Il Gatto – Salvini e la Volpe – Di Maio: ogni favola è un gioco, ma…

Salvini Gatto e Di Maio Volpe

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Già.

Se vivessimo in una favola potremmo chiederci: perché ostinarci ad impiegare tempo, fatica e denaro nella preparazione nostra e/o dei nostri figli, facendoli studiare fino alla laurea?

Di più: perché affannarci, noi stessi, i nostri figli quando non i nostri nipoti, nella disperata ricerca di un’occupazione o nel tentativo di salvare quella che, a questo punto miracolosamente, ancora abbiamo?

Visti gli attuali, attualissimi esempi che ci giungono dalla favola che si vive lassù in alto (vedi la selva di microfoni fuori dallo studio del Quirinale due giorni fa che attendevano il Gatto e la Volpe) , non serve a nulla.

Soprattutto se, in tempi come questi dove nel paese che non è dei Balocchi ma potrebbe essere dei <<ciechi>> ( nel senso di chi non vuol vedere come stanno davvero le cose ), dove un guercio è re, si è dotati di una convincente parlantina (chi se ne frega dei contenuti, la platea ama sentirsi dire ciò che vuole sentire) e si è riusciti abilmente a scansare ogni tipo di lavoro degno di tal nome – o quasi – utilizzando la scalata in carriera politica anche per giustificare l’insuccesso negli studi prima e il non aver in sostanza mai lavorato poi, beh allora, come si diceva, perché sacrificarsi?

È inutile, ripeto: perché se ce l’hanno fatta loro, ce la può fare chiunque.

Come in una favola.

Salvo poi, piccolissimo dettaglio, fare i conti con la realtà e la Storia…

Beh, se la si conosce.

Per inciso: nemmeno io sono laureato – non mi basteranno altre quattro vite per finire di pentirmi di non aver proseguito gli studi: quando avevo tempo e possibilità mi mancava la voglia, lo dico proprio ufficialmente, mentre ora che ne avrei voglia e possibilità non ne ho il tempo – ma non ho mai pensato di candidarmi, nemmeno come consigliere comunale, giusto per lambire anche il tema locale, caldissimo in questi giorni nelle lande in cui vivo…

Loro due invece sì, loro, per citare Orwell, si sentono evidentemente più uguali degli altri, mentre è notizia di ieri o di poche ore fa che l’incarico al signor professor Conte non sia più così tanto sicuro, ma la telenovela prosegue…

Si diceva della realtà e della Storia: la realtà è che, per attuare i sogni espressi nel cosiddetto Contratto di Governo (volendomi fare del male, molto male, mi son letto, ma lo trovate ovunque in rete) ci vorrebbero più di cento miliardi di euro all’anno.

Sì, avete capito bene, non sono << cento da spalmare nei cinque anni di legislatura >> come ha affermato, durante una trasmissione tv, Beppe Grillo e non basterebbero mai i venti o trenta miliardi di una << normale finanziaria >> da lei citata.

Torniamo per un attimo al << caso Conte >>: non avevo mai sentito parlare di lui come penso la maggior parte degli italiani, ma era chiaro che, una volta ufficializzato il suo nome, avrebbe avuto tutti i riflettori puntati su di lui e gli avrebbero fatto le pulci.

Mentre si attendono chiarimenti sui suoi veri o presunti <<approfondimenti di studio >> in varie prestigiose università straniere, non mi sembra proprio il caso di prendersela contro di lui per un’onerosa cartella di Equitalia che – quella sì – parrebbe tra l’altro abbia pagato. Quattro quinti d’Italia sa cosa significhi, soprattutto se proprio a pagare non ce la si fa, per non dire di quanti, purtroppo, per una di quelle cartelle si sono tolti la vita (argomento dimenticato fin troppo in fretta da tutte le forze politiche).

Era altrettanto ovvio che avremmo avuto addosso gli occhi del mondo, nel quale esistono delle regole, delle leggi e dei trattati internazionali che, guarda un po’, vanno rispettati, altrimenti ci sono sanzioni e penali pesantissime che andrebbero ad aggravare il già quasi infinito debito pubblico… Non solo: anche la geologia ci insegna parecchio, perché non abbiamo materie prime (una quisquilia evidentemente secondo i nostri eroi…) e le nostre industrie principali sono di trasformazione dei materiali o comunque

Il Gatto e la Volpe tutte queste cose le sanno benissimo, nonostante fingano di essere in grado di contrastarle, non si sa bene come, ripeto anche dopo aver letto il loro << Libro dei Sogni >>.

Il Preside Mattarella prende ancora tempo, infastidito sia dal curriculum non troppo chiaro del professor Conte, sia dal nome dell’euro-scettico professore – questo sì di chiara fama – economista Savona, che proprio non gli va giù, mentre gli italiani, che lentamente si stanno rendendo conto che le elezioni, numeri alla mano, alla fine non le ha vinte nessuno, aspettano non si sa bene cosa, non si sa bene chi.

C’è il rischio che s’incazzino ancora di più, visto che sono (siamo) pure orfani della Nazionale ai Mondiali, con la quale ci saremmo ancora illusi di contare qualcosa nel Grande Gioco dell’Economia e della Politica globale.

I sogni prima o poi finiscono e la realtà è sempre dura da accettare, ma proprio con quella – e con la Storia come dicevo – bisogna sempre fare i conti.

Uno solo, un << Conte >> non basta.

Davide De Vita

Fonti: 

https://www.ilpost.it/2018/05/18/costo-programma-lega-movimento-5-stelle/

https://www.agi.it/fact-checking/costo_reddito_cittadinanza_abolizione_fornero_flat_tax-3912582/news/2018-05-17

Iglesias: Mauro Usai candidato sindaco.

Mauro Usai candidato sindaco di Iglesias

Buongiorno   e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ad Iglesias alle imminenti amministrative si potrebbe scegliere Mauro Usai (candidato con una propria lista, “Rinnova Iglesias”) come futuro sindaco?

È lui stesso a spiegarlo alla cittadinanza in una conferenza stampa dove presenta sé stesso in questa nuova veste (è il Presidente del Consiglio Comunale uscente) e i punti principali del suo programma politico.

Con la commovente presenza del nonno in prima fila (padre del mai dimenticato e notissimo sindacalista Siro), Usai si è scusato per non avere un microfono ma ha ugualmente illustrato la sua visione non solo di sindaco ma di amministrazione condivisa (ha ribadito più volte questo concetto) della città.

