Scrivere di giorni intensi

scrivere di giorni intensi

Buonasera e chiediamoci un perché.

Al momento è quasi mezzanotte, domattina dovrò alzarmi presto come tutti i giorni e come milioni di altre persone, ma devo scrivere: se non lo facessi avrei molto meno rispetto di me stesso.

Perché scrivere è la mia passione, sto male quando non ci riesco: non pretendo lo comprendiate ma è così.

Avevo già scritto questo pezzo, ma come mi ha fatto notare l’amico Mauro Ennas, amministratore del gruppo Facebook “Dal basso” (che saluto e ringrazio) postarlo direttamente lì sarebbe stato fuori contesto.

Aveva, ha ragione.

Questa è una delle tante lezioni che ho appreso oggi, un giorno intenso per molti aspetti.

Per questo ne sto scrivendo.

Ho appena finito di vedere “The great debaters – il potere della parola”; “debaters” significa “argomentatori”; è la storia di tre ragazzi di colore di un piccolo college del Texas, il Wiley, che nel 1935, costituendo una squadra appunto di “argomentatori” (affrontano dibattiti sui temi più svariati, sulla falsariga delle sfide oratorie dell’Antica Grecia) sfidano – e battono – uno dopo l’altro tutti i college neri dell’epoca, finché la grande fama acquisita consente loro di sfidare nientemeno che la prestigiosa università bianca di Harvard, battendo anche quella. Questo l’adattamento cinematografico, diretto e interpretato da Denzel Washington nel 2007.

Per correttezza verso la realtà storica riporto quanto precisa Wikipedia:

la finale del torneo non  contro la squadra di Harvard ma contro quella dell’università del Sud della California. Anche dopo la storica vittoria con i campioni in carica il gruppo non poté mai fregiarsi del titolo di vincitori, agli afroamericani infatti non era permesso partecipare ufficialmente ai dibattiti, fino a dopo la seconda guerra mondiale.

Ancora: la settimana scorsa ho visto al cinema “Il diritto di opporsi”, la storia di un condannato a morte, nero, innocente, del cui caso si occupa un giovane avvocato, sempre nero, a titolo gratuito. Anche questo avvocato era laureato ad Harvard col massimo dei voti e dopo innumerevoli ostacoli ed umiliazioni anche personali riuscirà a dimostrare l’innocenza del suo cliente.

Sono entrambi film tratti o ispirati a storie vere che cito per cominciare a rispondere alla signora o signorina (non ricordo e me ne scuso) Licia Serra, che ringrazio per i complimenti che mi ha rivolto e spero di meritare.

Cito queste due storie perché sono esempi di persone che hanno lottato con tutte le loro forze per ciò in cui credevano.

I problemi legati al razzismo sia negli Stati Uniti sia in molte altre parti del mondo, compresa l’Italia, esistono ancora, ma senza quelle lotte, quella semina di idee, non ci sarebbe mai stato, per esempio, il primo presidente afroamericano della Storia.

Dove voglio andare a parare?

Dentro il cassetto dove – parole sue, signora Licia – ha riposto i suoi racconti.

Perché si tratta di decidere se lasciarli lì dove – perdoni la franchezza – non li leggerà mai nessuno, oppure darli in pasto ai leoni, cioè al pubblico.

Questo si può fare, per esempio, iscrivendone uno o più ad un qualsiasi concorso letterario tra gli innumerevoli presenti ogni anno nel nostro paese, da quelli locali fino a quelli di levatura internazionale.

Si tratta di capire se ci si vuole mettere in gioco e confrontarsi con altre persone che amano scrivere e prepararsi alle inevitabili delusioni e sconfitte che arriveranno inesorabili.

Si sarà però rotto il ghiaccio e se si avrà la forza di non buttarsi giù e continuare a provare, ancora e ancora, studiando e cercando ogni volta di migliorare, almeno avremo coltivato davvero la nostra passione, se di questa veramente si tratta.

Non basterà, ahimè.

Sì, perché per scrivere, ma scrivere in un certo modo, avendo l’ambizione di essere letti ed apprezzati dal maggior numero di persone possibile, sono necessarie molte altre cose.

Leggere moltissimo, prima di tutto, preferibilmente le opere dei maestri del genere letterario che si intende trattare, ma va bene qualsiasi libro, c’è sempre qualcosa da imparare.

