Il silenzio assordante della maggioranza “Si – Vax”

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché scrivere un pezzo come questo, proprio ora, quando siamo terrorizzati dalla nuova variante “Omicron” che – di fatto – allontana la speranza di uscire da quest’incubo globale?

Perché ho aspettato fin troppo a dire la mia, o non l’ho fatto con sufficiente convinzione.

Perché, a dirla tutta e fuori dai denti, i “No – Vax” mi hanno stancato, quello che avevano da dire l’hanno detto, perciò do voce, perdonate la presunzione, anche a chi – a occhio saremo suppergiù cinquanta milioni . . . – magari non se la sente o non ha voglia, o non ha più voglia, di esporsi.

Ho provato la via del dialogo, scontrandomi con un muro costruito coi mattoni dell’ignoranza e spesso dell’arroganza.

Sono stato additato come idiota, “servo del potere” (o del sistema) , di “Big Pharma” e via di questo passo, di frase fatta in frase fatta, senza mai – mai – avere una spiegazione ragionevole e ben argomentata a supporto di queste accuse.

E per favore, basta anche con Montagnier, sbandierato a destra e a manca come premio Nobel “No- Vax”:

Montagnier non ha fatto degli studi sull’efficacia dei vaccini per il Covid. Molti altri li hanno fatti. Sono vaccini di cui sono stati utilizzati 7 miliardi di dosi. Abbiamo visto una moria di persone vaccinate o una moria di persone malate di Covid?

Questo l’ha ribadito la biologa Barbara Gallavotti a “Dimartedì”, il programma di Giovanni Floris in onda su La7 rispondendo alla giornalista No – Vax Barbara Silenzi, ma lo sapevo già, l’avevo anche già scritto in un post precedente, lo stesso in cui ricordavo che Montagnier (Nobel per la medicina nel 2008 insieme a Francoise Barrè Sinoussi per la scoperta del virus dell’HIV) sosteneva che il Covid si sarebbe potuto curare col succo di papaya, pur non avendo mai pubblicato studi scientifici in merito. Non solo: è stato criticato da altri accademici per aver usato il suo status di Premio Nobel per «diffondere pericolosi messaggi riguardo la salute, al di fuori del proprio campo di competenza».

In soldoni: anche i premi Nobel, quando parlano “al di fuori del proprio campo di competenza”, possono sparare enormi cazzate.

Insomma, ho provato a ragionare con “loro”, come tante, tantissime altre persone.

Non coi Premi Nobel, coi No-Vax.

Conclusione? Inutile, tempo sprecato.

Salvo dal “mazzo” solo chi non si può vaccinare per evidenti – e dimostrati – motivi medici, patologici.

Quelli per “scelta” no, basta, non è più tempo, non è più ora.

Non posso accettare che si facciano “Covid – party” di proposito, con lo scopo di ammalarsi per poi ottenere il Green Pass una volta guariti, evitando così il vaccino. Il risultato effettivo di questa follia è il dilagare del virus, il contagio (una sola “g”, abbiate pietà della grammatica . . . ) non solo dei partecipanti, ma di amici, parenti, conoscenti o anche sconosciuti che di sicuro avrebbero preferito evitare tale scempio.

Oppure l’assurdità ridicola di chi evita il vaccino, gratuito, poi spende cento euro per comprarsi un green pass falso.

Poi l’idiota sono io? Ma anche no.

Ho fatto le mie due dosi di vaccino, sto bene, mi appresto a fare la terza.

Perché credo nella scienza e nella medicina: la prima, insieme alla tecnologia, mi consente di scrivere questo pezzo al pc e a voi di leggerlo. E – udite udite! – parte tutto, scusate la ripetizione, ma ancora attendo smentite, dal fatto che 2 + 2 è uguale a 4.

L’ ho capito persino io che in matematica sono un asino da sempre.

La seconda, la medicina, perché ha permesso a tutti noi, compresi i No-Vax, di arrivare fin qui.

Dimostratemi il contrario.

Ancora: qualche mese fa, ricordando che già allora circolavano migliaia – migliaia! – di video di “No-Vax” stra pentiti, filmati mentre erano intubati in terapia intensiva che consigliavano, supplicavano che ci si vaccinasse tutti, chiedevo, nel caso mi fosse sfuggito, un video di qualche “Si – Vax” che fosse passato dall’altra parte.

Uno, almeno uno.

Ancora aspetto di vederlo.

