Recensioni: Joker.

Joker Phoenix

L’ oscena risata del Joker.

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché non è solo consigliabile, ma necessario, vedere il film “Joker” interpretato da Joaquin Phoenix e diretto da Todd Phillips?

Perché Phoenix non è grandioso, è monumentale.

Perché questo è uno di quei film da “prima” e “dopo”.

Sarà la pietra di paragone.

Certo, resta grandissimo il Joker di Jack Nicholson, ma Phoenix si spinge oltre, con quella risata a metà tra l’osceno e il delirante che ti entra nell’anima e risveglia in te, spettatore, lati oscuri che speravi tanto di non avere.

Invece li hai.

Joker – Phoenix scopre e prende consapevolezza di essere stato – letteralmente – preso a calci in culo e in faccia per tutta la vita, a cominciare da chi credeva fosse l’unica persona ad averlo amato e di cui si è preso cura, annullandosi, per anni.

Mi dispiace per lo spoiler, ma quella persona è sua madre, o meglio quella che lui ha sempre creduto lo fosse.

Basta spoiler.

Così questo personaggio nato come antagonista del Batman dei fumetti [1]si evolve ancora nell’interpretazione di Phoenix da quella già grande resa dal compianto Heath Ledger (“Il cavaliere oscuro”, 2008).

Phoenix lo fa più attuale, lo inserisce in una “Gotham” fin troppo sovrapponibile alla New York di oggi, ma quella degli ultimi, dei diseredati, degli homeless di cui diventa una sorta di leader, seppure violentissimo e malvagio.

È malvagio però perché non può farne a meno e la nostra parte oscura, quella inconfessabile che ognuno di noi si porta dentro e nasconde, fa il tifo per lui.

È malvagio secondo il comune sentire e la via maestra e “politicamente corretta” dei buoni sentimenti, ma si ribella, diventa il ribelle per eccellenza, per antonomasia.

La sceneggiatura – scarna, essenziale, lo ammetto, ma tutto sembra studiato per mettere in evidenza la grandezza di Phoenix – fa in modo che lui incontri un Bruce Waine (il futuro Batman) ancora bambino, ma non cade nella facile trappola di seguire la strada dei super eroi.

Qui non ci sono super poteri, qui c’è la follia dell’uomo e degli uomini, tanto che – come sempre – ci si chiede dove sia davvero il confine tra questa e la presunta sanità mentale.

Undici candidature agli Oscar 2020.

Quello per Phoenix come migliore attore protagonista quasi scontato.

Può darsi che i pronostici – come spesso accade – non verranno rispettati, ma secondo chi scrive l’attore, con questa interpretazione magistrale, l’ha già vinto.

Ora permettetemi una nota personale.

Voglio ringraziare pubblicamente l’amico Matteo per le sue parole davvero incoraggianti: mi hanno aiutato molto e tranquillo, la notte stessa ho ricominciato a scrivere.

E poi, Matteo, perdonami l’autocitazione, ma Joker, in fondo, non anche lui una…

Persona gentile?

Davide De Vita

[1] ll Joker è un personaggio immaginario nato dalla collaborazione di Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, che ha esordito nel 1940 nel primo numero della serie a fumetti Batman (vol. 1), pubblicata dalla DC Comics. È un pericoloso clown psicopatico, uno dei più celebri supercriminali dei fumetti oltreché la nemesi di Batman. Nelle prime traduzioni italiane era stato chiamato “Il Jolly”, nome italiano più diffuso dell’omonima carta da gioco.

 

Non leggete questo post.

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Ciao, buonasera a tutti e chiediamoci un perché.

Perché, fragorosi e devastanti dentro l’anima, arrivano momenti come questo, durante il quale pensi che ciò che hai fatto fino adesso, quello che stai facendo, sia del tutto inutile e fin troppo sopravvalutato, prima di tutto da te stesso?

Perché è questo che penso in questo istante, in merito a ciò che ho scritto e sto scrivendo o provando a scrivere: un mare di sciocchezze inutili.

Mi sono montato la testa dopo il mio bravo quarto d’ora di notorietà – a livello locale, intendiamoci – e ho pensato di aver fatto chissà che.

Ce ne sono tante e tanti più brave e più bravi di me, invece.

Persone che ci mettono tutta la loro anima in quello che scrivono.

Pensavo di averlo fatto anch’io, ma oggi no, oggi m’ha preso male e m’ha preso così.

Però senza scrivere non so stare, quindi scrivo anche di questo brutto momento.

Ho sicuramente commesso un mucchio di errori e forse lo è anche questo, ma ve l’ho detto, m’ha preso proprio male stasera.

Un anno e mezzo di lavoro e forse è tutto inutile, non funziona, non ha il mordente che vorrei, non c’è il pathos, non c’è la suspense, non c’è niente.

Più di trecento pagine di fuffa o inutili esercizi di stile.

Che schifo.

Una sensazione di “già letto”, “già scritto”, “banale” terribile.

C’è almeno la storia?

Boh.

Mi sembrava di sì, mi sembrava funzionasse, oggi no.

Oggi prenderei ogni singola parola, ogni foglio oppure il computer intero e lo lancerei dalla finestra.

Vorrei urlare, ma non avrebbe senso.

Vorrei piangere, ma sarebbe inutile.

Vorrei ridere, di me stesso e forse servirebbe.

Non pretendo che comprendiate quest’angoscia malinconica, bene non la capisco manco io, ma stasera ha proprio preso il sopravvento.

Se siete arrivati a leggere fin qui mi dispiace, potevate fare altro, impiegare meglio il vostro tempo, questo non è che lo sfogo di un idiota, il suo ululare alla luna.