Cercare, tra i tanti corsi – anche in formato video e gratuiti – di scrittura creativa quello che sembra più confacente alle nostre esigenze.

Capire se lo vogliamo fare davvero o giusto così una tantum per “sfogo terapeutico” (che va bene lo stesso, per carità, ma son cose diverse).

Se si vuole fare sul serio allora dovremmo fare un bel bagno di umiltà e capire che talento e passione da soli non bastano, servono gli strumenti e la tecnica, come per qualsiasi altro lavoro o professione e qualcuno che ci spieghi come usarli, “come si fa”.

Non basteranno ancora: serviranno tempo, dedizione, costanza, applicazione, studio, sacrificio.

Come per qualsiasi lavoro che si voglia fare bene.

Molti anni fa ebbi la fortuna di partecipare e seguire uno dei primissimi corsi di scrittura creativa realizzati in Italia da una piccola casa editrice che divenne poi la prima per la quale pubblicai.

Aveva indetto un concorso al quale partecipai con un racconto nel quale credevo moltissimo ma che – ora posso dirlo serenamente – non valeva nulla.

Ci fu però qualcuno che “PERSE TEMPO” a leggerlo e correggerlo: incontrai questa persona ad un convegno a Courmayeur se non ricordo male nel 1990; molto amareggiato, gli chiesi perché mi aveva reso il manoscritto con un sacco di correzioni e cancellature con la penna rossa proprio come facevano le maestre di un tempo.

C’era un’enorme sala congressi gremita di pubblico; lui senza scomporsi mi disse di andare sul palco col mio testo e leggerlo A VOCE ALTA al microfono.

Dopo poche righe di quella imbarazzante lettura, appresi la dura lezione: il racconto non solo non funzionava per niente, ma i dialoghi suonavano assurdi e fuori luogo, c’erano veramente molti errori che avevo ignorato più innumerevoli ingenuità.

Perché?

Perché come tutti i principianti ero molto presuntuoso e storcevo il naso davanti a qualcosa di fondamentale per qualsiasi testo: la REVISIONE.

Se avete la fortuna di avere qualche amico o amica che ha dei gusti diversi dai vostri, fate leggere a lui o a lei ciò che avete scritto: voi siete troppo di parte per scovare incongruenze, errori, stonature.

Dopo, passato un po’ di tempo, riprendete il racconto o il romanzo, armatevi di coraggio e TAGLIATE.

Uno dei segreti, oltre a “correggere”, “ricucire” è TOGLIERE.

Ci sono sempre un sacco di frasi, parole, addirittura personaggi che s’insinuano nella storia che avreste voluto raccontare e la conducono dove vogliono loro, non dove volete voi.

Vanno eliminati senza pietà.

Ci vuole coraggio e fa male, però si fa così, non perché lo dico io, ma la tecnica, il metodo è questo.

Questi sono alcuni dei concetti fondamentali che imparai a suo tempo e ho cercato di fare miei.

Scrivere non mi dà da mangiare, per vivere faccio altro, però mi ha dato e continua a darmi molte soddisfazioni, gratificazioni, ultimamente più di quanto mi aspettassi.

Ho parlato dei concorsi perché ho partecipato a diversi di questi, vincendone qualcuno ma dopo tantissimi tentativi.

Sono uno scrittore?

Non lo so, non credo spetti a me dirlo, mi considero un artigiano delle parole, questo sì.

Al momento lavoro – da un anno e mezzo, ma ci vorrà ancora lo stesso tempo almeno prima di arrivare ad una stesura più o meno definitiva – al mio quinto romanzo, il terzo della serie o saga di “Emme”, del commissario Spiga e del suo gruppo, tutti thriller ambientati qui ad Iglesias e dintorni e ai giorni nostri.

Ci sono persone che mi stanno dando una mano enorme per questo, ma a tempo debito saranno ringraziate come meritano, prima di tutto per la loro pazienza!

Ne parlo perché un altro aspetto della preparazione di un racconto o di un romanzo è la DOCUMENTAZIONE: qualunque cosa vogliate scrivere, informatevi sull’argomento e fate in modo che la vostra storia sia quanto più possibile verosimile.

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma sono stato forse fin troppo lungo.

Se avete avuto la pazienza di seguirmi fin qui vi ringrazio tanto, spero di essere stato utile.

