Picaresca Casa di Carta

L ‘ iconica maschera di Dalì indossata dai componenti della banda

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché parlare e scrivere de “La Casa di Carta”, ennesima, fortunatissima serie tv targata Netflix giunta alla stagione finale?

Perché pensi lo meriti, perché voglio dire la mia nonostante in tanti ne abbiano già scritto.

Sono un fan della serie, quindi se cercate un post “obbiettivo, equilibrato. . . ” e via dicendo di sicuro non sarà questo.

Una serie “picaresca” dunque: non è un grande spoiler ma è la stessa “Lisbona” a definire così la vicenda che i componenti della banda di ladri più famosa della tv degli ultimi anni sta vivendo e va a concludere.

Il termine deriva dal “romanzo picaresco” nato nel Seicento spagnolo, nel quale quale si narrano le vicende di “astuti imbroglioni non malvagi e ai quali capitano ogni sorta di peripezie”, giusto per riportare in sintesi ciò che si può rintracciare in rete.

E alla banda guidata dal carismatico Professore capita davvero di tutto e anche di più, comprese le cose decisamente improbabili e al limite dell’assurdo, ma “La Casa di Carta” è proprio questo, il “patto di sospensione dell’incredulità” tra gli autori e gli spettatori è spinto all’ennesima potenza e lo si sa da entrambe le parti. Se cercate il realismo, il documentario. . . Non è questa la serie adatta a voi.

In quest’ultima stagione poi si è cercato di riunire i fili di tantissime “sottotrame” lasciate in sospeso, dando significato e motivo d’esistere anche a nuovi personaggi comparsi nella stagione precedente; un’operazione non facile, in quanto, avendo già proposto al pubblico . . . Qualsiasi cosa, sorprenderlo era impresa improba. Beh, senza fare spoiler, dirò che gli autori, Alex Pina su tutti, hanno fatto del loro meglio.

Questa serie è pura evasione, l’apoteosi del “cosa succederebbe se. . . ” fusa con una sindrome di Peter Pan che per esempio “Berlino” stesso rivendica come “modus vivendi”. A proposito, il personaggio è emerso talmente tanto rispetto agli altri che uno “spin-off” a lui dedicato è stato confermato dalla produzione.

Insomma, l’antico sogno de “come potrei rubare tutto l’oro del mondo – o di Spagna, in questo caso – farla franca e vivere per sempre felice e contento” ?

Questa è, in estrema sintesi, “la Casa di Carta”: il sogno di un bambino finanziato da adulti con sempre maggiori possibilità, cresciute di pari passo col successo della serie e l’entusiasmo dei fan, sottoscritto compreso.

In tempi molto difficili come quelli che stiamo vivendo tutti, un “sogno” così ben confezionato – tenendo ben presente che sempre di sogno si tratta – non può quindi che essere ben accetto per qualche ora di pura evasione.

Anzi, picaresca.

© Davide De Vita

Il silenzio assordante della maggioranza “Si – Vax”

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché scrivere un pezzo come questo, proprio ora, quando siamo terrorizzati dalla nuova variante “Omicron” che – di fatto – allontana la speranza di uscire da quest’incubo globale?

Perché ho aspettato fin troppo a dire la mia, o non l’ho fatto con sufficiente convinzione.

Perché, a dirla tutta e fuori dai denti, i “No – Vax” mi hanno stancato, quello che avevano da dire l’hanno detto, perciò do voce, perdonate la presunzione, anche a chi – a occhio saremo suppergiù cinquanta milioni . . . – magari non se la sente o non ha voglia, o non ha più voglia, di esporsi.

Ho provato la via del dialogo, scontrandomi con un muro costruito coi mattoni dell’ignoranza e spesso dell’arroganza.

Sono stato additato come idiota, “servo del potere” (o del sistema) , di “Big Pharma” e via di questo passo, di frase fatta in frase fatta, senza mai – mai – avere una spiegazione ragionevole e ben argomentata a supporto di queste accuse.

E per favore, basta anche con Montagnier, sbandierato a destra e a manca come premio Nobel “No- Vax”:

Montagnier non ha fatto degli studi sull’efficacia dei vaccini per il Covid. Molti altri li hanno fatti. Sono vaccini di cui sono stati utilizzati 7 miliardi di dosi. Abbiamo visto una moria di persone vaccinate o una moria di persone malate di Covid?

Questo l’ha ribadito la biologa Barbara Gallavotti a “Dimartedì”, il programma di Giovanni Floris in onda su La7 rispondendo alla giornalista No – Vax Barbara Silenzi, ma lo sapevo già, l’avevo anche già scritto in un post precedente, lo stesso in cui ricordavo che Montagnier (Nobel per la medicina nel 2008 insieme a Francoise Barrè Sinoussi per la scoperta del virus dell’HIV) sosteneva che il Covid si sarebbe potuto curare col succo di papaya, pur non avendo mai pubblicato studi scientifici in merito. Non solo: è stato criticato da altri accademici per aver usato il suo status di Premio Nobel per «diffondere pericolosi messaggi riguardo la salute, al di fuori del proprio campo di competenza».

In soldoni: anche i premi Nobel, quando parlano “al di fuori del proprio campo di competenza”, possono sparare enormi cazzate.

