I giorni delle memorie.

Shoah

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, nonostante i giorni appena trascorsi fossero universalmente dedicati alla memoria della Shoah, in tanti – troppi a mio avviso – hanno tenuto a ricordare altri, terribili genocidi?

La brutta ma efficace parola “benaltristi” balza di nuovo, purtroppo, prepotentemente a galla.

Sia chiaro, non nego gli altri, troppi, genocidi di cui sopra, siano essi quelli dei nativi americani, dei milioni e milioni di persone mandate a morte da Stalin, quelli più recenti della guerra in Bosnia e nel Kossovo o i troppi torti subiti dai palestinesi proprio per mano degli stessi israeliani, per citare solo i più eclatanti o i più noti ( tralasciando le immani tragedie tutt’ora in corso, Libia e Siria per esempio, ma potrei citare altri tre quarti d’Africa o fate voi… ) ma, per fare un esempio terra terra, se si sta parlando di pere, perché parlare di mele?

Non solo: se sto parlando di pere, non necessariamente il mio discorso nega l’esistenza delle mele!

Non credo sia così difficile!

Per quanto riguarda, invece, l’incapacità di noi esseri umani – tutti, ma proprio tutti quelli appartenenti all’unica razza di primati senzienti (vabbeh, ci sarebbe da discutere anche su quest’ultima affermazione…), appunto quella umana per citare Einstein e qualche altro – di convivere pacificamente con i nostri simili allora sì, è veramente difficile dire che la Storia ci abbia insegnato a…

Farlo sul serio.

Questo però, per tornare al discorso iniziale, non vuol dire che non siano degne di lode tutte quelle iniziative, siano esse anche semplici gesti (piccoli ma simbolici, estremamente significativi) rivolti soprattutto alle ragazze e ai ragazzi in età scolare, atte a cominciare a far capire loro non solo a che livelli può arrivare la malvagità umana, ma anche che ci si può comportare, si può vivere diversamente e in pace.

Si chiama educazione, è tra le cose più difficili da insegnare tra tutte e ritengo impossibile riuscirci senza l’esempio e la testimonianza coerente, in prima persona, di chi se ne occupa.

Fortunatamente – ci provo anch’io da anni con tutti i miei limiti e difetti facendo volontariato, ma non credo di essere molto bravo – ci sono persone che ci credono davvero fino in fondo e prendono la propria professione come una vocazione, mettendoci l’anima tra mille e una difficoltà e, senza tanti giri di parole, mal pagati nonostante l’importanza fondamentale di ciò che fanno ogni giorno.

Rinnovo a queste persone la mia grandissima stima e il massimo rispetto, nonostante nutra nei loro confronti una sorta di sana invidia in quanto sarebbe piaciuto tanto anche a me fare il loro mestiere nello stesso appassionato modo.

Torno ancora alle frasi di apertura: premesso che, al solito, sono il peggiore di tutti, mi piacerebbe proprio sapere quanti, tra quelli che “a tastiera selvaggia” durante i giorni dedicati alla memoria della Shoah scrivevano di altro, si prendono cura seriamente della propria moglie o del proprio marito, dei propri figli, dei propri genitori anziani, del vicino di casa – sì, proprio di pianerottolo – bisognoso, dell’amico in difficoltà e così via…

Sempre estremamente facile “urlare” da dietro questo maledetto schermo il nostro sdegno a 64 bit, levando tempo a chi magari, invece, avrebbe tanto bisogno anche solo di una nostra parola vera, una carezza, di un << ciao come stai? >> detto guardandosi negli occhi.

Ripeto, sono il primo e il peggiore di tutti nel campo, il dito come sempre lo punto prima contro me stesso e non mi permetto di giudicare nessuno, ma la mia opinione quella sì, quella la esprimo e la esprimerò sempre, finché sarò libero di farlo.

Perché?

Perché così mi hanno educato.

Davide De Vita

 

Elezioni 2018: la solita coperta troppo corta…

 

coperta troppo corta

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi, che già è lunedì, è un signor perché: pronunciamolo insieme, magari a bassa voce che potrebbe essere pericoloso…

Perché qualunque partito – o coalizione – vinca le prossime, vicinissime elezioni, difficilmente potrà mantenere le promesse fatte in questi giorni?

