Recensioni: “B 17: ali sull’isola”, Alessandro Lai

copertina estesa b 17 per recensione

Buonasera e chiediamoci un perché.

Tranquilli, niente politica oggi, non mi va.

Chiediamoci invece perché leggere un libro per il quale mi sono offerto di fare il lavoro di revisione e editing.

La prima risposta è perché l’autore è un amico di vecchissima data e, presso la sua azienda di famiglia produce un miele (e altri prodotti affini) fantastico, che vi invito ad assaggiare, ma non è il motivo principale.

Il motivo principale è che, con “B 17: ali sull’isola”, che da ieri è disponibile sul sito “ilmiolibro.it”, Alessandro Lai è riuscito a raccontare una bella storia e parlare di Sardegna a modo suo, con un suo stile molto personale che, a mio modo di vedere, di questi tempi non è poco.

Alla prima esperienza come scrittore, Lai mette in scena una vicenda nella quale s’intrecciano ricordi delle due guerre mondiali, la conoscenza e lo sviscerato amore per la terra di Sardegna e una non comune fantasia narrativa.

Ci prende quindi per mano e ci invita a seguire le avventure di un immaginario aviere statunitense che, dopo aver attraversato gli Stati Uniti per finire a bordo di una “fortezza volante”, il “B – 17 “del titolo, si trova impegnato col suo equipaggio in una delle più feroci battaglie aeree svoltesi nei cieli del Mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il suo aereo avrà la peggio, ma lui si salverà paracadutandosi e atterrando in Sardegna, più precisamente nel Supramonte selvaggio.

Qui entrerà in contatto con una banda di latitanti e, soprattutto, con l’altro co-protagonista del romanzo, tale Borore Tanas di Oliena, figura sì altrettanto immaginaria, ma che racchiude in sé quanto l’Autore ha raccolto e conosce sui banditi e sul banditismo sardo, sulle montagne per le quali i banditi si muovono, sulla vita, gli usi, i costumi, le tradizioni e le usanze della società agro-pastorale sarda di ottanta e più anni fa.

Altri ne hanno scritto e ne scriveranno ancora, magari con il lustro di titoli accademici, però Lai ci mette del suo e lo fa con grande cuore e passione: tutto questo, oltre a dare una vena di romanticismo al testo (che non guasta) gli conferisce lo stesso profumo del pane carasau appena sfornato o lo stupore che conquista chiunque si trovi per la prima volta nella valle di Lanaittu o nell’incredibile rifugio naturale di Tiscali.

Non mancano i racconti di guerra, narrati da Tanas intorno al fuoco, come si faceva un tempo, nei quali lo stesso personaggio acquista ancora più spessore essendo anche un veterano della Grande Guerra che ha conosciuto Emilio Lussu…

“B 17” è insomma una lettura piacevole e sorprendente, scritto da chi, ex sottufficiale di Marina e trekker professionista, proprio durante un periodo difficile della sua vita ne ha voluto fare un dono d’amore per sua moglie, sua figlia e l’aspra e selvaggia terra di Sardegna.

Davide De Vita

Adesso.

befana polidori

Buongiorno, buona domenica, buona Epifania e chiediamoci un perché.

Non lo ricordavo, così sono andato a cercare il significato della parola “epifania”: beh, significa “manifestazione della (o delle, poiché in greco era al plurale) divinità”, nella religione cristiana si riferisce alla prima apparizione di Cristo; significa anche “rivelazione”; dal greco epiphàneia, manifestazioni della divinità, dal verbo epiphànein, composto di epì “dall’alto” e “phànein” apparire. Come da questo significato profondo si sia giunti alla vecchietta dalle fattezze di una strega è altra storia, interessante anche quella, ma non è ciò di cui voglio parlare, se non a fine pezzo, perciò mettetela da una parte e, se vi va, seguitemi.

Oggi voglio parlare, invece e finché mi sarà ancora consentito (guardate che non è così scontata, non è “gratuita” la libertà di pensiero e di parola, è stato versato del sangue, molto, perché voi ed io ne potessimo godere, ma ci dimentichiamo fin troppo spesso anche di quello…) di quanto, forse, sia già troppo tardi, per tutto…

Sto parlando di politica?

Sì, forse la sto pure facendo, nel mio piccolissimo.

Perché, nonostante scriva quasi ogni giorno “quand’è che è troppo?” a corredo dei miei post, evidentemente per tanti, per troppi non lo è mai, non lo è ancora.

Pure, la gente muore, continua a morire in mare, ora gelido ma che è già “concimato”, passatemi il termine, con migliaia, decine di migliaia se non di più, di cadaveri di cui, abbiamo almeno il coraggio di ammettere questo, a molti non è mai fregato, non frega e non fregherà niente.

Sono “altro da noi”, diversi, neri, magari puzzolenti, “ci tolgono il lavoro” e così via.

Non è vero, non è assolutamente vero, non esiste la cosiddetta invasione, basta leggersi i dati ufficiali e dare uno sguardo alle percentuali sia europee sia mondiali.

Ah già, l’Europa, bella anche quella, inesistente, incapace e ipocrita: dura ammetterlo, ma su questo – mi sa solo su questo – sono d’accordo con “quelli là”.

Non leggiamo i dati ufficiali, dicevo e se lo facciamo o non li capiamo proprio o non li vogliamo capire. Non lo facciamo, non lo vogliamo fare, è più facile credere a ciò che ci piace sentirci dire, “quello lìè uno tosto, sta ripulendo l’Italia, lui sì che ci sa fare e via di questo passo.

Semplicemente, non è vero.

Così come, sia ben chiaro, non hanno fatto molto meglio i suoi predecessori: anche questo non può essere motivo di vanto e, purtroppo, è vero.

Questo però non mi impedisce di affermare, sostenere con forza che ritengo quello attuale un governo di incapaci e incompetenti e che il prezzo del suo scellerato operato lo pagheranno le prossime generazioni, proprio anche i figli di leghisti e pentastellati ora osannati su e giù per la Penisola, anzi, isole comprese…

Attenzione però, lo ripeto ancora: se al governo c’è questa classe di mediocri come mai se n’è vista, senza titoli, senza la minima preparazione in qualsivoglia campo, presuntuosi al punto da voler dialogare alla pari con scienziati di chiara fama quando non premi Nobel, non è merito loro.

È colpa nostra, che li abbiamo lasciati fare.

È colpa nostra, che ci siamo girati troppe volte dall’altra parte, convinti, presuntuosamente anche noi, che “il tutto si sarebbe sgonfiato presto da sé.”

Sono nati esattamente nello stesso modo il fascismo in Italia e il nazionalsocialismo in Germania e non sono paragoni esagerati: è, semplicemente, Storia, basta studiarla.

L’ultima – di una lunga serie – scena di questa grottesca rappresentazione è il vicesindaco di Trieste che butta via i vestiti di un barbone prima vantandosene sui social, poi ritrattando il suo stesso post vista la mala parata…

Successero cose simili agli ebrei, poi lo sappiamo – nonostante i tentativi dei “negazionisti” di ridurre o eliminare dalla memoria quell’orrendo sterminio – come andò a finire.

Allora, tornando alla o alle “epifanie”, qui e ora più che alla “manifestazione di una o più divinità” stiamo assistendo, ogni giorno, alla manifestazione degli aspetti più vili e meschini dell’umanità.

