Perché ho votato a queste europee

Elezioni europee 2019

Buongiorno, buona domenica  e chiediamoci un perché.

Perché ho votato anche per queste elezioni europee e ritengo sia molto importante che lo si faccia?

Perché non vedo alternative valide e realmente realizzabili rispetto all’Unione Europea.

Mi si dirà: ma quella stessa Unione Europea è piena di difetti.

D’accordo.

Quindi che facciamo, ce ne andiamo, noi italiani che siamo stati tra i fondatori di quella stessa Unione, proprio quando la barca affonda?

Passiamo da “fondare” ad “affondare”?

Tra l’altro, andiamoci piano con le critiche al Parlamento Europeo.

Siamo sicuri di avere tutte le carte in regola per poterci permettere di aprire bocca in merito?

Riporto alcune righe di un giornale che non è il << Manifesto >>, non è <<la Repubblica>> e nemmeno << l’Espresso >> giusto per citare alcune testate palesemente antigovernative.

Il pezzo è di metà 2018, ma ricordare alcuni concetti è sempre importante, soprattutto per chi, come noi, ha la memoria corta e sezionata a seconda di ciò che serve di più al momento.

Solo qualche mese fa, infatti, sia Lega sia 5 Stelle parlavano ancora della possibile uscita dalla moneta unica; forse ce lo siamo scordati, o voluti scordare, ma nessuna delle due forze politiche ne ha più fatto cenno.

Perché anche loro, gioco forza, sanno che l’uscita non solo è impossibile, ma sarebbe oltremodo dannosa. Parlarne nei giorni scorsi, a ridosso delle elezioni di oggi, sarebbe stata una sicura perdita di consenso e quindi di voti.

Ecco il primo stralcio dell’articolo di cui parlavo:

<< … i continui rimbrotti da Bruxelles sui conti dell’Italia sono fastidiosi, come quelli di un professore troppo severo. L’ancoraggio all’euro, però, ha salvato l’Italia dal tracollo finanziario. L’attuale situazione economica del Paese non è dovuta alla moneta unica. Del debito pubblico sono responsabili i governi del passato, che preferivano scaricare gli oneri sulle generazioni future, invece di assumersi, fino in fondo, le proprie responsabilità davanti agli elettori. Smettiamola di parlare male dell’euro e dell’Unione Europea, come se si trattasse di una banale partita di pallone tra Italia e Germania. Solo il rigore nella tenuta dei conti impostoci dall’Europa, ha salvato e sta tutelando il futuro dell’Italia e dei nostri figli. L’Unione è come una famiglia, dove ci sono delle regole da rispettare, anche se in Italia c’è sempre stata la tendenza allo scaricabarile: «Piove, governo ladro». Ora, se qualcosa non va per il verso giusto, si dà la colpa all’Europa.

I nostri parlamentari sono tra i più assenteisti di tutti a Strasburgo, nonostante le lussuose prebende.

(Salvini ha il record assoluto in questo, è un dato di fatto, n. d. a.).

Cambiano ogni cinque anni, perché vedono il Parlamento europeo come una panchina rispetto a quello italiano.

Parlano poco e male le lingue.

Mancando questi requisiti, come possiamo contenere la tendenza della Germania, ad apparire la prima della classe, e l’asse franco-tedesco? >>

Questo un primo assaggio, che condivido in toto e ritengo ancora attuale, attualissimo, perché tra gli sport più diffusi tra noi, intendo italiani, c’è quello della non assunzione di responsabilità.

Esempio pratico, su me stesso, non su altri, che quello dello scaricabarile (<< è sempre colpa di qualcun altro, o di chi c’era prima >>) è un altro degli sport diffusissimi: qualche giorno fa m’è arrivata una multa perché son passato col rosso, qui ad Iglesias, in un incrocio.

Era mattina presto e andavo al lavoro, ma ho fatto memoria ed è vero, ho sbagliato, devo pagare.

Non ci sono “se “o “ma”: la responsabilità è tutta mia e di nessun altro, dovevo stare più attento, mi costa, oltre che parecchi euro,  anche sei punti in meno sulla patente (per fortuna il mio comportamento precedente, considerato “virtuoso” fa sì che questo non sia “gravissimo”) ma è giusto così, per quanto amara sia la “medicina” da mandar giù.