Davide De Vita

 

 

 

 

 

 

 

 

Non leggete questo post.

Non leggete questo post

Ciao, buonasera a tutti e chiediamoci un perché.

Perché, fragorosi e devastanti dentro l’anima, arrivano momenti come questo, durante il quale pensi che ciò che hai fatto fino adesso, quello che stai facendo, sia del tutto inutile e fin troppo sopravvalutato, prima di tutto da te stesso?

Perché è questo che penso in questo istante, in merito a ciò che ho scritto e sto scrivendo o provando a scrivere: un mare di sciocchezze inutili.

Mi sono montato la testa dopo il mio bravo quarto d’ora di notorietà – a livello locale, intendiamoci – e ho pensato di aver fatto chissà che.

Ce ne sono tante e tanti più brave e più bravi di me, invece.

Persone che ci mettono tutta la loro anima in quello che scrivono.

Pensavo di averlo fatto anch’io, ma oggi no, oggi m’ha preso male e m’ha preso così.

Però senza scrivere non so stare, quindi scrivo anche di questo brutto momento.

Ho sicuramente commesso un mucchio di errori e forse lo è anche questo, ma ve l’ho detto, m’ha preso proprio male stasera.

Un anno e mezzo di lavoro e forse è tutto inutile, non funziona, non ha il mordente che vorrei, non c’è il pathos, non c’è la suspense, non c’è niente.

Più di trecento pagine di fuffa o inutili esercizi di stile.

Che schifo.

Una sensazione di “già letto”, “già scritto”, “banale” terribile.

C’è almeno la storia?

Boh.

Mi sembrava di sì, mi sembrava funzionasse, oggi no.

Oggi prenderei ogni singola parola, ogni foglio oppure il computer intero e lo lancerei dalla finestra.

Vorrei urlare, ma non avrebbe senso.

Vorrei piangere, ma sarebbe inutile.

Vorrei ridere, di me stesso e forse servirebbe.

Non pretendo che comprendiate quest’angoscia malinconica, bene non la capisco manco io, ma stasera ha proprio preso il sopravvento.

Se siete arrivati a leggere fin qui mi dispiace, potevate fare altro, impiegare meglio il vostro tempo, questo non è che lo sfogo di un idiota, il suo ululare alla luna.

Sono io, l’idiota.

Vi avevo avvertito di non leggere questo post.

Domani sarà un altro giorno.

Spero.

Davide De Vita

 

Buon compleanno commissario Spiga!

Panda beige

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perdonatemi l’autoreferenzialità, ma da due anni a questa parte questo (oggi) per me è diventato un giorno importante.

Non perché sia l’anniversario ufficiale della fondazione di Carbonia, che saluto insieme ai suoi abitanti e ai miei cari parenti che ancora ci vivono, ma perché, nella mia fantasia e poi nei miei romanzi, oggi è il compleanno del commissario Spiga, immaginario capo della stazione di Polizia di Iglesias.

Dire che lui e gli altri personaggi di contorno – naturalmente su tutti il serial killer “Emme” – mi abbiano portato fortuna è dir poco: mai mi sarei aspettato, infatti,  una risposta simile, piacevolmente sorpreso dagli iglesienti, che quando vogliono sono capaci di bellissimi gesti.

Ancora soltanto ieri una persona mi ha fermato alla cassa di un supermercato per chiedermi dove trovare il seguito di “Emme”, perché voleva regalarlo per Natale in quanto il primo gli era piaciuto tanto.

Ma non “tanto per dire”: tanto da regalare “Emme” come bomboniera per un battesimo.

Ieri sera un’altra persona mi ha cercato su Messenger per lo stesso motivo, voleva sapere dove trovare “Durga” per regalarlo per Natale.

Sono solo gli ultimi esempi di quello che è successo e sta succedendo ancora da quando ho scritto e pubblicato “Emme”, che è diventato – allora non me ne rendevo conto – il primo capitolo di quella che per ora sarà una trilogia ma potrebbe diventare un ciclo, una serie.

