Un severissimo insegnante

 

dottoressa che culla l Italia

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Come tanti, come tutti, ho ancora in mente l’ormai abituale bollettino della Protezione Civile, Borrelli e Brusaferro – diventati insieme al Presidente del Consiglio Conte i volti più noti d’Italia – le loro implacabili cifre ufficiali.

Mi sono rattristato, ieri sera, davanti all’assessore al Welfare per la Lombardia Gallera, anche lui ormai notissimo, che mostra le mascherine arrivate al posto di quelle richieste definendole con enorme amarezza “carta igienica”.

Nel sottopancia passa la scritta: non ci sono più abbastanza ambulanze in Lombardia e con i posti di terapia intensiva siamo prossimi al punto di non ritorno.

Ho degli amici in Lombardia e nel Veneto: il mio pensiero corre molto spesso a loro, perché qui, rispetto al dramma di quelle due regioni, possiamo dirci ancora enormemente fortunati.

La fortuna però davvero non basta: serve STARE A CASA, non finiamo di sentirlo, ripeterlo, scriverlo.

Un’altra delle fortune che personalmente ritengo mi siano capitate è che qui, ad Iglesias, alla mia età e in questo periodo (anche prima del virus) ho ancora un lavoro e posso svolgerlo, adesso con tutte le precauzioni e cautele del caso.

Esco perciò per andare al lavoro, col debito modulo compilato, per poi tornare a casa a fine turno il giorno dopo, stop.

Oggi, per non farlo fare a Rita, sono uscito anche per la spesa alimentare, sempre con debita autocertificazione: chi ha già provato quest’esperienza surreale sa cosa intendo.

Esaurite tutte queste premesse, uno dei perché che mi chiedo è il seguente: che insana, folle gioia ci provano le persone che continuano a fregarsene di tutto, come se niente fosse e senza alcun valido e importante motivo se ne vanno in giro, addirittura al mare e, non bastasse, si filmano pure e mettono in rete il proprio video?

Ce n’è uno che gira, l’avrete visto tutti, con due “signore” che si fanno tranquillamente il bagno col salvagente e indossando la mascherina (chissà dove l’hanno trovata e quanto l’hanno pagata…) che a quel punto non solo è inutile ma addirittura ridicola.

In una lettera aperta pubblicata da uno dei quotidiani locali, una signora, lei sì senza virgolette, con una felice terminologia le definisce “contesse miseria”.

Proseguendo la lettura si capisce che la signora, quella vera e senza virgolette, si sta trattenendo parecchio e la capisco benissimo.

Preciso che le “contesse” non sono nostre conterranee e non hanno assolutamente l’aspetto di chi è tornato qui dai parenti ma quello di chi, da vile fin nel più profondo dell’anima, semplicemente è scappato.

Non so se il video sia ancora presente in rete, ma si capisce anche da ciò che dicono.

Riporto questo che è uno dei simboli negativi di questo periodo in merito al comportamento delle persone, ma – per fortuna – sono molti di più gli esempi positivi e carichi prima di responsabilità e di conseguenza di speranza.

Provo a fare una carrellata e dei paralleli, le persone “studiate” direbbero in modo sinottico ma … Non credo di avere abbastanza titoli per usare questo termine! 😊

Non credo di essere il solo ad aver fatto queste considerazioni, perché siamo tutti in casa e il tempo a nostra disposizione, che prima pareva non avessimo mai, è ora tanto e sembra non passare mai.

Le pubblicità televisive.

Sono diventate grottesche, vedere gruppi di persone allegre intorno ad un cane parlante, oppure che passeggiano in città piene di gente indaffarata sembrano provenire da un mondo alieno, che al momento non ci appartiene più, ma che ora più che mai è l’obiettivo al quale tendere.

La riscoperta delle persone e del calore umano.

Essere costretti in casa ci ha fatto giocoforza riscoprire le persone che più amiamo e con le quali – finalmente? – parliamo senza l’ausilio dei dispositivi diventati ormai nostre protesi apparentemente irrinunciabili.

Il tempo che c’era e credevamo non avessimo più.

Da un giorno all’altro, da un momento all’altro, il tempo è diventato tantissimo, con l’insorgere del problema di come occuparlo; la tecnologia in questo aiuta molto, perché quegli stessi dispositivi usati per ciò che sono in sostanza, mezzi di comunicazione, più che mai adesso aiutano a tenerci in contatto e farci sentire meno soli; c’è addirittura chi, così mi hanno scritto, sostiene che il telefono cellulare possa essere usato anche per… Telefonare! Incredibile!