Questo mi spaventa, è grave, gravissimo, non è da prendere sottogamba, se lo facessi me ne pentirei, direi tra non molto a me stesso (e a voi che avete la pazienza di leggermi, bontà vostra): perché non hai fatto, o almeno scritto, o almeno detto qualcosa, quando ne avevi ancora il tempo e la possibilità, prima che succedesse?

Beh, quel “prima” è proprio adesso.

Lo sto facendo, io che non ho figli, anche per i vostri, perché un giorno non siano loro a farvi – quando ormai sarà troppo tardi – quelle stesse domande.

Non sono solo io, intendiamoci, sono solo uno dei tanti che ci prova, ma appunto pur essendo tanti, non siamo abbastanza, non ancora almeno.

Riprendendo il discorso sul “voltare la faccia dall’altra parte”, invece, facciamo, perché ci conviene, come le celebri tre scimmiette: non vediamo, non sentiamo, non parliamo.

L’aria che tira è questa, perciò la seguiamo, da campioni del mondo di opportunismo quali siamo e forse siamo sempre stati.

Ci piace l’“uomo forte”, penserà lui a tutto, perché dovrei farlo io?

Perché, semplicemente, ho occhi per vedere, orecchie per sentire, bocca per parlare e, soprattutto, una mente per ragionare con la mia testa.

E tutto questo, non da adesso, ma da parecchio, non mi va, non mi va per niente giù.

Chi me lo fa fare?

L’incrollabile speranza che un futuro migliore sia, nonostante tutto, possibile, lo si possa costruire – rubando una frase al Vangelo – insieme, donne e uomini di buona volontà.

Non solo: la certezza che esistano altre strade, vie che ripudiano l’odio, l’intolleranza, il razzismo, l’incomprensione.

Vie faticose e sempre in salita perché, come lessi una volta, con lo zaino sulle spalle “la strada piana non porta mai in alto.”

Crescere è faticoso, maturare è faticoso, studiare è faticoso, lavorare con coscienza e responsabilità è faticoso, ragionare è faticoso: le altre vie sono ignobili scorciatoie, degne di donne e uomini ignobili.

Sarò l’ultimo degli utopisti, dei sognatori?

Può darsi: ma è seguendo dei sogni, ispirandoci ad essi che, per esempio, alla fine sulla Luna ci siamo arrivati.

Se questo è fare politica, mi sta bene, ci sto, mi ci sporco le mani e come sempre ci metto faccia e firma.

Mi schiero, perché la penso come padre Zanotelli, l’ho scritto di recente, credo che anche Dio stesso sia schierato, con gli ultimi, i poveri, gli schiavi, gli oppressi.

Senza tirarla tanto per le lunghe sì, o Salvini (e vista la brutta virata verso destra anche dei Cinque Stelle…) e il “Movimento”, oppure il Vangelo e i suoi valori, che mai come in questi ultimi tempi hanno assunto un sapore rivoluzionario.

Non è più tempo di imitare le tre scimmiette, è tempo di muoversi, agire e reagire, con le parole e la non violenza, sempre, ma bisogna smetterla di voltarsi dall’altra parte e prendere posizione, prima che sia troppo tardi, prima che “gridino le pietre”.

Non ci sono più scuse, bisogna farlo…

Adesso.

Davide De Vita

 

Recensioni: “Prima che gridino le pietre”, padre Alex Zanotelli.

Prima che gridino le pietre immagine per blog

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, leggere (e capire bene) “Prima che gridino le pietre” non è diventato ormai necessario, ma indispensabile?

Perché quest’urlo di “santa collera” (cit.) di padre Alex Zanotelli è illuminante, smentisce ancora una volta tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi ultimi anni, ultimi mesi, con dati alla mano raccolti da chi, per decenni, “a casa loro” ci ha vissuto, la conosce, la ama pur devastata da secoli dalla cosiddetta civiltà dell’uomo bianco occidentale (ma non solo).

Il libro comincia col racconto di una miniera di sale controllata dai francesi (sì, i nostri “cari cugini d’oltralpe” …) nel diciannovesimo secolo. Lì erano les italiens a vivere nelle baracche, ad essere sfruttati ai limiti della schiavitù, ad essere accusati di puzzare e di essere sempre ubriachi oltre che pigri… Beh, prendete tutte, proprio tutte le accuse che oggi rivolgiamo agli immigrati e calatele in quel contesto: ora avete il quadro completo, preciso. Aggiungete poi il diffondersi di una falsa notizia di un gravissimo crimine (poi rivelatasi assolutamente infondata) e il gioco è fatto: l’odio esplose, ci furono morti, una strage.

Questo è quanto: l’odio non porta ricchezza, non è di certo portatore di pace, genera soltanto altro odio e violenza sempre più feroce.

“Casa loro”, dicevamo.

A “casa loro”, l’Africa, la schiavitù, quella proprio delle navi negriere, delle catene, degli indicibili inferni, l’abbiamo portata noi, bianchi “civili” e “bravi cristiani”, spesso giustificandola citando la Bibbia… Beh, a loro e ai loro discendenti questa cosa (chissà come mai… ) non è andata giù, è rimasta come un marchio indelebile nell’anima che li ha sempre fatti sentire – mentre noi gettavamo benzina sul fuoco e magari anche un bel po’ di loro stessi – inferiori.

Noi, invece, cari signori, tutti quanti, tutta l’umanità, dall’Africa discendiamo: l’uomo come lo conosciamo è nato qui. Solo questo dovrebbe farci riflettere e non poco, in un mondo ideale…

Questo però non è un mondo ideale: questo è un mondo dove l’Africa, da sempre, è il grande magazzino gratuito (o quasi) dell’Occidente industrializzato, ma non solo: anche gli stati arabi e di recente i cinesi (che stanno comprando vastissime aree di territorio a prezzi stracciati) se ne sono accorti e si servono comodamente, prendendo quello che vogliono.

Avete un cellulare o un pc?

Se state leggendo queste righe, evidentemente sì. Ne scrissi tempo fa, ne hanno scritto in tanti prima di me e ne scriveranno ancora: la maggior parte di questi apparecchi è costruito col coltan, una sorta di silicio indispensabile per il loro funzionamento.

Questo materiale è estratto da bambini e bambine, uomini e donne ridotti in schiavitù (sì, ancora oggi duemila diciannove appena cominciato) dai signori della guerra che controllano le aree nelle quali si trovano le miniere a cielo aperto e che lucrano vendendolo ai grandi colossi occidentali, inutile fare i nomi delle varie aziende, non ne manca una.

Ci sono poi l’uranio, il legname pregiato, l’oro, i diamanti, il petrolio

Per non parlare del fantastico sbocco del traffico d’armi internazionale: anche all’interno di uno stesso stato africano (di tanti di essi…) ci sono varie fazioni, i cui eserciti più o meno raffazzonati hanno – tutti – fame di fucili mitragliatori automatici e mine antiuomo (giusto per fare qualche esempio).

Armi che molto spesso, vista l’altissimo tasso di mortalità in generale, non solo infantile, finiscono tra le mani dei bambini-soldato.

