Sotto il tappeto. (La Commissione UE propone la procedura per debito eccessivo contro l’Italia)

sotto il tappeto

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché in Italia siamo messi così male e da oggi, di giorno in giorno se non di ora in ora sempre peggio?

Non c’è da divagare troppo: come tanti molto più esperti di me avevano ampiamente previsto in tempi non sospetti, per le scelte economiche e finanziare di questo governo.

Questo, non quelli precedenti.

Il governo “Conte”, per essere precisi, anche se costui passerà alla Storia come il più evanescente dei primi ministri che la Repubblica Italiana abbia mai avuto.

I vice primi ministri sappiamo tutti chi sono, uno si è definito quello del governo del “fare” ed è vero, è incontestabile: ha fatto più debito.

L’altro si definisce quello del governo del “cambiamento” ed è vero: si è cambiato, dal male s’è arrivati al peggio, ma c’è ancora tanto margine per… Proseguire in quella nefasta direzione.

Non è una mia opinione, non lo dico io: lo dicono i numeri e quelli colore non ne hanno.

Ho scritto spesso che i nodi sarebbero arrivati al pettine, beh,  ci siamo, è solo l’inizio.

Abbiamo il terzo debito pubblico al mondo.

L’Europa – che abbiamo fondato, siamo tra i fondatori dell’Euro e abbiamo sottoscritto nero su bianco degli accordi che NON vogliamo più rispettare … – è ad un passo dalla procedura per debito eccessivo nei confronti del nostro Paese.

Qualcosa di mai successo prima, ma dovevamo distinguerci, no?

Titola il “Sole24ore” on line poche ore fa (scrivo nel pomeriggio del 5 giugno 2019):

“La commissione UE propone la procedura per debito eccessivo contro l’Italia”

Poi non fa giri di parole, all’interno dell’articolo si legge:

Il rapporto approvato dal collegio dei commissari è di 23 pagine, una radiografia tanto minuziosa quanto deprimente non solo dell’andamento del debito pubblico, ma anche delle scelte controverse adottate dai più recenti governi italiani, in particolare l’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte e sostenuto da una maggioranza Lega-M5S. Limitare l’indebitamento è un impegno di ogni paese per garantire la stabilità finanziaria della zona euro.

E ancora:

Parlando in una conferenza stampa qui a Bruxelles, durante la quale la Commissione ha annunciato l’uscita della Spagna dalla procedura per deficit eccessivo, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha notato nel 2018 un forte aumento dei costi per il servizio del debito, anche per via del nervosismo sui mercati provocato dal governo Conte: 65,0 miliardi di euro rispetto ai 62,8 miliardi di euro preventivati all’inizio dell’anno scorso. 

Il governo “Conte”.

Quello attualmente in carica, meglio ribadirlo, non “quelli precedenti”.

Quello presieduto da un uomo che appena insediato si era autoproclamato “avvocato di tutti gli italiani”.

Lo stesso che aveva detto:

<< Sarà un anno bellissimo. >>

Il problema, il grosso, enorme problema, è che a furia di distrarre l’opinione pubblica dai veri e reali problemi del Paese, nascondendo la verità sotto il tappeto, questa alla fine non ci sta più, il tappeto finisce e non copre più niente.

Saranno toccate le tasche di tutti, di chi ha votato questo governo e di non l’ha votato, indistintamente.

In queste ore, i risparmiatori ai quali erano state fatte promesse eclatanti di rimborsi e “ristori” e non hanno invece visto proprio niente (com’era ampiamente prevedibile), sono sul piede di guerra e chiedono di incontrare qualche esponente del governo.

Già, ma guarda un po’: anche loro – adesso – vogliono parlare con questo governo, non con “quelli precedenti”.

Quand’ero nel commercio – e mi è andata male, ma non cerco un “Davide precedente”, è stata mia la responsabilità – se non pagavo un fornitore merce da lui non ne ricevevo più, o nella migliore delle ipotesi, dopo il saldo del debito, solo ed esclusivamente dopo pagamento anticipato.

Vecchia inossidabile formula vincente: “pagare moneta, vedere cammello”.

Semplice, efficace, comprensibile a tutti.

Questo governo, questo, non altri, ha indirizzato,  invece,  l’attenzione dell’opinione pubblica prima sui migranti, poi sulla scorta di Saviano per citare i primi due argomenti che mi vengono in mente e su qualsiasi altra cosa – ultima in ordine di tempo, sulla scia dell’ultima sentenza della Cassazione le infiorescenze della cannabis … – pur di distrarre o provare a distrarre tutti (o molti) da quelli che sono i veri, reali, incontrovertibili problemi di questo Paese: il debito spaventoso e la crescita economica pari a zero.

Per contrastare questi problemi, conti alla mano, questo governo – questo, non altri, non “i precedenti” – non ha fatto nulla o quasi.

Ho scelto di proposito l’immagine della “camerierina sexy”che nasconde la polvere sotto il tappeto perché è una valida metafora per quella “distrazione di massa” di cui sopra: i maschietti la noteranno ammiccando, le femminucce se la prenderanno con me per la scelta, mentre la polvere sotto il tappeto, vera protagonista della rappresentazione, sarà ignorata, diverrà quasi invisibile.

La verità ci fa paura, è sempre estremamente scomoda: meglio nasconderla sotto il tappeto, finché possibile.

C’è un problemino però, come scrivevo in apertura: il tappeto, prima o poi, finisce, la polvere… No.

Davide De Vita

Fonte: 

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-06-05/bruxelles-avvia-procedura-debito-eccessivo-contro-l-italia-e-prima-volta-110035.shtml?uuid=ACt041M

Perché ho votato a queste europee

Elezioni europee 2019

Buongiorno, buona domenica  e chiediamoci un perché.

Perché ho votato anche per queste elezioni europee e ritengo sia molto importante che lo si faccia?

Perché non vedo alternative valide e realmente realizzabili rispetto all’Unione Europea.

Mi si dirà: ma quella stessa Unione Europea è piena di difetti.

D’accordo.

Quindi che facciamo, ce ne andiamo, noi italiani che siamo stati tra i fondatori di quella stessa Unione, proprio quando la barca affonda?