Innumerevoli battute e vignette a parte (in rete abbiamo visto di tutto e ne vedremo sicuramente ancora), perché …

Non ci sono i soldi, non bastano e non basteranno mai.

Non sono di sicuro il primo e nemmeno l’ultimo a proporre queste considerazioni, ma… Facciamolo ugualmente, tanto male non fa.

C’è questa sciocchezzuola del debito pubblico col quale, infatti, chiunque arrivi al governo dovrà fare i conti.

Che cos’è il debito pubblico?

Come al solito, chiedo aiuto a mamma Wikipedia, ma trovate questa definizione anche sui “vecchi” libri, mai siano abbastanza benedetti quei progenitori di tutti i database…

Il debito pubblico in economia è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Ok? Ok.

Invece ‘sto deficit?

Recita ancora mamma Wiki:

Il deficit pubblico, o disavanzo pubblico, è la situazione contabile dello Stato che si verifica quando, nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate.

Ci siamo?

In sostanza l’Italia spende più di quanto incassa.

Riprendiamo il discorso sul debito pubblico:

Quando il debito, dello Stato o di privati, è contratto con soggetti economici di stati esteri, si parla di debito estero, mentre quando è contratto con soggetti economici interni allo stesso Stato si parla di debito interno: normalmente entrambe le componenti sono presenti in misura variabile all’interno del debito pubblico di uno Stato.

A quanto ammonta secondo gli ultimi dati?

€ 2. 457.325.676.501. 900 alle 07,09 di oggi (dati http://www.italiaora.org) 22 gennaio 2018, in crescita costante come vi mostra questo spaventoso contatore visibile sul sito citato; significa duemila e cinquecento miliardi di euro di debiti o se preferite, visto che in Italia siamo poco meno di sessantatré milioni secondo l’ultimo censimento, ognuno di noi NASCE con già trentanovemila euro di debito sulla testa (debito pro capite).

Mi rendo conto di quanto sia spaventoso, ma sappiate che non esiste al mondo un unico, singolo Stato che non abbia problemi simili: sono l’altra faccia del modello economico in cui viviamo ma di cui in pochi parlano per non terrorizzare i cittadini: la verità nuda e cruda fa sempre paura e per questo può essere una delle armi più pericolose oltre, per stare sul pezzo come si usa dire, a non portare voti…

Per quanto fantasiose e piacevoli da sentire, le << nuove >> promesse elettorali …

Non sono realizzabili in quanto carenti, di copertura: in poche parole, non ci sono i soldi, nemmeno per una.

Per fare un paragone più comprensibile, è come se una qualsiasi casalinga (o casalingo per par condicio che ormai ce ne sono tanti), pur sapendo che non si può permettere due etti di prosciutto, comprasse (o provasse a comprare…) non solo quello ma anche un’affettatrice.

Industriale.

È la solita vecchia storia della coperta troppo corta: se la tiri da una parte lasci fuori i piedi, se la tiri dall’altra rimangono scoperte la testa e le braccia …

La coperta in questione poi – leggi << risorse minime >> – è davvero cortissima…

Se vogliamo essere cool potremmo parlare di PIL, (prodotto interno lordo) al posto delle risorse, quindi andiamo a vedere bene anche in questo caso di che si tratta:

In macroeconomia il PIL (o prodotto interno lordo) misura il valore di mercato aggregato di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti nei confini di una nazione in un dato periodo di tempo. La nozione di prodotto è riferita quindi ai beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo d scambio.

Il termine interno indica che tale variabile comprende le attività economiche svolte all’interno del Paese; sono dunque esclusi i beni e servizi prodotti dalle imprese, dai lavoratori e da altri operatori nazionali all’estero; mentre sono inclusi i prodotti realizzati da operatori esteri all’interno del Paese. Sono escluse dal PIL anche le prestazioni a titolo gratuito o l’autoconsumo.

