Il governo del cambia… Vento.

vento

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché per esempio c’è da temere il peggio?

Perché l’abbiamo già raggiunto e superato ma ahimè come dice il detto “al peggio non c’è mai fine”.

L’arma di distrAzione di massa del puntare i riflettori sul falsamente “gravissimo” (rispetto ad altri problemi italiani come la disoccupazione o il debito pubblico) problema dei migranti, oltre a mostrare il volto disumano della politica, distribuire chissà dove persone che si stavano integrando o addirittura già integrate, chiudere centri dove lavoravano italiani (vedi centro di S. Angelo, Fluminimaggiore, in merito al quale riporto un bello scritto[1] del dottor Mauro Liggi apparso sulla sua pagina Facebook, oppure il CARA di Palese, Bari, a forte rischio chiusura stando alle notizie che circolano in queste ore ) e creare più disoccupati proprio dove davvero ne avremmo fatto a meno,  non ha impedito a questo Paese – ripetiamo dal debito pubblico spaventoso – con un Prodotto Interno Lordo molto al di sotto delle aspettative, di scivolare in recessione.

Mi fermo un attimo. 

Poiché parliamo di “casa nostra”, proprio qui vicino, raccolgo e riporto le parole di una – ormai ex – dipendente del centro di Sant’Angelo:

<< La nostra politica è sempre stata di lavorare nel silenzio. Non abbiamo mai pubblicizzato le tante iniziative realizzate coi ragazzi nel territorio, così come non abbiamo nemmeno risposto alle assurde e infondate accuse rivolteci da un noto politico sardo di gestire un centro di prostituzione al suo interno. In realtà da noi il processo di integrazione non solo era già avviato ma procedeva sempre meglio: avevamo ragazzi che seguivano la scuola qui e altri ospiti che lavoravano ad Iglesias. Purtroppo insieme a me perdono il lavoro circa quaranta persone, nonostante ci sia stato detto che centri come il nostro, che funzionano, se ne vedano raramente. >>

Il centro chiude, per parlare “semplice” in quanto i “famosi” € 35 che, lo ripetiamo fino allo sfinimento NON vanno in mano al migrante o al rifugiato, ma alla struttura che poi li amministra, (purtroppo non nego che ci sia stato e ci sia chi su questo ha speculato e speculi, ma sempre sulla pelle dei migranti) siano stati ridotti a € 19 per decreto di questo governo. Altra faccenduola di non poca importanza è che

l’Italia NON conteggia le spese per i migranti nel computo del debito e del disavanzo pubblico, perché l’Unione Europea le riconosce come straordinarie“. [2]

Tornando a noi, si diceva della recessione, confermata “a destra e a manca”.

La chiamano “tecnica”, ma sempre recessione è.

Fermi tutti: non sto “assolvendo” i governi precedenti, che diverse colpe le hanno comunque, ma ciò non mi impedisce di affermare che questo sia peggio e che, nella migliore delle ipotesi,  ci aspettino ancora e sempre “lacrime e sangue”.

Tradotto: nell’immediato futuro saranno più che probabili un peggioramento dell’economia, una manovra “correttiva” tra i cinque e i sei miliardi di euro (a star bassi) quindi tagli alla spesa pubblica e nuove tasse.

Come, se non peggio, di chi questo governo l’ha preceduto.

L’attuale è quindi, per me, un governo del cambia… Vento.

Ci doveva essere il nuovo “boom economico”, ricordate?

Guarda un po’, siamo in recessione.

Perché, così come cambia il vento è cambiata,  a seconda dell’occasione e della convenienza (leggi “come ottengo più consenso elettorale”?) la linea politica dell’esecutivo, dettata – questo è innegabile – da Salvini, che oltre ad aumentare il proprio (consenso) già altissimo, erode ora dopo ora, giorno dopo giorno quello del sempre più smarrito Di Maio e dell’intero M5S.

L’ultimo degli esempi:

<< Sono pronto a farmi processare. >>

<< Ma anche no. >>

Col M5S la cui base è in fermento, tradita in non so più quanti temi – sfruttati alla grande in campagna elettorale – dal signor Di Maio, di fatto maggiordomo di Salvini.

Conte?

