Durga: the day after. Grazie a tutti :-)

immagine per articolo su presentazione

Attenzione: questo è un articolo dove me la suono e me la canto, sappiatelo! 🙂

Buona sera, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché ringraziare sia quanti erano presenti ieri alla presentazione del mio ultimo romanzo “Durga: il ritorno di Spiga – Emme 2” sia chi non ha potuto raggiungerci ma ha letto il libro o lo sta leggendo?

Perché lo ritengo giusto, doveroso.

Sono un tizio qualunque che soltanto grazie a tutti voi può continuare  a sognare questa specie di bellissimo sogno diventato realtà. Solo grazie a voi può continuare ad esistere e proseguire ancora per qualche altra “avventura”.

Non mi sembra ancora vero – come mi è capitato più volte – di sentire per strada persone che parlano dei personaggi dei miei libri come se li conoscessero benissimo e fossero persone “reali”: una sensazione bellissima, perché siete voi che leggete che li avete fatti “vostri” e per me che li ho creati questa è una grandissima soddisfazione.

Mi si dice “scrittore” e forse lo sono, ma ho ancora tanto, tantissimo da imparare, devo “crescere”, parecchio, ovviamente la perfezione non è di questo mondo quindi sicuramente ho commesso degli errori e altri ne commetterò, ma non sarei umano altrimenti.

Più che “scrittore” preferisco pensare a me stesso come ad un “artigiano della parola scritta”, perché il lavoro che c’è dopo la primissima stesura di una storia è davvero grande e ha bisogno di pazienza, umiltà, fermate e riprese, tagli e cuciture, revisione, revisione, revisione, revisione e ancora revisione.

Nel caso di un giallo come quelli che scrivo, ancora di più: proprio come il lavoro paziente e certosino di un antico artigiano e nella fattispecie un orologiaio d’altri tempi, che riparava gli orologi a molla con gesti esperti e sapienti.

Ho fatto in tempo a conoscere gli ultimi in attività ad Iglesias prima che sparissero e qualcosa ho imparato: per esempio come si apre una cassa d’orologio (in quale punto fare leva) o con quanta pazienza e precisione bisogna (quando ancora c’erano) rimettere a posto una molla a spirale…

Cosa c’entra tutto questo con lo scrivere gialli?

Moltissimo.

Devi controllare tutto, ore, date, luoghi, nomi, situazioni, concatenazione degli eventi e tante altre cose, poi come già dicevo sopra controllare ancora e ricontrollare ancora: deve “funzionare”.

Se poi hai la fortuna di avere accanto a te persone che quando è necessario sanno essere molto esigenti e severissime, avendo anche uno sguardo attento e “altro”, diverso dal tuo, tanto di guadagnato.

Aggiungici amici scrittori che davanti ad un bicchiere di birra o di vino ti aiutano, criticano, suggeriscono ma soprattutto si confrontano lealmente ed apertamente con te e con ciò che tutti scriviamo, ognuno nel suo genere: ecco,  ancora meglio.

Per questi motivi – oltre molti altri – mi sento un uomo molto fortunato.

Nonostante le ansie provate e vissute la “notte prima”, che ho scritto mentre le stavo “attraversando” un po’ per scaramanzia e un po’ per non perderle e che ora vi ripropongo.

Durga’s night.

Questa è la notte prima della presentazione del mio ultimo romanzo “Durga: il ritorno di Spiga – Emme 2”. Il mio quarto romanzo dopo “Saiselgi”, “Arecibo”, “Emme” di cui è il naturale seguito. Tutto bello, lineare, semplice… Invece no, non lo è per niente. Provo ansia, in questi giorni migliaia di studenti affrontano gli esami di maturità e mi sento un po’ come loro…

Dovrei avere un vantaggio enorme, visto che per il mio “esame” di domani il testo l’ho scritto io.

In fondo non è proprio del tutto vero neanche questo: dopo “Emme” la forza dei personaggi era tale che molti di loro era come se chiedessero maggiore spazio, respiro, vita. Quindi sono stati loro, in un modo che forse solo chi scrive può capire, a impormi di andare avanti e probabilmente non solo per un primo sequel ma anche altri, al momento non saprei se andrò oltre un eventuale “3 “.