Insomma, ho provato a ragionare con “loro”, come tante, tantissime altre persone.

Non coi Premi Nobel, coi No-Vax.

Conclusione? Inutile, tempo sprecato.

Salvo dal “mazzo” solo chi non si può vaccinare per evidenti – e dimostrati – motivi medici, patologici.

Quelli per “scelta” no, basta, non è più tempo, non è più ora.

Non posso accettare che si facciano “Covid – party” di proposito, con lo scopo di ammalarsi per poi ottenere il Green Pass una volta guariti, evitando così il vaccino. Il risultato effettivo di questa follia è il dilagare del virus, il contagio (una sola “g”, abbiate pietà della grammatica . . . ) non solo dei partecipanti, ma di amici, parenti, conoscenti o anche sconosciuti che di sicuro avrebbero preferito evitare tale scempio.

Oppure l’assurdità ridicola di chi evita il vaccino, gratuito, poi spende cento euro per comprarsi un green pass falso.

Poi l’idiota sono io? Ma anche no.

Ho fatto le mie due dosi di vaccino, sto bene, mi appresto a fare la terza.

Perché credo nella scienza e nella medicina: la prima, insieme alla tecnologia, mi consente di scrivere questo pezzo al pc e a voi di leggerlo. E – udite udite! – parte tutto, scusate la ripetizione, ma ancora attendo smentite, dal fatto che 2 + 2 è uguale a 4.

L’ ho capito persino io che in matematica sono un asino da sempre.

La seconda, la medicina, perché ha permesso a tutti noi, compresi i No-Vax, di arrivare fin qui.

Dimostratemi il contrario.

Ancora: qualche mese fa, ricordando che già allora circolavano migliaia – migliaia! – di video di “No-Vax” stra pentiti, filmati mentre erano intubati in terapia intensiva che consigliavano, supplicavano che ci si vaccinasse tutti, chiedevo, nel caso mi fosse sfuggito, un video di qualche “Si – Vax” che fosse passato dall’altra parte.

Uno, almeno uno.

Ancora aspetto di vederlo.

Serve che ci vacciniamo tutti, al più presto.

E’ stato detto più volte, forse da più di un anno, che in meno ci saremmo vaccinati e più il virus avrebbe circolato, avendo possibilità di mutare e rendersi più pericoloso: beh – “incredibile” eh ? – è andata proprio così. “Tanto tuonò che piovve”, afferma Galli, di cui potete pensare quello che volete, ma la citazione è ben più che azzeccata.

Che poi l’ Occidente grasso, opulento, se ne sia fottuto sia dell’Africa sia degli altri paesi poverissimi è assolutamente vero, ma non è una novità: abbiamo sempre fatto così, la Storia lo insegna ma preferiamo dimenticare e anche in fretta, voltandoci dall’altra parte, altrimenti il nostro enorme egoismo dovrebbe farci sprofondare dalla vergogna.

Mai come in questi ultimi anni avremmo dovuto capire che il pianeta – che è una sfera, spiacente, terrapiattisti, ma mi avete stufato anche voi – è uno e totalmente interconnesso, non è più possibile (non lo era già da tanto) dire “non mi riguarda” perché accade “lontano”.

Il virus se ne fotte dei confini e proprio come una razza aliena di intelligenza infinitamente superiore alla nostra muta, attacca, proprio quando – con incoscienza spaventosa – “abbassiamo la guardia”.

Beh gente, al momento l’unica barriera difensiva contro questa invasione è il vaccino, il resto è fuffa che la Storia ha già condannato.

Vacciniamoci. Vacciniamoci tutti.

Davide De Vita

Bordi strappati & filosofia varia

“Strappare lungo i bordi”, © Zerocalcare, su Netflix in questi giorni

Ciao a tutti e chiediamoci un perché.

Perché guardare “Strappare lungo i bordi”, cartone (riduttivo chiamarlo così, ma questo é) di Zerocalcare, nome d’arte del fumettista Michele Rech ( nato a Cortona, provincia di Arezzo, in dicembre del 1983, ma ultra “romanizzato” )?

Certo, non me la voglio tirare e confesso: perché se ne parla parecchio.

Altra confessione: conoscevo Zerocalcare solo per sentito dire, per cui questa è la sua prima opera che vedo, ascolto, “assorbo” per intero.

E mi è piaciuta, tanto. Un fumetto animato che per certi versi mi ha ricordato lo splendido Milo Manara di “HP e Giuseppe Bergman”, ma meno sognante – o forse sì, ci sono voli pindarici, a pensarci bene e la stessa figura dell’ “Armadillo – coscienza” ottimamente doppiato da Valerio Mastandrea non avrebbe sfigurato tra le bozze e i disegni di Fellini, giusto per citare un “nessuno”. . . Non è questa però la forza di una storia che in fondo è una storia come tante, però ben contestualizzata e dove persino un personaggio “senza spessore psicologico” (apparentemente) come il “Secco” ha il suo fascino. Sì, mi ha catturato e incuriosito dai primi due episodi oggi ho finito di vedere la serie, come ogni buon praticante di binge-watching (significa vedere un episodio dopo l’altro senza soluzione di continuità, ma in inglese fa più figo. . .) nonché abbonato a Netflix che, dati alla mano, non sbaglia un colpo ultimamente o forse negli ultimi anni.

