Il “governo Salvini” e la legge dei puri.

Salvini Conte Di Maio caricature

Buonasera e chiediamoci un perché.

Chiediamocene più d’uno, anzi, ch’è meglio.

Cominciamo col

<< Perché Matteo Salvini – attualmente a capo di questo governo e non è una battuta – vincerà o avrà comunque un enorme successo alle prossime elezioni europee? >>

Semplice: agli occhi dei suoi elettori, che lo chiamano il “Capitano”, sta facendo benissimo, tra ieri e oggi ha trasformato in decreto-legge uno dei suoi cavalli di battaglia, quello relativo alla “sicurezza” e in tv e sui social è onnipresente, non importa che se ne parli male o malissimo, lui c’è, gli altri no.

Punto.

Si badi bene che chi scrive NON condivide affatto le idee di questo signore, ma sarei il primo dei cretini a non riconoscere che, dal punto di vista del consenso, questo stesso signore sta andando alla grande.

Non così possiamo dire del suo attuale vassallo, Giggino Di Maio, le cui ultime figuracce cosmiche rimediate dalla sottosegretaria Castelli di certo non aiutano, così come gli accertamenti – attualmente in corso – sulle presunte assunzioni in nero di suo padre…

Vogliamo essere garantisti?

Proviamoci ed aspettiamo di saperne di più, ma quando di mezzo c’erano il padre di Renzi o il padre della Boschi (sia chiaro, stinchi di santo nemmeno loro…) si scatenarono – mediaticamente – fuoco e fiamme…

Già, perché come mi ricordano le orribili e sanguinose “purghe staliniane” (l’eliminazione sistematica – mediante campi di prigionia, tortura e assassinio) oppure la grande distopia politica del “1984” di George Orwell (da cui, per esempio, ha origine il termine “Grande Fratello”, ma le tante mie amiche e i tanti miei amici che leggono da sempre o comunque chi legge lo sa già benissimo) …:

<< C’è sempre uno più puro dei puri che ti epura. >>

Dicevamo quindi dell’attuale governo Salvini ( in teoria sarebbe il governo “Conte” ma al nominarlo la domanda sorge spontanea: “Conte chi?”) e del suo probabile futuro: non mi piace e non mi piacerà, ma… Potrebbe come si dice “far saltare il banco” e sbarazzarsi di Di Maio in men che non si dica, un Giggino che, al momento, visti gli imbarazzanti balbettii della Castelli, ma aspettiamo con ansia il nuovo assunto galileiano di mr. Toninelli (sarà un caso che i due cognomi facciano rima?) , sta facendo anche lui e a seconda di molti suoi elettori pentiti, la figura del “tenero Giacomo” di settimanale ed enigmistica memoria.

<< E allora il PD? >>

Guardate, stavolta c’azzecca.

Perché i capoccioni di quel che resta del partito ancora stanno guardandosi l’ombelico e giocando a chi ce l’ha più lungo o chi piscia più lontano.

Questo Salvini lo sa, ne trae giovamento e consenso, in poche parole, voti.

Lo capisco io, che non sono nessuno!

Spero di sbagliarmi, perché il conto da pagare sarà salato, enormemente salato, se pensavamo di aver conosciuto il “peggio” ci renderemo conto che invece davvero a questo non c’è limite e chissà a che santo ci voteremo…

Spero di sbagliarmi per il futuro dei figli degli altri: non ne ho, ma mi dispiace lo stesso, perché chi oggi è bambino un giorno crescerà, si volterà, guarderà dritto in padre i proprio genitori e a sua volta chiederà loro:

<< Perché? >>

P.S.: speravo di sbagliarmi anche quando scrivevo, in tempi non sospetti in cui tutti davano vincente Hillary Clinton, che sarebbe stato Trump a vincere le elezioni…

Stavolta, di essere in errore, lo spero proprio con tanta più forza.

Davide De Vita

Silvia, le altre, il fuoco e gli insulti.

Silvia e incendio

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, non parlare anche qui di Silvia Romano? Sì, la cooperante rapita che, solo per aver scelto di fare ciò che voleva, per cui si era preparata (laureata – a 23 anni – in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa sociale al “CIELS”, Centro di Intermediazione Linguistica Europea) ed essere stata rapita probabilmente proprio in quanto simbolo, ha ricevuto tanti di quegli insulti sui social da riempire pagine intere.