Ah già, il terzier

Ooops, scusate, volevo dire “premier”, ma le dita sulla tastiera devono essere scivolate, un lapsus…

Conclusione: già dalla prima metà di quest’anno, ma dopo le elezioni europee, comunque vadano, quando finalmente ci si sarà resi conto che anche solo “accedere” a quello che sarà rimasto del reddito di cittadinanza è e sarà impresa più che ardua, quando si conteranno, a migliaia se non più, i “furbetti del redditino”, mentre lo spread sarà risalito imperiosamente e saremo COSTRETTI a ridurre drasticamente le spese, lievitate ben oltre ciò che s’era pattuito con Bruxelles, anzi, che s’era strappato a Bruxelles, beh forse anche altri si accorgeranno finalmente che

il re è nudo”.

Peccato però che a gelare saremo noi, tutti noi.

Con la speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

[1]  Lo scritto del dottor Liggi.

Io non posso tacere. Da oggi il Centro di Sant’Angelo a Fluminimaggiore che ospitava allo stato 145 migranti, esseri umani con storie atroci alle spalle, uomini, donne, ragazzi, bambini è stato evacuato. La convenzione scadeva il 31/12/2018. Di molti uomini, in assenza di permesso umanitario abolito dal DL Salvini, non si sa sorte, destino, destinazione: verso la macchia, la criminalità, costretti a vivere in strutture di fortuna, nei campi, al gelo. Ad ogni migrante è stato fornito un codice fiscale solo numerico che ne impedisce l’accesso alle cure sanitarie. Non possono avere carta d’identità e quindi non possono aspirare ad alcuna forma di lavoro che non sia sfruttamento. La presenza del centro generava per il piccolo comune uno straordinario indotto per l’acquisto di pane, verdura, lenzuola, cibo, beni di prima necessità, oltre a finanziamenti copiosi. I 50 operatori assunti a tempo indeterminato sono ora licenziati, a casa. Immolati sull’altare del razzismo imperante. I percorsi di inserimento, istruzione, integrazione, cura, interrotti in un crescente clima di ostilità, razzismo, intolleranza. Volevo ringraziare gli operatori per il loro impegno tenace. Dal cuore. Vorrei chiedere scusa a 145 fratelli che abitavano vicino a me e non ho saputo proteggere. Mi dicono che non conviene parlare di questi argomenti. Ma io non posso tacere. Da uomo e da uomo di sinistra. E non lo farò. Perché la mia coscienza non me lo permette. Perché i valori in gioco sono troppo alti. Perché una vita umana, ogni vita umana, vale più di voto. Vale te stesso.

Mauro Liggi (per gentile concessione)

[2] https://www.agi.it/fact-checking/migranti_salvini_spese_accoglienza-3990982/news/2018-06-05/

[3] https://www.pugliain.net/75192-migranti-cara-palese-chiusura-abaterusso/

Mauro Berruto: io non me ne vado.

mauro berruto io non me ne vado

Buongiorno e lasciamo che a chiedersi non uno ma tanti perché sia Mauro Berruto, ex CT della Nazionale Italiana di Volley, con una lettera aperta e diretta senza se e senza ma ai componenti dell’attuale governo; lettera che sta spopolando e alla quale, nel mio piccolissimo, provo a dare ancora più visibilità. 

IO NON ME NE VADO

Cialtroni.

Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.

La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.

Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).

Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.

Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!

Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati.

Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo.

Ma prima farete dei danni. Tanti.

Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.

Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere.

Siete riusciti a sbeffeggiare lo Stato, la Chiesa, il Presidente della Repubblica, il Papa.

Avete sventolato il Vangelo e il Rosario usandoli come quei fondamentalisti dai quali ci dite di volerci difendere. Un po’ come offrire un bicchiere di acqua zuccherata dentro a cui c’è una pillola di veleno. È perfino peggio dell’essere crudeli e basta: significa essere crudeli con metodo, con premeditazione. Quelle persone in difficoltà (di nuovo parlo dei nostri concittadini non degli immigrati) che avete strumentalmente usato per raggiungere il vostro scopo, sono la vostra spada di Damocle e saranno proprio loro a travolgervi e a spazzarvi via. Proprio quelle persone che hanno paura, che fanno fatica davvero (mentre la madre della Vicepresidente del Senato ricorre al Tar, perdendo, alla richiesta di lasciare una casa popolare). Proprio perché avete giocato con la loro paura e rabbia.