Rivendica quindi le cose ben fatte, a partire dalla promozione turistica di un certo livello che ha permesso ad Iglesias di affacciarsi sul mercato mondiale del settore, come testimonia l’Ufficio Turistico che non teme paragoni in materia di innovazione.

Affronta il tema scottante della disoccupazione e in quest’ambito “promette di non promettere”, ribadendo forte e chiaro che il comune non può dare posti di lavoro, mentre può impegnarsi a far sì che vengano create occasioni e possibilità di inclusione sociale, anche per mezzo di strumenti che si possono finanziare con i Fondi Europei.

Batte forte questo tasto dei Fondi Europei, ai quali non si sarebbe e non si potrebbe accedere senza un bilancio in ordine e virtuoso, che si deve – ringrazia pubblicamente il sindaco uscente Emilio Gariazzo – al lavoro dell’amministrazione uscente.

Cita il proseguimento dei lavori per la realizzazione del Centro Intermodale, che confermerà ad Iglesias il ruolo di snodo centrale per la viabilità del territorio del Sud Ovest sardo.

Parla della possibilità di creare rete anche per quanto riguarda i vari uffici e la possibilità di snellire quelle pratiche burocratiche così snervanti e antipatiche a tutti, con l’obiettivo di facilitare l’ottenimento di quei documenti indispensabili anche per la sola ricerca di un lavoro.

Si dichiara pubblicamente favorevole al mantenimento del Polo Industriale di Porto Vesme, ma nel rispetto totale delle attuali norme vigenti, soprattutto in materia ambientale, senza per questo mettere in secondo piano il turismo: anzi, secondo Usai i due settori possono marciare di pari passo.

Sempre per quanto riguarda l’ambiente, parla delle bonifiche dei vari territori che interessano aree comunali e limitrofe e auspica il proseguimento di una politica comune tra i vari attori interessati, quali lo stesso Comune, Igea, Parco Geominerario: grazie ad accordi presi intorno ad un tavolo, infatti, è stato possibile riaprire Porto Flavia o la Grotta Santa Barbara, per citare le attrattive turistiche più note, ma c’è ancora molto da fare.

Rivendica quanto è stato fatto per le politiche giovanili citando le varie edizioni dell’“N2 Week”, durante le quali studio, sport, spettacolo e arte si sono fuse in quello che è già diventato un valido centro di aggregazione e a favore del quale sono previsti investimenti importanti.

Ribadisce più volte che è suo intento costruire ponti e non muri, ma allo stesso tempo vuole fare appello al cuore e all’intelligenza delle persone e non sfruttare la rabbia, la “pancia” degli sfiduciati e di chi ha già espresso un voto di protesta oppure non ha votato e non ha più intenzione di farlo.

Proprio a queste persone si rivolge, a chi non crede più nella politica con la “P” maiuscola, illustrando la sua intenzione di aprire le porte del “palazzo” per un’amministrazione che vorrà essere la più trasparente possibile, anche con l’apporto di eccellenze, competenze ed esperienze che Iglesias ha già e che non è giusto ignorare.

Per questo propone l’istituzione di una Conferenza Permanente di esperti geologi, tecnici ed esperti nei vari settori da consultare prima di affrontare i vari problemi del territorio.

Non si sottrae ma affronta di petto il rovente argomento sanità: spiega ancora una volta che non solo gli attori interessati in questo caso sono diversi, a partire dalla Regione Sardegna, ma che le esigenze sono cambiate negli ultimi anni e che Iglesias è destinata a diventare anche in questo settore parte di una rete sanitaria più articolata nel territorio e adatta a queste stesse nuove esigenze. Questo senza escludere che il lavoro all’interno del CTO (di cui cita il recentissimo crollo avvenuto in una parte dell’edificio) deve essere assolutamente ripreso e ultimato nonostante questo non dipenda direttamente dal Comune.

Non ci sono temi più importanti l’uno dell’altro, per Usai, che parla anche delle frazioni e delle loro esigenze: cita per esempio san Benedetto dove non funziona ancora nemmeno il telefono, ma non dimentica le altre, con problemi di collegamento come Nebida o Bindua.

Conclude con la speranza e l’intenzione di lavorare sodo per riportare ad Iglesias intelligenze e competenze, commuovendosi al pensiero di tante sue amiche e amici che sono dovuti emigrare per cercare lavoro, data la crisi che tutti stiamo vivendo da decenni.

Conclude abbracciando il sindaco uscente e poi il nonno, in un ideale – molto più umano che politico ma comunque tutto iglesiente – passaggio di consegne tra generazioni che non può che far ben sperare.

Davide De Vita

Iglesias 2018: lettera aperta al futuro signor sindaco (o signora)

Immagine per lettera aperta al futuro sindaco

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Chiediamocene tanti, non smettiamo mai: è l’unico, pacifico strumento che abbiamo – dando gambe e sostanza, o fondi o per essere ancora più chiari soldi alle idee – per provare a cambiare e migliorare il mondo, cominciando per esempio dalla nostra piccola grande città.

Questa perciò è una lettera aperta al futuro sindaco di Iglesias, chiunque esso sia, di qualsiasi colore o orientamento, uomo o donna, di cui come sempre mi assumo la totale responsabilità e rivendico unica proprietà intellettuale.

Solita doverosa premessa: le mie simpatie politiche sono note, ma in questo caso specifico non hanno molta importanza, la lettera è rivolta alla persona che ricoprirà il ruolo e riguarda naturalmente i problemi della città, stra – noti a tutti.

Lavoro (o meglio assenza di esso), sanità (nota dolentissima), difficoltà nel e per il commercio in grave sofferenza, ricadute nel bene e nel male delle scelte industriali (prese a livelli più alti di quello strettamente comunale e/o territoriale) sono temi (come si dice oggi) o problemi (come si sono sempre chiamati) di difficile soluzione e che purtroppo ci trasciniamo da anni, nonostante sia stato tentato di contrastarli da destra, da sinistra, dal basso, dall’alto, di fianco e di striscio.

Senza tralasciare, per stare sempre “a casa nostra” i problemi delle periferie e delle frazioni, fin troppo spesso lasciati in secondo se non addirittura terzo piano…

Oppure la maggiore valorizzazione delle tante eccellenze che la nostra città vanta per esempio in ambito sportivo.

Chi scrive non ha bacchette magiche di sorta e ritiene che non le abbia nessuno, ma crede che l’impegno di chiunque indossi a breve la fascia tricolore non possa prescindere dall’occuparsi – possibilmente a tempo pieno – dei temi suddetti.

