La spocchia.

Renzi triste sconfitta 2018

 

 

Buonasera e chiediamoci un perché.

O meglio, continuiamo a chiedercelo, tanto quest’anno ai Mondiali di Calcio non c’andiamo quindi le chiacchiere da bar – come ripeto può essere definita questa – da qualcosa dovranno pur essere alimentate.

La spocchia, dunque.

Temo di non esserne esente nemmeno io, puntiglioso come sono, ai limiti ed oltre l’antipatia, sull’uso di verbi e congiuntivi come la buonanima della mia maestra (la più severa ma valida tra tutte e tutti gli insegnanti che abbia mai avuto) m’aveva appunto insegnato, oppure con citazioni storiche e sfoggio di cultura…

Beh, ragazzi, dati alla mano, nel 2018 queste cose non pagano.

La spocchia di certi alti dirigenti della cosiddetta sinistra o centro sinistra o quello che vi pare, mister D’ Alema in primis, proprio cintura nera in materia, ma Renzi, il mattacchione di Firenze non gli è da meno, beh, a lungo andare, all’elettore che prima ancora un pochino ci credeva, ha proprio rotto il c***o.

E di nuovo scusate il francesismo.

Per quanto continui a non condividerne le idee, non posso continuare a mancare di rispetto ai Cinque Stelle: Di Battista era in piazza Sella, qui ad Iglesias, solo pochi giorni fa, dopo aver girato innumerevoli altre piazze, mentre Di Maio mostrava il volto morbido e “istituzionale” del Movimento.

Una strategia dimostratasi vincente, ma roba nella quale e per la quale, raccontano gli anziani, il “vecchio” Partito Comunista non era secondo a nessuno…

Come hanno già scritto in tanti, i cosiddetti radical chic hanno mollato – per usare un termine gentile – il popolo preferendogli i salotti bene e gli studi televisivi: chiaro che il popolo, che non è fesso, s’incazzi.

Magari ci mette anni a far capire che così non va bene, le persone impoverite si stufano di ascoltare promesse – precedenti a quelle di quest’anno – su promesse, mai mantenute mentre lo stipendio (e i “benedetti” vitalizi) di deputati e senatori venivano nel frattempo messi al sicuro, blindati…

Se poi ci si mette anche Renzi a fare il piccolo Berlusconi, attirandosi l’antipatia anche dai sistemi solari vicini, sordo a chiunque gli dicesse che stava sbagliando tutto, con un’arroganza e una prepotenza che forse nemmeno l’<< originale > ha mai avuto o quasi, beh, non è che si possa dire: non ce l’aspettavamo.

Certo, anche gli altri “soloni” frantumando quel che restava del Partito Democratico hanno messo del loro, dimostrando di interessarsi molto di più delle beghe interne e delle rese dei conti incrociati piuttosto che dei problemi veri delle persone, quella <<gggente >> che, sentendosi tradita, non poteva che guardare e rivolgersi altrove.

Si dice che ai funerali di Almirante ci fosse la moglie di Berlinguer e che a quelli di quest’ultimo vi fosse la vedova del primo: non so se sia vero, ma l’aneddoto ricorda uomini di uno spessore completamente diverso, avversari politici ma mai nemici, con un rispetto reciproco ch’è proprio andato perso.

Mi si dirà che questi sono altri tempi, completamente diversi e incredibilmente più veloci, mi si accuserà di nostalgia e forse è proprio così, ma ho dei nipotini in Gran Bretagna e, a malincuore, devo affermare che sono felice siano già cittadini inglesi (sì, solo per essere nati lì) e si apprestino a vivere la propria vita lontano da questo Paese dal futuro invece parecchio incerto.

Non ho la sfera di cristallo quindi non posso prevedere il futuro, magari mi sbaglio e questo <<nuovo ch’è arrivato>> mi stupirà con meraviglie ed effetti speciali, se accadrà tanto meglio per tutti, ma al momento se permettete mi tengo tutta quanta la mia perplessità.

Può darsi, come è stato detto e ripetuto, che il tempo delle ideologie sia terminato, forse viviamo un periodo storico che solo quei bambini di cui sopra riusciranno a capire una volta adulti, con mezzi e tecnologie che oggi non possiamo nemmeno immaginare; intanto, su un concetto sono d’accordo: benvenuti nella Terza Repubblica e…

Che Dio ce la mandi buona.

Davide De Vita

 

Italia a cinque stelle.

 

Vittoria del M5S

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Se lo staranno sicuramente chiedendo in molte segreterie di partito, stamattina, davanti alla palese, indiscutibile vittoria del Movimento 5 Stelle che raggiunge – l’hanno fatto notare in molti – percentuali democristiane diventando il primo partito in Italia.

