Faccio cose, vedo gente… In salsa iglesiente.

faccio cose vedo gente con municipio e cattedrale

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Salve a tutti, è un po’ che non ci si vede, come va? Passate bene le vacanze, chi ne ha potuto godere? Com’era il mare che ho potuto (ma anche voluto, siamo onesti) vedere solo qualche giorno?

Occhei, perdonate le banalità, ma le ho scritte per “inquadrare il contesto” come direbbero autori molto più prestigiosi del vostro umile artigiano della penna o della tastiera, visto che veleggiamo verso la fine dell’estate duemila diciannove e l’inizio dell’autunno che ha già cominciato a manifestarsi.

Ricominciamo quindi a chiederci qualche perché, in queste che sono riflessioni su tutto e su niente e che, bontà vostra, pare leggiate spero con piacere.

La prima che mi viene in mente riguarda la politica italiana ed è sotto gli occhi di tutti: perché quello lì non c’è più.

Quello lì “non c’è più” perché ha compiuto quello che la Storia ricorderà come il più idiota dei suicidi politici che si potesse compiere, essere al governo forte di un consenso smisurato ed aprire la crisi, facendolo di fatto crollare (il governo) e servendolo su un piatto d’argento sia ai propri ex alleati sia ai propri avversari (anche se nel suo vocabolario erano e sono “nemici”).

È successo l’insperabile, dando ragione ancora una volta al vecchio adagio che recita:

<< sediamoci sulla riva del fiume ed attendiamo di vederci passare davanti il cadavere del nostro nemico >>, più o meno.

Beh, quello lì nel fiume s’è proprio tuffato e vedremo in quanti lo seguiranno nella manifestazione di piazza annunciata per protestare contro tutto e tutti, a go go.

La Storia, che non perdona i vinti, è già avanti, lui è già il passato ma non se n’è ancora reso conto.

Brutta storia (minuscolo voluto) l’ignoranza in evidenza… 

Nelle prossime puntate di questa italianissima soap opera politica vedremo che accadrà.

***

Solita piccola e doverosa premessa per i meno attenti: sono uno qualunque, che si guarda intorno e scrive, tutto qua e nient’altro che questo.

 Nel nostro piccolo orticello; 

incontro 1.

Capita, nel nostro villaggio che vorrebbe tanto essere una bella città (e sotto molti aspetti si sta impegnando per riuscirci) così come una semplice contadina d’altri tempi sognava di diventare ed essere una gran dama, che il sottoscritto esca di casa e come recita il titolo del pezzo, “faccia cose e veda gente”.

Ora a me Moretti non è mai piaciuto, questione di gusti, ma riconosco che molte sue trovate sono diventate patrimonio non solo dell’immaginario collettivo ma anche del nostro comune parlare, quindi onore al merito.

Al contrario amo senza limiti il “villaggio” dove vivo, problemi (innegabili, ma che si possono se non risolvere almeno contrastare e a mio modestissimo avviso qualcosa in quella direzione si sta facendo), difetti, prospettive, potenzialità e sogni compresi, il pacchetto completo e non sto citando molto altro. 

L’ho già scritto ma ribadirlo non credo faccia male. 

È capitato quindi che qualche giorno fa sia uscito con degli amici e colleghi scrittori coi quali abbiamo giocato a far finta di essere un po’ come quei circoli di due secoli fa presenti soprattutto in Inghilterra e a… Parlare dei mondi, degli universi che la nostra fantasia ha già costruito e continua a costruire e di tante altre cose, cosette, cosacce.

È stato molto piacevole come tante altre volte, magari a voi che leggete non importa proprio nulla di tutto ciò, ma per chi scrive o almeno ci prova, questi incontri e/o confronti sono molto importanti oltre che gradevoli – non nascondo che si parla intorno ad un bel calice di vino, per la precisione l’altra sera era “Carignano di Calasetta” giusto per fare un po’ di pubblicità ma il nettare in questione la merita tutta – e ne approfitto per ringraziare anche per mezzo di queste righe i miei compagni d’avventura.

***

Incontro 2 e fatti bizzarri.

Arriviamo infine all’incontro piacevolissimo di ieri sera: mi sforzerò di non fare nomi, ma ci avete visto in tanti, ergo non credo ce ne sarà bisogno. Capita dunque che mi sia deciso di fargli un regalo, così, a sentimento, un regalo impalpabile, etereo e lui abbia ricambiato facendone uno a me, altrettanto immateriale ma che considero preziosissimo.

Non preciso e non puntualizzo, a suo tempo si saprà, almeno spero.

Quello che mi colpisce ogni volta che ci incontriamo (e ci conosciamo di persona solo da pochi mesi) è l’empatia reciproca che va oltre la stima e l’ammirazione l’uno nei confronti dell’altro.

Cose che accadono quando si incontrano persone che oltre ad osservare la realtà che le circonda, si cimentano nel raccontarla – ognuno col mezzo che predilige, sia la macchina da presa o la tastiera – a modo proprio, col proprio stile, in modo assolutamente libero.

Questo nostro fare, creare, lascerà un segno?

Mi si dice di sì, forse sarà così, mi piacerebbe accadesse ma forse per scarsa autostima non ne sono così certo.

Parlo per me, che scherzo spesso sul fatto che mi farebbe davvero incazzare una eventuale …

Gloria postuma.

Che poi – anche se non nego che ovviamente mi farebbe piacere – non la cerco, non mi interessa: mi interessa e mi piace moltissimo scrivere, mi sono trovato a ripetere a me stesso già molto tempo fa che sono nato per quello e se non lo faccio sto male, mi manca l’aria.

Non pretendo che si capisca fino in fondo questa mia grande esigenza, però è così, per spiegarmi meglio non mi paga nessuno (per scrivere questi e tanti altri pezzi precedenti) anzi pago io (il dominio del blog ha un costo annuale) pur di poterlo fare e continuare a farlo.

Detto ciò, capitano anche, quando ci incontriamo con la persona di cui parlo e che ovviamente si riconoscerà, episodi per così dire …

Bizzarri che sarà lui a decidere se raccontare o meno.

Concludo ribadendo che incontri come questo sono per me molto significativi e preziosi, arricchenti, perché offrono una marea di spunti di riflessione e ancora una volta mi pongono più domande che risposte. 

E’ ciò che preferisco, perché mi aiuta a mettere continuamente in discussione ciò che faccio, dico, penso, scrivo, sono.

Insomma, se non si fosse ancora capito, questo è un enorme grazie, amico mio.

Per sdrammatizzare: sarà vera gloria?

Ai posters (ma anche a qualche manifesto) l’ardua sentenza! 😉

Davide De Vita

P.S.: se qualcuno ha pensato, pensa o penserà che stessimo parlando di politica, non è così.

Non ne stavamo parlando, la stavamo facendo

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