Non credo nemmeno però che si debba negare quanto di buono è stato fatto ultimamente in materia di promozione culturale e turistica a trecentosessanta gradi: i dati parlano chiaro, i numeri anche e un’eventuale inversione di tendenza significherebbe fare non uno ma parecchi passi indietro.

Ritengo infatti che la suddetta promozione  – di ampio respiro come non s’era mai vista prima – insieme a quella culturale, che ha radici profonde nella Storia della città ma non solo, alimentata dalla passione di tantissime persone e associazioni nate, sviluppatesi e prosperate dentro, intorno e fuori le mura, possa continuare a viaggiare di pari passo con l’impegno nel contrasto alla povertà (altro triste tema che non si può ignorare) e al far fronte ai temi ricordati più sopra.

Compito arduo e di difficile realizzazione, lo ammetto, ma – forse – raggiungibile se si trova – o si vuol trovare – un maggiore equilibrio negli sforzi, negli intenti, in quello stesso impegno di cui si parlava in precedenza.

La perfezione naturalmente non è di questo mondo e tanto si può correggere e migliorare, ma non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca…

Iglesias può essere e fare molto, noi suoi abitanti possiamo essere migliori e fare tantissimo, in quanto anche noi siamo – se lo vogliamo – ricchezza.

Non ci sono segreti, si tratta di rimboccarsi le maniche ognuno per quanto gli compete e per quanto crede e ama questa città, possibilmente nel rispetto reciproco della e delle persone e della diversità di idee e di vedute.

Ovviamente, caro futuro signor sindaco o signora sindaco, ognuno di lor signori ha la sua veduta e come tale la rispetto, seppur differente dalla mia, però questa fino a prova contraria è ancora una democrazia vissuta, per cui da elettore come tutti gli altri (non ho alcuna ambizione, non mi sento né migliore né peggiore) rispetterò – com’è giusto – il responso delle urne.

Quel che mi preme, non mi stancherò mai di dirlo o scriverlo, è il futuro – anche immediato – di questa città, in quanto mi sento debitore nei confronti delle nuove generazioni, poiché probabilmente – mea culpa mea maxima culpa – avrei potuto fare di più e meglio e non l’ho fatto.

Ho ancora speranza però: quelle stesse nuove generazioni hanno uno sguardo più ampio e aperto sul mondo, prospettiva che io a vent’anni non avrei nemmeno potuto immaginare e si danno da fare, parecchio, in tutti i campi come da tempo non succedeva: c’è interesse, c’è partecipazione e questo non può che far piacere, così come un rinnovato confronto politico purché, seppure acceso, non scada solamente nel mero e sterile insulto contro l’avversario di turno.

Ecco, questo sì, questo lo chiedo proprio esplicitamente, caro futuro signor sindaco, cara futura signora sindaco: qualunque sia la sua veduta, la trasformi in visione e guardi lontano, molto lontano, anche fuori dal nostro orticello o, per restare in casa nostra, dal perimetro delle mura pisane 😉

Ne guadagneremo tutti, ne trarrà giovamento la città che amiamo e dove viviamo insieme ai nostri figli.

Davide De Vita

38° parallelo… 2018

incontro leader coreani

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Chiediamocene più di uno, a dire il vero, ma cominciamo dal più importante, sia dal punto di vista della cronaca sia da quello della Storia, sì, proprio quella con la “S” maiuscola.

Perché è così importante ciò che è accaduto in queste ore?

Tutti i notiziari hanno aperto, infatti, con la notizia dello storico incontro tra i leader delle due Coree, Kim Jong-Un e il meno noto al grande pubblico Moon Jae-in, con grande impiego – tutto orientale – di innumerevoli simboli dai molteplici significati ma che pare proprio pongano fine all’ultimo strascico della Guerra Fredda e preparino la strada per una riunificazione ora non più impensabile.

Non sarebbe male rileggere almeno in sintesi cosa fu la Guerra di Corea, per cui rimando alla nota a piè di pagina come sempre fornita dalla premurosa mamma Wiki[1], ma facciamo invece un giochino di ipotesi e supposizioni, noi umili mortali che per non saper né leggere né scrivere, come si usa dire, amiamo fantasticare…

Ma non troppo.

Ora, con tanti saluti alla concezione marxista delle masse capaci di sconvolgere il corso della Storia di cui sopra, non è proprio così: la Storia la fanno gli uomini, con alterne fortune, con l’enorme, fondamentale appoggio del … Vil denaro.

Per quanto le varie ideologie abbiano cercato di cambiare le cose, sono gli interessi economici (insieme a quelli strategico-militari) che hanno sempre determinato le svolte concrete del destino dell’umanità: che poi gli spaventosi squilibri degli stessi abbiano creato miliardi di poveri e poverissimi è, purtroppo, un’altra tristissima realtà ma, al momento, non si vede all’orizzonte un modo concreto di migliorare le cose, se non alcune utopie di veramente difficile realizzazione.

Tornando alle nostre fantasticherie geopolitiche, secondo chi scrive Trump non è quel cafone, ignorante, rozzo e destabilizzante uomo della tv che ci si vuole far credere: oppure, magari lo è, ma non è stupido e – soprattutto in queste recenti fasi del suo mandato presidenziale – è stato quanto meno consigliato egregiamente.

Già, perché nei giorni di Pasqua ha mandato più o meno in segreto il capo della CIA Mike Pompeo a fare quattro chiacchiere con Kim, dopo che lo stesso era stato ospitato in Cina.

Ora, per farla breve: i rapporti economici – enormi – tra la Cina e gli Stati Uniti sono troppo importanti per essere sacrificati in nome dei capricci del giovane leader; poi: Pompeo deve aver spiegato in maniera molto pragmatica allo stesso Kim che se avesse continuato a rompere le scatole la Corea del Nord sarebbe sparita dalla carta geografica mondiale (il potenziale militare statunitense è spaventosamente… Convincente) con la benedizione della stessa Cina, che si sarebbe vista sollevata da un problema. Già, perché al momento solo la stessa Cina continuava a “dar da mangiare” alla poverissima (e isolata dalle sanzioni internazionali) Corea del Nord.

Così, non è fantapolitica immaginare che le cose siano andate più o meno così, anche in vista del nuovo, storico incontro proprio tra Kim e Trump.

Quest’ultimo avoca a sé il merito di questo innegabile successo diplomatico e, per quanto possa esserci indigesto, probabilmente ha ragione.

La Cina ne gioverà anche di più, perché in cambio di questa benevola supervisione, molto probabilmente otterrà l’alleggerimento della presenza militare nell’area.

