Italia 2018: l’urna e il fazzolettone.

urna e fazzolettone

(Questo pezzo è rivolto principalmente ai capi scout, ma può essere letto e compreso – spero! – da chiunque )

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Solita e doverosa premessa: ciò che sto per scrivere è a titolo puramente personale; per quanto possa correre lungo linee molto simili, quando non perfettamente identiche, a quelle del Patto Associativo Agesci al quale ho aderito e nel quale mi riconosco, come tale va considerato. Sono solo un povero capo[1] di “periferia” con un sacco di peccati e difetti, lontanissimo sia dalla perfezione sia dalla santità, un cristiano in faticoso cammino ma che crede ancora nello scoutismo e nella sua valenza educativa.

Ciò detto, ieri, dopo aver postato e commentato un episodio di intolleranza di cui si sta ancora parlando,  mi sono trovato impegnato in una animata discussione con ex scout ed ex capi che non solo si dichiaravano fascisti, ma se ne vantavano pure, pubblicamente.

Perché?

Perché lo hanno fatto e lo fanno?

Perché, magari, l’ << aria che tira >> soffia un bel po’ da quella parte?

Semplicemente, non credo sia giusto.

Non lo credo, in quanto il fascismo è la negazione di ogni libertà e quello italiano, che ci riguarda direttamente, soppresse lo scoutismo.

Quello che mi ha lasciato sbalordito è che uno di loro, nello stesso post, si richiamasse contemporaneamente sia al fascismo sia allo scoutismo, affermando che di quest’ultimo seguiva i valori …

Beh, mi sembra una grossa, grossissima contraddizione in termini.

Scrivo tutto ciò in quanto non ho figli ma, sarò l’ultimo degli idealisti, mi preoccupo del futuro di quelli degli altri e…

Del presente.

Scout” nella sua accezione originale significa esploratore, persona cioè capace di guardarsi intorno e leggere la realtà: ci sono piste, segni e sentieri ben visibili anche in quella di oggi, molti dei quali non possono piacermi, stridono con tutto ciò in cui credo, avanzano minacciosi e non posso ignorarli, far finta di niente, in quanto ritengo che l’indifferenza, il “voltarmi da un’altra parte” non mi appartenga e non mi debba appartenere.

Per motivi di lavoro (ora faccio il badante e giro i turni) non posso più prestare il mio servizio come prima, per cui “ci sono quando posso e come posso” come tantissimi altri capi che magari (scrivo dal Sud Ovest sardo,  ma so bene che il problema, quello sì, accomuna tutta l’ Italia) il lavoro nemmeno ce l’hanno o sono ancora studenti però fanno i salti mortali pur di “dare una mano” sempre gradita e validissima, nel silenzio e lontano da telecamere e/o riflettori.

Detto ciò, questo non mi impedisce di riflettere e – finché mi sarà consentito – mettere per iscritto tali considerazioni.

Credo siano tempi difficili, molto difficili, in cui – se vogliamo restare credibili – è diventato necessario, quando non indispensabile, rimarcare la nostra testimonianza, anche se non soprattutto cristiana.

Può darsi che per qualcuno queste mie modeste considerazioni siano semplici sciocchezze (per non usare un altro termine volgare, me l’hanno già scritto spesso, mi son fatto scivolare via tutto) ma non per me: credo che quello che stiamo vivendo sia un momento cruciale della storia di questa società, per cui davvero, ancora una volta e come da scout dovremmo sapere molto bene, sia anche il momento dell’ennesima scelta.

Mi chiedo anche, ma non credo di essere il solo, come gli altri capi – sicuramente molto migliori di me – si rapportino al momento presente e se si pongano le mie stesse domande, mentre chissà perché mi tornano con insistenza in mente le “Aquile randagie[2]

Concludo riportando uno stralcio del capitolo del Patto Associativo[3] Agesci relativo alla “scelta politica”, ricordando che questa, tra le altre cose, è assolutamente apartitica:

 << Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l’autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali. Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona, e a promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia. >>

Buona Strada

Davide De Vita,

(attualmente “aiuto” presso lo Staff di Reparto del Reparto Maestrale del Gruppo Agesci Iglesias 6.)

 [1] Sono in associazione dal 1972, sono stato lupetto nell’ ASCI, poi promessa Agesci nel 1975, brevetto di capo dieci anni più tardi; sono stato Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, Capo Gruppo, Addetto Stampa Zona Agesci Sulcis Iglesiente qualche anno fa;

[2] Si facevano chiamare Aquile randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Una legge (la n. 5 del 9 gennaio 1927), una delle cosiddette Leggi Fascistissime, aveva decretato infatti lo scioglimento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l’obbligo di inserire l’acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolto l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI) il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 tutto lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri.

[3] Il Patto Associativo è il documento a cui tutti i soci adulti dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani si devono impegnare ad aderire per poter far parte di una Comunità Capi e per poter svolgere un servizio educativo. I soci adulti si riconoscono nel Patto associativo, documento che esprime la sintesi condivisa delle motivazioni che hanno sostenuto la loro scelta di svolgere un servizio educativo in Associazione.

 

2 pensieri su “Italia 2018: l’urna e il fazzolettone.

  1. Ciao, grazie per questo tuo intervento.
    Devo constatare che anche nella mia cerchia social il fenomeno di Capi ed ex scout palesemente salviniani (ma pure novax e complottisti) è drammaticamente evidente. L’aver condiviso il tuo post su facebook mi ha dimostrato che persone apparentemente di buon senso sono perfettamente capaci di professarsi fedeli osservatori del Patto Associativo nella stessa frase in cui applaudono Salvini.
    Più che le difficoltà oggettive del Servizio sono circostanze come queste a farmi pensare che dopotutto lo scoutismo potrebbe aver fallito: se metà di chi ha preso la Partenza è indistinguibile da un analfabeta funzionale fritto dalustri di TV spazzatura chi me (ce) lo fa fare?

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  2. La risposta è più semplice di quanto si possa pensare – beh, naturalmente secondo me – perché deriva proprio dalla scelta che abbiamo fatto di aderire a quel Patto e da ciò in cui crediamo. Chi ce lo fa fare?
    I bambini e i ragazzi che ci sono stati affidati. Lo facciamo per loro – ma anche per noi stessi, è bene ricordarlo e ricordarselo – e loro sono una delle più forti motivazioni.

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