Nel frattempo continuate pure ad attaccare quella che voi chiamate élite.

Per dire, avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto.

Sicuramente, ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi.

Peggio di voi, forse, no. Non credo sia possibile, ma di gentaglia arrogante e inadeguata ne è già passata tanta e alla fine, ineluttabilmente, è stata spazzata via. Non passerà giorno, in questo 2019, in cui io e tanti altri faremo tutto il possibile per accelerare il fatto che voi diventiate un orribile ricordo. Qualcosa di talmente spregevole da non poter dimenticare, in modo da diventare uno di quei vaccini, ai quale (infatti) non credete.

Voi e i vostri eroi, bulletti di periferia, che buttano nei cassonetti le coperte ai senzatetto, che sfilano urlando slogan razzisti, che metteranno in tasca il reddito di cittadinanza (se mai almeno questo lo farete) continuando a lavorare regolarmente in nero, che condoneranno un’evasione fiscale o una casa fuorilegge a Ischia.

Un po’ come quei sciacalli che ridevano alla notizia del terremoto. Ricordate? Un po’ come quegli artigiani che: “Finalmente al governo qualcuno di onesto! Dottore, facciamo 120 euro con la fattura o 100 cash e non ci pensiamo più?”

Già, “l’onestà tornerà di moda” dicevate, insegnando al Paese la disonestà.

Siete macellai che si fingono chef di ristoranti vegani.

Vi ha presi a schiaffi istituzionali il Presidente Mattarella, nel suo discorso al Paese, vi prenderà a schiaffi il Paese, democraticamente, ci mancherebbe.

Perché questo è il Paese di Dante Alighieri, di Leonardo, di Michelangelo, di Giotto, di San Francesco, di De Gasperi, di Einaudi, di Togliatti, di Berlinguer, di Pertini e guardate cosa arrivo a dire, cari cialtroni, persino di Almirante.

Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare.

“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente.

Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.

Io non vado via.

Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni.

Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro.

E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo.

Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo. Siete vandali che hanno disegnato i baffi sulla tela della Gioconda, avete abbattuto con le vostre ruspe il Colosseo e la Torre di Pisa, avete imbrattato con lo spray e con una frase volgare e sgrammaticata il marmo della Valle dei Templi.

Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo.

Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.

La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre.

Come i peggiori.

Senza nessun affetto,

Mauro Berruto

CT Nazionale Italiana Volley 2010-2015

Fonte:

http://www.mauroberruto.com/

Riportato da Davide De Vita

 

 

Migranti, slogan e ambulanze

nuova strage migranti 117 morti gennaio 2019

 

“Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. “

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ho deciso di postare di nuovo e meglio, con maggiore visibilità, ciò che ho già scritto nella mia pagina personale?

Perché, nonostante sia stufo di provare a confrontarmi con persone ottuse, che replicano ad un ragionamento concreto e logico con frasi standard, preconfezionate e ripetute “a pappagallo”, ritengo giusto insistere, ritengo giusto resistere, ritengo giusto combattere anche con le parole, per quanto futili possano sembrare, l’attuale stato di cose.

Perché centodiciassette, centosettanta, duecento, duecento mila morti in mare (ci arriveremo) non possono e non devono lasciarmi indifferente.

Non li chiamerò più nemmeno “migranti”, ma esseri umani, disperati e condannati a morte perché nati e vissuti nella parte sbagliata del mondo.

Attenzione: non è “sfortuna”, la loro.

Cito spezzo padre Alex Zanotelli (che nessuno finora ha smentito) e lo faccio ancora: la parte immensamente più fortunata del mondo, quella dove abitiamo noi, ha sfruttato e ancora sfrutta l’Africa in tutti i modi possibili e immaginabili, lasciando che le popolazioni si scannino tra loro, perché le armi bisogna venderle, perché il petrolio, il coltan e tante altre materie prime, come l’uranio, ci servono e siccome “a casa nostra” non ne abbiamo, ce le andiamo a prendere lì, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

“Casa loro” non esiste, non ce l’hanno più, ma fare orecchie da mercante è molto più facile: in questo maledetto periodo, aumenta il consenso elettorale e porta voti.

