Gli scacchi e la mente

Buongiorno e chiediamoci un perché.
Come va, come state?
Pronti per il mare, ci siete già?
Bene, sono contento per voi, spero di andarci anch’io presto.

Sapete, non sapevo bene dove andare a parare stavolta, in quanto sono forzatamente a casa perché fermo col lavoro di badante per cui, sbrigate le faccende domestiche (la mia metà migliore lavora e rientra nel pomeriggio) la prima volta mi sono arreso davanti al foglio bianco e… Mi son messo a giocare a scacchi on line. Ci gioco tutte le sere, sulla piattaforma gratuita “lichess.org” dove partecipo dall’inizio dell’anno ogni lunedì e giovedì ad un torneo organizzato da un giocatore appartenente al “Paul Morphy Chess Club” di Livorno, il cui nickname è “Alorp” e che saluto e ringrazio insieme a tutti gli altri scacchisti che partecipano.
Mentre cercavo un’immagine da associare a questo pezzo, mi sono imbattuto in due articoli che parlavano dell’influenza psicologica che questo straordinario gioco ha sulla mente umana: secondo alcuni studi americani

“chi gioca regolarmente a scacchi ha aree del cervello maggiormente sviluppate rispetto a chi non ci gioca. Questo significa che giocare a scacchi rende più intelligente? Dipende… dipende da cosa intendiamo per intelligenza. In generale tutti i giochi sviluppano abilità psicologiche ed allenano il cervello, ma non tutti hanno la stessa qualità di “transfert” delle abilità. Transfert, in questo contesto non si riferisce all’aspetto clinico ma alla trasmissione di competenze da un dominio all’altro”


L’articolo rimanda ad un altro in inglese che trovate qui:


https://www.mic.com/articles/119332/how-chess-players-brains-are-different-from-everybody-else-s#.w6vICOQb9

Sicuramente tra chi legge c’è qualcuno che conosce l’inglese meglio di me, però credo di aver capito, in sostanza, che giocatori professionisti – tra tutti il norvegese Magnus Carlssen, allievo di Garry Kasparov e detentore del titolo di Campione del Mondo da alcuni anni – sviluppano col tempo (e il costante allenamento ed esercizio) alcune aree del cervello dedicate, per esempio, alle decisioni da prendere davanti a crisi o situazioni difficili.

Senza scomodare questi “mostri”, ricordo con grande piacere – e più di un pizzico di nostalgia – che anche ad Iglesias esisteva un circolo, era ospitato presso la sede dell’Avis in via Cagliari e si chiamava appunto “AviScacchi Iglesias”. Ne facevo parte e ho preso innumerevoli batoste (data la mia “consistenza” di gioco mi avevano appioppato il soprannome “Budino” …) ma anche imparato tantissimo. Il circolo ebbe tanti momenti di gloria nei tornei nazionali a squadre, con una campionessa italiana Under 16, Erika Pili, poi portò il Nobil Giuoco nelle scuole (anche in una dell’Infanzia, a Villamassargia) e mieté successi, ancora a squadre, in alcuni Campionati Italiani scolastici.
Ultimamente alcuni ex componenti dell’AviScacchi avevano ripreso ad insegnare il gioco e a preparare ed accompagnare nuovi giovani e giovanissimi giocatori ai tornei partendo da una nuova sede presso l’Associazione Remo Branca in via Roma.

Questo per quanto riguarda la storia degli scacchi legata ad Iglesias (sicuramente c’è tantissimo di più da raccontare, per cui mi scuso già da ora con gli interessati per errori, omissioni, imprecisioni che sono da attribuire esclusivamente a me) che, come scritto sopra, ricordo insieme con nostalgia e dispiacere, in quanto non solo mi piacerebbe si potesse riprendere, ma proprio si ricostituisse un circolo.
Mentre scrivo magari qualcosa “bolle in pentola” e non ne sono a conoscenza, quindi mi scuso di nuovo, anche se sono consapevole delle tante difficoltà esistenti per rimettere in piedi quel “sogno a sessantaquattro caselle” e che hanno portato in passato ad un… Triste finale.

Avrete visto la serie tv Netflix “La regina degli scacchi”, una delle serie più viste in assoluto durante la fase più acuta della pandemia. Anche quella ha contribuito tantissimo al rilancio del gioco, tanto che le iscrizioni ai siti specialistici subito dopo sono aumentate a dismisura.
In molti paesi gli scacchi sono insegnati a scuola, speriamo si concretizzino presto alcuni progetti di cui si parla da tempo anche in Italia.
Rimarrei a parlare di questo incredibile gioco (arte? scienza? Tutt’e tre?) che vede le sue origini perdersi nella notte dei tempi per ore, ma non voglio annoiarvi e poi. . . Devo prepararmi per il torneo di stasera, oggi è giovedì!

Davide De Vita

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