Questo, nel 2016 e secondo questa fonte (1) ammontava a 1,85 migliaia di miliardi (stavolta in dollari) …

La famosa “crescita”, quei “punti percentuale” di cui tutti parlano si riferisce dunque proprio al PIL: è stato accertato che, nel 2017, l’Italia ha raggiunto l’1,5 per cento, ma non c’è motivo di andarne fieri, in quanto resta la più bassa d’Europa…

Tornando ai freddi numeri, che non mi sono mai piaciuti ma quelli comandano, risulta evidente che la precedente “colonna” in rosso (del debito) è molto…

In rosso.

Come se ne vien fuori dunque?

Se uno o una qualsiasi di voi lo sa, si faccia avanti perché vincerà di sicuro i prossimi tre o quattro Nobel per l’economia.

Secondo me, invece, che come si diceva sono molto più cool

Lo scudetto quest’anno lo vincerà il Napoli.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.la7.it/tagada/video/quanto-costano-le-promesse-elettorali-01-12-2017-228730

http://www.italiaora.org

https://www.google.it/search?q=pil+italiano+2016

https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_europei_per_PIL

http://www.ilsole24ore.com

 

 

 

 

 

 

Il peso delle parole.

corteo fascista e ritirata di russia

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Quello di oggi in un primo momento pensavo di non scriverlo, non ne ero convinto, poi le parole si sono messe in fila da sole, chiedendomi di essere mostrate.

Citando Nanni Moretti (che non mi piace, ma questo non significa che non sia bravo), perché << le parole sono importanti >>.

Così m’è venuto in mente che sono proprio le parole – con il loro uso ed abuso – il filo conduttore degli accadimenti di questi giorni, a livello locale, nazionale, internazionale.

Qui,  ad Iglesias,  hanno fatto clamore quelle scritte su un muro, minacciose, contro il sindaco; da molte altre parti, in Italia, non fanno quasi più notizia quelle di chi afferma che il fascismo << ha fatto anche cose buone >>, per arrivare a Washington, D.C., dove l’attuale primo inquilino della Casa Bianca ha affermato (le successive smentite o presunte tali non reggono) di non volere più

<< migranti provenienti da paesi di merda >> così, per amor di metafora.

Non è giusto, non si deve fare, è sbagliato.

Stiamo perdendo – se già non l’abbiamo persa – la percezione di cos’è giusto e cos’è sbagliato, del bene e del male; anche nelle piccole cose, anzi cominciando dalle piccole cose (che poi tanto piccole non sono) come appunto le parole.

Ci siamo sempre detti che pensiero e parola ci distinguono dal resto del regno animale: a vedere quel che abbiamo combinato da quando abbiamo raddrizzato la schiena, giusto uno o due milioni di anni fa, al pianeta e ai nostri simili beh…

Non si direbbe.

In tutto questo tempo però abbiamo inventato parole magiche, strane, offensive, pesanti, amorevoli, trasformate in preghiera e liturgia, canzoni, romanzi, ne abbiamo creato poetiche, fantasiose e così via…

Le abbiamo dotate di regole così come altre regole abbiamo inventate per noi stessi e, magari, per non spararci addosso ad ogni respiro ma…

C’è sempre un << ma >>.

Il << ma >> è che pare oggi molte di quelle regole non valgano più, che il peso delle parole non sia conosciuto, non ci si renda conto di quanto possano ferire, far male, uccidere.

Se avete avuto occasione di sentire ragazzine – sì, ragazzine – anche dai dodici anni in su, se non di meno, che parlano tra loro sicure di non avere adulti intorno, ebbene – è proprio ora che ci si svegli, noi adulti – avrete udito che si danno della << troia >> ( non ci giriamo intorno, è così ) l’una con l’altra con estrema leggerezza, ridendoci su, disinnescando – forse nella loro mente – l’estrema aggressività del termine che invece, finendo addosso a coetanee più fragili, fanno male, molto male.

Stessa cosa per i ragazzini, quei maschietti che individuano il bersaglio e cominciano ad attaccarlo prima, appunto, con le parole, per poi magari buttarlo giù da una rupe << per scherzo >> o dargli fuoco dopo avergli fatto scoppiare addosso dei petardi; purtroppo non ho inventato niente, è cronaca di questi giorni.