Mi è piaciuta perché fingendo di interpretare un personaggio alter – ego che sembra incapace di dare un senso alla propria vita, Zerocalcare inserisce nella sua storia citazioni dotte e ragionamenti che starebbero benissimo in qualsiasi testo di filosofia, fino alla conclusione amara ma diretta senza essere ridondante.

Oserei citare la parola poesia.

Sono sicuro che se ne parlerà ancora parecchio ( beh, almeno fino alla messa in onda dell’ultima stagione de “La casa di carta” o – ma per quest’altra credo ci vorranno almeno un paio d’anni – della seconda di “Squid Game” ), in ogni caso ci sarà, almeno per il fumetto che un tempo si sarebbe detto “impegnato”, un prima e un dopo “Strappare lungo i bordi”.

© Davide De Vita

I due Re

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché Ian Nepomniachtchi, trentun anni, punteggio Elo massimo 2792, russo, vincitore del campionato russo di scacchi nel 2010 e nel 2020, numero 1 in Russia, uno dei pochissimi al mondo ad avere un record positivo contro Carlsen, di cui è stato secondo, sfiderà lo stesso Carlsen – trent’anni, norvegese, campione del mondo FIDE dal 2013, punteggio Elo più alto di tutti i tempi, numero 1 al mondo da oltre dieci anni, imbattuto per il numero record di 125 partite consecutive (tra il 2018 e il 2020) – a Dubai dal 26 novembre al 15 dicembre?

Prima di rispondere, alcuni chiarimenti per chi non ha troppa dimestichezza con i termini scacchistici: il “punteggio Elo”, che ricorda quello personale, per esempio, dei giocatori di tennis professionisti, è ormai fondamentale nel mondo delle sessantaquattro caselle, ma cerchiamo di spiegarci meglio:

l sistema di valutazione Elo è un metodo per calcolare i livelli di abilità relativi dei giocatori in giochi a somma zero come gli scacchi appunto. Prende il nome dal suo creatore Arpad Elo, un professore di fisica ungherese-americano.

Okay, e che sono i giochi a somma zero?

In “teoria dei giochi”, un gioco a somma zero descrive una situazione in cui il guadagno o la perdita di un partecipante è perfettamente bilanciato da una perdita o un guadagno di un altro partecipante in una somma uguale e opposta. Se alla somma totale dei guadagni dei partecipanti si sottrae la somma totale delle perdite, si ottiene zero

Il sistema Elo è stato originariamente progettato come un sistema di valutazione degli scacchi migliorato rispetto al sistema Harkness precedentemente utilizzato, ma successivamente è stato usato come sistema di valutazione per altri giochi e sport. Sono ispirati ad esso il punteggio del go, del backgammon, dello scarabeo, la classifica mondiale della FIFA nel calcio, le classifiche del baseball e del football americano così come i punteggi di “diplomacy” e altri giochi da tavolo. Cerchiamo di spiegare ancora meglio: il punteggio Elo di un giocatore è rappresentato da un numero che può cambiare a seconda del risultato delle partite classificate giocate. La differenza nelle valutazioni tra i due avversari in una partita serve per prevedere il risultato della partita stessa: ci si aspetta che due giocatori con lo stesso punteggio ottengano una vittoria nel 50% dei casi, mentre un giocatore il cui punteggio è 100 punti superiore a quello del suo avversario dovrebbe ottenere il 64% delle vittorie, che salgono al 76% se la differenza è di 200 punti Elo.

Dopo ogni partita, il giocatore vincente prende punti da quello perdente.

Qui ci arriviamo insieme e torniamo ai nostri eroi: vincere anche una sola partita ufficiale contro Carlsen, che ha il più alto punteggio Elo di tutti i tempi – sfiora i 3000 punti, quasi inimmaginabile! – basterebbe a far entrare qualsiasi giocatore nella storia degli scacchi.

C’era quasi riuscito Fabiano Caruana nel precedente assalto al titolo del norvegese, ma non ce l’ha fatta neanche lui.

Per rispondere finalmente alla domanda posta ad inizio articolo, per il prestigio che ha qualsiasi titolo mondiale, per entrare nella storia del gioco e per – ma questo è un piccolissimo dettaglio – i due milioni di dollari (avete letto benissimo, due milioni di dollari!) in palio. Si divideranno 60% al vincitore e 40% allo sconfitto in caso di vittoria netta, più varie frazioni in caso di prolungamento del match, patte e così via.

Questo è l’antipasto ragazzi, per il resto il bianco muove e . . .

© Davide De Vita

Fonti: Wikipedia, Chess.com

Letture scomode ma importanti.

“A proposito di niente”, autobiografia di Woody Allen

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché leggere “A proposito di niente”, autobiografia di Woody Allen? Perché, dopo che la mia metà migliore l’ha noleggiato in biblioteca e letto, me ne ha parlato e mi ha incuriosito. Molto. Per il personaggio in sé, per lo “scandalo” che l’ha comunque segnato e di cui sapevo poco o niente, perché – come ho scoperto sia leggendo lo stesso libro sia “mamma Wikipedia” – Amazon non lo distribuisce e tra Allen e Jeff Bezos c’è in ballo una causa da 80 milioni di dollari. Mi correggo al volo: sono andato a controllare e su Amazon c’è il libro disponibile. Forse si son messi d’accordo, tutti quei soldi non sono noccioline neanche per uno degli uomini più ricchi del pianeta! Per quanto mi riguarda non saprei neanche come si scrive una simile cifra per esteso, ma ce n’era abbastanza, ripeto, per incuriosirmi e – forse – per incuriosire chi avrà voglia e tempo di scorrere queste righe.

