Tandem nos habere imperium

Governo Conte 31 maggio 2018Buonasera – o buongiorno e chiediamoci un perché.

Ce lo chiederemo per mesi, per anni, dei poveri disgraziati di studenti del futuro lo studieranno a scuola (forse…) e non ci capiranno niente lo stesso, ma… È finita, quest’interminabile, grottesca, folle, costosissima telenovela che in molti hanno definito semplicemente “caos governo” è finita. Ce l’abbiamo, un governo, da circa un’ora al momento in cui scrivo.

A proposito, la frase in latino del titolo significa appunto 

<< finalmente abbiamo un governo >>

Abbiamo visto in diretta Mattarella soddisfatto e sorridente uscire da quel portone con ai lati i due imponenti corazzieri (unici ad essere per disciplina rimasti seri e austeri in tutto questo guazzabuglio) e dire che sì, il governo ora c’è, il Presidente del Consiglio, professor Conte e i suoi ministri giureranno domani (forse oggi per chi leggerà queste righe il primo di giugno) alle quattro del pomeriggio.

Poi tutti a casa che è venerdì e sabato è la festa della Repubblica o di quel che ne rimane, a seconda dei punti di vista…

A prescindere dai punti di vista, invece, questi quasi tre mesi di non-si-sa-bene-che-cosa, con quel tackle-in-scivolata dello stesso Mattarella contro gli stinchi del professor Savona che per alcuni è un capolavoro politico e per altri un’incomprensibile follia, sono costati e costeranno all’Italia cifre iperastronomiche, si parla già di decine di miliardi bruciati a causa dell’enorme perdita di tempo.

Perché, di nuovo da qualunque parte la si guardi, è con l’economia prima di tutto che, scusate il forzato e forzoso gioco di parole, bisogna fare i conti, signor Conte appena (di nuovo) incaricato…

Traduco per tutti: se ho a malapena i soldi per acquistare una Fiat Duna (la più brutta macchina che sia mai stata disegnata …) di quindicesima mano, non posso nemmeno pensarci, alla… Ferrari di Vettel!

Di più: se arrivo a fatica non a fine mese, non a fine settimana, ma a fine giornata e non so cosa mangerò domani, non è che abbia proprio tutta questa voglia di andare a leggere (e capire…) cos’è la Costituzione e cosa dice in merito…

Fatta questa più che doverosa premessa che in qualche modo ci ricorda che esiste – eccome se esiste – quello che “quelli bravi e competenti” chiamano il “paese reale”, abbiamo assistito (quando non partecipato in prima persona) ad un interesse per le cose della politica che difficilmente s’era visto prima. Complici le tv ma soprattutto i media, i social e – so di ripeterlo in continuazione, ma è così, siamo fatti così, soprattutto i maschietti, col pallone e quell’altra cosa sempre in testa … – con il “lutto” non ancora metabolizzato dell’esclusione dai Mondiali di Calcio al sorgere di migliaia, milioni di improvvisati, ma proprio tanto super esperti di Costituzione …

Ora, ragazzi, ho già scritto che esami di diritto ne ho dato solo due e quindi proprio non sono un costituzionalista, ma il signor Sergio Mattarella, comunque la si pensi, dice Mamma Wiki che …

 nel 1964 si laureò in giurisprudenza presso l’università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi su “La funzione dell’indirizzo politico”.

Poi… 

 intraprese la carriera accademica presso l’Istituto di Diritto Pubblico dell’Università di Palermo, come collaboratore di Pietro Virga, divenendo nel 1965 assistente di diritto costituzionale, e poi professore associato, insegnando diritto parlamentare sino al 1983,

che sembrerebbero cose buone, giuste ed encomiabili, ma fu sempre lui che …

…curò il progetto di riforma complessiva della scuola elementare che dopo alcuni anni di sperimentazione, con la legge 148 del 23 maggio 1990, rese universale il modulo dei tre insegnanti su due classi portando al superamento del tradizionale maestro unico…

Di cui si discute ancora, così come di quanto segue:

Nel corso dell’XI legislatura fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l’esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria sia pure mitigata dall’attribuzione, con il sistema proporzionale, del 25% dei seggi. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l’appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001. Mattarella, inoltre, fu componente della commissione bicamerale per le riforme costituzionali, della quale per pochi mesi ricoprì l’incarico di vicepresidente…

Insomma quest’uomo, questo democristiano (non svaniranno mai, è una pia illusione che scompaiano… ) che ha cavalcato i decenni e – massima e assoluta solidarietà per questo, senza se e senza ma – ha raccolto tra le proprie braccia il fratello morente assassinato dalla mafia, è cresciuto a “pane e costituzione” per cui è lecito pensare che fosse ben consapevole di ciò che faceva… 

Il resto è storia recentissima se non cronaca degli ultimi giorni e delle ultime ore, ma il succo del discorso qual è: di sicuro il Presidente la Costituzione la conosce…

Vogliamo dire, per tenerci bassi, almeno meglio di me?