Non ho votato per loro, faccio parte degli sconfitti, però in democrazia il dato dei voti (nonostante non sia ancora completo, non credo cambierà la sostanza) è inoppugnabile e, come nel calcio, chi segna di più vince.

Orfani del calcio come siamo per la scomparsa del povero Davide Astori (tra parentesi che tristezza morire a trentun anni nel pieno della carriera) mi trovo a commentare, come immagino in tutti i bar d’ Italia – isole comprese – il voto di ieri.

Non è mia abitudine salire sul carro dei vincitori, per cui non lo farò, puntando invece l’attenzione sugli sconfitti.

Tra questi, come sempre a mio modestissimo parere, ci sono senz’altro Renzi e il “suo” PD, ma anche gli illusi Bersani, Grasso e C., dove  per “C” si intende fortemente lo spocchioso D’Alema.

A destra, come profeticamente ha sbandierato (per usare un eufemismo…) la << Femen>> presentatasi al seggio dove ha votato Berlusconi, lo sconfitto, lo “scaduto” è proprio lui, con la peggiore performance di Forza Italia di sempre, superata dalla pimpante Lega di Salvini.

Male anche, tra gli altri <<minori>>, la Bonino con il suo << + Europa>>: l’appello << Amatemi meno, votatemi di più. >> non è stato evidentemente ascoltato.

Ora, come riportano tutti i giornali e gli immancabili analisti – ripeto: personalmente mi colloco all’altezza … Del bancone del bar, un caffè caldissimo e una pasta qualsiasi con marmellata, grazie. – sarà un rompicapo pazzesco creare una maggioranza stabile, in quanto l’unica possibile, << pallottoliere>> alla mano, sembrerebbe proprio M5S + Lega, che raggiungerebbe e supererebbe la fatidica soglia dei 316 seggi (alla camera, se non ho capito male).

Questa la politica di queste ore, ma ci sono molte altre sfide che la Storia pone di fronte a vincitori e vinti.

Come detto, del M5S parleranno tanto e in tanti, ma… Che fine ha fatto la sinistra? Esiste ancora? Ha un senso? E, se esiste, non si rende conto di essersi allontanata tantissimo da quello che una volta si chiamava paese reale?

Non solo: questa è una ennesima spallata all’Europa e all’idea stessa che se ne ha, ma come un cane che si morde la coda, così come stanno le cose oggi, proprio con quella stessa Europa il futuro governo – qualunque futuro governo – dovrà fare i conti. 

I problemi di ogni giorno – perché di questo si tratta, non di altro, stringi stringi – li conosciamo benissimo tutti, ahimè, terrorizzati come siamo da qualunque cosa diversa da un volantino pubblicitario si manifesti nella nostra cassetta delle lettere (quella vera, non della posta elettronica…).

La crisi economica che non sembra affatto terminata nonostante i proclami, la disoccupazione giovanile ma non solo, il lavoro nero e in nero, la corruzione senza confini e senza colori, giusto per citare le prime – da decenni sempre le stesse… – cose che vengono in mente, sono tutti temi che, perdonate il francesismo, fanno girare i coglioni a chiunque.

La sensazione, dopo decenni di vita malvissuta, è che gli italiani abbiano pensato:

<< Proviamo con questi che almeno il computer lo sanno usare. >>

Però, come dicevo, è solo la mia solita e magari sbagliata opinione.

Il resto è fatto di politici di professione – sconfitti – che pur mostrandosi sorridenti davanti alle telecamere, si leccano le ferite e si stracciano le vesti nelle segrete segreterie dei loro partiti…

Speriamo di salvarci, tutti.

Davide De Vita

Dice ch’era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare… Come si vota il 4 marzo?

scheda-elettorale- con lucio dalla

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, sarebbe meglio informarsi bene e per tempo per come si voterà il 4 marzo prossimo (da cui il riferimento alla bellissima canzone di Lucio Dalla)?

Perché le schede elettorali che ci verranno poste in mano non saranno affatto facili da decifrare ed utilizzare correttamente, con l’altissimo rischio di confusione, voti persi e/o annullati…

Bene, proviamoci.

Cominciamo dal << quando >> e dal << dove >>.

Si voterà domenica 4 marzo dalle ore 7.00 alle ore 23.00.

Oltre che per l’elezione del Senato e della Camera si voterà anche per le elezioni regionali di Lazio e Lombardia.

Rispetto alle passate elezioni si potrà votare solo nella giornata di domenica, quindi non ci sarà la possibilità di recarsi alle urne il lunedì.

Agli elettori saranno consegnate due schede – una per gli under venticinque che non possono votare per il Senato – con cui esprimeranno le loro preferenze per eleggere deputati e senatori.

Come direbbe Jack Sparrow: comprende?

I ragazzi, under venticinque significa questo in soldoni, potranno votare solo per la camera dei deputati, per questo riceveranno solo una scheda, intiendes?

Beh, spero di sì.

