Manca il pane nel mio villaggio

mani che offrono pane

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché “manca il pane” nel nostro villaggio?

Perché questa pandemia sta paralizzando il mondo, in troppi non possono lavorare e quindi non hanno soldi per comprarlo.

Qui è anche peggio, perché la crisi economica c’era già, pesantissima, anche prima di quel coso lì, si quello sferico con le punte.

Si badi bene che chi scrive non è nessuno, sta solo mettendo per iscritto considerazioni e riflessioni che si agitano da giorni nella sua mente e se permettete nel suo cuore.

Quindi che si fa?

Si fa come si fa nei villaggi.

Ho spesso paragonato Iglesias ad un villaggio, ma in questo caso il paragone è in senso positivo: so per certo di molti gesti di solidarietà autentica già compiuti e che si continuano a compiere.

Dovremmo continuare su questa strada, ognuno per quanto può, come può.

Se possiamo permetterci una “spesa” pensiamo di lasciare una o una parte “sospesa” come si usa dire, per chi non ce la fa.

Lasciamola al nostro piccolo market di fiducia, o al Mercato Civico come è stato suggerito, oppure alle varie istituzioni, associazioni, enti, organizzazioni già presenti e operative da tempo in città o alla nostra parrocchia, sempre se e quando possibile e rispettando le regole.

In molti si stanno organizzando per il ritiro e la distribuzione a domicilio.

Credo che questa catastrofe ci stia offrendo l’opportunità di rivalutare cosa significhi vivere in una comunità tutto sommato non troppo grande – per questo “villaggio” ma, ripeto, nel senso migliore del termine – dove alla fine ci si conosce tutti o quasi.

Davvero qui e ora ci giochiamo la nostra dignità di esseri umani: proprio perché siamo “altro” da chi, oltre Atlantico, ha già le armi pronte – parlo proprio di fucili e pistole – da usare contro chiunque non gli vada a genio.

Ci sarà tempo per riprendere le schermaglie politiche, più che lecite in quanto diversità e dialogo anche serrato sono ricchezza.

Ora è tempo di guardare se e quanto chi vive ad un passo da noi ha bisogno e fare ciò che possiamo per dare una mano.

Così come è tempo di favorire in ogni modo medici e personale sanitario, anche facendo un passo indietro quando in una fila qualsiasi c’è qualcuno di loro.

Come in molti stanno ripetendo, non sono eroi, ma persone che tentano in mezzo a mille difficoltà di fare al meglio il loro lavoro.

Se ne abbiamo la possibilità, seguiamo il loro esempio e anche noi cerchiamo di fare al meglio il nostro: ora più che mai ne va del bene di tutti.

Come in un villaggio.

Stiamo a casa quanto è possibile, usciamo solo se assolutamente necessario, teniamo duro.

Auguri a tutti da un nessuno che ogni tanto prova a buttar giù due righe ma che oggi più che mai preferisce sperare piuttosto che sparare.

Davide De Vita

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