Che poi il suo gran rifiuto dell’euroscettico Paolo Savona sia stata una grande mossa o… No (non voglio essere volgare), credo sarà appunto la Storia e soltanto quella a giudicarla.

Nel frattempo, votatissimi e come è giusto che sia in democrazia, Luigi e Matteo, facendo un passettino di lato a testa e rinunciando entrambi alla carica di premier (da quel che ho appena letto faranno entrambi i vicepremier e i ministri di ministeri importantissimi, lavoro e politiche sociali il primo, interno il secondo) a favore di Conte, si godranno da domani un grande momento di popolarità molto vicino al trionfo.

Poi certo arriverà anche per loro la dura realtà e i conti che bisognerà far tornare, di qualsiasi colore sia la “casacca” indossata e l’ideologia (o post – ideologia) propugnata e promossa fino adesso, ma quella è un’altra storia, per qualche giorno può aspettare.

Personalmente non mi piace questo governo, non mi ci sento rappresentato per nulla, credo che il Movimento 5 stelle sia molto simile (seppur figlio di questi tempi e non di quelli) al Partito dell’Uomo Qualunque di qualche tempo fa, con in più robusti innesti tecnologici e frasi fatte o slogan molto simili a quelli che si possono leggere in certi uffici dove alle pareti sono appesi dei “poster motivazionali”…

Questo però è solo il mio parere e chi la pensa come me le elezioni le ha perse.

Non mi piace nemmeno la Lega, mi fa quasi paura per le sue nemmeno troppo celate idee quasi autarchiche e pericolosamente più destrorse di quanto non sembri, non mi piace Salvini ma gli riconosco una capacità affabulatoria fuori dal comune: sa parlare alla “sua” gente (anche Di Maio lo sa fare, riconosciamoglielo) dicendo ciò che la sua gente vuol sentirsi dire, ma, lo ripeto ancora una volta, vediamolo – vediamoli – alle prese con la dura responsabilità di governare.

Sapete che mi piace moltissimo la Storia, quindi sono andato a rispolverare la figura di un De Gasperi o del povero Moro, ricordato di recente, ma anche di un Berlinguer che come minimo diceva cose di sinistra: uomini, guarda un po’, con una robusta, solidissima preparazione di base prima e politica poi, statisti, persone che non pensavano alle prossime elezioni ma ai prossimi decenni, quelli che stiamo vivendo non esattamente benissimo e nei quali classe dirigente e politica (da noi eletta, si badi bene, noi che  sempre di più sembra abbiamo dimenticato il valore della competenza, della formazione, della preparazione reale nei vari ambiti) tendono o hanno paurosamente raggiunto la…

Mediocrità.

Ciò detto e ripetendo per la miliardesima volta che queste sono solo mie considerazioni personali, quindi sempre opinabili, ma di cui rivendico l’unica e sola proprietà e responsabilità intellettuale, auguri al nuovo governo, auguri Italia e…

Che Dio ci aiuti!

Davide De Vita

 

 

 

Il Gatto – Salvini e la Volpe – Di Maio: ogni favola è un gioco, ma…

Salvini Gatto e Di Maio Volpe

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Già.

Se vivessimo in una favola potremmo chiederci: perché ostinarci ad impiegare tempo, fatica e denaro nella preparazione nostra e/o dei nostri figli, facendoli studiare fino alla laurea?

Di più: perché affannarci, noi stessi, i nostri figli quando non i nostri nipoti, nella disperata ricerca di un’occupazione o nel tentativo di salvare quella che, a questo punto miracolosamente, ancora abbiamo?

Visti gli attuali, attualissimi esempi che ci giungono dalla favola che si vive lassù in alto (vedi la selva di microfoni fuori dallo studio del Quirinale due giorni fa che attendevano il Gatto e la Volpe) , non serve a nulla.

Soprattutto se, in tempi come questi dove nel paese che non è dei Balocchi ma potrebbe essere dei <<ciechi>> ( nel senso di chi non vuol vedere come stanno davvero le cose ), dove un guercio è re, si è dotati di una convincente parlantina (chi se ne frega dei contenuti, la platea ama sentirsi dire ciò che vuole sentire) e si è riusciti abilmente a scansare ogni tipo di lavoro degno di tal nome – o quasi – utilizzando la scalata in carriera politica anche per giustificare l’insuccesso negli studi prima e il non aver in sostanza mai lavorato poi, beh allora, come si diceva, perché sacrificarsi?

È inutile, ripeto: perché se ce l’hanno fatta loro, ce la può fare chiunque.

Come in una favola.

