Iglesias e le michelamurgiate in aeroporto

michela murgia con pubblicita porto flavia

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Sembra che alla scrittrice Michela Murgia non piacciano le foto, o meglio le didascalie che le accompagnano, presenti in aeroporto a Cagliari e che pubblicizzano Iglesias e l’iglesiente; l’autrice si spinge oltre e definisce “cialtroni” gli autori di quella pubblicità. Peggio, ironizza – secondo lei – addirittura sulle vesti bianche e incappucciate della Settimana Santa, affermando che, per seguire la falsariga di “non è questo e non è quello”, si sarebbe dovuto scrivere “no, non è il ku-klux-klan” (testuale da suo post, verificate).

Il tutto, rimbalzato dai social al più diffuso quotidiano locale è “argomento da ombrellone” (mi riferisco alle considerazioni della scrittrice, non alla promozione turistica, che invece apprezzo molto), quindi come tale cerco di trattarlo.

Ora, di sicuro le immagini – tra l’altro bellissime, almeno questo lo riconosce – e le didascalie non pubblicizzano qualcosa di gretto e meschino ma dei veri e propri gioielli che negli ultimi due, tre anni sono stati visitati – anche grazie a quel tipo di pubblicità – da un numero sempre crescente di turisti, dati alla mano mai visti prima da queste parti in numero così elevato.

Lei – leggete il suo post – cita il complesso di inferiorità dei sardi, una brutta pubblicità di una spugnetta abrasiva in cui quest’ultima era usata per rimuovere le tracce di un delitto atroce, un femminicidio come si dice ora, assimilandola a quelle di cui sopra.

Io non sono lei e non ho venduto tante copie di libri quante ne ha vendute dei suoi, ma permettetemi di non essere d’accordo.

Da sempre, il principio cardine della pubblicità – o uno dei suoi principi – è: se ne parli bene, se ne parli male, l’importante è che se ne parli.

In soldoni, paradossalmente sto facendo anch’io un piccolissimo regalo alla stessa Murgia: sto comunque parlando di lei.

Avrei potuto ignorare il tutto, ma fa caldo ed è l’argomento estivo, locale ed effimero (ribadisco: effimero…) del momento, ergo eccomi qui.

Fateci caso, anzi fate memoria, sono gli slogan più stupidi e i ritornelli al limite dell’imbecillità quelli che più restano in testa, per la gioia dei pubblicitari e dei loro committenti.

A me quelle foto e anche le didascalie piacciono: possono essere discutibili, ma sono riuscite a non passare inosservate: un dato di fatto.

Non mi fanno sentire inferiore, anzi: comunicano a chi per tutta la sua vita non ha mai sentito parlare di Iglesias e dintorni che l’una e gli altri esistono e sono meraviglie da scoprire e apprezzare: questa è la mia interpretazione e, per esperienza diretta, di chi non avendole mai viste prima provenendo da Londra ed essendo anche abituato a viaggiare nel mondo, ne è stato fortemente incuriosito.

Non sarà, mi chiedo, che forse dovremmo essere noi ad avere – finalmente – una maggiore apertura mentale proprio nei confronti di quel mondo al quale cominciamo solo ora ad affacciarci sperando che si accorga della nostra esistenza?

Non solo: a mio avviso quelle pubblicità sono qualcosa di “alternativo” a quello che per tanti è “il solito viaggio in Sardegna”, fermo restando che le cose da fare e da migliorare sono ancora tantissime se ci si vuole affacciare al mercato mondiale del turismo, perché di questo si sta parlando.

Ora la Murgia è nata a Cabras, posto altrettanto bello e ricco di storia e tradizioni, però non vorrei – come si dice, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca spesso … “– che il tutto fosse dettato da semplice …

Invidia.

Poiché in questo Paese vige ancora la libertà di pensiero, mi prendo questa libertà e…

Lo scrivo qui, nel mio blog.

Ricordando che anche la signora ha cominciato con un blog e confessando senza pudore la mia invidia per il numero delle sue copie vendute!

Di seguito stralci di un’intervista rilasciata dalla Murgia a “ilmiolibro.it”, dalla quale ho estratto i suoi dati di vendita aggiornati.

«Chiaro che per farcela devi vendere a sufficienza», spiega la Murgia. «Io sono stata fortunata. Ho avuto successo già con il primo libro e questo mi ha permesso di mollare gli altri lavori. Uno scrittore che venda intorno alle 50 mila copie guadagna come un avvocato di provincia. Io ho già venduto 210 mila copie, dunque guadagno più di un avvocato di provincia». Prima di diventare scrittrice per mestiere la Murgia è stata operatrice fiscale, venditrice di multiproprietà e anche portiere di notte. «Quando ho esordito ho avuto un anticipo abbastanza consistente» – racconta – «ma adesso so che le cose sono cambiate. Gli esordienti sono pagati dalle piccole case editrici cifre irrisorie intorno ai 200-300 euro».

Venga ad Iglesias quando vuole, signora, sarà comunque la benvenuta.

Davide De Vita

Fonte:

https://ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/851/la-scrittura-non-paga-insegnanti-editor-o-impiegati-il-vero-lavoro-dei-romanzieri/

Link al post della Murgia:

https://www.facebook.com/kelleddamurgia/posts/10214686702735577?hc_location=ufi

 

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