Devo perciò ancora una volta ringraziare pubblicamente il Maestro Roberto Trastu che ha scritto un brano originale ispirato al romanzo, il bravissimo video maker Ignazio Soddu che ha creato lo splendido video che ancora gira su YouTube e la straordinaria Nicoletta Pusceddu che ha curato la regia teatrale durante la presentazione di “Emme”, dirigendo magistralmente Andrea Sitzia nel ruolo del maniaco Melis segregato nei sotterranei di quella che quasi due secoli dopo sarebbe diventata la biblioteca che conosciamo oggi e dove tutto ha avuto inizio, sia nella realtà sia nell’immaginazione.

Nicoletta avrà poi il coraggio di farmi recitare insieme a lei per la presentazione di “Durga” quest’estate, chi c’era potrà raccontarvi com’è andata…

Roberto, Ignazio e Nicoletta sono stati, molto più di me, il primo, unico e solo “Emme Team”: un’esperienza fantastica, irripetibile.

Dopo quello, infatti, non c’è più stato alcun team, di nessun genere, ma solo sporadiche e occasionali, direi marginali collaborazioni.

Tranne una: poiché l’ho dichiarato pubblicamente durante un altro incontro col pubblico, ripeto qui che per il terzo capitolo – al quale mi sto dedicando da tanti mesi e col massimo impegno possibile – mi sta dando una mano enorme, forte della sua passione per il proprio lavoro ed entusiasta del mio nuovo progetto – la dottoressa archivista e paleografa Daniela Aretino, altra persona squisita che non finirò mai di ringraziare, a prescindere da come andrà “Emme 3” (titolo ovviamente provvisorio).

Come non citare, inoltre, i miei amici prima che colleghi scrittori Pietro Martinetti e Cristiano Niedojadko?

Si sono sorbiti le copie pilota di “Emme”, sono stati fornitori consenzienti di idee – loro – se non addirittura personaggi e continuano a darmi una mano quand’è possibile – tento di fare lo stesso – in un continuo confronto spesso e volentieri …

Davanti a qualche bicchiere di buon vino, ma…

Sempre con moderazione e senza mai esagerare!

Voglio ringraziare inoltre un altro caro amico, sempre molto disponibile, che mi ha portato fortuna: Andrea Sedda, titolare dell’ottimo “Cafè Electra”, piazza Pichi, per lasciarmi usare il suo locale come ufficio di rappresentanza ed essere stato da subito un mio convinto fan.

Lui non posso che salutarlo così: forza Cagliari, sempre e ovunque!

Ancora, una delle titolari del Panificio e Market Vargiu: Giuly, una specie di super agente pubblicitario per i miei libri, molti dei quali… Posso dire li abbia venduti lei!

Un saluto anche per sua mamma, la signora Beatrice, altra mia accanita sostenitrice e affezionata lettrice: unico appunto, se almeno si astenesse dal raccontare i finali, visto che si tratta di thriller, di gialli, gliene sarei grato, ma se non ce la fa…

Va bene lo stesso!

Con enorme affetto, inoltre, voglio ringraziare mia sorella Diana, altra sostenitrice, lettrice e … Venditrice dei miei libri, oltre che fonte di ispirazione per il personaggio di “Durga”.

Anche lei non so più quante copie ha venduto!

Infine, ultima in questo breve ed incompleto – me ne scuso fin da ora – elenco, ma di certo non per importanza, la mia “metà migliore”: Rita che sopporta ormai da anni la mia “follia” letteraria e sa bene tutto ciò che precede l’uscita di ogni romanzo, il lavoro che c’è dietro e mi ha sempre sostenuto, aiutato, letto e riletto, ascoltato, corretto, rivisto eccetera eccetera eccetera…

Che dire?

Amo questa donna!

Torniamo infine al “mio” commissario che oggi compie gli anni: un personaggio che mi somiglia per forza, soprattutto per quanto riguarda i suoi fallimenti.

Non un eroe, ma un uomo normalissimo travolto più che coinvolto nella classica “tragica serie di eventi”.

Chi ha letto almeno il primo romanzo sa a cosa mi riferisco.

Ha problemi di stomaco e sta male ogni volta che mangia pesce, in particolar modo cozze o crostacei, anche se gli piacciono molto; soffre di un tic molto particolare che lo costringe, quand’è nervoso o in tensione – in pratica quasi sempre! – a grattarsi a sangue la mano destra con la sinistra; ha un rapporto molto tormentato con la sua partner professionale Lena Cao che – a corrente alternata – lo è anche nella vita e guida una Panda dal colore orrendo che parte quando il dio dei motori è in giornata buona.

