Il buio nell’anima

Presepe casa Rita e Davide 2019

Buongiorno, buon Natale e chiediamoci un perché.

Perché – per esempio – alzarsi presto stamattina e mettersi a scrivere?

Perché ho dei pensieri urgenti e li voglio buttar giù, prima che volino via.

Se poi saranno almeno un poco intelligenti o utili a qualcuno, non starà a me giudicare.

Buon Natale perciò anche a chi nella propria anima ha il buio, la mente chiusa da muri più duri del cemento, il cuore pietrificato.

Persone che non accettano che quel Bambinello che per chi ha fede (quella bella, sana, pulita) diverrà Cristo, fosse figlio di profughi e profugo egli stesso.

Perché questo è: la Sacra Famiglia era una famiglia in fuga, erano fuggitivi e perseguitati.

Proprio come quei tanti, tantissimi, troppi che non volete riconoscere come quegli stessi ultimi ai quali, prima di tutto, lo stesso Vangelo – e il Papa, questo Papa di nome “Francesco” – si rivolge.

Certo che ci sono poveri e disperati anche a casa nostra, anche dietro l’angolo o nella via dove abitiamo: gli uni però non escludono gli altri, non funziona così, anche se fin troppo spesso siamo noi per primi ad ignorarli tutti, perché è più comodo.

È stato allestito un presepe con un gommone, una “installazione” come si dice oggi forte, dal potente valore simbolico.

Mi piaceva, sono assolutamente d’accordo con quel significato.

Persone col buio nell’anima l’ hanno fatto a pezzi.

Persone che non capiscono che Cristo è e deve essere scandalo, pietra d’inciampo, Colui che ti mette alla prova, con le spalle al muro come mi disse una volta un mio carissimo amico e nonun bel piatto da appendere alla parete” per citare pure un altro, notissimo esempio, proposto innumerevoli volte da chi non c’è più; chi mi conosce sa a chi mi riferisco.

Si badi bene, non sono un sacerdote, non sono nemmeno “l’ultimo dei peccatori” che pure ad ergersi “ultimi” – temo – si pecca di presunzione, ma un uomo in cammino che continua ad interrogarsi e non smetterà mai di farlo.

Per vari motivi, non ultimo il lavoro particolare che svolgo, non riesco ad andare a Messa da tempo e mi manca, sì, mi manca.

Mi manca ascoltare quella Parola di Speranza, di apertura.

Mi manca il raccoglimento prima dell’incontro con quello stesso Cristo di cui sopra, il senso di star bene subito dopo.

Non mi importa passare per bigotto o esaltato, non credo di esserlo e di sicuro non imporrò mai la mia fede – se così posso azzardarmi a chiamarla – a qualcun altro, in quanto la ritengo – oltre che un dono – qualcosa di estremamente personale: non l’ho mai fatto, proseguirò così.

Posso dire però che in tanti momenti molto difficili della mia vita quella stessa fede mi ha aiutato tanto, questo sì.

E per questo stesso motivo non mi piace, non accetto chi ergendosi a “solo e unico difensore ed interprete” di quella stessa fede rifiuta, respinge, emargina, chiude e si rinchiude in un arido recinto fatto di ignoranza, paura, egoismo, presunzione.

Non lo accetto più e non rimarrò indifferente.

La stessa parola “pontefice”, “pontifex” significa letteralmente “costruttore di ponti”, non di muri.

Basterebbe questo, dovrebbe bastare.

Non è così, purtroppo.

Si vorrebbe che l’altro, il diverso, il profugo, il migrante, il disabile, l’anziano problematico e così via non disturbasse, se ne restasse in disparte, che “noi si deve andare alla Messa di Mezzanotte tutti al caldo, ben vestiti e sorridenti, per farci comodi auguri nella nostra altrettanto comoda, sicura e ristrettissima cerchia di <<persone per bene >> per poi tornare nelle nostre case riscaldate, con enormi riserve di cibo e acqua potabile…”.

Ribadisco, non sono un santo e sicuramente sono molto lontano dalla santità, ma quella “fede” di cui sopra, da “mostrare”, da “far vedere”

(<< io sì che sono bravo, vado a Messa, mi hanno visto tutti … >>)

non mi piace, la chiamo

I P O C R I S I A.

Buon Natale, anche a te che hai il buio nell’anima e che, spero, prima o poi possa vedere la Luce.

Davide De Vita

 

 

 

 

 

Buon compleanno commissario Spiga!

