Modalità: mente inserita e funzionante.

 

Progetto

Buonasera e chiediamoci un perché, visto che da un po’ non lo facevamo.

Come va in questo giugno che sembra ottobre?

Sì, anch’io lo chiamo giugnembre e mi piacerebbe tanto poter andare al mare ma al momento, meteorologicamente parlando, non è consigliabile.

Arriverà, l’estate, magari a Natale, ma arriverà, dicono.

Scusate, divagavo.

Perché, dicevo, personalmente preferisco chi espone le sue idee, le sue opinioni, i suoi progetti con calma e sicuro della fondatezza del suo ragionamento piuttosto che chi tenta di sopraffare l’avversario con urla, strepiti se non addirittura con l’insulto?

Forse perché sono fuori moda, ho ricevuto una certa educazione, di cui sono grato e infine perché nonostante ne abbia già letti migliaia spero di poter continuare a leggere libri finché campo.

Anche questo, vista l’aria che tira, non è di moda, anzi, scusate, non è << trendy >>, di tendenza, oppure << cool >>, fico.

Mi hanno dato dell’intellettuale (ripeto che non credo proprio di esserlo, non mi ci sento, non sono laureato e quello che so deriva dai libri letti e da una gigantesca curiosità nei confronti del sapere in generale) ma non sapevo e non so tuttora se prenderlo come un complimento o mettermi a ridere, però scrivere no, scrivere non smetto: è una delle cose che riesco a fare meglio e mi piace moltissimo, perciò eccomi di nuovo.

Mi piacciono le persone che ragionano per molti motivi, forse c’entrano anche gli scacchi, nei quali  si analizza un problema, si ragiona su come affrontarlo, si studia una strategia e poi si mettono in atto le tattiche per raggiungere un determinato obiettivo, lo scacco matto, la vittoria, oppure la resa dell’avversario che, se sportivo, abbandona riconoscendo la manifesta inferiorità.

Questo sulla scacchiera, come sanno i miei amici che praticano il nobil giuoco, ma nella vita reale non è molto diverso.

Partiamo dalle parole, che come diceva quello là, sono importanti.

Dunque, cos’è il ragionamento?

Un procedimento mentale volto a dimostrare una verità, a risolvere un problema; è un’argomentazione ed è sinonimo di riflessione.

Risolvere un problema: questa cosa mi piace, riporta a ciò che scrivevo sopra.

Non basta: ci troviamo di fronte ad un problema, di qualsiasi natura, ma per risolverlo dobbiamo avere degli strumenti, ammesso che sia nostra precisa volontà risolverlo, naturalmente!

Poniamo il caso che il nostro problema sia, per esempio,  l’assenza di un bene o di un servizio oppure la necessità di migliorare quelli già esistenti: come si procede?

Uno degli strumenti è il progetto.

Cos’è il progetto?

Un progetto consiste, in senso generale, nell’organizzazione di azioni nel tempo per il perseguimento di uno scopo predefinito, attraverso le varie fasi di progettazione da parte di uno o più progettisti. Scopo finale è la realizzazione di un bene o servizio il cui ciclo di sviluppo è gestito tipicamente attraverso tecniche di project management.

Ah già, gli anglicismi. Okay, okay, cos’è il project management?

In ingegneria gestionale ed economia aziendale, con l’espressione project management (in italiano gestione di progetto) si intende l’insieme delle attività di back office e front office aziendale, svolte tipicamente da una o più figure dedicate e specializzate dette project manager, volte all’analisi, progettazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di un progetto, gestendolo in tutte le sue caratteristiche e fasi evolutive, nel rispetto di precisi vincoli (tempi, costi, risorse, scopi, qualità).

Sì, sì, tranqui che me li sono cercati anch’io, ma vi risparmio la fatica:

back office:

Nell’organizzazione aziendale il back office (letteralmente dietro ufficio, nel significato di retro-ufficio) è quella parte di un’azienda (o di un’organizzazione) che comprende tutte le attività proprie dell’azienda che contribuiscono alla sua gestione operativa, come il sistema di produzione o la gestione.

Ci siete?

E’ in soldoni, tutta quella parte del lavoro che non si vede ma non per questo è meno importante.

front office:

Nell’organizzazione aziendale il termine front office (letteralmente “ufficio davanti“), indica l’insieme delle strutture di un’organizzazione che gestiscono l’interazione con il cliente. Si contrappone al back office che rappresenta invece il motore aziendale.

Il front office può essere chiamato anche sportello, sistema di facciata o accoglienza clienti.

Chiaro? Ciò che si vede del lavoro fatto, dalla commessa al supermercato che vi vende la merendina, all’impiegato allo sportello di un’azienda, una banca, un ufficio compresi quelli della pubblica amministrazione, nel bene e nel male.

Più semplice ancora: voi od io ci accorgiamo che a casa mancano il pane, il latte e il limone; la nostra analisi nel back office ci porta a concludere che sì, è un problema da risolvere in quanto questi beni mancano in dispensa e in frigorifero; indossiamo i panni del project manager domestico (vanno bene anche i jeans e una maglietta o una camicia, se preferite), studiamo un progetto poi lo mettiamo per iscritto. Sì, lo so, si può chiamare anche “lista della spesa”, ma volete mettere? 

Poi passiamo all’azione, ci rechiamo nel market sotto casa o nel super market un po’ più lontano – a seconda della strategia e delle tattiche scelte – quindi, nel nostro front office di destinazione ( leggi << cassa del supermercato, lato cliente >> ) poiché abbiamo calcolato in precedenza il nostro budget ( leggi << ho preso abbastanza soldi e li ho messi nel portafoglio, oppure uso la carta di credito o la prepagata, ora non sottilizziamo >>) paghiamo la merce, la ritiriamo, torniamo a casa, rimpinguiamo (non usavo questa parola dal ’73 ! ) la dispensa e abbiamo risolto il nostro problema. 

Torniamo un pochino seri, ma spero l’esempio precedente non sia stato troppo fuorviante… 

Ora è chiaro che la perfezione non appartiene a questo mondo, ma c’è una notevole differenza, a parer mio, tra il mettere in piedi strategie a medio e lungo termine atte quanto meno a tentare di risolvere il problema in essere – spesso riuscendoci – rispetto a chi, non avendo argomenti altrettanto seri, ragionati e discussi, pretende di risolvere quello stesso problema con le suddette urla e/o strepiti, pretendendo di avere ragione solo per la quantità di decibel utilizzati.

Fino, come detto, ad utilizzare l’insulto come ultima risorsa.

Per par condicio, riporto anche la definizione di insulto:

Grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di una persona (per estensione anche a istituzioni,  cose astratte), arrecata con parole ingiuriose, con atti di spregio volgare (come per esempio. lo sputo, un gesto sconcio, ecc.) o anche con un contegno intenzionalmente offensivo e umiliante.

C’è chi – liberissimo di farlo, questione di scelte – preferisce quest’ultimo modo di affrontare i problemi.

Beh, io no.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.treccani.it/vocabolario/insulto/

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/ragionamento.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto

 

 

 

 

 

 

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