Questo è il “mio” Spiga, che pare abbia incontrato il favore e le simpatie di moltissime lettrici e moltissimi lettori, non solo ad Iglesias: ringrazio tutte e tutti, mi piacerebbe poterlo fare personalmente ma non credo sia possibile.

Così, simbolicamente, nel fare gli auguri di buon compleanno a lui li faccio a tutti per le prossime feste che spero portino serenità e pace ovunque ce ne sia bisogno.

Ringrazio ancora una volta – ci tengo – Iglesias nella sua interezza e complessità, i suoi abitanti così… Iglesienti, nel bene e nel male, ma questo siamo, non possiamo rinnegarlo: una città ricchissima di Storia, storie e misteri ancora tutti da scoprire e svelare…

Beh, ci sto lavorando!

Sono ben consapevole di essere un nessuno qualsiasi, molto più “artigiano della penna, o della tastiera o meglio ancora delle parole” piuttosto che scrittore: se lo sarò diventato, se lo diventerò, sarà solo il tempo a dirlo.

Insomma, buon compleanno commissario Spiga e buon Natale e felice anno nuovo a tutti!

Davide De Vita

P.S.: “Emme” e “Durga” si possono trovare ad Iglesias presso il negozio “Il Diapason” in via Azuni (via “Commercio”) e la Libreria Mondadori Store in piazza La Marmora, oltre che su Amazon e nei principali stores on line, anche in formato e-book.

Ad oggi 18 dicembre 2019, “Durga” in formato cartaceo, sulla piattaforma on line “ilmiolibro.it” è ancora saldamente al terzo posto tra i libri più venduti dell’anno, preceduto da due saggi, per cui è il primo tra i romanzi in classifica.

Grazie di cuore! 

Come ti rosolo l’autore: io ai fornelli e tutto ciò che ne consegue!

Io cuoco

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Come va?

Come state?

Preparato l’albero?

Il presepe?

Trovata la mirra al Super Market?

Spero di sì, comunque la pensiate sono simboli che fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione; inoltre se avrete la fortuna di avere bambini (lo so, sono … Faticosi, per usare un termine gentile…) per casa in quei giorni, cercate – cerchiamo – di vivere la festa coi loro occhi, ancora puri, ancora innocenti e lontani dalle nostre angosce quotidiane.

Se tutto va bene e con l’aiuto del Cielo a casa Rita – Davide due nipotini from London ci saranno e…

Sono certo non passeranno inosservati!

Lo scrivo con grandissimo affetto, perché comunque ci scaldano il cuore, loro e i loro genitori, più altre persone carissime che avremo con noi.

Sto scivolando sul sentimentale però – anche se certe cose hanno un valore impagabile, purtroppo ce ne accorgiamo sempre un po’ troppo tardi commettendo, invece, l’errore di banalizzarle – e non era qui che volevo andare a parare.

È che mi sfuggono i pensieri dalla mente alle dita che volano sulla tastiera e non riesco a fermarli!

Riparto: perché non voglio parlare di politica, grande o piccola che sia, oggi dieci dicembre duemila diciannove?

Prima di tutto perché non ne ho voglia.

Poi perché lascio ad altri – se lo desiderano – questo compito.

Infine perché da quando ho cominciato a scrivere questo pezzo la mia intenzione era quella di regalarvi un sorriso o almeno provarci.

Okay, via che si va.

Voglio parlarvi, dandovi libera licenza di ridere, tanto sono il primo a farlo, del sottoscritto… Ai fornelli.

Sì perché la vita e il lavoro sia mio sia di Rita mi hanno in un certo senso costretto ad imparare a cucinare e…

Ci sto provando.

Sia chiaro: tra me e uno o una che sa cucinare sul serio c’è la stessa distanza misurata dalla Terra a… Proxima Centauri, ma …

Non mi scoraggiano le grandi sfide!

In principio, dunque, c’ero io, bambino, ragazzino e uomo viziato, molto, lo ammetto e lo confesso a Dio e a voi fratelli in tutte le salse giusto per restare in tema.

