Elogio di Serra Perdosa (e dei suoi abitanti)

chiesa san Pio X Serra Perdosa Iglesias

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, qui ad Iglesias è purtroppo ancora uso storcere il naso nei confronti di chi vive nel quartiere di Serra Perdosa (ma potevano essere anche altri) definiti, percepiti come “popolari”?

Forse perché chi abita al centro (nemmeno fossimo una grande metropoli o ancora veramente nel tanto amato Medioevo, coi signorotti feudatari nel castello e la volgare plebe tutta intorno…) si percepisce in qualche modo <<superiore>>?

Comincio come sempre dal sottoscritto: sono stato un bambino magari non ricco ma benestante, sicuramente viziato, molto viziato, il primo a storcere il naso come appena scritto.

Lo ammetto, riconosco e confesso.

Educato nel modo di cui sopra, per cui mi ci sentivo – senza ragione alcuna – un signorotto, un principino, crescevo e vivevo sopra un immaginario e fin troppo iglesiente piedistallo; molti anni più tardi sono diventato amico di persone di Monteponi (che per me era sempre periferia da snobbare…) che, una volta capito di trovarsi di fronte una persona completamente diversa, mi hanno detto che all’epoca non sono stato gonfiato di botte su quel famoso, famosissimo “scivolo” in marmo che fa da confine tra i gradini di via Gramsci e piazza Oberdan soltanto perché… Facevo loro pena.

Sono infinitamente grato a quelle persone, tra le quali una in particolare, perché mi insegnò non un gioco qualsiasi ma il nobil giuoco, l’arte degli scacchi: non so se lui leggerà mai queste righe, ma se qualcuno che lo conosce (e ha capito di chi parlo) sta leggendo, glielo riferisca, grazie.

Tornando a noi, ascoltate e incassate quelle parole, ho ammiccato, ho abbozzato e ho capito di averla scampata bella, nonostante quattro calci in culo (scusate il francesismo…) probabilmente mi avrebbero fatto bene, sarei cresciuto prima.

Detto ciò torniamo a Serra Perdosa, quasi un paese a sé stante con i suoi circa diecimila abitanti; da qualche tempo mi ci trovo spesso, vedo la gente… No, troppo generico, la <<gente>>, meglio le persone al mercatino del lunedì oppure intorno agli ambulanti che vendono frutta e verdura nella piazza antistante la chiesa e sapete, ho imparato e sto ancora imparando molto, moltissimo, da loro, anche soltanto osservandole, sempre col massimo rispetto.

Perché ho capito di trovarmi di fronte a persone vere, autentiche, che non fingono di essere ciò che non sono; traspaiono dai loro sguardi le preoccupazioni di ogni giorno che sono anche le mie, drammi familiari – e non – che sono troppo privati per parlarne ma che solcano il viso e si trasformano in dolorose rughe, anche in chi – data la giovane età – quelle stesse rughe non dovrebbe averle.

Vedo però anche l’allegria – magari forzata, ma che aiuta ad affrontare la vita – di chi ha sempre la battuta pronta, non si fa problemi a parlare con chiunque e di sicuro non ha la puzza sotto il naso che, invece, avevo io da bambino.

C’è da imparare qui, lo ripeto, da imparare molto, ci si trovi al panificio o in fila alla posta, nel grande discount del viale o sul sagrato della chiesa… Basta aver voglia di osservare, ascoltare e restare umili, che “signori” lo si può essere in tanti modi e di sicuro non lo si diventa coi soldi o solo con quelli…

Certo, si capisce che anche da queste parti soldi non ne circolano molti, ma il fenomeno mi risulta diffuso anche nei quartieri cosiddetti – o che credono di essere – “alti”.

Insomma, mentre sorrido ascoltando i fruttivendoli fischiettare uno degli ultimi successi di Sanremo, “Una vita in vacanza”, penso che piacerebbe a tutti, trascorrerla davvero…

Nel frattempo, vale la pena di imparare a vivere, pregare e combattere come fanno qui, ogni giorno, a Serra Perdosa, che saluto.

Davide De Vita

 

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