All’Occidente questo stato di cose fa comodo, è sempre stato così: le nefandezze commesse “a casa loro” da noi italiani (“brava gente”?) in Etiopia, Eritrea, Somalia non sono state dimenticate. Non sono stati da meno però francesi, inglesi, tedeschi, belgi. Tutti hanno preso, depredato, stuprato, incendiato, distrutto tutto ciò che volevano e in certi casi continuano a farlo impunemente. Chi osa opporsi a questo stato di cose, oggi, è torturato, stuprato, ucciso insieme a tutta la sua famiglia…

Ecco perché scappano da “casa loro”: quella è casa loro.

Non ditemi che non sareste contenti anche voi di essere violentati, abusati, torturati davanti a vostra madre e alla vostra famiglia intera mentre a tutti loro viene tagliata la testa e altre parti del corpo, a “casa vostra”, no?

Mi raccomando, non vi venga in mente di fuggire (e perché?), potreste sempre sperare nell’aiuto “a casa vostra” di un Salvini di turno…

Padre Zanotelli è cristallino anche su questo:

o la Lega di Salvini (ma anche la Lega prima di lui) o il Vangelo.

Non c’è scampo, per chi ha ancora una coscienza.

Non evita di puntare il dito anche contro la “sua” Chiesa, colpevole, con i suoi rappresentanti a vario titolo, di essersi voltata fin troppe volte “dall’altra parte”.

Perché, afferma ma sembra di sentirlo urlare, con quella “santa collera” di cui sopra:

<< Dio è schierato, è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri. >>

Concetto che non stride nemmeno un po’ col messaggio evangelico.

Zanotelli, inoltre, riconosce a papa Francesco il merito di parlare apertamente di queste cose, di aver fatto discorsi importanti su questo tema.

Però lo vede solo, troppo solo.

Il testo prosegue descrivendo con dati, cifre, statistiche precise e non modificate a favore della propaganda in eccesso o per difetto (tutti dati verificabili da chiunque, basta volerlo fare davvero e ragionare con la propria testa…) la reale situazione dei più noti stati africani dai quali provengono i migranti.

I quali, in tutta Europa, sono un numero enormemente inferiore a quello che ci si vuole far percepire per incrementare la paura del “nero a chilometro zero” e con quel terrore, il consenso di chi ora è al governo.

Non manca di spiegare molto bene come funziona davvero il sistema inefficace dei centri di accoglienza diversi dal modello SPRAR, che invece ritiene sì anche quelli migliorabili, ma già un buon passo nella giusta direzione. Il libro andava in stampa mentre Mimmo Lucano, sindaco di Riace, veniva fermato con diversi capi d’accusa; il “modello Riace” però nel frattempo è diventato famoso nel mondo, mentre molti di quegli stessi capi d’accusa non hanno trovato fondamento giudiziario. Il tutto è ancora in corso, staremo a vedere.

Tornando al business dei migranti, Zanotelli spiega, dati alla mano, come quei famosi trentacinque euro per migrante finiscano invece sempre e per la maggior parte nelle mani di albergatori e “benefattori” senza scrupoli, che gestiscono questi “centri” (diffusi in tutta Italia, da nord a sud isole comprese) come facevano gli agenti delle “riserve indiane” nel West dei giovani Stati Uniti della fine Ottocento…

Dalla Storia, però, non vogliamo imparare mai.

Concludo con quella che nel libro è una “piccola premessa”:

<< Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono sessantacinque milioni, l’86 per cento dei quali è ospitato nei paesi più poveri. Appena il 14 per cento si trova nell’Occidente ricco e sviluppato. Eppure l’Europa si sente sotto assedio, si sente invasa, reagisce con paura e ostilità, erge muri, srotola filo spinato, chiude i porti, respinge i migranti. Quella stessa Europa che pretende di essere l’esempio della civiltà tollera episodi di discriminazione e xenofobia. Gli italiani, emigrati negli anni in tutto il mondo, hanno dimenticato la loro storia, o fanno finta di non ricordarla. >>

Perché dunque leggere e comprendere bene questo libro è indispensabile?

Perché, tra le altre cose, è uno degli strumenti pacifici che abbiamo per difendere il futuro prossimo, prima che gridino le pietre.

Il 23 e il 26 maggio 2019 ci saranno le prossime elezioni europee.

“Prima che gridino le pietre – manifesto contro il NUOVO RAZZISMO”, padre Alex Zanotelli, chiarelettere, 2018

Davide De Vita

 

“Quinte Emotive” presenta ad Iglesias “Il berretto a sonagli” di Pirandello

Quinte Emotive scena corale 1

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, la Verità spesso ci atterrisce, sgomenta e terrorizza?

Fermi, calmi, zitti e buoni.

Non è necessario rispondere subito: sono millenni che l’Uomo si pone questa domanda e ancora stiamo tutti cercando una risposta accettabile, oppure accettabile per noi, per ciascuno di noi, intendo.

C’è chi la trova nella Fede, chi nelle formule della realtà scientifica, chi un ideale sociale e politico e così via.

Un signore che si chiamava Luigi Pirandello[1] ha provato a rispondere a modo suo a questa domanda, scrivendo nel 1916 “Il berretto a sonagli”[2], logica prosecuzione delle novelle “La verità” e “Certi obblighi”.

La commedia, nella quale il “berretto” altri non è che quello del buffone, del giullare, per tutti simbolo della vergogna, del disonore e dello scandalo, ma sotto il quale chi lo indossa – pur tacciato di follia – dice appunto la verità che non vogliamo vedere e sentire, è stata portata in scena ad Iglesias dalla compagnia teatrale “Quinte emotive”[3] al Teatro Electra, domenica sera 16 dicembre.

Il teatro era pieno e lo spettacolo, andato in crescendo sia per il molto apprezzato “lasciarsi andare ai personaggi” degli attori sia per la calorosa risposta del pubblico, che alla fine non ha lesinato applausi.

Personaggi e interpreti: Cristina Pillola “Beatrice”, Giusy Fogu “Saracena” e “Assunta, madre di Beatrice”, Gisella Biggio “Fana”, Andrea Zucca “Fifì”, Leonardo Pani “Ciampa”, Efisio Deiola “Delegato Spanò”, Manuela Perria “Nina, moglie di Ciampa”. Musiche dal vivo Pinuccio Pumoni, costumi Rosa Pinna, audio – luci Service Eventi. Regia di Paolo Angioni.

Giusy Fogu, presidente di “Quinte Emotive” e in quest’occasione portavoce della compagnia (nella piece interpreta sia la “Saracena” sia la madre di “Beatrice”), spiega il lungo, faticoso e impegnativo percorso che ha portato attori e regista fino al palco dell’Electra.