Passiamo da “fondare” ad “affondare”?

Tra l’altro, andiamoci piano con le critiche al Parlamento Europeo.

Siamo sicuri di avere tutte le carte in regola per poterci permettere di aprire bocca in merito?

Riporto alcune righe di un giornale che non è il << Manifesto >>, non è <<la Repubblica>> e nemmeno << l’Espresso >> giusto per citare alcune testate palesemente antigovernative.

Il pezzo è di metà 2018, ma ricordare alcuni concetti è sempre importante, soprattutto per chi, come noi, ha la memoria corta e sezionata a seconda di ciò che serve di più al momento.

Solo qualche mese fa, infatti, sia Lega sia 5 Stelle parlavano ancora della possibile uscita dalla moneta unica; forse ce lo siamo scordati, o voluti scordare, ma nessuna delle due forze politiche ne ha più fatto cenno.

Perché anche loro, gioco forza, sanno che l’uscita non solo è impossibile, ma sarebbe oltremodo dannosa. Parlarne nei giorni scorsi, a ridosso delle elezioni di oggi, sarebbe stata una sicura perdita di consenso e quindi di voti.

Ecco il primo stralcio dell’articolo di cui parlavo:

<< … i continui rimbrotti da Bruxelles sui conti dell’Italia sono fastidiosi, come quelli di un professore troppo severo. L’ancoraggio all’euro, però, ha salvato l’Italia dal tracollo finanziario. L’attuale situazione economica del Paese non è dovuta alla moneta unica. Del debito pubblico sono responsabili i governi del passato, che preferivano scaricare gli oneri sulle generazioni future, invece di assumersi, fino in fondo, le proprie responsabilità davanti agli elettori. Smettiamola di parlare male dell’euro e dell’Unione Europea, come se si trattasse di una banale partita di pallone tra Italia e Germania. Solo il rigore nella tenuta dei conti impostoci dall’Europa, ha salvato e sta tutelando il futuro dell’Italia e dei nostri figli. L’Unione è come una famiglia, dove ci sono delle regole da rispettare, anche se in Italia c’è sempre stata la tendenza allo scaricabarile: «Piove, governo ladro». Ora, se qualcosa non va per il verso giusto, si dà la colpa all’Europa.

I nostri parlamentari sono tra i più assenteisti di tutti a Strasburgo, nonostante le lussuose prebende.

(Salvini ha il record assoluto in questo, è un dato di fatto, n. d. a.).

Cambiano ogni cinque anni, perché vedono il Parlamento europeo come una panchina rispetto a quello italiano.

Parlano poco e male le lingue.

Mancando questi requisiti, come possiamo contenere la tendenza della Germania, ad apparire la prima della classe, e l’asse franco-tedesco? >>

Questo un primo assaggio, che condivido in toto e ritengo ancora attuale, attualissimo, perché tra gli sport più diffusi tra noi, intendo italiani, c’è quello della non assunzione di responsabilità.

Esempio pratico, su me stesso, non su altri, che quello dello scaricabarile (<< è sempre colpa di qualcun altro, o di chi c’era prima >>) è un altro degli sport diffusissimi: qualche giorno fa m’è arrivata una multa perché son passato col rosso, qui ad Iglesias, in un incrocio.

Era mattina presto e andavo al lavoro, ma ho fatto memoria ed è vero, ho sbagliato, devo pagare.

Non ci sono “se “o “ma”: la responsabilità è tutta mia e di nessun altro, dovevo stare più attento, mi costa, oltre che parecchi euro,  anche sei punti in meno sulla patente (per fortuna il mio comportamento precedente, considerato “virtuoso” fa sì che questo non sia “gravissimo”) ma è giusto così, per quanto amara sia la “medicina” da mandar giù.

Così se esistono degli accordi internazionali, da noi sottoscritti, per passare da leggi “piccole” che riguardano l’individuo a leggi “grandi” che riguardano invece interi Stati o, appunto, l’Unione di questi, vanno rispettati, non si possono cambiare le regole del gioco… Durante il gioco stesso, troppo comodo.

Un altro stralcio, sempre dallo stesso giornale on line:

<< I Paesi europei, oggi più che mai, devono restare uniti, per competere sulla scena internazionale con i colossi in ascesa. Basti pensare agli Stati che contano ciascuno circa un miliardo e trecentomila abitanti, la Cina, con un PIL che, nel primo trimestre 2018, è cresciuto del 6,8%, e l’India, con una crescita del 6,5% annuo. Oserebbe mai qualcuno fare promesse così mirabolanti se vi fosse la percezione nell’opinione pubblica che l’Italia ha il terzo debito mondiale al mondo? Per decenni l’Italia ha vissuto con la triade inflazione-debito-svalutazione. Con l’entrata nella Eurozona l’inflazione si è ridotta a cifre insignificanti, la svalutazione non è più possibile, rimane il debito. >>

Questa è la realtà: il terzo debito mondiale al mondo.

Sì, ce l’abbiamo noi, ma in pochi lo ricordano o lo vogliono ricordare, non porta voti, anzi.

Attenzione: non assolvo nessuno, da destra a sinistra le responsabilità sono tante e molto grandi, ma questo non basta a convincermi che l’Europa sia da buttare nel cesso.

Credo invece che dovremmo conoscerla meglio e praticarla di più.

Come ho già scritto più volte uno dei miglioramenti urgenti verso cui si dovrebbe tendere è la realizzazione definitiva di quegli “Stati Uniti d’Europa” che ancora purtroppo non esistono, sul modello sì degli Stati Uniti d’America ma con quello spirito appunto europeo e moderno che ci dovrebbe contraddistinguere, quindi comunque più attento alle varie identità locali, alle differenze e alle diversità intese come ricchezze e non come problemi, alle sfide poste dai sempre più ingenti flussi migratori, ai cambiamenti climatici, alle innovazioni tecnologiche, ai problemi del lavoro che non c’è, agli investimenti su scuola e ricerca. Mi rendo conto di sognare e sognare in grande, ma non mi sono mai piaciute le persone prive di sogni.

Se nessuno avesse sognato di raggiungere la Luna, non ci saremmo arrivati.

