Buon Natale Iglesias viva, viva Iglesias!

 

Buon Natale Iglesias

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi è semplice e allo stesso tempo importante: perché, forse, dovremmo fermarci un attimo a riflettere su questa nostra città e sul futuro che l’attende, ci attende?

Perché, sempre a mio modestissimo parere, c’è un cambiamento in atto.

Forse non è dovuto soltanto alla presente amministrazione, forse si stanno raccogliendo i frutti seminati anche da quelle precedenti, indipendentemente dal colore politico d’appartenenza, ma tant’è.

Mi si dirà (mi è stato già detto, siamo in democrazia, si può fare): sei di parte.

Certo che lo sono, ma la mia parte non è un colore, una fazione, un quartiere, una contrada, una via, un pianerottolo, la stanza di un appartamento, la mia parte è Iglesias, col futuro migliore che forse non vedrò ma di cui oggi, fine 2017, vedo l’inizio e anche qualcosa di più.

Come si fa a viaggiare verso il futuro?

Costruendo il presente, giorno dopo giorno, senza dimenticare le proprie origini, le proprie tradizioni, senza quindi tradirle ma accompagnandole in uno scenario più al passo coi tempi.

Iglesias è una città perfetta?

No, la perfezione non è di questa terra, però questa città, la nostra città, è perfettibile, così come lo è ciascuno di noi.

Sia ben chiaro una volta per tutte: a me non viene in tasca niente dallo scrivere queste righe, lo faccio perché ne ho piacere e come sempre ci metto la faccia e la firma, consapevole di poter sbagliare.

Si va, lo sappiamo tutti, verso prossime elezioni in primavera, se non ricordo male, quindi siamo chiamati – tutti – ad esprimere concretamente la nostra opinione tramite il voto: bene, benissimo, auguro ai prossimi amministratori, chiunque saranno, semplicemente di fare (o riuscire a fare) bene il lavoro al quale si sono – o saranno – candidati.

Nel frattempo, visto il ruolo di osservatore e commentatore che ho scelto di essere, con tutti i limiti e difetti del caso, non posso ignorare ciò che ho visto quest’anno, sarei il campione mondiale degli ipocriti.

Partiamo da questi ultimi giorni, dalle centinaia di persone col naso all’insù e la bocca aperta davanti al “mapping 3D” portato per la prima volta in Sardegna non dal Comune ma da Centro Città, al quale si deve anche la comparsa del trenino per le vie appunto del centro; queste cose, seppur molto gradite ed evidenti, sono solo le ultime manifestazioni di un fermento che raramente s’era visto prima.

Perché innumerevoli, spalmante durante tutto l’anno, sono state le manifestazioni e gli eventi a cura di altrettante innumerevoli associazioni e/o gruppi: non parlo solo di quelle ormai famose e radicate quali il Corteo Medievale, la Processione dei Candelieri dell’Assunta o i Riti della Settimana Santa, ma di quelle minori, di ogni genere, di cui davvero si è perso il conto. Tra queste, poiché la città è stata dichiarata ufficialmente “Città che legge”, quasi due presentazioni di libri alla settimana (permettetemi di citare anche la mia, per la quale ancora una volta ringrazio di cuore Iglesias e gli iglesienti) con un ritorno culturale ed un’attenzione nuova verso la pagina scritta che può solo far bene.

Le tante iniziative che hanno proposto, anzi, riproposto la città al turismo internazionale, con ricadute importantissime di cui forse non abbiamo ancora ben capito valore e importanza: dai concerti a Porto Flavia all’avveniristico IAT ( all’avanguardia in Italia) solo per citare le prime due cose che mi vengono in mente, ma se avete la voglia e il tempo di andarvi a sfogliare il calendario degli eventi di luglio e agosto vi renderete conto che ricordarli tutti, tanti erano, è quasi impossibile.

Il Cine Teatro Electra che lavora a pieno ritmo proponendo e presentando concerti, spettacoli, manifestazioni di ogni genere; il “Madison Cineworld” che riapre, dando lavoro a ragazzi della città, ai nostri ragazzi, ora giusto per Natale, mostre d’arte, rassegne eno-gastronomiche e così via, chi più ne ha più ne metta.

Ripeto: queste cose sono state fatte, sono cronaca e saranno storia, questo è il presente di Iglesias, con la possibilità di un futuro ancora migliore.

Sono stati risolti tutti i problemi?

Certamente no, nessuno ha la bacchetta magica, però questa è una delle strade percorribili, nella quale, se permettete, credo.

Una strada attraverso la quale sviluppo e ricchezza, sì ricchezza, avete capito bene, possono arrivare qui e forse lo stanno già facendo, contribuendo così a risolvere – o cominciare a risolvere – anche quei problemi, primo fra tutti quello dell’occupazione, che da decenni mettono i ceppi alla città e ai suoi abitanti, impedendo loro anche soltanto di sperare in un futuro migliore.

Oppure, nota dolorosissima, spingendoli (spingendoci) a BRUCIARE € 670 pro capite all’anno solo nelle slot machine. Siamo circa ventisettemila abitanti secondo l’ultimo censimento, facciamo due conti e rendiamoci conto dell’immensità del dramma e dello spreco; per non parlare di quanto si BUTTA VIA coi “Gratta e vinci” o, ahimè, nella piaga dell’alcool. 

Non sono certo io a scoprirlo, associazioni e gruppi di volontari denunciano da anni questo tristissimo fenomeno, ma ancora una volta ritengo sia una questione di educazione e di cultura, della quale dovremmo sentirci tutti responsabili perché, semplicemente, lo siamo.

Nonostante tutto però ho ancora speranza, proprio per tutto ciò che ho scritto prima, così come ne ho nelle ragazze e nei ragazzi che ho visto darsi da fare in ogni campo con spirito nuovo e una mentalità molto più aperta, finalmente adeguata al terzo millennio.

Nei loro confronti e in quelli di chi a loro succederanno, mi dispiacerebbe trovarmi un giorno costretto a dover dire: sì ragazzi, una volta Iglesias era così, purtroppo ora non lo è più ed è anche colpa mia.

Mi sentirei un traditore… Di futuro, loro e mio.

Per questo – e concludo – mi scuso se ho dimenticato qualcosa o qualcuno, mea culpa mea maxima culpa, però davvero, sarò l’ultimo degli idealisti e/o sognatori, ma quest’anno mi sento di scrivere: buon Natale Iglesias viva, viva Iglesias!

Davide De Vita

 

 

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