<< Abbiamo scelto tempo fa Pirandello in contemporanea con “Il processo” o poco prima, per avere un classico in repertorio. Consapevoli che col tempo della preparazione, saremmo andati in scena ai 100 anni dalla prima messa in scena dell’opera, avvenuta il 27 giugno 1917 a Roma. Il “Berretto a sonagli” si adattava inoltre al numero e alla tipologia degli attori che potessero comporre il cast. Una scelta nata come una sfida a crescere ancora che il regista, accogliendo la nostra richiesta di un simile spettacolo, ci ha proposto. >>

<< Un lavoro spianato >> prosegue l’attrice << per quanto riguarda la dizione, che abbiamo cercato di curare meglio con l “esercizio” (virgolette obbligatorie) dello spettacolo sul “Processo” di Francoforte. Pirandello necessitava anche di questa particolare preparazione, che stiamo ancora curando in quanto consapevoli della necessità di anni di studio. Per questo la preparazione del “Berretto” è durata circa un anno, ma ormai con quella dell’“Electra” siamo arrivati alla dodicesima replica e ci sentiamo molto stimolati a continuare a crescere >>

<< Iglesias come ha risposto e risponde? >> chiedo

<< La città ha fame di cultura e di teatro. Purtroppo spesso mancano spazi idonei, adeguati, per esempio per portare avanti il laboratorio di “teatro sociale” al quale la nostra compagnia tiene molto. Abbiamo alle spalle lunghi anni di onesto e faticoso lavoro, oggi siamo andati in scena davanti al teatro pieno e non può che farci piacere, ma bisogna pensare anche in prospettiva. Abbiamo molto apprezzato la presenza del sindaco Mauro Usai e dell’assessore alla cultura e allo spettacolo Claudia Sanna, speriamo che loro abbiano apprezzato noi. Non abbiamo, infatti, ancora una sede definitiva, se non due stanze per le riunioni. Dove lavoriamo da circa nove anni prima come laboratorio Arci poi come Compagnia vera e propria siamo per così dire ospiti, ma il nostro progetto di “Teatro sociale” di cui accennavo prima è fermo proprio a causa della mancanza di ambienti adeguati. Abbiamo visto entusiasmo e raccolto applausi, confidiamo in qualcosa di più concreto. >>

La compagnia teatrale “Quinte emotive” di Iglesias è tra le compagnie locali selezionate dal CeDAC[4] per completare il prestigioso cartellone teatrale della prossima stagione a Carbonia.

Sipario, applausi.

Davide De Vita

cartellone stagione teatrale Carbonia

[1] Luigi Pirandello:

(Girgenti, 28 giugno 1867Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

[2]Il berretto a sonagli” è una commedia in due atti di Pirandello; il titolo si riferisce al cappello che una volta portavano i buffoni ed era noto a tutti come il “copricapo della vergogna”; la trama si snoda in una non meglio precisata cittadina siciliana dell’interno ed è ambientata nei primi anni del Novecento (1916) con la Grande Guerra appena cominciata ma lontana da quel contesto. Riprende le tematiche già affrontate dall’autore nelle due novelle “La verità” (1912) e “Certi obblighi” (sempre 1912).

La trama: Beatrice Fiorica, gelosa e insoddisfatta, vuole denunciare al delegato Spano’, amico di famiglia, il tradimento del marito, cavalier Fiorica, con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa, anziano e a conoscenza dei fatti, che tollera la situazione purché venga salvato il suo “pupo”, cioè la sua rispettabilità e la “faccia”. Inutilmente questi cerca di evitare la denuncia tentando di persuadere Beatrice a girare la corda “seria” quella che fa ragionare ed evita i disastri. Secondo Ciampa portiamo tutti sulla fronte tre corde come d’orologio: “la seria, la civile, la pazza. Sopra tutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile, per cui sta qua in mezzo alla fronte…; su la tempia destra, c’è la corda seria, per parlare seriamente, a quattr’occhi; a sinistra la corda pazza…quella che fa perdere la vista degli occhi…  ed uno non sa più quello che fa”. Beatrice però non ci vuol sentire da quell’orecchio e fa scoppiare lo scandalo, ma tutta la famiglia le va contro: madre, fratello, serva e così alla fine il delegato cerca di far apparire che non c’è stato alcun rapporto tra il cavaliere e la giovane Nina Ciampa. Ma è proprio al Ciampa, al marito tradito, che la cosa non va più bene, egli è offeso e ferito, tutti sanno ora, dopo tutto quel chiasso, che porta “il berretto a sonagli”, il cappello da buffone e da becco, e vuole la rivincita. Sarà la signora Beatrice che si è tolta il capriccio di far girare la corda “pazza” a subire le conseguenze dello scandalo e a salvare il buon nome del Ciampa. Come? Facendosi ricoverare per tre mesi in un manicomio… Si è comportata da pazza, “…Ha bollato con un marchio d’infamia tre persone: uno, d’adulterio; un’altra, di sgualdrina e me (Ciampa), di becco. Deve dimostrare di essere pazza-pazza davvero- da rinchiudere!… Bisogna chiuderla! Bisogna chiuderla!  …È pazza! È pazza!” La commedia termina con una ‘orribile risata di Ciampa, risata di rabbia, selvaggio piacere e disperazione ad un tempo.

[3] La compagnia teatrale “Quinte Emotive”:

La compagnia nasce dopo molti anni di laboratori teatrali gestiti dal Centro Iniziative Culturali gestito dall’ARCI di Iglesias e tenuti dall’attore professionista argentino Coco Leonardi; questi parteciperà nel 2011 alla fondazione della Compagnia stessa; con la guida, la regia e la direzione artistica di Leonardi gli attori della compagnia hanno lavorato secondo il metodo Stanislavskij, basato sull’approfondimento psicologico del personaggio e la ricerca di affinità tra il mondo interiore di quest’ultimo e quello dell’attore. Ha debuttato sempre nel 2011 con “Memorie di un tavolo” e vanta ad oggi più di cinquanta repliche dei suoi spettacoli, andati in scena ad Iglesias, Cagliari, Carbonia, Mogoro, Serramanna, Sinnai, Assemini, Sant’Antioco, Monserrato. Ha vinto nel 2016 la prima edizione del “Premio di teatro Amelia Camboni” indetto dal Comune di Villamassargia; attualmente ospitata presso i locali dell’ex mattatoio di Iglesias, prosegue con il nuovo regista e attore Paolo Angioni il lavoro di formazione, seguendo corsi di dizione e approfondimento del metodo già citato. È affiliata UILT (Unione Italiana Libero Teatro); lo spettacolo “Il processo”, liberamente tratto da “L’istruttoria” di Peter Weiss è il primo lavoro messo in scena dalla Compagnia per la regia di Angioni; è stato inserito nelle manifestazioni per la “Giornata della memoria 2017” ed è stato richiesto da alcuni istituti scolastici come materia di studio relativa alla persecuzione nazista.

Compongono l’Associazione Culturale Teatrale “Quinte Emotive”: Giusy Fogu col ruolo di presidente, Leonardo Pani vicepresidente, Manuela Perria segretaria; M. Cristina Pillola tesoriere; Gisella Biggio socia; Corrado Cicilloni socio; Efisio Deiola socio.

[4] CeDAC: Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

 

 

Silvia, le altre, il fuoco e gli insulti.

Silvia e incendio

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, non parlare anche qui di Silvia Romano? Sì, la cooperante rapita che, solo per aver scelto di fare ciò che voleva, per cui si era preparata (laureata – a 23 anni – in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa sociale al “CIELS”, Centro di Intermediazione Linguistica Europea) ed essere stata rapita probabilmente proprio in quanto simbolo, ha ricevuto tanti di quegli insulti sui social da riempire pagine intere.

Insulti. Minacce, volgarità irripetibili.

Silvia, che non ho il piacere di conoscere, era ed è però una volontaria.

Ha ventitré anni, è una persona adulta, vota.

Ha fatto una scelta e, come hanno fatto notare in tantissimi, pensate un po’, è andata – più volte, perché questa non era la prima – “ad aiutarli a casa loro”.