Sono dunque per un’Europa che abbia una legge comune non solo per l’economia ma anche per altri ambiti altrettanto importanti, così come vedo favorevolmente la creazione di un esercito di professionisti ugualmente europeo.

Un’Europa sì fatta avrebbe molta più voce in capitolo sullo scacchiere internazionale, dove davvero si decidono le “cose del mondo”, ma se ne usciamo, allora sì che conteremmo ancora meno.

Ecco perché, in conclusione, ho votato anche questa volta per le elezioni europee.

Ah sì, il giornale on line dal quale ho tratto gli stralci è…

<< L’ eco di Bergamo >>!

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ecodibergamo.it/stories/luoghi-non-comuni

 

La migliore idea che abbiamo mai avuto.

Mattarella a Montecassino

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Montecassino ha ribadito che quella dell’Europa è la

<< Migliore idea che abbiamo mai avuto>>?

Perché ha ragione.

Deve divenire più inclusiva e giusta, ma è la migliore idea che abbiamo mai avuto

ha detto nel corso della cerimonia per il 75° anniversario della battaglia di Montecassino, cui ha preso parte anche il presidente polacco Andrzej Duda.

Ha poi proseguito:

“Coloro che qui combatterono e caddero, lo fecero per liberare l’Italia dal nazifascismo, e per rendere possibile la nascita di una nuova Europa, i cui popoli, abbattute le ultime barriere che troppo a lungo hanno diviso il nostro Continente, potessero sentirsi uniti. Come oggi possono dirsi, in un’Europa finalmente libera dal giogo della dittatura e del conflitto. Un’Europa della libertà contrapposta all’Europa della prevaricazione e degli orrori. I tre quarti di secolo trascorsi non hanno intaccato il senso di profonda riconoscenza degli italiani per chi ha combattuto”, ha aggiunto. “Un sentimento che è anche un monito per le generazioni che si susseguono, a non cadere più negli errori della guerra, a rispondere alle sfide del nostro tempo rilanciando il progetto di cooperazione europea, rinsaldando il legame fra i nostri popoli e i nostri Paesi, unico antidoto al ripetersi di conflitti fratricidi“.

La Storia gli dà ragione.

Sì, non si può dimenticare la tragedia della guerra nei Balcani, ma anche da quella tristissima vicenda avremmo dovuto imparare qualcosa: la disgregazione dell’ex Iugoslavia (pur tenuta insieme dal vigilante potere sovietico e da un regime non esattamente democratico) ha riportato a galla odio e recriminazioni a vari livelli, ammantati di motivi etnici e religiosi che nascondevano – come sempre, in ogni guerra, da quando esiste l’uomo – meri interessi economici e strategico – militari.

La stessa cosa che sta ancora accadendo in Libia, dove la frantumazione dello Stato (che pure era sotto lo spietato controllo di Gheddafi) ha riportato alla luce una costellazione di fazioni, tribù e clan che combattono l’uno contro l’altro e dove ad avere la peggio sono sempre i più deboli.

Fatte queste premesse, ribadendo che l’Europa come concetto è ancora parecchio perfettibile, tornare indietro, rimettere in piedi confini, muri, filo spinato e cannoni da una parte e dall’altra è sbagliato.

Giusto, invece, è fare in modo che si arrivi una buona volta a quegli Stati Uniti d’Europa che credo fossero il vero sogno non solo di chi lo sognò a Ventotene, ma addirittura di Mazzini quando pensò alla “Giovine Europa” dopo aver pensato alla “Giovine Italia”, mentre era ricercato ovunque e considerato un pericolosissimo terrorista.

Sono con lei signor Presidente, non posso che essere con lei, mentre non potrò mai essere con chi in un delirio di onnipotenza se la prende con una professoressa che ha avuto il “torto” di lasciare che i suoi alunni pensassero con la propria testa, oppure, mentre si circonda di cosiddetti “sovranisti” e impropriamente impugna un rosario e si appella a vari santi prendendosela contemporaneamente col papa,  ordina ai vigili del fuoco di rimuovere striscioni che manifestano il dissenso: roba da Minculpop se non peggio, molto peggio.

Ho paura di raduni di “sovranisti” come quelli di Milano, che cavalcano il malcontento generale senza risolvere realmente i problemi ma procedendo per slogan e mentendo spudoratamente sulla realtà dei fatti. I nodi arrivano sempre al pettine, prima o poi e quelli in arrivo saranno sotto forma di aumenti salatissimi per tutti, a cominciare dai prezzi assurdi ai quali arriveranno anche i generi di prima necessità: quando questo avverrà, perché avverrà, allora forse anche i più ciechi e i più sordi capiranno l’errore madornale compiuto andando dietro a chi ha tanta voglia di sbraitare da un balcone, dichiarando off limits i balconi altrui.

Ecco perché la ringrazio, signor Presidente.

Davide De Vita

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-Ue-ancora-in-cammino-ma-ha-portato-liberta-5c84d3d9-6685-41f9-b8ce-a0fb93d97883.html

Fillu miu! – sulla rievocazione (ed. 2019) dell’ 11 maggio 1920 ad Iglesias

rievocazione 2019 11 maggio

Buona sera  e chiediamoci un perché.

Perché è necessario, fondamentale tenere viva la memoria storica di una città, di una terra, di ciò che il suo ventre racchiude da millenni e con enorme fatica, sudore, sacrifico, lacrime e sangue le è stato sottratto?

Perché solo conoscendo il proprio passato e le proprie radici si può costruire un solido futuro.

Perché a volte insegnano di più le storie vere raccontate a casa dal nonno piuttosto che i libri di Storia che certe vicende le ignorano del tutto o – al massimo – vi dedicano due o tre righe superficiali.

Ci sarebbero anche tanti altri motivi, ma per dirla con i ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Eleonora d’Arborea” di Iglesias, che – coordinati da tutto il corpo docente, tra cui il prof che non vuole mai essere nominato ma che in città conosciamo tutti, insieme a tanti altri collaboratori pubblici e privati – ormai dal 2007 rievocano i tragici fatti di sangue del 1920, “per il pane”.