Ne sa qualcosa mia sorella, che questa cosa l’ha subita per decenni e con la quale mi sento tremendamente in debito…

Parliamoci ancora più chiaro: causa educazione sbagliata e profondamente maschilista, solo per quella piccola differenza anatomica in casa non facevo un beneamato c***o, giusto per usare una leggerissima metafora.

Beh, cari miei, le cose cambiano, arriva il momento in cui te la devi cavare davvero da solo e scopri, per esempio, che l’acqua non bolle con la forza del pensiero, che devi passare dal livello << so-fare-i-bastoncini-di-pesce-quasi-cotti >> al livello <<sono-riuscito-a-cuocere-un-uovo>> che già è un grandissimo passo avanti…

Così, piano piano, ma proprio molto piano, sia perché sei costretto, sia perché – non volevi ammetterlo ma è così – comincia ad affascinarti questo mondo per te nuovissimo, assumi la predisposizione adatta e cominci ad imparare.

E come cominci?

Comprandoti un grembiule, rigorosamente nero, stile Master Chef che l’immagine ha sempre la sua importanza: non sai ancora fare il suddetto beneamato, ma comincia a venirti la voglia…

Scopri così il fantastico mondo delle ricette e degli innumerevoli siti di cucina, tra tutti, mi si perdoni la pubblicità, “Giallo Zafferano”, dove, incredibile ma vero, c’è scritto come si fa, come si fanno le cose, come si cucina, proprio a prova di imbecille, come ti senti fin troppo spesso.

Così, per esempio, si squarcia davanti a te, luminoso come folgore tra plumbee nubi, il fulgido mistero dei …

Tempi di cottura!

Esistono!

Scopri che ogni cosa ha il suo tempo (di cottura, appunto) e se magari lo rispetti poi non devi “versare” tutto nella banca…

Dell’umido.

In un mare di lacrime impari ad affettare cipolle.

Impari a tritare l’aglio.

A capire che tra “pelati” e “polpa di pomodoro” una certa differenza c’è.

Capisci, provando e riprovando, che se rispetti quel benedetto “tempo di cottura” anche la pasta e gli spaghetti o quello che vi pare vien fuori “al dente” e non troppo dura o scotta.

Lo scopri sulla tua pelle e dopo innumerevoli tentativi, ma ci arrivi.

Vi risparmio la pena dei fallimenti e delle frustrazioni, arrivo direttamente al Giorno della Gloria: quello in cui ti riesce un sugo normale, quindi commestibile, ma per te è l’apoteosi della Novelle Cuisine, ti senti grande (in tutti i sensi) come Antonino Cannavacciuolo perché tra i cuochi famosi della TV è quello che ti ispira più simpatia e pensi, con un mestolo di legno in mano e una schiumarola nell’altra:

<< È fatta, non mi ferma più nessuno! >>

Per qualche miracolo o favorevole congiuntura astrale in effetti qualche altro risultato mirabile (per te…) lo ottieni, fingendo che per la plebe non sia …

La normalità.

Ti aggiri ormai per la cucina con fare altezzoso, convinto di essere ad un passo dall’aprire il ristorante più rinomato del mondo, quando invece sei ancora all’affannosa ricerca di una valida soluzione per la perfetta …

Patata bollita!

Ora scusatemi ma devo lasciarvi perché come recita l’antico detto ho il latte che piange e il bambino sul fuoco …

Davide De Vita

 

Durga: the day after. Grazie a tutti :-)

immagine per articolo su presentazione

Attenzione: questo è un articolo dove me la suono e me la canto, sappiatelo! 🙂

Buona sera, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché ringraziare sia quanti erano presenti ieri alla presentazione del mio ultimo romanzo “Durga: il ritorno di Spiga – Emme 2” sia chi non ha potuto raggiungerci ma ha letto il libro o lo sta leggendo?

Perché lo ritengo giusto, doveroso.

Sono un tizio qualunque che soltanto grazie a tutti voi può continuare  a sognare questa specie di bellissimo sogno diventato realtà. Solo grazie a voi può continuare ad esistere e proseguire ancora per qualche altra “avventura”.

Non mi sembra ancora vero – come mi è capitato più volte – di sentire per strada persone che parlano dei personaggi dei miei libri come se li conoscessero benissimo e fossero persone “reali”: una sensazione bellissima, perché siete voi che leggete che li avete fatti “vostri” e per me che li ho creati questa è una grandissima soddisfazione.