Salvo poi, piccolissimo dettaglio, fare i conti con la realtà e la Storia…

Beh, se la si conosce.

Per inciso: nemmeno io sono laureato – non mi basteranno altre quattro vite per finire di pentirmi di non aver proseguito gli studi: quando avevo tempo e possibilità mi mancava la voglia, lo dico proprio ufficialmente, mentre ora che ne avrei voglia e possibilità non ne ho il tempo – ma non ho mai pensato di candidarmi, nemmeno come consigliere comunale, giusto per lambire anche il tema locale, caldissimo in questi giorni nelle lande in cui vivo…

Loro due invece sì, loro, per citare Orwell, si sentono evidentemente più uguali degli altri, mentre è notizia di ieri o di poche ore fa che l’incarico al signor professor Conte non sia più così tanto sicuro, ma la telenovela prosegue…

Si diceva della realtà e della Storia: la realtà è che, per attuare i sogni espressi nel cosiddetto Contratto di Governo (volendomi fare del male, molto male, mi son letto, ma lo trovate ovunque in rete) ci vorrebbero più di cento miliardi di euro all’anno.

Sì, avete capito bene, non sono << cento da spalmare nei cinque anni di legislatura >> come ha affermato, durante una trasmissione tv, Beppe Grillo e non basterebbero mai i venti o trenta miliardi di una << normale finanziaria >> da lei citata.

Torniamo per un attimo al << caso Conte >>: non avevo mai sentito parlare di lui come penso la maggior parte degli italiani, ma era chiaro che, una volta ufficializzato il suo nome, avrebbe avuto tutti i riflettori puntati su di lui e gli avrebbero fatto le pulci.

Mentre si attendono chiarimenti sui suoi veri o presunti <<approfondimenti di studio >> in varie prestigiose università straniere, non mi sembra proprio il caso di prendersela contro di lui per un’onerosa cartella di Equitalia che – quella sì – parrebbe tra l’altro abbia pagato. Quattro quinti d’Italia sa cosa significhi, soprattutto se proprio a pagare non ce la si fa, per non dire di quanti, purtroppo, per una di quelle cartelle si sono tolti la vita (argomento dimenticato fin troppo in fretta da tutte le forze politiche).

Era altrettanto ovvio che avremmo avuto addosso gli occhi del mondo, nel quale esistono delle regole, delle leggi e dei trattati internazionali che, guarda un po’, vanno rispettati, altrimenti ci sono sanzioni e penali pesantissime che andrebbero ad aggravare il già quasi infinito debito pubblico… Non solo: anche la geologia ci insegna parecchio, perché non abbiamo materie prime (una quisquilia evidentemente secondo i nostri eroi…) e le nostre industrie principali sono di trasformazione dei materiali o comunque

Il Gatto e la Volpe tutte queste cose le sanno benissimo, nonostante fingano di essere in grado di contrastarle, non si sa bene come, ripeto anche dopo aver letto il loro << Libro dei Sogni >>.

Il Preside Mattarella prende ancora tempo, infastidito sia dal curriculum non troppo chiaro del professor Conte, sia dal nome dell’euro-scettico professore – questo sì di chiara fama – economista Savona, che proprio non gli va giù, mentre gli italiani, che lentamente si stanno rendendo conto che le elezioni, numeri alla mano, alla fine non le ha vinte nessuno, aspettano non si sa bene cosa, non si sa bene chi.

C’è il rischio che s’incazzino ancora di più, visto che sono (siamo) pure orfani della Nazionale ai Mondiali, con la quale ci saremmo ancora illusi di contare qualcosa nel Grande Gioco dell’Economia e della Politica globale.

I sogni prima o poi finiscono e la realtà è sempre dura da accettare, ma proprio con quella – e con la Storia come dicevo – bisogna sempre fare i conti.

Uno solo, un << Conte >> non basta.

Davide De Vita

Fonti: 

https://www.ilpost.it/2018/05/18/costo-programma-lega-movimento-5-stelle/

https://www.agi.it/fact-checking/costo_reddito_cittadinanza_abolizione_fornero_flat_tax-3912582/news/2018-05-17

Iglesias: Mauro Usai candidato sindaco.

Mauro Usai candidato sindaco di Iglesias

Buongiorno   e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ad Iglesias alle imminenti amministrative si potrebbe scegliere Mauro Usai (candidato con una propria lista, “Rinnova Iglesias”) come futuro sindaco?

È lui stesso a spiegarlo alla cittadinanza in una conferenza stampa dove presenta sé stesso in questa nuova veste (è il Presidente del Consiglio Comunale uscente) e i punti principali del suo programma politico.

