Iglesias 2018: lettera aperta al futuro signor sindaco (o signora)

Immagine per lettera aperta al futuro sindaco

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Chiediamocene tanti, non smettiamo mai: è l’unico, pacifico strumento che abbiamo – dando gambe e sostanza, o fondi o per essere ancora più chiari soldi alle idee – per provare a cambiare e migliorare il mondo, cominciando per esempio dalla nostra piccola grande città.

Questa perciò è una lettera aperta al futuro sindaco di Iglesias, chiunque esso sia, di qualsiasi colore o orientamento, uomo o donna, di cui come sempre mi assumo la totale responsabilità e rivendico unica proprietà intellettuale.

Solita doverosa premessa: le mie simpatie politiche sono note, ma in questo caso specifico non hanno molta importanza, la lettera è rivolta alla persona che ricoprirà il ruolo e riguarda naturalmente i problemi della città, stra – noti a tutti.

Lavoro (o meglio assenza di esso), sanità (nota dolentissima), difficoltà nel e per il commercio in grave sofferenza, ricadute nel bene e nel male delle scelte industriali (prese a livelli più alti di quello strettamente comunale e/o territoriale) sono temi (come si dice oggi) o problemi (come si sono sempre chiamati) di difficile soluzione e che purtroppo ci trasciniamo da anni, nonostante sia stato tentato di contrastarli da destra, da sinistra, dal basso, dall’alto, di fianco e di striscio.

Senza tralasciare, per stare sempre “a casa nostra” i problemi delle periferie e delle frazioni, fin troppo spesso lasciati in secondo se non addirittura terzo piano…

Oppure la maggiore valorizzazione delle tante eccellenze che la nostra città vanta per esempio in ambito sportivo.

Chi scrive non ha bacchette magiche di sorta e ritiene che non le abbia nessuno, ma crede che l’impegno di chiunque indossi a breve la fascia tricolore non possa prescindere dall’occuparsi – possibilmente a tempo pieno – dei temi suddetti.

Non credo nemmeno però che si debba negare quanto di buono è stato fatto ultimamente in materia di promozione culturale e turistica a trecentosessanta gradi: i dati parlano chiaro, i numeri anche e un’eventuale inversione di tendenza significherebbe fare non uno ma parecchi passi indietro.

Ritengo infatti che la suddetta promozione  – di ampio respiro come non s’era mai vista prima – insieme a quella culturale, che ha radici profonde nella Storia della città ma non solo, alimentata dalla passione di tantissime persone e associazioni nate, sviluppatesi e prosperate dentro, intorno e fuori le mura, possa continuare a viaggiare di pari passo con l’impegno nel contrasto alla povertà (altro triste tema che non si può ignorare) e al far fronte ai temi ricordati più sopra.

Compito arduo e di difficile realizzazione, lo ammetto, ma – forse – raggiungibile se si trova – o si vuol trovare – un maggiore equilibrio negli sforzi, negli intenti, in quello stesso impegno di cui si parlava in precedenza.

La perfezione naturalmente non è di questo mondo e tanto si può correggere e migliorare, ma non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca…

Iglesias può essere e fare molto, noi suoi abitanti possiamo essere migliori e fare tantissimo, in quanto anche noi siamo – se lo vogliamo – ricchezza.

Non ci sono segreti, si tratta di rimboccarsi le maniche ognuno per quanto gli compete e per quanto crede e ama questa città, possibilmente nel rispetto reciproco della e delle persone e della diversità di idee e di vedute.

Ovviamente, caro futuro signor sindaco o signora sindaco, ognuno di lor signori ha la sua veduta e come tale la rispetto, seppur differente dalla mia, però questa fino a prova contraria è ancora una democrazia vissuta, per cui da elettore come tutti gli altri (non ho alcuna ambizione, non mi sento né migliore né peggiore) rispetterò – com’è giusto – il responso delle urne.

Quel che mi preme, non mi stancherò mai di dirlo o scriverlo, è il futuro – anche immediato – di questa città, in quanto mi sento debitore nei confronti delle nuove generazioni, poiché probabilmente – mea culpa mea maxima culpa – avrei potuto fare di più e meglio e non l’ho fatto.

Ho ancora speranza però: quelle stesse nuove generazioni hanno uno sguardo più ampio e aperto sul mondo, prospettiva che io a vent’anni non avrei nemmeno potuto immaginare e si danno da fare, parecchio, in tutti i campi come da tempo non succedeva: c’è interesse, c’è partecipazione e questo non può che far piacere, così come un rinnovato confronto politico purché, seppure acceso, non scada solamente nel mero e sterile insulto contro l’avversario di turno.

Ecco, questo sì, questo lo chiedo proprio esplicitamente, caro futuro signor sindaco, cara futura signora sindaco: qualunque sia la sua veduta, la trasformi in visione e guardi lontano, molto lontano, anche fuori dal nostro orticello o, per restare in casa nostra, dal perimetro delle mura pisane 😉

Ne guadagneremo tutti, ne trarrà giovamento la città che amiamo e dove viviamo insieme ai nostri figli.

Davide De Vita

2 pensieri su “Iglesias 2018: lettera aperta al futuro signor sindaco (o signora)

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