Perché di questo alla fine si tratta: della rivendicazione più che legittima di una paga adeguata, di un salario dignitoso, di un tozzo di pane in più per sé stessi e per le proprie famiglie.

La cronaca della vicenda è nota: i minatori di Campo Pisano, Monteponi e S. Giovanni Miniera protestavano ormai da tempo per avere condizioni salariali e di vita migliori. L’8 maggio 1920 ci fu una massiccia protesta davanti al palazzo della Sottoprefettura: gli operai rivendicando una maggiore razione di pane. Il lunedì successivo il direttore della miniera di Monteponi, l’ingegner Andrea Binetti, comunicò ai minatori che la mezza giornata del sabato precedente non lavorata non sarebbe stata retribuita.

Dopo ripetuti e vani appelli rivolti alla direzione, gli operai decisero di proclamare un’altra giornata di sciopero. Era l’11 maggio 1920, un martedì. Circa 2 mila minatori si ritrovarono nella miniera di Monteponi. Un enorme corteo diretto all’ufficio del sindaco Angelo Corsi si formò in quei due chilometri che separano Monteponi dalla città di Iglesias.

Nel frattempo il Sottoprefetto organizzò le proprie milizie nel timore di tumulti e sommosse, come certificato da documenti storici custoditi nell’archivio storico di Iglesias e Cagliari. Al loro arrivo in prossimità del palazzo comunale, nella via Satta, adiacente la piazza Municipio, i minatori trovarono i soldati della guardia regia a sbarrare loro la strada.

Tutto accadde in pochi minuti. Dopo l’ennesimo tentativo di dialogo col sindaco andato loro incontro gli eventi precipitarono. I soldati iniziarono a sparare contro gli operai. Fu strage. Cinque uomini morirono subito. Altri due morirono dopo alcuni giorni in seguito alle ferite riportate. Altri 22 furono feriti.

Questa la cronaca abbondantemente studiata, verificata, documentata negli anni, degli accadimenti del 1920.

La cronaca spicciola della rievocazione di oggi, 11 maggio 2019, comincia con dei ragazzini e ragazzine visibilmente emozionati, con indosso abiti d’epoca abilmente confezionati, che si incontravano un po’ ovunque per le vie e i vicoli del centro storico.

Chi scrive ha incontrato alcune ragazze e dei “soldati” con tanto di fucile, notando gli sguardi di ammirazione degli altri passanti, perché l’“Undici maggio” fa parte di Iglesias, fortunatamente lo si insegna a scuola in questa splendida maniera, facendolo rivivere a quegli stessi ragazzi che spesso sono pronipoti di chi i fatti del 1920 li visse sulla propria pelle.

La rievocazione comincia e il pubblico è trasportato indietro nel tempo, in un’altalena di emozioni e sentimenti che ha il suo culmine quando partono gli spari, gli operai muoiono, una delle donne urla lasciando cadere una brocca d’acqua e precipitandosi verso il proprio marito morente a terra, altre gridano per lo stesso motivo o perché hanno perso il figlio, il fratello.

Un grido sovrasta gli altri:

Fillu miu!

E la commozione è palpabile tra tutti, anche chi scrive non riesce a trattenere una lacrima.

È una rievocazione laica, ma l’accostamento alla “pietà” della Madonna col Cristo morente tra le braccia è inevitabile, così come alla fine, con tutto il dovuto rispetto per quella sacra, è difficile non pensare all’eucarestia mentre alcune ragazze distribuiscono agli spettatori più vicini dei pezzi di pane.

La folla che oggi gremiva piazza Municipio fin da qualche ora prima che la rievocazione cominciasse è stata accolta dal sindaco Mauro Usai che si trovava accanto ai rappresentanti dei “paesi dell’Oro del Monte Rosa”, gemellati con Iglesias per la comune storia mineraria e la fervida attività delle associazioni “Figli della miniera” e “Prendas de Iglesias”.

Onore ai minatori caduti e profondo rispetto per chi allora si batté per quel tozzo di pane e grazie infinite ragazzi perché se oggi – quando forse ne abbiamo più bisogno  che in altri periodi – c’è una speranza, siete voi.

Davide De Vita

25 aprile 2019: rivendico la mia dignità.

donne partigiane

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Altri l’hanno fatto tanti anni fa, nella stessa, cruciale data di oggi, 25 aprile, per ribellarsi a qualcosa di profondamente sbagliato: il fascismo, o nazifascismo, riferito a quella scellerata alleanza.

Non c’è niente di giusto nel fascismo e, dati storici reali alla mano, non ha fatto nulla di buono: come mi ha ricordato poco tempo fa un caro amico,

il fascismo è un crimine,

punto e basta.

Già il concetto della privazione della e delle libertà, da quella personale a quella di espressione, o di stampa, ne delineano la natura liberticida, quando la libertà, invece, è riconosciuta in qualunque Stato civile e democratico come principio naturale irrinunciabile di qualsiasi essere umano.

Irrinunciabile” e “di qualsiasi essere umano”.

In Italia soprattutto ragazze e ragazzi intorno ai vent’anni lasciarono le loro case, il loro lavoro per imbracciare un fucile e combattere contro il fascismo e per la libertà, sacrificandosi anche per me, gettando i semi di quella libertà che ancora oggi mi permette di scrivere queste righe.

E non erano solo comunisti: c’erano partigiane e partigiani provenienti dalle più diverse esperienze politiche.

Libertà, dicevo, che permette ad altri di dire, scrivere o urlare idiozie senza fondamento, ma di nuovo piuttosto pericolose.

Possono esprimersi però anche loro proprio grazie al quel “25 aprile”, nonostante non ne siano consapevoli e forse nemmeno sappiano quando e perché accadde.

Bene, oggi rivendico la mia dignità di uomo che, pentendosi fino alla fine dei propri giorni per non aver proseguito gli studi universitari, ha provato e continua a provare ad elevarsi culturalmente leggendo decine, centinaia, forse migliaia di libri per imparare, imparare, imparare e capire, ragionare, pensare una volta acquisiti gli “utensili” per farlo.