Serve che ci vacciniamo tutti, al più presto.

E’ stato detto più volte, forse da più di un anno, che in meno ci saremmo vaccinati e più il virus avrebbe circolato, avendo possibilità di mutare e rendersi più pericoloso: beh – “incredibile” eh ? – è andata proprio così. “Tanto tuonò che piovve”, afferma Galli, di cui potete pensare quello che volete, ma la citazione è ben più che azzeccata.

Che poi l’ Occidente grasso, opulento, se ne sia fottuto sia dell’Africa sia degli altri paesi poverissimi è assolutamente vero, ma non è una novità: abbiamo sempre fatto così, la Storia lo insegna ma preferiamo dimenticare e anche in fretta, voltandoci dall’altra parte, altrimenti il nostro enorme egoismo dovrebbe farci sprofondare dalla vergogna.

Mai come in questi ultimi anni avremmo dovuto capire che il pianeta – che è una sfera, spiacente, terrapiattisti, ma mi avete stufato anche voi – è uno e totalmente interconnesso, non è più possibile (non lo era già da tanto) dire “non mi riguarda” perché accade “lontano”.

Il virus se ne fotte dei confini e proprio come una razza aliena di intelligenza infinitamente superiore alla nostra muta, attacca, proprio quando – con incoscienza spaventosa – “abbassiamo la guardia”.

Beh gente, al momento l’unica barriera difensiva contro questa invasione è il vaccino, il resto è fuffa che la Storia ha già condannato.

Vacciniamoci. Vacciniamoci tutti.

Davide De Vita

Bordi strappati & filosofia varia

“Strappare lungo i bordi”, © Zerocalcare, su Netflix in questi giorni

Ciao a tutti e chiediamoci un perché.

Perché guardare “Strappare lungo i bordi”, cartone (riduttivo chiamarlo così, ma questo é) di Zerocalcare, nome d’arte del fumettista Michele Rech ( nato a Cortona, provincia di Arezzo, in dicembre del 1983, ma ultra “romanizzato” )?

Certo, non me la voglio tirare e confesso: perché se ne parla parecchio.

Altra confessione: conoscevo Zerocalcare solo per sentito dire, per cui questa è la sua prima opera che vedo, ascolto, “assorbo” per intero.

E mi è piaciuta, tanto. Un fumetto animato che per certi versi mi ha ricordato lo splendido Milo Manara di “HP e Giuseppe Bergman”, ma meno sognante – o forse sì, ci sono voli pindarici, a pensarci bene e la stessa figura dell’ “Armadillo – coscienza” ottimamente doppiato da Valerio Mastandrea non avrebbe sfigurato tra le bozze e i disegni di Fellini, giusto per citare un “nessuno”. . . Non è questa però la forza di una storia che in fondo è una storia come tante, però ben contestualizzata e dove persino un personaggio “senza spessore psicologico” (apparentemente) come il “Secco” ha il suo fascino. Sì, mi ha catturato e incuriosito dai primi due episodi oggi ho finito di vedere la serie, come ogni buon praticante di binge-watching (significa vedere un episodio dopo l’altro senza soluzione di continuità, ma in inglese fa più figo. . .) nonché abbonato a Netflix che, dati alla mano, non sbaglia un colpo ultimamente o forse negli ultimi anni.

Mi è piaciuta perché fingendo di interpretare un personaggio alter – ego che sembra incapace di dare un senso alla propria vita, Zerocalcare inserisce nella sua storia citazioni dotte e ragionamenti che starebbero benissimo in qualsiasi testo di filosofia, fino alla conclusione amara ma diretta senza essere ridondante.

Oserei citare la parola poesia.

Sono sicuro che se ne parlerà ancora parecchio ( beh, almeno fino alla messa in onda dell’ultima stagione de “La casa di carta” o – ma per quest’altra credo ci vorranno almeno un paio d’anni – della seconda di “Squid Game” ), in ogni caso ci sarà, almeno per il fumetto che un tempo si sarebbe detto “impegnato”, un prima e un dopo “Strappare lungo i bordi”.

© Davide De Vita

I due Re

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché Ian Nepomniachtchi, trentun anni, punteggio Elo massimo 2792, russo, vincitore del campionato russo di scacchi nel 2010 e nel 2020, numero 1 in Russia, uno dei pochissimi al mondo ad avere un record positivo contro Carlsen, di cui è stato secondo, sfiderà lo stesso Carlsen – trent’anni, norvegese, campione del mondo FIDE dal 2013, punteggio Elo più alto di tutti i tempi, numero 1 al mondo da oltre dieci anni, imbattuto per il numero record di 125 partite consecutive (tra il 2018 e il 2020) – a Dubai dal 26 novembre al 15 dicembre?