Attenzione: nelle ultime ore si danno un sacco di colpe alla Francia, che di sicuro non è innocente e ha ancora enormi interessi in Africa, ma ce li abbiamo anche noi: la prima che mi viene in mente è la piattaforma petrolifera “Zohr” dell’ENI, a largo delle coste egiziane, giusto per dirne una… Potrei citare anche molte altre nazioni europee, oppure la sempre più inconsistente Europa nel suo insieme… 

Non basta: in questi giorni, in queste ore, le milizie del governo brasiliano ora in mano a Bolsonaro, stanno spazzando via gli indios dalle loro terre perché servono legname e spazio per costruire autostrade e chissà che altro, nel nome del “progresso” e affanculo l’Amazzonia. Tutto questo nel totale silenzio della comunità internazionale, distratta dal nuovo muro che vuole innalzare Trump contro altri profughi stavolta provenienti dal Messico…

Non solo: c’è un idiota neonazista, credo austriaco, che ha potuto tranquillamente affermare, oggi gennaio 2019, mentre sta per cominciare la Giornata della Memoria in ricordo della Shoah, che Salvini è l’unico che in Europa sta difendendo la razza bianca… E le elezioni europee sono dietro l’angolo…

Sono spaventato, atterrito, non credevo saremmo tornati a tutto questo: spero non avvenga, ma questa debolissima Europa sta scricchiolando da tutte le parti, ci sono disordini in Francia con i gilet gialli, in Grecia per il nome della Macedonia, è scoppiata – di nuovo! – un’autobomba a Londonderry…

Non ho figli, ma se li avessi chiederei loro perdono per non essere stato capace di evitare che il mondo prendesse questa deriva sempre più nera

L’unica cosa che sono capace – forse – di fare è dunque scrivere, per cui lo faccio e così manifesto, ricordate, finché mi è ancora possibile, il mio pensiero di uomo libero.

Lo stesso che mi ha spinto a ripescare una coraggiosa risposta a quella frase che – a noi “buonisti”, “radical – chic”, “orfani del PD”, “rosiconi” e così via, di amenità in amenità, ma realisticamente sempre più asserragliati in un Fort Alamo intellettuale e culturale dal quale non sappiamo ancora come venir fuori, bisogna ammetterlo – ci viene sbattuta in faccia ogni volta che proviamo a spiegare, dati e cifre alla mano, il fenomeno “migranti” o “profughi”.

Quella frase di cui parlavo all’inizio, che ognuno di voi s’è sentito o sentita opporre almeno una volta quando tentava di ragionare e far ragionare:

<< Perché non te li prendi a casa tua, questi profughi? >>

La replica a questo “slogan” non è mia, sembra l’abbia data per primo un ragazzo, uno studente, al quale vanno tutta la mia stima e ammirazione; è la seguente:

Non li prendo a casa mia perché sarei un incosciente presuntuoso a pensare che il problema di ciascuna di queste persone lo possa risolvere io in casa mia. Non li prendo a casa mia perché per queste persone serve altro e meglio di quello che so fare io, servono pratiche e organizzazioni che sappiano affrontare le necessità di salute, prosecuzione del viaggio, integrazione, lavoro, ricerca di soluzioni. Non li prendo a casa mia perché voglio fare cose più efficaci, voglio pagare le tasse e che le mie tasse siano usate per permettere che queste cose siano fatte bene e professionalmente dal mio Stato, e voglio anche aiutare e finanziare personalmente le strutture e associazioni che lo fanno e lo sanno fare. Non li prendo a casa mia perché quando c’è stato un terremoto e le persone sono rimaste senza casa non ho pensato che la soluzione fosse prenderle a casa mia, ma ho preteso che lo Stato con i miei soldi creasse centri di accoglienza e strutture adeguate, le proteggesse e curasse e aiutasse a ricostruire loro una casa. Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. Non li prendo a casa mia perché i problemi richiedono soluzioni adeguate ai problemi, non battute polemiche, code di paglia e sorrisetti auto-compiaciuti: non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri, da persone adulte.
E tra l’altro, possono rispondere in molti, qualche volta li prendo a casa mia.
Risposto. Passiamo a domande migliori, va’.

Davide De Vita

Adesso.

befana polidori

Buongiorno, buona domenica, buona Epifania e chiediamoci un perché.