Sono io, l’idiota.

Vi avevo avvertito di non leggere questo post.

Domani sarà un altro giorno.

Spero.

Davide De Vita

 

Recensioni: “Tolo Tolo” di Checco Zalone

Tolo tolo Checco Zalone

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché andare a vedere “Tolo tolo”, ultimo film interpretato e diretto da Checco Zalone (Luca Medici)?

Perché è necessario.

Perché non è vero che non fa ridere.

Perché è vero che fa riflettere.

Perché – spiacente – ma mette gli ignoranti di fronte alla propria ignoranza e il classico “italiano medio” (nel senso peggiore del termine) davanti alla propria mediocrità.

In sostanza, fa un ritratto, un’istantanea di molti di noi – chi si scrive non si sottrae, non si sente “superiore” a nessuno – e dei tempi in cui viviamo.

Certo, parla dell’immane tragedia dei migranti, ma lo fa a modo suo, restando fedele al suo personaggio estremamente ignorante, menefreghista, evasore fiscale cronico e con “rigurgiti di fascismo” presentato alla stregua di un disturbo intestinale.

Per apprezzare tutte le battute e le gag del film, però, è necessaria una cultura almeno media: per interpretare al meglio un ignorante, infatti, è indispensabile essere colti.

E informati, attenti a ciò che accade intorno a noi ogni giorno, ogni ora.

Medici/Zalone ci riesce, ci riesce molto bene.

Non sono un critico cinematografico, ma a me il film è piaciuto, molto.

Non “attacca” solo la destra italiana e un certo populismo e/o sovranismo, ma anche un certo proporsi della sinistra con quel “radical chic” diventato ormai da tempo davvero antipatico: vedi la parodia del famoso giornalista reporter francese.

In poche righe è difficile dire di più del film, ma credo che – nonostante sia difficile che vinca qualche premio prestigioso – un giorno questa pellicola sarà vista per documentare la Storia che oggi viviamo ed è ancora cronaca.

Ripeto: va visto.

Per poterne poi parlare, a lungo.

Davide De Vita

Buona strada, Mario.

Mario Triverio scomparso il 3 gennaio 2020

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché non dovrei scrivere di Mario?

Sì, certo, sono uno dei tanti, tantissimi che lo potrebbero fare, probabilmente meglio di me, ma…

Sono io, voglio farlo io o anch’io.

Glielo devo.

Il problema è che davvero non so da dove cominciare, tanti sono i ricordi che mi legano a quest’uomo che, comunque la si pensi, è stato un visionario quando altri non lo erano e si è sempre battuto per ciò in cui credeva.

Tanto per cominciare, insieme a Giovanni Diaz ha rifondato lo scoutismo nel Sulcis Iglesiente negli anni Sessanta.

Certo non da solo, tanti si sono fidati e l’hanno seguito, dando ognuno ciò che poteva, facendo ognuno “del suo meglio”.

Ha “visto” l’Agesci prima che questa nascesse e diventandone poi uno dei fondatori; si è battuto per la “Zona” di cui è stato responsabile, portando nei primi anni Settanta più di mille scout a Cortoghiana per un’Inaugurazione.

Se non ricordo male è stato anche Responsabile Regionale e Consigliere Nazionale, ma altri sanno queste cose meglio di me, se ho sbagliato me ne scuso.

La faccenda è – se già non bastasse – che non è questo il punto.

Non per me e non adesso che non ci sei più.

Perché, per esempio, sei stata la prima persona a regalarmi un Vangelo, che custodisco ancora molto gelosamente, ci sono sopra, scritti di tuo pugno, il tuo nome totem “Sparviero” e la tua firma.

Ed ero soltanto un caposquadriglia – scarsissimo, dei Caimani, figuriamoci, hanno fatto anche le vignette su quella squadriglia… – che cercava di capire, tra le altre cose, cosa diavolo fosse quella benedetta “Alta Squadriglia”.

Con te ho camminato, riso, pianto, discusso, disegnato, parlato, ascoltato, cantato, pregato.

Insieme al mio Clan, che era il “tuo” mi hai portato a conoscere Assisi, l’Eremo delle Carceri, quindi Spello e Carlo Carretto.

Sei stato uno dei miei Capi Reparto, poi Maestro dei Novizi, il mio Capo Clan, mi hai dato la Partenza e mi hai accolto in Comunità Capi.

Dalla prima adolescenza fino al tempo in cui son dovuto partire militare ho avuto al collo il fazzolettone dell’Iglesias 2, dove a mia volta sono stato Capo Reparto, mi sono formato, ho preso il “Brevetto” di capo.

Non ho dimenticato niente e credo – spero – di aver fatto miei, anche nella vita, i valori dello scoutismo.

Certo, non sono state sempre rose e fiori e abbiamo avuto visioni divergenti, ma ce lo siamo detti in faccia, anche questo mi è piaciuto, alla fine.

La vita mi ha condotto presso un altro gruppo, quell’Iglesias 6 che è diventata “casa mia” e dove ancora sono stato a mia volta Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, capo gruppo: tutto ciò mi ha permesso di capire meglio e fare mie certe cose, certi concetti che per la prima volta ascoltai da te.

In questi ultimi anni ci siamo un pochino riavvicinati e il grande rispetto, la stima e – forse – l’affetto nei miei confronti che ho letto nei tuoi occhi hanno avuto per me un grande valore, un valore ormai “adulto” da entrambe le parti.

Ricordo – tra tanti, innumerevoli ricordi – la tua poesia delle “Orme”: ne hai lasciato davvero tante, non saranno cancellate dalla marea.