Andiamo avanti.

A tutti gli altri elettori saranno consegnate due schede con cui esprimere le proprie preferenze per eleggere deputati e senatori.

Pure fin qui dovremmo esserci.

D’ora in avanti – ahimè – cominciano i dolori: la scheda, di cui allego il fac-simile, sarà composta da due sezioni differenti; ci sarà infatti il nome del candidato uninominale (espresso dai 232 collegi per la Camera e 116 per il senato) e i simboli dei partiti che compongono le coalizioni, o i singoli partiti, con a fianco i nomi dei candidati al plurinominale.

Ehhhh?

Che vor dì “uninominale”?

Il collegio uninominale è una circoscrizione elettorale che elegge un unico rappresentante in un’assemblea legislativa.

In pratica: chi prende più voti ha il seggio, amen; per questo si parla tanto di secco first-past-the-post, termine britannico mutuato dall’ippica che significa appunto “il primo oltre il palo”; si ha questa formula nell’uninominale secco.

Però …

Eh eh eh eh eh cari miei, noi discendiamo in parte dai bizantini, che inventarono la burocrazia quindi la complicazione di qualsiasi cosa altrimenti semplice, perciò…

Che vor dì “plurinominale”?

Si riferisce ad un sistema elettorale basato su collegi che eleggono più di un candidato e si contrappone quindi all’uninominale.  

Quindi, se abbiamo capito bene, noi diversamente giovani riceveremo due schede e voteremo con due sistemi elettorali diversi.

Ci siamo fin qui?

Su coraggio, vedrete che ce la facciamo ad arrivare in fondo…

A questo punto, le modalità per votare sono due: potremo tracciare una croce sul nome del candidato all’uninominale oppure il simbolo di uno dei partiti.

Il Rosatellum (nomignolo con cui questo sistema elettorale è stato battezzato, dal nome del primo firmatario della proposta di legge) non prevede il voto disgiunto …

Okay, okay … C’arrivo.

Il voto disgiunto o panachage è un sistema elettorale che prevede la possibilità di esprimere due voti, uno per la scelta del partito, l’altro per la scelta del candidato. L’elettore può esprimere la preferenza anche per un candidato di un partito diverso da quello scelto.

Te piace  er “Partito de li Cocomeri” ma Giggetto amico tuo bello sta candidato da n’antra parte?

Prima te lo potevi votà, mo … No.

Occhei?

Gnente voto disgiunto, quindi.

Poi (ma stiamo per finì):

Nel caso in cui l’elettore esprima la sua preferenza nell’uninominale il suo voto al candidato viene esteso automaticamente alla lista e, nel caso di coalizione, sarà distribuito tra le liste che lo sostengono proporzionalmente ai risultati delle liste stesse in quella circoscrizione elettorale.

Famo a capisse: tu voti a Giggetto tuo bello, ma automaticamente voti pure la lista di cui fa parte; nel caso di coalizione (più liste alleate formano una coalizione) il voto tuo sarà distribuito, frazionato in percentuale (come li polli de Trilussa…) proporzionalmente ai risultati delle stesse liste in quella specifica circoscrizione o collegio elettorale.

Nel caso in cui l’elettore voti invece per un partito – in coalizione o da solo – il voto verrà automaticamente assegnato al candidato dell’uninominale.

Se invece hai da votà per il partito de Giggetto, il voto tuo a lui va, sempre in automatico.

Ragazzi, ci ho provato, sicuramente in maniera indegna, anzi chiedo scusa agli amici romani per aver bistrattato – di nuovo indegnamente – la loro bella e simpatica parlata, ma mi pareva quella più adatta a trattare l’argomento in maniera non troppo seriosa.

La speranza è quella di essere stato un minimo utile, nonostante altri siano sicuramente più bravi e preparati del voster semper voster umile scrivano.

Chiunque riscontrasse errori, omissioni e/o cattive interpretazioni me lo faccia notare pubblicamente, lo ringrazio fin da ora!

Davide De Vita

Fonte:

https://www.democratica.com/focus/come-si-vota-guida-alle-elezioni-del-4-marzo/?gclid=EAIaIQobChMIoIH8qcyE2QIVDCjTCh3riQV2EAAYASAAEgI1H_D_BwE

 

Elezioni 2018: la solita coperta troppo corta…

 

coperta troppo corta

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi, che già è lunedì, è un signor perché: pronunciamolo insieme, magari a bassa voce che potrebbe essere pericoloso…

Perché qualunque partito – o coalizione – vinca le prossime, vicinissime elezioni, difficilmente potrà mantenere le promesse fatte in questi giorni?

Innumerevoli battute e vignette a parte (in rete abbiamo visto di tutto e ne vedremo sicuramente ancora), perché …

Non ci sono i soldi, non bastano e non basteranno mai.

