Italia giugno 2018 Fahreneheit 451

Italy Fahreneheit

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, se non l’abbiamo già fatto, è necessario prepararci a sopravvivere al periodo appena iniziato che qualcuno ha appena pomposamente definito “Terza Repubblica”?

Perché,  intanto,  non lo è affatto: bisognerà prima vedere se i cosiddetti cambiamenti avverranno sul serio (un esempio su tutti: il celeberrimo reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5 Stelle, ammesso che vada tutto come loro sperano non nascerà prima del 2020 e sarà molto più limitato di quanto l’immaginario collettivo pensava o pensasse, oltre ad essere già condito da tanti di quei “se” e “ma” che ne ridurranno comunque l’eventuale impatto sociale) e se si troveranno (dove? come? Nello specifico e nel dettaglio, grazie…) le decine e decine di miliardi di euro necessari alla sua realizzazione, per prima cosa e per citare uno dei tanti capitoli del bellissimo << libro dei sogni >> illustrato ieri dal neo presidente del consiglio Conte.

Secondo: tira brutta aria per chi come il sottoscritto crede ancora nonostante tutto nel valore imprescindibile della cultura, dell’educazione, della formazione non soltanto scolastica delle persone e dei ruoli.

Per chi come il sottoscritto s’è innamorato dei libri già in giovane età e farà di tutto per difenderli, a costo di impararne qualcuno a memoria (come appunto in “Fahrenheit 451”, eccezionale e quanto mai profetico romanzo distopico di Ray Bradbury, da me citato molto spesso) pur di garantirne la sopravvivenza.

Per chi – e credo siamo più di quanto si pensi – ha sempre più difficoltà a confrontarsi sui social o nella vita reale con chi è palesemente ignorante (non nel senso dell’insulto, ma semplicemente in quello letterale della parola, cioè “ignora”, “non conosce”, “non ha studiato” o almeno letto qualcosa sull’argomento sul quale pretende pure di aver ragione, purtroppo grazie a strepiti e urla (che possono essere rappresentati anche per iscritto) piuttosto che in seguito ad un ordinato ragionamento.

Ebbene pare che di questi tempi tutto ciò non abbia più alcun valore: “vince” chi urla più forte, fino all’assurdo (per me) che

<<se non la pensi come me, se sei in qualche modo diverso e non omologato alla moda del momento, ti sparo addosso e risolvo>>.

 Spero e mi auguro che le mie siano solo esagerate paure, però il vento che tira è questo e anch’io, anch’io prima di tutti gli altri devo sentirmene responsabile: cos’ho fatto, con tutta la mia cultura, infatti, perché questo, tutto questo non avvenisse?

Cos’ho fatto, con tutta la mia presunzione e la mia superbia (sono difetti che ho, inutile nasconderli) per evitarlo?

Ho sbagliato e tanto, quindi prima cosa individuarli e ammettere gli errori, poi lavorare tanto, per non commetterli più.

Schierandomi, magari, partecipando, mettendoci ancora di più la faccia e la firma, che non è più tempo di stare solo a guardare, anche se non ho figli, oppure proprio perché, interessato come sono da sempre al futuro, penso a quelli e ai nipoti degli altri, insomma alle future generazioni, che voglio immaginare preparate, colte, forti e soprattutto, soprattutto libere (nel senso migliore del termine) di pensiero.

Consapevole di poter sbagliare ancora ma preferendo il rimorso (pentirsi di aver fatto qualcosa) al rimpianto (pentirsi di non aver fatto qualcosa) ma non solo.

Consapevole di dovermi confrontare sempre più spesso con (non voglio cadere nella facile trappola dell’insulto gratuito, ma sono veramente molto tentato…) “persone di cui sopra” rischiando che alla fine non si noti la differenza

Oppure con altre (questa m’è sempre piaciuta…) che non hanno abbastanza intelligenza per capire quanta gliene manca…

Bene, ribadisco che non ce l’ho con nessuno in particolare e sì, stavolta ho generalizzato, ma la mia Resistenza Fahrenheit prosegue e proseguirà!

Davide De Vita

 

 

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