Beh, sarò all’antica, retrogrado, però credo si sia davvero oltrepassato un limite enorme e da tempo.

La responsabilità è ancora una volta prima di tutto nostra: quando siamo stati chiamati noi, a provare a cambiare o quanto meno migliorare il mondo, dov’eravamo?

Da quale altra parte ci siamo girati?

Viviamo le conseguenze delle nostre scelte, o non scelte.

Troppo facile, belle parole, scaricare tutte le colpe o alle generazioni che ci hanno preceduto o alle nuove: in mezzo c’eravamo noi, potevamo fare e non abbiamo fatto, o abbiamo fatto e abbiamo sbagliato, tanto.

Le parole dunque sono importanti e hanno il loro peso: pensate soltanto a quanto, da genitori, con trepidazione, attendiamo la prima parola di nostro figlio o nostra figlia.

Sono importanti anche quelle non dette, per esempio le tante non dette a proposito di una nuova << marcia su Roma >> che stavolta ha visto incolonnate seimila (secondo gli organizzatori, ma ad un esame più attento si capisce, anche dalle foto, che più realisticamente erano circa mille) persone…

Seimila o mille, ricordo che all’avvento del fascismo, quello storico italiano, ce n’erano davvero molte di meno e…

Bastarono.

In merito, ricordo anche che alle cose buone (si fa per dire…) del fascismo  (che so, l’abolizione di ogni tipo di libertà, le purghe, i pestaggi, le leggi razziali, lo scellerato ingresso in guerra, il delitto Matteotti, le nefandezze compiute nell’ “Africa Imperiale”, proprio quella casa loro che il regime contribuì a depauperare e dove ora in tanti vorrebbero rispedire i migranti che non hanno più nulla, per finire con la disastrosa ritirata di Russia, ma sto tralasciando molto altro) qualcuno sopravvisse,  magari riuscì in qualche modo a tornare a casa dal gelo russo e raccontò ( … le parole sono importanti … ) ciò che aveva vissuto a figli e nipoti, che sono a loro volta ancora in vita e tengono accesa la fiamma della memoria storica, quella impossibile da cancellare in quanto impressa a fuoco sulla pelle.

Davide De Vita

 

 

 

Iglesias: sulle minacce di morte al sindaco Gariazzo.

Emilio Gariazzo sindaco di Iglesias

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Chiediamocelo a gran voce però, tutti quanti nessuno escluso, perché – ne ho avuto la certezza solo pochi istanti fa mentre fino a poco prima pensavo e speravo si trattasse dell’ennesima bufala – sono giunte esplicite minacce di morte al sindaco della nostra città, Emilio Gariazzo, al quale va tutta la mia solidarietà, prima come uomo, poi come amico, poi come cittadino ed infine per il ruolo rappresentativo che ricopre.

Queste, nel voluto ordine, le mie priorità.

Le considerazioni da fare inoltre sono tante, tantissime: la prima è che Iglesias raramente ha conosciuto fenomeni simili, almeno dal secondo dopo guerra ad oggi, non le appartengono storicamente; il dibattito politico anche molto acceso quello sì, ci sta tutto ed è giusto che sia così, in un centro che vuole definirsi civile.

Ci stanno le critiche all’operato (o al non operato, a seconda dei casi) e/o ai programmi, più o meno disattesi a seconda dei punti di vista.

Gli insulti, l’atmosfera da guerriglia sociale e tanto meno le minacce no, non sono assolutamente accettabili, a chiunque – ribadisco a chiunque – siano rivolte.

Ho amici carissimi in Sicilia, giusto per parlare chiaro, dove queste cose sono il classico preludio a fatti ben più gravi, anche di sangue.

Premesso che sono certo non si arrivi ad estremi simili (saremmo davvero perduti, tutti), credo che però il “lasciar correre”, il “prendiamola alla leggera tanto sono fesserie” non va bene, a me non va bene, se può esserci stato un tempo in cui forse ho tollerato questo atteggiamento, beh, quel tempo è proprio finito.