Certo, altre, troppe aree del mondo sono ancora in fiamme, ma in questi giorni, lungo il celeberrimo 38° parallelo si è davvero respirata un’aria di pace, fino a pochissimo tempo fa impensabile.

Davide De Vita

[1] La guerra di Corea (conosciuta in Corea del Nord come 조국해방전쟁, Choguk haebang chŏnjaeng; in Corea del Sud come in 한국전쟁, Hanguk jeonjaeng; in inglese Korean War) fu il conflitto combattuto nella penisola coreana dal 1950 al 1953. Essa determinò una delle fasi più acute della Guerra fredda, con il rischio di un conflitto globale e il possibile utilizzo di bombe nucleari.

La guerra scoppiò nel 1950 a causa dell’invasione della Corea del Sud, strettamente alleata degli Stati Uniti, da parte dell’esercito della Corea del Nord comunista. L’invasione determinò una rapida risposta dell’ONU: su mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU, gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 Paesi, intervennero militarmente nella penisola per impedire una rapida vittoria delle forze comuniste. Dopo grandi difficoltà iniziali, le forze statunitensi, comandate dal generale Douglas MacArthur, respinsero l’invasione e proseguirono l’avanzata fino ad invadere gran parte della Corea del Nord. A questo punto però intervenne nel conflitto anche la Cina comunista, mentre l’Unione Sovietica inviò segretamente moderni reparti di aerei che contribuirono a contrastare l’aviazione nemica. Le truppe statunitensi, colte di sorpresa, vennero costrette a ripiegare in Corea del Sud, perdendo tutto il territorio conquistato.

La guerra quindi si arrestò sulla linea del 38º parallelo dove continuò con battaglie di posizione e sanguinose perdite per altri due anni fino al precario Armistizio di Panmunjeom che stabilizzò la situazione e confermò la divisione della Corea.

Durante il conflitto coreano, la Guerra fredda raggiunse uno dei suoi momenti più critici, e sorsero anche gravi contrasti politici all’interno della dirigenza statunitense che culminarono nella destituzione da parte del presidente Harry Truman, del generale MacArthur a causa delle idee eccessivamente bellicose del militare e dei suoi propositi di utilizzare bombe atomiche contro il territorio cinese.

Il numero delle vittime causate dal conflitto è stimato in 2 800 000 tra morti, feriti e dispersi, metà dei quali civili.

 

“Liberi di Volare” presenta “Una Miniera di Talenti”

studio collage per articolo Miniera di talenti

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, anziché puntare i riflettori su quello che non va riguardo ai ragazzi, agli adolescenti della tormentata epoca in cui viviamo, non si prova, invece, a prestare occhi e orecchie a quanto di buono hanno da offrire a noi e al mondo?

E’ la scommessa fatta dall’Associazione “Liberi di Volare – Scrittori Iglesienti” che ieri sera, domenica 22 aprile ad Iglesias, presso i locali di via Sarcidano 14 (ex erboristeria, gentilmente concessa ancora una volta come tante altre in precedenza dagli attuali proprietari, che la stessa associazione sentitamente ringrazia) ha proposto insieme ad alcune autrici ed un autore rappresentanti di quella che, come recitava il titolo della manifestazione, è una vera e propria “Miniera di Talenti”, in questo caso letterari.

Come ha sottolineato il presidente dell’Associazione, Marco Cocco, davanti ad una sala gremita di pubblico, ieri:

<< È successo qualcosa di bello e grande: dei ragazzi, degli adolescenti hanno accettato con grande e inaspettato coraggio di confrontarsi con un pubblico adulto, venendo a patti con le proprie paure, la propria timidezza, le insicurezze tipiche della loro età ed esporre – attraverso i loro racconti – le proprie idee, le proprie aspettative, le proprie idee sul presente e sul futuro, per esempio sulla società e sulla scuola.  Peccato per chi non c’era.>>

Così Federico Manis, Sonia Martinelli, Valentina Scema e Sara Saragat hanno parlato ognuno del proprio racconto (tutti pubblicati sull’antologia del Primo Premio Letterario Vera Caproni, in vendita presso l’Associazione) ma anche dei propri gusti e delle proprie fascinazioni letterarie, che vanno dai classici greci a Pirandello, da Ungaretti a Montale ma senza tralasciare i più moderni Palahniuk [1] o Joanne Rowling [2] o Antoine de Saint-Exupery[3] e passando da Jane Austen[4] e Oscar Wilde[5] solo per citare i nomi più noti al grande pubblico.

Si scopre così che questi ragazzi, assolutamente normali e non “secchioni” come si potrebbe pensare, hanno coltivato la passione della lettura – indissolubile da quella per la scrittura – fin da molto piccoli e da allora sperimentano quanto lo scrivere sia strumento altro e alto per proporre prima a sé stessi e poi ad un eventuale pubblico sensazioni, sentimenti, sensazioni ma anche rabbia e frustrazioni (così in un certo modo esorcizzate) altrimenti difficilmente esprimibile.

Usano i social questi ragazzi?

Certo, sono figli del loro tempo ed è normale che lo facciano, avendo però – forse – una consapevolezza maggiore della loro natura di strumenti dei quali non abusare.

Vorrebbero maggiore attenzione – nella scuola – alle materie letterarie, di cui hanno scoperto e testimoniano la ricchezza spesso ignorata, o quasi nascosta da – ahimè – spiegazioni noiosissime e prive di passione…

Ci raccontano che nei libri hanno cercato, scoperto, trovato anche più livelli di interpretazione, magari mutati e mutuati con il passare del tempo e il loro passare da bambini a, appunto, adolescenti e/o giovani donne e uomini.

Possiamo, in conclusione, definire questi ragazzi dei piccoli geni?

No.

Alcuni di loro non si vedono per niente, in futuro, scrittrici o scrittori: sono solo persone in crescita verso una maturità già ora più consapevole, che hanno probabilmente una marcia in più rispetto ai loro coetanei: una passione bifronte (lettura & scrittura) per la parola scritta, non importa con quale mezzo.

Come si diceva in apertura e recita il titolo della manifestazione, appunto, una vera e propria “Miniera di Talenti”.

Davvero, peccato per chi non c’era.

Davide De Vita

[1] Chuck Palahniuk, all’anagrafe Charles Michael Palahniuk (Pasco, 1962), è uno scrittore e giornalista freelance  statunitense. Il suo primo romanzo Fight Club (1996) è diventato un best-seller dopo l’uscita del film omonimo del 1999, diretto da David Fincher.

