Letture scomode ma importanti.

“A proposito di niente”, autobiografia di Woody Allen

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché leggere “A proposito di niente”, autobiografia di Woody Allen? Perché, dopo che la mia metà migliore l’ha noleggiato in biblioteca e letto, me ne ha parlato e mi ha incuriosito. Molto. Per il personaggio in sé, per lo “scandalo” che l’ha comunque segnato e di cui sapevo poco o niente, perché – come ho scoperto sia leggendo lo stesso libro sia “mamma Wikipedia” – Amazon non lo distribuisce e tra Allen e Jeff Bezos c’è in ballo una causa da 80 milioni di dollari. Mi correggo al volo: sono andato a controllare e su Amazon c’è il libro disponibile. Forse si son messi d’accordo, tutti quei soldi non sono noccioline neanche per uno degli uomini più ricchi del pianeta! Per quanto mi riguarda non saprei neanche come si scrive una simile cifra per esteso, ma ce n’era abbastanza, ripeto, per incuriosirmi e – forse – per incuriosire chi avrà voglia e tempo di scorrere queste righe.

Allen – da quanto scrive ed ammette lui stesso – “giustissimo” non è: ma quale artista degno di tale nome non si è sempre trovato in bilico tra genio e follia? E chi è ciascuno di noi per determinare quali sono questi confini? Da qui però a certificare – ricordo che siamo in epoca di #metoo, perciò dare addosso all’ “orco” o presunto tale è molto “trendy” – che lo stesso Allen sia appunto il mostro pedofilo descritto dalla sua vendicativa – e non esattamente “giustissima” manco lei . . . – moglie Mia Farrow ce ne corre.

Allen non è Weinstein. Per quanto riguarda il secondo le prove – prove provate da indagini accurate – si sono accumulate negli anni, oltre alle sue stesse ammissioni di colpa. Nel caso di Allen, salvo sorprese delle ultimissime ore, prove provate non ce ne sono, non ne esiste neanche una e non è mai stato istruito neanche un processo. Mai. Nemmeno uno. Questo però la maggioranza delle persone non lo sa o non lo sapeva, me compreso.

Digressione personale: una delle cose che mi terrorizzava quando facevo il Capo Scout era sentirmi rivolgere un’orrenda accusa di quel tipo. Non mi è mai successo – si sarebbe saputo da uno o due nanosecondi dopo – e mi ritengo fortunatissimo, era altamente improbabile ma non impossibile: poteva succedere e sarei stato rovinato per sempre, anche se innocente. Chi avrebbe mai creduto alla mia disperata difesa? Torniamo ad Allen e alle sue idiosincrasie, le mie sono meno interessanti.

Il regista si è potuto permettere fior di avvocati a “millemila dollari l’ora” e con loro si è difeso dalle accuse. Ah, è venuto fuori, tra l’altro, che la sua – ancora – attuale moglie Soon – Yi non fosse minorenne quando si sono messi insieme, nonostante il contesto fosse a dir poco – questo sì – piuttosto complesso, però l’informazione principale, quella esatta, precisa, non è “passata”, perché l’urlo “all’orco! all’orco!” vende sempre molto di più, per cui è passata la falsa notizia opposta.

Tutto ciò porta inevitabilmente alla riflessione sulle varie “notizie” dalle quali siamo bombardati ogni giorno e che è sempre più difficile filtrare. Attenzione: “difficile” non vuol dire “impossibile”. Certo ci vogliono gli strumenti adatti, metodo, tempo, voglia di farlo. Qualcuno oserebbe chiamarla “cultura”, che li racchiude un po’ tutti, ma io ho ancora tantissimo da imparare, nonostante qualcosina. . . L’abbia imparata, ahimè un tantino tardi, forse troppo tardi, ma almeno ne sono consapevole. Sono consapevole, per esempio, che se non possiedo gli elementi per analizzare un testo e capirlo, beh . . . Non lo capisco e tendo a saltarlo o incazzarmi proprio perché non lo capisco!

Vi ricorda qualcosa o qualcuno?

Occhio che non parlo di chissà quali strumenti “astratti”: parlo anche di semplici parole. Se – soprattutto – non le ho mai lette prima, non le conosco e peggio ancora ignoro totalmente il loro significato come faccio a comprenderle?

E se di queste parole in un testo ne trovo parecchie?

Per tornare a noi, nel caso di Allen le informazioni, notizie o pseudo tali sono una valanga, “colorate” in un senso o nell’altro a seconda della provenienza. Personalmente – ma solo dopo aver letto il suo libro – tendo a credere più alla sua versione, perché mi sembra molto più dettagliata, avvalorata da indagini compiute da professionisti e pronunciamenti di magistrati che – vi invito a cercarli – non hanno mai trovato nulla di concreto da imputargli.

Mai.

Restano le accuse pesantissime della ex moglie e della figlia adottiva Dylan, ma – anche in questo caso ci sono molti pareri di esperti psicologi agli atti – la tesi oggi più accertata è che sia stata Mia Farrow, una sorta di manipolatrice seriale, ad “imbeccare” fin da bambina quella che oggi è ormai una donna, tra le più feroci accusatrici del regista.

Accuse, non sentenze.

Un caso molto controverso di cui si discuterà penso ancora per molto e sul quale, nel mio piccolissimo, ho voluto dire la mia, perché il diavolo, o presunto tale, non è mai così brutto come lo si dipinge.

Anche se esercita un fascino pazzesco!

Davide De Vita

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