Domani (oggi per chi legge) ci sarà il tuo funerale e sono sicuro che ci sarà tanta gente: persone che – parecchio grazie a te – hanno scoperto il valore dell’amicizia e sono amici o amiche ormai da decenni.

Questo anche, basterebbe, ma non basta.

Perché non mancherai solo a Vanna, Alessandro, Alberto, Andrea (che saluto e abbraccio per quando avranno voglia di leggermi) ma a chiunque da queste parti abbia mai indossato un’uniforme prima “cachi” o “grigia”, quindi “carta da zucchero” insieme ad un fazzolettone.

Ci sarebbe tanto altro da scrivere e raccontare ma credo basti così: ognuno ci metterà del suo ricordando quel pezzetto di strada, lungo o corto non importa, fatto accanto a te.

Ciao Mario, sei stato per me una persona veramente importante, segnante e sognante.

Grazie di tutto e per tutto, buona strada

Davide

 

Il buio nell’anima

Presepe casa Rita e Davide 2019

Buongiorno, buon Natale e chiediamoci un perché.

Perché – per esempio – alzarsi presto stamattina e mettersi a scrivere?

Perché ho dei pensieri urgenti e li voglio buttar giù, prima che volino via.

Se poi saranno almeno un poco intelligenti o utili a qualcuno, non starà a me giudicare.

Buon Natale perciò anche a chi nella propria anima ha il buio, la mente chiusa da muri più duri del cemento, il cuore pietrificato.

Persone che non accettano che quel Bambinello che per chi ha fede (quella bella, sana, pulita) diverrà Cristo, fosse figlio di profughi e profugo egli stesso.

Perché questo è: la Sacra Famiglia era una famiglia in fuga, erano fuggitivi e perseguitati.

Proprio come quei tanti, tantissimi, troppi che non volete riconoscere come quegli stessi ultimi ai quali, prima di tutto, lo stesso Vangelo – e il Papa, questo Papa di nome “Francesco” – si rivolge.

Certo che ci sono poveri e disperati anche a casa nostra, anche dietro l’angolo o nella via dove abitiamo: gli uni però non escludono gli altri, non funziona così, anche se fin troppo spesso siamo noi per primi ad ignorarli tutti, perché è più comodo.

È stato allestito un presepe con un gommone, una “installazione” come si dice oggi forte, dal potente valore simbolico.

Mi piaceva, sono assolutamente d’accordo con quel significato.

Persone col buio nell’anima l’ hanno fatto a pezzi.

Persone che non capiscono che Cristo è e deve essere scandalo, pietra d’inciampo, Colui che ti mette alla prova, con le spalle al muro come mi disse una volta un mio carissimo amico e nonun bel piatto da appendere alla parete” per citare pure un altro, notissimo esempio, proposto innumerevoli volte da chi non c’è più; chi mi conosce sa a chi mi riferisco.

Si badi bene, non sono un sacerdote, non sono nemmeno “l’ultimo dei peccatori” che pure ad ergersi “ultimi” – temo – si pecca di presunzione, ma un uomo in cammino che continua ad interrogarsi e non smetterà mai di farlo.

Per vari motivi, non ultimo il lavoro particolare che svolgo, non riesco ad andare a Messa da tempo e mi manca, sì, mi manca.

Mi manca ascoltare quella Parola di Speranza, di apertura.

Mi manca il raccoglimento prima dell’incontro con quello stesso Cristo di cui sopra, il senso di star bene subito dopo.

Non mi importa passare per bigotto o esaltato, non credo di esserlo e di sicuro non imporrò mai la mia fede – se così posso azzardarmi a chiamarla – a qualcun altro, in quanto la ritengo – oltre che un dono – qualcosa di estremamente personale: non l’ho mai fatto, proseguirò così.

Posso dire però che in tanti momenti molto difficili della mia vita quella stessa fede mi ha aiutato tanto, questo sì.

E per questo stesso motivo non mi piace, non accetto chi ergendosi a “solo e unico difensore ed interprete” di quella stessa fede rifiuta, respinge, emargina, chiude e si rinchiude in un arido recinto fatto di ignoranza, paura, egoismo, presunzione.

Non lo accetto più e non rimarrò indifferente.

La stessa parola “pontefice”, “pontifex” significa letteralmente “costruttore di ponti”, non di muri.

Basterebbe questo, dovrebbe bastare.

Non è così, purtroppo.

Si vorrebbe che l’altro, il diverso, il profugo, il migrante, il disabile, l’anziano problematico e così via non disturbasse, se ne restasse in disparte, che “noi si deve andare alla Messa di Mezzanotte tutti al caldo, ben vestiti e sorridenti, per farci comodi auguri nella nostra altrettanto comoda, sicura e ristrettissima cerchia di <<persone per bene >> per poi tornare nelle nostre case riscaldate, con enormi riserve di cibo e acqua potabile…”.

Ribadisco, non sono un santo e sicuramente sono molto lontano dalla santità, ma quella “fede” di cui sopra, da “mostrare”, da “far vedere”

(<< io sì che sono bravo, vado a Messa, mi hanno visto tutti … >>)

non mi piace, la chiamo

I P O C R I S I A.

Buon Natale, anche a te che hai il buio nell’anima e che, spero, prima o poi possa vedere la Luce.

Davide De Vita

 

 

 

 

 

Buon compleanno commissario Spiga!

Panda beige

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perdonatemi l’autoreferenzialità, ma da due anni a questa parte questo (oggi) per me è diventato un giorno importante.

Non perché sia l’anniversario ufficiale della fondazione di Carbonia, che saluto insieme ai suoi abitanti e ai miei cari parenti che ancora ci vivono, ma perché, nella mia fantasia e poi nei miei romanzi, oggi è il compleanno del commissario Spiga, immaginario capo della stazione di Polizia di Iglesias.