<<Non va bene. >> dicono e scrivono, magari gli stessi che un minuto prima dicevano e scrivevano << Bisogna aiutarli a casa loro. >>

Mi chiedo: questi che dicono e scrivono sia << bisogna aiutarli a casa loro>> e << prima gli italiani >>, hanno mai fatto qualcosa di concreto, fuori di casa, lontano dai pc o dagli smartphone, che so, per il vicino di casa in difficoltà o per i propri genitori anziani?

Gesti concreti, come andare a fare la spesa per loro, o “sciocchezze” come passare qualche ora in loro compagnia?

Beh, qualche dubbio, permettetemi, ce l’ho.

E sono il primo pieno di difetti e peccati, sia ben inteso.

Il fatto è che pare non vada bene niente, in questo Paese, mai.

Se qualcuno si permette di darsi da fare, in prima persona, consapevole di rischiare anche la pelle (vi rimando alla laurea di questa ragazza…) è una cretino, per non dire altro che tanto l’hanno già detto.

Tra le altre cose, bisogna dirlo, è donna.

Per molti cerebrolesi (uso una metafora, non voglio in alcun modo offendere chi lo è davvero) fallocrati che si masturbano sulla tastiera o con la tastiera non avendo nient’altro nella vita, essere donna è “palese condizione di inferiorità”.

Dove voglio andare a parare?

Qui: il signor (si fa per dire…) Gianfranco Zani, cinquantaduenne di Sabbioneta, poiché la moglie voleva lasciarlo, ha dato fuoco alla casa dove stava lei, uccidendo il figlio undicenne per soffocamento da fumo. L’uomo aveva ricevuto un divieto ad avvicinarsi alla casa familiare quattro giorni prima dal gip di Mantova.

Cosa c’entra questo con la vicenda della cooperante rapita?

A mio modestissimo modo di vedere, moltissimo.

Sono facce diverse della stessa medaglia, la prima espressa con insulti, ingiurie e volgarità contro chi, donna, ha avuto il coraggio delle proprie scelte, la seconda espressa col fuoco, contro chi – donna – ha avuto l’enorme coraggio di ribellarsi ad una situazione evidentemente insostenibile.

Chi paga?

Le donne, sempre e comunque, da millenni.

Facciamo – noi “uomini veri, duri e puri” – tanto i gradassi, ma se ci viene sbattuto in faccia un bel “no” secco e deciso, non lo accettiamo, riprendiamo la clava e ammazziamo, bruciamo, stupriamo magari pure in branco, ovunque a prescindere da provenienza geografica, religione, etnia…

In molti – non tutti, grazie al Cielo – ci siamo evoluti sono in coglioneria.

Se poi, visto che ci siamo, diffondiamo ignoranza, falsità e odio, tanto meglio, il “brodo primordiale di ritorno” è prossimo ad essere servito di nuovo, chi se ne frega dei posteri, che tanto non li conosceremo mai e i nostri debiti – ah! I nostri debiti … – li pagheranno loro…  

Non mi va di parlare di “femminicidio”: sono assassinii, brutalità senza fine che stanno diventando così frequenti da fare a malapena notizia, ci siamo abituati, non ci indigniamo più per niente, se non quel quarto d’ora o più durante il quale anche noi pestiamo sui tasti per aggiungere un “like” o condividere il post del momento…

Abbiamo perso il contatto con la realtà e il mondo corre in direzioni che non riusciamo più a comprendere, ma che purtroppo lasciano dietro terribili scie di sangue, quello verissimo…

Fino al prossimo argomento del giorno…

Su Gramellini solo qualche riga, poiché oggi è uscito un nuovo suo articolo in cui il giornalista prova a “correggere il tiro”: ora io non sono nemmeno pubblicista, ma se è stato costretto a farlo, viste le reazioni furiose dei lettori, evidentemente qualcosa che proprio non andava nel primo doveva esserci…

P.S.: al momento in cui scrivo la polizia keniota si dice fiduciosa nel ritenere possibile una conclusione positiva della vicenda Romano, vista la collaborazione della popolazione e gli arresti già effettuati di almeno quattordici persone probabilmente implicate nel sequestro.

Davide De Vita

Fonti:

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/kenya-silvia-romano.htm

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mantova_da_fuoco_alla_casa_con_dentro_moglie_e_figlio_di_11_anni_il_bimbo_e_gravissimo-212337222/

 

Vedo “nero”: appello a chi ha già letto almeno dai cinquanta libri … In su.

atlete italiane staffetta

Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo, oro italiano nella 4 x 400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Sì, ma non restiamocene seduti qui davanti, al sicuro dietro lo schermo del pc o dello smartphone o dell’i-phone o quello che vi pare.

Chiediamoci non solo

Salvini: perché?

ma anche

Questo mondo: perché?”.

O anche:

perché una foto come quella postata in apertura fa ancora notizia, quando dovrebbe essere assolutamente normale e avere solo connotati sportivi, tra l’altro encomiabili?

Perché anche noi siamo responsabili, dove per “noi” intendo persone che nella vita hanno letto almeno dai cinquanta ai cento libri.

In su.

Siamo responsabili – fatte naturalmente le debite eccezioni, ci sono persone che non hanno mai smesso di impegnarsi e bisogna dargliene atto – di questo imbarbarimento globale, di questo impoverimento culturale, di questa regressione che altri chiamano “progresso” e/o “cambiamento” e invece non è altro che il trionfo assoluto della mediocrità.

Come sempre è la mia opinione personale, sempre opinabile, ma i presupposti perché vada sempre peggio ci sono tutti e noi, io per primo, siamo rimasti a guardare, naturalmente, come già scritto, ma lo ribadisco,  fatte le debite eccezioni.

Sono stato additato come intellettuale (mah…) schierato, “signor Ovvio” e tante altre belle cose, ci stanno tutte e le accetto, ma una parte di me, che prima sussurrava, ora grida:

<< Ti sei svegliato tardi, ora forse è addirittura troppo tardi. >>

Spero di no, ma decisamente adesso è impossibile restare a guardare, impassibili.

Mi ero scelto un ruolo passivo di osservatore, poi mi sono schierato, apertamente, liberamente e democraticamente.

Spero, nel piccolo, non troppo tardi.

Per questo bisogna scrivere non solo qui ma cercare il contatto diretto con le persone che la pensano diversamente e tentare il dialogo, sempre.

Chiedere addirittura scusa (già fatto più volte), se serve: il fine ultimo è troppo più importante del nostro piccolo orgoglio personale.

Perché, se non proviamo a contrastare l’onda ignorante, retrograda, xenofoba, neanche troppo cripto-autarchica ci ritroveremo in una situazione che ahimè non solo questo Paese ma l’Europa intera ha già conosciuto; e già l’Europa come idea stessa sta scricchiolando parecchio …

Come si fa?

Bella domanda.

Una delle prime idee che mi è venuta in mente è: bisogna indossare il saio dell’umiltà – chi già lo indossa ne indossi uno ancora più “efficace” e cerchi di avere infinita pazienza… – e cerchi, usando le parole più semplici di cui è capace, di diffondere la cultura accumulata in tanti anni e che non può e non deve essere fine a sé stessa, ma appunto condivisa, un po’ come il pane evangelico.

Bisogna arrivare a far capire alle persone che l’ignoranza non è una cosa bella ma un’arma con la quale i leader attuali non stanno facendo altro – come sempre nella Storia – che prenderle per il culo in modo da mantenere il potere il più a lungo possibile, a loro stesso danno.

