25 aprile 2019: rivendico la mia dignità.

donne partigiane

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Altri l’hanno fatto tanti anni fa, nella stessa, cruciale data di oggi, 25 aprile, per ribellarsi a qualcosa di profondamente sbagliato: il fascismo, o nazifascismo, riferito a quella scellerata alleanza.

Non c’è niente di giusto nel fascismo e, dati storici reali alla mano, non ha fatto nulla di buono: come mi ha ricordato poco tempo fa un caro amico,

il fascismo è un crimine,

punto e basta.

Già il concetto della privazione della e delle libertà, da quella personale a quella di espressione, o di stampa, ne delineano la natura liberticida, quando la libertà, invece, è riconosciuta in qualunque Stato civile e democratico come principio naturale irrinunciabile di qualsiasi essere umano.

Irrinunciabile” e “di qualsiasi essere umano”.

In Italia soprattutto ragazze e ragazzi intorno ai vent’anni lasciarono le loro case, il loro lavoro per imbracciare un fucile e combattere contro il fascismo e per la libertà, sacrificandosi anche per me, gettando i semi di quella libertà che ancora oggi mi permette di scrivere queste righe.

E non erano solo comunisti: c’erano partigiane e partigiani provenienti dalle più diverse esperienze politiche.

Libertà, dicevo, che permette ad altri di dire, scrivere o urlare idiozie senza fondamento, ma di nuovo piuttosto pericolose.

Possono esprimersi però anche loro proprio grazie al quel “25 aprile”, nonostante non ne siano consapevoli e forse nemmeno sappiano quando e perché accadde.

Bene, oggi rivendico la mia dignità di uomo che, pentendosi fino alla fine dei propri giorni per non aver proseguito gli studi universitari, ha provato e continua a provare ad elevarsi culturalmente leggendo decine, centinaia, forse migliaia di libri per imparare, imparare, imparare e capire, ragionare, pensare una volta acquisiti gli “utensili” per farlo.

Rivendico il mio tentativo di confrontarmi finché possibile, rivendico il diritto di riconoscere “casi limite” coi quali ho solo sprecato tempo, rivendico, con tutte le mie forze, la mia libertà di pensiero.

Questo perché, chi mi conosce e conosce la mia storia, sa dei miei “no” ad allettanti offerte di prostituzione della mia penna, che se avessi accettato mi avrebbero portato di sicuro “in alto”, ma sarebbero state una vergogna e un’infamia incancellabili.

Non sono ricco, non lavoro per un giornale prestigioso, non ho una grande casa editrice alle spalle, ma non mi lamento: scrivo ciò che penso, qualcuno mi legge, gliene sono infinitamente grato.

Non è un reato leggere, non è un marchio d’infamia possedere e curare la propria cultura: oggi più che mai, come hanno scritto in tanti prima di me, è una forma di lotta e resistenza.

Non mi è mai stata simpatica la Murgia, ma la sua “sinossi dei curriculum” (inspiegabilmente sparita dalla mia e da molte altre pagine Facebook dopo la condivisione, a proposito di libertà d’espressione…) che spero abbiate fatto in tempo a leggere, dice tutto.

Condivido la sua frase “leggere, studiare è come avere i calli nelle mani”, perché di questo si tratta, anche se a molti non andrà a genio; perché sono profondamente convinto che questa bruttissima parentesi di incompetenza, di pseudo – politica fatta di slogan e incapace di risolvere i problemi veri, finirà, è già alle corde, i nodi stanno venendo al pettine e la verità, quella basata su fatti concreti e non sulla propaganda, proverbialmente … Viene sempre a galla.

L’ultimo di tanti esempi è quel signore felpato costretto ad ammettere – ed era ora – che non esiste alcuna invasione… Visti i dati diffusi dal Ministero del quale lui stesso è a capo.

Oppure un esempio ancora più semplice: avete fatto benzina per Pasqua o nei giorni successivi?

Sempre quel signore lì aveva detto che…

Appunto, aveva detto.

I fatti sono altra cosa.

Una casa costruita sulla sabbia crollerà.

Buon 25 aprile, ora e sempre resistenza.

Davide De Vita

 

Notre Dame brûle.

Notre Dame incendio guglia crolla

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché è necessario fermarsi a riflettere sul rogo della cattedrale di Notre Dame de Paris?

