Bohemian Rhapsody il film: perché.

Bohemian rhapsody locandina film

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché andare a vedere (e sentire!) “Bohemian Rhapsody”, il film”?

Perché, come sempre a mio modestissimo parere, il film è bellissimo, epico.

Attenzione: la storia della band (i “Queen”[1]) è volutamente stravolta per esigenze cinematografiche e – pare – per espressa volontà degli unici due componenti rimasti in vita, uno dei quali è anche co – produttore della pellicola, per cui ha già fatto storcere il naso ai fan più sfegatati ed esigenti e, nei loro panni, sarei d’accordo con loro ma… Non sono un fan così accanito.

Mi piacciono le storie però e questa è una storia bellissima nonché drammatica, certo in più parti rimaneggiata (penso anch’io che gli altri componenti della band non fossero pulitini e perfettini come si è cercato di mostrarli, non è credibile dato il contesto storico – sociale degli anni Settanta e primissimi Ottanta) ma davvero godibile.  

Ho letto di interminabili vicissitudini occorse durante i vari tentativi di realizzare questo film, cambi di registi e ricerca di un attore adeguato al difficilissimo ruolo di Freddie Mercury[2], ma – ribadisco sempre secondo me – il risultato è ottimo.

Da spettatore medio, oserei dire qualunque come mi ritengo (non sono né un esperto di cinema né di musica), sono uscito dal cinema contento, nonostante abbia versato pure qualche lacrima, lo confesso senza il minimo pudore.

Questo perché la pellicola, la storia e la superba interpretazione di Rami Malek sono stati capaci di comunicare emozioni, il che di questi tempi non è per niente poco.

Così accetto – appunto da spettatore medio – la scelta di “simboleggiare” la miopia di un produttore (di cui non ricordo il nome ora) evidenziando la scena in cui Mercury si oppone al rifiuto dello stesso di accettare “Bohemian Rhapsody” in quanto troppo lunga (sei minuti circa) per essere passata dalle radio dell’epoca e se ne va dicendogli:

<< Passerai alla storia come l’uomo che ha rifiutato i Queen! >>

Oppure l’unica sequenza in cui – secondo me (ma anche di altri più illustri recensori) di nuovo con un’unica scena simbolica – si è voluto rappresentare sia il contrastato rapporto con la stampa e il feroce mondo dello showbiz (il mondo degli affari legato a quello dello spettacolo) e la voce dei Queen.

Oppure ancora la tormentata sessualità del cantante, descritta quasi con accenni – comprensibilissimi – ma mai volgari.

Oltre che intorno alla carismatica figura di Freddie Mercury e alla sua vita tormentata, la storia ruota intorno all’irripetibile concerto – evento del “Live – Aid”[3] tenutosi in Inghilterra allo stadio di Wembley (oltre che a Philadelphia, Sidney e Mosca) il 13 luglio 1985.

Il sottoscritto in quella data marciava in uniforme da fatica, da militare, sui marciapiedi del Centro Addestramento Reclute sotto il sole cocente di Salerno e sia dei Queen sia del Live Aid sapeva ben poco…

Le canzoni però le conoscevo, erano gli anni Ottanta, ignorarle era impossibile; brani come “Will will rock you” o la stessa “Bohemian Rhapsody” erano, insieme ad altri brani cosiddetti più commerciali di altri artisti, la colonna sonora di quelli e degli anni precedenti.

Lessi poi sempre più cose su Freddie Mercury, ascoltai con più attenzione le canzoni sue e della band e scoprii che mi piacevano molto, moltissimo.

Vidi poi alcuni video delle sue perfomance e rimasi allibito: un animale da palcoscenico inarrivabile, capace di conquistare il pubblico come nessuno.

