Il passato, il presente e il futuro attraverso il caso Moro.

Aldo_Moro_br

 

 

Buongiorno e chiediamoci un perché.  

Perché, per esempio, risulta così difficile leggere – nel senso di comprendere – il periodo storico che stiamo vivendo, da qualunque angolazione lo si voglia osservare.  

Abbiamo appena commemorato, ieri sedici marzo, il quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani, un tragico episodio della storia italiana sul quale gravano ancora, dopo tanto tempo, innumerevoli “lati oscuri”, a discapito – tanto per cambiare – di quella verità agognata prima di tutto dai familiari delle vittime.  

Non entro in merito alla polemica sulla presenza in tv di alcuni ex brigatisti rossi, ripetendo invece – come faccio da anni – che preferisco sperare piuttosto che sparare, onde per cui non potrò mai accettare la lotta armata come strumento di cambiamento.  

Non è sempre stato così però: nel ’78 ero un ragazzino – anche piuttosto antipatico, a rivedermi ora – di sedici anni che, volendo primeggiare in italiano e avendo come professore uno che si dichiarava apertamente marxista – leninista (in classe, allora non era inconsueto), mi ritrovai a difendere durante un’assemblea d’istituto prontamente indetta (anche questa molto frequente in quegli anni estremamente politicizzati) a poche ore, se non minuti, dal sequestro, l’operato delle BR.  

Nulla sapevo, poco me ne importava – bisogna dirlo, altrimenti se nessuno ha colpa non se ne esce – delle vittime, dei loro familiari, del sangue versato.  

Poliziotti e carabinieri sottopagati immolati in un sacrificio che, alla luce della Storia successiva, non portò a nulla.  

Se non alla coesione delle forze politiche contro le BR e alla loro sconfitta, da attribuire in prima persona alla mente del generale Dalla Chiesa, poi comodamente fatto fuori dalla mafia…  

Cose italiane, come sempre…  

Se vogliamo, possiamo cogliere anche la vicinanza – che strana coincidenza! – della data del sedici marzo col quindici, tradizionalmente ricordata come le << idi di marzo >, giorno in cui fu ucciso Cesare.  

Non è il caso qui di elencare tutti gli omicidi politici – o le stragi – di cui è costellata la Storia italiana, ma di quel sangue siamo eredi.  

Lo dimentichiamo spesso, ma è così.  

Per quanto riguarda il presente – o se vogliamo il futuro, dove timorosi ci stiamo affacciando – non è affatto semplice. 

Sappiamo tutti che, nonostante due siano chiaramente i vincitori delle elezioni (Di Maio e Salvini), da soli non possono avere la maggioranza.  

Col PD fortemente all’opposizione dopo essere finito ai minimi storici, gli scenari sempre più probabili, mentre l’orologio ticchetta inesorabilmente, sono un governo Cinque Stelle – Lega o un governo di scopo, cioè con l’unico obiettivo di modificare la legge elettorale e tornare quindi al voto; qui come al solito gli immancabili analisti danno nuovamente trionfanti i Cinque Stelle e, modestamente, sono d’accordo con loro, la fase storica è quella e non può cambiare in poche settimane o mesi.  

Come legare l’Italia del sequestro Moro a quella di oggi?  

Non si può, o… Quasi.

Sono due pianeti infinitamente distanti, non sovrapponibili, nonostante quella di oggi sia nipote di quella del 1978.  

Allora – non dobbiamo dimenticarlo – esistevano ancora, prepotentemente da entrambe le parti, i due blocchi contrapposti USA – URSS e, per quanto paradossale potesse sembrare, il deterrente nucleare teneva il mondo non in pace (non lo è MAI stato, purtroppo… ) ma almeno lontano da una Terza Guerra Mondiale.

Le due superpotenze si erano spartite le diverse aree di influenza, dove agivano con mezzi leciti e/o illeciti, con una prevalenza neanche troppo occulta dei secondi… Questa è la Storia, ragazzi, santi ce ne sono davvero pochi … 

Anche se non soprattutto in questo contesto va letta la vicenda Moro e la decisione di sacrificare la sua vita in nome del bene superiore dello Stato.

Pure, a rileggere la Storia senza la pretesa di riscriverla secondo il proprio orientamento politico (cosa assai difficile se non impossibile), dovremmo almeno riflettere sullo spessore – e la serietà – degli uomini dello Stato di allora e quelli di oggi.  

Nel bene e nel male, naturalmente.  

Non solo.  

Forse un legame lo si può trovare, anche se in negativo.  

Abbiamo perso, tutti, quell’abitudine al riconoscimento dei nostri errori – quindi all’ammissione delle nostre responsabilità – che forse prima avevamo e che, indubbiamente, ci faceva crescere.  

Oggi conta solo il vincente, che sfiora la sopraffazione.  

Mi riferisco anche – come potrei farne a meno? – ai ragazzi e quindi alla scuola, dove pare che, per tanti genitori – non tutti, grazie al Cielo… – sia fondamentale la promozione a tutti i costi, a discapito della reale preparazione dei propri figli.  

Non mi risultano miei coetanei morti per essere stati rimandati o essere stati bocciati, mentre moltissimi di loro sono persone validissime che godono, per quello che conta, del mio massimo rispetto e della mia stima.  

Oggi, forse anche per ciò che ho appena scritto, c’è il rischio reale che un o una adolescente si suicidi (purtroppo è già successo) per un brutto voto o una nota.  

Non credo questo aiuti a formare donne e uomini nuovi…  

Il futuro, quindi? 

Una grande nebulosa, dove tutto e il contrario di tutto è ahimè possibile.  

Alla prossima, grazie per avermi letto fin qui, chiunque siate e comunque la pensiate.  

Davide De Vita 

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