Dire che lui e gli altri personaggi di contorno – naturalmente su tutti il serial killer “Emme” – mi abbiano portato fortuna è dir poco: mai mi sarei aspettato, infatti,  una risposta simile, piacevolmente sorpreso dagli iglesienti, che quando vogliono sono capaci di bellissimi gesti.

Ancora soltanto ieri una persona mi ha fermato alla cassa di un supermercato per chiedermi dove trovare il seguito di “Emme”, perché voleva regalarlo per Natale in quanto il primo gli era piaciuto tanto.

Ma non “tanto per dire”: tanto da regalare “Emme” come bomboniera per un battesimo.

Ieri sera un’altra persona mi ha cercato su Messenger per lo stesso motivo, voleva sapere dove trovare “Durga” per regalarlo per Natale.

Sono solo gli ultimi esempi di quello che è successo e sta succedendo ancora da quando ho scritto e pubblicato “Emme”, che è diventato – allora non me ne rendevo conto – il primo capitolo di quella che per ora sarà una trilogia ma potrebbe diventare un ciclo, una serie.

Devo perciò ancora una volta ringraziare pubblicamente il Maestro Roberto Trastu che ha scritto un brano originale ispirato al romanzo, il bravissimo video maker Ignazio Soddu che ha creato lo splendido video che ancora gira su YouTube e la straordinaria Nicoletta Pusceddu che ha curato la regia teatrale durante la presentazione di “Emme”, dirigendo magistralmente Andrea Sitzia nel ruolo del maniaco Melis segregato nei sotterranei di quella che quasi due secoli dopo sarebbe diventata la biblioteca che conosciamo oggi e dove tutto ha avuto inizio, sia nella realtà sia nell’immaginazione.

Nicoletta avrà poi il coraggio di farmi recitare insieme a lei per la presentazione di “Durga” quest’estate, chi c’era potrà raccontarvi com’è andata…

Roberto, Ignazio e Nicoletta sono stati, molto più di me, il primo, unico e solo “Emme Team”: un’esperienza fantastica, irripetibile.

Dopo quello, infatti, non c’è più stato alcun team, di nessun genere, ma solo sporadiche e occasionali, direi marginali collaborazioni.

Tranne una: poiché l’ho dichiarato pubblicamente durante un altro incontro col pubblico, ripeto qui che per il terzo capitolo – al quale mi sto dedicando da tanti mesi e col massimo impegno possibile – mi sta dando una mano enorme, forte della sua passione per il proprio lavoro ed entusiasta del mio nuovo progetto – la dottoressa archivista e paleografa Daniela Aretino, altra persona squisita che non finirò mai di ringraziare, a prescindere da come andrà “Emme 3” (titolo ovviamente provvisorio).

Come non citare, inoltre, i miei amici prima che colleghi scrittori Pietro Martinetti e Cristiano Niedojadko?

Si sono sorbiti le copie pilota di “Emme”, sono stati fornitori consenzienti di idee – loro – se non addirittura personaggi e continuano a darmi una mano quand’è possibile – tento di fare lo stesso – in un continuo confronto spesso e volentieri …

Davanti a qualche bicchiere di buon vino, ma…

Sempre con moderazione e senza mai esagerare!

Voglio ringraziare inoltre un altro caro amico, sempre molto disponibile, che mi ha portato fortuna: Andrea Sedda, titolare dell’ottimo “Cafè Electra”, piazza Pichi, per lasciarmi usare il suo locale come ufficio di rappresentanza ed essere stato da subito un mio convinto fan.

Lui non posso che salutarlo così: forza Cagliari, sempre e ovunque!

Ancora, una delle titolari del Panificio e Market Vargiu: Giuly, una specie di super agente pubblicitario per i miei libri, molti dei quali… Posso dire li abbia venduti lei!

Un saluto anche per sua mamma, la signora Beatrice, altra mia accanita sostenitrice e affezionata lettrice: unico appunto, se almeno si astenesse dal raccontare i finali, visto che si tratta di thriller, di gialli, gliene sarei grato, ma se non ce la fa…

Va bene lo stesso!

Con enorme affetto, inoltre, voglio ringraziare mia sorella Diana, altra sostenitrice, lettrice e … Venditrice dei miei libri, oltre che fonte di ispirazione per il personaggio di “Durga”.

Anche lei non so più quante copie ha venduto!

Infine, ultima in questo breve ed incompleto – me ne scuso fin da ora – elenco, ma di certo non per importanza, la mia “metà migliore”: Rita che sopporta ormai da anni la mia “follia” letteraria e sa bene tutto ciò che precede l’uscita di ogni romanzo, il lavoro che c’è dietro e mi ha sempre sostenuto, aiutato, letto e riletto, ascoltato, corretto, rivisto eccetera eccetera eccetera…

Che dire?

Amo questa donna!

Torniamo infine al “mio” commissario che oggi compie gli anni: un personaggio che mi somiglia per forza, soprattutto per quanto riguarda i suoi fallimenti.

Non un eroe, ma un uomo normalissimo travolto più che coinvolto nella classica “tragica serie di eventi”.

Chi ha letto almeno il primo romanzo sa a cosa mi riferisco.

Ha problemi di stomaco e sta male ogni volta che mangia pesce, in particolar modo cozze o crostacei, anche se gli piacciono molto; soffre di un tic molto particolare che lo costringe, quand’è nervoso o in tensione – in pratica quasi sempre! – a grattarsi a sangue la mano destra con la sinistra; ha un rapporto molto tormentato con la sua partner professionale Lena Cao che – a corrente alternata – lo è anche nella vita e guida una Panda dal colore orrendo che parte quando il dio dei motori è in giornata buona.