Panda beige

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perdonatemi l’autoreferenzialità, ma da due anni a questa parte questo (oggi) per me è diventato un giorno importante.

Non perché sia l’anniversario ufficiale della fondazione di Carbonia, che saluto insieme ai suoi abitanti e ai miei cari parenti che ancora ci vivono, ma perché, nella mia fantasia e poi nei miei romanzi, oggi è il compleanno del commissario Spiga, immaginario capo della stazione di Polizia di Iglesias.

Dire che lui e gli altri personaggi di contorno – naturalmente su tutti il serial killer “Emme” – mi abbiano portato fortuna è dir poco: mai mi sarei aspettato, infatti,  una risposta simile, piacevolmente sorpreso dagli iglesienti, che quando vogliono sono capaci di bellissimi gesti.

Ancora soltanto ieri una persona mi ha fermato alla cassa di un supermercato per chiedermi dove trovare il seguito di “Emme”, perché voleva regalarlo per Natale in quanto il primo gli era piaciuto tanto.

Ma non “tanto per dire”: tanto da regalare “Emme” come bomboniera per un battesimo.

Ieri sera un’altra persona mi ha cercato su Messenger per lo stesso motivo, voleva sapere dove trovare “Durga” per regalarlo per Natale.

Sono solo gli ultimi esempi di quello che è successo e sta succedendo ancora da quando ho scritto e pubblicato “Emme”, che è diventato – allora non me ne rendevo conto – il primo capitolo di quella che per ora sarà una trilogia ma potrebbe diventare un ciclo, una serie.

Devo perciò ancora una volta ringraziare pubblicamente il Maestro Roberto Trastu che ha scritto un brano originale ispirato al romanzo, il bravissimo video maker Ignazio Soddu che ha creato lo splendido video che ancora gira su YouTube e la straordinaria Nicoletta Pusceddu che ha curato la regia teatrale durante la presentazione di “Emme”, dirigendo magistralmente Andrea Sitzia nel ruolo del maniaco Melis segregato nei sotterranei di quella che quasi due secoli dopo sarebbe diventata la biblioteca che conosciamo oggi e dove tutto ha avuto inizio, sia nella realtà sia nell’immaginazione.

Nicoletta avrà poi il coraggio di farmi recitare insieme a lei per la presentazione di “Durga” quest’estate, chi c’era potrà raccontarvi com’è andata…

Roberto, Ignazio e Nicoletta sono stati, molto più di me, il primo, unico e solo “Emme Team”: un’esperienza fantastica, irripetibile.

Dopo quello, infatti, non c’è più stato alcun team, di nessun genere, ma solo sporadiche e occasionali, direi marginali collaborazioni.

Tranne una: poiché l’ho dichiarato pubblicamente durante un altro incontro col pubblico, ripeto qui che per il terzo capitolo – al quale mi sto dedicando da tanti mesi e col massimo impegno possibile – mi sta dando una mano enorme, forte della sua passione per il proprio lavoro ed entusiasta del mio nuovo progetto – la dottoressa archivista e paleografa Daniela Aretino, altra persona squisita che non finirò mai di ringraziare, a prescindere da come andrà “Emme 3” (titolo ovviamente provvisorio).

Come non citare, inoltre, i miei amici prima che colleghi scrittori Pietro Martinetti e Cristiano Niedojadko?

Si sono sorbiti le copie pilota di “Emme”, sono stati fornitori consenzienti di idee – loro – se non addirittura personaggi e continuano a darmi una mano quand’è possibile – tento di fare lo stesso – in un continuo confronto spesso e volentieri …

Davanti a qualche bicchiere di buon vino, ma…

Sempre con moderazione e senza mai esagerare!

Voglio ringraziare inoltre un altro caro amico, sempre molto disponibile, che mi ha portato fortuna: Andrea Sedda, titolare dell’ottimo “Cafè Electra”, piazza Pichi, per lasciarmi usare il suo locale come ufficio di rappresentanza ed essere stato da subito un mio convinto fan.

Lui non posso che salutarlo così: forza Cagliari, sempre e ovunque!

Ancora, una delle titolari del Panificio e Market Vargiu: Giuly, una specie di super agente pubblicitario per i miei libri, molti dei quali… Posso dire li abbia venduti lei!

Un saluto anche per sua mamma, la signora Beatrice, altra mia accanita sostenitrice e affezionata lettrice: unico appunto, se almeno si astenesse dal raccontare i finali, visto che si tratta di thriller, di gialli, gliene sarei grato, ma se non ce la fa…

Va bene lo stesso!