Rivendico il mio tentativo di confrontarmi finché possibile, rivendico il diritto di riconoscere “casi limite” coi quali ho solo sprecato tempo, rivendico, con tutte le mie forze, la mia libertà di pensiero.

Questo perché, chi mi conosce e conosce la mia storia, sa dei miei “no” ad allettanti offerte di prostituzione della mia penna, che se avessi accettato mi avrebbero portato di sicuro “in alto”, ma sarebbero state una vergogna e un’infamia incancellabili.

Non sono ricco, non lavoro per un giornale prestigioso, non ho una grande casa editrice alle spalle, ma non mi lamento: scrivo ciò che penso, qualcuno mi legge, gliene sono infinitamente grato.

Non è un reato leggere, non è un marchio d’infamia possedere e curare la propria cultura: oggi più che mai, come hanno scritto in tanti prima di me, è una forma di lotta e resistenza.

Non mi è mai stata simpatica la Murgia, ma la sua “sinossi dei curriculum” (inspiegabilmente sparita dalla mia e da molte altre pagine Facebook dopo la condivisione, a proposito di libertà d’espressione…) che spero abbiate fatto in tempo a leggere, dice tutto.

Condivido la sua frase “leggere, studiare è come avere i calli nelle mani”, perché di questo si tratta, anche se a molti non andrà a genio; perché sono profondamente convinto che questa bruttissima parentesi di incompetenza, di pseudo – politica fatta di slogan e incapace di risolvere i problemi veri, finirà, è già alle corde, i nodi stanno venendo al pettine e la verità, quella basata su fatti concreti e non sulla propaganda, proverbialmente … Viene sempre a galla.

L’ultimo di tanti esempi è quel signore felpato costretto ad ammettere – ed era ora – che non esiste alcuna invasione… Visti i dati diffusi dal Ministero del quale lui stesso è a capo.

Oppure un esempio ancora più semplice: avete fatto benzina per Pasqua o nei giorni successivi?

Sempre quel signore lì aveva detto che…

Appunto, aveva detto.

I fatti sono altra cosa.

Una casa costruita sulla sabbia crollerà.

Buon 25 aprile, ora e sempre resistenza.

Davide De Vita

 

Notre Dame brûle.

Notre Dame incendio guglia crolla

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché è necessario fermarsi a riflettere sul rogo della cattedrale di Notre Dame de Paris?

Perché è un simbolo potentissimo, ricco dentro e fuori, fisicamente e per metafore, di altri innumerevoli simboli.

Tutti abbiamo visto e probabilmente stiamo ancora vedendo in tv (è naturalmente l’argomento del giorno) le immagini delle fiamme che distruggono una delle chiese più famose del mondo, forse la più famosa dopo la stessa basilica di san Pietro.

Due righe di Storia, come sempre da mamma Wiki:

La cattedrale metropolitana di Nostra Signora (in francese: Cathédrale métropolitaine Notre-Dame; in latino: Ecclesia Cathedralis Nostrae Dominae, conosciuta anche come cattedrale di Notre-Dame o più semplicemente Notre-Dame (pronuncia [nɔtʁə dam]), è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, cattedrale dell’arcidiocesi di Parigi, il cui arcivescovo metropolita è anche primate di Francia. Ubicata nella parte orientale dell’ Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi. In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l’edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La cattedrale, consacrata nel 1182, basilica minore dal 27 febbraio 1805, è monumento storico di Francia dal 1862 e Patrimonio dell’Umanità.

Un’infinità di simboli e significati, dunque, travolti e distrutti dalle fiamme, da un rogo enorme di cui ancora non si conoscono con certezza le cause, definite con sempre maggiore insistenza “accidentali”, escludendo quindi sia la matrice criminale, sia quella – temutissima – terroristica.

Ad esser sinceri dubito sapremo mai veramente cosa sia successo: resta il fatto, trasmesso in diretta e in mondovisione, che uno degli edifici più belli e famosi del mondo non esiste più nella forma e nelle fattezze con le quali l’abbiamo sempre visto, anche chi non è mai stato a Parigi: era quello, infatti, ben prima della stessa Tour Eiffel, uno dei simboli più identificativi della città, un po’ come il Colosseo o la Basilica di san Pietro per Roma, il ponte sul Tamigi per Londra, la statua della Libertà per New York. A proposito di New York, le immagini del crollo della guglia ricordano in maniera impressionante quelle del crollo della prima torre del World Trade Center l’undici settembre duemilauno.

Non ci sono stati morti, questo è vero, ma il fatto che sia stata proprio quella chiesa a venir giù, una delle chiese cattoliche più famose del mondo, all’inizio della Settimana Santa, quanto meno fa riflettere.

Perché nonostante non sia stato un attentato terroristico – e meno male – ha ricordato a tutti quanto siano fragili, ancora nel XXI secolo, le opere dell’uomo, per non dire quanto sia fragile egli stesso nella sua enorme complessità.

Sono andati in fumo secoli di Storia, di fede, di ispirazione per tutte le arti anche per chi credente non è mai stato: un crollo che si porta via un pezzetto di noi, del nostro piccolo grande mondo che ci illudiamo sia al sicuro e invece non lo è, non lo è per niente.

Un monito, anche.

Perché la Storia è cultura e va preservata e non cancellata, nascosta o peggio ancora distrutta: meno cultura significa più pseudo ordine, sempre a danno di democrazia, tolleranza, diritti. Concetti questi che non significano “nessuna regola” ma regole civili, al passo con il Terzo Millennio che nonostante tutto abbiamo cominciato ad attraversare da quasi vent’anni.

L’arte, la bellezza, la meraviglia di cui è stato capace – e per molti aspetti lo è ancora – l’Uomo in tutti questi secoli, durante i quali non ha ideato, progettato, costruito solo armi, andrebbero mostrate e vissute ancora di più, in modo che ce ne si innamori perdutamente, perché appartengono a ciascuno di noi, nessuno escluso.

Mi rendo conto di sfiorare l’Utopia, ma a questo punto, col vento che tira, anche questo “innamoramento” è più necessario che mai.

Altrimenti catastrofi come questa, per disattenzione, incuria, cattiva manutenzione ne accadranno altre e ne accadranno presto.