Perché è un simbolo potentissimo, ricco dentro e fuori, fisicamente e per metafore, di altri innumerevoli simboli.

Tutti abbiamo visto e probabilmente stiamo ancora vedendo in tv (è naturalmente l’argomento del giorno) le immagini delle fiamme che distruggono una delle chiese più famose del mondo, forse la più famosa dopo la stessa basilica di san Pietro.

Due righe di Storia, come sempre da mamma Wiki:

La cattedrale metropolitana di Nostra Signora (in francese: Cathédrale métropolitaine Notre-Dame; in latino: Ecclesia Cathedralis Nostrae Dominae, conosciuta anche come cattedrale di Notre-Dame o più semplicemente Notre-Dame (pronuncia [nɔtʁə dam]), è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, cattedrale dell’arcidiocesi di Parigi, il cui arcivescovo metropolita è anche primate di Francia. Ubicata nella parte orientale dell’ Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi. In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l’edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La cattedrale, consacrata nel 1182, basilica minore dal 27 febbraio 1805, è monumento storico di Francia dal 1862 e Patrimonio dell’Umanità.

Un’infinità di simboli e significati, dunque, travolti e distrutti dalle fiamme, da un rogo enorme di cui ancora non si conoscono con certezza le cause, definite con sempre maggiore insistenza “accidentali”, escludendo quindi sia la matrice criminale, sia quella – temutissima – terroristica.

Ad esser sinceri dubito sapremo mai veramente cosa sia successo: resta il fatto, trasmesso in diretta e in mondovisione, che uno degli edifici più belli e famosi del mondo non esiste più nella forma e nelle fattezze con le quali l’abbiamo sempre visto, anche chi non è mai stato a Parigi: era quello, infatti, ben prima della stessa Tour Eiffel, uno dei simboli più identificativi della città, un po’ come il Colosseo o la Basilica di san Pietro per Roma, il ponte sul Tamigi per Londra, la statua della Libertà per New York. A proposito di New York, le immagini del crollo della guglia ricordano in maniera impressionante quelle del crollo della prima torre del World Trade Center l’undici settembre duemilauno.

Non ci sono stati morti, questo è vero, ma il fatto che sia stata proprio quella chiesa a venir giù, una delle chiese cattoliche più famose del mondo, all’inizio della Settimana Santa, quanto meno fa riflettere.

Perché nonostante non sia stato un attentato terroristico – e meno male – ha ricordato a tutti quanto siano fragili, ancora nel XXI secolo, le opere dell’uomo, per non dire quanto sia fragile egli stesso nella sua enorme complessità.

Sono andati in fumo secoli di Storia, di fede, di ispirazione per tutte le arti anche per chi credente non è mai stato: un crollo che si porta via un pezzetto di noi, del nostro piccolo grande mondo che ci illudiamo sia al sicuro e invece non lo è, non lo è per niente.

Un monito, anche.

Perché la Storia è cultura e va preservata e non cancellata, nascosta o peggio ancora distrutta: meno cultura significa più pseudo ordine, sempre a danno di democrazia, tolleranza, diritti. Concetti questi che non significano “nessuna regola” ma regole civili, al passo con il Terzo Millennio che nonostante tutto abbiamo cominciato ad attraversare da quasi vent’anni.

L’arte, la bellezza, la meraviglia di cui è stato capace – e per molti aspetti lo è ancora – l’Uomo in tutti questi secoli, durante i quali non ha ideato, progettato, costruito solo armi, andrebbero mostrate e vissute ancora di più, in modo che ce ne si innamori perdutamente, perché appartengono a ciascuno di noi, nessuno escluso.

Mi rendo conto di sfiorare l’Utopia, ma a questo punto, col vento che tira, anche questo “innamoramento” è più necessario che mai.

Altrimenti catastrofi come questa, per disattenzione, incuria, cattiva manutenzione ne accadranno altre e ne accadranno presto.

Così come ogni singola vita umana ha un valore altissimo, anche ciò che la mente e le mani umane, degli artisti, creano, valgono molto di più di quanto per pigrizia ci siamo abituati a pensare.

Per poi piangere, come in questo caso, quando opere immense vanno in fumo.

Davide De Vita