Conoscenze di base? Zero. (la bufala della “prossima introduzione” delle cifre arabe che, invece, usiamo già da secoli)

Zero

Buongiorno e chiediamoci un perché.

So di non essere letto da molti che dovrebbero essere i veri destinatari di questi pezzi, però scrivo lo stesso nella speranza che qualcuno, di voi che mi leggete e ringrazio infinitamente per il tempo che mi dedicate, conosca qualcun altro che non mi legge, gliene parli, questi lo dica a qualcun altro e così via, fino a…

Raggiungere i suddetti soggetti.

Certo, recita un vecchio adagio che chi vive sperando non muoia proprio benissimo, però ci provo lo stesso, che volete, sarò l’ultimo dei romantici o dei sognatori, o tutt’e due, chi lo sa, fate voi.

Arriviamo al dunque: perché un esagerato numero di persone, tutti evidentemente tastieristi (da pc e/o smartphone) compulsivi e con tanto tempo a disposizione, ha sfogato la propria rabbia repressa quando un buontempone ha postato su un social (non ricordo quale) la “sconvolgente” notizia che a breve a scuola si sarebbero introdotti i… Numeri arabi?

Semplice: perché, purtroppo, l’ignoranza è sempre più diffusa, dannosa, insensibile allo spirito critico e anche al semplice buon senso.

Probabilmente avete già sentito parlare di questa storia, in ogni caso ne ha scritto Gramellini stamattina e il suo articolo è stato riportato da Radio24, la radio de ilSole24ore.

Fatto sta, lo ricordiamo ma sono cose che – un tempo era così, oggi non ne sono sicuro – si dovrebbero sapere dalle elementari, usiamo normalmente i numeri o cifre arabe sempre, tutti i giorni fin dal …

Decimo secolo, quando le imparammo da loro.

Come sempre (la ricerca mi è costata “addirittura” dieci secondi… Anche se ricordavo che la mia maestra ce lo insegnò a suo tempo, ma meglio fugare ogni eventuale dubbio) riportiamo cosa scrive mamma Wiki; ricordo ancora una volta, non mi stancherò mai di ripeterlo, che queste informazioni a loro volta sono presenti in quegli oggetti strani, fatti di carta, dimenticati, di forma rettangolare e pieni di cose scritte chiamati “libri” …

numeri arabi, anche conosciuti come numeri indo-arabici, sono la rappresentazione simbolica delle entità numeriche più comune al mondo. Sono considerati una pietra miliare nello sviluppo della matematica.

Si può distinguere tra il sistema posizionale utilizzato, conosciuto anche come sistema numerico indo-arabo, ed il preciso glifo utilizzato. I glifi più comunemente usati in associazione all’alfabeto latino sin dai tempi dell’era moderna sono 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9.

I numeri nacquero in India tra il 400 a.C. ed il 400 d.C. Furono trasmessi prima nell’Asia occidentale, dove trovano menzione nel IX secolo, ed in seguito in Europa nel X secolo. Poiché la conoscenza di tali numeri raggiunse l’Europa attraverso il lavoro di matematici ed astronomi arabi, i numeri vennero chiamati “numeri arabi“.

C’è di più: anche il concetto di “zero”, prima sconosciuto in Europa, ce lo insegnarono loro.

Lo zero (cf. arabo (sefr), ebraico אפס (éfes), sanscrito शून्य (śūnya), neol. greco μηδέν [inteso come nulla, niente]) è il numero che precede uno e gli altri interi positivi e segue i numeri negativi.

Dalla parola araba “sefr” o “sifr” secondo altre fonti, deriva la parola “cifra” tuttora in uso.

Purtroppo, questa ovvia ricerca – che dovrebbe essere superflua in un Paese che si ritiene alfabetizzato almeno per quanto riguarda le nozioni basilari della conoscenza – non è stata fatta dai signori di cui sopra, allarmati innanzitutto dalla “terribile” parola “arabi”.

Non è affatto un bel segnale, significa che un numero sempre maggiore di persone, in Italia,  non solo non ha più le minime conoscenze di base ma, ahimè, letteralmente non è più in grado di ragionareNon posso fare a meno di aggiungere che queste stesse persone hanno votato, votano e voteranno. 

Ancora, parafrasando un leit – motif molto usato ultimamente,  forse sarebbe meglio non solo “prima l’Italiano (inteso come lingua, anche quella assassinata quotidianamente da spietati serial killer di grammatica e ortografia)” ma anche tutte le altre materie andrebbero proprio come minimo… 

Ripassate.