Mi si dice “scrittore” e forse lo sono, ma ho ancora tanto, tantissimo da imparare, devo “crescere”, parecchio, ovviamente la perfezione non è di questo mondo quindi sicuramente ho commesso degli errori e altri ne commetterò, ma non sarei umano altrimenti.

Più che “scrittore” preferisco pensare a me stesso come ad un “artigiano della parola scritta”, perché il lavoro che c’è dopo la primissima stesura di una storia è davvero grande e ha bisogno di pazienza, umiltà, fermate e riprese, tagli e cuciture, revisione, revisione, revisione, revisione e ancora revisione.

Nel caso di un giallo come quelli che scrivo, ancora di più: proprio come il lavoro paziente e certosino di un antico artigiano e nella fattispecie un orologiaio d’altri tempi, che riparava gli orologi a molla con gesti esperti e sapienti.

Ho fatto in tempo a conoscere gli ultimi in attività ad Iglesias prima che sparissero e qualcosa ho imparato: per esempio come si apre una cassa d’orologio (in quale punto fare leva) o con quanta pazienza e precisione bisogna (quando ancora c’erano) rimettere a posto una molla a spirale…

Cosa c’entra tutto questo con lo scrivere gialli?

Moltissimo.

Devi controllare tutto, ore, date, luoghi, nomi, situazioni, concatenazione degli eventi e tante altre cose, poi come già dicevo sopra controllare ancora e ricontrollare ancora: deve “funzionare”.

Se poi hai la fortuna di avere accanto a te persone che quando è necessario sanno essere molto esigenti e severissime, avendo anche uno sguardo attento e “altro”, diverso dal tuo, tanto di guadagnato.

Aggiungici amici scrittori che davanti ad un bicchiere di birra o di vino ti aiutano, criticano, suggeriscono ma soprattutto si confrontano lealmente ed apertamente con te e con ciò che tutti scriviamo, ognuno nel suo genere: ecco,  ancora meglio.

Per questi motivi – oltre molti altri – mi sento un uomo molto fortunato.

Nonostante le ansie provate e vissute la “notte prima”, che ho scritto mentre le stavo “attraversando” un po’ per scaramanzia e un po’ per non perderle e che ora vi ripropongo.

Durga’s night.

Questa è la notte prima della presentazione del mio ultimo romanzo “Durga: il ritorno di Spiga – Emme 2”. Il mio quarto romanzo dopo “Saiselgi”, “Arecibo”, “Emme” di cui è il naturale seguito. Tutto bello, lineare, semplice… Invece no, non lo è per niente. Provo ansia, in questi giorni migliaia di studenti affrontano gli esami di maturità e mi sento un po’ come loro…

Dovrei avere un vantaggio enorme, visto che per il mio “esame” di domani il testo l’ho scritto io.

In fondo non è proprio del tutto vero neanche questo: dopo “Emme” la forza dei personaggi era tale che molti di loro era come se chiedessero maggiore spazio, respiro, vita. Quindi sono stati loro, in un modo che forse solo chi scrive può capire, a impormi di andare avanti e probabilmente non solo per un primo sequel ma anche altri, al momento non saprei se andrò oltre un eventuale “3 “.

Per quanto riguarda la presentazione di domani sera ho immaginato di tutto, dal cadere sugli scalini che portano al palco al trovarmi di fronte la sala vuota, al non sapere come andare avanti mentre recito e magari mi viene un vuoto di memoria, al troppo caldo che soffriremo insieme agli spettatori…

Non so, ho paura, ma forse è giusto che sia così, sarei un pazzo a non averne neanche un po’…

Non è la prima presentazione che faccio ma la quarta, però il confronto con quella di “Emme” è perduto in partenza, quella resterà unica ed irripetibile…

Continuo a scrivere perché mi piace moltissimo, diverte prima di tutto me stesso, poi spero piaccia ai lettori… Mi si dice che sono in tanti a leggere i miei pezzi, gli articoli che scrivo su questo blog o in rete in generale e faccio fatica a rendermene conto, certo mi fa piacere, ma come mi hanno detto di recente, ad Iglesias “si sa” che scrivo e non è poco.

Se poi lo faccio bene o male non sta a me giudicarlo.

Fatto sta che per me è come respirare e se non lo faccio per troppo tempo sto male.