Il video che posto è un pezzetto dell’esibizione di Wembley, per la quale un certo Elton John disse senza fronzoli:

<< Quel giorno Freddie Mercury ha rubato la scena a tutti. >>

Dove, per capirci, “tutti” erano, tra i tanti, personcine come lo stesso Elton John, Status Quo, Elvis Costello, David Bowie, Madonna, Led Zeppelin, B.B. King, Sting, Eric Clapton, Spandau Ballet, Duran Duran e così via…

Trecento milioni di dischi venduti, canzoni che resteranno nella storia non solo del rock ma della musica in senso più ampio.

<< Freddie maledetto Mercury >> (cit. dal film) con la sua sessualità ambigua, omosessuale, bisessuale, di certo affamato di libertà e troppo grande come artista per lasciarsi rinchiudere in una qualsiasi barriera o etichetta…

Una leggenda, un mito.

Una lezione per tanti che, oggi, pensano o credono di essere “bravi”.

Una lezione per chi, oggi quattordicenne o quindicenne, scopre cosa furono davvero quegli anni per la musica.

Da vedere e ascoltare al cinema.

Applausi.

https://www.youtube.com/watch?v=ri97Sk8Gw3s&ab_channel=theytrebel

Davide De Vita

Fonti: wikipedia

[1] Queen furono un gruppo musicale rock britannico, formatosi a Londra nel 1970 dall’incontro del cantante e pianista Freddie Mercury con il chitarrista Brian May e con il batterista Roger Taylor; la formazione storica si è poi completata nel 1971 con l’ingresso del bassista John Deacon.

La band, conosciuta come una tra le più importanti della scena musicale internazionale, ha venduto circa 300 milioni di dischi. Tra le più importanti canzoni del quartetto si ricordano Bohemian Rhapsody, inserita sia da critici sia da sondaggi popolari tra le migliori canzoni di tutti i tempi, Somebody to Love, We Are the ChampionsDon’t Stop Me Now e Crazy Little Thing Called Love di Mercury, We Will Rock YouWho Wants to Live ForeverI Want It All e The Show Must Go On di May, Radio Ga Ga e A Kind of Magic di Taylor e Another One Bites the Dust e I Want to Break Free di Deacon. La loro prima raccolta del 1981, Greatest Hits, risulta l’album più acquistato in assoluto in Inghilterra, con oltre sei milioni di copie vendute, preceduto solo da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles nella vendita di oltre 25 milioni di copie in tutto il mondo.

Il gruppo ha riscosso nel corso degli anni un grandissimo successo di pubblico e ha avuto una forte influenza sulle generazioni e sui musicisti successivi. Nel 2001 la band è stata inclusa nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland e, nel 2004, nella UK Music Hall of Fame. Inoltre, i quattro membri della band sono stati ammessi nella Songwriters Hall of Fame. I Queen, che attinsero principalmente al progressive, al glam rock e, soprattutto nei primi anni, all’hard rock, furono influenzati da generi musicali molto diversi, come heavy metal, gospel, blues rock, musica elettronica, funk e rock psichedelico.

Caratteristica del gruppo erano i loro concerti (707 in 26 nazioni dal 1971 al 1986) che, animati da Mercury, considerato uno dei più carismatici frontman di sempre,si trasformavano in spettacoli teatrali; la loro esibizione al Live Aid è stata votata da un vasto numero di critici come la migliore dell’evento. 

[2] Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara (Zanzibar, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991), è stato un cantautore, musicista e compositore britannico di origini parsi.

Ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco, è considerato uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock: universalmente riconosciuto come uno dei migliori frontman nella storia della musica, nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18º nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi, mentre l’anno successivo Classic Rock lo classificò al primo posto tra le voci rock.

Fu fondatore nel 1970 dei Queengruppo rock britannico di cui fece parte fino alla morte. Per i Queen fu autore della maggior parte dei brani, tra i quali si annoverano successi come Bohemian RhapsodyCrazy Little Thing Called LoveDon’t Stop Me NowIt’s a Hard LifeKiller QueenLove of My LifePlay the GameSomebody to Love e We Are the Champions. Oltre all’attività con i Queen, negli anni Ottanta intraprese la carriera solista con la pubblicazione di due album, Mr. Bad Guy (1985) e Barcelona (1988), quest’ultimo frutto della collaborazione con la cantante soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui singolo omonimo divenne l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade svoltisi a Barcellona.

