamolo, miseriaccia ladra! – il calcio ci piace da morire, ci consente di continuare a giocare essendo tollerati e senza che nessuno o quasi ci dia degli immaturi o degli eterni bambini.

Peccato che stavolta, come succedeva un tempo, il padrone del pallone abbia detto:

<< Adesso basta, non c’ho più voglia. Il pallone è mio e me lo porto via, voi tutti a casa, a piangere. >>

Scommettiamo che tutti i “protagonisti” di ieri alla prossima partita di campionato o di coppa avranno gli occhi asciuttissimi?

E noi lì, come sempre, a guardarli, in un ciclo infinito…

<< Partita finita quando arbitro fischia. >> diceva Boskov.

Già, ma questa è proprio finitissima.

Arrivederci, speriamo, tra poco più di quattro anni.

Davide De Vita

2 pensieri su “La sventura di Ventura: Italia calcistica fuori dai Mondiali di Russia

  1. Ormai da anni quasi tutte le squadre della serie A hanno la maggioranza dei giocatori stranieri. Da un po’ di tempo è così perfino nelle squadre Primavera, quindi non possiamo neanche dire “ripartiamo dai vivai”, perché vanno ricostruiti anche quelli. Di conseguenza, direi piuttosto “ripartiamo dalle leggi”, mettendo per iscritto l’obbligo di schierare almeno 6/11 di giocatori italiani in ogni partita. Non per razzismo ovviamente, ma perché mi sembra l’unico modo per tutelare gli interessi della nostra Nazionale. Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

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  2. Con simpatia, no. Non credo sia questo il problema, mentre sono d’accordo sul valorizzare e investire sui vivai, questo sì. Il problema vero, se di questo si può parlare, l’abbiamo voluto creare NOI. Ogni volta che guardiamo una partita della nostra squadra, a parte che ovviamente speriamo vinca, facciamo guadagnare fior di quattrini alla società che la possiede se abbiamo comprato il biglietto per lo stadio, oppure se la guardiamo in televisione, sia sulla Rai o su Sky o dove ti pare, stiamo sempre facendo guadagnare soldi ( più o meno indirettamente) ancora una volta sia alla società che ne detiene la maggioranza azionaria sia alla piattaforma televisiva ( ma anche su Internet, visto che ormai si può guardare una partita ovunque con qualsiasi dispositivo, basta, appunto, pagare! ). E quando gioca la NOSTRA squadra, se gli stranieri che ci militano sono bravi, non ci dà alcun fastidio, anzi. Non possiamo avere due pesi e due misure, così come dobbiamo ammettere che siamo noi stessi a foraggiare questo circo dove gli importi sono tanto alti da non avere più alcun senso. Soldi, tutto qui. Che le squadre, qualsiasi squadra, giochi “per i tifosi” è una pia illusione nella quale ci piace cullarci. Paradossalmente, è più onesto i Wrestling, dove TUTTI sanno che di finzione si tratta.
    Grazie per l’attenzione e il tempo che hai voluto dedicare al mio pezzo.

    Davide De Vita

    Mi piace

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