Insulti. Minacce, volgarità irripetibili.

Silvia, che non ho il piacere di conoscere, era ed è però una volontaria.

Ha ventitré anni, è una persona adulta, vota.

Ha fatto una scelta e, come hanno fatto notare in tantissimi, pensate un po’, è andata – più volte, perché questa non era la prima – “ad aiutarli a casa loro”.

<<Non va bene. >> dicono e scrivono, magari gli stessi che un minuto prima dicevano e scrivevano << Bisogna aiutarli a casa loro. >>

Mi chiedo: questi che dicono e scrivono sia << bisogna aiutarli a casa loro>> e << prima gli italiani >>, hanno mai fatto qualcosa di concreto, fuori di casa, lontano dai pc o dagli smartphone, che so, per il vicino di casa in difficoltà o per i propri genitori anziani?

Gesti concreti, come andare a fare la spesa per loro, o “sciocchezze” come passare qualche ora in loro compagnia?

Beh, qualche dubbio, permettetemi, ce l’ho.

E sono il primo pieno di difetti e peccati, sia ben inteso.

Il fatto è che pare non vada bene niente, in questo Paese, mai.

Se qualcuno si permette di darsi da fare, in prima persona, consapevole di rischiare anche la pelle (vi rimando alla laurea di questa ragazza…) è una cretino, per non dire altro che tanto l’hanno già detto.

Tra le altre cose, bisogna dirlo, è donna.

Per molti cerebrolesi (uso una metafora, non voglio in alcun modo offendere chi lo è davvero) fallocrati che si masturbano sulla tastiera o con la tastiera non avendo nient’altro nella vita, essere donna è “palese condizione di inferiorità”.

Dove voglio andare a parare?

Qui: il signor (si fa per dire…) Gianfranco Zani, cinquantaduenne di Sabbioneta, poiché la moglie voleva lasciarlo, ha dato fuoco alla casa dove stava lei, uccidendo il figlio undicenne per soffocamento da fumo. L’uomo aveva ricevuto un divieto ad avvicinarsi alla casa familiare quattro giorni prima dal gip di Mantova.

Cosa c’entra questo con la vicenda della cooperante rapita?

A mio modestissimo modo di vedere, moltissimo.

Sono facce diverse della stessa medaglia, la prima espressa con insulti, ingiurie e volgarità contro chi, donna, ha avuto il coraggio delle proprie scelte, la seconda espressa col fuoco, contro chi – donna – ha avuto l’enorme coraggio di ribellarsi ad una situazione evidentemente insostenibile.

Chi paga?

Le donne, sempre e comunque, da millenni.

Facciamo – noi “uomini veri, duri e puri” – tanto i gradassi, ma se ci viene sbattuto in faccia un bel “no” secco e deciso, non lo accettiamo, riprendiamo la clava e ammazziamo, bruciamo, stupriamo magari pure in branco, ovunque a prescindere da provenienza geografica, religione, etnia…

In molti – non tutti, grazie al Cielo – ci siamo evoluti sono in coglioneria.

Se poi, visto che ci siamo, diffondiamo ignoranza, falsità e odio, tanto meglio, il “brodo primordiale di ritorno” è prossimo ad essere servito di nuovo, chi se ne frega dei posteri, che tanto non li conosceremo mai e i nostri debiti – ah! I nostri debiti … – li pagheranno loro…  

Non mi va di parlare di “femminicidio”: sono assassinii, brutalità senza fine che stanno diventando così frequenti da fare a malapena notizia, ci siamo abituati, non ci indigniamo più per niente, se non quel quarto d’ora o più durante il quale anche noi pestiamo sui tasti per aggiungere un “like” o condividere il post del momento…

Abbiamo perso il contatto con la realtà e il mondo corre in direzioni che non riusciamo più a comprendere, ma che purtroppo lasciano dietro terribili scie di sangue, quello verissimo…

Fino al prossimo argomento del giorno…

Su Gramellini solo qualche riga, poiché oggi è uscito un nuovo suo articolo in cui il giornalista prova a “correggere il tiro”: ora io non sono nemmeno pubblicista, ma se è stato costretto a farlo, viste le reazioni furiose dei lettori, evidentemente qualcosa che proprio non andava nel primo doveva esserci…

P.S.: al momento in cui scrivo la polizia keniota si dice fiduciosa nel ritenere possibile una conclusione positiva della vicenda Romano, vista la collaborazione della popolazione e gli arresti già effettuati di almeno quattordici persone probabilmente implicate nel sequestro.