Con la commovente presenza del nonno in prima fila (padre del mai dimenticato e notissimo sindacalista Siro), Usai si è scusato per non avere un microfono ma ha ugualmente illustrato la sua visione non solo di sindaco ma di amministrazione condivisa (ha ribadito più volte questo concetto) della città.

Rivendica quindi le cose ben fatte, a partire dalla promozione turistica di un certo livello che ha permesso ad Iglesias di affacciarsi sul mercato mondiale del settore, come testimonia l’Ufficio Turistico che non teme paragoni in materia di innovazione.

Affronta il tema scottante della disoccupazione e in quest’ambito “promette di non promettere”, ribadendo forte e chiaro che il comune non può dare posti di lavoro, mentre può impegnarsi a far sì che vengano create occasioni e possibilità di inclusione sociale, anche per mezzo di strumenti che si possono finanziare con i Fondi Europei.

Batte forte questo tasto dei Fondi Europei, ai quali non si sarebbe e non si potrebbe accedere senza un bilancio in ordine e virtuoso, che si deve – ringrazia pubblicamente il sindaco uscente Emilio Gariazzo – al lavoro dell’amministrazione uscente.

Cita il proseguimento dei lavori per la realizzazione del Centro Intermodale, che confermerà ad Iglesias il ruolo di snodo centrale per la viabilità del territorio del Sud Ovest sardo.

Parla della possibilità di creare rete anche per quanto riguarda i vari uffici e la possibilità di snellire quelle pratiche burocratiche così snervanti e antipatiche a tutti, con l’obiettivo di facilitare l’ottenimento di quei documenti indispensabili anche per la sola ricerca di un lavoro.

Si dichiara pubblicamente favorevole al mantenimento del Polo Industriale di Porto Vesme, ma nel rispetto totale delle attuali norme vigenti, soprattutto in materia ambientale, senza per questo mettere in secondo piano il turismo: anzi, secondo Usai i due settori possono marciare di pari passo.

Sempre per quanto riguarda l’ambiente, parla delle bonifiche dei vari territori che interessano aree comunali e limitrofe e auspica il proseguimento di una politica comune tra i vari attori interessati, quali lo stesso Comune, Igea, Parco Geominerario: grazie ad accordi presi intorno ad un tavolo, infatti, è stato possibile riaprire Porto Flavia o la Grotta Santa Barbara, per citare le attrattive turistiche più note, ma c’è ancora molto da fare.

Rivendica quanto è stato fatto per le politiche giovanili citando le varie edizioni dell’“N2 Week”, durante le quali studio, sport, spettacolo e arte si sono fuse in quello che è già diventato un valido centro di aggregazione e a favore del quale sono previsti investimenti importanti.

Ribadisce più volte che è suo intento costruire ponti e non muri, ma allo stesso tempo vuole fare appello al cuore e all’intelligenza delle persone e non sfruttare la rabbia, la “pancia” degli sfiduciati e di chi ha già espresso un voto di protesta oppure non ha votato e non ha più intenzione di farlo.

Proprio a queste persone si rivolge, a chi non crede più nella politica con la “P” maiuscola, illustrando la sua intenzione di aprire le porte del “palazzo” per un’amministrazione che vorrà essere la più trasparente possibile, anche con l’apporto di eccellenze, competenze ed esperienze che Iglesias ha già e che non è giusto ignorare.

Per questo propone l’istituzione di una Conferenza Permanente di esperti geologi, tecnici ed esperti nei vari settori da consultare prima di affrontare i vari problemi del territorio.

Non si sottrae ma affronta di petto il rovente argomento sanità: spiega ancora una volta che non solo gli attori interessati in questo caso sono diversi, a partire dalla Regione Sardegna, ma che le esigenze sono cambiate negli ultimi anni e che Iglesias è destinata a diventare anche in questo settore parte di una rete sanitaria più articolata nel territorio e adatta a queste stesse nuove esigenze. Questo senza escludere che il lavoro all’interno del CTO (di cui cita il recentissimo crollo avvenuto in una parte dell’edificio) deve essere assolutamente ripreso e ultimato nonostante questo non dipenda direttamente dal Comune.

Non ci sono temi più importanti l’uno dell’altro, per Usai, che parla anche delle frazioni e delle loro esigenze: cita per esempio san Benedetto dove non funziona ancora nemmeno il telefono, ma non dimentica le altre, con problemi di collegamento come Nebida o Bindua.

Conclude con la speranza e l’intenzione di lavorare sodo per riportare ad Iglesias intelligenze e competenze, commuovendosi al pensiero di tante sue amiche e amici che sono dovuti emigrare per cercare lavoro, data la crisi che tutti stiamo vivendo da decenni.

Conclude abbracciando il sindaco uscente e poi il nonno, in un ideale – molto più umano che politico ma comunque tutto iglesiente – passaggio di consegne tra generazioni che non può che far ben sperare.

Davide De Vita