Ho votato per Emilio, non è un segreto, ho votato per lui e la sua giunta: alcune cose le hanno fatte, altre no, giudicherà la storia, come sempre, anzi, prima di questa lo faremo noi stessi, andando a votare in maggio.

Si parla però sempre di idee, di programmi, di opinioni: mai di questioni personali.

L’integrità di Emilio, spiacente, non è in discussione, semplicemente non può esserlo; ripeto ancora una volta che è lecito criticarne l’operato in quanto sindaco e come tale, ma sfido chiunque a ricoprire una qualsiasi carica istituzionale senza diventare immediato bersaglio di critiche e/o sberleffi, quando ci si limita a queste e a quelli.

Fanno parte del gioco, chi si candida lo sa bene, lo mette in conto, ma le minacce no, le minacce così pesanti non possono più essere “derubricate” a scherzo, fesserie, bravata, ragazzata.

Dobbiamo darci una bella regolata, tutti quanti, come sempre io per primo, ribadire che certi limiti davvero non si possono superare, che il rispetto per la persona e le persone vengono prima di tutto, sicuramente prima di una diversa visione politica della cosa pubblica o di un’opinione anche fortemente contrastante.

Possiamo, se vogliamo, ribaltare questo stato di cose, a favore sì nostro, ma di sicuro dei nostri figli e nipoti.

Dipende ancora una volta e soprattutto da ciascuno di noi.

Così, magari, diventeremo tutti,  finalmente,  adulti.

Un enorme abbraccio ad Emilio e auguri, Iglesias.

Davide De Vita

Erica (robot): uno sguardo dal futuro già presente.

Robot Erica

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Attenzione, premessa: parlo di nuovo di robot perciò, ancora una volta, se avete altro di più importante e interessante da fare o leggere …

Siete rimasti?

Va bene… Riprendiamo.

Perché si parla sempre più spesso di robot dall’aspetto umano (“androidi”) e si investono montagne di soldi in progetti di questo tipo?

Mentre ci preoccupiamo delle prossime elezioni, delle tensioni internazionali e/o locali, queste che sarà sempre più difficile chiamare semplicemente “macchine” continuano a svilupparsi, a somigliarci sempre di più.

Secondo Hiroshi Ishiguro e Dylan Glas, i “creatori” di “Erica”, perché progettando questo androide, al momento il più autonomo del mondo, stiamo comprendendo meglio ciò che ci rende … Umani.

Certo, la “macchina” prima o poi sarà destinata al mercato, che nel frattempo sta diventando sempre più importante, nonostante al momento il prezzo di un robot sia ancora proibitivo per la maggior parte delle persone normali come voi ed io, ma anche per i computer successe la stessa cosa e ora ce l’abbiamo tutti, o quasi.

Parlare di fantascienza diventa perciò sempre più difficile, affacciati come ci siamo affacciati in un anno, il 2018, in cui ancora di più la tecnologia la farà da padrona (lo dicono tutte le “previsioni”): dalle auto senza guidatore che ci faranno sempre meno paura alla difficoltà di distinguere tra realtà (si parlerà ancora di più di “realtà aumentata” e cose del genere) e finzione, virtualità, con tutte le conseguenze etiche, sociali e politiche facilmente immaginabili.

Tra i problemi più grossi, senza dubbio e ancora una volta quello dell’occupazione: molti lavori – o quanto meno mansioni – prima esclusivamente umani sono già svolti da robot o androidi, ne abbiamo già parlato spesso anche in queste pagine, con il risultato che sempre più persone (vere, in carne ed ossa) sono state…

Messe da parte.

Questo accade lentamente ovunque nel mondo, già da prima dell’avvento dei robot: in nome del profitto, le aziende costruiscono dove costa meno e la manodopera è a più buon mercato; se poi si arriva al lavoratore meccanico che non pensa, non si ferma mai a meno che non si guasti e quindi …

Non rompe le scatole, il gioco è fatto.

