Non leggete questo post.

Non leggete questo post

Ciao, buonasera a tutti e chiediamoci un perché.

Perché, fragorosi e devastanti dentro l’anima, arrivano momenti come questo, durante il quale pensi che ciò che hai fatto fino adesso, quello che stai facendo, sia del tutto inutile e fin troppo sopravvalutato, prima di tutto da te stesso?

Perché è questo che penso in questo istante, in merito a ciò che ho scritto e sto scrivendo o provando a scrivere: un mare di sciocchezze inutili.

Mi sono montato la testa dopo il mio bravo quarto d’ora di notorietà – a livello locale, intendiamoci – e ho pensato di aver fatto chissà che.

Ce ne sono tante e tanti più brave e più bravi di me, invece.

Persone che ci mettono tutta la loro anima in quello che scrivono.

Pensavo di averlo fatto anch’io, ma oggi no, oggi m’ha preso male e m’ha preso così.

Però senza scrivere non so stare, quindi scrivo anche di questo brutto momento.

Ho sicuramente commesso un mucchio di errori e forse lo è anche questo, ma ve l’ho detto, m’ha preso proprio male stasera.

Un anno e mezzo di lavoro e forse è tutto inutile, non funziona, non ha il mordente che vorrei, non c’è il pathos, non c’è la suspense, non c’è niente.

Più di trecento pagine di fuffa o inutili esercizi di stile.

Che schifo.

Una sensazione di “già letto”, “già scritto”, “banale” terribile.

C’è almeno la storia?

Boh.

Mi sembrava di sì, mi sembrava funzionasse, oggi no.

Oggi prenderei ogni singola parola, ogni foglio oppure il computer intero e lo lancerei dalla finestra.

Vorrei urlare, ma non avrebbe senso.

Vorrei piangere, ma sarebbe inutile.

Vorrei ridere, di me stesso e forse servirebbe.

Non pretendo che comprendiate quest’angoscia malinconica, bene non la capisco manco io, ma stasera ha proprio preso il sopravvento.

Se siete arrivati a leggere fin qui mi dispiace, potevate fare altro, impiegare meglio il vostro tempo, questo non è che lo sfogo di un idiota, il suo ululare alla luna.

Sono io, l’idiota.

Vi avevo avvertito di non leggere questo post.

Domani sarà un altro giorno.

Spero.

Davide De Vita

 

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