Finché potrò andrò avanti, sperando di non arrivare mai a stancare chi per leggermi spende soldi e tempo.

Grazie a tutti, avevo bisogno di sfogarmi un po’, in questa “Durga’s night”, in questa notte prima di Durga, la mia “notte prima dell’ennesimo esame”.

Ce l’ho messa tutta, tocca a voi, se vi andrà, dovrete solo… Leggere.

Piazza del Minatore 2, Iglesias, venerdì 21 giugno 2019, ore 22,56.

***

Domenica 23 giugno, ore 16,27.

Le cose sono poi andate invece molto bene, sono contento e soddisfatto, tanti gli amici che sono venuti a trovarmi nonostante il caldo infernale, per cui vederne decine nella sala azzurra del Centro Culturale è stato davvero molto bello. Era sabato e in tanti sono andati al mare, non posso biasimarli, spero solo che chi c’era non si sia annoiato e abbia passato un’oretta se non proprio divertente almeno interessante.

Ringrazio qui pubblicamente tutti gli amici del CIC – ARCI Iglesias per la squisita ospitalità, la disponibilità a 360° e il grandioso lavoro che svolgono alla Casa del Cinema che hanno in gestione e che in tanti forse ignorano o ignoriamo: non parlo degli innumerevoli eventi e serate che organizzano ma di quel lavoro “oscuro” di archivio comprensibile anche soltanto dando un’occhiata al piano superiore dell’edificio e che considero di enorme importanza e valenza sociale prima che culturale.

Non starò ad elencare chi c’era perché rischierei di dimenticare qualcuno e mi dispiacerebbe troppo: sappiate che per me siete tutte e tutti importantissimi, scrivo per voi. 

Un enorme ringraziamento infine alla grandiosa Nicoletta Pusceddu, autrice, attrice, regista e non ricordo quante altre cose, che ha avuto la pazienza infinita di provare a farmi recitare…

Se non sono stato troppo “cane” è solo merito suo!

Davvero, grazie di cuore a tutti e …

Sì, sto già scrivendo quello che immaginate!

Davide De Vita

 

 

 

 

 

 

Il fattore Emme

Emme con bordi larghi neri

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi, permettetemi, sarà molto personale e, credo, molto dovuto.

Allora, perché sono molto contento, oltre che davvero soddisfatto?

Per il successo del mio romanzo “Emme”.

Non posso negarlo, care lettrici, cari lettori che da eventuali come scrivevo una volta, sognando ciò che ora sto vivendo, siete diventate e diventati veri, reali, in carne ed ossa, idee sentimenti ed opinioni.

Scrivo oggi, 27 settembre 2017, in quanto il 30 si conosceranno i finalisti al concorso nazionale di letteratura “ilmioesordio”, organizzato dal sito “ilmiolibro.it” e ad oggi, non so ancora se il romanzo sarà tra quei titoli, ma volevo ringraziarvi tutte e tutti lo stesso, prima di quella data.

Certo, è ovvio che spero “Emme” sia tra loro, ma se così non dovesse essere non ne farò un dramma (credo…) perché le soddisfazioni che questo libro m’ha già dato sono tantissime.

Si è trattato di un lavoro lungo e faticoso, come credo debba essere per qualsiasi opera alla quale teniamo davvero, dall’idea chiamiamola primordiale alle prime tre, quattro stesure, alla ricerca di documentazione il più possibile precisa per ogni scenario, alle varie e preziosissime – tutte – collaborazioni.

Mi sono divertito moltissimo a scriverlo e riscriverlo forse una dozzina di volte, con Rita che ha dovuto – bontà sua! – sopportare per mesi e mesi questa follia e ancora un po’ lo sta facendo.

Vi chiedo scusa per avervi bombardato di notizie e commenti che riguardavano questo libro, ma almeno un pochino mettetevi nei miei panni e cercate di capirmi…

In conclusione, comunque vada, siete tutte invitate e tutti invitati, se vi andrà, venerdì sera 15 dicembre 2017, presso i locali della Biblioteca Nicolò Canelles di Iglesias, per la presentazione ufficiale.

Che altro dire se non un enorme GRAZIE a tutti?

Oh, certo, di nuovo benvenute e benvenuti nel numerosissimo club di coloro che ora sanno…

Unire i puntini! 😉

Davide De Vita