Vi avrei detto che. . .

Salve e chiediamoci un perché.

Come va, come state?

Eh, lo so, è dura per tutti.

Come recita un adagio ormai celebre di un personaggio di Jacopo Cullin:

« Eehhh, lo fa! »

Detto ciò, giusto per non cominciare troppo seri o peggio ancora seriosi, perché scrivo queste righe?

Perché se avessi avuto la possibilità di presentare “Absentia” come con i romanzi precedenti, le parole seguenti le avrei dette a voce, mi sarebbe piaciuto tanto ma, per come immaginavo la nuova presentazione, in questo periodo non è proprio possibile per i motivi che tutti sappiamo.

Perciò vi avrei detto che . . .

L’idea di scrivere una storia nella quale si mette in atto il furto del Breve ce l’ho da quando, tanti anni fa, proprio la signora Celestina Sanna me lo mostrò dopo aver ascoltato il motivo per cui mi interessava.

Ascoltai lei, quindi scrissi il racconto “Assedio”, arrivato in finale al Premio Nazionale di Letteratura “il Prione” del 1995 e pubblicato prima nell’antologia del concorso di quell’anno e poi nella mia “ragionata” “Crisalidi”.

Molti anni più tardi ebbi l’idea di “Emme”, del commissario Spiga e tutto il mondo narrativo che ci ruota intorno.

Non sapevo che la forza dei personaggi e della storia e delle storie sarebbe stata così forte da farmi scrivere non uno ma tre romanzi.

Prima che me lo chiediate: sì, credo di fermarmi per un po’ con tutti loro, quindi per ora la trilogia chiude il ciclo.

Per tornare ad “Absentia”, esperienze di vita, di lavoro, di conoscenze comuni mi hanno portato all’incontro con la dottoressa Daniela Aretino, alla quale sono e sarò sempre infinitamente grato.

Lei è una archivista paleografa di professione, una vera ricercatrice, attenta alle minuzie e ai dettagli, appassionatissima – oltre che esperta – di Iglesias e della sua Storia.

Il sottoscritto è un pasticcione, che si muove a tentoni, spesso prendendo clamorose cantonate: se è successo – spero di no – è solo colpa mia, mea culpa mea maxima culpa!

La Storia, dunque, con la “S” maiuscola, mi stava bene, anzi ne avevo bisogno per ambientarci la vicenda che piano piano si stava formando sia nella mia mente sia sullo schermo del pc.

Non mi bastava, mi servivano tante altre storie più piccole da intrecciare tutte insieme, per lasciare a voi, lettrici e lettori, il compito – spero piacevole – di . . . Districare la matassa.

Non mi bastava ancora: per dare ancora più verosimiglianza al nuovo thriller, mi venne in mente di inserirci personaggi esistenti, appena romanzati, riconoscibilissimi da chiunque viva ad Iglesias e la conosca un pochino.

Come leggerete il romanzo capirete di chi parlo.

La ricerca e la documentazione questa volta sono state belle robuste, non solo per la Storia e le storie, ma anche per dettagli tecnici di varia natura, per i quali sono grato, tra gli altri, a Pierpaolo Tacconi e Luca Silvestro, loro sanno molto bene perché.

La carissima amica, autrice, attrice e regista Nico Pusceddu, che dopo aver accettato di “diventare” signora Lisetta, mi ha aiutato tanto nel rendere le scene più teatrali, quindi – spero – di maggiore impatto emotivo e “drammatico”.

L’elenco dei ringraziamenti sarebbe lungo ma è presente alla fine del libro, probabilmente ho scordato qualcuno e me ne scuso, perché ora che il romanzo è nelle vostre mani mi rendo conto di aver passato gli ultimi due anni e mezzo a chiedere le cose più assurde (per loro. . . ) alle persone più… Impensate.

Insomma questo è un piccolo assaggio di quello che avrei avuto il piacere di dirvi se fosse stato possibile metter su – letteralmente “in scena” – la presentazione che avevo in mente, ma chi lo sa, magari qualcosa del genere prima o poi la faremo lo stesso.

In ogni caso, se ci sono altre domande dal pubblico . . . Sparate!

Grazie a tutti.

Sipario.

Davide De Vita

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