Com’è stato già detto e scritto più e più volte,

l’ignoranza è proprio la più grande e pericolosa arma di distrazione di massa

mai concepita dall’uomo, fin dalle origini della civiltà.

Contrastarla è quindi, oggi, compito sempre più ingrato e difficile, ma ora o mai più.

Ci costerà dunque abbandonare il linguaggio un po’ snob che – confessiamolo – utilizziamo spesso e ci fa sentire tanto superiori, ma adesso siamo fuori moda, adesso c’è un ministro che si vanta di non leggere da tre anni…

A me non va giù che continuino a morire centinaia, migliaia di persone nel Mediterraneo così come non va giù che ci siano più di cinque milioni di persone di nazionalità italiana al di sotto della soglia di povertà, ma non credo assolutamente che il primo problema sia la causa del secondo, non c’è riscontro nemmeno temporale in questo.

Non mi va giù lo stesso, per esempio, che non sia riconosciuto il reato di tortura, ma nemmeno che la Polizia e le forze dell’Ordine non abbiano personale e mezzi adeguati: come in tutte le cose, a mio modo di vedere, manca equilibrio nelle scelte e nelle decisioni, ai vari livelli.

Quindi è il momento, se già non è troppo tardi, ripeto, di usare ciò che sappiamo per cambiare il mondo sul serio, cominciando pezzettino per pezzettino, persona per persona, a spiegare con pazienza ciò che sta realmente accadendo; cito il grandioso film “Philadelphia”:

spiegarlo come se si fosse davanti ad un bambino di quattro anni”.

Potrebbe essere l’ultimo tentativo di salvarci tutti: dopo, sarò pure l’ennesima “Cassandra”, ma vedo nero, in tutti i sensi, tranne quello odiato dal leader leghista.

Con la forte speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

Conoscenze di base? Zero. (la bufala della “prossima introduzione” delle cifre arabe che, invece, usiamo già da secoli)

Zero

Buongiorno e chiediamoci un perché.

So di non essere letto da molti che dovrebbero essere i veri destinatari di questi pezzi, però scrivo lo stesso nella speranza che qualcuno, di voi che mi leggete e ringrazio infinitamente per il tempo che mi dedicate, conosca qualcun altro che non mi legge, gliene parli, questi lo dica a qualcun altro e così via, fino a…

Raggiungere i suddetti soggetti.

Certo, recita un vecchio adagio che chi vive sperando non muoia proprio benissimo, però ci provo lo stesso, che volete, sarò l’ultimo dei romantici o dei sognatori, o tutt’e due, chi lo sa, fate voi.

Arriviamo al dunque: perché un esagerato numero di persone, tutti evidentemente tastieristi (da pc e/o smartphone) compulsivi e con tanto tempo a disposizione, ha sfogato la propria rabbia repressa quando un buontempone ha postato su un social (non ricordo quale) la “sconvolgente” notizia che a breve a scuola si sarebbero introdotti i… Numeri arabi?

Semplice: perché, purtroppo, l’ignoranza è sempre più diffusa, dannosa, insensibile allo spirito critico e anche al semplice buon senso.

Probabilmente avete già sentito parlare di questa storia, in ogni caso ne ha scritto Gramellini stamattina e il suo articolo è stato riportato da Radio24, la radio de ilSole24ore.

Fatto sta, lo ricordiamo ma sono cose che – un tempo era così, oggi non ne sono sicuro – si dovrebbero sapere dalle elementari, usiamo normalmente i numeri o cifre arabe sempre, tutti i giorni fin dal …

Decimo secolo, quando le imparammo da loro.

Come sempre (la ricerca mi è costata “addirittura” dieci secondi… Anche se ricordavo che la mia maestra ce lo insegnò a suo tempo, ma meglio fugare ogni eventuale dubbio) riportiamo cosa scrive mamma Wiki; ricordo ancora una volta, non mi stancherò mai di ripeterlo, che queste informazioni a loro volta sono presenti in quegli oggetti strani, fatti di carta, dimenticati, di forma rettangolare e pieni di cose scritte chiamati “libri” …

numeri arabi, anche conosciuti come numeri indo-arabici, sono la rappresentazione simbolica delle entità numeriche più comune al mondo. Sono considerati una pietra miliare nello sviluppo della matematica.

Si può distinguere tra il sistema posizionale utilizzato, conosciuto anche come sistema numerico indo-arabo, ed il preciso glifo utilizzato. I glifi più comunemente usati in associazione all’alfabeto latino sin dai tempi dell’era moderna sono 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9.

I numeri nacquero in India tra il 400 a.C. ed il 400 d.C. Furono trasmessi prima nell’Asia occidentale, dove trovano menzione nel IX secolo, ed in seguito in Europa nel X secolo. Poiché la conoscenza di tali numeri raggiunse l’Europa attraverso il lavoro di matematici ed astronomi arabi, i numeri vennero chiamati “numeri arabi“.

C’è di più: anche il concetto di “zero”, prima sconosciuto in Europa, ce lo insegnarono loro.

Lo zero (cf. arabo (sefr), ebraico אפס (éfes), sanscrito शून्य (śūnya), neol. greco μηδέν [inteso come nulla, niente]) è il numero che precede uno e gli altri interi positivi e segue i numeri negativi.

Dalla parola araba “sefr” o “sifr” secondo altre fonti, deriva la parola “cifra” tuttora in uso.

Purtroppo, questa ovvia ricerca – che dovrebbe essere superflua in un Paese che si ritiene alfabetizzato almeno per quanto riguarda le nozioni basilari della conoscenza – non è stata fatta dai signori di cui sopra, allarmati innanzitutto dalla “terribile” parola “arabi”.

Non è affatto un bel segnale, significa che un numero sempre maggiore di persone, in Italia,  non solo non ha più le minime conoscenze di base ma, ahimè, letteralmente non è più in grado di ragionareNon posso fare a meno di aggiungere che queste stesse persone hanno votato, votano e voteranno. 

Ancora, parafrasando un leit – motif molto usato ultimamente,  forse sarebbe meglio non solo “prima l’Italiano (inteso come lingua, anche quella assassinata quotidianamente da spietati serial killer di grammatica e ortografia)” ma anche tutte le altre materie andrebbero proprio come minimo… 

Ripassate.

Alla cultura araba dobbiamo anche, invece – è Storia, non un parere o un’opinione – le nozioni di base, tra le tante, dell’astronomia o dell’anatomia umana, per esempio…

Ricordarlo però – vabbé, saperlo proprio forse è chiedere troppo… – oggi non è di moda, non fa tendenza.

Sarà perché…

È vero?

Davide De Vita

 

 

Dal “percorso Hébert” all’ “Obstacle Race”: “Miners Obstacle Race 2.0”.

atleti miners obstacle race

Salve e chiediamoci un perché.