[2] La sua fama è legata alla serie di romanzi di Harry Potter, che ha scritto firmandosi con lo pseudonimo J. K. Rowling (in cui “K” sta per Kathleen, nome della nonna paterna), motivo per cui la scrittrice è spesso indicata impropriamente come Joanne Kathleen Rowling

[3] Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, meglio conosciuto come Antoine de Saint-Exupéry (Lione, 29 giugno 1900 – mar Mediterraneo, presso l’Île de Riou, 31 luglio 1944), è stato uno scrittore e aviatore francese.

 [4] Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817) è stata una scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa neoclassica nonché tra le autrici del panorama letterario del Regno Unito e mondiale più famose e conosciute: ricordiamo tra tutte le sue opere “Orgoglio e pregiudizio”.

[5] Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, noto come Oscar Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900), è stato uno scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese; tra le sue opere più famose: “Il ritratto di Dorian Gray”

Recensioni: “Il conte Ugolino” di Cristiano Niedojadko

immagine composta per recensione ugolino

Questa recensione è stata pubblicata in precedenza su TeleGM24, quindi sulla pagina Facebook << De Vita autore>> ed è ora recuperata per l’archivio personale dello stesso autore. 

Buongiorno e chiediamoci un perché: per esempio, perché ad Iglesias ormai da decenni siamo affascinati dal Medioevo?

Perché ci piacerebbe avere, storicamente, un passato illustre e, dunque, nobili origini, come si usa dire.

Il vostro umile scrivano non entrerà nel merito, riconosce di non averne la capacità né la preparazione, ma qualcun altro sì, eccome se ce l’ha, unita alla dote innata del saper raccontare storie.

“Il conte Ugolino” di Cristiano Niedojadko è un bellissimo esempio, una sintesi di quanto appena scritto, con la piacevole aggiunta di uno stile di scrittura del tutto personale.

Per chi conosce un minimo di Storia il più noto (grazie o a causa dei celebri versi danteschi, presenti in appendice) dei Donoratico della Gherardesca potrebbe apparire privo di sorprese o fascino, invece non è così.

Quello dipinto con maestria da Niedojadko è un uomo del suo tempo, quel tredicesimo secolo fecondo di avvenimenti e sconvolgimenti che avrebbero posto le basi, in Italia e non solo, di moltissime e travagliate vicende.

Partendo dal presente in mountain bike, di cui l’autore è appassionato, dalla valle del Cixerri o dalle grotte di san Giovanni presso Domusnovas, i due ruote diventa una sorta di macchina del tempo, il suddetto Cixerri torna ad essere l’antico Sigerro, Iglesias Villa Ecclesiae.

Si diceva della Storia: i dettagli, le armi e i luoghi, i particolari architettonici o il nome di determinate formazioni da battaglia sono citati, senza pedanteria inutile, al momento giusto e senza intralciare la storia, quella di Ugolino appunto e della sua umanità.

Piena di pregi e difetti, forse condannabile con gli occhi del presente, ma perfettamente inquadrata e plausibile in quel contesto, sia storico sia sociale: ecco così le pulsioni primordiali e la brama di potere, il sospetto e l’intrigo, i rovesciamenti di fronte e i cambi di “casacca”, ghibellino che parteggia per i guelfi, prima con l’imperatore e poi col Papa, a stringere alleanze con alti prelati che si riveleranno più maligni del demonio stesso…

La famiglia, i figli, i nipoti, i figliastri, Pisa e la lotta senza quartiere contro Genova sfociata nella disfatta della battaglia della Meloria, anche questa mostrata con taglio quasi cinematografico.

Niedojadko racconta, mostra, fa vedere e non annoia, mai, fino all’epilogo quasi epico.

Ci offre uno spaccato di vita medievale originalissimo, in un crescendo che lascia sempre in primo piano le storie di uomini e donne, a cominciare certamente dallo stesso Ugolino, con la Storia a far da cornice, senza “ingombrare” o pesare.

Un libro da gustare come un buon vino, che ad Iglesias, legati come siamo a quella Storia e a quelle storie, dovremmo proprio leggere.

Il romanzo è disponibile previo contatto con l’autore.

Davide De Vita

Siria, USA, Russia: can che abbaia…

Siria aprile 2018

(foto ANSA)

Salve, come va? È un po’ che non ci si legge, eh? Beh, ero – e sono – impegnato a scrivere anche altro 😉

Venti di guerra, ancora una volta e tanto per cambiare in Medio Oriente, sì sì, la Siria ovviamente.

Partiamo con la nostra piccola riflessione, dunque: buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché – credo – difficilmente una guerra indiretta tra Stati Uniti e Russia ci sarà davvero?

Perché, come si usava dire un tempo facendo i semplici conti della serva, una guerra guerreggiata in grande stile, con missili e bombardamenti ulteriori, costa, costerebbe moltissimo.

Trump è prima di tutto un uomo d’affari, per cui l’ultima delle cose che vuole è perdere soldi, nonostante il suo sbraitare a destra e a manca.

Sull’altro fronte, Putin è tatticamente parecchio in vantaggio: da tempo non solo si è dichiaratamente schierato accanto ad Assad, ma ha anche impiegato sul campo uomini e mezzi, sul terreno e sullo spazio aereo, favorito dal palese disinteresse della comunità internazionale riguardo al massacro dei siriani – in primis l’inesistente, insignificante Europa – che muoiono (non è più il caso, dopo sette anni di combattimenti e bombe di ogni genere, in una nazione frammentata e in mano non si sa più bene a chi tante sono le fazioni e i gruppi in campo, filo Assad, ribelli, Isis o simpatizzanti e/o fiancheggiatori dell’uno o degli altri, di scrivere “sopravvivono”) ad ogni minuto, mentre noi assistiamo tranquilli a cose estremamente più importanti come la rabbia di Buffon dopo la sconfitta in Champion League della Juventus, o l’italianissimo e gattopardesco – quanto inutile – giro di valzer dei nuovi capi politici “vincenti” alle elezioni del 4 marzo intorno al povero Mattarella e, a parole, ci diciamo indignati quando tra una pubblicità di cibo per gatti e una di materassi a memoria di forma c’imbattiamo nell’ennesima immagine di un padre con in braccio il proprio bambino, morto smembrato da una bomba, una delle innumerevoli che da sette anni, nella nostra totale, reale indifferenza (le chiacchiere tali restano e sempre resteranno) esplodono e uccidono in Siria.