Come già scritto e ripetuto più volte, il problema successivo è: se le persone non lavorano, non hanno reddito, come fanno a comprare ciò che le aziende robotizzate producono e sperano di vendere?

Questo sarà un argomento molto spinoso che affronteremo anche prima di quanto pensiamo, alla base di nuove lotte, purtroppo e probabilmente anche violente.

Non è un futuro roseo?

Forse non lo è mai stato, perché è nella natura umana complicarci la vita e le cose.

Forse – sottolineo forse, ma magari sono troppo cupo – arriveremo al punto di chiedere ad “Erica” o a qualcuno dei suoi “discendenti” di aiutarci a risolvere quei problemi.

Nel frattempo, continuiamo ad occuparci di quelli del nostro piccolo presente quotidiano, che – forse – sono già abbastanza e di certo non hanno proprio bisogno di temere anche l’ombra di un …

Sorriso metallico.

Davide De Vita

Fonte:

https://www.internazionale.it/video/2017/10/16/erica-robot-umano-mondo

Tempus fugit… Ed è solo lunedì.

Tempus fugit

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Premessa: quello di oggi è un post leggero, da primo caffè del mattino, per cui se avete altro da fare, fatelo, non mi offenderò, non voglio rubare il vostro… Tempo.

Già, perché è proprio di questo che m’è saltato di scrivere oggi: del tempo di cui tutti, più o meno volontariamente, ci siamo resi schiavi.

Oggi poi è un giorno particolare, un lunedì “più lunedì” di tutti gli altri messi insieme: il primo lavorativo dell’anno, quello che con più o meno violenza ci riporta alla routine del lavoro quotidiano (lavoro per chi ce l’ha, sia sempre ben inteso …) o del dannarsi per cercarne uno o tentare di mantenere quello che si ha …

Con la speranza di avere tempo a sufficienza…

Cos’è dunque ‘sto benedetto tempo?

Sembra una domandina semplice, ma…

Non lo è.

Mamma Wikipedia così recita:

Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro.

La complessità del concetto è da sempre oggetto di studi e riflessioni filosofiche e scientifiche.

Ullalà! Addirittura? A quest’ora? (scrivo poco dopo le sei e mezza del mattino)

Già, proprio così.

Al tempo, a questo concetto, sono legate le domande fondamentali: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Condite con un enorme: quando?

Nel nostro piccolo però ci accontentiamo di farci guidare (o comandare) da ore e minuti, settimane e mesi, meno dagli anni che quelli con il loro trascorrere ci spaventano di più, latori come sono, ad ogni cambio di calendario, dell’approssimarsi di un’inevitabile e democraticissima scadenza che il grande Totò chiamava “a livella”.

Queste ore, questi minuti eccetera che sono?

Per convenzione, frammenti di giri di giostra, dove quest’ultima è il pianeta che abitiamo e distruggiamo neanche troppo lentamente ogni giorno, illusi come siamo di avere a disposizione infinite risorse e… Tempo.

È infatti una convenzione universalmente accettata che un giro di questa giostra (un giro completo della Terra intorno al Sole, con buona pace dei terrapiattisti …) duri trecentosessantacinque giorni e sei ore, con un giorno in più ogni quattro anni (anno bisestile) dato appunto da queste ultime, come ci è stato insegnato fin dalle elementari. Non so se lo insegnino ancora, però – al momento – dentro questa “convenzione” viviamo tutti.

<<È presto! >> <<È tardi! >> <<Non ho abbastanza tempo! >> <<Queste ore non passano mai! >> <<Ma quando finisce ‘sto strazio?>> e via così, finché un bel giorno arriva un certo Einstein a dirci, anzi a dimostrarci che il tempo non solo è relativo, ma in determinate e particolarissime circostanze questo si potrebbe pure piegare…

Okay, okay, mi sto spingendo troppo in là e di sicuro non ho la preparazione per spiegare concetti così complessi, però tanto affascinanti…

Chiudiamola qui perciò, che sicuramente, se siete arrivati a leggere fin qui un paio di minuti ve li ho rubati e me ne sento responsabile, ma vi avevo avvertito fin dall’inizio.

