Analfabetismo funzionale: arma di distrAzione di massa.

asino che vola

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché si parla tanto di “analfabetismo funzionale” ?

Perché, purtroppo, è molto più diffuso – e pericoloso – di quanto si pensi, arrivando ad essere una se non la più importante e utilizzata arma politica di questi tempi travagliati.

Devo andar giù pesante proprio perché non è più tempo di andare per il sottile: questa è la settima riga del testo, ma un analfabeta funzionale si sarebbe già fermato alla quarta, così argomentando:

<< Davide sta scrivendo cazzate… >>

deviando quindi l’attenzione dal tema preciso, aggiungendo a scelta un

<< E allora il PD >> qualsiasi o << E’ un radical – chic >> e via di questo passo, frase fatta dopo frase fatta, nemmeno una volta con qualcosa di originale e – non sia mai! – frutto della propria mente.

Tutto ciò per mascherare l’incapacità non solo di comprensione di quanto appena letto, ma anche la propria bassissima soglia di attenzione.

Se qualcuno di voi, a questo punto, si sente offeso e mi sta lanciando parolacce, beh…

Conferma in pieno questa tesi.

Di sicuro però su certi argomenti sono anch’io un analfabeta funzionale, proprio perché, lo ripeto per l’ennesima volta, non sono un tuttologo o chi crede di avere la verità in tasca, ma uno al quale piace farsi domande e non fermarsi mai all’apparenza o al percepito.

Apparenza e percepito.

Entrambi sono enormemente distanti dalla realtà: per questo provo sempre a verificare ogni “notizia” quand’è possibile; tornando al tema, andiamo a chiedere come al solito a “mamma Wiki” che ci dice in merito:

Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. L’analfabetismo funzionale si concretizza quindi nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni a disposizione nell’attuale società.

Ancora, nel dettaglio:

Un analfabeta funzionale si distingue per le seguenti caratteristiche:

  • incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compresi dalla persona comune: articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature;
  • scarsa abilità nell’eseguire semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita;
  • scarse competenze nell’utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.);
  • conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi;
  • scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente, incapacità a distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono; pertanto, spesso gli analfabeti funzionali sono anche sostenitori di teorie complottiste e/o pseudoscientifiche.

Gli analfabeti funzionali, vista la loro scarsa capacità di riconoscere le informazioni corrette da quelle false o distorte, spesso tendono a credere a notizie non vere senza verificarle e a diffonderle. 

Nell’era di internet e dei social network, dove ognuno può pubblicare qualcosa e renderlo visibile a migliaia di persone, questo problema ha assunto dimensioni importanti.

Nel caso di disinformazione legata a temi medico-sanitari (vaccini, omeopatia o terapie alternative in genere) le conseguenze sociali possono essere drammatiche, in quanto le informazioni fuorvianti possono mettere a repentaglio la salute o la vita di molte persone, e anche dei loro figli minori.

La diffusione di notizie false o “bufale” basate sui pregiudizi verso alcune categorie di persone (per etnia, religione, orientamento sessuale..) può portare alla diffusione di atteggiamenti discriminatori e emarginanti nei loro confronti, aggravando ulteriormente la loro posizione minoritaria e rendendo più difficile la loro integrazione sociale e lavorativa.

Capiamoci, giusto per parlare schietto: Salvini (perdonatemi, ma sono costretto a nominarlo) sa benissimo di cosa si tratta, ne ha fatto un’arma di distrazione di massa. Come già scritto più volte da firme molto più autorevoli di quella del sottoscritto, ha un team che studia “da che parte soffia il vento” e ciò che “i suoi” vogliono sentirsi dire.

La verità?

No, la verità, la realtà non c’entrano niente con tutto ciò: l’importante è consolidare il consenso, mantenere il potere, a qualsiasi costo.

Si badi bene che non è il primo e non sarà l’ultimo a comportarsi così, ma in più, rispetto ai suoi predecessori, ha la massima diffusione offertagli dai social network già citati.

In soldoni, sa che può manipolare come vuole “i suoi” e lo fa quotidianamente, tra gli applausi, affermando un giorno che il vero problema del Paese sono i migranti, il giorno dopo la magistratura, il giorno dopo ancora i crocifissi nelle scuole e così via …

A seconda di quanto gli suggerisce il team (usano un software che si chiama la “Bestia”, cercatelo, se n’è già parlato) di cui sopra e del grado di irritazione del colon della massa dei suoi sostenitori, che lo idolatrano perché dice ( e dice di fare…) ciò che loro desiderano sentirsi dire, chi se ne frega se tutto ciò non ha assolutamente niente a che vedere con la realtà…

Gli ultimi episodi, sotto gli occhi di tutti, mostrano purtroppo la deriva sempre più autoritaria sua e dei suoi, facilitata dall’immobilismo attonito dei suoi alleati, incapaci di rubargli la scena.

Chiudo con una vecchissima barzelletta che di volta in volta, a seconda del periodo storico, è stata adattata al potente di turno, ma spiega forse meglio di tutto quanto scritto finora ciò che volevo dire:

<< Papà, papà, su Facebook dicono che c’è un asino che vola! >>

<< Non dire idiozie figlio mio, non esistono asini che volano. >>

<< Ma papà, lo dice Salvini, il “Capitano” ! >>

<< Ah. Beh… Sì… Insomma … Volicchiano. >>

P.S.: un ringraziamento particolare all’amico Gianni Persico che mi ha indotto a ragionare su queste cose. 

Davide De Vita

 

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