Allen – da quanto scrive ed ammette lui stesso – “giustissimo” non è: ma quale artista degno di tale nome non si è sempre trovato in bilico tra genio e follia? E chi è ciascuno di noi per determinare quali sono questi confini? Da qui però a certificare – ricordo che siamo in epoca di #metoo, perciò dare addosso all’ “orco” o presunto tale è molto “trendy” – che lo stesso Allen sia appunto il mostro pedofilo descritto dalla sua vendicativa – e non esattamente “giustissima” manco lei . . . – moglie Mia Farrow ce ne corre.

Allen non è Weinstein. Per quanto riguarda il secondo le prove – prove provate da indagini accurate – si sono accumulate negli anni, oltre alle sue stesse ammissioni di colpa. Nel caso di Allen, salvo sorprese delle ultimissime ore, prove provate non ce ne sono, non ne esiste neanche una e non è mai stato istruito neanche un processo. Mai. Nemmeno uno. Questo però la maggioranza delle persone non lo sa o non lo sapeva, me compreso.

Digressione personale: una delle cose che mi terrorizzava quando facevo il Capo Scout era sentirmi rivolgere un’orrenda accusa di quel tipo. Non mi è mai successo – si sarebbe saputo da uno o due nanosecondi dopo – e mi ritengo fortunatissimo, era altamente improbabile ma non impossibile: poteva succedere e sarei stato rovinato per sempre, anche se innocente. Chi avrebbe mai creduto alla mia disperata difesa? Torniamo ad Allen e alle sue idiosincrasie, le mie sono meno interessanti.

Il regista si è potuto permettere fior di avvocati a “millemila dollari l’ora” e con loro si è difeso dalle accuse. Ah, è venuto fuori, tra l’altro, che la sua – ancora – attuale moglie Soon – Yi non fosse minorenne quando si sono messi insieme, nonostante il contesto fosse a dir poco – questo sì – piuttosto complesso, però l’informazione principale, quella esatta, precisa, non è “passata”, perché l’urlo “all’orco! all’orco!” vende sempre molto di più, per cui è passata la falsa notizia opposta.

Tutto ciò porta inevitabilmente alla riflessione sulle varie “notizie” dalle quali siamo bombardati ogni giorno e che è sempre più difficile filtrare. Attenzione: “difficile” non vuol dire “impossibile”. Certo ci vogliono gli strumenti adatti, metodo, tempo, voglia di farlo. Qualcuno oserebbe chiamarla “cultura”, che li racchiude un po’ tutti, ma io ho ancora tantissimo da imparare, nonostante qualcosina. . . L’abbia imparata, ahimè un tantino tardi, forse troppo tardi, ma almeno ne sono consapevole. Sono consapevole, per esempio, che se non possiedo gli elementi per analizzare un testo e capirlo, beh . . . Non lo capisco e tendo a saltarlo o incazzarmi proprio perché non lo capisco!

Vi ricorda qualcosa o qualcuno?

Occhio che non parlo di chissà quali strumenti “astratti”: parlo anche di semplici parole. Se – soprattutto – non le ho mai lette prima, non le conosco e peggio ancora ignoro totalmente il loro significato come faccio a comprenderle?

E se di queste parole in un testo ne trovo parecchie?

Per tornare a noi, nel caso di Allen le informazioni, notizie o pseudo tali sono una valanga, “colorate” in un senso o nell’altro a seconda della provenienza. Personalmente – ma solo dopo aver letto il suo libro – tendo a credere più alla sua versione, perché mi sembra molto più dettagliata, avvalorata da indagini compiute da professionisti e pronunciamenti di magistrati che – vi invito a cercarli – non hanno mai trovato nulla di concreto da imputargli.

Mai.

Restano le accuse pesantissime della ex moglie e della figlia adottiva Dylan, ma – anche in questo caso ci sono molti pareri di esperti psicologi agli atti – la tesi oggi più accertata è che sia stata Mia Farrow, una sorta di manipolatrice seriale, ad “imbeccare” fin da bambina quella che oggi è ormai una donna, tra le più feroci accusatrici del regista.

Accuse, non sentenze.

Un caso molto controverso di cui si discuterà penso ancora per molto e sul quale, nel mio piccolissimo, ho voluto dire la mia, perché il diavolo, o presunto tale, non è mai così brutto come lo si dipinge.

Anche se esercita un fascino pazzesco!