D’altra parte, sono le sette meno un quarto ormai, c’è a mala pena …

Il tempo per quel caffè.

Alla prossima, tempo permettendo.

Davide De Vita

Iglesias: distinguo.

Iglesias vecchio municipio

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Chiediamocene anzi sempre di più, se non vogliamo tornare all’oblio dell’apatia sociale, morale e perché no, politica.

Perché vorrei distinguere nettamente due modi di esprimere il dissenso: il primo legittimo, il secondo da condannare <<senza se e senza ma>> come si usa dire.

Due fatti sono all’attenzione della pubblica piazza – che nello specifico, per convenzione, potrebbe essere proprio piazza Sella – in questi ultimi giorni: la << scesa in campo >> di Valentina Pistis come prima, in senso cronologico, candidata alla carica di sindaco di Iglesias.

Come scrivevo in apertura, scelta coraggiosa, legittima, a prescindere da come la si pensi: una giovane donna che ci prova.

Dall’altra parte, il ritrovamento della testa di capretto con proiettili e messaggio rivolti in puro stile mafioso al sindaco in carica e alla sua giunta.

Perché – si badi bene solo dal punto di vista della cronaca e nient’altro – accomuno i due fatti?

Perché mentre Valentina, che non conosco bene di persona e di cui potrei non condividere le idee, merita il massimo rispetto come persona proprio in quanto quelle stesse idee le ha più che legittimamente e pubblicamente espresse, con un coraggio che le riconosco e ammiro, mettendoci pubblicamente faccia, firma e programmi, altri, vili, hanno ben pensato (si fa per dire) di utilizzare la parodia di una delle scene più famose de “Il padrino” per esprimere il proprio dissenso, con un richiamo alla violenza che non ci appartiene e non ci può appartenere.  

Vili in quanto anonimi, in un tempo in cui, per esempio attraverso mezzi come quello che stiamo utilizzando voi ed io in questo momento, chiunque può dire quello che vuole, rischiando denunce e querele se si esagera e si oltrepassa il limite del lecito, ma con più che sufficiente libertà di pensiero ed espressione.

Da registrare quindi con piacere la condanna unanime del gesto, come si usa dire, da parte di tutte le forze politiche cittadine: non credo che Iglesias e gli iglesienti si abbassino tanto da poterlo condividere, in quanto – sempre a parer mio – pur trattandosi di una minaccia bella e buona, sa anche di idiozia e tanto per cambiare, di notevole ignoranza, in quanto magari i responsabili nemmeno sanno di citare il capolavoro di Coppola.

Credo che esprimere il dissenso, soprattutto in campo politico, sia “cosa buona e giusta” se questo rientra nei canoni leciti, non scade nell’insulto gratuito e magari propone anche alternative, ma non obbligatoriamente.

Personalmente sindaco e giunta (all’interno della quale, come sanno tutti, ci sono molti miei amici) hanno tutta la mia solidarietà, ma l’avrebbero ugualmente avuta qualunque sindaco e giunta di fronte ad offese come questa, che non servono a nessuno e sporcano una campagna elettorale già cominciata e che si annuncia piuttosto feroce di suo.

Attendo come tutti in città di conoscere nomi, volti e programmi degli altri candidati, augurando a ciascuno di loro di riuscire a fare bene il lavoro – sicuramente non facile – per il quale si propongono.

Concludo con un appello per tutti noi: per favore Iglesias, non fare del male a te stessa.

Davide De Vita

Fahreneit 451, i terrapiattisti e la forza della ragione

Fahreneit 451 immagine simbolo

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché. Spero stiate tutti bene, abbiate digerito o siate in fase digestiva, comunque siamo al 3 di gennaio, non manca molto alla fine delle feste e delle… Abbuffate, coraggio!

Torniamo al nostro perché quotidiano: ne ho già scritto più volte, ma perché è sempre più necessario, indispensabile, leggere o rileggere “Fahrenheit 451”, romanzo (vedi fonti in calce) di Ray Bradbury uscito per la prima volta negli Stati Uniti nel 1951 (in forma di racconto) e poi nel 1953 nella sua forma definitiva?