Non lo ricordavo, così sono andato a cercare il significato della parola “epifania”: beh, significa “manifestazione della (o delle, poiché in greco era al plurale) divinità”, nella religione cristiana si riferisce alla prima apparizione di Cristo; significa anche “rivelazione”; dal greco epiphàneia, manifestazioni della divinità, dal verbo epiphànein, composto di epì “dall’alto” e “phànein” apparire. Come da questo significato profondo si sia giunti alla vecchietta dalle fattezze di una strega è altra storia, interessante anche quella, ma non è ciò di cui voglio parlare, se non a fine pezzo, perciò mettetela da una parte e, se vi va, seguitemi.

Oggi voglio parlare, invece e finché mi sarà ancora consentito (guardate che non è così scontata, non è “gratuita” la libertà di pensiero e di parola, è stato versato del sangue, molto, perché voi ed io ne potessimo godere, ma ci dimentichiamo fin troppo spesso anche di quello…) di quanto, forse, sia già troppo tardi, per tutto…

Sto parlando di politica?

Sì, forse la sto pure facendo, nel mio piccolissimo.

Perché, nonostante scriva quasi ogni giorno “quand’è che è troppo?” a corredo dei miei post, evidentemente per tanti, per troppi non lo è mai, non lo è ancora.

Pure, la gente muore, continua a morire in mare, ora gelido ma che è già “concimato”, passatemi il termine, con migliaia, decine di migliaia se non di più, di cadaveri di cui, abbiamo almeno il coraggio di ammettere questo, a molti non è mai fregato, non frega e non fregherà niente.

Sono “altro da noi”, diversi, neri, magari puzzolenti, “ci tolgono il lavoro” e così via.

Non è vero, non è assolutamente vero, non esiste la cosiddetta invasione, basta leggersi i dati ufficiali e dare uno sguardo alle percentuali sia europee sia mondiali.

Ah già, l’Europa, bella anche quella, inesistente, incapace e ipocrita: dura ammetterlo, ma su questo – mi sa solo su questo – sono d’accordo con “quelli là”.

Non leggiamo i dati ufficiali, dicevo e se lo facciamo o non li capiamo proprio o non li vogliamo capire. Non lo facciamo, non lo vogliamo fare, è più facile credere a ciò che ci piace sentirci dire, “quello lìè uno tosto, sta ripulendo l’Italia, lui sì che ci sa fare e via di questo passo.

Semplicemente, non è vero.

Così come, sia ben chiaro, non hanno fatto molto meglio i suoi predecessori: anche questo non può essere motivo di vanto e, purtroppo, è vero.

Questo però non mi impedisce di affermare, sostenere con forza che ritengo quello attuale un governo di incapaci e incompetenti e che il prezzo del suo scellerato operato lo pagheranno le prossime generazioni, proprio anche i figli di leghisti e pentastellati ora osannati su e giù per la Penisola, anzi, isole comprese…

Attenzione però, lo ripeto ancora: se al governo c’è questa classe di mediocri come mai se n’è vista, senza titoli, senza la minima preparazione in qualsivoglia campo, presuntuosi al punto da voler dialogare alla pari con scienziati di chiara fama quando non premi Nobel, non è merito loro.

È colpa nostra, che li abbiamo lasciati fare.

È colpa nostra, che ci siamo girati troppe volte dall’altra parte, convinti, presuntuosamente anche noi, che “il tutto si sarebbe sgonfiato presto da sé.”

Sono nati esattamente nello stesso modo il fascismo in Italia e il nazionalsocialismo in Germania e non sono paragoni esagerati: è, semplicemente, Storia, basta studiarla.

L’ultima – di una lunga serie – scena di questa grottesca rappresentazione è il vicesindaco di Trieste che butta via i vestiti di un barbone prima vantandosene sui social, poi ritrattando il suo stesso post vista la mala parata…

Successero cose simili agli ebrei, poi lo sappiamo – nonostante i tentativi dei “negazionisti” di ridurre o eliminare dalla memoria quell’orrendo sterminio – come andò a finire.

Allora, tornando alla o alle “epifanie”, qui e ora più che alla “manifestazione di una o più divinità” stiamo assistendo, ogni giorno, alla manifestazione degli aspetti più vili e meschini dell’umanità.