Davide De Vita

Fonti:

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/kenya-silvia-romano.htm

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mantova_da_fuoco_alla_casa_con_dentro_moglie_e_figlio_di_11_anni_il_bimbo_e_gravissimo-212337222/

 

Italia 2018: l’urna e il fazzolettone.

urna e fazzolettone

(Questo pezzo è rivolto principalmente ai capi scout, ma può essere letto e compreso – spero! – da chiunque )

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Solita e doverosa premessa: ciò che sto per scrivere è a titolo puramente personale; per quanto possa correre lungo linee molto simili, quando non perfettamente identiche, a quelle del Patto Associativo Agesci al quale ho aderito e nel quale mi riconosco, come tale va considerato. Sono solo un povero capo[1] di “periferia” con un sacco di peccati e difetti, lontanissimo sia dalla perfezione sia dalla santità, un cristiano in faticoso cammino ma che crede ancora nello scoutismo e nella sua valenza educativa.

Ciò detto, ieri, dopo aver postato e commentato un episodio di intolleranza di cui si sta ancora parlando,  mi sono trovato impegnato in una animata discussione con ex scout ed ex capi che non solo si dichiaravano fascisti, ma se ne vantavano pure, pubblicamente.

Perché?

Perché lo hanno fatto e lo fanno?

Perché, magari, l’ << aria che tira >> soffia un bel po’ da quella parte?

Semplicemente, non credo sia giusto.

Non lo credo, in quanto il fascismo è la negazione di ogni libertà e quello italiano, che ci riguarda direttamente, soppresse lo scoutismo.

Quello che mi ha lasciato sbalordito è che uno di loro, nello stesso post, si richiamasse contemporaneamente sia al fascismo sia allo scoutismo, affermando che di quest’ultimo seguiva i valori …

Beh, mi sembra una grossa, grossissima contraddizione in termini.

Scrivo tutto ciò in quanto non ho figli ma, sarò l’ultimo degli idealisti, mi preoccupo del futuro di quelli degli altri e…

Del presente.

Scout” nella sua accezione originale significa esploratore, persona cioè capace di guardarsi intorno e leggere la realtà: ci sono piste, segni e sentieri ben visibili anche in quella di oggi, molti dei quali non possono piacermi, stridono con tutto ciò in cui credo, avanzano minacciosi e non posso ignorarli, far finta di niente, in quanto ritengo che l’indifferenza, il “voltarmi da un’altra parte” non mi appartenga e non mi debba appartenere.

Per motivi di lavoro (ora faccio il badante e giro i turni) non posso più prestare il mio servizio come prima, per cui “ci sono quando posso e come posso” come tantissimi altri capi che magari (scrivo dal Sud Ovest sardo,  ma so bene che il problema, quello sì, accomuna tutta l’ Italia) il lavoro nemmeno ce l’hanno o sono ancora studenti però fanno i salti mortali pur di “dare una mano” sempre gradita e validissima, nel silenzio e lontano da telecamere e/o riflettori.

Detto ciò, questo non mi impedisce di riflettere e – finché mi sarà consentito – mettere per iscritto tali considerazioni.

Credo siano tempi difficili, molto difficili, in cui – se vogliamo restare credibili – è diventato necessario, quando non indispensabile, rimarcare la nostra testimonianza, anche se non soprattutto cristiana.

Può darsi che per qualcuno queste mie modeste considerazioni siano semplici sciocchezze (per non usare un altro termine volgare, me l’hanno già scritto spesso, mi son fatto scivolare via tutto) ma non per me: credo che quello che stiamo vivendo sia un momento cruciale della storia di questa società, per cui davvero, ancora una volta e come da scout dovremmo sapere molto bene, sia anche il momento dell’ennesima scelta.