Alla cultura araba dobbiamo anche, invece – è Storia, non un parere o un’opinione – le nozioni di base, tra le tante, dell’astronomia o dell’anatomia umana, per esempio…

Ricordarlo però – vabbé, saperlo proprio forse è chiedere troppo… – oggi non è di moda, non fa tendenza.

Sarà perché…

È vero?

Davide De Vita

 

 

Fahreneit 451, i terrapiattisti e la forza della ragione

Fahreneit 451 immagine simbolo

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché. Spero stiate tutti bene, abbiate digerito o siate in fase digestiva, comunque siamo al 3 di gennaio, non manca molto alla fine delle feste e delle… Abbuffate, coraggio!

Torniamo al nostro perché quotidiano: ne ho già scritto più volte, ma perché è sempre più necessario, indispensabile, leggere o rileggere “Fahrenheit 451”, romanzo (vedi fonti in calce) di Ray Bradbury uscito per la prima volta negli Stati Uniti nel 1951 (in forma di racconto) e poi nel 1953 nella sua forma definitiva?

( In breve: in un ipotetico futuro una dittatura al potere ordina di bruciare tutti i libri del mondo – Fahreneit 451 è la temperatura alla quale brucia la carta – mentre ogni componente della “resistenza” impara un libro a memoria, diventando quasi egli stesso quel libro o quella storia) 

Perché, a distanza di tanti decenni, è ancora attualissimo, l’ignoranza si fa strada dilagante e spesso la strada le viene spianata da chi, come sempre e ovunque, ne trae vantaggio e potere.

Sì, potere, in quanto, per citare un vecchissimo detto, nel paese dei ciechi il guercio è re.

Dove voglio andare a parare?

Qui: tra le tante, innumerevoli idiozie (spero che il grassetto renda abbastanza) che si trovano in rete, ieri notte sono incappato in alcuni video di un signore – di cui non farò il nome per non fargli altra immeritata pubblicità – che sostiene a spada tratta che …

La terra sia piatta e non rotonda, ancora oggi, nel 2018.

Un cretino, un idiota, un poveraccio, direte voi; è stata la prima cosa che ho pensato anch’io, poi ho notato il numero di iscritti al suo canale, quindicimila.

Ho letto i commenti deliranti dei suoi seguaci ( << followers >> fa più figo ma perdonate, a me la lingua italiana piace ancora tantissimo ), molti dei quali giovanissimi e mi sono preoccupato più di quanto non lo fossi già: queste persone, con grande convinzione e rispondendo con insulti a quanti cercano di spiegar loro che hanno così torto che più torto non si può, negano cinque o seicento anni di ricerca e metodo scientifico, grazie al quale sono stati possibili tutti i progressi tecnologici – e non solo – di questi secoli.

Certo, nel bene e nel male, ma non possiamo tornare di botto a prima di Galileo, quando anche la stessa Chiesa Cattolica ne ha riabilitato in toto figura e scoperte, mentre chi per quella stessa Chiesa – o per tutte in generale – non prova troppa simpatia ha sempre fatto del metodo scientifico il cardine dei propri ragionamenti.

Ovviamente i sostenitori della “terra piatta”, chiamati per questo appunto “terrapiattisti” (sic …) affermano che si tratti di un complotto (e ti pareva…) atto ad ingannare l’umanità intera, ordito da non si sa bene chi e con non meglio identificati scopi … Così come – secondo loro – solo i terrapiattisti convinti sono “risvegliati” dal torpore mentale, mentre voi ed io, che ancora crediamo a quei fessacchiotti di Galileo, Einstein e via di questo passo, siamo i veri idioti.

Qual è dunque il pericolo, il problema -più serio di quanto possiamo pensare – ormai palese?

Quello di avere a che fare con sempre più persone di questo tipo, disinformate al massimo e per nulla intenzionate a mettersi anche solo un poco in discussione, inconsapevoli di essere manovrate e manovrabili in qualsiasi direzione, compresa quella, forse più pericolosa di tutte …

Elettorale.

Con un mondo sempre più complesso nel quale viviamo, con piccoli dittatori che minacciano di premere sinistri pulsanti nucleari posti sopra la propria scrivania e uomini potentissimi con improbabili zazzere che gli rispondono per le rime dall’altra parte del pianeta, neo-zar che manovrano altre persone sullo scacchiere internazionale trattandole né più né meno come proprie marionette e, nel nostro piccolo nazionale e quotidiano, nuove elezioni politiche alle porte, non c’è tanto da stare allegri.