Questo mi spaventa, è grave, gravissimo, non è da prendere sottogamba, se lo facessi me ne pentirei, direi tra non molto a me stesso (e a voi che avete la pazienza di leggermi, bontà vostra): perché non hai fatto, o almeno scritto, o almeno detto qualcosa, quando ne avevi ancora il tempo e la possibilità, prima che succedesse?

Beh, quel “prima” è proprio adesso.

Lo sto facendo, io che non ho figli, anche per i vostri, perché un giorno non siano loro a farvi – quando ormai sarà troppo tardi – quelle stesse domande.

Non sono solo io, intendiamoci, sono solo uno dei tanti che ci prova, ma appunto pur essendo tanti, non siamo abbastanza, non ancora almeno.

Riprendendo il discorso sul “voltare la faccia dall’altra parte”, invece, facciamo, perché ci conviene, come le celebri tre scimmiette: non vediamo, non sentiamo, non parliamo.

L’aria che tira è questa, perciò la seguiamo, da campioni del mondo di opportunismo quali siamo e forse siamo sempre stati.

Ci piace l’“uomo forte”, penserà lui a tutto, perché dovrei farlo io?

Perché, semplicemente, ho occhi per vedere, orecchie per sentire, bocca per parlare e, soprattutto, una mente per ragionare con la mia testa.

E tutto questo, non da adesso, ma da parecchio, non mi va, non mi va per niente giù.

Chi me lo fa fare?

L’incrollabile speranza che un futuro migliore sia, nonostante tutto, possibile, lo si possa costruire – rubando una frase al Vangelo – insieme, donne e uomini di buona volontà.

Non solo: la certezza che esistano altre strade, vie che ripudiano l’odio, l’intolleranza, il razzismo, l’incomprensione.

Vie faticose e sempre in salita perché, come lessi una volta, con lo zaino sulle spalle “la strada piana non porta mai in alto.”

Crescere è faticoso, maturare è faticoso, studiare è faticoso, lavorare con coscienza e responsabilità è faticoso, ragionare è faticoso: le altre vie sono ignobili scorciatoie, degne di donne e uomini ignobili.

Sarò l’ultimo degli utopisti, dei sognatori?

Può darsi: ma è seguendo dei sogni, ispirandoci ad essi che, per esempio, alla fine sulla Luna ci siamo arrivati.

Se questo è fare politica, mi sta bene, ci sto, mi ci sporco le mani e come sempre ci metto faccia e firma.

Mi schiero, perché la penso come padre Zanotelli, l’ho scritto di recente, credo che anche Dio stesso sia schierato, con gli ultimi, i poveri, gli schiavi, gli oppressi.

Senza tirarla tanto per le lunghe sì, o Salvini (e vista la brutta virata verso destra anche dei Cinque Stelle…) e il “Movimento”, oppure il Vangelo e i suoi valori, che mai come in questi ultimi tempi hanno assunto un sapore rivoluzionario.

Non è più tempo di imitare le tre scimmiette, è tempo di muoversi, agire e reagire, con le parole e la non violenza, sempre, ma bisogna smetterla di voltarsi dall’altra parte e prendere posizione, prima che sia troppo tardi, prima che “gridino le pietre”.

Non ci sono più scuse, bisogna farlo…

Adesso.

Davide De Vita

 

Italia 2018: l’urna e il fazzolettone.

urna e fazzolettone

(Questo pezzo è rivolto principalmente ai capi scout, ma può essere letto e compreso – spero! – da chiunque )

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Solita e doverosa premessa: ciò che sto per scrivere è a titolo puramente personale; per quanto possa correre lungo linee molto simili, quando non perfettamente identiche, a quelle del Patto Associativo Agesci al quale ho aderito e nel quale mi riconosco, come tale va considerato. Sono solo un povero capo[1] di “periferia” con un sacco di peccati e difetti, lontanissimo sia dalla perfezione sia dalla santità, un cristiano in faticoso cammino ma che crede ancora nello scoutismo e nella sua valenza educativa.

Ciò detto, ieri, dopo aver postato e commentato un episodio di intolleranza di cui si sta ancora parlando,  mi sono trovato impegnato in una animata discussione con ex scout ed ex capi che non solo si dichiaravano fascisti, ma se ne vantavano pure, pubblicamente.