Questo è il “mio” Spiga, che pare abbia incontrato il favore e le simpatie di moltissime lettrici e moltissimi lettori, non solo ad Iglesias: ringrazio tutte e tutti, mi piacerebbe poterlo fare personalmente ma non credo sia possibile.

Così, simbolicamente, nel fare gli auguri di buon compleanno a lui li faccio a tutti per le prossime feste che spero portino serenità e pace ovunque ce ne sia bisogno.

Ringrazio ancora una volta – ci tengo – Iglesias nella sua interezza e complessità, i suoi abitanti così… Iglesienti, nel bene e nel male, ma questo siamo, non possiamo rinnegarlo: una città ricchissima di Storia, storie e misteri ancora tutti da scoprire e svelare…

Beh, ci sto lavorando!

Sono ben consapevole di essere un nessuno qualsiasi, molto più “artigiano della penna, o della tastiera o meglio ancora delle parole” piuttosto che scrittore: se lo sarò diventato, se lo diventerò, sarà solo il tempo a dirlo.

Insomma, buon compleanno commissario Spiga e buon Natale e felice anno nuovo a tutti!

Davide De Vita

P.S.: “Emme” e “Durga” si possono trovare ad Iglesias presso il negozio “Il Diapason” in via Azuni (via “Commercio”) e la Libreria Mondadori Store in piazza La Marmora, oltre che su Amazon e nei principali stores on line, anche in formato e-book.

Ad oggi 18 dicembre 2019, “Durga” in formato cartaceo, sulla piattaforma on line “ilmiolibro.it” è ancora saldamente al terzo posto tra i libri più venduti dell’anno, preceduto da due saggi, per cui è il primo tra i romanzi in classifica.

Grazie di cuore! 

Come ti rosolo l’autore: io ai fornelli e tutto ciò che ne consegue!

Io cuoco

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Come va?

Come state?

Preparato l’albero?

Il presepe?

Trovata la mirra al Super Market?

Spero di sì, comunque la pensiate sono simboli che fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione; inoltre se avrete la fortuna di avere bambini (lo so, sono … Faticosi, per usare un termine gentile…) per casa in quei giorni, cercate – cerchiamo – di vivere la festa coi loro occhi, ancora puri, ancora innocenti e lontani dalle nostre angosce quotidiane.

Se tutto va bene e con l’aiuto del Cielo a casa Rita – Davide due nipotini from London ci saranno e…

Sono certo non passeranno inosservati!

Lo scrivo con grandissimo affetto, perché comunque ci scaldano il cuore, loro e i loro genitori, più altre persone carissime che avremo con noi.

Sto scivolando sul sentimentale però – anche se certe cose hanno un valore impagabile, purtroppo ce ne accorgiamo sempre un po’ troppo tardi commettendo, invece, l’errore di banalizzarle – e non era qui che volevo andare a parare.

È che mi sfuggono i pensieri dalla mente alle dita che volano sulla tastiera e non riesco a fermarli!

Riparto: perché non voglio parlare di politica, grande o piccola che sia, oggi dieci dicembre duemila diciannove?

Prima di tutto perché non ne ho voglia.

Poi perché lascio ad altri – se lo desiderano – questo compito.

Infine perché da quando ho cominciato a scrivere questo pezzo la mia intenzione era quella di regalarvi un sorriso o almeno provarci.

Okay, via che si va.

Voglio parlarvi, dandovi libera licenza di ridere, tanto sono il primo a farlo, del sottoscritto… Ai fornelli.

Sì perché la vita e il lavoro sia mio sia di Rita mi hanno in un certo senso costretto ad imparare a cucinare e…

Ci sto provando.

Sia chiaro: tra me e uno o una che sa cucinare sul serio c’è la stessa distanza misurata dalla Terra a… Proxima Centauri, ma …

Non mi scoraggiano le grandi sfide!

In principio, dunque, c’ero io, bambino, ragazzino e uomo viziato, molto, lo ammetto e lo confesso a Dio e a voi fratelli in tutte le salse giusto per restare in tema.

Ne sa qualcosa mia sorella, che questa cosa l’ha subita per decenni e con la quale mi sento tremendamente in debito…

Parliamoci ancora più chiaro: causa educazione sbagliata e profondamente maschilista, solo per quella piccola differenza anatomica in casa non facevo un beneamato c***o, giusto per usare una leggerissima metafora.

Beh, cari miei, le cose cambiano, arriva il momento in cui te la devi cavare davvero da solo e scopri, per esempio, che l’acqua non bolle con la forza del pensiero, che devi passare dal livello << so-fare-i-bastoncini-di-pesce-quasi-cotti >> al livello <<sono-riuscito-a-cuocere-un-uovo>> che già è un grandissimo passo avanti…

Così, piano piano, ma proprio molto piano, sia perché sei costretto, sia perché – non volevi ammetterlo ma è così – comincia ad affascinarti questo mondo per te nuovissimo, assumi la predisposizione adatta e cominci ad imparare.

E come cominci?

Comprandoti un grembiule, rigorosamente nero, stile Master Chef che l’immagine ha sempre la sua importanza: non sai ancora fare il suddetto beneamato, ma comincia a venirti la voglia…

Scopri così il fantastico mondo delle ricette e degli innumerevoli siti di cucina, tra tutti, mi si perdoni la pubblicità, “Giallo Zafferano”, dove, incredibile ma vero, c’è scritto come si fa, come si fanno le cose, come si cucina, proprio a prova di imbecille, come ti senti fin troppo spesso.

Così, per esempio, si squarcia davanti a te, luminoso come folgore tra plumbee nubi, il fulgido mistero dei …

Tempi di cottura!