Così come ogni singola vita umana ha un valore altissimo, anche ciò che la mente e le mani umane, degli artisti, creano, valgono molto di più di quanto per pigrizia ci siamo abituati a pensare.

Per poi piangere, come in questo caso, quando opere immense vanno in fumo.

Davide De Vita

Il Grande Nulla… Felpato.

il grande nulla

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché il “Felpato” dopo aver buttato giù una dopo l’altra come le tessere del domino le regioni italiane prima in mano al FU centro sinistra vincerà e alla grande anche le Europee?

Perché sì.

Perché non si vede al momento all’orizzonte, a contrastarlo o a cercare di provarci, nulla di veramente significativo.

Il FU centro sinistra persiste nel concentrarsi intorno al proprio ombelico, con Zingaretti che ha un carisma pari a quello di un palo telegrafico.

In disuso da tempo.

Forse per adeguarsi all’aria che tira, o – i video non mentono – ignorante di suo si lancia anche lui più volte nel massacro dei congiuntivi, ma questo non basta a dargli credito e puff!

È volata via anche la Basilicata.

Ampiamente previsto, tranne da chi ancora spera nello sbarco degli alieni che tutto risolveranno ma ah già, la terra è piatta e quindi il loro disco volante, sullo slancio è scivolato via ed è caduto oltre il bordo…

Ora, la realtà è che un uomo che non sa fare assolutamente nulla, non ha mai lavorato in vita sua, non ha un titolo di studio decente, è fuori corso da trentasette anni, a capo di un partito riconosciuto colpevole di aver RUBATO ad ogni italiano, quindi a ciascuno di noi compresi i suoi ottusi seguaci una parte di quarantanove milioni di euro (roba che al confronto Bettino Craxi passa subito al processo di beatificazione) beh quest’uomo qui acquista sempre più potere e consenso, nonostante sia nient’altro che, appunto, il Grande Nulla.

Però funziona: per un’anomalia tutta italiana, raccoglie consensi ovunque, mentre il FU centro sinistra non è che gli prepara ogni volta la strada, no, gliel’asfalta pure e gli piazza anche guardrail e la segnaletica.

Ogni volta che Zingaretti apre bocca, mille o millecinquecento voti si spostano a destra.

Non ce la fanno, a sinistra, nelle stanze dei bottoni, a capire che devono levarsi di torno, fare spazio ai tanti giovani capaci, competenti, rampanti alla Bernard Dika, giusto per fare un esempio ormai abbastanza noto. No, niet, non si può, il potere geriatrico è ancora saldamente in mano agli (scarsamente) sognatori ombelicali.

E si continua a perdere, come previsto e predetto e come succederà ancora.

Il Felpato ringrazia, tutto grasso che cola, lui è il Grande Nulla, ma se come avversario ha il Piccolo Nulla, il gioco è fatto.

E giù tutti noi simpatizzanti delusi e orfani del FU centro sinistra a dirci addosso quanto siamo razionali e intelligenti e lavoratori e quelli sono beceri, ignoranti, rozzi, grevi eccetera eccetera …

Tutto quello che vi pare, ma continuano a vincere loro e vinceranno ancora, ergo, scusate, non ci sarà almeno qualcosina ina ina ina da cambiare?

Così, giusto per provare.

Facciamo un esempio “da bar” che una volta mi è stato snobbato perché parlavo troppo semplice (ricordo a lor signori che anche i frequentatori dei bar votano…) e prendiamo Mancini, sì, il grande calciatore, il Mancio nazionale ora CT appunto della Nazionale di calcio.

Ha guardato in faccia molti dei “vecchi” e, per dirla come si dice in molte parti di Sardegna (ma si capisce benissimo ovunque) e ha detto loro:

<< A casino. >>

Poi ha guardato nei vivai delle squadre di serie A, perché ne capisce, ha voluto fortemente dei giovani talentuosi e con la voglia di farsi valere e toh, l’Italia calcistica piace di nuovo, stadio pieno, ascolti record e vittoria bella.

Incredibile, vero?

In pratica ha pensato, Mancini, che con giocatori bravi, giovani e forti, che corrono pure, magari qualcosa la si portava a casa.

Che genio!

Capito Zingaretti, PD e FU Centro Sinistra?

Mettere in squadra persone valide e con carisma no, guai eh?

Ah già, ma che ve lo dico a fare (sì, la citazione è proprio da “Donnie Brasco”) voi mica li frequentate i bar dove potreste trovare – non sia mai – la gente comune, le persone che hanno problemi veri, seri, grossi e magari cercano un istante di “staccare la spina” bevendosi una birra, no, voi no, voi siete ancora rinchiusi nei salottini ovattati a bere Chardonett in flut di cristallo del costo di uno stipendio medio l’uno…

Quindi se ancora non ve ne siete accorti, quella che ERA la vostra gente vota il Felpato e lo voterà ancora, in massa, finché quando sarà ormai troppo tardi (lo è già da tempo, ma niente, siete sordi con volontà ferrea di restarlo) qualcuno si sveglierà (non del tutto, può far male) e si renderà conto di NON ESISTERE PIU’.

Arrivederci a dopo le Europee, quando il Grande Nulla sarà ancora più forte, forse più forte che mai, anche, se non soprattutto, non per merito suo ma per la vostra INEDIA.

Davide De Vita

Parola alla difesa… “Siciliana”.

Legittima difesa

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Premesso che non mi piace per niente quella che sta per diventare legge dello Stato (se già non lo è diventata, mentre scrivo può essere successo) in merito alla legittima difesa; che ritengo il solo fatto di tenere un’arma in casa un fattore di rischio enorme per chiunque, non solo per l’eventuale ladro, aggressore e via discorrendo; che dovrebbe essere lo Stato a difendere i cittadini, magari avendo più attenzione concreta alle politiche di prevenzione del crimine piuttosto che alla sua repressione, magari facendo in modo che uomini, mezzi e salari delle Forze dell’Ordine fossero adeguati ai tempi in numero e qualità. 

Premesso che ci dovrebbe essere una politica più attenta, molto più attenta, alle problematiche del lavoro e della disoccupazione, oltre che naturalmente se non prima di tutto all’istruzione e all’educazione. 