Perché?

Perché lo hanno fatto e lo fanno?

Perché, magari, l’ << aria che tira >> soffia un bel po’ da quella parte?

Semplicemente, non credo sia giusto.

Non lo credo, in quanto il fascismo è la negazione di ogni libertà e quello italiano, che ci riguarda direttamente, soppresse lo scoutismo.

Quello che mi ha lasciato sbalordito è che uno di loro, nello stesso post, si richiamasse contemporaneamente sia al fascismo sia allo scoutismo, affermando che di quest’ultimo seguiva i valori …

Beh, mi sembra una grossa, grossissima contraddizione in termini.

Scrivo tutto ciò in quanto non ho figli ma, sarò l’ultimo degli idealisti, mi preoccupo del futuro di quelli degli altri e…

Del presente.

Scout” nella sua accezione originale significa esploratore, persona cioè capace di guardarsi intorno e leggere la realtà: ci sono piste, segni e sentieri ben visibili anche in quella di oggi, molti dei quali non possono piacermi, stridono con tutto ciò in cui credo, avanzano minacciosi e non posso ignorarli, far finta di niente, in quanto ritengo che l’indifferenza, il “voltarmi da un’altra parte” non mi appartenga e non mi debba appartenere.

Per motivi di lavoro (ora faccio il badante e giro i turni) non posso più prestare il mio servizio come prima, per cui “ci sono quando posso e come posso” come tantissimi altri capi che magari (scrivo dal Sud Ovest sardo,  ma so bene che il problema, quello sì, accomuna tutta l’ Italia) il lavoro nemmeno ce l’hanno o sono ancora studenti però fanno i salti mortali pur di “dare una mano” sempre gradita e validissima, nel silenzio e lontano da telecamere e/o riflettori.

Detto ciò, questo non mi impedisce di riflettere e – finché mi sarà consentito – mettere per iscritto tali considerazioni.

Credo siano tempi difficili, molto difficili, in cui – se vogliamo restare credibili – è diventato necessario, quando non indispensabile, rimarcare la nostra testimonianza, anche se non soprattutto cristiana.

Può darsi che per qualcuno queste mie modeste considerazioni siano semplici sciocchezze (per non usare un altro termine volgare, me l’hanno già scritto spesso, mi son fatto scivolare via tutto) ma non per me: credo che quello che stiamo vivendo sia un momento cruciale della storia di questa società, per cui davvero, ancora una volta e come da scout dovremmo sapere molto bene, sia anche il momento dell’ennesima scelta.

Mi chiedo anche, ma non credo di essere il solo, come gli altri capi – sicuramente molto migliori di me – si rapportino al momento presente e se si pongano le mie stesse domande, mentre chissà perché mi tornano con insistenza in mente le “Aquile randagie[2]

Concludo riportando uno stralcio del capitolo del Patto Associativo[3] Agesci relativo alla “scelta politica”, ricordando che questa, tra le altre cose, è assolutamente apartitica:

 << Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l’autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali. Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona, e a promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia. >>

Buona Strada

Davide De Vita,

(attualmente “aiuto” presso lo Staff di Reparto del Reparto Maestrale del Gruppo Agesci Iglesias 6.)

 [1] Sono in associazione dal 1972, sono stato lupetto nell’ ASCI, poi promessa Agesci nel 1975, brevetto di capo dieci anni più tardi; sono stato Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, Capo Gruppo, Addetto Stampa Zona Agesci Sulcis Iglesiente qualche anno fa;

[2] Si facevano chiamare Aquile randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Una legge (la n. 5 del 9 gennaio 1927), una delle cosiddette Leggi Fascistissime, aveva decretato infatti lo scioglimento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l’obbligo di inserire l’acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolto l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI) il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 tutto lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri.

[3] Il Patto Associativo è il documento a cui tutti i soci adulti dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani si devono impegnare ad aderire per poter far parte di una Comunità Capi e per poter svolgere un servizio educativo. I soci adulti si riconoscono nel Patto associativo, documento che esprime la sintesi condivisa delle motivazioni che hanno sostenuto la loro scelta di svolgere un servizio educativo in Associazione.