Chi ha la fortuna e il dono di saper suonare uno strumento lo fa e magari posta in rete la propria perfomance, oppure lo fa dal balcone di casa propria; altri riscoprono il piacere della lettura e si accorgono che quegli strani oggetti ricoperti di polvere chiamati “libri” non sono poi così male; ci si sbizzarrisce ad inventare le cose più strane e possibilmente divertenti, si aiutano i bambini a disegnare e colorare milioni di arcobaleni carichi di speranza, si spera e si continua a combattere, insieme.

La riduzione dei consumi e dell’inquinamento.

L’hanno già scritto e lo stiamo scrivendo in molti, ma la Terra vista dallo spazio dopo alcuni mesi di CoVid 19 – lei sì, Madre Terra – ha un aspetto più sano. Sopra la Cina è diminuito del trenta per cento e presto sarà così anche sopra l’Europa.

Come se per il pianeta la vera infezione fossimo noi; non sono certo il primo a sostenerlo, ma danni nei suoi confronti ne abbiamo fatto davvero parecchi e gravissimi; in un certo senso è come se la Terra, visto che da decenni ce ne freghiamo di qualsiasi richiamo, allerta, avviso, come un severissimo insegnante ci avesse messo tutti quanti in castigo per prendere drastici provvedimenti; vi ospito, vi tollero – pare dire – e avete ricambiato con ogni sorta di nefandezza, illudendovi di poter fare ciò che più vi piace senza, alla fine, doverne pagare un prezzo; il prezzo, lo vediamo tutti in questi giorni e in queste ore, è invece altissimo, ma lei, Madre Terra, pare continuare a dire, per chi vuole ascoltare:

«Sono stata costretta, mi avete costretta a prendere provvedimenti drastici e immediati per rallentare la vostra folle corsa.»

Così, visto il fermo obbligato in intere nazioni di milioni di auto e altri mezzi, anche i consumi di combustibili fossili, che non sono inesauribili, tutt’altro, sono stati ridotti parecchio.

Le Messe in streaming dalle chiese vuote.

Per chi è credente, non è semplice accettare questa condizione che fino a “prima” sarebbe parsa semplicemente assurda; la nuova esigenza però così impone, per cui prima di ringraziare la tecnologia che ancora una volta lo permette, lodevole l’iniziativa di tanti sacerdoti che celebrano “in streaming” portando comunque le parole di conforto delle Scritture (e loro personali) a chiunque ancora una volta voglia ascoltare; con così tanto tempo a disposizione, forse anche qualche non credente ascolterà (se non ha già ascoltato) con maggiore attenzione, ma qui entriamo nel campo delle coscienze personali per cui chi scrive si tira rispettosamente indietro.

La riscoperta della solidarietà e dell’unità nazionale.

Non siamo in tempi di mondiali di calcio, pure sono spuntate sui balconi, accanto agli arcobaleni dei bambini,  le bandiere tricolore, mentre la canzone più cantata dalle persone normali è l’inno di Mameli; gesti e note carichi sì di retorica, ma necessari in questo momento difficilissimo, dove davvero sentirsi “fratelli d’Italia” è indispensabile, serve a darci coraggio l’un l’altro, perché nonostante la cialtroneria di pochi, a qualsiasi livello, le persone comuni nella nostra Storia quando è stato il momento di darci dentro sul serio l’hanno sempre fatto stupendo il mondo: l’esempio corrente sono le migliaia di medici, infermieri, personale medico – sanitario che continuano ad immolarsi negli ospedali e al quale ieri, non potendo fare altro, è stato rivolto un applauso comunitario sempre dalle finestre e dai balconi; ci sono poi migliaia e migliaia di piccoli gesti di solidarietà (penso a chi si è offerto di fare la spesa per persone impossibilitate ad uscire di casa, o ritirare ricette e analisi, pagare bollette e così via) quotidiana che non troveranno mai spazio sui titoloni dei giornali e quindi resteranno ignoti, ma lo si sta facendo, chi fa del bene lo fa in silenzio, ma c’è.

Conclusioni (temporanee):

Come scrivo spesso e non mi stancherò mai di ripetere, non sono esperto in nulla né mi permetto di “dar lezioni” a nessuno; scrivo ciò che penso, in base a ciò che vedo e sento; se qualcuno ha voglia di leggermi gliene sono grato, tutto qui. Ribadisco però continuo a sperare, perché possiamo uscirne e ne usciremo, il sole fuori c’è già, ma voglio smetterla presto di poterlo vedere solo dalla finestra.

Si va avanti, venceremos!

Davide De Vita

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