Considerato che, come in tanti hanno fatto notare, va a farsi benedire il principio di proporzionalità della reazione, per cui – se non ho capito male – sarà considerata sempre “legittima difesa”, tendendo a renderci tutti una schiera di “giustizieri della notte”, quindi assassini autorizzati da quello stesso Stato che demanda ai cittadini un compito che dovrebbe svolgere, visto che incassa fior di quattrini dalle tasse e dalle tasche e dovrebbe, in cambio, fornire servizi.

Assodato che ove sono povertà e ignoranza la criminalità regna sovrana in assenza dello Stato suddetto ( e questa, ahimè, purtroppo NON è un’opinione), bene, fatte tutte queste premesse e considerazioni come al solito doverose, provo a sdrammatizzare.

Sono convinto, infatti,  che l’ironia possa infine condurre da qualche parte, essere utile a migliorarci la vita.

Se non altro, a non pensare per qualche minuto ai problemi quotidiani di ciascuno,  a regalare un sorriso…

Okay. 

Supponiamo che, per qualche oscura ragione, il sottoscritto abbia ottenuto il porto d’armi…

Mi immagino, una notte, durante la quale sento – oppure ho l’impressione di sentire, che già ho qualche problema anche d’udito… – qualcuno entrare furtivamente in casa.

Sono a letto accanto a mia moglie, ma mi sveglio io e penso:

<< C’è qualcuno in casa. >>

Sì, ma sono armato, ho la pistola nel comodino.

Sicuro?

Sicuro sicuro sicuro?

Non è che l’ho spostata pensando che magari la potessi prendere per sbaglio e commettere una sciocchezza?

Sì, forse è da qualche altra parte.

Il problema è che sono immensamente miope, senza occhiali non vedo proprio nulla, quindi prima della pistola, dovrei – magari – trovare gli occhiali…

E dove? Non posso svegliare mia moglie per chiederglielo, sarebbe veramente troppo, dopo che oggi non trovavo le chiavi della macchina nonostante le avessi nella tasca del giubbotto che… Indossavo.

Mi alzo piano, per miracolo metto le mani proprio sugli occhiali, che per un altro miracolo – oggi ci dev’essere un tre per due… – non rompo.

Altri rumori da un’altra stanza, non so bene quale, non so neanche se i rumori sono veri o li immagino.

Flash della memoria: ho messo la pistola in frigo, avvolta in una busta, convinto che lì sarebbe stata più difficile da raggiungere…

Peccato che dovrebbe essere più facile, da raggiungere…

Se attraverso la casa il ladro o chiunque sia mi vedrà?

Mi aggredirà?

Ma ho una pistola, mi potrò difendere!

Ah no, la pistola è in frigo…

Arrivo al frigo, lo apro, prendo la pistola o meglio la busta intorno alla quale l’ho avvolta: ho l’impressione, nel silenzio della notte, che questa faccia un fracasso infernale e forse è proprio così.

Finalmente ho l’arma in pugno, sono un cittadino che – “gravemente turbato” – può finalmente sparare contro l’intruso, per difendere sé stesso e la sua proprietà, parapaponzi ponzi pà!

Certo, se la pistola fosse carica.

E dove li ho messi i proiettili?

Vediamo, la seconda volta che m’è caduto il caricatore perché non riuscivo ad incastrarlo nella sua sede, uno è rotolato sotto il divano, uno proprio sotto il frigo, gli altri verso destinazioni ignote…

Certo, ho il porto d’armi eccetera, ma in caso di “grave turbamento” è tutto diverso, non ne va bene una…

Il ladro, o l’intruso, o quello che è ha seguito tutta la scena seduto comodamente sul mio divano, s’è acceso anche una sigaretta, badando di non sporcare troppo e continua a guardarmi.

Non dice una parola e scuote la testa, commiserandomi.

So che ha ragione, ma quel briciolo di dignità che devo avere da qualche parte, forse sotto il frigo insieme ad uno dei proiettili perduti, mi impedisce di farglielo capire.

Lui però non ne ha bisogno, si alza, si guarda intorno e capisce che da portar via c’è davvero poco, spegne educatamente la sigaretta nel portacenere (che in casa nostra si usa raramente perché nessuno fuma, quindi è pulitissimo) poi sempre scuotendo la testa si mette una mano nella tasca e tira fuori il suo portafogli, quindi una banconota da cinquanta euro, che infila sotto il portacenere.

Mi dice, infine, con una calma che gli invidio maledettamente:

<< Prendetevi una pizza, lei e sua moglie. E quell’arnese lì, mi dia retta, lo rivenda, prima che si faccia male qualcuno. Non si disturbi ad accompagnarmi, conosco la strada. >>

Se ne va quindi uscendo dalla porta blindata, che però io nella mia infinita distrazione, avevo lasciato aperta…

***

Tutto questo, ovviamente, in un mondo ideale e quasi perfetto, da “famiglia del Mulino Bianco” e quindi inesistente, l’opposto della realtà.

In conclusione, tenendo sempre ben saldo il principio che chi entra in casa d’altri non invitato, di giorno o di notte non importa, ma con cattive intenzioni è palesemente dalla parte del torto, tranne casi rarissimi e da analizzare a fondo uno per uno l’unica “difesa” che apprezzo, come immagino tanti miei amici scacchisti, è quella “siciliana” nella magnifica variante del “Dragone”.

Ciò che temo, nella realtà vera, è invece lo spargimento di sangue innocente dentro, fuori e intorno alle case.

Ci sarà.

Questo sì che mi terrorizza, senza alcuna ironia.

Davide De Vita

Elezioni Sardegna 2019: i nostri errori.

Zedda Solinas

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Ce lo stiamo chiedendo in tanti, ed è giusto che sia così, però smettiamola di stracciarci le vesti come prefiche di antica memoria: hanno vinto, abbiamo perso.

Ho sentito le prime parole di Christian Solinas davanti alle telecamere e qualche riflessione l’ho fatta, a malincuore, ma per battere un avversario bisogna conoscerlo.