Possiamo sempre cambiare canale però, infatti lo facciamo e non ci pensiamo più.

Torniamo alla possibile, ma improbabile secondo chi scrive, guerra tra le due superpotenze nucleari, rimaste tali insieme alla Cina in questa fine primo ventennio del ventunesimo secolo: le forze armate russe sono più o meno pubblicamente già sul posto da tempo, conoscono sicuramente meglio di altri eventuali futuri attori come stanno davvero le cose e, nonostante una soluzione di qualsiasi tipo appaia ancora lontana, hanno sicuramente molto tempo e territorio di vantaggio.

In guerra, fondamentale.

Negli scacchi, anche.

Potremmo chiamarlo in entrambi i casi vantaggio tattico, ricordando che Putin è tra le altre cose, anche uno scacchista più che discreto, in grado di giocare simultanee (per i non scacchisti: un giocatore affronta contemporaneamente più avversari).

Il biondo che twitta, invece, ha parecchio da perdere in un’eventuale – che purtroppo però non possiamo escludere – guerra: soldi prima di tutto, anche se non sono i suoi ma dei cittadini degli Stati Uniti; l’amicizia – vera o presunta, poiché il Russia-gate è stato solo congelato, ma tornerà a galla presto – con lo stesso Putin e gli innumerevoli e reciproci interessi commerciali di entrambi; il rischio di una pericolosissima escalation del conflitto, come in tanti hanno scritto, dagli esiti finali più che incerti.

Cos’ha da perdere l’inquilino numero uno della Casa Bianca?

Il prestigio – ammesso che l’abbia mai avuto – sulla scena internazionale: lasciare al neo zar lo sbocco siriano sul Mediterraneo sarebbe non solo uno smacco per lui ma anche uno schiaffo parecchio potente contro gli amici e alleati storici di Israele, che si vedrebbero minacciati ancora di più di quanto non lo siano adesso; questa – ripeto purtroppo – potrebbe essere una spinta notevole verso l’impiego della forza, ma il mondo si augura che non vada a finire così…

A questo punto l’unica certezza è… Il dubbio.

Se fosse un mondo diverso, non basato sul profitto e la sopraffazione dell’uno sull’altro, a partire dagli individui per finire con i vari Paesi, sarebbe bello poter credere che sia possibile la via del diritto, indicata e auspicata chiaramente in Italia solo da Emma Bonino, secondo la quale ciò che è accaduto e accade in Siria sarebbe da sottoporre all’attenzione della Corte Internazionale per i Crimini di Guerra e Contro l’Umanità, creata tempo fa proprio per dirimere pacificamente simili atrocità.

La stessa Bonino però, realtà premendo, ha dichiarato che, in caso di conflitto, dovremmo stare gioco – forza dalla parte euro-atlantica, cioè col biondo di cui sopra.

Questo anche per ragioni meramente storiche – lo ricordo ancora una volta poi concludo – che dimentichiamo sempre molto facilmente e comodamente: comunque la si pensi, l’Italia è uscita sconfitta e con le pezze al culo (scusate il francesismo…) dalla Seconda Guerra Mondiale ed è riuscita a rimettersi in piedi solo grazie all’aiuto e all’interessamento degli Stati Uniti d’America.

Per questo siamo diventati una loro enorme portaerei e base missilistica diffusa: era il prezzo da pagare, che stiamo pagando e sempre pagheremo, per quante manifestazioni si facciano contro questo o quello, di qualsiasi colore siano tinte, chiunque sia a danzare quel valzer di cui sopra: siamo colonia d’impero e… Obbediremo agli ordini più o meno velati dell’imperatore di turno.

Certo, nel nostro piccolo e insignificante vissuto quotidiano continueremo a credere di essere uno Stato sovrano (che belle parole…) e i “grandi” ce lo lasceranno credere, proprio come si fa coi bambini che giocano in cortile, ma da lì non possono uscire, mentre loro, appunto, si occuperanno delle cose da grandi, a noi precluse.

Come la Champions League.

Davide De Vita

P.S.: con un tempismo incredibile, pochi minuti dopo la chiusura di questo pezzo è stata diffusa la notizia dell’attacco – reale, niente più ipotesi – congiunto Usa, Francia e Gran Bretagna, ordinato da Trump senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU.

 

Dal “percorso Hébert” all’ “Obstacle Race”: “Miners Obstacle Race 2.0”.

atleti miners obstacle race

Salve e chiediamoci un perché.

Chiediamocelo più avanti, anzi, in quanto è necessaria come sempre una doverosa premessa. Chi è stato scout (o lo è ancora), quando sente parlare di Hébert, hebertismo, “percorso Hebert” sa di cosa si parla, ricordando tra le attività più emblematiche il “ponte tibetano” o la “carrucola”; tutto ciò si deve all’intuizione di monsieur Georges Hébert ( 1 ), che mise a punto questa forma di allenamento del corpo all’inizio del novecento, focalizzata sull’ottenimento di uno

<< sviluppo fisico completo attraverso un ritorno ragionato alle condizioni naturali di vita>>;

per lo stesso, il cui motto coniato da Hébert è << essere forti per essere utili>> questo insegnante di educazione fisica e ufficiale della Marina Francese, descrisse le dieci attività fondamentali: arrampicata, corsa, equilibrismo, lancio, lotta, marcia, marcia quadrupede, salto, trasporto, nuoto. Questo metodo è stato adottato dallo scoutismo prima in Francia, poi in Belgio e infine in Italia; secondo alcune fonti rappresenterebbe la prima forma di parkour. (2)

Torniamo ora al nostro perché iniziale, cioè perché organizzare un evento simile e perché parteciparvi: giro la domanda a Dany Basciu, presidente e portavoce della A.S.D. Is Cresias, nonché organizzatrice della seconda edizione che per esteso si chiama

Miners Obstacle Race 2.0”.