Per quanto riguarda la presentazione di domani sera ho immaginato di tutto, dal cadere sugli scalini che portano al palco al trovarmi di fronte la sala vuota, al non sapere come andare avanti mentre recito e magari mi viene un vuoto di memoria, al troppo caldo che soffriremo insieme agli spettatori…

Non so, ho paura, ma forse è giusto che sia così, sarei un pazzo a non averne neanche un po’…

Non è la prima presentazione che faccio ma la quarta, però il confronto con quella di “Emme” è perduto in partenza, quella resterà unica ed irripetibile…

Continuo a scrivere perché mi piace moltissimo, diverte prima di tutto me stesso, poi spero piaccia ai lettori… Mi si dice che sono in tanti a leggere i miei pezzi, gli articoli che scrivo su questo blog o in rete in generale e faccio fatica a rendermene conto, certo mi fa piacere, ma come mi hanno detto di recente, ad Iglesias “si sa” che scrivo e non è poco.

Se poi lo faccio bene o male non sta a me giudicarlo.

Fatto sta che per me è come respirare e se non lo faccio per troppo tempo sto male.

Finché potrò andrò avanti, sperando di non arrivare mai a stancare chi per leggermi spende soldi e tempo.

Grazie a tutti, avevo bisogno di sfogarmi un po’, in questa “Durga’s night”, in questa notte prima di Durga, la mia “notte prima dell’ennesimo esame”.

Ce l’ho messa tutta, tocca a voi, se vi andrà, dovrete solo… Leggere.

Piazza del Minatore 2, Iglesias, venerdì 21 giugno 2019, ore 22,56.

***

Domenica 23 giugno, ore 16,27.

Le cose sono poi andate invece molto bene, sono contento e soddisfatto, tanti gli amici che sono venuti a trovarmi nonostante il caldo infernale, per cui vederne decine nella sala azzurra del Centro Culturale è stato davvero molto bello. Era sabato e in tanti sono andati al mare, non posso biasimarli, spero solo che chi c’era non si sia annoiato e abbia passato un’oretta se non proprio divertente almeno interessante.

Ringrazio qui pubblicamente tutti gli amici del CIC – ARCI Iglesias per la squisita ospitalità, la disponibilità a 360° e il grandioso lavoro che svolgono alla Casa del Cinema che hanno in gestione e che in tanti forse ignorano o ignoriamo: non parlo degli innumerevoli eventi e serate che organizzano ma di quel lavoro “oscuro” di archivio comprensibile anche soltanto dando un’occhiata al piano superiore dell’edificio e che considero di enorme importanza e valenza sociale prima che culturale.

Non starò ad elencare chi c’era perché rischierei di dimenticare qualcuno e mi dispiacerebbe troppo: sappiate che per me siete tutte e tutti importantissimi, scrivo per voi. 

Un enorme ringraziamento infine alla grandiosa Nicoletta Pusceddu, autrice, attrice, regista e non ricordo quante altre cose, che ha avuto la pazienza infinita di provare a farmi recitare…

Se non sono stato troppo “cane” è solo merito suo!

Davvero, grazie di cuore a tutti e …

Sì, sto già scrivendo quello che immaginate!

Davide De Vita

 

 

 

 

 

 

La squadriglia Scoiattoli e il giornalismo

 

scoiattolo-animale-divertente-con-il-microfono-di-notizie-61319724

Buongiorno e chiediamoci un perché?

Premessa & avvertenza: questo sarà un pezzo molto “scout”, quindi … Siatene consapevoli, vi ho avvisato prima!

Il << perché>> di oggi sarà, di conseguenza, abbastanza personale, ma mi va di scriverlo (così eviterò di parlare di elezioni…) e quindi partiamo.

È capitato che mi abbia cercato un amico e capo scout di Carbonia, chiedendomi se fossi disposto a dare una mano ad una sua squadriglia femminile impegnata nella conquista della specialità di squadriglia di giornalismo.

Ora io non sono ufficialmente un giornalista (ho sfiorato più volte il raggiungimento della tessera di pubblicista ma… M’è sempre sfuggita all’ultimo momento) ma pare che – a detta di molti – qualche esperienza nel campo ce l’abbia, per cui ho accettato con grande piacere.