Mi chiedo anche, ma non credo di essere il solo, come gli altri capi – sicuramente molto migliori di me – si rapportino al momento presente e se si pongano le mie stesse domande, mentre chissà perché mi tornano con insistenza in mente le “Aquile randagie[2]

Concludo riportando uno stralcio del capitolo del Patto Associativo[3] Agesci relativo alla “scelta politica”, ricordando che questa, tra le altre cose, è assolutamente apartitica:

 << Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l’autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali. Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona, e a promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia. >>

Buona Strada

Davide De Vita,

(attualmente “aiuto” presso lo Staff di Reparto del Reparto Maestrale del Gruppo Agesci Iglesias 6.)

 [1] Sono in associazione dal 1972, sono stato lupetto nell’ ASCI, poi promessa Agesci nel 1975, brevetto di capo dieci anni più tardi; sono stato Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, Capo Gruppo, Addetto Stampa Zona Agesci Sulcis Iglesiente qualche anno fa;

[2] Si facevano chiamare Aquile randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Una legge (la n. 5 del 9 gennaio 1927), una delle cosiddette Leggi Fascistissime, aveva decretato infatti lo scioglimento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l’obbligo di inserire l’acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolto l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI) il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 tutto lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri.

[3] Il Patto Associativo è il documento a cui tutti i soci adulti dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani si devono impegnare ad aderire per poter far parte di una Comunità Capi e per poter svolgere un servizio educativo. I soci adulti si riconoscono nel Patto associativo, documento che esprime la sintesi condivisa delle motivazioni che hanno sostenuto la loro scelta di svolgere un servizio educativo in Associazione.

 

Analfabetismo funzionale: arma di distrAzione di massa.

asino che vola

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché si parla tanto di “analfabetismo funzionale” ?

Perché, purtroppo, è molto più diffuso – e pericoloso – di quanto si pensi, arrivando ad essere una se non la più importante e utilizzata arma politica di questi tempi travagliati.

Devo andar giù pesante proprio perché non è più tempo di andare per il sottile: questa è la settima riga del testo, ma un analfabeta funzionale si sarebbe già fermato alla quarta, così argomentando:

<< Davide sta scrivendo cazzate… >>

deviando quindi l’attenzione dal tema preciso, aggiungendo a scelta un

<< E allora il PD >> qualsiasi o << E’ un radical – chic >> e via di questo passo, frase fatta dopo frase fatta, nemmeno una volta con qualcosa di originale e – non sia mai! – frutto della propria mente.

Tutto ciò per mascherare l’incapacità non solo di comprensione di quanto appena letto, ma anche la propria bassissima soglia di attenzione.

Se qualcuno di voi, a questo punto, si sente offeso e mi sta lanciando parolacce, beh…

Conferma in pieno questa tesi.

Di sicuro però su certi argomenti sono anch’io un analfabeta funzionale, proprio perché, lo ripeto per l’ennesima volta, non sono un tuttologo o chi crede di avere la verità in tasca, ma uno al quale piace farsi domande e non fermarsi mai all’apparenza o al percepito.

Apparenza e percepito.

Entrambi sono enormemente distanti dalla realtà: per questo provo sempre a verificare ogni “notizia” quand’è possibile; tornando al tema, andiamo a chiedere come al solito a “mamma Wiki” che ci dice in merito:

Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. L’analfabetismo funzionale si concretizza quindi nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni a disposizione nell’attuale società.

Ancora, nel dettaglio:

Un analfabeta funzionale si distingue per le seguenti caratteristiche:

  • incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compresi dalla persona comune: articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature;
  • scarsa abilità nell’eseguire semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita;
  • scarse competenze nell’utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.);
  • conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi;
  • scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente, incapacità a distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono; pertanto, spesso gli analfabeti funzionali sono anche sostenitori di teorie complottiste e/o pseudoscientifiche.

Gli analfabeti funzionali, vista la loro scarsa capacità di riconoscere le informazioni corrette da quelle false o distorte, spesso tendono a credere a notizie non vere senza verificarle e a diffonderle. 

Nell’era di internet e dei social network, dove ognuno può pubblicare qualcosa e renderlo visibile a migliaia di persone, questo problema ha assunto dimensioni importanti.