Così se esistono degli accordi internazionali, da noi sottoscritti, per passare da leggi “piccole” che riguardano l’individuo a leggi “grandi” che riguardano invece interi Stati o, appunto, l’Unione di questi, vanno rispettati, non si possono cambiare le regole del gioco… Durante il gioco stesso, troppo comodo.

Un altro stralcio, sempre dallo stesso giornale on line:

<< I Paesi europei, oggi più che mai, devono restare uniti, per competere sulla scena internazionale con i colossi in ascesa. Basti pensare agli Stati che contano ciascuno circa un miliardo e trecentomila abitanti, la Cina, con un PIL che, nel primo trimestre 2018, è cresciuto del 6,8%, e l’India, con una crescita del 6,5% annuo. Oserebbe mai qualcuno fare promesse così mirabolanti se vi fosse la percezione nell’opinione pubblica che l’Italia ha il terzo debito mondiale al mondo? Per decenni l’Italia ha vissuto con la triade inflazione-debito-svalutazione. Con l’entrata nella Eurozona l’inflazione si è ridotta a cifre insignificanti, la svalutazione non è più possibile, rimane il debito. >>

Questa è la realtà: il terzo debito mondiale al mondo.

Sì, ce l’abbiamo noi, ma in pochi lo ricordano o lo vogliono ricordare, non porta voti, anzi.

Attenzione: non assolvo nessuno, da destra a sinistra le responsabilità sono tante e molto grandi, ma questo non basta a convincermi che l’Europa sia da buttare nel cesso.

Credo invece che dovremmo conoscerla meglio e praticarla di più.

Come ho già scritto più volte uno dei miglioramenti urgenti verso cui si dovrebbe tendere è la realizzazione definitiva di quegli “Stati Uniti d’Europa” che ancora purtroppo non esistono, sul modello sì degli Stati Uniti d’America ma con quello spirito appunto europeo e moderno che ci dovrebbe contraddistinguere, quindi comunque più attento alle varie identità locali, alle differenze e alle diversità intese come ricchezze e non come problemi, alle sfide poste dai sempre più ingenti flussi migratori, ai cambiamenti climatici, alle innovazioni tecnologiche, ai problemi del lavoro che non c’è, agli investimenti su scuola e ricerca. Mi rendo conto di sognare e sognare in grande, ma non mi sono mai piaciute le persone prive di sogni.

Se nessuno avesse sognato di raggiungere la Luna, non ci saremmo arrivati.

Sono dunque per un’Europa che abbia una legge comune non solo per l’economia ma anche per altri ambiti altrettanto importanti, così come vedo favorevolmente la creazione di un esercito di professionisti ugualmente europeo.

Un’Europa sì fatta avrebbe molta più voce in capitolo sullo scacchiere internazionale, dove davvero si decidono le “cose del mondo”, ma se ne usciamo, allora sì che conteremmo ancora meno.

Ecco perché, in conclusione, ho votato anche questa volta per le elezioni europee.

Ah sì, il giornale on line dal quale ho tratto gli stralci è…

<< L’ eco di Bergamo >>!

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ecodibergamo.it/stories/luoghi-non-comuni

 

Dal “percorso Hébert” all’ “Obstacle Race”: “Miners Obstacle Race 2.0”.

atleti miners obstacle race

Salve e chiediamoci un perché.

Chiediamocelo più avanti, anzi, in quanto è necessaria come sempre una doverosa premessa. Chi è stato scout (o lo è ancora), quando sente parlare di Hébert, hebertismo, “percorso Hebert” sa di cosa si parla, ricordando tra le attività più emblematiche il “ponte tibetano” o la “carrucola”; tutto ciò si deve all’intuizione di monsieur Georges Hébert ( 1 ), che mise a punto questa forma di allenamento del corpo all’inizio del novecento, focalizzata sull’ottenimento di uno

<< sviluppo fisico completo attraverso un ritorno ragionato alle condizioni naturali di vita>>;

per lo stesso, il cui motto coniato da Hébert è << essere forti per essere utili>> questo insegnante di educazione fisica e ufficiale della Marina Francese, descrisse le dieci attività fondamentali: arrampicata, corsa, equilibrismo, lancio, lotta, marcia, marcia quadrupede, salto, trasporto, nuoto. Questo metodo è stato adottato dallo scoutismo prima in Francia, poi in Belgio e infine in Italia; secondo alcune fonti rappresenterebbe la prima forma di parkour. (2)

Torniamo ora al nostro perché iniziale, cioè perché organizzare un evento simile e perché parteciparvi: giro la domanda a Dany Basciu, presidente e portavoce della A.S.D. Is Cresias, nonché organizzatrice della seconda edizione che per esteso si chiama

Miners Obstacle Race 2.0”.