Non sono di sicuro il primo e nemmeno l’ultimo a proporre queste considerazioni, ma… Facciamolo ugualmente, tanto male non fa.

C’è questa sciocchezzuola del debito pubblico col quale, infatti, chiunque arrivi al governo dovrà fare i conti.

Che cos’è il debito pubblico?

Come al solito, chiedo aiuto a mamma Wikipedia, ma trovate questa definizione anche sui “vecchi” libri, mai siano abbastanza benedetti quei progenitori di tutti i database…

Il debito pubblico in economia è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Ok? Ok.

Invece ‘sto deficit?

Recita ancora mamma Wiki:

Il deficit pubblico, o disavanzo pubblico, è la situazione contabile dello Stato che si verifica quando, nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate.

Ci siamo?

In sostanza l’Italia spende più di quanto incassa.

Riprendiamo il discorso sul debito pubblico:

Quando il debito, dello Stato o di privati, è contratto con soggetti economici di stati esteri, si parla di debito estero, mentre quando è contratto con soggetti economici interni allo stesso Stato si parla di debito interno: normalmente entrambe le componenti sono presenti in misura variabile all’interno del debito pubblico di uno Stato.

A quanto ammonta secondo gli ultimi dati?

€ 2. 457.325.676.501. 900 alle 07,09 di oggi (dati http://www.italiaora.org) 22 gennaio 2018, in crescita costante come vi mostra questo spaventoso contatore visibile sul sito citato; significa duemila e cinquecento miliardi di euro di debiti o se preferite, visto che in Italia siamo poco meno di sessantatré milioni secondo l’ultimo censimento, ognuno di noi NASCE con già trentanovemila euro di debito sulla testa (debito pro capite).

Mi rendo conto di quanto sia spaventoso, ma sappiate che non esiste al mondo un unico, singolo Stato che non abbia problemi simili: sono l’altra faccia del modello economico in cui viviamo ma di cui in pochi parlano per non terrorizzare i cittadini: la verità nuda e cruda fa sempre paura e per questo può essere una delle armi più pericolose oltre, per stare sul pezzo come si usa dire, a non portare voti…

Per quanto fantasiose e piacevoli da sentire, le << nuove >> promesse elettorali …

Non sono realizzabili in quanto carenti, di copertura: in poche parole, non ci sono i soldi, nemmeno per una.

Per fare un paragone più comprensibile, è come se una qualsiasi casalinga (o casalingo per par condicio che ormai ce ne sono tanti), pur sapendo che non si può permettere due etti di prosciutto, comprasse (o provasse a comprare…) non solo quello ma anche un’affettatrice.

Industriale.

È la solita vecchia storia della coperta troppo corta: se la tiri da una parte lasci fuori i piedi, se la tiri dall’altra rimangono scoperte la testa e le braccia …

La coperta in questione poi – leggi << risorse minime >> – è davvero cortissima…

Se vogliamo essere cool potremmo parlare di PIL, (prodotto interno lordo) al posto delle risorse, quindi andiamo a vedere bene anche in questo caso di che si tratta:

In macroeconomia il PIL (o prodotto interno lordo) misura il valore di mercato aggregato di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti nei confini di una nazione in un dato periodo di tempo. La nozione di prodotto è riferita quindi ai beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo d scambio.

Il termine interno indica che tale variabile comprende le attività economiche svolte all’interno del Paese; sono dunque esclusi i beni e servizi prodotti dalle imprese, dai lavoratori e da altri operatori nazionali all’estero; mentre sono inclusi i prodotti realizzati da operatori esteri all’interno del Paese. Sono escluse dal PIL anche le prestazioni a titolo gratuito o l’autoconsumo.

Questo, nel 2016 e secondo questa fonte (1) ammontava a 1,85 migliaia di miliardi (stavolta in dollari) …

La famosa “crescita”, quei “punti percentuale” di cui tutti parlano si riferisce dunque proprio al PIL: è stato accertato che, nel 2017, l’Italia ha raggiunto l’1,5 per cento, ma non c’è motivo di andarne fieri, in quanto resta la più bassa d’Europa…

Tornando ai freddi numeri, che non mi sono mai piaciuti ma quelli comandano, risulta evidente che la precedente “colonna” in rosso (del debito) è molto…

In rosso.

Come se ne vien fuori dunque?

Se uno o una qualsiasi di voi lo sa, si faccia avanti perché vincerà di sicuro i prossimi tre o quattro Nobel per l’economia.

Secondo me, invece, che come si diceva sono molto più cool

Lo scudetto quest’anno lo vincerà il Napoli.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.la7.it/tagada/video/quanto-costano-le-promesse-elettorali-01-12-2017-228730

http://www.italiaora.org

https://www.google.it/search?q=pil+italiano+2016

https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_europei_per_PIL

http://www.ilsole24ore.com