Nel caso di disinformazione legata a temi medico-sanitari (vaccini, omeopatia o terapie alternative in genere) le conseguenze sociali possono essere drammatiche, in quanto le informazioni fuorvianti possono mettere a repentaglio la salute o la vita di molte persone, e anche dei loro figli minori.

La diffusione di notizie false o “bufale” basate sui pregiudizi verso alcune categorie di persone (per etnia, religione, orientamento sessuale..) può portare alla diffusione di atteggiamenti discriminatori e emarginanti nei loro confronti, aggravando ulteriormente la loro posizione minoritaria e rendendo più difficile la loro integrazione sociale e lavorativa.

Capiamoci, giusto per parlare schietto: Salvini (perdonatemi, ma sono costretto a nominarlo) sa benissimo di cosa si tratta, ne ha fatto un’arma di distrazione di massa. Come già scritto più volte da firme molto più autorevoli di quella del sottoscritto, ha un team che studia “da che parte soffia il vento” e ciò che “i suoi” vogliono sentirsi dire.

La verità?

No, la verità, la realtà non c’entrano niente con tutto ciò: l’importante è consolidare il consenso, mantenere il potere, a qualsiasi costo.

Si badi bene che non è il primo e non sarà l’ultimo a comportarsi così, ma in più, rispetto ai suoi predecessori, ha la massima diffusione offertagli dai social network già citati.

In soldoni, sa che può manipolare come vuole “i suoi” e lo fa quotidianamente, tra gli applausi, affermando un giorno che il vero problema del Paese sono i migranti, il giorno dopo la magistratura, il giorno dopo ancora i crocifissi nelle scuole e così via …

A seconda di quanto gli suggerisce il team (usano un software che si chiama la “Bestia”, cercatelo, se n’è già parlato) di cui sopra e del grado di irritazione del colon della massa dei suoi sostenitori, che lo idolatrano perché dice ( e dice di fare…) ciò che loro desiderano sentirsi dire, chi se ne frega se tutto ciò non ha assolutamente niente a che vedere con la realtà…

Gli ultimi episodi, sotto gli occhi di tutti, mostrano purtroppo la deriva sempre più autoritaria sua e dei suoi, facilitata dall’immobilismo attonito dei suoi alleati, incapaci di rubargli la scena.

Chiudo con una vecchissima barzelletta che di volta in volta, a seconda del periodo storico, è stata adattata al potente di turno, ma spiega forse meglio di tutto quanto scritto finora ciò che volevo dire:

<< Papà, papà, su Facebook dicono che c’è un asino che vola! >>

<< Non dire idiozie figlio mio, non esistono asini che volano. >>

<< Ma papà, lo dice Salvini, il “Capitano” ! >>

<< Ah. Beh… Sì… Insomma … Volicchiano. >>

P.S.: un ringraziamento particolare all’amico Gianni Persico che mi ha indotto a ragionare su queste cose. 

Davide De Vita

 

Alexandria Ocasio-Cortez: nata per correre

Alexandria Ocasio Cortez

Ehi, come va? Buonasera e chiediamoci un perché.

Quello di stasera secondo me è carico di speranza, perché se per questo mondo c’è ancora speranza, questa di sicuro è donna e si chiama Alex, com’è plausibile la chiamino i suoi amici e sostenitori.

Come, per esempio, questa ragazza di nome Alexandria Ocasio – Cortez, di cui come voi ho sentito parlare per la prima volta solo in questi giorni, in occasioni delle elezioni USA dette di “midterm”.

Okay, ci fermiamo e andiamo a vedere di che si tratta, che, lo ripeto, non sono un “tuttologo” tanto di moda ma uno che, più che dare risposte arroganti, si pone domande e le ripropone a chi mi fa l’onore di leggere ciò che scrivo.

Orbene, come si diceva un tempo: si tratta, com’è anche intuibile dalla stessa parola, delle elezioni di metà mandato (ove per mandato ci si riferisce a quello presidenziale, che dura quattro anni) alle quali sono chiamati gli elettori degli Stati Uniti d’America e riguardano i rappresentanti del Congresso e il Senato, ma non lo stesso Presidente.

