Bordi strappati & filosofia varia

“Strappare lungo i bordi”, © Zerocalcare, su Netflix in questi giorni

Ciao a tutti e chiediamoci un perché.

Perché guardare “Strappare lungo i bordi”, cartone (riduttivo chiamarlo così, ma questo é) di Zerocalcare, nome d’arte del fumettista Michele Rech ( nato a Cortona, provincia di Arezzo, in dicembre del 1983, ma ultra “romanizzato” )?

Certo, non me la voglio tirare e confesso: perché se ne parla parecchio.

Altra confessione: conoscevo Zerocalcare solo per sentito dire, per cui questa è la sua prima opera che vedo, ascolto, “assorbo” per intero.

E mi è piaciuta, tanto. Un fumetto animato che per certi versi mi ha ricordato lo splendido Milo Manara di “HP e Giuseppe Bergman”, ma meno sognante – o forse sì, ci sono voli pindarici, a pensarci bene e la stessa figura dell’ “Armadillo – coscienza” ottimamente doppiato da Valerio Mastandrea non avrebbe sfigurato tra le bozze e i disegni di Fellini, giusto per citare un “nessuno”. . . Non è questa però la forza di una storia che in fondo è una storia come tante, però ben contestualizzata e dove persino un personaggio “senza spessore psicologico” (apparentemente) come il “Secco” ha il suo fascino. Sì, mi ha catturato e incuriosito dai primi due episodi oggi ho finito di vedere la serie, come ogni buon praticante di binge-watching (significa vedere un episodio dopo l’altro senza soluzione di continuità, ma in inglese fa più figo. . .) nonché abbonato a Netflix che, dati alla mano, non sbaglia un colpo ultimamente o forse negli ultimi anni.

Mi è piaciuta perché fingendo di interpretare un personaggio alter – ego che sembra incapace di dare un senso alla propria vita, Zerocalcare inserisce nella sua storia citazioni dotte e ragionamenti che starebbero benissimo in qualsiasi testo di filosofia, fino alla conclusione amara ma diretta senza essere ridondante.

Oserei citare la parola poesia.

Sono sicuro che se ne parlerà ancora parecchio ( beh, almeno fino alla messa in onda dell’ultima stagione de “La casa di carta” o – ma per quest’altra credo ci vorranno almeno un paio d’anni – della seconda di “Squid Game” ), in ogni caso ci sarà, almeno per il fumetto che un tempo si sarebbe detto “impegnato”, un prima e un dopo “Strappare lungo i bordi”.

© Davide De Vita

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