Esistono!

Scopri che ogni cosa ha il suo tempo (di cottura, appunto) e se magari lo rispetti poi non devi “versare” tutto nella banca…

Dell’umido.

In un mare di lacrime impari ad affettare cipolle.

Impari a tritare l’aglio.

A capire che tra “pelati” e “polpa di pomodoro” una certa differenza c’è.

Capisci, provando e riprovando, che se rispetti quel benedetto “tempo di cottura” anche la pasta e gli spaghetti o quello che vi pare vien fuori “al dente” e non troppo dura o scotta.

Lo scopri sulla tua pelle e dopo innumerevoli tentativi, ma ci arrivi.

Vi risparmio la pena dei fallimenti e delle frustrazioni, arrivo direttamente al Giorno della Gloria: quello in cui ti riesce un sugo normale, quindi commestibile, ma per te è l’apoteosi della Novelle Cuisine, ti senti grande (in tutti i sensi) come Antonino Cannavacciuolo perché tra i cuochi famosi della TV è quello che ti ispira più simpatia e pensi, con un mestolo di legno in mano e una schiumarola nell’altra:

<< È fatta, non mi ferma più nessuno! >>

Per qualche miracolo o favorevole congiuntura astrale in effetti qualche altro risultato mirabile (per te…) lo ottieni, fingendo che per la plebe non sia …

La normalità.

Ti aggiri ormai per la cucina con fare altezzoso, convinto di essere ad un passo dall’aprire il ristorante più rinomato del mondo, quando invece sei ancora all’affannosa ricerca di una valida soluzione per la perfetta …

Patata bollita!

Ora scusatemi ma devo lasciarvi perché come recita l’antico detto ho il latte che piange e il bambino sul fuoco …

Davide De Vita

 

Pensieri sparsi; novembre 2019

Pensieri sparsi copertina 3D

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Come va? Come state?

È da un po’ che non ci si “vede”, eh?

Okay, cominciamo.

Perché c’è da preoccuparsi, parecchio, per come va il mondo, sia quello piccolo piccolo dove voi ed io viviamo (il pianerottolo, il quartiere, la città) sia quello nel senso più ampio del termine (Paese, sistema- nazione, nazioni, macro – aree geopolitiche)?

Perché, da entrambe le prospettive, quella “particolare” e quella “universale”, si vede o intravede poca… Luce.

Non siamo a Venezia, ma più o meno dieci giorni di pioggia intensa ed ininterrotta non solo hanno creato disagi, ma influito anche sul nostro umore che già non era dei migliori.

Sia ben chiaro, chi scrive ha visto i cantieri aperti e ne è contento, pur consapevole che si potrebbe fare di più e meglio, ma il bicchiere mezzo pieno – che è la metafora che preferisco – impone di aggiungere anche che “c’era il rischio di fare meno e peggio”.

Non ho bacchette magiche, non m’interessa un ruolo o un incarico politico, ripeto per l’ennesima volta che non mi ritengo in grado, non ne sono all’altezza, mentre ciò che tento di fare è osservare – quando posso – e raccontare ciò che vedo e sento, questo sì.

Come sempre, sarà la storia o se volete la Storia a scrivere l’ultima parola, ma, volendo restare in materia di “cronaca” bisognerà attendere le prossime amministrative: contano quelle, tutto il resto – sempre a mio modestissimo modo di vedere – è aria fritta o fuffa.

Sinceramente mi preoccupa molto di più l’aria che tira a livello nazionale: vanno a fuoco librerie, locali che si dichiarano apertamente solidali con le stesse, sedi scout.

Sì, è già successo, sono episodi che non hanno avuto la stessa copertura mediatica della gravissima crisi ex Ilva (ora Arcelor Mittal) o dell’acqua alta a Venezia, ma sono accaduti e a me non piacciono, non piacciono per niente.

Così come non mi piace la non – interpretazione del video (nato come sfottò) in cui sono state “rappate” e “remixate” le parole di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Sarò sicuramente l’ultimo ad averlo visto e sentito, ma i ragazzi – pur ripetendone le parole a memoria e ballandoci sopra – non fanno assolutamente caso al significato esatto dei termini usati e di come chi ha composto il video intendesse quanto meno fare satira se non proprio contestare il “messaggio” di … Gggggggiorgia.

Questo perché non sono più capaci di fare una sana e corretta analisi del testo e se, come temo, altre librerie andranno a fuoco, lo saranno sempre meno.

Ho visto le piazze riempirsi di “sardine” e ne sono stato contento, ma in testa mi è tornata la frase – non ricordo di chi – << piazze piene, urne vuote >> ed è questo che ancora e di nuovo mi preoccupa e spaventa.

Vedo una destra rinvigorita e una sinistra smarrita, frammentata e frammentaria, senza una rotta precisa.

Spiacente, ma questo vedo nel nostro tormentatissimo Paese.

***

Lo scenario internazionale è sempre più pauroso: dai ragazzi di Hong Kong che si ribellano contro i poliziotti cinesi con frecce ricavate dagli ombrelli e scudi improvvisati (temono di essere inglobati dall’ultimo colosso “comunista” rimasto sul pianeta) nell’indifferenza totale dell’Occidente, impiegato tanto per cambiare a rimirarsi l’ombelico, Europa in primis, all’eterno esplosivo Medio Oriente, per non dire di Libia, Siria, Libano e via di questo passo, ma tanto – anche se lì si continua a morire – cosa volete che importi a noi, visto che l’Italia di calcio va benissimo e vince addirittura 9 – 1 contro la povera Armenia…

Che manco sappiamo bene dove si trovi, ‘sto posto.