Questo nuovo anno si sta aprendo con mille e un problema da affrontare, come quelli che l’hanno preceduto e quelli che lo seguiranno, ma se sempre più persone, più menti si rifiuteranno di funzionare secondo logica, rifugiandosi in quell’ignoranza così tanto comoda, quegli stessi problemi si moltiplicheranno, si aggraveranno.

Chiedersi un perché, cercare la ragione vera delle cose e degli accadimenti diventa allora, perdonate la presunzione, nuova arma di resistenza.

Per favore, non spegniamo l’intelligenza, o davvero …

È finita per tutti.

Davide De Vita

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

 

La pericolosa Marcelle… Ennesima BUFALA, riaccendere il cervello, please.

Fake news invasion

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Forte però stavolta, eh?

Chiediamoci, stamattina, perché a volte sembra che la nostra mente abbia abdicato alla stupidità, a quel webetismo (termine che passa come inventato da Enrico Mentana, ma esisteva già, vedi fonti a fondo pagina, a proposito di “verificare la notizia”) dilagante che in rete impazza.  Siamo all’ennesima bufala, colossale e se ci pensiamo/pensate talmente idiota da farci sentire… Tali.

Sì, mi riferisco alla pericolosissima Marcelle Labelle Carradori che, secondo gli autori dell’idiozia contagiosa, starebbe minacciando tutti o quasi i nostri Sacri Profili Facebook. Attenzione! Attenzione! Attenzione!

Trattasi appunto di B U F A L A.

Il guaio è che non dovrebbe esserci bisogno di una smentita per ognuna di queste fesserie virali, se tenessimo la mente accesa e collegata alle nostre frenetiche dita sempre pronte a cliccare per condividere, quasi in automatico, in piena isteria ossessiva compulsiva.

Invece evidentemente la nostra mente entra in sciopero più o meno coatto, nemmeno si pone il dubbio che, visto che ce ne sono così tante in giro, che se ne parla anche a livello internazionale (vedi innumerevoli servizi giornalistici – anche quelli da prendere con le pinze – sull’eventuale influenza, proprio con le fake news o bufale, di hacker russi sulle scorse elezioni presidenziali americane o su quelle prossime italiane ) magari anche quella che i nostri amici ci schiaffano in privato su Messenger potrebbe essere una di quelle.

No, fa figo avere mille mila “amici” con cui condividere tutto, anche queste, perdonate il termine, ma quando ce vò, ce vò, cazzate.

Beh? Sai che c’è? L’amicizia, quella vera, non è – nella stragrande maggioranza dei casi e ovviamente fatte salve le solite, debite eccezioni – quella di Facebook e le cose che si condividono veramente nella vita, in quella reale, sono molto più intense e preziose, sia quelle drammatiche sia quelle gioiose e l’amicizia la cementano, rendendola inossidabile agli anni.

Lo spirito critico invece, la capacità di analisi e di pensiero indipendente invece pare proprio appannarsi sempre di più in questo mondo virtuale, ahinoi con ricadute non piacevoli anche in quello reale.

La colpa?

Non cerchiamo altri, cosa che facciamo così tanto spesso e bene, ma – scusate l’autocitazione – chiediamoci un perché mentre ci guardiamo riflessi in uno specchio.

Qualunque sia la guida che ci siamo scelti, siamo noi, se lo vogliamo davvero, ognuno di noi e noi soltanto, gli unici artefici del nostro destino, compreso quello virtuale.

Con tanti saluti alle varie Marcelle Labelle e ai suoi replicanti che immancabilmente ricompariranno.

P.S.: gentilmente, non mandatemi più roba simile, faccio da solo.

Davide De Vita

Fonti:

https://www.chicercatrova2000.it/news/leggi.phtml?id=2281

webete sm. :– Utente che considera Internet composta solamente dalla WWW. Neologismo coniato da Ginzo (ginzo@tin.it).

http://www.lastampa.it/2016/08/29/tecnologia/news/mentana-e-webete-il-neologismo-che-non-lo-viGVYkpFNMuhLEAnRtTpAL/pagina.html

 

 

Fake news: pigrizia mentale?

 

Buongiorno e chiediamoci un perché: stamattina chiediamoci come mai la nipote della signora “sbranata dal cane” affida – per il momento – la sua ira alle pagine di Facebook, puntando il dito con sdegno contro un fenomeno che ci riguarda tutti, in quanto nessuno può dirsene immune.huffington-post-1

Grazie a queste diavolerie hi-tech senza le quali sembra non riusciamo più a vivere (confesso “a Dio e voi fratelli” di far parte – eccome – della categoria) siamo “sempre connessi” e ahimè sommersi da tonnellate di quelle che presuntuosamente definiamo informazioni.