Davide De Vita

L’ irricevibile “non sono fascista ma. . . “

Salve a tutti e chiediamoci un perché. Perché una frase come quella riportata nel titolo è irricevibile, oggi? Perché il fascismo è stato negazione di qualsiasi libertà, l’antitesi stessa della libertà. Non è neppure equiparabile al comunismo o al socialismo: sono le esasperazioni di entrambi e l’ambizione e la sete di potere di alcuni uomini – diventati a loro volta dittatori e quindi, paradossalmente, fascisti di fatto – ad avere provocato, quello sì, altri milioni di morti. Decine di milioni. Il socialismo, il comunismo, le idee prima di Marx e poi di Gramsci si avvicinano, invece, moltissimo – non sono certo il primo a scriverlo o affermarlo – al modo di vivere dei primissimi cristiani, quelli che gli storici inquadrano nel cosiddetto “Protocristianesimo”, dove ancora è molto difficile scindere tra “cristiani” ed “ebrei”, fatto salvo l’uso fin troppo generico dei due termini che, in realtà, racchiudevano (allora come oggi) molteplici realtà, fazioni e così via, ma sto divagando fin troppo. Tutto ciò anche per sgombrare il campo dalla trita replica “anche il comunismo ha causato decine di migliaia di morti”. Non è proprio così, ma ho già scritto in merito nelle righe appena precedenti a queste.

Torniamo a noi. Non sono fascista, non posso e non voglio esserlo: il mio amore per la libertà è talmente grande che non posso neanche immaginare di esserlo, rinnegherei me stesso.

Anche prima di leggere i due – per ora – libri di Scurati (che non sono i primi a parlare di Mussolini e del fascismo e di certo non saranno gli ultimi, oltre ad essere, come qualsiasi opera umana, perfettibili) mi ero fatto un’idea di questo tristissimo periodo della storia italiana, rigettandone istintivamente il concetto.

Sì, il fascismo è un crimine, un orrendo reato: su questo concordo, così come concordo con l’idea che sminuirne l’impatto, “sdoganarlo” sia subdolamente pericoloso, anche oggi, 2021.

Pure i due libri di Scurati – sono a metà del secondo e attendo il terzo che arriverà fino a piazzale Loreto – mi hanno affascinato, per come hanno descritto l’uomo, volgare, mediocre, vile, ma opportunista e oratore, per l’epoca, capace di ammaliare le folle con proclami roboanti e slogan da tribuno. Menzogne e fame nascoste dalla polizia e dalla propaganda, con l’Italia che – nella realtà – andava allo sfascio anno dopo anno. Non ci furono solo le nefaste leggi razziali: si andò avanti a pestaggi, omicidi, violenze di ogni genere compiute da veri e propri sgherri che spesso altri non erano che comuni delinquenti. Mi sembra già di sentire “ma ha fatto anche cose buone” . . . Beh, bisogna leggere, molto, magari i documenti ufficiali che pian piano emergono e dai quali si può capire – davvero – come stavano realmente le cose. Una su tutte: Mussolini stesso arrivò tardi, in treno ( ! ) ad un comizio . . . Un ritardo di alcune ore. . . Cercatevi i testi ufficiali, esistono. Io non sono nessuno, molti prima di me hanno detto e scritto queste cose, tra tutti i Partigiani che l’hanno fatto a costo della propria vita e grazie al cui sacrificio – forse ricordarlo ancora e ancora male non fa – posso, oggi, esprimermi e vivere liberamente. Io non sono nessuno, dicevo, però per un breve istante m’è saltato in testa di lanciare quei due libri – al posto di due bombe. . . – in certe sedi . . . Poi chi mi sta accanto mi ha dissuaso con un’unica, magnifica frase:

“C’è il rischio che non sappiano leggere”.

Purtroppo, da quel che vedo, sento e leggo, è un’alta probabilità.

Per concludere, ribadisco che una frase come quella del titolo è irricevibile, per tutti i motivi sopra elencati. Va “a braccetto” con “non sono razzista ma. . .”, irricevibile anch’essa. Ritengo inoltre utile ribadire ancora e ancora questi concetti, soprattutto oggi che si tenta di annacquare tutto violentando la realtà storica dei fatti e gli stessi principi – lo so, lo dicono tutti, ma è così – su cui si basa la Costituzione, sulla quale a sua volta, piaccia o no, si fonda questo Paese.

Perderò “followers” con questo pezzo? Può darsi. Problema loro, non mio.

Davide De Vita

Gli scacchi e la mente

Buongiorno e chiediamoci un perché.
Come va, come state?
Pronti per il mare, ci siete già?
Bene, sono contento per voi, spero di andarci anch’io presto.

Sapete, non sapevo bene dove andare a parare stavolta, in quanto sono forzatamente a casa perché fermo col lavoro di badante per cui, sbrigate le faccende domestiche (la mia metà migliore lavora e rientra nel pomeriggio) la prima volta mi sono arreso davanti al foglio bianco e… Mi son messo a giocare a scacchi on line. Ci gioco tutte le sere, sulla piattaforma gratuita “lichess.org” dove partecipo dall’inizio dell’anno ogni lunedì e giovedì ad un torneo organizzato da un giocatore appartenente al “Paul Morphy Chess Club” di Livorno, il cui nickname è “Alorp” e che saluto e ringrazio insieme a tutti gli altri scacchisti che partecipano.
Mentre cercavo un’immagine da associare a questo pezzo, mi sono imbattuto in due articoli che parlavano dell’influenza psicologica che questo straordinario gioco ha sulla mente umana: secondo alcuni studi americani

