Il sole tornerà anche qui.

Iglesias per post 11 marzo il sole tornerà

Iglesias, 11 marzo 2020, terzo giorno di Red Zone nazionale.

Buon pomeriggio,  chiediamoci un perché.

Chissà quanti e quali sono, i perché da chiederci, a pensarci…

Ho iniziato a scrivere questo blog qualche anno fa con questo incipit e così proseguo anche se non ho risposte alle innumerevoli domande, agli infiniti “perché” che tutti ci poniamo in questo periodo.

Scrivo rigorosamente da un’abitazione, durante qualche minuto di pausa di lavoro.

Giro i turni,  per cui esco da casa mia intorno alle sette e trenta del mattino per essere qui a lavoro alle otto, poi smonto il giorno dopo, sempre alle otto, quindi percorro sempre lo stesso tragitto.

Da alcuni giorni è cambiato tutto: non vedo più all’andata, dalla macchina, la ragazza persa nel suo mondo e nella sua musica ascoltata dalle cuffiette andava a scuola un po’ imbronciata, pensierosa ma spedita.

Non vedo più, al ritorno, un’altra ragazzina dai capelli lunghi e ricci, sbarazzina, coi jeans strappati come si usa, parlare al cellulare immagino col proprio fidanzatino: lei era sempre sorridente, apparentemente padrona del mondo e col futuro davanti.

Solo per fare due piccoli esempi di normale vita quotidiana.

Non vedo più tante altre persone che incontravo nel mio percorso abituale e – come stiamo scrivendo in tanti – mi colpiscono il silenzio e le strade deserte.

Tutto appare innaturale, surreale, come in un sogno o in un incubo.

Provo ansia, non lo nascondo, scrivo per combatterla, ma nutro speranza.

Provo sdegno per comportamenti a dir poco irresponsabili e non aggiungo altro, tutti sappiamo, leggiamo, vediamo.

Provo grande tristezza per i bar e altri esercizi commerciali che stanno chiudendo volontariamente, senza aspettare qualche ordinanza da un qualsiasi livello, locale o centrale.

Non si navigava in buone acque prima di questa sciagura, ora siamo peggio che in ginocchio.

Pure, non voglio credere che crolleremo, non è da noi.

Per rialzarci,  però,  dobbiamo finalmente avere il coraggio di lasciare – temporaneamente, se volete – le sciocchezze, le cose inutili e concentrarci su ciò che conta davvero più di tutto: la nostra residua umanità.

Quella bella, quella che non fa rumore se non quando si sacrifica, si immola come stanno facendo migliaia di medici e infermieri in tutta Italia, con turni senza fine (al loro confronto i miei diventano ridicoli), sottopagati, derisi, insultati, picchiati fino a pochi giorni fa e ora in prima linea, in trincea.

Notizia di ieri: alcuni di loro si sono presi degli sputi in faccia da uno che “aveva perso la pazienza” e non voleva più aspettare.

Pure, medici, infermieri, operatori sanitari ci sono sempre stati, lì, solo che non ci volevamo pensare.

C’eravamo sempre “prima noi”.

Prima “io”.

Quando tornerà il sole – e tornerà – saremo chiamati tutti a ricostruire, ripartire, riprendere la strada: spero avremo imparato tanto da tutto questo, soprattutto che continuare a pensare “prima io” non solo è sbagliato, ma estremamente dannoso.

Analisti, psicologi, antropologi, storici esamineranno questo fenomeno globale senza precedenti e, come già stanno facendo alcuni di loro, ci faranno notare come questa situazione ci abbia fatto comprendere, drasticamente, che rallentare il ritmo della vita è possibile; fermare il campionato di calcio è possibile; ridurre notevolmente l’inquinamento (vedi Cina dallo spazio) è possibile; che le sciocchezze, le idiozie prive di fondamento scientifico prima o poi si rivelano per ciò che sono, con  valore pari a zero; che leggere non è poi così brutto; che studiare è assolutamente necessario, indispensabile; che i confini – lo ribadisco – esistono solo nella nostra testa e in un rapidissimo giro di giostra si può passare da “respingenti” a “respinti”.

Amara, dura e cruda come lezione, ma esemplare: non la apprenderemo tutti, purtroppo, spero però che si sia in tanti, soprattutto tra quelli che prima “chi se ne frega“.

Non sono il primo a scriverlo però condivido il pensiero: è come se la Natura, il Pianeta, o anche Dio se volete e per chi ci crede, si fossero rotti abbastanza i cosiddetti per la nostra presunzione, superficialità, pressapochismo, egoismo, intolleranza e ci stesse prendendo a schiaffoni ogni giorno (“a talleri”, con un tagliere di legno spesso, diceva un mio caro zio…) per metterci di fronte alla nostra mancanza di responsabilità.

Da giorni, settimane – in attesa di poterlo rifare serenamente – non è più tempo di giocare ma di assumerla, tutti e ciascuno, questa responsabilità.

Così il sole, se gli avremo facilitato la strada, tornerà prima.

Davide De Vita

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...