Prima di rispondere, alcuni chiarimenti per chi non ha troppa dimestichezza con i termini scacchistici: il “punteggio Elo”, che ricorda quello personale, per esempio, dei giocatori di tennis professionisti, è ormai fondamentale nel mondo delle sessantaquattro caselle, ma cerchiamo di spiegarci meglio:

l sistema di valutazione Elo è un metodo per calcolare i livelli di abilità relativi dei giocatori in giochi a somma zero come gli scacchi appunto. Prende il nome dal suo creatore Arpad Elo, un professore di fisica ungherese-americano.

Okay, e che sono i giochi a somma zero?

In “teoria dei giochi”, un gioco a somma zero descrive una situazione in cui il guadagno o la perdita di un partecipante è perfettamente bilanciato da una perdita o un guadagno di un altro partecipante in una somma uguale e opposta. Se alla somma totale dei guadagni dei partecipanti si sottrae la somma totale delle perdite, si ottiene zero

Il sistema Elo è stato originariamente progettato come un sistema di valutazione degli scacchi migliorato rispetto al sistema Harkness precedentemente utilizzato, ma successivamente è stato usato come sistema di valutazione per altri giochi e sport. Sono ispirati ad esso il punteggio del go, del backgammon, dello scarabeo, la classifica mondiale della FIFA nel calcio, le classifiche del baseball e del football americano così come i punteggi di “diplomacy” e altri giochi da tavolo. Cerchiamo di spiegare ancora meglio: il punteggio Elo di un giocatore è rappresentato da un numero che può cambiare a seconda del risultato delle partite classificate giocate. La differenza nelle valutazioni tra i due avversari in una partita serve per prevedere il risultato della partita stessa: ci si aspetta che due giocatori con lo stesso punteggio ottengano una vittoria nel 50% dei casi, mentre un giocatore il cui punteggio è 100 punti superiore a quello del suo avversario dovrebbe ottenere il 64% delle vittorie, che salgono al 76% se la differenza è di 200 punti Elo.

Dopo ogni partita, il giocatore vincente prende punti da quello perdente.

Qui ci arriviamo insieme e torniamo ai nostri eroi: vincere anche una sola partita ufficiale contro Carlsen, che ha il più alto punteggio Elo di tutti i tempi – sfiora i 3000 punti, quasi inimmaginabile! – basterebbe a far entrare qualsiasi giocatore nella storia degli scacchi.

C’era quasi riuscito Fabiano Caruana nel precedente assalto al titolo del norvegese, ma non ce l’ha fatta neanche lui.

Per rispondere finalmente alla domanda posta ad inizio articolo, per il prestigio che ha qualsiasi titolo mondiale, per entrare nella storia del gioco e per – ma questo è un piccolissimo dettaglio – i due milioni di dollari (avete letto benissimo, due milioni di dollari!) in palio. Si divideranno 60% al vincitore e 40% allo sconfitto in caso di vittoria netta, più varie frazioni in caso di prolungamento del match, patte e così via.

Questo è l’antipasto ragazzi, per il resto il bianco muove e . . .

© Davide De Vita

Fonti: Wikipedia, Chess.com

Letture scomode ma importanti.

“A proposito di niente”, autobiografia di Woody Allen

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché leggere “A proposito di niente”, autobiografia di Woody Allen? Perché, dopo che la mia metà migliore l’ha noleggiato in biblioteca e letto, me ne ha parlato e mi ha incuriosito. Molto. Per il personaggio in sé, per lo “scandalo” che l’ha comunque segnato e di cui sapevo poco o niente, perché – come ho scoperto sia leggendo lo stesso libro sia “mamma Wikipedia” – Amazon non lo distribuisce e tra Allen e Jeff Bezos c’è in ballo una causa da 80 milioni di dollari. Mi correggo al volo: sono andato a controllare e su Amazon c’è il libro disponibile. Forse si son messi d’accordo, tutti quei soldi non sono noccioline neanche per uno degli uomini più ricchi del pianeta! Per quanto mi riguarda non saprei neanche come si scrive una simile cifra per esteso, ma ce n’era abbastanza, ripeto, per incuriosirmi e – forse – per incuriosire chi avrà voglia e tempo di scorrere queste righe.