“chi gioca regolarmente a scacchi ha aree del cervello maggiormente sviluppate rispetto a chi non ci gioca. Questo significa che giocare a scacchi rende più intelligente? Dipende… dipende da cosa intendiamo per intelligenza. In generale tutti i giochi sviluppano abilità psicologiche ed allenano il cervello, ma non tutti hanno la stessa qualità di “transfert” delle abilità. Transfert, in questo contesto non si riferisce all’aspetto clinico ma alla trasmissione di competenze da un dominio all’altro”


L’articolo rimanda ad un altro in inglese che trovate qui:


https://www.mic.com/articles/119332/how-chess-players-brains-are-different-from-everybody-else-s#.w6vICOQb9

Sicuramente tra chi legge c’è qualcuno che conosce l’inglese meglio di me, però credo di aver capito, in sostanza, che giocatori professionisti – tra tutti il norvegese Magnus Carlssen, allievo di Garry Kasparov e detentore del titolo di Campione del Mondo da alcuni anni – sviluppano col tempo (e il costante allenamento ed esercizio) alcune aree del cervello dedicate, per esempio, alle decisioni da prendere davanti a crisi o situazioni difficili.

Senza scomodare questi “mostri”, ricordo con grande piacere – e più di un pizzico di nostalgia – che anche ad Iglesias esisteva un circolo, era ospitato presso la sede dell’Avis in via Cagliari e si chiamava appunto “AviScacchi Iglesias”. Ne facevo parte e ho preso innumerevoli batoste (data la mia “consistenza” di gioco mi avevano appioppato il soprannome “Budino” …) ma anche imparato tantissimo. Il circolo ebbe tanti momenti di gloria nei tornei nazionali a squadre, con una campionessa italiana Under 16, Erika Pili, poi portò il Nobil Giuoco nelle scuole (anche in una dell’Infanzia, a Villamassargia) e mieté successi, ancora a squadre, in alcuni Campionati Italiani scolastici.
Ultimamente alcuni ex componenti dell’AviScacchi avevano ripreso ad insegnare il gioco e a preparare ed accompagnare nuovi giovani e giovanissimi giocatori ai tornei partendo da una nuova sede presso l’Associazione Remo Branca in via Roma.

Questo per quanto riguarda la storia degli scacchi legata ad Iglesias (sicuramente c’è tantissimo di più da raccontare, per cui mi scuso già da ora con gli interessati per errori, omissioni, imprecisioni che sono da attribuire esclusivamente a me) che, come scritto sopra, ricordo insieme con nostalgia e dispiacere, in quanto non solo mi piacerebbe si potesse riprendere, ma proprio si ricostituisse un circolo.
Mentre scrivo magari qualcosa “bolle in pentola” e non ne sono a conoscenza, quindi mi scuso di nuovo, anche se sono consapevole delle tante difficoltà esistenti per rimettere in piedi quel “sogno a sessantaquattro caselle” e che hanno portato in passato ad un… Triste finale.

Avrete visto la serie tv Netflix “La regina degli scacchi”, una delle serie più viste in assoluto durante la fase più acuta della pandemia. Anche quella ha contribuito tantissimo al rilancio del gioco, tanto che le iscrizioni ai siti specialistici subito dopo sono aumentate a dismisura.
In molti paesi gli scacchi sono insegnati a scuola, speriamo si concretizzino presto alcuni progetti di cui si parla da tempo anche in Italia.
Rimarrei a parlare di questo incredibile gioco (arte? scienza? Tutt’e tre?) che vede le sue origini perdersi nella notte dei tempi per ore, ma non voglio annoiarvi e poi. . . Devo prepararmi per il torneo di stasera, oggi è giovedì!

Davide De Vita

Post pandemic

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Come va, come state? Siete stati vaccinati, siete prenotati, lo farete, siete in attesa della seconda dose? Bene, anzi, molto bene. Non credo ci sia altra strada per uscire da quest’incubo così simile, come hanno scritto e detto in molti, tra i primi Papa Francesco, alla Terza Guerra Mondiale, non solo per l’enorme numero di contagi – e decessi – per tutto il pianeta ma anche per le terribili conseguenze economiche che ahimè tutti conosciamo.

Storia: il vaiolo, la poliomielite, la meningite sono scomparse o quasi grazie ai vaccini. Non è un’opinione, ma un dato di fatto incontrovertibile. Fonte: [1]

Quindi vacciniamoci, tutti.

Personalmente attendo la seconda dose di Pfizer a fine giugno.

Non era esattamente qui che volevo andare a parare, ma credo che ribadire l’importanza del vaccino non faccia mai male, qualunque sia il contesto.

Non è inoltre scollegato dal “perché” di oggi, in quanto se questa sarà l’ultima domenica in Zona Gialla per la Sardegna lo si deve senz’altro all’accelerazione della campagna di vaccinazione.

Ci affacciamo – di nuovo – alla tanto agognata Zona Bianca pieni di sogni e speranze, ma in una situazione molto più favorevole rispetto alla precedente; il “succo” è che dipenderà ancora una volta da ciascuno di noi, dalla consapevolezza e responsabilità che sapremo, dovremo e potremo dimostrare fare in modo che anche questa, in positivo, diventi una data storica.