In questa particolare occasione alcuni analisti prevedevano l’<< onda blu >>, il colore tradizionalmente accostato ai democratici nei grafici, ma questa non c’è stata, Trump ha perso qualcosina appunto al Congresso, che ora è un po’ più “democratico” ma ha retto bene al Senato. In soldoni, non è cambiato niente e quel parrucchino improbabile è ancora l’uomo più potente del mondo, che ci piaccia o no.

Questi i fatti, la cronaca mainstream come scriverebbe uno bravo.

Ciò che ha colpito, invece, in area democratica, è stato il successo di questa ragazza, che si è scontrata con un vecchio volpone della politica … Sconfiggendolo e salendo quindi agli onori della stessa cronaca di cui sopra.

Si chiama Alexandria Ocasio – Cortez, ha ventinove anni, socialista dichiarata, supporter di Bernie Sanders, candidata del Partito Democratico, originaria del Bronx, è la più giovane rappresentante al Congresso nella storia degli Stati Uniti. Le sue parole d’ordine:

donne, ambiente, difesa delle minoranze, sanità universale e giovani.

Da far venire subito un paio di colpi apoplettici ad un Salvini qualsiasi, per esempio.

Non è tutto: è la più giovane eletta di sempre al Congresso americano alle elezioni di midterm. La sua “fama” è iniziata dopo le elezioni dello scorso giugno, quando aveva battuto a sorpresa il candidato dell’ establishment dem nelle primarie del Partito Democratico per il seggio alla Camera del 14esimo distretto di New York.

Di origini portoricane, nata nel Bronx. Socialista dichiarata e seguace di Bernie Sanders, dopo la laurea alla Boston University, Ocasio-Cortez è tornata a vivere nel suo quartiere a New York, impegnandosi come attivista, educatrice e mantenendosi facendo la cameriera. Dopo l’exploit a giugno è diventata un “personaggio”, studiata e analizzata dai commentatori politici e non solo come simbolo di una rinascita del Partito Democratico grazie a parole d’ordine quali, come anticipato in apertura 

donne, difesa delle minoranze, ambiente, sanità universale, aiuti ai giovani.

Attenzione! Attenzione! Attenzione!

Sono parole di sinistra!

Vere!

Pronunciate a gran voce da una socialista statunitense! 

“Sono cresciuta tra due mondi”,

ha raccontato lei in un’intervista al New Yorker dello scorso luglio (titolo emblematico: “La storica vittoria di Alexandria Ocasio-Cortez e il futuro del Partito Democratico”). I genitori hanno voluto farla studiare fuori dal quartiere e l’hanno mandata alla Yorktown High School, nel ricco sobborgo di Yorktown Hight, nella contea di Westchester, lei figlia di una modesta famiglia per metà portoricana in una scuola “wasp” (white, anglosaxon, protestant: bianca, anglosassone, protestante)

Dopo la morte del padre e una serie di rovesci economici, Ocasio-Cortez non si è data per vinta e ha continuato a lavorare e a studiare.

Nel 2016 ha partecipato attivamente alla campagna elettorale di Bernie Sanders alle primarie democratiche, dandosi molto da fare e incontrando diversi esponenti delle comunità locali e dell’associazionismo. Qualche tempo dopo, la decisione di sfidare alle primarie dem del 14 collegio di New York il favorito e potente Joe Crowley, sconfitto poi con un divario di oltre 4mila voti, una campagna elettorale costata circa 10 volte in meno e basata per lo più su piccole donazioni individuali e proposte politiche decisamente “di sinistra”. Anziché cercare di rosicchiare voti all’elettorato di Crowley, Ocasio-Cortez ha puntato sui cittadini che fino a quel momento non erano stati attirati alle urne, portando ai seggi nuovi elettori.  Crowley, politico navigato e sicuro di avere la vittoria in tasca, si era congratulato subito la vittoria con Ocasio-Cortez, dedicandole una cover di “Born to Run” di Bruce Springsteen. 

Davide De Vita

Fonte:

http://www.today.it/mondo/alexandria-ocasio-cortez-chi-e.html

Link video the Guardian

https://www.youtube.com/watch?v=4EG_-QHz5xU&ab_channel=GuardianNews