Primo errore: averlo sottovalutato, o quanto meno aver sottovalutato la sua strategia, rivelatasi nei fatti vincente.

Attenzione: continuo a non condividere i contenuti della sua politica e dei suoi alleati, ma mi trovo, come tanti altri, in minoranza.

La democrazia è questa: se l’accetto, devo accettare la sconfitta con dignità, altrimenti non sono più credibile.

Secondo errore: la presunzione mia e di molta parte della coalizione di centro sinistra sarda.

Spiego: siamo stati così presi dalla battaglia sui social network oppure in tv, dove non abbiamo perso occasione di sottolineare l’assenza di Solinas dai vari confronti, arrivando ad un soffio dall’insultarlo, da non renderci conto che invece lui stava adottando una strategia che – dati e voti alla mano – s’è rivelata vincente.

Era in giro per la Sardegna a parlare faccia a faccia con le persone e – cito testualmente – “stringere mani”.

Strategia antica, non l’ha certo inventata lui, ma nell’era dei social rivelatasi modernissima e vincente.

E’ dura da mandar giù, certo, ma come una medicina amarissima, il nostro più temibile avversario e il suo super sponsor Salvini ci hanno fatto vedere ancora una volta come si vince.

Signori, bisogna avere il coraggio di ammetterlo: oggi si fa così.

Potrei ripetere: si faceva così anche molti anni fa, però a sinistra l’abbiamo proprio dimenticato.

Il felpato si vanta di essere in vantaggio per sei a zero: ragazzi, ha ragione, è così.

Prima ci rendiamo conto della distanza che ci separa dalle persone – anche se bisogna pure riconoscere il merito di Massimo Zedda di aver ricompattato una coalizione che almeno se l’è giocata e di averci provato, lui sì e gliene va dato atto, a riprendere i contatti con le persone – meglio sarà se vogliamo arrivare combattivi (in senso politico, si badi bene) e competitivi alla prossima sfida.

In tanti ce ne siamo resi conto e lo diciamo e scriviamo da tempo, purtroppo sempre inascoltati, può darsi che finalmente comincino a pensarci pure nella segreteria di quel partito lì, sì, quello, quello di “e allora il PD?”.

E allora il PD perché non si sveglia, se non vuole morire?

Zedda è andato avanti fin dove ha potuto senza una tessera in tasca, mettendo in gioco il proprio consenso personale, non grazie al PD.

Il centro sinistra ha molte anime e devono essere ascoltate tutte, adesso: deve però capire le lezioni impartite a ceffoni dalle ultime sconfitte, altrimenti ne seguiranno molte altre.

La speranza però è in tante persone normali, teste pensanti, che non si arrendono alla deriva e anche stavolta, coraggiosamente, si sono messe in gioco e ci hanno provato.

Come ho scritto – così ora lo spiego meglio – se Salvini attualmente è Napoleone ( va beh, con tutti i distinguo del caso, non me ne vogliano i “puristi” della Storia, lo sto scrivendo per amor di metafora), ricordo che dopo Austerliz, che fu una delle più grandi vittorie del parvenu corso, ci volle del tempo, ma arrivò Waterloo.

Dipende solo da noi.

Davide De Vita

Centomila coriandoli

coriandoli nel cielo

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché mi pesa addosso questa tristezza, oggi che è l’ennesima notte prima degli esami, esami che riguardano un’isola e un popolo, che nemmeno sa di esserlo…?

Ho la mia idea, so a chi andrà il mio voto, so chi è “il mio uomo”.

Non sarà un santo, non farà miracoli, ma ci ha messo la faccia, mi è parso preparato, l’ho sentito parlare, l’ho ascoltato, m’è piaciuto, amen.

Mia opinione, mio voto.

Altri la pensano diversamente, la democrazia è questa, ma in questa terra scolpita dal Maestrale siamo come centomila e più coriandoli, ognuno di un colore se non una sfumatura diversa.

Avrei dovuto scrivere “un milione e mezzo”, ma “centomila” è più poetico, poi il concetto è lo stesso.

Divisi, come sempre nei secoli dei secoli.

I fatti dicono che a stare uniti non ci riusciamo, non ce la facciamo.

Così altri governano e ci governano, dai proconsoli fino ad oggi.

Spero che cambi?

Certo, altrimenti a votare nemmeno c’andrei.

La tristezza rimane però, eccome se rimane.

Mi pulisco gli occhiali con un fazzoletto prima di riprendere a scrivere e mi torna in mente la scena di un film, nel quale Gian Maria Volonté interpreta Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse.

Moro è in maniche di camicia come lo sarà nelle foto storiche della sua prigionia, si pulisce gli occhiali, poi guarda in faccia i suoi aguzzini, mostra la sua umanità perché ha paura di morire com’è naturale, ma si preoccupa della sua famiglia, alla quale era legatissimo.

Moro scrive delle verità scomodissime che verranno fatte passare come ispirate dalla sua prostrazione, dalla sua condizione di prigioniero, quindi da non prendere troppo sul serio.

Moro però fu quello che cominciò a dialogare con Berlinguer …

Ho sempre pensato che uno dei motivi per cui fu ammazzato fosse proprio quello.

Moro, Berlinguer, lo stesso Andreotti per quanto male se ne parlasse: giganti in confronto ai nani e alle comparse di oggi…

Avevamo loro, abbiamo questi.

Avevamo persone in grado di stare in equilibrio tra arabi e israeliani durante le crisi peggiori.

Oggi ci si vuol far credere che Abdul venuto dal mare cercando di non affogare è il Male Supremo…

La recessione e i debiti inimmaginabili ci daranno una sveglia tremenda, la peggiore possibile, ma i responsabili diranno che “è colpa degli altri, di chi c’era prima”.

Noi, centomila coriandoli tutti diversi, alla fine avremo perso comunque, chiunque canti vittoria come il gallo di san Pietro quando rinnegò Gesù.

Ecco il perché della mia tristezza di stasera, notte prima degli esami elettorali di domani…

Siamo in Carnevale e i coriandoli ci stanno pure bene ma…

Di nuovo soffierà il Maestrale e spazzerà via tutto, preparando spazio e palchi per il prossimo giro di giostra…

Davide De Vita