<< Perché >> risponde la presidente << Mi sono sempre piaciute le cose estreme, pensando però fossero impossibili da realizzare, a cominciare dalle mie possibilità fisiche, invece documentandomi sui social ho scoperto che poteva non essere vero. Ho scoperto così che le varie Obstacle Race si svolgono in Italia da almeno cinque anni in diverse regioni, mentre in Sardegna sono state portate da Pierpaolo Sanna, presidente della “Run for Joy”, che organizza la “Villasimius Natura Race”. Nell’Iglesiente invece l’abbiamo portata la mia associazione ed io, organizzando la prima edizione l’anno scorso, che ha visto la partecipazione di duecento trenta atleti, mentre per quest’anno ne prevediamo quattrocento. >>

<< In cosa consiste nello specifico questa corsa? >>

<< Si tratta di una corsa lungo la quale sono disseminati degli ostacoli artificiali, con tratti di arrampicata, equilibrismo e così via, sulla falsariga del percorso “Hébert” caro agli scout, di cui è un’evoluzione, ma che strizza anche l’occhio ai percorsi di addestramento dei Marines; proprio per questo possono partecipare solo ragazzi e ragazze dai sedici anni in su, nel “primo anello” da 6 km, mentre uomini e donne maggiorenni nel “secondo anello”, assolutamente provvisti di certificato medico sportivo, senza il quale nemmeno si parte. Il percorso ricalca sia un tratto dello spettacolare “Sentiero Blu” sia uno del “Cammino Minerario di Santa Barbara”, affacciandosi sul litorale unico al mondo che va da Nebida a Masua. Per fare un esempio, uno di questi ostacoli artificiali di cui parlavamo è un muro di legno alto due metri e trenta che va superato in velocità, ma nel percorso è previsto anche il lancio del giavellotto. Poiché quest’attività sportiva sta crescendo sia a livello nazionale che internazionale, si pensa di irrobustire la Federazione – FIOCR (3) – già esistente che riconosca questo sport se non proprio a livello olimpico almeno a quello agonistico. Vi aspettiamo quindi domenica 27 maggio 2018 per la “Miners Obstacle Race 2.0.>>

 Davide De Vita

 (1): Georges Hébert (Parigi, 27 aprile 1875 – Tourgéville, 2 agosto 1957) è stato un insegnante francese, specializzato in educazione fisica sia teorica che applicata.

Ufficiale nella Marina francese prima della Grande Guerra, Hébert fu di stanza nella città di Saint-Pierre, nella Martinica. Nel 1902 la città fu vittima di una catastrofica eruzione vulcanica e Hébert coordinò eroicamente l’evacuazione e il soccorso di centinaia di persone. Questa esperienza ebbe profondi effetti su di lui e rafforzò la sua convinzione che le capacità fisiche e atletiche andassero combinate con le qualità del coraggio e dell’altruismo. Egli sintetizzò la propria etica nel motto: “Essere forti per essere utili”.

(2) Il parkour (/paʁ.ˈkuʁ/), è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘90. Consiste nell’eseguire un percorso, superando qualsiasi genere di ostacolo con la maggior efficienza, velocità e semplicità di movimento possibile, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante, naturale o urbano, attraverso corsa, salti, equilibrio, scalate, arrampicate, ecc.

I primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento furono «arte dello spostamento» (art du déplacement) e «percorso» (parcours).
Il termine parkour, coniato da David Belle e Hubert Koundé nel 1998, deriva invece da parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare proposto da Georges Hébert. Alla parola parcours, Koundé sostituì la «c» con la «k», per suggerire aggressività, ed eliminò la «s» muta perché contrastava con l’idea di efficienza del parkour.

(3) La Federazione Italiana OCR riunisce le associazioni, le società e le realtà sportive che si occupano o sono interessate alla diffusione e allo sviluppo della disciplina delle corse con ostacoli, dette Obstacle Course Race (OCR) o MudRun.

La FIOCR fa parte della Alleanza Europea OCR (OCR Europe Alliance) che l’8 aprile 2017 ha costituito l’EOSF – European Obstacle Sports Federation.

 

 

INRI 2018

Gesù crocifisso

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Beh, quello di oggi è proprio impegnativo, visto che da circa due millenni ce lo stiamo chiedendo.

Per un credente cristiano la risposta è facile: Gesù è morto in croce e poi risorto per la nostra salvezza.

Paradossale, fuori dalla logica umana come tutto ciò che ne sta al di sopra, ma in questo caso si parla di fede e qui non vado oltre, ognuno conosce o prova a conoscere il proprio io più nascosto e con quello farà i conti, oppure, se come si diceva prima si è credenti, col Capo in testa quando giungerà il momento.

Fatto sta che comunque uno la pensi questa figura, quest’uomo vissuto in Medio Oriente grosso modo duemila anni fa e finito così tragicamente, tutto fa tranne lasciare indifferenti.

Nella cultura occidentale, di matrice giudaico – cristiana, il tempo stesso parte, comincia dall’esistenza di quell’uomo, c’è un prima e un dopo, quella breve vita fa da spartiacque.

Non c’è nessun altro personaggio, se mi si passa il termine, sul quale si sia scritto tanto e non si finirà mai di scrivere.

L’attuale Chiesa Cattolica è davvero ciò che quell’uomo immaginava?

Non lo so, non sono nessuno per rispondere a questa domanda: mi sono sempre risposto che anche la Chiesa è fatta di uomini (e donne) e per questo gli errori commessi, anche gravi, gravissimi, compresi i peggiori sono così tanti.

Ci sono però anche tante (tantissime) cose positive, ma quelle hanno sempre fatto molto meno rumore, sapete, come il vecchio detto, no?

Fa molto più chiasso un albero che cade, rispetto ai miliardi di foglie che crescono…

Così, io ultimo, peccatore, lontanissimo dalla santità, mi sono concentrato su quella figura errante nel deserto, che non ha mai lasciato nulla di scritto, i cui detti e le sue opere sono però state prima tramandate e poi raccolte in quei quattro libretti che chiamiamo Vangeli.

Certo, ce n’erano altri, tantissimi, ma quelli che per alterne vicende sono giunti fino a noi sono quelli che conosciamo tutti.

E che ci troviamo, in sintesi?

Che l’uomo, qualsiasi uomo, può amare e compiere il bene, non solo essere buono, che quello non basta, non è mai bastato e mai basterà.

Una follia ancora oggi, dove tutto il pianeta sanguina e urla di disperazione.

Pure, quel messaggio, quella vita, sono un esempio, un “guardate che si può vivere anche diversamente, in pace, amando non solo il prossimo ma anche il proprio nemico”.

Follia, appunto, però dopo duemila anni siamo ancora qui a parlarne, a scriverne io e a leggerne, se vi aggrada, voi.

Perché in quella follia c’è la speranza, spesso l’unica che ci consente di andare avanti tra i tormenti, i problemi, le angosce della nostra vita quotidiana.

La speranza e la preghiera, quell’alzare imploranti lo sguardo al cielo in cerca d’aiuto, conforto, vie d’uscita.