Con enorme affetto, inoltre, voglio ringraziare mia sorella Diana, altra sostenitrice, lettrice e … Venditrice dei miei libri, oltre che fonte di ispirazione per il personaggio di “Durga”.

Anche lei non so più quante copie ha venduto!

Infine, ultima in questo breve ed incompleto – me ne scuso fin da ora – elenco, ma di certo non per importanza, la mia “metà migliore”: Rita che sopporta ormai da anni la mia “follia” letteraria e sa bene tutto ciò che precede l’uscita di ogni romanzo, il lavoro che c’è dietro e mi ha sempre sostenuto, aiutato, letto e riletto, ascoltato, corretto, rivisto eccetera eccetera eccetera…

Che dire?

Amo questa donna!

Torniamo infine al “mio” commissario che oggi compie gli anni: un personaggio che mi somiglia per forza, soprattutto per quanto riguarda i suoi fallimenti.

Non un eroe, ma un uomo normalissimo travolto più che coinvolto nella classica “tragica serie di eventi”.

Chi ha letto almeno il primo romanzo sa a cosa mi riferisco.

Ha problemi di stomaco e sta male ogni volta che mangia pesce, in particolar modo cozze o crostacei, anche se gli piacciono molto; soffre di un tic molto particolare che lo costringe, quand’è nervoso o in tensione – in pratica quasi sempre! – a grattarsi a sangue la mano destra con la sinistra; ha un rapporto molto tormentato con la sua partner professionale Lena Cao che – a corrente alternata – lo è anche nella vita e guida una Panda dal colore orrendo che parte quando il dio dei motori è in giornata buona.

Questo è il “mio” Spiga, che pare abbia incontrato il favore e le simpatie di moltissime lettrici e moltissimi lettori, non solo ad Iglesias: ringrazio tutte e tutti, mi piacerebbe poterlo fare personalmente ma non credo sia possibile.

Così, simbolicamente, nel fare gli auguri di buon compleanno a lui li faccio a tutti per le prossime feste che spero portino serenità e pace ovunque ce ne sia bisogno.

Ringrazio ancora una volta – ci tengo – Iglesias nella sua interezza e complessità, i suoi abitanti così… Iglesienti, nel bene e nel male, ma questo siamo, non possiamo rinnegarlo: una città ricchissima di Storia, storie e misteri ancora tutti da scoprire e svelare…

Beh, ci sto lavorando!

Sono ben consapevole di essere un nessuno qualsiasi, molto più “artigiano della penna, o della tastiera o meglio ancora delle parole” piuttosto che scrittore: se lo sarò diventato, se lo diventerò, sarà solo il tempo a dirlo.

Insomma, buon compleanno commissario Spiga e buon Natale e felice anno nuovo a tutti!

Davide De Vita

P.S.: “Emme” e “Durga” si possono trovare ad Iglesias presso il negozio “Il Diapason” in via Azuni (via “Commercio”) e la Libreria Mondadori Store in piazza La Marmora, oltre che su Amazon e nei principali stores on line, anche in formato e-book.

Ad oggi 18 dicembre 2019, “Durga” in formato cartaceo, sulla piattaforma on line “ilmiolibro.it” è ancora saldamente al terzo posto tra i libri più venduti dell’anno, preceduto da due saggi, per cui è il primo tra i romanzi in classifica.

Grazie di cuore! 

Come ti rosolo l’autore: io ai fornelli e tutto ciò che ne consegue!

Io cuoco

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Come va?

Come state?

Preparato l’albero?

Il presepe?

Trovata la mirra al Super Market?

Spero di sì, comunque la pensiate sono simboli che fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione; inoltre se avrete la fortuna di avere bambini (lo so, sono … Faticosi, per usare un termine gentile…) per casa in quei giorni, cercate – cerchiamo – di vivere la festa coi loro occhi, ancora puri, ancora innocenti e lontani dalle nostre angosce quotidiane.

Se tutto va bene e con l’aiuto del Cielo a casa Rita – Davide due nipotini from London ci saranno e…

Sono certo non passeranno inosservati!

Lo scrivo con grandissimo affetto, perché comunque ci scaldano il cuore, loro e i loro genitori, più altre persone carissime che avremo con noi.

Sto scivolando sul sentimentale però – anche se certe cose hanno un valore impagabile, purtroppo ce ne accorgiamo sempre un po’ troppo tardi commettendo, invece, l’errore di banalizzarle – e non era qui che volevo andare a parare.

È che mi sfuggono i pensieri dalla mente alle dita che volano sulla tastiera e non riesco a fermarli!