<< Perché >> risponde la presidente << Mi sono sempre piaciute le cose estreme, pensando però fossero impossibili da realizzare, a cominciare dalle mie possibilità fisiche, invece documentandomi sui social ho scoperto che poteva non essere vero. Ho scoperto così che le varie Obstacle Race si svolgono in Italia da almeno cinque anni in diverse regioni, mentre in Sardegna sono state portate da Pierpaolo Sanna, presidente della “Run for Joy”, che organizza la “Villasimius Natura Race”. Nell’Iglesiente invece l’abbiamo portata la mia associazione ed io, organizzando la prima edizione l’anno scorso, che ha visto la partecipazione di duecento trenta atleti, mentre per quest’anno ne prevediamo quattrocento. >>

<< In cosa consiste nello specifico questa corsa? >>

<< Si tratta di una corsa lungo la quale sono disseminati degli ostacoli artificiali, con tratti di arrampicata, equilibrismo e così via, sulla falsariga del percorso “Hébert” caro agli scout, di cui è un’evoluzione, ma che strizza anche l’occhio ai percorsi di addestramento dei Marines; proprio per questo possono partecipare solo ragazzi e ragazze dai sedici anni in su, nel “primo anello” da 6 km, mentre uomini e donne maggiorenni nel “secondo anello”, assolutamente provvisti di certificato medico sportivo, senza il quale nemmeno si parte. Il percorso ricalca sia un tratto dello spettacolare “Sentiero Blu” sia uno del “Cammino Minerario di Santa Barbara”, affacciandosi sul litorale unico al mondo che va da Nebida a Masua. Per fare un esempio, uno di questi ostacoli artificiali di cui parlavamo è un muro di legno alto due metri e trenta che va superato in velocità, ma nel percorso è previsto anche il lancio del giavellotto. Poiché quest’attività sportiva sta crescendo sia a livello nazionale che internazionale, si pensa di irrobustire la Federazione – FIOCR (3) – già esistente che riconosca questo sport se non proprio a livello olimpico almeno a quello agonistico. Vi aspettiamo quindi domenica 27 maggio 2018 per la “Miners Obstacle Race 2.0.>>

 Davide De Vita

 (1): Georges Hébert (Parigi, 27 aprile 1875 – Tourgéville, 2 agosto 1957) è stato un insegnante francese, specializzato in educazione fisica sia teorica che applicata.

Ufficiale nella Marina francese prima della Grande Guerra, Hébert fu di stanza nella città di Saint-Pierre, nella Martinica. Nel 1902 la città fu vittima di una catastrofica eruzione vulcanica e Hébert coordinò eroicamente l’evacuazione e il soccorso di centinaia di persone. Questa esperienza ebbe profondi effetti su di lui e rafforzò la sua convinzione che le capacità fisiche e atletiche andassero combinate con le qualità del coraggio e dell’altruismo. Egli sintetizzò la propria etica nel motto: “Essere forti per essere utili”.

(2) Il parkour (/paʁ.ˈkuʁ/), è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘90. Consiste nell’eseguire un percorso, superando qualsiasi genere di ostacolo con la maggior efficienza, velocità e semplicità di movimento possibile, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante, naturale o urbano, attraverso corsa, salti, equilibrio, scalate, arrampicate, ecc.

I primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento furono «arte dello spostamento» (art du déplacement) e «percorso» (parcours).
Il termine parkour, coniato da David Belle e Hubert Koundé nel 1998, deriva invece da parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare proposto da Georges Hébert. Alla parola parcours, Koundé sostituì la «c» con la «k», per suggerire aggressività, ed eliminò la «s» muta perché contrastava con l’idea di efficienza del parkour.

(3) La Federazione Italiana OCR riunisce le associazioni, le società e le realtà sportive che si occupano o sono interessate alla diffusione e allo sviluppo della disciplina delle corse con ostacoli, dette Obstacle Course Race (OCR) o MudRun.