… Brucia libreria, brucia…

Panem et circenses…

Ah già!

Quasi dimenticavo gli incendi spaventosi ovunque qua e là per il pianeta, le grandi città australiane soffocate dal fumo delle foreste in fiamme…

I tornado al largo dell’Isola dell’Elba e gli uragani mediterranei

Tranquilli, non esiste il surriscaldamento globale, è un’invenzione degli ambientalisti più sfegatati che vanno dietro a quella ragazzina, com’è che si chiama, sì, quell’esaltata svedese o norvegese…

Ah già, Greta

… Brucia libreria, brucia…

Ci sarebbe ancora tanto altro, ma mi fermo qui, son riuscito a rattristarmi da solo.

Se mi avete letto fin qui vi ringrazio e quindi vi dico: non preoccupatevi, non preoccupiamoci.

Stiamo solo continuando a distruggere giorno dopo giorno, ora dopo ora, la vita e il futuro dei nostri figli e nipoti.

Ma ci penseranno loro a risolvere i problemi – enormi – da noi creati e lasciati loro in eredità, giusto?

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Davide De Vita

“Aquile randagie” il film: riflessioni a caldo.

Aquile randagie manifesto film

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Ieri non pensavo di scrivere in merito al film “Aquile randagie”, ma oggi è già un altro giorno e rivendico il diritto – dovere di cambiare idea.

Sottolineo che quanto scrivo – come sempre – è unicamente il mio modestissimo parere personale, niente di più e niente di meno.

Cominciamo con la critica diciamo “tecnica”: onestamente, il film non vincerà un Oscar, anche se di “Oscar” si parla lo stesso…

Ma non di quello Hollywood!

Tornando sull’argomento “tecnico” il fatto che si veda non sia un film “professionale” non è grave, in quanto la pellicola è dichiaratamente di basso budget, per non dire bassissimo, per cui anzi è clamoroso il successo al botteghino in così pochi giorni di programmazione, secondo in Italia subito dopo l’ultimo Tarantino, ma queste sono statistiche, lasciamole agli analisti e agli amanti dei grafici.

Credo che l’intenzione di produttori, registi e interpreti fosse far passare il messaggio forte e chiaro dei valori fondanti – e largamente condivisi in ogni angolo del pianeta – dello scoutismo, ribadendo con forza sia la libertà nel senso più puro del termine sia la spiritualità di cui quegli stessi valori sono permeati.

Chi scrive è stato lupetto ed esploratore nell’ ASCI, ha fatto la Promessa da esploratore in Agesci, quindi novizio, rover, capo. Ha ricevuto le insegne “Gilwell” nei primi anni Ottanta, quindi è stato per anni Capo Reparto, poi nel gruppo nel quale è ancora censito di nuovo Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, Capo Gruppo. In Zona ha ricoperto per un breve periodo il ruolo di Addetto Stampa.

Una “carriera” simile a centinaia e migliaia di altri amici e fratelli scout, ma facendo due conti, considerando che diventai lupetto nel 1972 si tratta della bellezza di quarantasette anni che, tranne alcuni periodi di “disintossicazione”, ho il fazzolettone al collo.

Perché riporto tutto ciò?

Perché – com’è normale – magari in tanti di voi che ora leggete non sapete del mio passato, magari non sapete nulla nemmeno dello scoutismo, ma mica è una colpa!

Fatto sta che chi come me e come i tanti capi scout presenti ieri al cinema ad Iglesias (ci siamo detti che ad un’Assemblea di Zona spesso c’è meno gente…) davanti al film, alla storia che questo raccontava, credo si sia posto questa domanda:

<< Sono riuscito, durante la mia vita, riesco ancora, a testimoniare i valori sui quali ho promesso? >>

Personalmente non credo di esserci sempre riuscito, di sicuro spesso sono “caduto” nonostante poi aggrappandomi a quegli stessi valori e ad amici, fratelli volenterosi (guarda caso scout anche loro, quanto meno in passato…) mi abbiano aiutato in mille modi, permettendomi di rialzarmi e proseguire il cammino.

Qui la metafora prosegue, perché la storia delle Aquile Randagie e del loro paradisiaco rifugio in Val Codera parla anche – moltissimo – di “strada” sia in senso letterale sia intesa come sacrificio, fatica necessaria per raggiungere un obiettivo, nel loro caso nobilissimo come salvare migliaia di persone perseguitate, molte delle quali ebree.

Questo è qualcosa che purtroppo abbiamo perso o stiamo perdendo: va per la maggiore la filosofia delle “scorciatoie”, del “come posso fare per fregare il prossimo e arrivare prima degli altri, sopraffacendo chiunque” a discapito della solidarietà e dell’<< aiutare gli altri in ogni circostanza >>.

A discapito – anche – di quella cultura del “fare e faticare” unica strada maestra, onesta e leale per raggiungere obiettivi concreti, se mi permettete formativi o educativi.

La fatica, fisica o mentale, oggi spaventa, non la si vuole affrontare, nemmeno se si tratta di impiegare la mente ad… Imparare e capire l’importanza della grammatica italiana.

Si sottovalutano enormemente queste cose e poi ci si stupisce se per quanto riguarda cultura ed informazione, noi che siamo il Paese definito per millenni la culla di quella stessa cultura, in Europa siamo il fanalino di coda.

Per arrivare al paradosso – visti questi presupposti – di proporre il voto ai sedicenni…

Tornando al film, chi scrive deve moltissimo allo scoutismo, così come lo scoutismo italiano deve moltissimo alle Aquile Randagie. Non so se esagero, ma probabilmente senza la loro ribellione al fascismo e il loro ingresso in clandestinità fino ad “un giorno in più” io e centinaia di migliaia di altri ragazzi (anzi, dal secondo dopo guerra ad oggi credo siano stati ormai milioni) non avremmo potuto fare quella Promessa e intraprendere un’Avventura senza pari.