Il problema è che questa mole incessante di metadati (figa sta doppia parola, eh? Okay, state calmi, ecco qua: i metadati sono ad esempio la data di creazione di un documento ed il suo autore, l’argomento od il riassunto e permettono di avere i risultati migliori nelle ricerche e rendono possibile una catalogazione omogenea dei file disposti per tipologia. Va bene?) e “dati semplici”, non è affatto semplice, invece,  distinguere tra le poche informazioni e/o notizie autentiche e utili e l’immensità delle fesserie (per usare un termine gentile) che purtroppo le seppelliscono.

È una legge antichissima, valida anche nel mondo digitale che “abitiamo” oggi: la quantità va sempre a discapito della qualità.

Così è normale che la nipote della signora “sbranata” dal cane, consapevole in quanto davvero informata dei fatti, di cosa sia realmente successo, abbia tutte le ragioni del mondo per indignarsi.

Il “giornalista” non ha verificato proprio un bel niente, lasciandosi invece ammaliare dal “colpo a sensazione” che la notizia (falsa, una “fake new”, appunto) della donna “sbranata” avrebbe e ha prodotto.

Il problema è che “notizie” come queste ci piovono addosso ogni giorno e le condividiamo pure, quasi in automatico… Perché non abbiamo tempo, voglia, di verificare, approfondire, mentre avere un maggior numero di visualizzazioni sul nostro profilo (di nuovo sono il primo …) ci gratifica, ci dà la sensazione di “esistere di più”, di “essere più vivi”.

La nostra personalissima versione della “realtà aumentata”.

La regola aurea dovrebbe quindi essere

Pensa, prima di condividere.

In quanto i diffusori di bufale fanno conto proprio su questo nostro istinto.

Ricordo una lezione di diritto di tanto tempo fa: il professore ci fece l’esempio di un ragazzo che era stato visto correre con una borsa in mano davanti ad una signora più anziana che lo seguiva, chiedendo poi a noi studentelli imberbi del primo anno di esprimerci su quanto era davvero accaduto.

Tutti, naturalmente, pensammo al più classico degli scippi, ma…

C’è sempre un ma.

Il professore ci spiegò che avevamo una visione preconfezionata dei fatti, oltre a non averne il quadro completo.

Venne fuori, infatti, che in precedenza, solo pochi minuti prima, altri testimoni avevano visto la signora anziana scippare con destrezza il ragazzo, fatto questo sì altamente improbabile, ma non impossibile.

Il ragazzo scappava, dopo essersi ripreso la sua borsa, spaventato dalla diabolica vecchina.

Bisognerebbe quindi vincere la pigrizia mentale che manda ogni volta in soffitta il nostro spirito critico e provare a verificare, soprattutto quelle notizie che cominciano con “il mondo deve sapere” o “non si può continuare così” e via dicendo, come insegna l’ottimo sito “Butac” (Bufale un tanto al chilo).

Il problema, ancora e di nuovo, è che comportandoci in questo modo il numero dei nostri amici, reali e virtuali, diminuirà sensibilmente, in quanto mettere in discussione sempre tutto e tutti non è simpatico, per usare un francesismo “rompe abbastanza i coglioni”, quasi come la… Verità.

C’erano una volta fior di giornalisti “vecchia scuola” come Indro Montanelli e/o Enzo Biagi che, avendolo fatto per primi, esigevano da quanti – fortunati – lavoravano con loro che si fosse sul posto, si parlasse con le persone, si respirasse l’aria della vicenda, prima di raccontarla.

Tant’è che girava la battuta “Enzo Biagi il miglior giornalista d’Italia dopo… Enzo Biagi”, oppure, in periodo di lottizzazioni selvagge delle principali testate giornalistiche da parte della Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista, la storiella diffusa forse dallo stesso Biagi:

“Hanno preso in Rai un democristiano, un comunista, un socialista e uno bravo. Spero di essere il quarto.”

Altri tempi.

Per risollevarci il morale riporto una notiziola (speriamo sia autentica) in merito a come siamo messi in Italia rispetto alle bufale e alle fake news.

Bene, sentite qua:

secondo l’ultimo studio dell’Università di Oxford e della Michigan State University gli internauti italiani sono i meno creduloni e non si lasciano facilmente trasportare dalla disinformazione online. Oltre il 61% di loro verifica ‘spesso’ (42.5%) o “molto spesso” (18,8%) l’accuratezza delle notizie.

Dai, c’è speranza, possiamo ancora farcela!

Davide De Vita

Fonte:

http://www.corriereuniv.it/cms/2017/05/fake-news-gli-italiani-non-ci-cascano/