Chiediamocelo più avanti, anzi, in quanto è necessaria come sempre una doverosa premessa. Chi è stato scout (o lo è ancora), quando sente parlare di Hébert, hebertismo, “percorso Hebert” sa di cosa si parla, ricordando tra le attività più emblematiche il “ponte tibetano” o la “carrucola”; tutto ciò si deve all’intuizione di monsieur Georges Hébert ( 1 ), che mise a punto questa forma di allenamento del corpo all’inizio del novecento, focalizzata sull’ottenimento di uno

<< sviluppo fisico completo attraverso un ritorno ragionato alle condizioni naturali di vita>>;

per lo stesso, il cui motto coniato da Hébert è << essere forti per essere utili>> questo insegnante di educazione fisica e ufficiale della Marina Francese, descrisse le dieci attività fondamentali: arrampicata, corsa, equilibrismo, lancio, lotta, marcia, marcia quadrupede, salto, trasporto, nuoto. Questo metodo è stato adottato dallo scoutismo prima in Francia, poi in Belgio e infine in Italia; secondo alcune fonti rappresenterebbe la prima forma di parkour. (2)

Torniamo ora al nostro perché iniziale, cioè perché organizzare un evento simile e perché parteciparvi: giro la domanda a Dany Basciu, presidente e portavoce della A.S.D. Is Cresias, nonché organizzatrice della seconda edizione che per esteso si chiama

Miners Obstacle Race 2.0”.

<< Perché >> risponde la presidente << Mi sono sempre piaciute le cose estreme, pensando però fossero impossibili da realizzare, a cominciare dalle mie possibilità fisiche, invece documentandomi sui social ho scoperto che poteva non essere vero. Ho scoperto così che le varie Obstacle Race si svolgono in Italia da almeno cinque anni in diverse regioni, mentre in Sardegna sono state portate da Pierpaolo Sanna, presidente della “Run for Joy”, che organizza la “Villasimius Natura Race”. Nell’Iglesiente invece l’abbiamo portata la mia associazione ed io, organizzando la prima edizione l’anno scorso, che ha visto la partecipazione di duecento trenta atleti, mentre per quest’anno ne prevediamo quattrocento. >>

<< In cosa consiste nello specifico questa corsa? >>

<< Si tratta di una corsa lungo la quale sono disseminati degli ostacoli artificiali, con tratti di arrampicata, equilibrismo e così via, sulla falsariga del percorso “Hébert” caro agli scout, di cui è un’evoluzione, ma che strizza anche l’occhio ai percorsi di addestramento dei Marines; proprio per questo possono partecipare solo ragazzi e ragazze dai sedici anni in su, nel “primo anello” da 6 km, mentre uomini e donne maggiorenni nel “secondo anello”, assolutamente provvisti di certificato medico sportivo, senza il quale nemmeno si parte. Il percorso ricalca sia un tratto dello spettacolare “Sentiero Blu” sia uno del “Cammino Minerario di Santa Barbara”, affacciandosi sul litorale unico al mondo che va da Nebida a Masua. Per fare un esempio, uno di questi ostacoli artificiali di cui parlavamo è un muro di legno alto due metri e trenta che va superato in velocità, ma nel percorso è previsto anche il lancio del giavellotto. Poiché quest’attività sportiva sta crescendo sia a livello nazionale che internazionale, si pensa di irrobustire la Federazione – FIOCR (3) – già esistente che riconosca questo sport se non proprio a livello olimpico almeno a quello agonistico. Vi aspettiamo quindi domenica 27 maggio 2018 per la “Miners Obstacle Race 2.0.>>

 Davide De Vita

 (1): Georges Hébert (Parigi, 27 aprile 1875 – Tourgéville, 2 agosto 1957) è stato un insegnante francese, specializzato in educazione fisica sia teorica che applicata.

Ufficiale nella Marina francese prima della Grande Guerra, Hébert fu di stanza nella città di Saint-Pierre, nella Martinica. Nel 1902 la città fu vittima di una catastrofica eruzione vulcanica e Hébert coordinò eroicamente l’evacuazione e il soccorso di centinaia di persone. Questa esperienza ebbe profondi effetti su di lui e rafforzò la sua convinzione che le capacità fisiche e atletiche andassero combinate con le qualità del coraggio e dell’altruismo. Egli sintetizzò la propria etica nel motto: “Essere forti per essere utili”.

(2) Il parkour (/paʁ.ˈkuʁ/), è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘90. Consiste nell’eseguire un percorso, superando qualsiasi genere di ostacolo con la maggior efficienza, velocità e semplicità di movimento possibile, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante, naturale o urbano, attraverso corsa, salti, equilibrio, scalate, arrampicate, ecc.

I primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento furono «arte dello spostamento» (art du déplacement) e «percorso» (parcours).
Il termine parkour, coniato da David Belle e Hubert Koundé nel 1998, deriva invece da parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare proposto da Georges Hébert. Alla parola parcours, Koundé sostituì la «c» con la «k», per suggerire aggressività, ed eliminò la «s» muta perché contrastava con l’idea di efficienza del parkour.

(3) La Federazione Italiana OCR riunisce le associazioni, le società e le realtà sportive che si occupano o sono interessate alla diffusione e allo sviluppo della disciplina delle corse con ostacoli, dette Obstacle Course Race (OCR) o MudRun.

La FIOCR fa parte della Alleanza Europea OCR (OCR Europe Alliance) che l’8 aprile 2017 ha costituito l’EOSF – European Obstacle Sports Federation.

 

 

INRI 2018

Gesù crocifisso

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Beh, quello di oggi è proprio impegnativo, visto che da circa due millenni ce lo stiamo chiedendo.

Per un credente cristiano la risposta è facile: Gesù è morto in croce e poi risorto per la nostra salvezza.

Paradossale, fuori dalla logica umana come tutto ciò che ne sta al di sopra, ma in questo caso si parla di fede e qui non vado oltre, ognuno conosce o prova a conoscere il proprio io più nascosto e con quello farà i conti, oppure, se come si diceva prima si è credenti, col Capo in testa quando giungerà il momento.

Fatto sta che comunque uno la pensi questa figura, quest’uomo vissuto in Medio Oriente grosso modo duemila anni fa e finito così tragicamente, tutto fa tranne lasciare indifferenti.

Nella cultura occidentale, di matrice giudaico – cristiana, il tempo stesso parte, comincia dall’esistenza di quell’uomo, c’è un prima e un dopo, quella breve vita fa da spartiacque.

Non c’è nessun altro personaggio, se mi si passa il termine, sul quale si sia scritto tanto e non si finirà mai di scrivere.

L’attuale Chiesa Cattolica è davvero ciò che quell’uomo immaginava?

Non lo so, non sono nessuno per rispondere a questa domanda: mi sono sempre risposto che anche la Chiesa è fatta di uomini (e donne) e per questo gli errori commessi, anche gravi, gravissimi, compresi i peggiori sono così tanti.

Ci sono però anche tante (tantissime) cose positive, ma quelle hanno sempre fatto molto meno rumore, sapete, come il vecchio detto, no?

Fa molto più chiasso un albero che cade, rispetto ai miliardi di foglie che crescono…

Così, io ultimo, peccatore, lontanissimo dalla santità, mi sono concentrato su quella figura errante nel deserto, che non ha mai lasciato nulla di scritto, i cui detti e le sue opere sono però state prima tramandate e poi raccolte in quei quattro libretti che chiamiamo Vangeli.

Certo, ce n’erano altri, tantissimi, ma quelli che per alterne vicende sono giunti fino a noi sono quelli che conosciamo tutti.

E che ci troviamo, in sintesi?

Che l’uomo, qualsiasi uomo, può amare e compiere il bene, non solo essere buono, che quello non basta, non è mai bastato e mai basterà.