La FIOCR fa parte della Alleanza Europea OCR (OCR Europe Alliance) che l’8 aprile 2017 ha costituito l’EOSF – European Obstacle Sports Federation.

 

 

Irma, per niente dolce, i suoi fratelli e…Noi.

Uragano Irma

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Lo abbiamo visto in tutti i telegiornali, lo vedremo nei prossimi giorni, mesi, anni: si sono formati e si formeranno uragani di dimensioni apocalittiche, come Irma che si prepara a devastare la ricca Florida dopo aver distrutto luoghi meno… Floridi (perdonate il triste gioco di parole) come le Antille e Puerto Rico, preparando la strada ad un altro che gli esperti hanno battezzato Josè.

Perché si formano fenomeni così impressionanti, degni dei più famosi disaster movies?

Perché la terra è surriscaldata e la responsabilità di questo, se non tutta in buona parte, ce l’abbiamo noi. 

E’ il conto che il pianeta ci sta presentando dopo secoli di sfruttamento selvaggio delle sue risorse (a cominciare dai combustibili fossili) che, non mi stancherò mai di ripeterlo, non sono infinite e, infatti, sono terminate o stanno finendo. 

Certo, ci sono anche scienziati che sostengono che la causa di tutto questo non siamo noi o noi soltanto, ma il presente è quello che è: caldissimo.

Lo profetizzavano, inascoltati, pochi scienziati lungimiranti già trenta, quaranta anni fa.

Ce ne siamo tutti sbattuti il c…, scusate il francesismo e, nei fatti, continuiamo con questo atteggiamento.

Guardate che non è qualcosa che riguarda solo l’Atlantico o altri luoghi relativamente lontani: solo tre giorni fa c’è stato un tornado nel nord Sardegna, tra Olbia e Porto Torres.

Il calore è energia, l’energia in qualche modo deve trovare sfogo, i fenomeni naturali di imponenti dimensioni non sono altro che tale sfogo.

Avete una pentola a pressione in casa?

Bene, fatevi un minestrone o quel che preferite, poi osservate ciò che succede: poi pensate che abbiamo trasformato, noi umanità affamata di energia, il pianeta in un enorme pentola a pressione.

Peccato che, sul cosiddetto globo terracqueo, valvole di sfogo costruite apposta non ce ne siano.

Stiamo bollendo, dopo aver acceso un fuoco che non siamo stati – e ancora non siamo, nonostante tutti gli accordi internazionali sul clima, rimasti di nuovo, nei fatti, lettera morta – di controllare o utilizzare con un minimo di criterio.

La storia di Prometeo, evidentemente, non c’ha insegnato proprio nulla.

Così continueremo ad assistere indifferenti allo scioglimento dei ghiacciai, al formarsi di uragani come Irma, Josè e chissà quanti altri; vedremo, in Italia, alluvioni e frane con lo scatenarsi di nubifragi (che ormai è diventato più cool chiamare bombe d’acqua), che causeranno danni ingenti e – speriamo di no ma purtroppo è probabile – morti, ampiamente prevedibili e quindi evitabili.

Mi spiace apparire come profeta di sventura, ma qui non ci vuole la sfera di cristallo, bastano le statistiche e il dubbio pesante: siamo sicuri che, dopo i tanti disastri accaduti negli anni passati, terremoti compresi, siano state davvero adottate tutte le misure di sicurezza e prevenzione necessarie?

In Italia?

Dai, come scritto e ripetuto più volte, in Italia ora ci si occupa di cose molto più importanti come il campionato di calcio, l’elezione di miss Italia, le prossime elezioni di ogni ordine, numero, genere e grado.

Visto il drammatico, inadeguato, confuso modo in cui soprattutto la classe politica – la stima e l’ammirazione di chi scrive per chi invece affronta il problema sul campo, in trincea, ora dopo ora, giorno dopo giorno, è massima, fatti salvi i casi accertati di illeciti non giustificati – affronta e non solo in Italia il fenomeno del flusso migratorio, c’è ancora una volta da chiedersi: ma a qualcuno frega ancora qualcosa non solo della nostra casa comune, appunto il pianeta di cui sopra, ma proprio del prossimo suo?

Prima di puntare il dito armato contro chiunque, passiamo davanti ad uno specchio e soffermiamoci qualche istante…

Davide De Vita