Ripeto, non sono nessuno, tanto meno un sacerdote, però lo voglio scrivere lo stesso che tante volte la preghiera mi ha aiutato, eccome se mi ha aiutato, non c’è niente di cui vergognarsi, con tutti i miei enormi limiti e difetti sono un cristiano.

Sì, lo sono.

Con un oceano di dubbi, cadute e momenti in cui faticosamente mi sono alzato, ma lo sono e da tempo non ho alcuna remora a dirmi tale.

Non lo impongo agli altri però, questo no.

Quella vita là, quella di cui parlavamo prima e di cui parleremo ancora per chissà quanto altro tempo, quella è la proposta: folle, fuori dal nostro vissuto quotidiano?

Forse, o forse no.

Forse, se proprio oggi riuscissimo a spegnere tutti gli aggeggi elettronici diventati le nostre protesi irrinunciabili e – tacendo – ascoltassimo un po’ di più quell’io profondo di cui anche parlavamo prima, chi lo sa, magari davvero potremmo anche riuscire a trovare la … Sintonia del Cielo.

Perdonate lo sfogo del vostro umile scrivano, ma oggi è Venerdì Santo e mi andava così.

Amen.

Davide De Vita.

Fine marzo 2018: breve sguardo sul mondo e dintorni.

stazione spaziale cinese fuori controllo

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché il nostro immediato futuro è davvero difficile da interpretare, ammesso sia mai stato davvero possibile?

Perché non siamo a dirla tutta molto abili neppure a capire il presente?

Questo sarà un post leggero, che magari si appesantirà riga dopo riga, chi lo sa, siamo in Settimana Santa e la speranza dovrebbe essere diffusa, anche se…

Già, anche se.

Da dove cominciamo?

Dal cielo.

Non in senso religioso, ma proprio fisico, così fisico che di più non si può. Avete visto, per caso, il bel film “Gravity” con Sandra Bullock e George Clooney?

No?

Beh, se ne avrete occasione, guardatelo,  merita.

Lo cito in quanto in questo esatto momento, più o meno sulle nostre teste o di quelle di chiunque si arrabatti a vivere su questa palla di fango che chiamiamo “nostro pianeta” gravitano (appunto) i rottami di una stazione spaziale cinese. Si chiama “Tangong (o Tiangong a seconda della trascrizione) 1” e, ammesso che ne rimanga qualcosa dopo l’incandescente attraversamento dell’atmosfera terrestre, la probabilità che cada in testa a qualcuno di noi è pari allo 0,2%. Come hanno più volte ripetuto su “SkyTG24”, per capirci, questa probabilità è dieci milioni di volte (dieci milioni!) inferiore a quella che, nel corso di un anno, esiste di essere colpiti da un fulmine.

Si parla insomma del nulla, ma perché lo si fa?

Per riempire da tre ai quattro minuti di notiziario: ora, se lo fa Sky, perché non farlo anch’io?

Fatto.

Scendendo un po’ più terra terra, qui nel nostro italico stivale si va sempre più concretizzando (il neologismo è di Crozza, onore al merito) l’affermazione del partito (o non partito, come volete) “Movimento 5 Leghe” e direi che è pure giusto così, visto che gli italiani così si sono espressi nelle urne gli italiani…

Che ci sono andati.

Comunque la pensiate (la pensiamo), così è e non se vi pare, ma proprio così e basta.

Nel frattempo, tutti a scandalizzarci – ancora! – perché Google o Facebook sanno tutto di noi e di queste informazioni fanno ciò che vogliono…

Ripeto per la miliardesima volta che siamo innanzitutto noi a fornire una mole pazzesca di dati, più o meno consapevolmente (come ha già scritto qualcuno, c’è chi scrive, per farlo sapere al mondo, anche quante volte va al cesso, non lesinando dettagli in merito…), poi ci indigniamo per lo stesso motivo.

Eh già, siamo strani in questo XXI secolo…

Non che prima fossimo proprio a posto, ma la tecnologia aiuta.

A peggiorarci, se non altro si fa molto più presto.

Proseguiamo il nostro volo a macchia di leopardo, tanto Bersani dice di averlo già smacchiato…

Ah! Per quella che fu la par condicio: il suo esatto coetaneo ( se non sbaglio) ma di idee parecchio differenti, tanto per cambiare è di nuovo alle prese con gli strascichi del processo “Ruby – ter” ma a questo punto della telenovela, di nuovo come hanno già detto in tantissimi, prendersela ancora con lui equivarrebbe a sparare sulla Croce e sulla Luna rosse messe insieme… 

Guardiamo un po’ al di là del nostro naso, dunque.

Di là dall’Atlantico Trump continua a fare Trump, fregandosene come ha sempre fatto, o quasi, del “Russia – gate” o come l’hanno chiamato, mentre dall’altra parte Putin dice che non c’entra niente con le spie doppiogiochiste fatte uccidere – a proposito, ma sono ancora vive o no che non si capisce nemmeno quello? – a Londra ( avete mai sentito una spia o, peggio, uno dei loro capi, dire la verità?) e l’uomo meglio pettinato del mondo ( sì va beh, insieme al suddetto Trump… ), il giocherellone Kim Jong Un per una volta smette di sollazzarsi coi missili balistici nucleari e va in visita in Cina…

Tralascio gli innumerevoli conflitti in corso ovunque (non c’è solo la Siria, ma tanto ormai non ce ne frega niente manco di quella… ), catastrofi naturali e non (vedi quanto appena accaduto in Siberia… ), folli che si svegliano sempre più spesso la mattina e se ne vanno in giro (bene armati, quello sì, armatissimi… ) ad ammazzare chiunque capiti loro a tiro, perché questo è il progresso, amici miei, il trionfo dell’intelligenza e della ragione…

Sì, va beh, ci sono anche le solite,  tragiche storie infinite dei migranti, oppure l’ottantacinquenne che a dieci anni era riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento ed è stata torturata ed arsa forse viva, ma che volete che sia, son sciocchezze queste, in confronto al “nuovo che avanza” …

Ah! Quasi dimenticavo: in una città di una provincia che ora ha come sigla il contrario di “giù”, situata in un luogo diametralmente opposto al nord est, a brevissimo, pare, ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Come prima (più di prima, t’amerò…), anche di questo che volete che ce ne importi a noi che cambiamo il mondo dalla tastiera e al sicuro dietro lo schermo, in maniera – molto gattopardesca – che non cambi mai assolutamente nulla?

Sì, ragazzi, questo è lo sguardo sul mondo di questa settimana santa del 2018.

Ammesso ne abbia ancora voglia, che Dio ci aiuti.

Davide De Vita