Allen – da quanto scrive ed ammette lui stesso – “giustissimo” non è: ma quale artista degno di tale nome non si è sempre trovato in bilico tra genio e follia? E chi è ciascuno di noi per determinare quali sono questi confini? Da qui però a certificare – ricordo che siamo in epoca di #metoo, perciò dare addosso all’ “orco” o presunto tale è molto “trendy” – che lo stesso Allen sia appunto il mostro pedofilo descritto dalla sua vendicativa – e non esattamente “giustissima” manco lei . . . – moglie Mia Farrow ce ne corre.

Allen non è Weinstein. Per quanto riguarda il secondo le prove – prove provate da indagini accurate – si sono accumulate negli anni, oltre alle sue stesse ammissioni di colpa. Nel caso di Allen, salvo sorprese delle ultimissime ore, prove provate non ce ne sono, non ne esiste neanche una e non è mai stato istruito neanche un processo. Mai. Nemmeno uno. Questo però la maggioranza delle persone non lo sa o non lo sapeva, me compreso.

Digressione personale: una delle cose che mi terrorizzava quando facevo il Capo Scout era sentirmi rivolgere un’orrenda accusa di quel tipo. Non mi è mai successo – si sarebbe saputo da uno o due nanosecondi dopo – e mi ritengo fortunatissimo, era altamente improbabile ma non impossibile: poteva succedere e sarei stato rovinato per sempre, anche se innocente. Chi avrebbe mai creduto alla mia disperata difesa? Torniamo ad Allen e alle sue idiosincrasie, le mie sono meno interessanti.

Il regista si è potuto permettere fior di avvocati a “millemila dollari l’ora” e con loro si è difeso dalle accuse. Ah, è venuto fuori, tra l’altro, che la sua – ancora – attuale moglie Soon – Yi non fosse minorenne quando si sono messi insieme, nonostante il contesto fosse a dir poco – questo sì – piuttosto complesso, però l’informazione principale, quella esatta, precisa, non è “passata”, perché l’urlo “all’orco! all’orco!” vende sempre molto di più, per cui è passata la falsa notizia opposta.

Tutto ciò porta inevitabilmente alla riflessione sulle varie “notizie” dalle quali siamo bombardati ogni giorno e che è sempre più difficile filtrare. Attenzione: “difficile” non vuol dire “impossibile”. Certo ci vogliono gli strumenti adatti, metodo, tempo, voglia di farlo. Qualcuno oserebbe chiamarla “cultura”, che li racchiude un po’ tutti, ma io ho ancora tantissimo da imparare, nonostante qualcosina. . . L’abbia imparata, ahimè un tantino tardi, forse troppo tardi, ma almeno ne sono consapevole. Sono consapevole, per esempio, che se non possiedo gli elementi per analizzare un testo e capirlo, beh . . . Non lo capisco e tendo a saltarlo o incazzarmi proprio perché non lo capisco!

Vi ricorda qualcosa o qualcuno?

Occhio che non parlo di chissà quali strumenti “astratti”: parlo anche di semplici parole. Se – soprattutto – non le ho mai lette prima, non le conosco e peggio ancora ignoro totalmente il loro significato come faccio a comprenderle?

E se di queste parole in un testo ne trovo parecchie?

Per tornare a noi, nel caso di Allen le informazioni, notizie o pseudo tali sono una valanga, “colorate” in un senso o nell’altro a seconda della provenienza. Personalmente – ma solo dopo aver letto il suo libro – tendo a credere più alla sua versione, perché mi sembra molto più dettagliata, avvalorata da indagini compiute da professionisti e pronunciamenti di magistrati che – vi invito a cercarli – non hanno mai trovato nulla di concreto da imputargli.

Mai.

Restano le accuse pesantissime della ex moglie e della figlia adottiva Dylan, ma – anche in questo caso ci sono molti pareri di esperti psicologi agli atti – la tesi oggi più accertata è che sia stata Mia Farrow, una sorta di manipolatrice seriale, ad “imbeccare” fin da bambina quella che oggi è ormai una donna, tra le più feroci accusatrici del regista.

Accuse, non sentenze.

Un caso molto controverso di cui si discuterà penso ancora per molto e sul quale, nel mio piccolissimo, ho voluto dire la mia, perché il diavolo, o presunto tale, non è mai così brutto come lo si dipinge.

Anche se esercita un fascino pazzesco!

Davide De Vita