Ammalatosi di AIDS, sviluppò a causa di ciò una grave broncopolmonite e altre gravi patologie che lo portarono a una prematura morte, sopravvenuta il giorno seguente alla pubblica dichiarazione del suo grave stato di salute. In suo onore, il 20 aprile 1992 fu organizzato il Freddie Mercury Tribute Concert, al quale parteciparono molti artisti musicali internazionali; i proventi dell’evento furono utilizzati per fondare The Mercury Phoenix Trust, organizzazione impegnata nella lotta all’HIV, il virus alla base della sindrome da immunodeficienza acquisita.

Dopo la sua morte uno dei più celebri tributi a lui dedicati è stata la statua ritraente il cantante nella sua famosa posa che si affaccia sul Lago Lemano, in Svizzera, tra le altre numerose erette in suo onore nel corso degli anni. In occasione di quello che sarebbe stato il suo settantesimo compleanno, nel settembre del 2016 l’asteroide 17473, scoperto nel 1991 (anno della scomparsa dell’artista), è stato rinominato 17473 Freddiemercury.

[3] Il Live Aid è stato un concerto rock tenutosi il 13 luglio 1985 in diverse località. L’evento è stato organizzato da Bob Geldof dei Boomtown Rats e Midge Ure degli Ultravox, allo scopo di ricavare fondi per alleviare la carestia in Etiopia. È diventato uno dei più grandi eventi rock della storia, caratterizzando gli anni Ottanta.

Fu presentato come un jukebox globale, e i luoghi principali dell’evento furono il Wembley Stadium di Londra con circa 72.000 presenze, e il John F. Kennedy Stadium di Filadelfia con approssimativamente 90.000 presenze; altri luoghi furono Sydney e Mosca. È stato il più grande collegamento via satellite e la più grande trasmissione televisiva di tutti i tempi: si stima infatti che quasi due miliardi di telespettatori in 150 paesi assistettero alla trasmissione in diretta. Il concerto è stato concepito come seguito di un altro progetto di Geldof e Ure, un singolo a scopo benefico eseguito da un gruppo di artisti provenienti dal Regno Unito e dall’Irlanda, chiamati Band Aid.

Il concerto crebbe di dimensioni man mano che si aggiungevano nuovi musicisti dalle due parti dell’Oceano Atlantico. La raccolta di fondi superò gli obiettivi.

 

[3] Il Live Aid è stato un concerto rock tenutosi il 13 luglio 1985 in diverse località. L’evento è stato organizzato da Bob Geldof dei Boomtown Rats e Midge Ure degli Ultravox, allo scopo di ricavare fondi per alleviare la carestia in Etiopia. È diventato uno dei più grandi eventi rock della storia, caratterizzando gli anni Ottanta.

Fu presentato come un jukebox globale, e i luoghi principali dell’evento furono il Wembley Stadium di Londra con circa 72.000 presenze, e il John F. Kennedy Stadium di Filadelfia con approssimativamente 90.000 presenze; altri luoghi furono Sydney e Mosca. È stato il più grande collegamento via satellite e la più grande trasmissione televisiva di tutti i tempi: si stima infatti che quasi due miliardi di telespettatori in 150 paesi assistettero alla trasmissione in diretta.[1]

Il concerto è stato concepito come seguito di un altro progetto di Geldof e Ure, un singolo a scopo benefico eseguito da un gruppo di artisti provenienti dal Regno Unito e dall’Irlanda, chiamati Band Aid.

Il concerto crebbe di dimensioni man mano che si aggiungevano nuovi musicisti dalle due parti dell’Oceano Atlantico. La raccolta di fondi superò gli obiettivi.

 

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