Riparto: perché non voglio parlare di politica, grande o piccola che sia, oggi dieci dicembre duemila diciannove?

Prima di tutto perché non ne ho voglia.

Poi perché lascio ad altri – se lo desiderano – questo compito.

Infine perché da quando ho cominciato a scrivere questo pezzo la mia intenzione era quella di regalarvi un sorriso o almeno provarci.

Okay, via che si va.

Voglio parlarvi, dandovi libera licenza di ridere, tanto sono il primo a farlo, del sottoscritto… Ai fornelli.

Sì perché la vita e il lavoro sia mio sia di Rita mi hanno in un certo senso costretto ad imparare a cucinare e…

Ci sto provando.

Sia chiaro: tra me e uno o una che sa cucinare sul serio c’è la stessa distanza misurata dalla Terra a… Proxima Centauri, ma …

Non mi scoraggiano le grandi sfide!

In principio, dunque, c’ero io, bambino, ragazzino e uomo viziato, molto, lo ammetto e lo confesso a Dio e a voi fratelli in tutte le salse giusto per restare in tema.

Ne sa qualcosa mia sorella, che questa cosa l’ha subita per decenni e con la quale mi sento tremendamente in debito…

Parliamoci ancora più chiaro: causa educazione sbagliata e profondamente maschilista, solo per quella piccola differenza anatomica in casa non facevo un beneamato c***o, giusto per usare una leggerissima metafora.

Beh, cari miei, le cose cambiano, arriva il momento in cui te la devi cavare davvero da solo e scopri, per esempio, che l’acqua non bolle con la forza del pensiero, che devi passare dal livello << so-fare-i-bastoncini-di-pesce-quasi-cotti >> al livello <<sono-riuscito-a-cuocere-un-uovo>> che già è un grandissimo passo avanti…

Così, piano piano, ma proprio molto piano, sia perché sei costretto, sia perché – non volevi ammetterlo ma è così – comincia ad affascinarti questo mondo per te nuovissimo, assumi la predisposizione adatta e cominci ad imparare.

E come cominci?

Comprandoti un grembiule, rigorosamente nero, stile Master Chef che l’immagine ha sempre la sua importanza: non sai ancora fare il suddetto beneamato, ma comincia a venirti la voglia…

Scopri così il fantastico mondo delle ricette e degli innumerevoli siti di cucina, tra tutti, mi si perdoni la pubblicità, “Giallo Zafferano”, dove, incredibile ma vero, c’è scritto come si fa, come si fanno le cose, come si cucina, proprio a prova di imbecille, come ti senti fin troppo spesso.

Così, per esempio, si squarcia davanti a te, luminoso come folgore tra plumbee nubi, il fulgido mistero dei …

Tempi di cottura!

Esistono!

Scopri che ogni cosa ha il suo tempo (di cottura, appunto) e se magari lo rispetti poi non devi “versare” tutto nella banca…

Dell’umido.

In un mare di lacrime impari ad affettare cipolle.

Impari a tritare l’aglio.

A capire che tra “pelati” e “polpa di pomodoro” una certa differenza c’è.

Capisci, provando e riprovando, che se rispetti quel benedetto “tempo di cottura” anche la pasta e gli spaghetti o quello che vi pare vien fuori “al dente” e non troppo dura o scotta.

Lo scopri sulla tua pelle e dopo innumerevoli tentativi, ma ci arrivi.

Vi risparmio la pena dei fallimenti e delle frustrazioni, arrivo direttamente al Giorno della Gloria: quello in cui ti riesce un sugo normale, quindi commestibile, ma per te è l’apoteosi della Novelle Cuisine, ti senti grande (in tutti i sensi) come Antonino Cannavacciuolo perché tra i cuochi famosi della TV è quello che ti ispira più simpatia e pensi, con un mestolo di legno in mano e una schiumarola nell’altra:

<< È fatta, non mi ferma più nessuno! >>

Per qualche miracolo o favorevole congiuntura astrale in effetti qualche altro risultato mirabile (per te…) lo ottieni, fingendo che per la plebe non sia …

La normalità.

Ti aggiri ormai per la cucina con fare altezzoso, convinto di essere ad un passo dall’aprire il ristorante più rinomato del mondo, quando invece sei ancora all’affannosa ricerca di una valida soluzione per la perfetta …

Patata bollita!

Ora scusatemi ma devo lasciarvi perché come recita l’antico detto ho il latte che piange e il bambino sul fuoco …

Davide De Vita