( In breve: in un ipotetico futuro una dittatura al potere ordina di bruciare tutti i libri del mondo – Fahreneit 451 è la temperatura alla quale brucia la carta – mentre ogni componente della “resistenza” impara un libro a memoria, diventando quasi egli stesso quel libro o quella storia) 

Perché, a distanza di tanti decenni, è ancora attualissimo, l’ignoranza si fa strada dilagante e spesso la strada le viene spianata da chi, come sempre e ovunque, ne trae vantaggio e potere.

Sì, potere, in quanto, per citare un vecchissimo detto, nel paese dei ciechi il guercio è re.

Dove voglio andare a parare?

Qui: tra le tante, innumerevoli idiozie (spero che il grassetto renda abbastanza) che si trovano in rete, ieri notte sono incappato in alcuni video di un signore – di cui non farò il nome per non fargli altra immeritata pubblicità – che sostiene a spada tratta che …

La terra sia piatta e non rotonda, ancora oggi, nel 2018.

Un cretino, un idiota, un poveraccio, direte voi; è stata la prima cosa che ho pensato anch’io, poi ho notato il numero di iscritti al suo canale, quindicimila.

Ho letto i commenti deliranti dei suoi seguaci ( << followers >> fa più figo ma perdonate, a me la lingua italiana piace ancora tantissimo ), molti dei quali giovanissimi e mi sono preoccupato più di quanto non lo fossi già: queste persone, con grande convinzione e rispondendo con insulti a quanti cercano di spiegar loro che hanno così torto che più torto non si può, negano cinque o seicento anni di ricerca e metodo scientifico, grazie al quale sono stati possibili tutti i progressi tecnologici – e non solo – di questi secoli.

Certo, nel bene e nel male, ma non possiamo tornare di botto a prima di Galileo, quando anche la stessa Chiesa Cattolica ne ha riabilitato in toto figura e scoperte, mentre chi per quella stessa Chiesa – o per tutte in generale – non prova troppa simpatia ha sempre fatto del metodo scientifico il cardine dei propri ragionamenti.

Ovviamente i sostenitori della “terra piatta”, chiamati per questo appunto “terrapiattisti” (sic …) affermano che si tratti di un complotto (e ti pareva…) atto ad ingannare l’umanità intera, ordito da non si sa bene chi e con non meglio identificati scopi … Così come – secondo loro – solo i terrapiattisti convinti sono “risvegliati” dal torpore mentale, mentre voi ed io, che ancora crediamo a quei fessacchiotti di Galileo, Einstein e via di questo passo, siamo i veri idioti.

Qual è dunque il pericolo, il problema -più serio di quanto possiamo pensare – ormai palese?

Quello di avere a che fare con sempre più persone di questo tipo, disinformate al massimo e per nulla intenzionate a mettersi anche solo un poco in discussione, inconsapevoli di essere manovrate e manovrabili in qualsiasi direzione, compresa quella, forse più pericolosa di tutte …

Elettorale.

Con un mondo sempre più complesso nel quale viviamo, con piccoli dittatori che minacciano di premere sinistri pulsanti nucleari posti sopra la propria scrivania e uomini potentissimi con improbabili zazzere che gli rispondono per le rime dall’altra parte del pianeta, neo-zar che manovrano altre persone sullo scacchiere internazionale trattandole né più né meno come proprie marionette e, nel nostro piccolo nazionale e quotidiano, nuove elezioni politiche alle porte, non c’è tanto da stare allegri.

Questo nuovo anno si sta aprendo con mille e un problema da affrontare, come quelli che l’hanno preceduto e quelli che lo seguiranno, ma se sempre più persone, più menti si rifiuteranno di funzionare secondo logica, rifugiandosi in quell’ignoranza così tanto comoda, quegli stessi problemi si moltiplicheranno, si aggraveranno.

Chiedersi un perché, cercare la ragione vera delle cose e degli accadimenti diventa allora, perdonate la presunzione, nuova arma di resistenza.

Per favore, non spegniamo l’intelligenza, o davvero …

È finita per tutti.

Davide De Vita

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451