Davide De Vita

(“Grizzly Saccente”, nome totem datomi dall’Alta Squadriglia del Reparto Maestrale del Gruppo Scout Agesci Iglesias 6)

Lei, io, il cinema e le… Cagatemmericane.

antico proiettore cinematografico

Buonasera (scrivo di sera) e chiediamoci un perché.

Perché c’è una sottile, quasi impalpabile differenza tra i gusti cinematografici miei e quelli della donna che amo e mi sopporta da più dodici anni?

Ho provato a rispondere a questa domanda già tempo fa su queste stesse pagine, ma forse ora sono in grado di farlo meglio.

Per cominciare proviamo a spiegare quali film guardo io – anche se trovandomi “in spirito” posso guardare anche pellicole un attimo più di “spessore” – volendo “staccare la spina” dal quotidiano che già di suo è spesso abbastanza pesantuccio.

Prendo in prestito, per questo,  alcuni post di questi ultimi giorni dell’amico Matteo che definisce certi film “cinema ignorante”.

Lui c’è andato leggero, io – che però le guardo più che volentieri – definisco ognuna di queste pellicole…

<<Cagatammmericana. >> (le tre “m” non sono un errore)

Se ci pensate, dal “Giustiziere della notte” in qua, il tema, la trama e il soggetto non si differenziano mai di molto, ci sia Charles Bronson (il primo ad interpretare quel ruolo) o Clint Eastwood – Callaghan per tornare abbastanza indietro nel tempo attraverso molti “Bruce Willis” fino ai più attuali Jason Statham o Dwayne “the Rock” Johnson passando ovviamente per i vari Rambo e suoi derivati: l’eroe da solo sgomina mille mila cattivoni, dopo che o gli hanno fatto fuori la moglie, o la figlia, o il migliore amico, o hanno quasi fatto fuori lui stesso.

Quasi, appunto.

Perché poi lui, l’eroe, s’incazza come una bestia incazzata – molto incazzata – e o a pugni e calci o con qualsiasi cosa possa usare come arma combatte e vince.

Vi ho riassunto la trama di almeno qualche centinaio di film, potete aggiungere qualche inseguimento in macchina a circa venti minuti dalla fine, qualche battuta idiota tipo:

<< Sergente, sta sanguinando. >>

<< Non ho tempo di sanguinare. >>

E siamo a posto. (La citazione è dal primo “Predator” con Schwarzenegger per nominare anche lui, ma vedetevi “I mercenari” e li beccate tutti insieme appassionatamente)

Sono consapevole che nessuna di queste pellicole vincerà mai l’Orso d’Oro al Festival di Berlino o qualcosa del genere, ma confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che, proprio per evadere dai problemi quotidiani, li guardo e mi rilasso, come se guardassi un cartone animato ripeto consapevole che proprio di questo si tratta, niente di più.

Sono anche consapevole che pellicole del genere, se la vogliamo buttare in politica virano pericolosamente a destra, l’uomo solo che si fa giustizia da sé è un tema molto caro “da quelle parti”, ma ripeto le guardo con consapevolezza e chi mi conosce sa che … Non la penso così.

Il discorso dell’amore della mia vita è un filino diverso.

Intanto, dopo almeno dieci anni di sacrifici di entrambi, oggi potremmo, volendo, accedere a mille mila titoli, di ogni genere, numero e grado, da Sky a Netflix a tutto ciò che vi viene in mente, ma restiamo su Sky che basta quello.

Cosa fa la mia adorata con la tv satellitare più nota in Italia?

Si sintonizza sulla…

Radio.

Occhei, ma veniamo al dunque, cioè a quando decide dopo lunga meditazione di guardare un film a sua scelta.

Esso, quando va bene, è di produzione cecoslovacca degli anni Cinquanta, in piena guerra fredda.

In bianco e nero.

In lingua originale, sottotitolato.

Girato da un regista sconosciuto suicidatosi dopo questo che è stato il suo ultimo film.

La trama, che si comprenderà solo a tre quarti del film ma non ne sono del tutto sicuro, parla – forse – di un muratore stakanovista al quale sono morte nell’ordine e a distanza di breve tempo l’una dall’altra la mamma, la moglie, la figlia e la figlia della sorella era gobba pure quella la famiglia dei Gobbon…

Lui è malato terminale, la fabbrica dove si produceva l’unico farmaco che avrebbe potuto almeno alleviare le sue sofferenze è andata distrutta in un incendio.

Questo incendio ha distrutto anche casa sua.

Nei primi venti minuti di film si vede lui di spalle seduto su una sedia che ha una gamba rotta fissare un muro, mentre i suoi tristissimi pensieri scorrono in basso nello schermo.

Una gioia infinita.

Si capisce che anche il muratore medita il suicidio: chissà come mai?

A metà del film si rompe anche la sedia e il muratore rovina a terra, perciò il regista pensa bene di girare “in prospettiva” venti minuti di soffitto, con lievi movimenti ogni tanto per dare “respiro” a questo turbinio d’azione.

Tagliamo corto: lui alla fine muore tra atroci tormenti e…

Forse anche io.

Chiedo timidamente alla mia lei:

<< Ma ti è piaciuto davvero? >>

<< Beh… Meglio della solita merda che guardi tu. >>

<< Okay, colpito e affondato. Ora cosa guardi che stai cambiando canale?>>

<< Salvini dalla D’Urso. >>

Amo questa donna. (non la D’Urso).

Davide De Vita