Parola alla difesa… “Siciliana”.

Legittima difesa

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Premesso che non mi piace per niente quella che sta per diventare legge dello Stato (se già non lo è diventata, mentre scrivo può essere successo) in merito alla legittima difesa; che ritengo il solo fatto di tenere un’arma in casa un fattore di rischio enorme per chiunque, non solo per l’eventuale ladro, aggressore e via discorrendo; che dovrebbe essere lo Stato a difendere i cittadini, magari avendo più attenzione concreta alle politiche di prevenzione del crimine piuttosto che alla sua repressione, magari facendo in modo che uomini, mezzi e salari delle Forze dell’Ordine fossero adeguati ai tempi in numero e qualità. 

Premesso che ci dovrebbe essere una politica più attenta, molto più attenta, alle problematiche del lavoro e della disoccupazione, oltre che naturalmente se non prima di tutto all’istruzione e all’educazione. 

Considerato che, come in tanti hanno fatto notare, va a farsi benedire il principio di proporzionalità della reazione, per cui – se non ho capito male – sarà considerata sempre “legittima difesa”, tendendo a renderci tutti una schiera di “giustizieri della notte”, quindi assassini autorizzati da quello stesso Stato che demanda ai cittadini un compito che dovrebbe svolgere, visto che incassa fior di quattrini dalle tasse e dalle tasche e dovrebbe, in cambio, fornire servizi.

Assodato che ove sono povertà e ignoranza la criminalità regna sovrana in assenza dello Stato suddetto ( e questa, ahimè, purtroppo NON è un’opinione), bene, fatte tutte queste premesse e considerazioni come al solito doverose, provo a sdrammatizzare.

Sono convinto, infatti,  che l’ironia possa infine condurre da qualche parte, essere utile a migliorarci la vita.

Se non altro, a non pensare per qualche minuto ai problemi quotidiani di ciascuno,  a regalare un sorriso…

Okay. 

Supponiamo che, per qualche oscura ragione, il sottoscritto abbia ottenuto il porto d’armi…

Mi immagino, una notte, durante la quale sento – oppure ho l’impressione di sentire, che già ho qualche problema anche d’udito… – qualcuno entrare furtivamente in casa.

Sono a letto accanto a mia moglie, ma mi sveglio io e penso:

<< C’è qualcuno in casa. >>

Sì, ma sono armato, ho la pistola nel comodino.

Sicuro?

Sicuro sicuro sicuro?

Non è che l’ho spostata pensando che magari la potessi prendere per sbaglio e commettere una sciocchezza?

Sì, forse è da qualche altra parte.

Il problema è che sono immensamente miope, senza occhiali non vedo proprio nulla, quindi prima della pistola, dovrei – magari – trovare gli occhiali…

E dove? Non posso svegliare mia moglie per chiederglielo, sarebbe veramente troppo, dopo che oggi non trovavo le chiavi della macchina nonostante le avessi nella tasca del giubbotto che… Indossavo.

Mi alzo piano, per miracolo metto le mani proprio sugli occhiali, che per un altro miracolo – oggi ci dev’essere un tre per due… – non rompo.

Altri rumori da un’altra stanza, non so bene quale, non so neanche se i rumori sono veri o li immagino.

Flash della memoria: ho messo la pistola in frigo, avvolta in una busta, convinto che lì sarebbe stata più difficile da raggiungere…

Peccato che dovrebbe essere più facile, da raggiungere…

Se attraverso la casa il ladro o chiunque sia mi vedrà?

Mi aggredirà?

Ma ho una pistola, mi potrò difendere!

Ah no, la pistola è in frigo…

Arrivo al frigo, lo apro, prendo la pistola o meglio la busta intorno alla quale l’ho avvolta: ho l’impressione, nel silenzio della notte, che questa faccia un fracasso infernale e forse è proprio così.

Finalmente ho l’arma in pugno, sono un cittadino che – “gravemente turbato” – può finalmente sparare contro l’intruso, per difendere sé stesso e la sua proprietà, parapaponzi ponzi pà!

Certo, se la pistola fosse carica.

E dove li ho messi i proiettili?

Vediamo, la seconda volta che m’è caduto il caricatore perché non riuscivo ad incastrarlo nella sua sede, uno è rotolato sotto il divano, uno proprio sotto il frigo, gli altri verso destinazioni ignote…

Certo, ho il porto d’armi eccetera, ma in caso di “grave turbamento” è tutto diverso, non ne va bene una…

Il ladro, o l’intruso, o quello che è ha seguito tutta la scena seduto comodamente sul mio divano, s’è acceso anche una sigaretta, badando di non sporcare troppo e continua a guardarmi.

Non dice una parola e scuote la testa, commiserandomi.

So che ha ragione, ma quel briciolo di dignità che devo avere da qualche parte, forse sotto il frigo insieme ad uno dei proiettili perduti, mi impedisce di farglielo capire.

Lui però non ne ha bisogno, si alza, si guarda intorno e capisce che da portar via c’è davvero poco, spegne educatamente la sigaretta nel portacenere (che in casa nostra si usa raramente perché nessuno fuma, quindi è pulitissimo) poi sempre scuotendo la testa si mette una mano nella tasca e tira fuori il suo portafogli, quindi una banconota da cinquanta euro, che infila sotto il portacenere.

Mi dice, infine, con una calma che gli invidio maledettamente:

<< Prendetevi una pizza, lei e sua moglie. E quell’arnese lì, mi dia retta, lo rivenda, prima che si faccia male qualcuno. Non si disturbi ad accompagnarmi, conosco la strada. >>

Se ne va quindi uscendo dalla porta blindata, che però io nella mia infinita distrazione, avevo lasciato aperta…

***

Tutto questo, ovviamente, in un mondo ideale e quasi perfetto, da “famiglia del Mulino Bianco” e quindi inesistente, l’opposto della realtà.

In conclusione, tenendo sempre ben saldo il principio che chi entra in casa d’altri non invitato, di giorno o di notte non importa, ma con cattive intenzioni è palesemente dalla parte del torto, tranne casi rarissimi e da analizzare a fondo uno per uno l’unica “difesa” che apprezzo, come immagino tanti miei amici scacchisti, è quella “siciliana” nella magnifica variante del “Dragone”.

Ciò che temo, nella realtà vera, è invece lo spargimento di sangue innocente dentro, fuori e intorno alle case.

Ci sarà.

Questo sì che mi terrorizza, senza alcuna ironia.

Davide De Vita

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