Ieri sera rientrando a casa, qui ad Iglesias – abito nel Centro Storico – mi sono quasi commosso vedendo di nuovo turisti – turisti! – seduti ai tavolini conversare in inglese con un ragazzo che portava loro pizze e birre.

Un’immagine che non avrebbe avuto nemmeno bisogno di essere citata in un altro periodo, ma che adesso, proprio in questo fine settimana cruciale che ci porterà sempre più vicini alla “fine del tunnel” mi è parsa, come dicevo, addirittura commovente.

Certo, c’è moltissimo da fare, piazza Municipio è “scoperchiata” per i lavori in corso relativi alla pavimentazione della stessa, raggiungere il mare sembra un incubo a causa dei semafori che bloccano il traffico per motivi di sicurezza, ma le attività stanno faticosamente riaprendo dopo mesi (quasi due anni) di enormi sacrifici e così le “nostre” più importanti attrazioni turistiche.

Si apre da domani una nuova stagione di sfide, da affrontare coraggiosamente per continuare a costruire futuro.

Non sprechiamo questa nuova occasione, così presto davvero potremo posare la mascherina e veleggiare verso nuovi sogni, in un periodo che chiameremo, finalmente…

Post Pandemic.

Davide De Vita


[1] https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/altre-news/tutte-le-malattie-debellate-dai-vaccini

Distopic

Redazione di un qualsiasi quotidiano cartaceo od on – line del “Mondo Occidentale”.

Una giovane reporter, nera, snella, pettinatura afro, arricchita da treccine ornate di perline rosse, verdi, blu e oro è ferma davanti allo schermo del proprio computer. Alle sue spalle il capo redattore, alto, magro, bianco, testa pelata, sguardo truce, maglione e jeans neri, le mani sulla spalliera della sedia girevole della ragazza, ripete la domanda:

«Te lo sei inventato. In rete è pieno di spazzatura simile.»

«No Burt, non è un pezzo mio, d’accordo, ma non l’ho inventato. E la mia fonte fino adesso è stata attendibile al cento per cento.»

«La tua famosa fonte di cui non vuoi parlare con nessuno, eh?»

«Esatto. La mia famosa fonte di cui non posso parlare con nessuno. I patti, le condizioni che mi ha posto Nako sono queste, fin dalla prima volta.»

«Nako?»

«Un nick come un altro. “Anonymous” è piuttosto inflazionato…»

«Uff… Leggimelo ancora, magari stavolta mi convinci a passarlo… Forse.»

La ragazza comincia a leggere a voce alta il testo sullo schermo.

***

Questo testo ha già fatto il giro del web più volte ed è stato immediatamente classificato come fake – news o bufala cospirazionista.  Continua però a circolare perché le copie sono innumerevoli. Si prega di considerarlo allo stesso tempo con massime prudenza e attenzione.

Stralcio di conversazione trapelata solo negli scorsi giorni, proveniente da un luogo sconosciuto, data imprecisata ma quasi certamente anteriore alla diffusione della pandemia di Sars Cov2 più comunemente nota come “CoVid19”.

Voce 1, uomo, adulto, maturo:

«Non c’è altro mezzo quindi?»

Voce 2, donna, adulta, matura:

«Tutti i modelli matematici e le simulazioni studiati fino adesso spingono verso quest’unica, inevitabile soluzione.»

Voce 3, uomo, adulto, forse più giovane di “Voce 1”:

«Somiglia terribilmente alla funesta “Soluzione finale” …»

Voce 4, donna, adulta, matura:

«Vero. Ne siamo consapevoli. Ma davvero non c’è scelta, ci siamo spinti, tutti, troppo oltre. O ci fermiamo adesso, subito, o il pianeta imploderà. Sì, con la nostra soluzione moriranno milioni di persone, ma se ne salveranno miliardi.»

Voce 1:

«Non credo si capirà. Spero non si sappia mai che siamo stati noi, moriranno i più poveri, i più fragili, come… Nell’esempio che hai appena citato.»

Voce 2:

«Improduttivi. Sacrificabili. Il sacrificio di pochi per il bene di tutti gli altri.»

Voce 3:

«Vi sembra giusto? Moralmente, eticamente giusto?»

Voce 4:

«Non è questo il discorso, da quel punto di vista siamo colpevoli, senza dubbio. Questo però è calcolo puro, niente di più e niente di meno. Siamo in troppi e abbiamo preso troppo da questa palla di fango. Se non ci fermiamo ora sarà la fine di tutto, per tutti.»

Voce 1:

«Perché una nuova guerra, seppur pilotata, non sarebbe andata bene?»

Voce 2:

«Perché, paradossalmente, c’era il rischio che qualcuno la vincesse

Voce 3:

«Va bene, se siamo a questo punto, procediamo e che Dio abbia pietà di tutti noi…»

Voce 4:

«La storia di copertura?»

Voce 1:

«Pronta. Il luogo di origine è stato individuato con il consenso dei principali leader del governo locale. La notizia ufficiale sarà che tutto è iniziato con la trasmissione del SarsCov2 da un pipistrello ad un essere umano…»

Voce 2:

«La berranno?»

Voce 3:

«Credetemi, il mondo avrà ben altro a cui pensare…»

Voce 4:

«Quanto durerà?»