<< Non fare il modesto >>

M’ha detto al telefono Matteo, l’amico capo scout di Carbonia, per cui nel giro di pochi giorni Rita ed io abbiamo potuto accogliere la squadriglia Scoiattoli femminile in casa nostra.

Sono arrivate in uniforme, queste ragazze curiose di sapere qualcosa da me che per l’occasione mi son sentito quasi importante. Ho pensato anche che per loro, fascia d’età compresa tra i dodici e i quindici anni, dovevo apparire come  una sorta di alieno proveniente da un altro spazio e soprattutto da un altro tempo, passato, molto passato.

In qualche modo una sorta di contatto verbale si è stabilito, così qualche prima timida domanda sono riuscite a farmela, queste giovani future donne, tutte – ahimè per me che non lo sono per niente – native digitali, nate e completamente appartenenti a questo XXI sec.

Non al mio quindi, che senza tema di smentita, è il…

Secolo scorso.

Ho provato comunque a dare loro alcuni consigli, o meglio a parlare delle mie esperienze di cronista per varie testate cartacee e/o on line, senza omettere gravi errori di cui ancora mi vergogno e dai quali ho cercato di metterle in guardia.

Non gliene faccio una colpa, ma sono rimasto abbastanza male quando, chiedendo qual era l’ultimo libro che avevano letto m’hanno risposto:

<< Non me lo ricordo >>

Oppure:

<< Ne ho iniziato diversi ma non ricordo di averne finito qualcuno di recente… >>

O anche:

<< Quello che ho dovuto leggere a scuola… >>

Dovuto, capite?

Per qualcuna la lettura di un libro è stata un’imposizione, il modo peggiore di far amare la lettura.

È andata molto meglio, invece, quando ho chiesto loro quali serie tv seguissero: su tutte hanno fatto la parte del leone “Greys anatomy”, che non ha bisogno di presentazioni e Tredici”, di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza.

Ho chiesto a loro e poi sono andato a cercare di che si tratta; ecco le prime righe riportate al solito da mamma Wiky:

Tredici (13 Reasons Why, reso graficamente TH1RTEEN R3ASONS WHY) è una serie televisiva statunitense creata da Brian Yorkey basata sul romanzo 13 di Jay Asher. La storia ruota attorno alle vicende che seguono il suicidio dell’adolescente Hannah Baker, la quale ha registrato i tredici motivi che l’hanno spinta a suicidarsi.

Non sono un sociologo e non voglio fingere di esserlo, ma il fatto che una serie simile riscuota grande successo sulle – e sugli – adolescenti dovrebbe, quanto meno, far riflettere parecchio noi adulti sempre tanto presi da noi stessi e dai nostri apparentemente molto più importanti problemi…

Per la serie:

<< non siamo riusciti ad individuare o riconoscere alcun segno o segnale di disagio giovanile… >>

Ah no?

Va beh…

Non drammatizziamo e torniamo alle ragazze “Scoiattoli” che, timidezza a parte, ma ci stava tutta, voglia di vivere e sperimentare nuove e sane avventure ne avevano e ne hanno tantissima, non lo scrivo per tranquillizzare chi legge ma per riportare ciò che i miei occhi hanno visto e le mie orecchie hanno sentito.

Per i tempi in cui viviamo, infatti, queste ragazze – pur accompagnate all’andata e al ritorno da Iglesias dai loro capi, meglio sottolinearlo – hanno comunque dimostrato intraprendenza e voglia di conoscere il mondo un po’ più da vicino e non soltanto attraverso i soliti social, insomma – ripeto non mi pare cosa da poco – andando a vedere “di persona”, fatto questo – come ho provato a dire loro – che ritengo fondamentale per il giornalismo vero e non infarcito di  oggi tanto di moda.

In conclusione, nel ringraziare queste ragazze – e i loro capi – per essere venute a trovare Rita e me e aver impiegato un bel po’ del loro tempo a chiacchierare con chi ai loro occhi probabilmente appariva come una sorta di dinosauro parlante, faccio anche gli auguri perché raggiungano presto il loro obiettivo, ma sono certissimo che conquisteranno/rinnoveranno la specialità di squadriglia di giornalismo, spero grazie anche al mio piccolo e modesto contributo.

Ve l’ho scritto in apertura, care lettrici e cari lettori: cose da scout ma, forse, non solo…

Alla prossima.

Davide De Vita