Una follia ancora oggi, dove tutto il pianeta sanguina e urla di disperazione.

Pure, quel messaggio, quella vita, sono un esempio, un “guardate che si può vivere anche diversamente, in pace, amando non solo il prossimo ma anche il proprio nemico”.

Follia, appunto, però dopo duemila anni siamo ancora qui a parlarne, a scriverne io e a leggerne, se vi aggrada, voi.

Perché in quella follia c’è la speranza, spesso l’unica che ci consente di andare avanti tra i tormenti, i problemi, le angosce della nostra vita quotidiana.

La speranza e la preghiera, quell’alzare imploranti lo sguardo al cielo in cerca d’aiuto, conforto, vie d’uscita.

Ripeto, non sono nessuno, tanto meno un sacerdote, però lo voglio scrivere lo stesso che tante volte la preghiera mi ha aiutato, eccome se mi ha aiutato, non c’è niente di cui vergognarsi, con tutti i miei enormi limiti e difetti sono un cristiano.

Sì, lo sono.

Con un oceano di dubbi, cadute e momenti in cui faticosamente mi sono alzato, ma lo sono e da tempo non ho alcuna remora a dirmi tale.

Non lo impongo agli altri però, questo no.

Quella vita là, quella di cui parlavamo prima e di cui parleremo ancora per chissà quanto altro tempo, quella è la proposta: folle, fuori dal nostro vissuto quotidiano?

Forse, o forse no.

Forse, se proprio oggi riuscissimo a spegnere tutti gli aggeggi elettronici diventati le nostre protesi irrinunciabili e – tacendo – ascoltassimo un po’ di più quell’io profondo di cui anche parlavamo prima, chi lo sa, magari davvero potremmo anche riuscire a trovare la … Sintonia del Cielo.

Perdonate lo sfogo del vostro umile scrivano, ma oggi è Venerdì Santo e mi andava così.

Amen.

Davide De Vita.

Fine marzo 2018: breve sguardo sul mondo e dintorni.

stazione spaziale cinese fuori controllo

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché il nostro immediato futuro è davvero difficile da interpretare, ammesso sia mai stato davvero possibile?

Perché non siamo a dirla tutta molto abili neppure a capire il presente?

Questo sarà un post leggero, che magari si appesantirà riga dopo riga, chi lo sa, siamo in Settimana Santa e la speranza dovrebbe essere diffusa, anche se…

Già, anche se.

Da dove cominciamo?

Dal cielo.

Non in senso religioso, ma proprio fisico, così fisico che di più non si può. Avete visto, per caso, il bel film “Gravity” con Sandra Bullock e George Clooney?

No?

Beh, se ne avrete occasione, guardatelo,  merita.

Lo cito in quanto in questo esatto momento, più o meno sulle nostre teste o di quelle di chiunque si arrabatti a vivere su questa palla di fango che chiamiamo “nostro pianeta” gravitano (appunto) i rottami di una stazione spaziale cinese. Si chiama “Tangong (o Tiangong a seconda della trascrizione) 1” e, ammesso che ne rimanga qualcosa dopo l’incandescente attraversamento dell’atmosfera terrestre, la probabilità che cada in testa a qualcuno di noi è pari allo 0,2%. Come hanno più volte ripetuto su “SkyTG24”, per capirci, questa probabilità è dieci milioni di volte (dieci milioni!) inferiore a quella che, nel corso di un anno, esiste di essere colpiti da un fulmine.

Si parla insomma del nulla, ma perché lo si fa?

Per riempire da tre ai quattro minuti di notiziario: ora, se lo fa Sky, perché non farlo anch’io?

Fatto.

Scendendo un po’ più terra terra, qui nel nostro italico stivale si va sempre più concretizzando (il neologismo è di Crozza, onore al merito) l’affermazione del partito (o non partito, come volete) “Movimento 5 Leghe” e direi che è pure giusto così, visto che gli italiani così si sono espressi nelle urne gli italiani…

Che ci sono andati.

Comunque la pensiate (la pensiamo), così è e non se vi pare, ma proprio così e basta.

Nel frattempo, tutti a scandalizzarci – ancora! – perché Google o Facebook sanno tutto di noi e di queste informazioni fanno ciò che vogliono…

Ripeto per la miliardesima volta che siamo innanzitutto noi a fornire una mole pazzesca di dati, più o meno consapevolmente (come ha già scritto qualcuno, c’è chi scrive, per farlo sapere al mondo, anche quante volte va al cesso, non lesinando dettagli in merito…), poi ci indigniamo per lo stesso motivo.

Eh già, siamo strani in questo XXI secolo…

Non che prima fossimo proprio a posto, ma la tecnologia aiuta.

A peggiorarci, se non altro si fa molto più presto.

Proseguiamo il nostro volo a macchia di leopardo, tanto Bersani dice di averlo già smacchiato…

Ah! Per quella che fu la par condicio: il suo esatto coetaneo ( se non sbaglio) ma di idee parecchio differenti, tanto per cambiare è di nuovo alle prese con gli strascichi del processo “Ruby – ter” ma a questo punto della telenovela, di nuovo come hanno già detto in tantissimi, prendersela ancora con lui equivarrebbe a sparare sulla Croce e sulla Luna rosse messe insieme… 

Guardiamo un po’ al di là del nostro naso, dunque.

Di là dall’Atlantico Trump continua a fare Trump, fregandosene come ha sempre fatto, o quasi, del “Russia – gate” o come l’hanno chiamato, mentre dall’altra parte Putin dice che non c’entra niente con le spie doppiogiochiste fatte uccidere – a proposito, ma sono ancora vive o no che non si capisce nemmeno quello? – a Londra ( avete mai sentito una spia o, peggio, uno dei loro capi, dire la verità?) e l’uomo meglio pettinato del mondo ( sì va beh, insieme al suddetto Trump… ), il giocherellone Kim Jong Un per una volta smette di sollazzarsi coi missili balistici nucleari e va in visita in Cina…

Tralascio gli innumerevoli conflitti in corso ovunque (non c’è solo la Siria, ma tanto ormai non ce ne frega niente manco di quella… ), catastrofi naturali e non (vedi quanto appena accaduto in Siberia… ), folli che si svegliano sempre più spesso la mattina e se ne vanno in giro (bene armati, quello sì, armatissimi… ) ad ammazzare chiunque capiti loro a tiro, perché questo è il progresso, amici miei, il trionfo dell’intelligenza e della ragione…

Sì, va beh, ci sono anche le solite,  tragiche storie infinite dei migranti, oppure l’ottantacinquenne che a dieci anni era riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento ed è stata torturata ed arsa forse viva, ma che volete che sia, son sciocchezze queste, in confronto al “nuovo che avanza” …

Ah! Quasi dimenticavo: in una città di una provincia che ora ha come sigla il contrario di “giù”, situata in un luogo diametralmente opposto al nord est, a brevissimo, pare, ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Come prima (più di prima, t’amerò…), anche di questo che volete che ce ne importi a noi che cambiamo il mondo dalla tastiera e al sicuro dietro lo schermo, in maniera – molto gattopardesca – che non cambi mai assolutamente nulla?

Sì, ragazzi, questo è lo sguardo sul mondo di questa settimana santa del 2018.

Ammesso ne abbia ancora voglia, che Dio ci aiuti.

Davide De Vita