Voce 1:

«Dai due ai quattro anni. Dipenderà dalla velocità di realizzazione dei vaccini e dalla loro distribuzione e diffusione, ma finirà. I modelli e le simulazioni sono stati precisi anche su questo aspetto. Tenete presente che tutti i ricercatori e i laboratori del mondo ci lavoreranno in contemporanea, con fondi praticamente infiniti. Non è mai successo prima nella Storia, questa volta sarà indispensabile.»

Voce 2:

«Non riesco a non pensare alle centinaia di milioni di contagiati e ai milioni di morti, è… Troppo per la mente umana e per la coscienza di ognuno di noi, se ancora ne abbiamo una…»

Voce 3:

«”Troppo” è la parola chiave in questa vicenda, ma dobbiamo concentrarci sul fatto che passati quegli anni orrendi sarà finita e…»

Voce 4:

«… Avremo salvato il mondo, ma nessuno lo saprà mai, anzi, saremo accusati per sempre del contrario.»

© Davide De Vita

Vi avrei detto che. . .

Salve e chiediamoci un perché.

Come va, come state?

Eh, lo so, è dura per tutti.

Come recita un adagio ormai celebre di un personaggio di Jacopo Cullin:

« Eehhh, lo fa! »

Detto ciò, giusto per non cominciare troppo seri o peggio ancora seriosi, perché scrivo queste righe?

Perché se avessi avuto la possibilità di presentare “Absentia” come con i romanzi precedenti, le parole seguenti le avrei dette a voce, mi sarebbe piaciuto tanto ma, per come immaginavo la nuova presentazione, in questo periodo non è proprio possibile per i motivi che tutti sappiamo.

Perciò vi avrei detto che . . .

L’idea di scrivere una storia nella quale si mette in atto il furto del Breve ce l’ho da quando, tanti anni fa, proprio la signora Celestina Sanna me lo mostrò dopo aver ascoltato il motivo per cui mi interessava.

Ascoltai lei, quindi scrissi il racconto “Assedio”, arrivato in finale al Premio Nazionale di Letteratura “il Prione” del 1995 e pubblicato prima nell’antologia del concorso di quell’anno e poi nella mia “ragionata” “Crisalidi”.

Molti anni più tardi ebbi l’idea di “Emme”, del commissario Spiga e tutto il mondo narrativo che ci ruota intorno.

Non sapevo che la forza dei personaggi e della storia e delle storie sarebbe stata così forte da farmi scrivere non uno ma tre romanzi.

Prima che me lo chiediate: sì, credo di fermarmi per un po’ con tutti loro, quindi per ora la trilogia chiude il ciclo.

Per tornare ad “Absentia”, esperienze di vita, di lavoro, di conoscenze comuni mi hanno portato all’incontro con la dottoressa Daniela Aretino, alla quale sono e sarò sempre infinitamente grato.

Lei è una archivista paleografa di professione, una vera ricercatrice, attenta alle minuzie e ai dettagli, appassionatissima – oltre che esperta – di Iglesias e della sua Storia.

Il sottoscritto è un pasticcione, che si muove a tentoni, spesso prendendo clamorose cantonate: se è successo – spero di no – è solo colpa mia, mea culpa mea maxima culpa!

La Storia, dunque, con la “S” maiuscola, mi stava bene, anzi ne avevo bisogno per ambientarci la vicenda che piano piano si stava formando sia nella mia mente sia sullo schermo del pc.

Non mi bastava, mi servivano tante altre storie più piccole da intrecciare tutte insieme, per lasciare a voi, lettrici e lettori, il compito – spero piacevole – di . . . Districare la matassa.

Non mi bastava ancora: per dare ancora più verosimiglianza al nuovo thriller, mi venne in mente di inserirci personaggi esistenti, appena romanzati, riconoscibilissimi da chiunque viva ad Iglesias e la conosca un pochino.

Come leggerete il romanzo capirete di chi parlo.

La ricerca e la documentazione questa volta sono state belle robuste, non solo per la Storia e le storie, ma anche per dettagli tecnici di varia natura, per i quali sono grato, tra gli altri, a Pierpaolo Tacconi e Luca Silvestro, loro sanno molto bene perché.

La carissima amica, autrice, attrice e regista Nico Pusceddu, che dopo aver accettato di “diventare” signora Lisetta, mi ha aiutato tanto nel rendere le scene più teatrali, quindi – spero – di maggiore impatto emotivo e “drammatico”.

L’elenco dei ringraziamenti sarebbe lungo ma è presente alla fine del libro, probabilmente ho scordato qualcuno e me ne scuso, perché ora che il romanzo è nelle vostre mani mi rendo conto di aver passato gli ultimi due anni e mezzo a chiedere le cose più assurde (per loro. . . ) alle persone più… Impensate.

Insomma questo è un piccolo assaggio di quello che avrei avuto il piacere di dirvi se fosse stato possibile metter su – letteralmente “in scena” – la presentazione che avevo in mente, ma chi lo sa, magari qualcosa del genere prima o poi la faremo lo stesso.

In ogni caso, se ci sono altre domande dal pubblico . . . Sparate!

Grazie a tutti.

Sipario.

Davide De Vita